Esposto al Procuratore della Repubblica di Firenze dell’Associazione il Pianeta condiviso da Italia Nostra

ESPOSTO dell’Associazione Il Pianeta, condiviso da Italia Nostra, volto a richiedere accertamenti di eventuali mancanze e responsabilità istituzionali, a livello nazionale e regionali, a fronte della necessità urgente di strutturare e attuare una economia veramente sostenibile, in funzione indifferibile del contrasto necessario al riscaldamento globale, ai cambiamenti climatici e alle situazioni conseguenti pericolose e potenzialmente pericolose).

Alla pregiata attenzione del PROCURATORE DELLA REPUBBLICA,

Procura della Repubblica di Firenze

Viale Guidoni 71, 50127 Firenze

Premesso che:

l’Italia, attraverso i rappresentanti istituzionali, ha firmato la ratifica internazionale per gli accordi finalizzati al contenimento dei mutamenti climatici: situazione per la quale si ritiene avrebbero dovuto essere già presi, e si debbano comunque prendere, provvedimenti seri tali da rendere sostenibile l’economia, in una veloce progressione, visti i ritardi con cui si è considerato e si considera il problema;

la comunità scientifica, a larghissima maggioranza, concorda sulle cause dei cambiamenti climatici e sugli effetti già in atto e verificati, come su quelli in divenire; e concorda sul ritardo con cui si sta affrontando il problema, cosa per la quale si richiedono azioni concrete e urgenti pur con l’obbiettivo riduttivo di CONTENERE il riscaldamento globale e i suoi effetti;

la nostra nazione, paese industrializzato di rilevanza mondiale, è responsabile in quota parte dei mutamenti climatici attraverso emissioni di gas serra che si producono attraverso una economia NON sostenibile. Tale situazione sottintende e si riflette negativamente anche su molti altri settori che riguardano: le attività primarie che subiscono e subiranno gli effetti negativi dei cambiamenti climatici, gli effetti in atto e in divenire sulla popolazione e sui beni materiali derivanti dagli estremi meteorologici, il consumo di territorio, il deterioramento del paesaggio, lo sfruttamento delle risorse, la produzione di rifiuti e quanto di connesso come problemi conseguenti (comprese le gestioni criminali dei rifiuti tossici e nocivi industriali), l’emissione di inquinanti attraverso le produzioni, le ripercussioni sulla salute attraverso gli inquinanti emessi e attraverso la possibile veicolazione incrementale di determinate malattie ad opera di organismi viventi diversamente distribuiti grazie alle mutazioni climatiche già in atto, la minore disponibilità idrica, eccetera; quanto descritto riflette effetti, in quota parte, di responsabilità dirette e indirette sul territorio nazionale ma anche esternamente ai confini del territorio nazionale, nelle forme che l’economia NON sostenibile (e le volontà conservative) e le emissioni serra comportano;

quanto al punto precedente è DIMOSTRATO anche dal superamento reiterato della nostra nazione dell’indice di equilibrio calcolato dalla cosiddetta Impronta Ecologica (e il relativo Overshoot Day), ovvero da come annualmente vengono consumate maggiori risorse e energia rispetto a quanto i territori e le acque nazionali producono e compensano (si veda negli allegati 1 e 2 in particolare: in IL FILO COMUNE il capitolo 2, CAPIRE LO STATO DEL PIANETA a pag.31 e seguenti; in NON C’E’ PIU’TEMPO i capitoli NON SI CONTRATTA LO <<SPREAD>> CON LA NATURA, OVERSHOOT DAY 2013 IN ITALIA, OVERSHOOT 2015, SIAMO IN STALLO,  OVERSHOOT 2016, alle pagine 37-43); quanto sopra dovrebbe considerarsi nella valutazioni di impatto ambientale e valutazione ambientale strategica, condizionandole opportunamente ai fini decisionali delle opere da realizzare.

Considerato inoltre che:

(il problema TAV) nelle scelte economiche già intraprese, nelle scelte economiche in fase attuativa, nelle scelte economiche in prospettiva attuativa, nelle scelte economiche nelle intenzioni di attuazione, variamente attribuibili al variegato mondo politico e imprenditoriale, vi sono forti evidenze di contrasto al contenimento del riscaldamento globale, ovvero al contenimento delle emissioni di gas serra e di quanto connesso come effetti negativi immediati e in divenire (per fare un esempio chiaro, si consideri l’alto impatto di emissioni di gas serra che sarebbero prodotti nella realizzazione della TAV, quindi le emissioni dalla operatività di detta opera compiuta a conseguenza del fatto che ogni mezzo terrestre o aereo non sfugge al principio fisico per il quale l’energia necessaria alla propulsione aumenta quasi in modo esponenziale (la resistenza dell’aria aumenta col quadrato della velocità) all’aumento della velocità (per i consumi energetici di confronto vedere l’allegato n. 3, I VELENI DELL’ALTA VELOCITA’, di Massimo Zucchetti, Il Fatto Quotidiano 30.01.20129, dove si conteggiano giustamente i consumi complessivamente derivanti da tutte le variabili specifiche di questa opera), e quindi ancora all’energia costantemente necessaria per la climatizzazione-aerazione di gallerie di grande lunghezza, comunque tenendo conto anche dei rischi maggiori legati all’alta velocità, eccetera);

(le Valutazioni di Impatto Ambientale e le opere) pertanto si ritiene che, oltre all’esempio considerato per la TAV (e che vuole essere oggetto di accertamento di questo esposto), tutte le grandi o minori opere (come detto avviate-in attuazione-in prospettiva di attuazione-in intenzione attuativa) dovrebbero essere considerate con Valutazioni di Impatto Ambientale (VIA) che contemplino se dette opere sono congrue e compatibili a una economia sostenibile e al contenimento dei gas serra e del riscaldamento globale (per cui siamo in evidente ritardo), in merito alle fasi di costruzione e in divenire per l’operatività conseguente dell’opera realizzata, nel rispetto degli accordi ratificati per il contenimento del riscaldamento climatico; questo nella considerazione che l’Italia reiteratamente supera ogni anno la sostenibilità indicata dagli indici aggregati dell’Impronta Ecologica;

(le terze corsie autostradali) un altro esempio cui si richiede accertamento in merito al presente esposto, riguarda le terze corsie autostradali: evidenti danni paesistici sono in atto nelle tratte esecutive come nella provincia di Firenze (e quindi nelle province interessate dal tratto autostradale tra Firenze e la costa tirrenica), contemporaneamente alla grande produzione di gas serra per la realizzazione, agli effetti negativi per attività economiche e vivibilità delle popolazioni a contatto dell’opera e defraudate dei suoli, dei soprassuoli (es. oliveti) e di una migliore vivibilità dei luoghi e dei valori (anche economici) di quanto vi insiste. Tale opera appare del tutto discutibile perché la rilevante presenza di traffico pesante merci andrebbe decongestionata opportunamente e anche in relazione al consumo energetico elevato (se paragonato al trasporto alternativo già in essere), e l’allargamento delle arterie autostradali costituisce un viatico funzionale al mantenimento di tale nefasto sistema distributivo delle merci in prospettiva e che invece sarebbe imperativo logico e tecnico essere largamente sostituito, per lunghe distanze, dal trasferimento merci su nave e su rotaia ma non ad alta velocità; (si veda l’allegato n. 4, L’ALLARME DEI GEOLOGI: SI CONSUMA TROPPO SUOLO. SERVE SUBITO UNA LEGGE PER IMPEDIRE IL DISASTRO del 23.04.19, anche per i punti di seguito descritti); non meno importante dovrebbe inserirsi in questa discussione l’aspetto delle merci e della loro durevolezza legata all’economia sostenibile, e quindi alla minore necessità quantitativa necessaria di produzione e trasporto; si tenga conto (cosa che verrà di seguito ripresa) che l’impermeabilizzazione delle superfici implica l’invio immediato delle acque meteoriche al sistema fluviale;

(autostrada tirrenica e altra viabilità) la nota e reiterata intenzionalità di realizzare l’opera citata, o altre opere stradali minori, contempla i problemi già descritti sopra che si scontrano con alternative diverse, in particolare riferite al trasporto merci per diminuire il trasporto pesante su lunga distanza; si aggiunge, a quanto già descritto come impatti negativi, che le superfici asfaltate provvedono inoltre a inviare rapidamente le acque meteoriche ai sistemi fluviali e fognari, contribuendo alla rapidità delle piene e contrastando così la funzionalità costosa attuata e in attuazione della realizzazione delle casse di espansione per fronteggiare piene e esondazioni; (vedi anche allegato 4 già citato);

(aeroporto e stadio fiorentini) queste opere citate risultano superflue in quanto, per la prima, esiste già un aeroporto a Firenze (qui si tralasciano gli aspetti dichiarati in tv, es. RTV38, dal ministro Toninelli quali interessi per terreni di proprietà Verdini e interessi del Giglio Magico, i quali sottintendono possibili altre tipologie di situazioni) che assolve alla sua funzione in modo considerevole e valutando l’esistenza del vicino aeroporto di Pisa, il quale a sua volta completa la funzionalità aeroportuale; per la seconda opera si consideri l’esistenza dello stadio Franchi già esistente e si considerino le speculazioni congiunte di edificazioni connesse e della necessità di spostamento del Mercafir. In entrambi i casi le opere sottintendono emissioni e quanto altro in fase costruttiva e di regime operativo, oltre ad aumentare le superfici impermeabilizzate. Le rispettive VIA hanno contemplato la valutazione congrua al contenimento delle emissioni e del riscaldamento climatico, relazionando anche all‘Overshoot Day, eccetera? (vedi anche allegato 4 già citato);

(tranvia, o tramvia, fiorentina) in un recente convegno pubblico (20 Marzo 2019, seminario: VERSO LA PIANIFICAZIONE DELLA MOBILITÀ SOSTENIBILE NELLA METROAREA FIORENTINA, locandina allegata al punto 5). svoltosi al Parterre a Firenze, docenti universitari e professionisti hanno esposto circa le scelte del trasporto urbano effettuate dalle amministrazioni; è emerso che la tranvia fiorentina costa 38 milioni circa al km (!) in contrapposizione a tipologie di filovie e mezzi elettrici che si ricaricano alle fermate, di gran lunga più economiche e veloci anche nella realizzazione (oltre a costituire sistema flessibile nei percorsi all’occorrenza) a fronte della assenza di rotaie a terra; tale scelta contrasta con esigenze di economia pubblica e di emissioni serra in fase costruttiva per i quali è risultato esservi alternative; per non parlare dei prolungati disagi connessi in città e localmente della scomparsa di alberature nelle strade oggetto del tracciato (anche se ripiantati altrove); va considerato che le alberature cittadine sono prevalentemente a foglia caduca e nel periodo in cui sono spoglie mancano le funzioni specifiche, per sottolineare l’esigenza di tutela del verde sempre e comunque e dovunque, come della sua intensificazione e selezione funzionale in tutte le stagioni;

(Soprassuoli boschivi e forestali: funzioni e manomissioni) in questo periodo storico e per le necessità tardive al contenimento delle emissioni di gas serra, assumono eccezionale importanza gli ecosistemi boschivi e forestali, cui sono attribuibili insostituibili funzioni diversificate (si veda nell’allegato 1, IL FILO COMUNE, l’appendice a pag. 101, l’approfondito articolo dedicato appunto ai soprassuoli e a tutte le inestimabili funzioni, e a quanto è stato incredibilmente prospettato di ritorno per lo sfruttamento economico, anche e non solo nella Regione Toscana). Si consideri che negli alberi è accumulato carbonio e che ininterrottamente si continua gratuitamente a accumularlo sottraendolo all’atmosfera, con il miglior contrasto al riscaldamento globale; si consideri quindi la regimazione idrogeologica, anche questa preziosissima in un contesto storico di estremi climatici. Appare assolutamente ineludibile difendere i soprassuoli nella loro fase matura convertendo i boschi cedui (con turni brevi di taglio) a fustaie (boschi di altofusto con turni lunghi di taglio); in realtà sta avvenendo il contrario. E’ letteralmente una eresia, nel nostro periodo storico allarmante, per i relativi problemi ambientali a livello planetario, considerare gli alberi come una risorsa energetica rinnovabile andando a tagliarli e bruciarli e quindi reimmettendo in atmosfera il carbonio che vi era immobilizzato;

(centrali a biomasse) si veda il punto precedente: fare energia con lo sfruttamento boschivo è del tutto contrario alle necessità ambientali odierne;

(Testo Unico Forestale) una recente legislazione nazionale ha innescato preoccupazioni relative alle possibilità di sfruttamento economico dei soprassuoli boschivi e forestali, in aperto contrasto alle necessità di contenimento delle emissioni di gas serra e necessità collegate alle altre funzioni ecologiche, biologiche, sociali, idrogeologiche svolte dai soprassuoli; si connette questo ai gravi aspetti complementari del degrado dei soprassuoli a causa degli incendi avvenuti negli scorsi anni e localmente dagli effetti di abbattimento dovuti a tempeste. (Per questo si vedano ancora i contenuti dei libri allegati ai punti 1 e 2 e gli articoli allegati ai punti 6 e 7 redatti da scienziati e ricercatori);

(taglio della vegetazione di riva dei corsi d’acqua) “Negli ultimi anni, anche sull’onda emotiva di alcuni disastri (alluvioni, esondazioni, frane) che sono purtroppo avvenuti in diverse località, sia in Toscana che in altre Regioni, gli enti gestori tendono ad attuare modalità gestionali dei corsi d’acqua molto drastiche, che si risolvono con l’artificializzazione degli alvei e con la rimozione spesso totale di tutta la vegetazione ripariale. Sovente queste operazioni, che condannano l’ecosistema fiume alla sua definitiva banalizzazione, sono condotte con macchinari altamente invasivi quali gli escavatori pesanti equipaggiati con trincia stocchi, e vengono condotte in maniera ripetuta e generalizzata anche in primavera, ovvero nel pieno della stagione riproduttiva che è sicuramente la più critica per la fauna selvatica.”. Questo passo compare nella Risoluzione Finale (allegato al punto 8) del convegno FIUMI & NATURA (i corsi d’acqua custodi di biodiversità e bellezza paesaggistica, come gestire in modo razionale e sostenibile un bene comune) svoltosi il 5 aprile 2019 a Firenze presso la Scuola di Giurisprudenza dell‘Università. Nel documento si evidenziano bene i problemi derivanti da quanto si fa contro la tutela della vegetazione ripariale e come questa costituisca di fatto un danno alla capacità ecologica dell’ ecosistema ripariale e quindi contro anche le emissioni serra, le quali derivano anche dall’input operativo reiterato delle macchine operatrici che contemplano inoltre spese delle economie pubbliche. Di tale operatività ha mostrato orgoglio divulgativo il governatore toscano in varie interviste televisive, come della necessità di gestione dei boschi. In passato la vegetazione ripariale era opportunamente tutelata da legislazioni illuminate, o forse lo è ancora ma non a sufficienza contro l’insipienza di chi rilascia permessi in deroga (Vincolo paesaggistico. E’ bene sottolineare che l’art. 146 del “Testo Unico in materia di beni culturali e ambientali”, D.L.vo 29 ottobre 1999 n. 490, impone un vincolo paesaggistico ai fiumi, torrenti, corsi d’acqua e alle relative sponde o piede degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna.). (Si veda anche l’allegato al punto 9: GLI SFALCI DISTRUTTIVI DELLA VEGETAZIONE RIPARIALE IN TOSCANA, Greenreport, 24 luglio 2018.). Gli aspetti di una buona regimazione idrogeologica dovrebbero connettersi anzitutto alle tutele rigide dei soprassuoli arborei e alla loro intensificazione territoriale, e quindi all’evitare ulteriori impermeabilizzazioni territoriali da opere diversificate in continua ascesa note come “consumo di territorio”;

(contributi per implementare l’innevamento artificiale) nel nostro periodo storico in cui sono già in atto i cambiamenti climatici e dove sono previsti effetti in incremento (si vedano gli allegati 10, 11, 12, ecc.) con minore disponibilità idrica nelle regioni mediterranee rispetto al Nord Europa (e intensificazione degli estremi climatici), si annota e divulga anche sui media, per esempio, che l’invaso del Bilancino possa non essere più sufficiente come riserva idrica e si prospettano ulteriori realizzazioni. In questo contesto, dove anche le precipitazioni nevose non rispecchiano più trascorse regolarità, le relative attività sportive turistiche dovrebbero adeguarsi alla estemporaneità della situazione. Continuare a spendere per cercare di innevare artificialmente i comprensori sciistici prevede dispendio di acqua e energia, situazioni entrambe negative sia in merito alla diminuita disponibilità idrica, sia in merito all’aumento delle emissioni serra da consumo energetico. Inoltre la costituzione degli impianti talvolta non è stata condizione sufficiente all’innevamento artificiale, in quanto può essere effettuato solo se le temperature sono sufficientemente basse. Eppure si continuano impropriamente a stanziare fondi rilevanti anche, per es., per l’innevamento artificiale sull’Appennino Tosco Emiliano e sull’Amiata (vedi allegati n. 13 e 14);

(Inceneritori, produzioni monouso e di breve vita, mancanza di efficienza di raccolta differenziata, tassazione obsoleta) risultano di dominio pubblico e di rilevante attualità gli argomenti citati connessi ai prodotti monouso e di breve ciclo vitale, lo spreco di risorse e energia nonché produzione di inquinamento, la relativa produzione enorme di rifiuti conseguente, le necessità di raccolta-gestione-riciclo, le dispersioni negli ambienti e relative contaminazioni, le volontà di continuare nelle speculazioni industriali conservando le produzioni nefaste e favorendo di conseguenza la termodistruzione, con evidenti emissioni serra e inquinamenti in tutta la catena descritta. Si sono affacciate di recente sulle scena politica, a fronte di pressione di opinione di massa motivate da studi sugli effetti della plastica in mare, eccetera, timide iniziative a livello UE e nazionali con l’eliminazione di alcuni prodotti monouso dal ciclo produttivo. Ma queste iniziative sono deludenti e insufficienti a fronte della vastità produttiva del monouso (es. bottiglie di plastica, tetrapak, lattine, eccetera) e determinano ancora in modo rilevante i problemi di spreco risorse-energia-produzione inquinanti-produzione rifiuti-necessità raccolta e riciclo e collocazione con ulteriori emissioni. Quindi il problema ha due aspetti rilevanti che si connettono tra di loro: la necessità di diminuire le produzioni usa e getta e di breve vita, la necessità di procedere alla corretta e totale raccolta differenziata (si veda l’allegato n. 15, il libro RIFIUTI ZERO di Rossano Ercolini). Si sottolinea l’assurdità che in Italia vi debbano essere, al posto di urgenti legislazioni uniformi sul territorio nazionale e congrue all’emergenza ambientale locale e globale, singole persone che si occupino in modo vicariante, (che si occupano egregiamente del tema: per fortuna esistono persone come Rossano Ercolini e collaboratori!), del problema rifiuti assolvendo alle mancanze istituzionali; quindi che vi siano anche iniziative diversificate, a discrezione dei comuni più o meno sensibili, o meno; e ancora che vi siano inoltre ancora assurde modalità di pagare la tassazione dei rifiuti solidi urbani, ad esempio, che considerino parametro di riferimento la superficie calpestata dell’appartamento di residenza: cosa che non ha niente a che vedere con la condotta ecologica dell’occupante e del suo impegno, sia nelle scelte degli acquisti sia nella gestione dei rifiuti, ovvero nella esecuzione della corretta raccolta differenziata: situazione che comporta un disincentivo per le persone ad effettuarla e che invece dovrebbe essere obbligatoria per tutti, premiando gli utenti dalla diminuzione della tassazione e un miglioramento ambientale.

Per quanto sopra si ritiene indispensabile, a fronte anche dei contenuti specifici della Costituzione della Repubblica Italiana, una azione della Magistratura che assolva a quanto non viene fatto di adeguato dalle Istituzioni a vario livello, e da quanto di errato viene reiteratamente fatto, che contribuisce al peggioramento delle situazioni le quali compromettono in vario modo il contrasto al contenimento efficace e immediato del riscaldamento globale con le conseguenze diversificate che comporta, anche pericolose per la popolazione.

Non è più possibile lasciare affrontare separatamente problemi che sono tra loro relazionati, e soprattutto lasciare operare in modo contrastante settori istituzionali diversi, con esiti contrari alle esigenze sociali di maggiore rilevanza.

Leonardo Mastragostino (racc. 11.05.2019)

Allegati:

  • libro IL FILO COMUNE, IDEE PER SALVARE IL PIANETA di Leonardo Mastragostino, G. Onorati ed. 2018;
  • libro NON C’E’ PIU’ TEMPO, COME REAGIRE AGLI ALLARMI AMBIENTALI di Luca Mercalli, Einaudi ed. 2018;
  • articolo I VELENI DELL’ALTA VELOCITA’, di Massimo Zucchetti, Il Fatto Quotidiano 30.01.2019;
  • articolo L’ALLARME DEI GEOLOGI: SI CONSUMA TROPPO SUOLO. SERVE SUBITO UNA LEGGE PER IMPEDIRE IL DISASTRO del 23.04.19, a firma Fulvio Fulvi;
  • locandina convegno pubblico 20 Marzo 2019, dalle 15 alle 20. Seminario: VERSO LA PIANIFICAZIONE DELLA MOBILITÀ SOSTENIBILE NELLA METROAREA FIORENTINA, relatori vari;
  • articolo LEGGE FORESTALE: LA RIVOLTA DEGLI SCIENZIATI, firmatari vari;
  • articolo CONSIDERAZIONI SULLO “SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO RECANTE DISPOSIZIONI CONCERNENTI LA REVISIONE E L’ARMONIZZAZIONE DELLA NORMATIVA NAZIONALE IN MATERIA DI FORESTE E FILIERE FORESTALI, IN ATTUAZIONE DELL’ARTICOLO 5 DELLA LEGGE 28 LUGLIO 2016, N.154, 23.02.18 a firma Comitato Terra – Territori Attivi e SOA – Stazione Ornitologica Abruzzese;
  • documento Risoluzione Finale del convegno FIUMI & NATURA (i corsi d’acqua custodi di biodiversità e bellezza paesaggistica, come gestire in modo razionale e sostenibile un bene comune), 5 aprile 2019, Firenze, Scuola di Giurisprudenza dell‘Università, autori vari;
  • articolo GLI SFALCI DISTRUTTIVI DELLA VEGETAZIONE RIPARIALE IN TOSCANA, Greenreport, 24 luglio 2018;
  • articolo ISPRA, ORA SICCITA’ PEGGIORE CHE NEL 2017, 19.03.19, in Coldiretti;
  • articolo L’IMPATTO DEL CAMBIAMENTO DEL CLIMA, DELL’USO DEL SUOLO E DELL’USO DELL’ACQUA SULLE RISORSE IDRICHE EUROPEE, ARPAT scaricato 01.05.19;
  • articolo CLIMA E ENERGIA, RISORSA IDRICA, in LAMMA, 18.07.13;
  • articolo SPORT INVERNALI E TURISMO VERDE. TREDICI MILIONI PER GLI IMPIANTI SCIISTICI DELL’APPENNINO TOSCO EMILIANO, IN REGIONE Emilia Romagna, 26.10.18;
  • articolo AMIATA, 500 MILA EURO PER POTENZIARE IL COMPRENSORIO, in OKSIENA, 11.03.19;
  • libro RIFIUTI ZERO di Rossano Ercolini, ed. Baldini e Castoldi settembre 2018.

(Negli allegati 1, 2, 15 si trovano anche argomentazioni sottintese relative agli altri argomenti degli allegati dal 3 al 14 compresi).

Raccomandata data 13 maggio 2019

Alla pregiata attenzione del PROCURATORE DELLA REPUBBLICA,

Procura della Repubblica di Firenze

Viale Guidoni 71, 50127 Firenze

 

OGGETTO: INVIO N. 2 ALLEGATI (TRATTI DAI SITI INTERNET https://www.lifegate.it/category/ambiente E https://impact.startupitalia.eu/2019/05/10/clima-italia-non-firma-emissioni/) INTEGRATIVO ALL’ESPOSTO INVIATO IN DATA 11.05.2019 (Esposto volto a richiedere accertamenti di eventuali mancanze e responsabilità istituzionali, a livello nazionale e regionali, a fronte della necessità urgente di strutturare e attuare una economia veramente sostenibile, in funzione indifferibile del contrasto necessario al riscaldamento globale, ai cambiamenti climatici e alle situazioni conseguenti pericolose e potenzialmente pericolose).

Il primo allegato contiene i seguenti titoli e argomenti:

OVERSHOOT DAY D’EUROPA. FINITE IL 10 MAGGIO LE RISORSE NATURALI DEL 2019, L’IMPATTO DELL’EUROPA, UN’IMPRONTA INSOSTENIBILE, COS’E’ L’OVERSHOOT DAY, L’OVERSHOOT DAY DELL’ITALIA, SPOSTARE L’OVERSHOOT DAY, STATI UNITI, MULTINAZIONALI E GOVERNO ORA DEVONO DIRE AI GIUDICI PERCHE’ NON FANNO NULLA CONTRO I CAMBIAMENTI CLIMATICI, KELSEY JULIANA VS STATI UNITI, RISCALDAMENTO GLOIBALE DANNOSO COME IL TABACCO.

 

Il secondo allegato contiene i seguenti titoli e argomenti:

ALL’ITALIA INTERESSA IL CLIMA? IL GOVERNO NON FIRMA PER AZZERARE LE EMISSIONI ENTRO IL 2050.

 

  Gli allegati indicano:

-la gravità della situazione ambientale attraverso la valutazione dell’Overshoot day nell’anno in corso, che evidenzia un anticipo del termine delle risorse disponibili in Europa e in Italia; azioni giuridiche negli USA;

-la mancanza di adesione dell’Italia a un nuovo trattato con obbiettivi più drastici di quelli già precedentemente ratificati che sembra riflettere del resto linee economiche attuali ambigue.

 

Distinti saluti Leonardo Mastragostino

(nato a Firenze il 17.05.1953, cf MST LRD 53 E 17 D 612 J, ci AY569007 comune Rignano sull’Arno) residenza via Moriano 60, 50067 Rignano sull’Arno (Fi)

 

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