Crisi dell’urbanistica e salvaguardia del territorio: dove va Bagno a Ripoli? (Incontro organizzato dal Circolo Legambiente di Bagno a Ripoli, Biblioteca Comunale, 14 settembre 2018, ore 16.30)

L’esempio poco edificante del Piano Attuativo della Rievocazione Storica di Grassina

03 GrassinaOSSbube-PIANI ATTUATIVI COMPARTO Rf 9-2

1 Prologo

Il documento QUADRO DI SINTESI SULL’URBANISTICA NELL’ULTIMO BIENNIO, datato 27/8/2018 e inviatomi da Beatrice Bensi, incentrato sull’avvio della revisione del Piano Strutturale di Bagno a Ripoli alla LR urbanistica n. 65/2014 (avvio deciso dalla Giunta Comunale con delibera n. 51 dell’8.6.2017), Piano vigente che “è il frutto di un faticoso lavoro di revisione di previsioni precedenti che avevano un notevole impatto su zone di pregio ambientale e paesaggistico”, ha il merito di porre sul tappeto un problema di grande importanza che suscita anche tanta preoccupazione, nonostante le tante leggi belle (Convenzione Europea del Paesaggio, Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, Legge Urbanistica regionale 65/2014 e Piano di Indirizzo Territoriale con valenza di Piano Paesaggistico Regionale-PIT/PPR) che, sulla carta, dovrebbero tranquillizzare anche i più ipersensibili tra gli ambientalisti e i cittadini consapevoli dell’importanza vitale di salvaguardare il nostro patrimonio ambientale-paesistico-culturale.

Intanto, fino ad oggi, il Consiglio Comunale non è stato coinvolto, così come non sono state coinvolte le associazioni di tutela, e circolano notizie assai generiche e incerte sugli obiettivi che la Giunta intende raggiungere: però quando si legge, circa gli “obiettivi primari”, che occorra “ripensare l’intorno dei centri abitati”, avverto subito un cerchio pesante alla testa e un inconfondibile puzzo di zolfo…

Tanto più che il responsabile dell’Urbanistica si è preoccupato di chiarire ai portatori di interessi “che non ci potrà essere ‘consumo zero’ e che gli attuali perimetri dei centri abitati – scrive Beatrice Bensi – potrebbero essere modificati”, anche in una fase di grave crisi economica e di mercato immobiliare fermo, quale quella che stiamo attraversando da circa un decennio, e quindi al di fuori di un reale fabbisogno abitativo della cittadinanza di Bagno a Ripoli.

  1. Le pesanti preoccupazioni per gli esiti del processo che si è avviato sono del tutto giustificate da quello che sta accadendo in tante realtà locali toscane e da quanto di recente è avvenuto proprio a Bagno a Ripoli, relativamente ai Piani Attuativi della Rievocazione Storica e di Grassina Molinuzzo, due aree contigue della collina di Grassina subito fuori del perimetro urbano. Piani che hanno avuto un esito imprevedibile e per certi aspetti eversivo, che lascia sconvolto – nel merito e nel metodo – il cittadino rispettoso del patrimonio e delle normative di tutela, che legge in successione gli atti.

Mi spiego, cercando di mettere a fuoco i dettagli significativi riguardanti il risultato scandaloso relativo alla Rievocazione Storica.

Nella prima conferenza dei servizi del 4 dicembre 2017 (tenutasi ai sensi dell’art. 23 del PIT-PPR che riguarda i piani attuativi non ancora approvati ma previsti dai piani strutturali), il funzionario di zona della Soprintendenza, arch. Emanuele Masiello, si pronuncia ritenendo le diversificate previsioni del Comparto non in contrasto con la scheda di vincolo paesaggistico, solo alle condizioni “che non siano realizzate le due palazzine residenziali (di quattro piani [compresi garages interrati e mansarde] per numero otto appartamenti per complessivi mq 650 di SUL), le quali non appaiono conformi al disposto della Prescrizione 3.c.4, prima lineetta, riferita all’Obiettivo 3.a.2 del PIT-PPR, nel quale si stabilisce che gli interventi rappresentino progetti di integrazione paesaggistica. Le predette due palazzine residenziali arrecherebbero peraltro una grave ‘vulnus’ al mantenimento della integrità antropica e percettiva dell’ambito incluso entro l’area tutelata dal DM 14/2007”, dato che la scheda definisce l’area come “esempio irripetibile di eccezionale interesse paesistico ambientale, dove la profonda fusione fra natura, architettura e territorio va preservata rispettandone anche le prospettive e le vedute d’insieme”. Ancora: “Le predette due palazzine residenziali contrastano altresì con la fondamentale invariante strutturale del PIT-PPR che pone, quale obiettivo primario, la riduzione del consumo di suolo. Ai fini del superamento di tali ragioni ostative, potranno essere prese in considerazione soluzioni che prevedano la drastica riduzione delle cubature edilizie e la attenuazione degli impatti visivi”.

  1. Tale evidentemente inatteso risultato della conferenza spinge il Comune a stendere – per mano dell’arch. Antonino Gandolfo – una Nota esplicativa al verbale della conferenza dei servizi del 4/12/2017, “al fine di chiarire gli effetti amministrativi delle argomentazioni sottoscritte dal funzionario delegato dalla Soprintendenza”.

Si resta allibiti per i contenuti della Nota, per cui si afferma con totale sicurezza che il “parere espresso dal funzionario della Soprintendenza” appare “sicuramente ‘qualificato’ quanto ‘contraddittorio’ nella sostanza”: e ciò, perché, “la Soprintendenza afferma che le previsioni del Comparto Rievocazione Storica non sono in contrasto con la specifica disciplina dei beni paesaggistici a condizione che non si realizzi l’intervento relativo alle due palazzine”. Pretestuoso è il tentativo dell’arch. Gandolfo di giustificazione della pretesa contraddizione del parere della Soprintendenza, allorché si scrive che “tale asserzione … appare quanto meno sindacabile, laddove ammette il parco ma non gli edifici residenziali, nonché paradossale, visto che il piano attuativo si rende necessario per la costruzione degli edifici e non certo per la realizzazione del parco”.

In sostanza, per l’arch. Gandolfo e per il Comune di Bagno a Ripoli, nelle aree esterne ai centri abitati e paesaggisticamente vincolate tutto si può costruire e questo lo decide il Comune con il suo strumento urbanistico approvato, checché ne pensi la Soprintendenza.

Basti leggere la critica demolitrice dell’arch. Gandolfo alla motivazione negativa dell’arch. Masiello alle due palazzine: che le due palazzine possano arrecare grave danno al mantenimento dell’integrità antropica e percettiva è da ritenere asserzione “in palese carenza di motivazione” che non fa riferimento “alle prescrizioni della scheda”; e non è vero che le due palazzine contrastino con il PIT-PPR riguardo all’obiettivo primario della riduzione del consumo di suolo, perché “questo principio” può anche ritrovarsi “in qualche frase delle migliaia di pagine dedicate dal PIT-PPR alla terza invariante” [Il carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi urbani e infrastrutturali], ma “non può certo essere assunto, senza un’adeguata declinazione [NON SI SPIEGA PERO’ QUALE!], come motivazione diretta ad impedire l’attuazione di un provvedimento conforme allo strumento urbanistico approvato”.

Insomma, al di là di quello che pensano, dicono e scrivono le associazioni ambientaliste e gli spiriti eletti, l’argomento del consumo di suolo è da intendere come affermazione di principio, da trattare in dotte conversazioni di anime belle, non certamente tra gli addetti ai lavori che impiegano seriamente il loro tempo prezioso in faticose conferenze dei servizi; di conseguenza, qualsiasi previsione urbanistica comunale deve essere attuata sempre e comunque, anche in aree di pregio paesaggistico tutelate dalla legge nazionale.

Se le cose stanno veramente come si sostiene nella Nota dell’arch. Gandolfo, c’è davvero da preoccuparsi e da rimboccarsi le maniche, anche se tutto viene qui riferito ai casi vecchi – ovvero dei piani non uniformati alle nuove normative – previsti dall’art. 23 del PIT-PPR, per i quali si vincola e si limita l’esercizio del potere discrezionale sui beni paesaggistici da parte del MIBACT “alla verifica del rispetto delle precisazioni della specifica disciplina dei beni paesaggistici intendendo per specifica disciplina [ESCLUSIVAMENTE] la scheda di vincolo”.

Quindi, secondo questa interpretazione, occorre attenersi alle prescrizioni della scheda. Se la scheda non prescrive esplicito divieto di nuove edificazioni e di consumo di suolo – come a quanto so nessuna scheda relativa ad aree e paesaggi extraurbani arriva a prescrivere – bene, anzi male, allora quello che è previsto nei piani urbanistici approvati deve essere realizzato, senza intralci e opposizioni di Soprintendenza e di MIBACT!

4 Epilogo

Nonostante le risultanze della conferenza del 4 dicembre 2017, nonostante le osservazioni critiche ai Piani Attuativi (prevedenti anche alternative ragionevoli) avanzate dal Comitato per Bubè, da Italia Nostra e da altre associazioni di tutela, nonostante la Convenzione Europea del Paesaggio e il decreto legislativo sui Beni Culturali e il Paesaggio, nonostante la legge urbanistica regionale del 2014 e il PIT-PPR del 2015, il Comune di Bagno a Ripoli ha richiesto una nuova conferenza dei servizi sulla Rievocazione Storica e sul Molinuzzo, “come supplemento istruttorio … al fine di assicurare il rispetto delle specifiche disposizioni di dettaglio in merito alle scelte architettoniche dei fabbricati e degli spazi aperti, sia d’interesse pubblico che privato, con indicazioni relative ai materiali di finitura e alle scelte delle specie vegetazionali da impiegarsi nella realizzazione delle opere. Per quanto riguarda le previsioni legate ai fabbricati residenziali, dai progetti dei due lotti a sud del Comparto Rievocazione Storica è stato eliminato il piano sotto tetto, come è evidenziato nelle NTA e negli elaborati grafici, mentre nel progetto relativo a Molinuzzo sono stati spostati i parcheggi privati esterni, portandoli nel lato ovest della viabilità e schermandoli verso valle con alberature”.

Dopo un incontro preliminare, la conferenza si è poi tenuta il 1° agosto di quest’anno, con la partecipazione –, in rappresentanza della Soprintendenza –, anziché del funzionario di zona, dello stesso Soprintendente dott. Andrea Pessina.

Il carattere eversivo, nel merito e nel metodo, emerge dal risultato della conferenza medesima, che a me appare semplicemente sconvolgente e inaccettabile. Il lavoro e il giudizio motivato dell’arch. Masiello sono stati sconfessati: il parere sostanzialmente negativo del 4 dicembre è stato piegato alle pressioni politiche e modificato in modo sostanziale in favore delle richieste del Comune senza che siano emerse e addotte nuove risultanze istruttorie. In altri termini, il lettore deve purtroppo sottolineare l’acquiescenza dell’Organo di Tutela con il dott. Pessina che approva la previsione della costruzione delle due palazzine residenziali, prescrivendone una modestissima riduzione di altezza e di volumi, ossia l’eliminazione della mansarda, con “ulteriore congruo affinamento” dei “materiali di finitura  dei fabbricati”.

 

Leonardo Rombai – Italia Nostra Firenze

Firenze, 12 settembre 2018

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