Archivi Mensili: gennaio 2016

Reiterazione del progetto di Poggio Tre Vescovi nell’omertà delle Pubbliche Amministrazioni

Rete della Resistenza sui Crinali

I passaggi dell’iter che avrebbero condotto (il condizionale è d’obbligo!) al nuovo processo di Valutazione di Impatto Ambientale hanno avuto la stessa pubblicità di una riunione della Carboneria.

Questa volta abbiamo toccato il fondo. Appare incredibile: una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) come l’araba fenice. Che ci sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa.
Voci sempre più insistenti si stanno susseguendo circa la reiterazione della proposta di un grande impianto eolico al Poggio Tre Vescovi, dove convergono i confini delle province di Arezzo, Rimini e Forlì-Cesena.
Ancora ricordiamo la bocciatura di un precedente progetto di impianto
(colossale – 36 turbine alte ciascuna 175 metri, che allora sarebbe stato il più grande d’Italia ed il secondo in Europa – ipotizzato alcuni anni fa nello stesso luogo e di cui si era occupato anche il compianto Mario Pirani sulle pagine di Repubblica)

a seguito di una procedura di Valutazione…

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Appello al Presidente Mattarella per difendere salute ed ambiente

FIRMATE E FATE FIRMARE!!
CLICCATE QUI PER ADERIRE!!

Fonte: Change.org

Caro Presidente Mattarella,
abbiamo ascoltato ed apprezzato il suo discorso di fine anno, in particolare dove Lei ha toccato il tema dell’inquinamento e delle sue ricadute per la salute.Il tema è di stringente attualità, specie  in questo periodo di continui superamenti dei livelli di smog ed in cui ci sembra paradossale che non si possa far altro che sperare in un cambiamento delle condizioni climatiche ( come se ”magicamente” con la pioggia gli inquinanti si dileguassero e non ricadessero viceversa al suolo) e sembra che non ci resti altro che confidare nella “benignità” di quella  Natura che viceversa costantemente violiamo.
Proprio a questo proposito, come cittadini italiani, ci rivolgiamo a Lei  per esprimerle tutto il nostro più profondo sgomento e la nostra angoscia per i tempi che stiamo vivendo. Siamo certamente preoccupati per la mancanza di lavoro e perché non vediamo un futuro per i nostri giovani, ma ancor più ci angoscia la consapevolezza che stiamo compromettendo un bene ancora più prezioso: la loro salute.
Vorremmo tanto continuare a illuderci di vivere nel “Bel Paese”, ma purtroppo così non è:  Lei saprà che l’ultimo rapporto dell’ UE ci pone al primo posto per morti premature in Europa a causa dei livelli di PM2.5, ossidi di azoto, ozono.Siamo il paese dove la speranza di “vita in salute”  alla nascita (disabilità medio-grave) dal 2004 al 2013  è diminuita di 7 anni nei  maschi e di oltre 10 nelle femmine.
Secondo l’ultimo rapporto dei registri tumori (AIRTUM) “Considerando il rischio cumulativo di avere una diagnosi di qualunque tumore, questa probabilità riguarda un uomo ogni due e una donna ogni tre nel corso della loro vita”.
Gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (ACCIS, Automated Childhood Cancer Information System – IARC), dei quali si attende un aggiornamento proprio quest’anno, hanno tempo fa evidenziato come questo problema sia rilevante anche nei bambini, con un’incidenza di tumori infantili più alta in Italia rispetto alle medie europee sia nella fascia di età 0-14 che in quella 0-19. Dall’ esame del più aggiornato rapporto nazionale AIRTUM emerge, come ricordato in un editoriale pubblicato sulla rivista “Epidemiologia e Prevenzione” nel 2013, che i tassi italiani di incidenza dei tumori in età 0-14 anni continuino ad essere tra i più alti fra i paesi occidentali, nonostante la crescita si sia apparentemente stabilizzata rispetto ai dati precedenti.
A questo si aggiunga la rilevanza di particolari, stridenti e diffuse criticità sanitarie locali da danno ambientale come quelle che caratterizzano i Siti di Interesse Nazionale (SIN), ben descritte dagli studi “SENTIERI” dell’Istituto Superiore di Sanità e valide per tutte le classi età, o i rilevi del recentissimo rapporto dell’ISS sulla Terra dei Fuochi.
In quest’ultimo si legge che: “Per quanto riguarda la salute infantile è emerso un quadro di criticità meritevole di attenzione, in particolare si sono rilevati eccessi nel numero di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori, e, in entrambe le province, eccessi di tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nella fascia di età 0-14 anni.”
In maniera simile, nell’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità sulla situazione di Taranto, dove si è registrato un eccesso di incidenza di tumori in età pediatrica del 54% rispetto all’atteso regionale, si ricorda come “l’osservazione di un eccesso di incidenza dei tumori e delle malattie respiratorie fra i bambini e gli adolescenti contribuisce a motivare l’urgenza degli interventi tesi a ripristinare la qualità dell’ambiente”.
A proposito dei SIN è anche importante sottolineare come, nonostante le evidenze epidemiologiche, ci siano ancora, in questo momento, circa sei milioni di italiani che risiedono in aree ad elevato rischio ambientale e sanitario senza che in quasi nessuno di questi luoghi si siano avviate le pratiche di bonifica e risanamento previste dalla legge.
In alcuni di questi luoghi (ad esempio Taranto), in assenza di bonifiche si è persino continuato ad insediare nuove sorgenti inquinanti.
Ma quante piccole o grandi  Taranto e quante Terre dei Fuochi ci sono sparse nel nostro paese?
Le evidenze scientifiche dimostrano ampiamente che le sostanze tossiche presenti nell’aria, nei cibi, nelle acque generano un aumento del rischio non solo di cancro o di patologie cardiovascolari, ma anche di tante altre malattie in adulti e bambini: sindrome metabolica,   diabete, obesità,  patologie neurodegenerative, disturbi dello spettro autistico,  infertilità, abortività spontanea,  (anche per valori di inquinanti abbondantemente al di sotto dei limiti di legge), diminuzione del Quoziente Intellettivo (QI), per non citarne che alcune.
In Europa si calcola che ogni anno si perdano 13 milioni di punti di Quoziente Intellettivo (QI) e si contino ben 59.300 casi aggiuntivi di ritardo mentale a causa dell’esposizione durante la gravidanza a pesticidi organo-fosforici e che, in definitiva,  per l’esposizione a  sostanze che agiscono come interferenti endocrini i costi sanitari conseguenti ammontano a 157 miliardi di euro, pari all’1,23% dell’intero prodotto interno lordo.
L’Italia è il paese europeo che consuma più pesticidi per ettaro di suolo agricolo e la contaminazione nelle falde acquifere superficiali e profonde aumenta a dismisura.
La  testimonianza coraggiosa di un imprenditore agrozootecnico che vede andare in fumo il lavoro e l’impegno di una vita per la contaminazione del suo terreno da  insediamenti petroliferi ci ha letteralmente toccato il cuore e siamo certi che sarà così anche per Lei.
Con il cuore in mano Le vogliamo dunque chiedere se Le sembra sensato che venga chiesto solo  a noi cittadini di avere comportamenti virtuosi ( raccolta differenziata/trasporto pubblico/meno riscaldamento nelle case) e nel contempo si attuino politiche energetiche ed industriali che sono contrarie al più elementare buon senso. Alla luce di numerose evidenze scientifiche che dimostrano la nocività degli inceneritori di rifiuti (compresi quelli di nuova generazione), come si può prevedere di costruire nuovi impianti che avranno bisogno di enormi quantità di rifiuti da bruciare per almeno 20 anni per ammortizzare i costi, vanificando quindi tutti i nostri sforzi?
E che dire del recente decreto “sblocca Italia” che, calcolando il “fabbisogno di incenerimento” invece del più sostenibile “fabbisogno di impianti per il recupero di materia” e  superando i vincoli territoriali, consente già a centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti di viaggiare su e giù per l’Italia con l’ovvio aggravio anche dell’inquinamento da traffico?
Come si possono prevedere incentivi agli inceneritori, pari ogni anno ad oltre 500 milioni di euro, per finanziare la produzione di energia da rifiuti e contemporaneamente chiedere ai cittadini di ridurre i rifiuti non riciclabili?
Gli incentivi previsti per gli inceneritori sono superiori al totale dei contributi ricevuti dai Comuni dal CONAI per la raccolta differenziata degli imballaggi.
Non sarebbe più utile, sia dal punto di vista economico che ambientale, prevedere che quella cifra -proveniente dai contributi dei cittadini-fosse utilizzata per promuovere raccolte differenziate di qualità e impianti di recupero e riciclo?
Si stima che un più efficiente uso delle risorse lungo l’intera catena potrebbe ridurre il fabbisogno di fattori produttivi materiali del 17%-24% entro il 2030, con risparmi per l’industria europea dell’ordine di 630 miliardi di euro l’anno .
Chi così legifera non è in linea con quanto chiaramente indicato dalle direttive EU  in tema di gestione di rifiuti che pongono il recupero di materia prioritario rispetto al recupero di energia, come è ormai documentato da fiumi di inchiostro .
Chi così legifera sembra non considerare  che ogni processo di combustione genera inquinamento atmosferico, rifiuti liquidi e ceneri tossiche (che vengono addirittura destinate alla produzione di cemento) e  continua pervicacemente a premiare l’incenerimento di biomasse di ogni genere, inclusi scarti  animali  fino a ieri destinati a produrre mangimi.
Stiamo assistendo a devastazioni di fiumi per tagli sconsiderati degli alberi destinati a queste centrali e  spuntano come funghi centrali a biogas in cui la materia organica invece di essere restituita ai suoli come compost viene “digerita” in assenza di ossigeno con rischi per ambiente e salute.
Si  “dimentica” che così facendo si perde il benefico effetto  che l’aumento di sostanza organica nei suoli avrebbe nel contrastare non solo la desertificazione (che ormai riguarda il 30% dei nostri suoli) ma anche  i cambiamenti climatici, grazie alla  “cattura” della CO2, favorita anche dalla agricoltura biologica .
Per non parlare della follia di trivellare il nostro paese per la ricerca di idrocarburi per mare e per terra i cui effetti devastanti sono ormai scientificamente ed in modo incontestabile dimostrati: non  è questa l’energia di cui abbiamo bisogno.
A tal proposito la lettera “Energia per l’Italia” indirizzata al Governo da valenti ricercatori e scienziati del nostro paese è rimasta ad oggi senza risposta e così pure le considerazioni dei medici sono rimaste inascoltate.
Sembra che non si voglia prendere coscienza del fatto che la  materia sul nostro pianeta è qualcosa di “ finito” e che la vita si è sviluppata grazie ad una fonte esterna, il sole: è quindi a questa fonte inesauribile che dobbiamo rivolgerci per rendere  possibile il proseguimento della vita stessa sulla Terra.
Caro Presidente, l’angoscia che portiamo nel cuore è davvero grande e non ci potremmo perdonare di non avere tentato ogni strada utile a contrastare la follia delle scelte che si vanno operando nel nostro Paese.
Come medici, ingegneri, ricercatori, scienziati, cittadini siamo disponibili a stilare  un manifesto di intenti: “Italia sostenibile e responsabile”, anche perché -coerentemente con gli impegni assunti dal nostro paese al vertice di Parigi, COP 21 – non vorremmo che tutto rimanesse, ancora una volta, lettera morta.
Le chiediamo quindi di riceverci, ascoltarci ed approfondire direttamente con noi le questioni che abbiamo sollevato.
Vorremmo anche darLe testimonianza  delle tante esperienze positive e delle tante soluzioni già in essere nel nostro paese, quali ad esempio quelle attuate nei Comuni Virtuosi  che riteniamo dovrebbero essere maggiormente conosciute, valorizzate e premiate.
La ringraziamo per l’attenzione e fiduciosi in un positivo riscontro voglia gradire i nostri più sinceri auguri e saluti.
Gentilini Patrizia Medico oncoematologo Forlì Comitato Scientifico ISDE
Di Ciaula Agostino Medico internista Bari Comitato Scientifico ISDE

Aeroporto di Firenze: sette domande al Presidente Rossi

loghi associazioni

Sette domande sull’aeroporto al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi
Italia Nostra Toscana, Legambiente Toscana, Fai Toscana, Rete dei Comitati per la difesa del territorio, WWF Toscana si rivolgono a Enrico Rossi affinché chiarisca i punti più controversi del progetto e rassicuri i cittadini sul fatto che l’aeroporto non peggiorerà le loro condizioni di vita.

Gentile Presidente Enrico Rossi,
come Lei sa, l’Università di Firenze e gli uffici tecnici della Regione hanno avanzato molte riserve sul progetto del nuovo aeroporto di Firenze, attualmente proposto a valutazione d’impatto ambientale da ENAC e Toscana Aeroporti. Le Associazioni firmatarie di questa lettera si rivolgono a Lei in qualità di governatore della Regione Toscana e quindi di garante della salute e della sicurezza dei cittadini, affinché chiarisca i punti più controversi del progetto e rassicuri gli abitanti della Piana, sul fatto che, una volta realizzato, l’aeroporto non peggiorerà le loro condizioni di vita. Le rivolgiamo, perciò, alcune domande, fiduciosi in una Sua risposta.

  1. Il progetto sottoposto a VIA è un Master Plan e non un progetto definitivo, come vuole la legge. La Regione Toscana accetterà questo strappo alle regole o chiederà al Proponente di rispettare quanto prescrive il Codice dell’ambiente?
  2. La pista del nuovo aeroporto sarà di 2000 metri, come stabilito nel Piano di indirizzo territoriale, o di 2400 metri come richiesto dal Proponente?
  3. La Regione Toscana si è impegnata ufficialmente a promuovere un Dibattito Pubblico sull’aeroporto, ma finora non ha rispettato il suo impegno. Lei si adopererà affinché possa finalmente svolgersi questo processo partecipativo?
  4. Secondo il parere tecnico degli uffici regionali, il rifacimento del Fosso Reale e dell’intero sistema idrografico della bonifica comporterà un rischio idraulico non adeguatamente calcolato. Saranno richiesti al Proponente studi più approfonditi?
  5. Nonostante il Proponente abbia affermato che la nuova pista sarà esclusivamente monodirezionale verso ovest, nel Master Plan questa risulta prevalentemente monodirezionale, con una percentuale non trascurabile di atterraggi e decolli in direzione di Firenze, il cui centro storico è patrimonio Unesco. Lei può dire qualcosa di definitivo in proposito?
  6. Il Proponente dice che col nuovo scalo inquinamento atmosferico e acustico diminuiranno, ma ciò appare incongruente rispetto alla previsione d’incremento dei voli e della dimensione degli aerei. La Regione intende fare chiarezza su questo punto?
  7. Il nuovo scalo non interferirà solo sul reticolo idrografico discendente da Monte Morello, ma anche sulla viabilità Nord/Sud della Piana, decretando ad esempio la cancellazione di via dell’Osmannoro: sono state adeguatamente valutate le conseguenze (funzionali, sociali, economiche) sul sistema della mobilità metropolitana?

Tommaso Addabbo, WWF Toscana
Paolo Baldeschi, Coordinatore della Rete dei comitati per la difesa del territorio
Fausto Ferruzza, Presidente Legambiente Toscana
Sibilla della Gherardesca, Presidente Fai Toscana
Mariarita Signorini, Presidente Italia Nostra Toscana

Fonte: L’Huffington Post
Di: Giuseppe Colombo

Aeroporto Firenze, salta in manovra l’emendamento dem sull’ampliamento dello scalo gestito da Marco Carrai

Dietrofront sull’emendamento alla legge di stabilità, presentato dai relatori Paolo Tancredi (Ap) e Fabio Melilli (Pd), che le opposizioni avevano già ribattezzato ‘salva-Carrai’ perché escludeva l’obbligo della valutazione d’impatto ambientale per i piani di sviluppo degli aeroporti di interesse nazionale, quindi anche per quello di Firenze, contestatissimo progetto che si sta sviluppando sotto l’egida di Marco Carrai, presidente di Toscana Aeroporti e braccio destro di Matteo Renzi. Un emendamento ufficialmente depositato dai relatori in commissione Bilancio alla Camera, dove è in corso l’esame della manovra, ma che per le opposizioni nasconde la manina del Governo. Di fatto molti degli emendamenti che sono presentati solitamente dai relatori alla legge di stabilità nascono da un input dell’esecutivo. (Clicca qui per continuare a leggere)

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Stabilità, salta emendamento che toglieva obbligo Via per aeroporto Firenze. ‘Bloccato favore di Stato a Carrai’
I relatori hanno ritirato la richiesta di modifica al provvedimento dopo le proteste delle opposizioni. L’accusa era che si volesse favorire il presidente di Toscana aeroporti e amico del presidente del Consiglio: “Se ci riproveranno in Aula, dovranno portarci via di peso”

Salta la deroga sul nuovo aeroporto di Firenze. I relatori alla legge di Stabilità, infatti, alle 7 del mattino hanno ritirato l’emendamento che puntava ad escludere lo scalo dall’obbligo di Valutazione di impatto ambientale (Via) e dai vincoli urbanistici e paesaggistici. Le opposizioni avevano minacciato di fare ostruzionismo e bloccare i lavori in commissione Bilancio se la richiesta di modifica non fosse stata ritirata. L’accusa era che l’esecutivo volesse favorire l’amico di Renzi e presidente di Toscana Aeroporti Marco Carrai, rendendo più facile e veloce la costruzione del nuovo scalo. (Clicca qui per continuare a leggere)

Fonte: Il Tirreno

Aeroporto di Firenze, ritirato l’emendamento “taglia Via”
Ad annunciarlo Civati dal suo blog e la Prestigiacomo tramite l’Ansa: “Questa battaglia è stata condotta in modo unitario con tutte le opposizioni e finalmente vinta alle 7 del mattino”

L’emendamento che tagliava l’iter per realizzare l’aeroporto di Firenze non prevedendo, tra i vari passaggi, la Valutazione di impatto ambientale è stato ritirato. A sostenerlo l’esponente di Forza Italia Stefania Prestigiacomo che affida la sua nota all’agenzia Ansa: “Dopo una battaglia in commissione durata 4 giorni finalmente il governo ha ritirato l’emendamento del governo che escludeva tutte le strutture aeroportuali italiane dalla valutazione di impatto ambientale solo in palese contrasto con l’unione europea e le direttive comunitarie che avrebbe sicuramente comportato l’apertura della procedura di infrazione solo per superare alcune difficoltà sorte e i problemi relativi alla via per l’aeroporto di Firenze. Questa battaglia è stata condotta in modo unitario con tutte le opposizioni e finalmente vinta alle 7 del mattino”. (Clicca qui per continuare a leggere)

Comunicato e rassegna stampa sulla battaglia di Italia Nostra per salvare il Centro di Ricerca del Padule di Fucecchio

Fonte: Welfarenetwork.it

Appello di Italia Nostra per salvare Centro di Ricerca del Padule di Fucecchio
In  provincia di Pistoia, l’area umida interna più grande d’Italia

Italia Nostra chiede alla Regione Toscana un intervento urgente che scongiuri il rischio di chiusura del Centro di Ricerca del Padule di Fucecchio, in provincia di Pistoia, che con la sua attività ha svolto una costante opera di sensibilizzazione e valorizzazione delle ricchezze naturalistiche, della flora, della fauna, e della sua storia a livello nazionale e internazionale.
Com’è purtroppo emerso, il 2016 non è iniziato nel migliore dei modi per il Padule di Fucecchio: una grossa crisi, dovuta a vari fattori e ad alcune pesanti rinunce degli Enti di supporto ne stanno profilando un oscuro, triste destino.
Ricordiamo che il Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione del Padule di Fucecchio svolge, da oltre venti anni, un’importantissima attività attraverso conferenze, didattica per le scuole e concorsi. Il tutto è realizzato egregiamente da poche persone (2 soli dipendenti del Centro e alcuni volontari). Italia Nostra, altre associazioni ambientaliste oltre che alcune associazioni venatorie, hanno sempre sostenuto il Centro e le attività svolte attraverso una serie di collaborazioni, cosa che, la sezione Medio Valdarno Inferiore di Italia Nostra continuerà a fare. Ma recentemente è venuto a mancare l’indispensabile contributo della Provincia di Pistoia, oltre al ritiro della propria presenza di alcuni Comuni della Val di Nievole, complicando non poco la situazione economico-finanziaria del Centro: come si può immaginare un eventuale mancato intervento decisivo, primo fra tutti e di vitale importanza dovrebbe essere quello della Regione, porterebbe al termine delle attività lavorative dei tecnici e, di conseguenza, a un desolante scenario con la chiusura del Centro di Ricerca.
Si ricorda che il Padule di Fucecchio ha un’estensione di circa 1800 ettari, divisi fra Provincia di Pistoia e Provincia di Firenze; se pur ampiamente ridotto rispetto all’antico lago-padule che un tempo occupava gran parte della Valdinievole meridionale, rappresenta tuttora la più grande palude interna italiana e che il Centro di Ricerca è stato fino a oggi l’Ente preposto a prendersi cura di tale area, con risultati d’indiscussa eccellenza, con l’operato di persone capaci ed esperte del settore. Da evidenziare quindi come l’esperienza di gestione del Centro per la sua originalità: partecipazione, forte connotazione pubblica ed efficacia (attività di conservazione, educazione ambientale, promozione della cultura locale e molto altro) debba costituire un modello di riferimento per la Regione Toscana che si appresta ad assumere la gestione delle Riserve Naturali. L’auspicio è che tutte le associazioni assicurino il proprio sostegno, come hanno sempre fatto, ma dobbiamo ricordare che tutelare il Padule di Fucecchio, zona umida d’interesse internazionale, deve rappresentare una priorità della pubblica amministrazione e in primo luogo della Regione, che deve anche attuare i propri impegni programmatici, che prevedono l’ampliamento dell’area protetta (PAER 2013-2015).
Il nostro appello va a tutte le autorità: Comuni, Province e, soprattutto alla Regione Toscana: un aiuto ora è necessario, indispensabile, oggi più che mai.
Mariarita Signorini Presidente Italia Nostra Toscana

Fonte: StampToscana

Padule di Fucecchio, appello di Italia Nostra alla Regione

Firenze – Tempi grami per il Padule di Fucecchio, che sembra avviarsi, dice Italia Nostra in una nota, verso una grossa crisi, dovuta a vari fattori e ad alcune pesanti rinunce degli Enti di supporto,  che ne stanno profilando un oscuro, triste destino.
“Ricordiamo che il Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione del Padule di Fucecchio svolge, da oltre venti anni, un’importantissima attività attraverso conferenze, didattica per le scuole e concorsi – ricorda la nota dell’associazione ambientalista –  tutto è realizzato egregiamente da poche persone (2 soli dipendenti del Centro e alcuni volontari). Le associazioni ambientaliste Italia Nostra, Legambiente, WWF, oltre che alcune associazioni venatorie, hanno sempre sostenuto il Centro e le attività svolte attraverso una serie di collaborazioni, cosa che, senza alcun dubbio, la sezione Medio Valdarno Inferiore di Italia Nostra continuerà a fare”.
Una situazione economico finanziaria, quella del centro, che, come spiega la presidente di Italia Nostra Toscana Maria Rita Signorini, è stata fortemente complicata dalla sopraggiunta mancanza “dell’indispensabile contributo della Provincia di Pistoia, oltre al ritiro della propria presenza di alcuni Comuni della Val di Nievole. Come si può immaginare un eventuale mancato intervento decisivo, primo fra tutti e di vitale importanza dovrebbe essere quello della Regione, porterebbe al termine delle attività lavorative dei tecnici e, di conseguenza, a un desolante scenario con la chiusura del Centro di Ricerca”.
Il Padule di Fucecchio ha un’estensione di circa 1800 ettari, divisi fra Provincia di Pistoia e Provincia di Firenze; se pur ampiamente ridotto rispetto all’antico lago-padule che un tempo occupava gran parte della Valdinievole meridionale, rappresenta tuttora la più grande palude interna italiana. Il Centro di Ricerca è stato fino a oggi l’Ente preposto a prendersi cura di tale area, con risultati d’indiscussa eccellenza,  con l’operato di persone capaci ed esperte del settore. “Da evidenziare resta l’esperienza di gestione del Centro per la sua originalità – si legge nella nota diramata dalla presidente Signorini col Consiglio della sezione d’Italia Nostra Medio Valdarno Inferiore – partecipazione, forte connotazione pubblica ed efficacia (attività di conservazione, educazione ambientale, promozione della cultura locale e molto altro) debba costituire un modello di riferimento per la Regione Toscana che si appresta ad assumere la gestione delle Riserve Naturali. L’auspicio è che tutte le associazioni assicurino il proprio sostegno, come hanno sempre fatto, ma dobbiamo ricordare che tutelare il Padule di Fucecchio, zona umida d’interesse internazionale, deve rappresentare una priorità della pubblica amministrazione e in primo luogo della Regione, che deve anche attuare i propri impegni programmatici, che prevedono l’ampliamento dell’area protetta (PAER 2013-2015)”.
“Il nostro appello va a tutte le autorità – conclude la nota – Comuni, Province e, soprattutto la Regione Toscana: un aiuto ora è necessario, indispensabile, oggi più che mai.

Fonte: Il Giornale della Protezione Civile

Padule di Fucecchio, Italia Nostra: “No alla chiusura del Centro di Ricerca”
L’appello di Italia Nostra alla Regione Toscana affiché scongiuri la chiusura del centro di Ricerca del Padule di Fucecchio (PT), la più grande area umida interna italiana

“Un intervento urgente che scongiuri il rischio di chiusura del Centro di Ricerca del Padule di Fucecchio, in provincia di Pistoia, che con la sua attività ha svolto una costante opera di sensibilizzazione e valorizzazione delle ricchezze naturalistiche, della flora, della fauna, e della sua storia a livello nazionale e internazionale” è alla Regione Toscana l’associazione di protezione dei beni culturali e ambientali Italia Nostra.
“Il 2016 – scrive Italia Nostra – non è iniziato nel migliore dei modi per il Padule di Fucecchio : una grossa crisi, dovuta a vari fattori e ad alcune pesanti rinunce degli Enti di supporto ne stanno profilando un oscuro, triste destino”. “Il Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione del Padule di Fucecchio – ricorda l’associazione – svolge, da oltre venti anni, un’importantissima attività attraverso conferenze, didattica per le scuole e concorsi. Il tutto è realizzato egregiamente da poche persone (2 soli dipendenti del Centro e alcuni volontari). Italia Nostra, altre associazioni ambientaliste oltre che alcune associazioni venatorie, hanno sempre sostenuto il Centro e le attività svolte attraverso una serie di collaborazioni, cosa che, la sezione Medio Valdarno Inferiore di Italia Nostra continuerà a fare.
Ma recentemente è venuto a mancare l’indispensabile contributo della Provincia di Pistoia, oltre al ritiro della propria presenza di alcuni Comuni della Val di Nievole, complicando non poco la situazione economico-finanziaria del Centro: come si può immaginare un eventuale mancato intervento decisivo, primo fra tutti e di vitale importanza dovrebbe essere quello della Regione, porterebbe al termine delle attività lavorative dei tecnici e, di conseguenza, a un desolante scenario con la chiusura del Centro di Ricerca.
“Il Padule di Fucecchio – scrive Mariarita Signorini Presidente Italia Nostra Toscana – ha un’estensione di circa 1800 ettari, divisi fra Provincia di Pistoia e Provincia di Firenze; se pur ampiamente ridotto rispetto all’antico lago-padule che un tempo occupava gran parte della Valdinievole meridionale, rappresenta tuttora la più grande palude interna italiana e che il Centro di Ricerca è stato fino a oggi l’Ente preposto a prendersi cura di tale area, con risultati d’indiscussa eccellenza, con l’operato di persone capaci ed esperte del settore. Da evidenziare quindi come l’esperienza di gestione del Centro per la sua originalità: partecipazione, forte connotazione pubblica ed efficacia (attività di conservazione, educazione ambientale, promozione della cultura locale e molto altro) debba costituire un modello di riferimento per la Regione Toscana che si appresta ad assumere la gestione delle Riserve Naturali. L’auspicio è che tutte le associazioni assicurino il proprio sostegno, come hanno sempre fatto, ma dobbiamo ricordare che tutelare il Padule di Fucecchio, zona umida d’interesse internazionale, deve rappresentare una priorità della pubblica amministrazione e in primo luogo della Regione, che deve anche attuare i propri impegni programmatici, che prevedono l’ampliamento dell’area protetta (PAER 2013-2015). Il nostro appello va a tutte le autorità: Comuni, Province e, soprattutto alla Regione Toscana: un aiuto ora è necessario, indispensabile, oggi più che mai”.

Fonte: Controradio

Cliccate qui per ascoltate l’intervista di Domenico Guarino a Mariarita Signorini sulla crisi che ha investito il centro di ricerca del Padule di Fucecchio.

Fonte: Nove da Firenze

In difficoltà il Centro di Ricerca del Padule di Fucecchio
Allarme sul futuro dell’Oasi del WWF. Intanto il Sasso Fratino, la prima riserva naturale integrale italiana, è candidata “Sito patrimonio dell’umanità”

Il Padule di Fucecchio è un’area di inestimabile valore naturalistico e ambientale, ad oggi tutelata solo in una sua porzione minoritaria. E purtroppo anche la tutela di questa porzione è a rischio, perché la struttura che ne ha curato ad oggi la gestione, il Centro di Documentazione, Ricerca e Promozione del Padule,versa in severe difficoltà a seguito del venir meno del sostegno di parte delle Istituzioni. Il Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione del Padule di Fucecchio svolge, da oltre venti anni, un’importantissima attività attraverso conferenze, didattica per le scuole e concorsi. Il tutto è realizzato egregiamente da poche persone (2 soli dipendenti del Centro e alcuni volontari). Ma recentemente è venuto a mancare l’indispensabile contributo della Provincia di Pistoia, oltre al ritiro della propria presenza di alcuni Comuni della Val di Nievole, complicando non poco la situazione economico-finanziaria del Centro: come si può immaginare un eventuale mancato intervento decisivo, primo fra tutti e di vitale importanza dovrebbe essere quellodella Regione, porterebbe al termine delle attività lavorative dei tecnici e, di conseguenza, a un desolante scenario con la chiusura del Centro di Ricerca.
Di fronte a questo, il Comitato Oasi WWF dell’Area Fiorentina e il Comitato WWF Pistoia e Prato chiedono alle Istituzioni un concreto e urgente impegno per salvaguardare una importante esperienza di gestione di un’area protetta di particolare valore e complessità come il Padule, e per far sì che non si diminuisca ma anzi si aumenti in futuro la salvaguardia del Padule. Il WWF chiede a tutte le Istituzioni, dal livello locale al livello regionale, un concreto e urgente impegno per assicurare al Padule una adeguata tutela e nello stesso tempo una corretta ed efficace gestione, che è elemento di primaria importanza e ‘conditio sine qua non’ per la tutela stessa, un impegno che deve essere unitario e compartecipato da parte di tutti gli Enti territorialmente interessati e competenti, ai vari livelli, sul Padule.
Anche Italia Nostra chiede alla Regione Toscana un intervento urgente che scongiuri il rischio di chiusura del Centro di Ricerca del Padule di Fucecchio, in provincia di Pistoia, che con la sua attività ha svolto una costante opera di sensibilizzazione e valorizzazione delle ricchezze naturalistiche, della flora, della fauna, e della sua storia a livello nazionale e internazionale. Italia Nostra, altre associazioni ambientaliste oltre che alcune associazioni venatorie, hanno sempre sostenuto il Centro e le attività svolte attraverso una serie di collaborazioni, cosa che, la sezione Medio Valdarno Inferiore di Italia Nostra continuerà a fare.
Il Padule di Fucecchio ha un’estensione di circa 1800 ettari, divisi fra Provincia di Pistoia e Provincia di Firenze; se pur ampiamente ridotto rispetto all’antico lago-padule che un tempo occupava gran parte della Valdinievole meridionale, rappresenta tuttora la più grande palude interna italiana e che il Centro di Ricerca è stato fino a oggi l’Ente preposto a prendersi cura di tale area, con risultati d’indiscussa eccellenza, con l’operato di persone capaci ed esperte del settore. Com’è purtroppo emerso, il 2016 non è iniziato nel migliore dei modi per il Padule di Fucecchio: una grossa crisi, dovuta a vari fattori e ad alcune pesanti rinunce degli Enti di supporto ne stanno profilando un oscuro, triste destino.
L’Unesco, agenzia delle Nazioni Unite costituita nel 1945, identifica e mantiene una lista di siti patrimonio dell’umanità (World Heritage List), aree di eccezionale rilevanza dal punto di vista culturale o naturale. l’Italia, all’inizio del 2015, ha presentato una “tentative list” per candidare, insieme ad altri undici stati europei, le migliori faggete vetuste come patrimonio Unesco, in estensione del già riconosciuto “Sito seriale transnazionale” Primeval Beech Forests of the Carpathians and the Ancient Beech Forests of Germany. La proposta italiana comprenderà otto siti candidati ad essere riconosciuti come “patrimonio mondiale naturale”. Tra questi spicca la riserva naturale integrale di Sasso Fratino. Il termine old-growth forest, “foresta vetusta”, si collega alle battaglie negli anni ’70 del mondo ambientalista statunitense per impedire l’abbattimento di alcune maestose foreste e la conseguente distruzione di habitat di specie importanti. In Italia questa espressione è stata introdotta circa vent’anni dopo e denota un ambiente dove gli alberi nascono, crescono e invecchiano seguendo le leggi della natura e sono presenti grandi masse di materiale organico dovuto agli alberi morti.
“Sasso Fratino, la prima riserva integrale italiana, costituita nel 1959, è uno di questi luoghi dal valore inestimabile. Dopo un biennio di ricerche dendroecologiche che hanno visto la collaborazione del Parco nazionale, del Corpo forestale dello Stato e del dipartimento Dafne dell’Università della Tuscia, oggi sappiamo che in questo ambiente naturale i faggi possono superare i cinque secoli di età. Rappresentano quindi una sorta di ‘capsula del tempo’ della gioventù del Rinascimento, quella che annoverava tra le sue fila Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti. La candidatura è un’ulteriore opportunità di promozione a livello internazionale – per la loro conservazione e valorizzazione – delle nostre foreste”, spiega Luca Santini, presidente dell’ente di gestione dell’area protetta.
Il rinvenimento di faggi così vecchi, al limite della longevità per le latifoglie decidue (con la foglia che cade d’inverno), fa prepotentemente entrare Sasso Fratino nella classifica delle dieci foreste più antiche dell’emisfero nord. Per gli studiosi Sasso Fratino ha costituito un laboratorio naturale dove apprendere il funzionamento degli ecosistemi e sviluppare strategie per la conservazione della biodiversità. Il rinvenimento di alberi così vetusti qualifica quest’area anche per ricerche sulla biologia e l’ecologia dell’invecchiamento nel mondo vegetale. Si tratta di studi complessi non solo per l’arco temporale da indagare ma anche per le condizioni ambientali difficili in cui vivono questi esemplari. La ricerca in ambienti così estremi è una vera e propria sfida. La storia del rinvenimento di tali “patriarchi” è un esempio di collaborazione tra diverse professionalità, tutte estremamente motivate nella conservazione della natura. Oltre che per gli aspetti forestali queste aree sono rilevanti per alcune specie animali particolarmente rappresentative come il picchio nero (Dryocopus martius), il più grande d’Europa, simbolo delle Foreste casentinesi. Gli alberi selezionati per la sua nidificazione, non a caso, superano i 150 anni di età.

È morto Mario Guido Cusmano teorico della qualità urbana

Fonte: La Repubblica

È morto martedì all’età di 84 anni l’architetto Mario Guido Cusmano, uno dei maggiori teorici urbanisti italiani del secondo dopoguerra, specialista della “qualità urbana” e del rapporto tra paesaggio e territorio. Nato a Genova, dall’età di 25 anni dedicò la sua vita alla Facoltà di Architettura di Firenze dove fu assistente ordinario di Ludovico Quaroni, aiuto di Leonardo Ricci ed Edoardo Detti.
E dove insegnò per oltre cinquant’anni. Per due mandati fu preside della facoltà di Architettura e per oltre quindici anni direttore dei diversi istituti dl urbanistica. Fu anche tra i fondatori della facoltà di Architettura del Politecnico di Bari e diede il suo contributo a numerosi progetti di pianificazione urbanistica e territoriale. Medaglia d’oro del presidente della Repubblica per i Benemeriti della cultura, dell’arte e della scienza, autore di oltre trecento saggi e interventi, Cusmano ha rivestito anche cariche nell’Inu, a Italia Nostra, nell’Irpet ed era membro onorario dell’Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze.

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