Lungarno del Tempio (Firenze). La battaglia civica in corso per salvare l’ultimo tiglio del filare spartitraffico abbattuto

Quanto avvenuto e sta avvenendo nel Lungarno del Tempio costituisce un caso esemplare per mettere a fuoco l’insensibilità del Comune di Firenze – nel doppio livello politico e tecnico – sul tema della gestione del verde urbano, che da anni si esplica con tanti provvedimenti particolari di taglio, rivelatisi spesso discutibili e anche apertamente dannosi per la conservazione del patrimonio arboreo; provvedimenti sempre approvati e realizzati senza vera comunicazione e senza ricercare alcun rapporto con i cittadini e con le associazioni che si stanno battendo in difesa dei beni comuni e dei tanti vantaggi (ambientali, sanitari, culturali e sociali) che la foresta urbana in buona salute garantisce all’intera città.

Dopo l’abbattimento improvviso, a gennaio, di 4 degli otto tigli del filare, Nicola Andreozzi, Barbara e Monica De Cesare e gli altri cittadini riuniti nel Comitato Lungarno del Tempio si sono particolarmente impegnati – anche sul piano finanziario – per salvare le piante residue, anche commissionando perizie tecnico-specialistiche che hanno dimostrato gli errori presenti nelle perizie della Direzione Ambiente e comunque la cattiva manutenzione, specialmente riguardo a potature eseguite in modo improprio e dannoso per la salute degli alberi. Ma nonostante gli appelli a tutte le istituzioni e a tutti gli organi della tutela (e le lettere al Ministro Costa del 19 marzo e al Sindaco Nardella del 29 marzo, consegnata de visu da Andreozzi durante l’incontro a Bellariva), l’Amministrazione Comunale si è rivelata completamente sorda alle istanze, andando avanti con il suo programma di taglio e sostituzione con giovani e per tanti anni inutili pianticine: arrivando a disporre provvedimenti di abbattimento persino per l’ultima pianta rivelatasi del tutto sana, e continuando a negare fino all’ultimo ogni volontà di confronto civico.

Tanto da costringere i cittadini, sempre più amareggiati ma anche sempre più decisi, ad impugnare l’unica arma loro rimasta, seppure finanziariamente onerosa: il ricorso al TAR della Toscana del 17 aprile, con richiesta di “sospensione immediata” del provvedimento, basandosi proprio sugli errori e sull’infondatezza delle perizie agronomiche commissionate dalla Direzione Ambiente e quindi sulla conseguente sua illegittimità.

Comunicato del Comitato Lungarno del Tempio: Domani 18 aprile si concluderanno “gli interventi ai tigli di lungarno del tempio

Si concluderà anche la speranza che questa amministrazione possa ravvedersi, dopo molte sollecitazioni, circa l’assurdità e l’incongruità del suo operato, che non riqualifica ma devasta, non rinnova ma distrugge (non solo gli alberi di Firenze, ma Firenze con essi), semplicemente per adeguare il territorio urbano al futuro passaggio della nuova linea tramviaria.

Il comitato locale dei cittadini aveva chiesto più volte la possibilità di un confronto tecnico per l’analisi delle ulteriori perizie commissionate privatamente dal comitato stesso ad altro professionista di fama, le quali dimostravano chiaramente l’assenza di uno stato di pericolo per la pubblica incolumità. Dimostravano anche la totale contraddittorietà e mancanza di coerenza tecnica delle perizie commissionate dal Comune; l’incomprensibile mancanza di correlazione tra i risultati delle prove tecniche eseguite e le deduzioni e prescrizioni conseguenti. Analisi approssimative, stime dedotte sulla base dell’adozione di criteri sofisticati (metodo di valutazione del rischio QTRA) ma applicati discrezionalmente e aleatoriamente forse solo per giungere forzosamente ad un risultato obbligato di abbattimento.

I tigli sono stati potati. Forse qualcuno si aspetta che si dica bravi. Invece diciamo che gli stessi tigli avrebbero dovuto essere potati ad ottobre scorso, sempre stando a quanto comunicato a voce (nel maggio 2018), dal tecnico responsabile del Q.2. Adesso sappiamo, dopo molte perizie tecniche ausiliarie di controllo richieste privatamente da parte dei cittadini, che se avessimo fatto le prove di trazione dopo gli interventi di potatura previsti (ma effettuati però solo dopo 6 mesi), i risultati delle suddette prove sarebbero stati diversi, e che probabilmente gli alberi già abbattuti sarebbero ora risultati in sicurezza. Bastavano blande potature di contenimento della chioma e una riduzione delle altezze di poca entità (si parla di soli 2 metri), per poter conservare le piante senza alcun pericolo per l’incolumità pubblica. Ma questo non viene detto.

Le prove di trazione vengono eseguite, ma i risultati non vengono interpretati. E niente viene fatto per “ridurre il rischio”, anche laddove è possibile e perfettamente compatibile con la possibilità di conservazione della pianta in sicurezza. I risultati delle suddette prove di trazione vengono presi come dati determinanti e perentori per l’abbattimento, senza considerare che si può e si deve intervenire anche quando detti risultati non sono ottimali, perché è comunque possibile diminuire il rischio con altri interventi e mantenere un insostituibile “bene comune”. L’ostinazione nel non voler accogliere il confronto tecnico (dal quale emergerebbe la totale assenza di pericolo e anzi una buona condizione vegetativa delle piante dell’intero filare), depone per una volontà precisa di sostituzione dell’intera alberata, a dimostrazione che il verde pubblico, al di là di tante belle parole, permane un “bene del Comune” e la sua gestione un diktat.

Il confronto non si è mai avuto perché non è stato voluto, con buona pace della comunicazione coi cittadini, seppure declamata come uno dei “momenti fondamentali” nell’ambito della gestione del rischio proprio nelle linee guida per il governo sostenibile del verde urbano (2017). Ad oggi si legge in una illuminante risposta della Direzione Ambiente che la “comunicazione” coi cittadini semplicemente consiste nello “scrivere” su un cartello quelle che sono le proprie determinazioni per i giorni immediatamente a seguire (tipicamente due, per escludere ogni possibilità di intervento concreto). E allora non rimangono che gli esposti, le denunce, i ricorsi al TAR. Ben poca soddisfazione, se queste azioni non riescono ad avere tempestiva efficacia per evitare gli abbattimenti, se si pensa che l’impegno di quanti ci hanno provato era volto ad evitare un danno ambientale irreparabile, se si pensa che sarebbe stato vitale salvaguardare un bene prezioso ormai “in estinzione”, se si pensa che anche questa volta è stato impossibile riportare al buonsenso gli organi preposti alla gestione del verde, sia anche con il supporto di analisi peritali e pareri aggiuntivi ausiliari.

Si concludono quindi gli interventi sul Lungarno del Tempio. E si conclude l’era della fiducia nell’amministrazione comunale, per tutte le promesse disattese (fatte anche durante interventi pubblici) e per tutte le parole dette quando già si sapevano esattamente le intenzioni e le progettualità future.

“In totale il filare si presenterà con 10 nuovi alberi”. Si abbia la decenza di chiamare le cose con il loro nome; sono neoimpianti, sono astoni, e ci vorranno decenni prima che tornino vagamente ad assomigliare alla bellezza perduta, e perduta immotivatamente. I benefici ambientali, ecologici, salutistici ed economici (servizi ecosistemici), sono stati azzerati di colpo. Ma qualcuno si aspetta che si dica grazie anche per questo velocissimo “taglia e incolla”, che sembra aver salvato la vita a tutti i “terzi inconsapevoli” di passaggio del caso. E che sicuramente non darà modo di fare alcuna verifica successiva che possa confermare la mancanza di pericolosità e la chiara colpevolezza di questi amministratori.

Con questo il risibile “bilancio arboreo” dell’amministrazione comunale dà ad intendere ai cittadini di aver “pareggiato i conti”. Niente di più falso. Il bilancio arboreo non può ridursi ovviamente ad una somma algebrica delle singole unità. Se ci fosse ancora qualcuno che ci crede, e che pensa che un neoimpianto abbia la stessa funzionalità di un albero maturo, facciamogli presente che un albero maturo fornisce ossigeno per almeno 4 persone, e che lo stesso albero maturo assorbe inquinanti circa 70 volte di più di un albero giovane; facciamogli anche presente che quello che oggi viene chiamato “essere vivente” (evidentemente solo per ottenere il plauso degli ambientalisti) dalle stesse persone che con leggerezza consentono abbattimenti indiscriminati, non può e non deve essere trattato come un oggetto da sostituire a loro piacimento in assenza di gravi motivazioni (ma questo invece si fa e si continuerà a fare nonostante la pantomima della “festa dell’albero” nella bella cornice di Palazzo Vecchio).

Rendiamo noto allora, ricapitolando la questione del Lungarno del Tempio, che a gennaio sarebbero stati abbattuti 8 alberi in somma urgenza. Per i primi 4 non c’è stato niente da fare. Per i rimanenti 4 il comitato locale aveva chiesto ed ottenuto tramite il comando dei Carabinieri Forestali una proroga per effettuare privatamente ulteriori verifiche. Contestualmente anche il Comune ha disposto un ricontrollo da parte degli stessi suoi tecnici, a seguito del quale risulta che una delle piante che erano in abbattimento il 25 gennaio, oggi si rivela essere perfettamente sana e stabile anche per il professionista incaricato dall’amministrazione comunale, lo stesso che firmava la relazione tecnica di gennaio. Ma il comune continua a nutrire piena fiducia nei suoi tecnici.

Quante piante sane saranno state abbattute a Firenze, a seguito di analisi affrettate e di perizie approssimative ed inesatte? Certo nessuno ha mai chiesto ulteriori controlli.

Rendiamo noto infine che la somma urgenza con cui si sono decisi gli abbattimenti è totalmente rimessa in discussione alla luce della stessa perizia integrativa commissionata dal Comune e ancor maggiormente dalle perizie prodotte dal comitato locale. Ma nessuno ne prenderà atto. Anzi si sta ostinatamente e pervicacemente procedendo all’abbattimento di un albero con procedura di estrema urgenza, non supportata da alcuna valida motivazione tecnica, proprio con la finalità di impedire gli accertamenti da parte del TAR che sta per essere adito dai cittadini.

Prepariamoci a salutare “nel medio periodo” l’intera alberata del Lungarno del Tempio. Perché a Firenze, a prescindere dalla classe di propensione al cedimento, o dalla classe di rischio, o dagli interventi che si possono fare per migliorare la sicurezza anche quando questa già c’è, qualcuno ha deciso ostinatamente così.

“Firenze più verde” si potrebbe, ma certo non si vuole. Non tingiamoci di verde solo sotto elezioni, e soprattutto quando il verde si sottovaluta, si offende e si maltratta con indiscriminate e ingiustificate eliminazioni massive. I propositi di interventi puntuali e di sostituzioni da effettuarsi solo nelle situazioni di criticità sono stati solo pura propaganda.

Smettiamola quindi con l’utopia della realizzazione della foresta urbana, dal momento che si sta procedendo programmaticamente e sistematicamente a distruggere quella concreta che avevamo. Ma soprattutto smettiamola di prendere in giro quanti ingenuamente avrebbero voluto davvero partecipare e cercare davvero di conservare la qualità urbana e la qualità della vita.

Buone elezioni.

Firenze, 17/04/2019                                                                                  Comitato Lungarno del Tempio

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