Il castello di Castiglioni adottato dagli allievi dell’Istituto Leonardo da Vinci di Firenze

Gli allievi dell’Istituto di Istruzione Superiore Leonardo da Vinci di Firenze adottano un castello in rovina: Castiglioni, video-documentario con proposte di recupero di un gioiello medievale e rinascimentale

Il progetto didattico Gli allievi dell’Istituto di Istruzione superiore “Leonardo da Vinci” adottano un castello in rovina, che ha partecipato al concorso di Italia Nostra “Le pietre e i cittadini”, non è solo una denuncia per il degrado del manufatto architettonico ubicato sulle colline fiorentine che soprastano Careggi: gli studenti della Seconda Fotografi Multimediali hanno sì documentato con video e foto lo stato di abbandono, ma insieme hanno anche avanzato condivisibili proposte per il recupero del monumento.

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Il castello di Castiglioni, di fondazione longobarda, fu trasformato poi in villa rinascimentale dalla famiglia Catellini, citata da Dante tra le casate illustri della Fiorenza antica (Cacciaguida, Canto XVI del Paradiso). Patroni della pieve romanica di Cercina, dominata dal castello, i Catellini hanno lasciato tracce della loro presenza anche in città: ad esempio, alle spalle di piazza della Repubblica, mura e arco trecenteschi in pietra forte del lato nord del Palazzo Catellini sopravvivono allo sventramento dell’antico centro storico di fine ‘800. Con la storia del maniero collinare, poi villa rinascimentale con annesso giardino formale, si intrecciano, fra le altre, le presenze dell’arcivescovo Antonino Pierozzi e di papa Leone X, e il coinvolgimento nell’assedio di Firenze del 1529-30 da parte delle truppe di Carlo V, testimoniato da un grande affresco, oramai quasi illeggibile, sulla parete di una delle sale di Castiglioni.

Le vicende recenti del castello-villa restituiscono però un quadro desolante di degrado e saccheggio. A dispetto della qualità storico-architettonica del manufatto, dell’affaccio panoramico sulla vallata ai piedi della quale giace la città del giglio, del contesto virtualmente protetto del Parco territoriale di Monte Morello in cui si localizza, del monumento rimane poco più che un gigantesco scheletro cadente: tetti che crollano, pareti che cedono, memorie che si cancellano. Uno scacco alla cultura, all’arte, alla storia!

Per questo l’attività didattica è stata orientata all’elaborazione di accorte proposte di recupero che tengono conto delle esigenze della comunità locale, oltre che delle caratteristiche storico-architettoniche del luogo. Nel video i ragazzi le hanno raccolte e, filtrandole attraverso la propria sensibilità e immaginazione, le hanno tradotte in scenari percorribili sottoposti all’attenzione delle autorità competenti. Nell‘esperienza di studio e recupero, l’intento è stato quello di dare risposte positive ai sentimenti di frustrazione e impotenza derivanti dall’insuccesso dei tentativi precedenti, dalla rassegnazione, dai comportamenti rinunciatari e dalla deresponsabilizzazione. Si è voluto invece restituire ai beni culturali e all’ambiente dignità affettiva, e far diventare i ragazzi soggetti di una “adozione” che fa vivere i valori e le potenzialità del territorio, che ne assapora la ricchezza e ne riprogetta i tratti degradati, che comunica i risultati raggiunti, che monitora le conseguenze delle proprie attività: studiare osservando e approfondendo, camminando e discutendo, documentando e comunicando. Non più solo simulazioni, ma veri e propri compiti di realtà, che si confrontano giorno per giorno con gli ostacoli, ma anche con le risorse della società civile.

Il video, accompagnato da una lettera, dove gli studenti chiedono di attivare azioni di recupero condivise da pubblico e privato, è stato inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, alla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, al Sindaco del Comune di Sesto Fiorentino, alla Soprintendenza all’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Firenze e le Province di Pistoia e Prato, ai deputati e senatori eletti in Toscana, con la speranza di un positivo riscontro. Per adesso, all’appello ha risposto – insieme con Italia Nostra – il deputato Alfonso Bonafede che ha partecipato alla conferenza stampa (organizzata presso il Caffè Storico Letterario Giubbe Rosse di Firenze lo scorso 11 dicembre) e si è attivato per una interrogazione parlamentare. In tale occasione, al deputato è stato anche consegnato un elenco di altri beni paesaggistico-culturali dell’area fiorentina che, come Castiglioni, versano in condizioni precarie: le Gualchiere di Remole, le Cascine di Tavola, Badia a Settimo.

 

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