Archivi Mensili: novembre 2015

Presentato il progetto di pre-fattibilità conservazione e riqualificazione delle Terme di Petriolo, un incontro importante che pone le basi per il recupero di Petriolo

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Il cielo sopra Firenze: trafficato e fuori legge. Incontro il 20/11/2015

Parteciperanno:

  • Gianluca Salvadori, comandante pilota
  • Fabio Zita, architetto
  • Lorenzo Bigagli, ricercatore CNR
  • Assemblea per la Piana contro le nocività

Introduce Ilaria Agostini e coordina Ornella De Zordo.
Nella serata sarà presentato il Dossier Aeroporto edito da perUnaltracittà (2015).

Alle porte di Firenze insiste un progetto di ampliamento dell’aeroporto, da city-airport a scalo intercontinentale. Il rischio sanitario per l’area metropolitana, dove è previsto anche un nuovo inceneritore, è molto alto. Le autorità competenti prevedono che il 18% dei voli passerà su Firenze: gli aerei voleranno a bassa quota su molti quartieri cittadini (Coverciano, Campo di Marte, Le Cure, Libertà, Firenze Nova, Novoli) e al limitare del centro storico. La popolazione è contraria. I tecnici indipendenti mettono a fuoco le criticità ambientali. Ma Renzi, Toscana Aeroporti Spa e l’argentina Corporacion America, che detiene la maggioranza nella concessione, vanno avanti a testa bassa.

Ecomostro in Valdarno: incontro del 01/10/2015 a San Donato con le autorità tecniche sui rischi idraulici

Riceviamo da Alessandro Niccoli e volentieri pubblichiamo gli sviluppi della raccolta firme sui rischi ambientali a San Donato

Di seguito potete vedere una parte della Consulta Territoriale di San Donato del 1.10.2015, dove il responsabile del Genio Civile Regione Toscana Ing. Cioni, ha commentato il PARERE NGATIVO DATO AL REG. URBANISTICO DEL COMUNE DI SAN MINIATO, ha parlato dell’alto livello di pericolosità idraulica dell’area di San Donato e della sua stretta correlazione con la previsione di cementificazione.
Da quanto emerso sui RISCHI da CONSUMO SUOLO e ARNO, il Comune dovrà abbandonare i piani di cementificazione proposti da privati, altamente rischiosi per il vicino paese, il vicinissimo polo scolastico e l’ambiente, già deturpato dallo scandaloso ecomostro dell’interporto, andando semmai verso una vera messa in sicurezza e riqualificazione dell’area con parco urbano fruibile da studenti e cittadini, come in tutti i paesi civilizzati.
Ciò dovrà esser fatto (da una buona Amministrazione) anche a S.Miniato Basso dove il progetto di cementificazione del mega coppone è naufragato. Diversamente dovremo pensare che gli interessi privati possano prevalere su tutte le Istituzioni presenti in sala, e sul bene comune.
Paiono illogiche ed eccessive le pressioni del Comune sul Genio Civile, tese a far cementificare in ogni caso nel Valdarno Inferiore con la favola del nuovo bacino di Roffia (che non tiene conto delle bombe d’acqua, e dei battenti che di poco migliorano). Il Genio Civile non si potrà assumere responsabilità così gravi.

Vecchio Ospedale di Sarteano, un nuovo caso “Monticchiello”

Comitato Salviamo il Centro Storico

Nei prossimi mesi l’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese costruirà nel Centro Storico di Sarteano la sua nuova sede, una palazzina di 4 piani in cemento armato con copertura piana. Un parallelepipedo di dubbio gusto.
L’area di costruzione è a ridosso della Chiesa rinascimentale di San Lorenzo e della chiesa del Suffragio. Il nuovo edificio coprirà le antiche mura del borgo e si fonderà sulla vecchia “gora” di Sarteano, dove potrebbero esserci resti archeologici della stessa.
Incomprensibile la scelta dell’area e del progetto visto che il Comune è proprietario di alcuni edifici del centro storico, ricadenti nella stessa area. Questi immobili sono inutilizzati perché non rispondenti alle attuali normative. Non si comprende perché gli edifici non siano stati messi a disposizione dell’Unione dei Comuni, la quale, avrebbe potuto investire nel recupero e nell’adeguamento antisismico delle strutture, realizzando una sede di pregio in fabbricati di valore storico.
L’altra alternativa da percorrere sarebbe stata quella di costruire il nuovo edificio in una qualsiasi altra zona del paese.
Il Comitato “Salviamo il centro storico” nasce per sensibilizzare cittadinanza ed enti al problema. Non pensare alla tutela e alla valorizzazione di un bel borgo come il nostro sarebbe un delitto, anche per le generazioni future.

   

   

Geotermia e centrali, se l’energia impatta il “brand” Toscana

Fonte: StampToscana, 12/10/2015
Di: Stefania Valbonesi

Radicondoli (Siena) – Giungere a Radicondoli (provincia di Siena) è già di per sè un’esperienza. Mistica, se vogliamo. Perché tutto quello che colpisce gli occhi, le orecchie, il gusto, l’olfatto, è così splendido da far venire a chiunque quella malinconia che solo la bellezza, quella vera senza aggettivi, fa venire. Ebbene, fra poco, se qualcuno non interverrà, se la Regione non ritratterà su alcune scelte già compiute, se la protesta della popolazione verrà tenuta in dispregio, se un’economia rispettosa del territorio e di grande fascino che sta portando occupazione e risollevando un intero territorio verrà ritenuta di poco conto e sacrificabile, se tutto questo avverrà, nell’Alta Val di Cecina, fra un filare di cipressi e uno di ulivi, si incardineranno le “torri” di svariate centrali. E, a Radicondoli, incombe anche il progetto “Lucignano”, vale a dire una delle 10 centrali “pilota” previste sul territorio nazionale.
Perché? Ecco qua: se andrà avanti ciò che è ormai atteso, fra Radicondoli, Montecastelli Pisano, Colle Val d’Elsa e Castelnuovo Val di Cecina sorgeranno torri e tubi.  Infatti, l’area è ricompresa nel progetto “Mensano”. In quest’area specifica sono stati richiesti i permessi di ricerca di risorse geotermiche per tre pozzi esplorativi: il pozzo TM1 in località Tesoro (Radicondoli, Siena), il pozzo TM2 nel podere Love, Casole d’Elsa, e, più lontano ma sempre nell’area Mensano, il pozzo TM3 in località Pignano, Volterra (Pisa). Non solo. Mentre si procede con i metodi tradizionali di richiesta di permessi per la ricerca e pozzi di “sondaggio” per scoprire e sfruttare eventuali risorse, fra Radicondoli e il corso d’acqua Lucignano, insiste il progetto pilota chiamato appunto “progetto Lucignano”.
Geotermia, dunque, che, assicurano le imprese richiedenti i permessi,  verrebbe a significare centrali a ciclo binario. Metodo già sperimentato, ad esempio, in Baviera. Centrali a ciclo binario, esattamente come quelle di cui parlano le grandi imprese che si sono gettate sulla nuova frontiera dell’energia.  E tuttavia, è necessario ricordare  il rischio “sismicità”. Un rischio ritenuto risibile per molti. Un rischio che tuttavia lo stesso Erwin Knapek, ex sindaco di Unterhaching dove c’è una centrale geotermica di questo tipo a ridosso di Monaco, non esclude, anzi: semplicemente parla di rischio “accettabile”. Non la pensano così in Svizzera, nel paese di San Gallo, dove avevano previsto di utilizzare una centrale geotermica a ciclo binario in buona parte per il teleriscaldamento. Ebbene ora presso il paese c’è un pozzo profondo circa 4mila metri. Un foro di cui nessuno sa cosa fare. Perché quando cominciarono a costruire la centrale, si scatenò un sisma di magnitudo 3,5 oltre a una fuoriuscita di gas. Tutti fermi.
Ripartiamo dall’inizio e dalla Toscana. L’inizio, per i comuni toscani della zona della geotermia, in particolare Larderello, comincia nello scorcio fra 800 e 900 quando calore e gas si trovavano praticamente a livello della superficie del suolo. Ma col passare del tempo, si cominciò a scavare sempre più in profondità e a allargare l’area di ricerca. Perché?
Per capire bene la situazione è necessario avere qualche informazione sulle centrali geotermiche e sul loro funzionamento. Nelle centrali che chiameremo “tradizionali” si sfrutta la pressione esercitata dal vapore contenuto negli  acquiferi geotermici per muovere una turbina che è accoppiata a un generatore. Gli acquiferi di tal fatta sono denominati a vapore dominante. La pressione dei geyser è così forte da spingere i vapori a un’altezza dai 20 ai 70 metri. L’intervento dell’uomo va nel senso di incanalare questa enorme potenza dirottandola verso una turbina a vapore che sviluppa una quantità molto grande di energia. Ed è questo il tipo diffuso in Toscana, precisamente a Larderello. Negli anni 40 l’Italia era già in grado di mettere in atto questa tipologia, che produceva 132 MW.
Ci sono poi gli acquiferi detti ad acqua dominante e sono quelli che producono acqua calda. Questi ultimi sono impiegati  per alimentare centrali a flash o a separazione. Ecco il meccanismo: l‘acqua, la cui temperatura varia da circa 180 a 370 °C, arriva in superficie tramite i pozzi e, poiché passa rapidamente dalla pressione di serbatoio a quella dell’atmosfera, si separa (flash) in una parte di vapore, che è mandato in centrale, e una parte di liquido che è reiniettato in serbatoio.  La maggior parte dei campi geotermici del mondo, tra i quali anche quelli di Travale e dell’Amiata, appartengono a questa tipologia.
Per serbatoi o acquiferi  che producono acqua a temperature moderate (tra i 120 e i 180°C), la tecnologia del ciclo binario è la più redditizia. In questi sistemi il fluido geotermico viene utilizzato per vaporizzare, attraverso uno scambiatore di calore, un secondo liquido (ad esempio isopentano), con temperatura di ebollizione più bassa rispetto all’acqua. Il fluido secondario si espande in turbina e viene quindi condensato e riavviato allo scambiatore in un circuito chiuso, senza scambi con l’esterno. Il fluido geotermico, dopo aver attraversato lo scambiatore, torna al pozzo di reiniezione per essere ripompato in serbatoio. Una metodologia che per molti va a intaccare incrinandolo l’equilibrio naturale della terra. Da qui, il sospetto (per gli svizzeri così fondato che hanno stoppato tutto il progetto tenendosi il buco) che si manifestino attività sismiche nello “scambio”.
In tutto questo, un problema enorme è quello dell’acqua.  In particolare se si parla del primo sistema, quello a vapore dominante, è necessario mettere in conto che i soffioni si esauriscono, i pozzi “muoiono”, la spinta che è quella che produce energia finisce. Ciò significa due cose: una, la necessità di andare a scavare sempre più a fondo (4mila metri, allo stato attuale, è considerato più o meno normale, si arriva anche a 5mila metri e oltre) due, non si tratta di energia rinnovabile. Solo per fare un esempio dell’ingente consumo di acqua che richiede lo sfruttamento dei pozzi, le strutture geotermiche di Larderello, per funzionare, devono ricevere acqua dai territori circostanti, perché, come dice un tecnico, “le rocce si sono seccate”. Nello specifico, l’acqua proviene da un acquedotto che conduce il prezioso liquido da Montalcinello a Larderello.
Quella della sismicità o dell’acqua sono solo alcune delle criticità, per i comitati che si sono creati e che stanno dando battaglia fra l’Amiata, Radicondoli, Castelnuovo, Casole d’Elsa e Montecastelli Pisano. Altro grande problema, quello delle immissioni nell’aria: secondo lo studio di Medicina Democratica su dati Arapt, le 32 centrali geotermiche presenti fra l’Amiata e l’area Larderello-Travale-Montieri (i dati sono del 2010, manca la centrale di Chiusdino inaugurata nel luglio 2011) emettono 28.599.575 kg. annui di acido solfidrico, 264,26 di arsenico, 3.360 di mercurio, 69.944 di acido borico.
Ma la questione nell’area di Radicondoli-Casole d’Elsa è ancora più complicata, e vede  il Comitato Difensori della Toscana che raccoglie le istanze e le richieste dei cittadini vicino ai sindaci schierati a difesa di uno sviluppo che, cominciato in sordina, sta cominciando a dare i suoi frutti in questi ultimi anni. E che verrebbe del tutto compromesso dalla costruzione di queste strutture, impattanti e stravolgenti di un paesaggio che ha pochi eguali al mondo: sia per biodiversità floreale e faunistica, sia per bellezza dei paesaggi, sia per la ricchezza e unicità di testimonianze storiche.
Proprio questo territorio, area che, comprendendo anche l’Amiata, arriva a essere quasi come la Val d’Aosta, è stato messo in “vendita” in seguito alla liberalizzazione del 2010 che ha scalzato Enel dal ruolo di “monopolista” della geotermia toscana. Infatti, in seguito alla liberalizzazione, il territorio italiano è stato diviso in “zone” di ricerca, o meglio, aree su cui i gruppi di ricerca e sfruttamento dei fluidi geotermici possono richiedere “permessi di ricerca”. Le aree interessate sono in buona sostanza quasi tutte nell’Italia Centrale, in particolare in Toscana.
La questione che ci interessa, quella dell’area  che comprende Radicondoli e Montecastelli, Castelnuovo Val di Cecina e Casole d’Elsa, è del tutto particolare. Infatti, abbiamo visto che i permessi di ricerca con pozzi esplorativi sono tre, più, per Castelnuovo Val di Cecina, un permesso di Ricerca di Risorse Geotermiche finalizzato alla sperimentazione di Impianti Pilota. L’istanza, (http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/info/impianti_pilota.asp), è stata accolta (l’aggiornamento è dell’agosto 2015). L’operatore, in questo caso ToscoGeo (Magma più Graziella) ha chiesto il permesso non solo per Castelnuovo, ma anche per Montalfina e Monte Rubiaglio. Tre pozzi esplorativi che potrebbero trasformarsi in centrali, in una zona che già ha una lunga storia di centrali geotermiche e perforazioni.
Ma occupiamoci del progetto Lucignano, sotto Radicondoli, quello della centrale “pilota”. A spiegare la questione, Giovanna, segretaria del Comitato Difensori della Toscana, con Lorenzo e Luca, altri due membri dell’associaizone di cittadini, residenti sul territorio. In tutto l’ambito nazionale ci sono 10 progetti per centrali geotermiche definite “Pilota”, ci informa il comitato: dal 2013 queste particolari centrali non seguono procedure regionali, ma sono di competenza di due ministeri, il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell’Ambiente. Ed ecco cosa hanno di diverso dalle altre centrali: si tratta di progetti sperimentali che seguono un iter facilitato e quando entrano in produzione ricevono contributi economici altissimi, anche se sostanzialmente sono uguali alle centrali a ciclo binario che le varie Magma, Gesto, Toscogeo, ecc. vorrebbero costruire un po’ in tutta Italia. Si parla di un giro di circa 5 (c’è chi parla di 8)  miliardi di incentivi.
Su questa centrale c’è già un piccolo giallo. Infatti, parrebbe che la richiesta di permesso di ricerca sia stata rigettata dal Ministero Sviluppo Economico, vale a dire da uno dei due attori cui spetta decidere sulla questione. Del resto, la richiesta di permesso è sparita dal sito del Mise, nel luglio scorso. Da annotare che il progetto “Lucignano” figurava dal 2010 nella lista degli impianti pilota nazionali. Ma se sparisce dalla lista del Mise, sul sito del Ministero dell’Ambiente, ecco là ancora il progetto con tanto di cartine e immagini su come sarà realizzato (http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/1561).
La richiesta concerne il permesso di ricerca di risorse geotermiche finalizzato alla sperimentazione dell’impianto pilota denominato “Lucignano”. “Il progetto prevede – si legge – la realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica alimentato dal liquido geotermico estratto da 3 pozzi di produzione e re-iniettato nel sottosuolo in altri 2 pozzi, delle condotte per il convogliamento del fluido geotermico di lunghezza 4,284 km e dell’elettrodotto interrato di connessione alla rete elettrica ENEL di lunghezza 9,358 km”. Richiedente: Lucignano Pilot Project S.r.l. Da ricordare che era stato il CosVig assieme alla società Geonergy a presentare nell’agosto del 2011 due istanze di permessi di ricerca per risorse geotermiche, finalizzati alla sperimentazione per altrettanti progetti pilota, con potenza inferiore a 5 MW, al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), come previsto dal Dlgs.22/2010. Ricordiamo anche che in data 28 novembre 2013 Co.Svi.G. e Geoenergy hanno dato vita alla Lucignano Pilot Project Srl – LPP.
A complicare la vicenda entra anche un’altra questione, quella della moratoria che il presidente Rossi mise in atto nel corso delle ultime votazioni regionali. Moratoria conclusasi il 24 agosto scorso. Da allora, le società sono tornate alla carica. Ed è dell’ultimo consiglio regionale 7 ottobre 2015, una risoluzione del Pd sulla geotermia che dovrebbe dare una sistemazione chiara a tutto il settore, “dando piena attuazione al protocollo d’intesa approvato nel novembre 2013, sottoscritto con Rete Geotermica toscana di cui fanno parte alcuni operatori titolari dei permessi di ricerca per la realizzazione di impianti per la produzione di energia a media entalpia a ciclo binario”. Punto cardinale, predisporre “il prima possibile”, e di concerto con le istituzioni locali, le indicazioni previste dal Paer (Piano ambientale energetico regionale) per definire il “numero massimo dei pozzi esplorativi da concedere”, i “criteri e i parametri per la loro corretta distribuzione sul territorio”, tenendo conto delle “prescrizioni” del Pit (Piano di indirizzo territoriale) con valenza di Piano paesaggistico e specificatamente riferite alle zone di produzione agricola ad alto valore qualitativo, per il “corretto inserimento degli impianti” e per “spingere i concessionari ad utilizzare le tecnologie più avanzate in termini di sostenibilità”. E dar vita alla cosiddetta “zonizzazione”.
Una risoluzione che alimenta più dubbi che tranquillità nei cittadini dell’area interessata sia dai pozzi “esplorativi” che dal progetto Lucignano (anche se quest’ultimo, come viene spiegato più avanti, c’entra ben poco, in quanto di competenza ministeriale). “Se anche Rossi volesse tornare sui suoi passi, perlomeno per quanto riguarda un territorio che ha già dato ampiamente per quanto riguarda pozzi e strutture geotermiche, esiste tuttavia un accordo già firmato con la Rete Geotermica Toscana”. Rete che è un’associazione di imprese che raccoglie alcune delle società (come Graziella Green Power, Sorgenia, Geoenergy, Toscogeo, Gesto Italia e Magma Energy Italia) titolari di alcuni permessi di ricerca rilasciati in Italia, e in Toscana, per lo sviluppo della nuova geotermia, dopo la liberalizzazione del mercato del 2010. Insieme a questi operatori, fanno parte delle Rete Geotermica anche soggetti industriali specializzati nella progettazione e realizzazione di impianti della filiera geotermica.
Ma se la questione del protocollo firmato con la Rete Geotermica riguarda comunque permessi che si rivolgono alla competenza regionale e dunque attengono alla geotermia “tradizionale”, il progetto Lucignano riguarda la corsia “veloce” del governo, “giallo” compreso. E da Roma giungerebbero voci che le imprese stiano tentando di trovare un’alternativa (un accordo?) al rigetto del Mise.
“La cosa più sbalorditiva – concludono i membri del Comitato Difensori della Toscana – è che si interviene con decisioni calate dall’alto nel mezzo di un territorio con una propria precisa fisionomia economica in sviluppo, che verrebbe irrimediabilmente spezzata”. Una fisionomia economica, sia detto per inciso, che accoglie proprio uno dei temi portanti del “brand” Toscana, quello dell’agricoltura d’eccellenza, del biologico, dello slow food. Del paesaggio. Ma qual è la priorità, allora?… “Ma perché non si fa almeno una valutazione d’impatto economico, prima di prendere una decisione simile?” si chiedono i Difensori della Toscana e tutti i cittadini della zona. Fra i tanti elementi, infatti, ce n’è anche uno che rischia di penalizzare ulteriormente gli investitori che hanno scommesso su questa parte della Toscana (e sono tanti): i valori immobiliari, già ora, sono fra i più bassi dell’intera regione.
Ed ecco un altro dato interessante: nel solo Comune di Casole d’Elsa, che ha conosciuto uno sviluppo intensissimo per quanto riguarda il turismo nell’ultimo anno (150mila presenze), gli occupati del settore turistico sono 600. Con grandi possibilità di crescita. Un risultato che verrebbe spazzato via se, fra un filare di cipressi e una vigna, un’oliveta e un’antica villa, spuntassero le “torri” delle centrali. Non stupisce perciò che il referendum organizzato dal comitato Difensori della Toscana  fra la popolazione di Casole abbia visto il 93% dei cittadini pronunciarsi contro lo sfruttamento industriale dell’energia geotermica sul territorio.
Foto: http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/geotermia/titoli/toscana-umbria.pdf

Raccolta firme: salviamo le Logge dei Tiratori di Gubbio dalla vetrificazione!

FIRMATE E FATE FIRMARE!!

Comitato per la tutela dei beni architettonici e paesaggistici di Gubbio
comitato.gubbio@libero.it
Tel. 075 9275681 – 338 1586951

Lo sfascio in atto non risparmia neppure i tesori  più preziosi d’Italia. Anche  Gubbio, una delle più belle e intatte città medievali d’Italia, rischia di diventare un parco giochi dove tutto viene mercificato, senza alcuna attenzione per la storia e per il paesaggio. Da quasi due anni è in atto un violento attacco al cuore stesso della città: le secentesche Logge dei Tiratori dell’Arte della Lana, esemplare unico di architettura preindustriale in Europa e autentico frontespizio di Gubbio, sembrano ormai avere i giorni contati. Inconcepibilmente gli Organi competenti hanno autorizzato la chiusura di tutto il loggiato superiore.  Un monumento di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, che per sua natura avrebbe dovuto restare pubblico, corre il rischio di essere chiuso con immense e pesantissime vetrate che toglierebbero all’edificio quella trasparenza che costituisce un aspetto fondamentale dell’insieme urbanistico e visuale della città storica.
Le Logge, che potrebbero essere restituite alla collettività come piazza aperta e coperta, luogo d’incontro e aggregazione, dove organizzare eventi, o semplicemente come museo di se stesse, mostrando l’attività che vi si svolgeva – se non si correrà ai ripari – saranno trasformate in un salone standard polifunzionale con parquet e aria condizionata. Un’opera inutile, senza altro senso se non quello di stravolgere e tradire il nostro patrimonio storico. Le Logge dei Tiratori sono, per di più, parte integrante del paesaggio urbano e naturale di Gubbio,  e – come tali – sono tutelate dalla Costituzione, che va applicata con assoluto rigore.
I cittadini di Gubbio che hanno a cuore il patrimonio culturale ereditato dagli avi – sostenuti nella loro azione in difesa delle Logge da autorevoli personalità – fanno appello alle massime Autorità dello Stato Italiano, dell’Unione Europea e dell’Unesco affinché non sia arrecato un danno irreparabile al volto di una città che appartiene all’umanità intera.

Primi firmatari:
Salvatore Settis
Stefano Rodotà
Paolo Maddalena
Tomaso Montanari
Carlo Ginzburg
Desideria Pasolini Dall’Onda
Giovanni Losavio
Gherardo Ortalli
Goffredo Fofi
Paolo Berdini
Vezio De Lucia
Bruno Zanardi
Bruna Esposito
Mario Pisani
Valerio Dehò
Principessa Belquis Zahir
Ugo La Pietra
Edoardo Di Mauro
Francesco Galluzzi
Gabriele Perretta
Ubaldo Emanuele Scavizzi
Francesca Conti Candori
Pablo Echaurren

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