Archivi Mensili: ottobre 2015

Trivellazioni: stop per quelle in mare. E per quelle a terra?

Fonte: Il Fatto Quotidiano, 28/09/2015
Di: Patrizia Gentilini

Negli ultimi mesi si è assistito a un ampio fronte di protesta contro le trivellazioni per la ricerca di petrolio in mare, protesta più che legittima – direi sacrosanta- per la delicatezza degli ecosistemi marini e che – fortunatamente – ha trovato ampia eco sui media e sulla stampa. Anche numerose regioni si sono dichiarate contrarie e addirittura è stato proposto un referendum per abrogare la ricerca di idrocarburi in mare; per il presidente dei Medici per l’Ambiente della Sardegna tuttavia “l’iniziativa referendaria è debole, perché non mira ad abrogare le norme contenute nel decreto Destinazione Italia che trasferiscono in capo allo Stato le competenze sulle rivellazioni a terra relative allo sfruttamento delle risorse geotermiche. Inoltre, non si contestano le norme sulle trivellazioni contenute nell’ultima Finanziaria”.
L’articolo 38 del decreto Sblocca Italia apre infatti la strada anche alla ricerca di idrocarburi con “trivelle onshore” (in terra) e viene scritto che: “le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale rivestono carattere di interesse strategico e sono di pubblica utilità, urgenti e indifferibili. I relativi decreti autorizzativi comprendono pertanto la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell’opera e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi…” Ma la ricerca di idrocarburi a terra non è certo meno scellerata di quella in mare: comporterebbe innanzitutto un notevolissimo consumo di suolo che passerebbe – come risulta da un recente documento di Isde – dagli oltre 43mila chilometri quadrati attuali a quasi 80mila chilometri quadrati.
Ma a parte il consumo di territorio qualcuno può forse ancora illudersi che l’impatto delle trivellazioni a terra sia scevro da rischi? Un recente libro “L’impatto ambientale del petrolio in mare e in terra” chiarisce ogni dubbio. Il libro, di carattere divulgativo ma assolutamente scientifico, è opera di esperti che si sono assunti il compito di condensare le indagini e conclusioni di tecnici e studiosi di gran parte dl mondo, nonché le loro esperienze personali: si tratta di Massimo V. Civita, Ordinario di Idrogeologia Applicata presso il Politecnico di Torino ed Albina Colella, Ordinario di Geologia presso l’Università della Basilicata. L’elenco dei potenziali danni comprende danni non stimabili né riparabili quali quello all’ambiente terra nel suo complesso, alla perdita di vite umane, alla salute di chi risiede in prossimità dei pozzi, dei centri di trattamento, dei siti di stoccaggio, ma anche danni alla quantità e qualità delle risorse idriche superficiali e profonde destinate al consumo umano, all’agricoltura, nonché danni al turismo.
Proprio la professoressa Colella nella relazione sulla “Qualità delle acque in un territorio sede di estrazioni petrolifere”, tenuta lo scorso 24 settembre all’Istituto Superiore di Sanità nel corso del Convegno in memoria di Lorenzo Tomatis, ha illustrato dati inequivocabili sulla presenza di idrocarburi in acque, sedimenti, pesci d’acqua dolce e alimenti in aree di estrazioni petrolifere in Basilicata. Appare davvero singolare a questo proposito l’opposizione della Regione Basilicata alle trivellazioni a mare, quando a terra,  ad esempio, il numero delle aziende agricole nella Val D’Agri ( interessata dalle estrazioni petrolifere) è passato dalle 4.408 del 2000 alle 1795 nel 2010, e la superficie agricola utilizzata nello stesso arco di tempo è calata di oltre il 16%. Nell’ottobre scorso, sempre in risposta al Decreto “Sblocca Italia” un gruppo di ricercatori e scienziati di levatura internazionale, che fa capo al Prof.Vincenzo Balzani di Bologna, ha scritto in una lettera aperta al Governo. In questa lettera si afferma fra l’altro che “La fine dell’era dei combustibili fossili è inevitabile, e ridurne l’uso è urgente per limitare l’inquinamento dell’ambiente e per contenere gli impatti dei cambiamenti climatici… E’ necessario promuovere, mediante scelte politiche appropriate, l’uso di fonti energetiche alternative che siano, per quanto possibile, abbondanti, inesauribili, distribuite su tutto il pianeta, non pericolose per l’uomo e per l’ambiente, capaci di colmare le disuguaglianze e di favorire la pace (…). Le energie rinnovabili non sono più una fonte marginale di energia, come molti vorrebbero far credere: oggi producono il 22% dell’energia elettrica su scala mondiale e il 40% in Italia, dove il fotovoltaico da solo genera energia pari a quella prodotta da due centrali nucleari”.
Perché il parere autorevole di scienziati e ricercatori scevri da conflitti di interesse, ma anche quello di medici che hanno a cuore la tutela della salute pubblica, non vengono mai tenuti nella dovuta considerazione? Perché nel sempre più ampio panorama di coloro che capiscono l’importanza della difesa dell’ambiente,  gli obiettivi che si vanno a perseguire sono purtroppo troppo spesso parziali o distorti? Credo che solo documentandosi su fonti di indubbio valore come il libro che ho citato, non delegando a terzi la gestione dei problemi più spinosi e tornando a ragionare il più possibile in modo autonomo e critico, le varie comunità possano mettere a fuoco i giusti obiettivi e le strategie per difendersi. E nel caso specifico auspico che al più presto si attivi una vasta e condivisa azione di protesta anche contro le trivellazioni a terra.

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Trasporto in tilt a Firenze: verifica urgente su Ataf

Fonte: Nove da Firenze, 25/09/2015
Di: Antonio Lenoci

Una riunione urgente la prossima settimana per verificare la situazione del trasporto pubblico in città

Ataf non è più azienda pubblica, ma il Comune di Firenze richiama i vertici societari dopo il caos e le lamentele degli ultimi giorni che hanno visto una città paralizzata attendere alle fermate mezzi stracolmi di persone.
L’assessore alla mobilità Stefano Giorgettidichiara Gli ultimi giorni sono stati particolari per la mobilità cittadina: all’assestamento della circolazione a seguito della riapertura delle scuole e alle difficoltà legate ai cantieri di Grandi Stazioni in corso nell’area della stazione di Santa Maria Novella, si sono sommati i disagi consueti nelle giornate di pioggia e la protesta dei tassisti”.
“Abbiamo ricevuto molte segnalazioni di problemi nel servizio Ataf – sottolinea l’assessore – e occorre intervenire subito. Non vogliamo fare le multe per i disservizi, quello che ci interessa è la regolarità delle corse.
Per questo ho convocato una riunione martedì prossimo con i vertici dell’azienda e con la Città Metropolitana per verificare la situazione e individuare alcuni correttivi immediati”. Intanto, conclude l’assessore Giorgetti, tra una decina di giorni arriveranno venti nuovi autisti e questo dovrebbe consentire un miglioramento dell’organizzazione del servizio”.
Nei mesi scorsi sono stati presentati in più occasioni numerosi mezzi in dotazione di Ataf: nuova concezione della salita e discesa, nuove obliteratrici e nuovi arredi interni con posti a seduta allargata. Mancavano gli autisti per guidarli?
Proprio i tassisti nelle ultime ore, intervenendo sul tema della congestione del capoluogo hanno sottolineato come l’assegnazione di nuove licenze o addirittura la liberalizzazione del servizio si scontrerebbero con una mobilità oramai satura che non chiede altri veicoli, ma libertà di scorrimento per quelli già esistenti.

Radio Cora: “Pinete bene comune” intervista a Michele Scola

Fonte: Radio Cora, 11/09/2015

“Salviamo le pinete” il gruppo che si propone di salvaguardare, valorizzare e curare le pinete litoranee della Maremma

Si terrà il prossimo sabato 12 settembre, alle ore 16:30, presso la Sala Consiliare di Castiglione della Pescaia (Gr), la presentazione del progetto “Pineta bene comune“, elaborato dal gruppo “Salviamo le pinete” a cui partecipa anche l’associazione Italia Nostra Onlus.
Il progetto si pone come obiettivo la gestione, la salvaguardia e la valorizzazione dell’ecosistema pineta costiera, che si estende da Castiglione ai Monti dell’Uccellina, il tutto da realizzarsi mediante un percorso partecipativo condiviso che porti alla costituzione di un Tavolo Permanente di Amministrazione e di Governo.
Il progetto prevede anche passeggiate guidate in pineta in modo da sensibilizzare la cittadinanza al rispetto del patrimonio arboreo toscano; la prima passeggiata è in programma già per domenica 13 settembre.
Clicca qui per ascoltare l’intervista

Pineta bene comune!

Sabato 12 settembre ore 16,30 presso la Sala del Consiglio del Comune di Castiglione della Pescaia verrà presentato il progetto Pineta bene comune, unprocesso partecipativo che durerà sei mesi e che coinvolgerà i cittadini nella elaborazione di strategie e progetti condivisi per tutelare e sviluppare l’area della pineta tra Castiglione della Pescaia e la spiaggia di Collelungo, fino ai Monti dell’Uccellina.
Questo il programma della giornata
16,30 – 17,00 Saluti istituzionali

Comune di Castiglione della Pescaia, Comune di Grosseto, Comune di Magliano in Toscana, Provincia di Grosseto
17.00 – 17.10 Comitato Salviamo le Pinete! Responsabile del progetto partecipativo “Pineta Bene Comune”, Dott. Ugo Corrieri
17.10 – 17.15 Comitato Salviamo le Pinete! Co-organizzazione evento iniziale di Castiglione della Pescaia, Prof. Adriano Arzilli
17,15 – 18,15 Breve relazione sui problemi relativi all’ecosistema delle pinete, Dott. Alessandro Chiarucci, Prof. Franco Tassi
18,15 – 18,45 Aspetti tecnici del percorso partecipativo: le opportunità, Dott. Daniele Mirani, Simurg Ricerche, società gestore del percorso partecipativo
18,45 – 19,30 Dibattito
Sarà anche possibile visitare l’interessante mostra del pittore Daniele Govi che negli ultimi anni si è dedicato con passione alla riproduzione delle bellissime pinete del litorale grossetano.
Ai cittadini verranno chieste sia indicazioni sulle priorità di intervento nell’area che idee e contributi per la scrittura di un Regolamento per la valorizzazione della Pineta come bene comune del territorio. Obiettivo finale del percorso è la costituzione di un Tavolo Permanente tra cittadini e Amministrazioni coinvolte, funzionale alla condivisione delle attività di salvaguardia, conservazione e valorizzazione.
In questa occasione verranno fornite indicazioni relative anche alle sei passeggiate in pineta! Le prime due si terranno domenica 13 settembre con la seguente organizzazione:

  • Prima passeggiata (Marina-Principina): 13/09/2015 ore 9,30 -> ritrovo in Via del Tombolo a Marina sud, all’inizio della pista ciclabile che va da Marina di Grosseto a Principina a Mare.
  • Seconda passeggiata (Fiumara Sud): 13/09/2015 ore 16,30 -> ritrovo al piazzale dei ferrovieri, terzo ingresso verso il mare della strada Marina-Castiglione.

(Le altre quattro passeggiate si svolgeranno, compatibilmente con le condizioni meteo, con il seguente calendario: una la mattina ed una il pomeriggio del giorno 27 settembre; una la mattina ed una il pomeriggio del giorno 18 ottobre. Nei prossimi giorni maggiori dettagli).
Si tratta di escursioni semplici, aperte a tutti gli interessati, che consentiranno di verificare sul campo lo stato di salute delle pinete, evidenziandone punti di forza, minacce e idee per il futuro; i facilitatori raccoglieranno i racconti, le idee, le esperienze degli stessi partecipanti per porre le basi del lavoro successivo.
Abbigliamento consigliato: scarpe da ginnastica o da trekking comode, pantaloni preferibilmente lunghi per camminata outdoor, cappello e occhiali per il sole, bottiglietta di acqua (consigliata portaborraccia a marsupio), spray antizanzare, NO a borse di alcuntipo, portare solo marsupio capiente.

In difesa della storia dell’arte nelle Soprintendenze e nei musei

Fonte: Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell’Arte

In merito al grande processo di riforma in corso nel Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell’Arte esprime viva apprensione per una marginalizzazione delle competenze storico-artistiche che entra in conflitto con lo spirito dell’articolo 9 della Costituzione, dove la tutela del patrimonio e del paesaggio si salda con la ricerca scientifica.
La Consulta deplora che la professionalità dei funzionari storici dell’arte sia stata compromessa e mortificata da una riduzione di organici affatto inadeguata a garantire non solo la ricerca e la valorizzazione, ma lo stesso esercizio delle funzioni minime di tutela territoriale di un patrimonio artistico senza eguali: espressione di una civiltà che ha inventato e costruito nel tempo sia la storia che la tutela dell’arte, elaborando modelli che hanno fruttificato nel mondo intero, e ora vengono frantumati e vilipesi dallo stesso Paese che dovrebbe farli funzionare.
Assai grave appare la situazione nelle soprintendenze miste, dove gli storici dell’arte tendono letteralmente a dissolversi di fronte agli architetti. Parimenti ci si chiede come i poli museali regionali e gli stessi musei autonomi, in cui è rimasto un personale tecnico comunque esiguo, riusciranno a far fronte ai notevoli problemi suscitati da nuove forme gestionali ancora da mettere a punto, ma già suggellate dalla nomina dei venti direttori a seguito di un concorso internazionale i cui esiti hanno suscitato non poche perplessità.
A tale riguardo, riprendendo la vibrante dichiarazione dell’Assotecnici (2 settembre 2015), la Consulta esprime rammarico per un verdetto che punisce oltre ogni ragionevole senso delle proporzioni candidati il cui prevalente fattore di debolezza sembra sia stato quello di aver diretto per anni tra immense difficoltà i più importanti musei italiani; e chiede al Ministero di esplicitare con la massima chiarezza non solo i criteri seguiti per le nomine, quanto, soprattutto, il modello di museo (e di ufficio di tutela, e di funzionario) verso cui la riforma dovrebbe tendere. L’impressione è infatti che l’intero processo sia stato sostenuto da una visione tanto superficiale dell’arte italiana e del suo rapporto vitale con il territorio da metterne a repentaglio la sua stessa conservazione.
In tempi in cui il patrimonio culturale dell’umanità è sottoposto ad attacchi inediti e inauditi che non risparmiano le vite dei suoi difensori, riteniamo infatti che il contributo di qualificati professionisti della conoscenza sia non soltanto utile, ma disperatamente necessario, perché essi sono spina dorsale di una società civile e moderna. E dunque chiediamo che formazione, reclutamento e peso degli storici dell’arte vengano vigorosamente accresciuti e alimentati.

Comunicato stampa di Italia Nostra sulla Conferenza dei Servizi sull’impianto a pellet

L’Unione Montana dei Comuni del Mugello ha negato alla Associazione ITALIA NOSTRA – riconosciuta ai sensi dell’art. 13 della legge n. 349/1986 e legittimata ad agire anche in giudizio per la tutela di interessi ambientali – la possibilità di assistere alla conferenza di servizi indetta dal SUAP per il 14 settembre alle ore 11 per esaminare la richiesta della ditta Mugello Biocombustibili (di fatto riconducibile alla ditta RENOVO che ha già ottenuto il permesso di costruire la contestatissima centrale a biomassa, senza verifica di assoggettabilità alla VIA) di realizzare un impianto di produzione pellet in loc. Petrona-La Torre. Diniego che non trova giustificazione nella legislazione vigente che non nega esplicitamente la facoltà di presenziare alla Conferenza dei servizi, lasciando di fatto la facoltà di decidere al SUAP.
La nostra associazione ha comunque presentato Osservazioni che l’Unione Montana ha l’obbligo di valutare e per le quali chiede una adeguata ed esaustiva risposta scritta. Contestualmente Italia Nostra ha rivendicato il diritto a partecipare al provvedimento nelle forme esplicitamente consentite dalla Legge e cioè prendendo visione della documentazione relativa alle sedute della Conferenza dei Servizi complete di verbali e di pareri espressi o acquisiti in tale sede, riservandosi inoltre di chiedere al Responsabile del SUAP apposita riunione con le Amministrazioni competenti, da convocarsi entro 10 gg. dalla richiesta.
Due le osservazioni presentate: la prima, basata sulle sentenze in materia di VIA della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato e del TAR Toscana, è inerente l’obbligatorietà di effettuare la verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale (VIA) per l’intero complesso industriale da installarsi nel PIP di Petrona, composto di fatto da centrale termoelettrica a biomasse e impianto per la produzione del Pellet ad essa collegato. L’impianto per la produzione del pellet costituisce a tutti gli effetti una modifica dell’impianto già autorizzato della centrale per la sola produzione di energia elettrica , modifica che può avere effetti significativi sull’ambiente , sulla salute , sulle attività economiche, sulla mobilità, in termini di emissioni atmosferiche , acustiche, odorigene , di rischio di incidenti all’interno del complesso industriale che, posto com’è in fregio alla Traversa del Mugello, possono coinvolgere il transito automobilistico sulla strada pubblica.
La seconda osservazione è inerente la valutazione degli effetti del traffico dei mezzi pesanti per il trasporto delle biomasse: come è possibile che la Conferenza dei Servizi possa effettuare una valutazione sotto tutti i profili degli effetti del traffico di mezzi pesanti indotto dal trasporto di ingenti quantità di biomasse legnose prevista nel progetto, fino a 96.000 tn. annue se ancora non sono stati presentati dal proponente i contratti con i fornitori e quindi non possono essere noti gli itinerari reali che devono essere seguiti dai camion.
Italia Nostra in segno di protesta e di impegno sarà presente con un presidio davanti alla sede del SUAP, Via P.Togliatti 45 Borgo S.L. in occasione della convocazione della conferenza dei servizi del 14 settembre, a partire dalle ore 10.

La Regione rinunci all’autostrada Tirrenica

Fonte: Il Tirreno, 07/09/2015
Di: Nicola Caracciolo, presidente onorario di Italia Nostra

Il Tirreno di mercoledì 2 settembre pubblica una lunga intervista al Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi.
Italia Nostra è stata per lungo tempo in polemica con la Regione Toscana che insisteva per far costruire alla Sat (Società Autostrada Tirrenica) l’Autostrada Tirrenica da Livorno a Civitavecchia.
Noi eravamo e siamo contrari alla Tirrenica come autostrada. Le motivazioni della nostra opposizione, in breve, erano e sono: devastazione del paesaggio, consumo di territorio, costi troppo alti rispetto agli introiti previsti, danni per l’economia maremmana basata essenzialmente su agricoltura, commercio e turismo. Chiedevamo e chiediamo da anni la messa in sicurezza dell’Aurelia, senza pedaggi e rispettando le sue criticità. Troppi i morti sull’Aurelia per insistere su un progetto autostradale sbagliato ritardando le opere necessarie per evitarli. Il presidente Rossi nella sua intervista dice che «Del Rio gli ha garantito che completerà il collegamento a quattro corsie tra Rosignano e Tarquinia. Sono quelle che servono. Se poi le realizzi come corsie autostradali o no, non è punto che mi riguarda». È troppo sperare che la Regione Toscana finalmente accetti la messa in sicurezza dell’Aurelia e rinunci all’Autostrada Tirrenica?
La nostra posizione ha l’appoggio delle associazioni ambientaliste nazionali, Legambiente, Wwf, Fai e tutti i comitati locali No Sat. Saremmo felici di prendere atto di un possibile riavvicinamento su questa questione tra ambientalismo e Regione Toscana.

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