ESPOSTO CON CARATTERE DI ESTREMA URGENZA PER RICHIESTA DI VERIFICA REGOLARITA’ DEL TAGLIO DI ALBERI IN CORSO NEL COMUNE DI CASTELFRANCO DI SOPRA (PROV. AREZZO), IN AREA BOSCATA RICADENTE NELLA PROPRIETA’ DELLA FATTORIA DEI RENACCI.

In data odierna durante una escursione mattutina in cerca di asparagi, incuriosito dal rumore di macchina operatrice nel bosco pur essendo domenica, mi sono addentrato dalla via degli Urbini (strada sul lato est del fiume Arno che da Figline/Montalpero dirige verso San Giovanni Valdarno) per una strada sterrata a fianco di un casale abbandonato (Google maps 43.607781  11.503623). Dopo alcune decine di metri mi sono accorto di un taglio boschivo osservando piante abbattute di grandi dimensioni e a causa del cartello esposto, di cui si allega foto, che riporta tra l’altro: comune di Castelfranco P. di Sco, ufficio competente Unione dei Comuni Pratomagno, autorizzazione 1667.6.9 del 12.03.2019, proprietà fattoria di Renacci, richiedente Biomass Trading srl, lavori di TAGLIO BOSCO CEDUO SEMPLICE, direttore lavori dott. Francesco Bartolini, impresa esecutrice Mango srl, ecc.

Sono rimasto allibito, e in prospettiva preoccupato, nell’osservare la grande massa di legno già tagliato (visibile nelle foto allegate) costituito per molta parte di piante di rilevanti dimensioni (es. farnie, Quercus robur) e nel constatare che molte delle piante ancora in piedi, analogamente di grandi dimensioni, vanno a costituire l’essenza e l’identità di quel soprassuolo boschivo che credo, salvo errori in buona fede, debba definirsi probabilmente FUSTAIA (o fustaia disetanea, cioè con piante di età diversa) e non ceduo.

Da Wikipedia: I boschi sfruttati dall’uomo possono essere distinti in cedui e fustaie:

  • ceduoè un bosco tagliato periodicamente (di solito ogni 10/30 anni), che a seguito del taglio si rigenera grazie all’emissione di polloni, cioè di ricacci dalla ceppaia. Il bosco perciò si rigenera prevalentemente per via vegetativa o agamica;
  • fustaia(o “bosco d’alto fusto”) è un bosco che è tagliato ad intervalli di almeno 40/100 anni e in modo tale che, dopo il taglio, il bosco stesso si rinnovi attraverso la nascita di nuove piantine (plantule), nate dai semi degli alberi preesistenti o lasciati dopo il taglio (“alberi portasemi” o “riserve”). Il bosco perciò si rigenera soprattutto per via sessuata o gamica.

 

Per ceduo semplice si intende, andando a leggere le definizioni tecniche, il taglio di tutti i polloni a raso una volta che sono maturi: quindi mi sono chiesto perché si tagli l’alto fusto.

Trattasi della presenza nell’area, quindi, di molti alberi secolari (come si evince facilmente anche dalle fotografie delle piante in piedi e da quelle abbattute), dal grande valore paesaggistico, ecologico e biologico. Le cui funzioni diversificate sono fondamentali per la protezione del suolo, delle falde idriche, per l’accumulo e immagazzinamento di carbonio sottratto all’atmosfera, eccetera, in un periodo storico che vuole la massima difesa degli ecosistemi boschivi e forestali per contenere i mutamenti climatici e per assolvere a tutte le altre funzioni naturalistiche, ecologiche, sociali, localmente e non solo.

Le piante di alto fusto tagliate sono di farnia, una specie di quercia ormai abbastanza rara nel Valdarno. Il bosco di Renacci, oggetto anche di numerosi studi vegetazionali, rappresenta un bosco relitto dell’antica vegetazione che ricopriva tutto il fondovalle del Valdarno (come indicato da esperti anche nel convegno sul paesaggio svoltosi a Figline Valdarno presso il circolo Fanin in data sabato 13.04.19) e che è stata quasi totalmente distrutta nei secoli per far posto a aree agricole e insediamenti urbani. Per questo motivo il bosco di Renacci rappresenta una vera particolarità e le farnie dovrebbero essere tutelate anche a livello di autorizzazioni da parte dell’Unione Comuni del Pratomagno che opera su delega della Regione Toscana.

E’ infine incomprensibile che, in un’epoca nella quale da ogni parte si evidenzia il ruolo fondamentale del bosco evoluto per combattere il cambiamento climatico globale, si vadano proprio a eliminare e modificare bruscamente queste aree forestali, abbattendo piante di probabile età intorno ai 100 anni e forse anche più vecchie. Infine, se non erro, il regolamento forestale regionale limita i casi di ceduo semplice (ad esempio per i boschi di robinia) e questo non appare certo uno di questi casi.

Il sottoscritto, non essendo comunque competente di settore chiede pertanto, mosso esclusivamente da buona fede e onesto sentimento e consapevolezza di necessaria tutela dell’ecosistema boschivo, che si verifichi da parte di personale istituzionale esperto, con estrema urgenza, la legittimità dell’intervento di taglio in corso.

 

Leonardo Mastragostino 14.04.2019

 

 

 

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