PROGETTO DI CAVA LOCALITA’ VIGNOLI COMUNE DI CAPOLONA (AR) – OSSERVAZIONI

In relazione al progetto di apertura di una cava per estrazione di inerti naturali in località “Vignoli” nel Comune di Capolona, al confine con il comune di Arezzo, si sottolineano le seguenti incongruenze:

  • Per quanto riguarda l’aspetto paesaggistico, nei documenti:
  • Accordo di pianificazione ai sensi degli artt. 41, 42, 43 della L.R.T. n. 65 del 10.11.2014 per la variante al piano strutturale, al regolamento urbanistico / piano operativo ed al piano comunale di classificazione acustica del comune di Capolona e variante al P.A.E.R.P. della Provincia di Arezzo, per l’inserimento di area estrattiva in loc. Vignoli – documento preliminare di VAS ai sensi dell’art. 23 della L.R.T. n. 10/2010 e ss.mm.ii. (di seguito citato come Accordo di pianificazione)
  • Richiesta di inserimento nel Piano Regionale Cave della Toscana del 25.10.2018
  • Risposta all’interrogazione a carattere urgente del 05.04.2019

il relatore sostiene che “l’area risulta fortemente antropizzata a seguito delle azioni messe in atto nei periodi passati per l’ottenimento di terreno coltivabile”, e poi aggiunge “ad oggi utilizzato come seminativo” e cita inoltre “… la morfologia dei luoghi a dolci colline…”.

Queste asserzioni risultano contraddittorie e incongruenti, poiché l’area non risulta assolutamente antropizzata e, anzi, mostra al presente, come nel passato, il tipico carattere di paesaggio agrario con vocazione alle colture tradizionali, per lo più a seminativo ma anche ad alberature (poiché anche nella conduzione mezzadrile, per la natura pedologica del suolo, erano presenti seminativi – cfr. Catasto Leopoldino).

Tale vocazione agricolo-rurale è messa in risalto anche dal Nucleo di valutazione ambientale del Comune di Arezzo nella seduta del 21.03.2019: “l’attività proposta risulta fortemente impattante in quanto l’intervento si inserisce in un contesto ambientale di pregio e caratterizzato da attività agricole e agrituristiche che si avvalgono di tale contesto ambientale per la loro promozione per cui tali attività sarebbero fortemente penalizzate”.

Anche il parere dato dalla Provincia di Arezzo, in relazione ai contenuti del P.T.C.P. della Provincia di Arezzo, sottolinea quanto segue: “l’area oggetto di intervento risulta compresa all’interno delle seguenti Invarianti Strutturali:

  • dalla Carta delle Disciplina Urbanistica Territoriale con Valenza Paesistica l’area è interessata dalla presenza dei tratti stradali di interesse paesistico rilevante – strada comunale Piano di Cincelli (art. 25 norme P.T.C.P.); l’intervento si pone nelle immediate vicinanze con l’area di tutela paesaggistica degli aggregati di Cincelli, Cafaggio, Pieve San Giovanni, Meliciano;
  • dalla Carta dei Tipi e Varianti del paesaggio agrario e delle zone agronomiche, l’area ricade in “Zona 3D – Pianure – Sistema dei piani di Cafaggio e Meliciano (art. 22 norme P.T.C.P.);
  • dalla Carta dell’Uso del Suolo Forestale l’area presenta formazioni riparie;
  • dalla Carta dei quadri ambientali, dell’uso del suolo e della tessitura agraria l’area è interessata in parte da coltura tradizionale mista a maglia fitta ed in parte da coltura mista a maglia rada (art. 23 norme P.T.C.P.);
  • dalla Carta dei Vincoli Sovraordinati l’area in prossimità del Fosso del Santo ricade parzialmente in area boscata (laddove invece l’Accordo di pianificazione dichiara “modeste porzioni con presenza di vegetazione … occupate da un soprassuolo di invasione, caotico, di tipo arbustivo, privo di alcun valore paesaggistico e ambientale”).

In sostanza il P.T.C.P. approvato con D.G.P. n. 72 del 16.05.2000 riconosce nell’area in oggetto tutele di salvaguardia dei valori paesistici ed ambientali in particolare”: tipi e varianti del paesaggio agrario e delle zone agronomiche, la tessitura agraria, i tratti stradali di interesse paesistico eccezionale o rilevante. Nel parere della Provincia di Arezzo si sottolinea anche che “sono presenti vari recettori sensibili di interesse paesistico che potrebbero essere interessati dalla ricaduta della nuova cava all’interno del cono di visibilità, in particolare strutture turistico-ricettive”. Quindi la valutazione conclusiva è che “l’area non è idonea all’attività estrattiva per la presenza di invarianti strutturali del PTCP incompatibili con l’attività estrattiva”.

Anche stando alla disciplina del PIT, che recita “Ai fini della verifica di compatibilità con i valori (statutari/patrimoniali) espressi dal territorio riconosciuti dalle elaborazione del Piano, le nuove attività estrattive e le varianti di carattere sostanziale ai fini paesaggistici delle attività estrattive esistenti sono sottoposte a valutazione paesaggistica” (art. 19.1) e “L’apertura di nuove cave e la riattivazione di cave dismesse non devono interferire in modo significativo con a) SIC, SIR, ZPS fatte salve specifiche disposizioni di cui alle norme nazionali; b) emergenze geomorfologiche, geositi puntuali e lineari e sorgenti; c) siti storici di escavazione e beni di rilevante testimonianza storica e culturale” (Art 19.5), si ritiene non percorribile il progetto di apertura di area estrattiva, tanto più che l’area è finitima alla riserva naturale di Ponte a Buriano – Penna (http://www.parks.it/riserva.ponte.buriano.penna/).

Va sottolineato che la variante al piano regolatore è datata 21.01.2019, quindi posteriore al PIT

che è in vigore dal 27 marzo 2015.

Per quanto riguarda il patrimonio storico-archeologico, l’Accordo di pianificazione dichiara che

“l’area non risulta individuata tra le zone di interesse archeologico tutelate ai sensi dell’art.142 comma 1, lettera m del D.lgs. n. 42/2004 e non risultano presenti, beni archeologici, evidenze archeologiche o beni culturali”. Tuttavia, la letteratura evidenzia che il territorio limitrofo all’area interessata dalla proposta di scavo è ricco di tracce storiche e risultano particolarmente rilevanti le testimonianze archeologiche. Questa porzione di territorio costituisce un paleoterrazzo dell’Arno, le cosiddette piagge, e vi sono attestati depositi di materiali litici databili tra 120.000 e 60.000 anni fa (paleolitico inferiore e medio – in vocabolo Cafaggio, Podere Molinuzzo, San Vincenzo, Podere La Grillaia), materiali dell’età del rame (4000-2000 a.C. – in vocabolo Vico e Badia di Capolona). Il territorio circostante è ricchissimo anche di testimonianze etrusche e romane: l’epoca etrusca è documentata in vocabolo Scampata (ansa di vaso in bronzo), a Venere (resti di tempio, mura megalitiche, tombe), presso il Canale della Chiana – Ponte a Buriano (bronzetto etrusco di atleta, oggi a Parigi, Biblioteca Nazionale). In epoca romana la zona era strategica per la viabilità regionale e dunque sono numerose e rilevanti le emergenze (alcune finitime all’area oggetto di intervento): resti di fabbriche di ceramica sigillata aretina, tra gli altri di Marco Perennio (Casa Rossa, Cincelli, Ponte a Buriano), villa romana (Cincelli), tempietto e tombe (Ponte a Buriano, Quarata, Busseto – tomba monumentale), resti del tracciato della strada romana da Cincelli verso Pieve San Giovanni e altro tracciato in destra d’Arno su itinerari etruschi, toponomastica romana (Sulpiciano, Meliciano, Buriano). Per l’epoca altomedievale sono documentati un sistema di castelli difensivi (Pieve San Giovanni, Castelluccio, Sassello, Campoleone) e toponimi longobardi (Cafaggio, Cafaggiolo) collegati inizialmente alla presenza del limes tra popoli germanici e bizantini. E, ancora, le formazioni geomorfologiche dell’area furono oggetto di attenzione da parte di Leonardo che le raffigurò nel paesaggio di sfondo della Gioconda. Infine, a partire dall’età medievale, sull’Arno presso Ponte a Buriano, si svilupparono opifici andanti ad acqua (bibliografia: Arezzo nell’Antichità 2008; L. Rombai, R. Stopani, Il Casentino. Territorio storia viaggi; Edizione archeologica della Carta d’Italia F. Rittatore F. Carpanelli; S. Grifoni, Lungo l’Arno; C. Starnazzi, Leonardo e la terra di Arezzo – Storie miti personaggi).

L’Accordo di pianificazione dichiara inoltre che “è stato condotto uno studio mirato alla valutazione degli aspetti di natura archeologica-paleontologica” con “preliminare raccolta ed analisi della documentazione archeologica e paleontologica… sono ricercati i quattro tipi di anomalie che hanno il maggior numero di riscontri nel settore archeologico: soil, shadow, microrelief e crop marks, che consentono di individuare variazioni nella copertura, umidità, nel rilievo e nello stato della vegetazione presente nell’area”, e conclude che vi è “assenza di informazioni di presenze archeologiche note”. Ma si sottolinea che, per la raccolta di dati e l’analisi risulta mancante qualsivoglia documentazione a riprova di quanto asserito redatta da uno esperto in ricognizioni archeologiche di superficie e da un esperto di fotointerpretazione aerea.

Per quanto attiene l’aspetto idrogeologico, nell’Accordo di pianificazione, al punto 44.1.2, si fa riferimento alla presenza di vincolo idrogeologico.

Per quanto riguarda il transito dei pesanti mezzi di trasporto del materiale in uscita dall’area estrattiva, l’Accordo di pianificazione recita: “gli stessi si dirigeranno per la maggior parte in direzione Valdarno, ove sono ubicati gli impianti di trattamento utilizzati”; tuttavia il Nucleo di valutazione ambientale del Comune di Arezzo nella seduta del 21.03.2019 rileva che la comunale di Cincelli non può sopportare (per dimensioni e struttura) carichi simili connessi all’attività estrattiva.

Inoltre, si rileva che la Delibera della Giunta comunale di Castiglion Fibocchi, in data 20.03.2019, ha dichiarato inammissibile l’aumento di transito nella viabilità comunale per le seguenti criticità: danni al manto stradale, disagi alla viabilità ordinario, sicurezza stradale, inquinamento acustico e da polveri sottili, impatto negativo sull’economia locale (presenza di cicloturisti). Inoltre si fa presente che non vi è altra viabilità adeguata al passaggio di tali e tanti mezzi di trasporto, essendo questa arteria stretta e caratterizzata da curve; a ciò si aggiunge che, in località Castelluccio, il ponte sull’Arno (alternativo a quello di Ponte a Buriano, già precluso al traffico pesante) sopporta tutto il traffico durante le chiusure (previste anche in futuro) di quello di Ponte a Buriano  e da tempo necessita di verifica strutturale (http://www.arezzonotizie.it/video/ponte-castelluccio.html).

L’Accordo di pianificazione dichiara che “l’apporto del flusso veicolare sulla viabilità pubblica sarà di modesta entità e contenuto al periodo di coltivazione”, ma sia il Nucleo di valutazione ambientale del Comune di Arezzo che la Delibera della Giunta comunale di Castiglion Fibocchi, in data 20.03.2019, evidenziano la mancanza di analisi tecniche approfondite sugli effetti; e anche nel parere della Provincia di Arezzo si sottolinea “che l’attività estrattiva potrebbe determinare impatti significativi ed interferenze sulla viabilità esistente”.

Si rileva inoltre che lo stesso Accordo di pianificazione dichiara di spostare la classificazione acustica dalla classe 3° alla classe 4°.

Per quanto riguarda gli aspetti economici, nella Richiesta di inserimento nel Piano Regionale Cave della Toscana del 25.10.2018 si fa riferimento agli aspetti della continuità lavorativa all’interno della ditta Cocci S.r.l., ma vi è da sottolineare che numerose attività di tipo turistico-ricettivo sono già operanti da decenni nella zona (una si troverebbe proprio davanti all’area di cava!) e hanno già fatto numerosi investimenti, e pertanto anch’esse hanno bisogno di certezze in merito alla loro continuità lavorativa.

Tanto più, perché l’approvvigionamento di materiali inerti non ha carattere di urgenza non essendo giustificato dal fabbisogno di qualsivoglia opera di interesse pubblico urgente in ambito locale; e perché la previsione di escavazione è legata ad un vecchio piano del quale la Regione Toscana sta valutando l’eventuale obsolescenza (anche perché l’area non è presente nel piano cave provinciale).

Infine va sottolineata la mancanza di motivazione – in base ad interessi generali – dell’asserzione contenuta nell’Accordo di pianificazione: “i tempi previsti per l’approvazione del Piano Regionale Cave (P.R.C.) che la Regione Toscana sta predisponendo, e per le successive varianti agli strumenti urbanistici comunali (Piano Strutturale e Piano Operativo) di adeguamento al P.R.C., da effettuarsi con le articolate procedure dettate dagli artt. 10 e 11, LRT n. 35/2015, non risultano compatibili con le esigenze di approvvigionamento della società Inerti Cocci S.r.l.”. Siamo qui in presenza di una giustificazione del tutto inopportuna, trattandosi di un progetto di interesse privato e speculativo ai danni dei beni comuni.

Per quanto riguarda l’aspetto ambientale, si ritiene poi che l’inserimento dell’area di cava non

contribuisca assolutamente ad “implementare la possibilità di utilizzo delle risorse del territorio comunale”, né all’“ottimizzazione delle risorse, naturali ed economiche, disponibili nel quadro del raggiungimento di un maggior grado di sostenibilità per le imprese e il territorio”. Più realmente, l’attività di cava prevista si configura come consumo di suolo; che non rappresenta un “sostegno della capacità produttiva delle attività del territorio” e non può in nessun modo fare da “supporto alle esigenze espresse da realtà produttive del territorio”, poiché il territorio ha una vocazione agricola, agrituristica e turistico-ricettiva. Anche la evocata “riduzione del tasso di dispersione dell’attività estrattiva al fine di evitare processi di frammentazione con conseguente inopportuna proliferazione di impianti di lavorazione” sarebbe proprio contraddetta dall’apertura dell’area estrattiva.

Inoltre, nell’Accordo di pianificazione si dice: “L’attuazione della previsione estrattiva, temporanea e limitata, una volta effettuati i ripristini geomorfologici, non avrà nessun impatto sul territorio, anzi, la riqualificazione porterà ad un miglioramento delle superfici agronomiche …”. Ma la previsione di scavare ben 7 ettari, con l’asportazione di circa 500.000 metri cubi di terra, rappresentano numeri enormi che contraddicono di per sé l’affermazione suddetta!

CONCLUSIONI

Tutto ciò premesso, si richiede di respingere la richiesta in oggetto.

Il dato di partenza è che l’attività di cava proposta modificherebbe irreversibilmente una zona ad elevata sensibilità paesaggistica, con particolare vocazione alle attività economiche di tipo agricolo, agrituristico e turistico-ricettivo, che da questo paesaggio dipendono intimamente; una zona che mostra peraltro alta sensibilità anche dal punto di vista ambientale (impatto degli inquinanti, asportazione di suolo con interferenze sulla biodiversità, inquinamento acustico, inquinamento dei coni visivi con modificazione dell’effetto percettivo e panoramico…).

Vi sono due altri parametri degni di nota che contraddicono il progetto di cava: nel vecchio piano provinciale non vi è previsione per questa area e non vi è urgenza nel fabbisogno di inerti per l’edilizia (vessata da profonda crisi) e per infrastrutture in ambito locale; e comunque a tale eventuale fabbisogno vanno sottratte le giacenze attuali (vista la congiuntura economica negativa), il sempre più frequente utilizzo di materiali di riciclo-recupero (attività presenti anche in ambito locale) e i nuovi materiali di bio-edilizia.

Dunque, a nessuno sfugge che l’attività estrattiva proposta contribuirà al consumo di suolo, e in particolare toglierà suolo destinato all’agricoltura, e in aggiunta a ciò, non essendo affatto giustificata dalla richiesta di inerti per opere di interesse pubblico, si profila come un’attività del tutto speculativa a vantaggio esclusivo di privati.

Quindi, in caso di malaugurata approvazione del progetto di cava, questo paesaggio storico di alta qualità sarebbe devastato irreparabilmente, sconvolto da una voragine di 7 ettari e dall’asportazione di 500.000 mc di sedimenti naturali, per ubbidire solo ad interessi privati!

 

Leonardo Rombai

Presidente di Italia Nostra – Firenze

Firenze, 15 aprile 2019

 

 

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