TAGLIARE ALBERI QUANDO FA CALDO…

La meritoria iniziativa intitolata “Mettere radici, vantaggi, rischi del verde urbano”, che si è tenuta lo scorso 3 luglio presso la Scuola di Agraria di Firenze ed organizzata da ANCI, Fondazione per la Sostenibilità ed il Clima, Università, Ordine dei dottori agronomi e forestali della Provincia di Firenze, Società Italiana di Arboricoltura, più altre sigle, ha posto l’accento su alcuni punti cruciali condivisi da Italia Nostra

Anzitutto, il fatto che non esiste una specie arborea capace di assolvere allo stesso tempo a tutte le funzionalità e le esigenze del verde urbano: dalla mitigazione microclimatica al sequestro di CO2, dalla longevità ad una bassa propensione al cedimento, etc.

Sta dunque al gestore del verde pubblico il dovere di armonizzare esigenze talora contrapposte tra loro, ma senza trascurare la partecipazione della cittadinanza e la dimensione storico-culturale e paesaggistica, né tanto meno fare tabula rasa di qualunque specie arborea; aspetto, questo ultimo, che le relazioni tecniche che si sono avvicendate durante il workshop hanno sottovalutato.

Fondamentale, a nostro avviso, è stata l’osservazione di come ci sia ancora una netta separazione tra la produzione di ricerche scientifiche e approfondimenti in arboricoltura urbana, da una parte, e la gestione ordinaria presso le amministrazioni dall’altra; in questo modo si vanno ripetendo, decuplicando, errori tecnici: dalla sbagliata messa a dimora, con specie arboree non idonee, alle cattive e dannose potature, sino alla mancanza di cure colturali post-impianto, fase che è invece fondamentale seguire per garantire la buona riuscita di un nuovo impianto.

A tutto questo va poi aggiunta l’abitudine, come accade nel Comune di Firenze, di abbattere gli alberi nei mesi estivi, quando maggiori sono le esigenze di ombreggiamento e quando maggiori sono i rischi per la salute della popolazione anziana, che spesso rimane in città in estate.

E’ il caso dei preannunciati abbattimenti in Piazza della Vittoria, così come riportati su La Nazione del 5 luglio scorso, per cui “la piazza resterà al sole per almeno tre mesi”. Le temperature prese dai cittadini che abitano in Piazza della Vittoria hanno registrato temperature massime sino a 42 ° C sotto il sole alle ore 17.00 del giorno 26 giugno, e temperature minime di 28°C alle ore 7.00 del mattino dello scorso 1° luglio.

Come è stato riferito al workshop, dal periodo 1960-1990 al 1981-2010 in città c’è stato un aumento delle temperature medie di 0,6°C, andando ad aumentare l’effetto di isola di calore che si fa particolarmente sentire nelle nostre notti tropicali. La differenza di temperatura in varie parti della città è accentuata tra aree con verde ed aree senza verde.

L’ombreggiamento, è stato accertato sperimentalmente, può ridurre la temperatura localmente di 10-15°C. Allora, perché tagliare quando fa più caldo? Perché tagliare?

Ridurre i rischi per il verificarsi di eventi estremi deve prendere in considerazione anche le ondate di calore, che, nel lontano 2003, portarono alla morte decine di migliaia di persone in tutta Europa. Se si associa il caldo eccessivo con l’inquinamento, ecco che la mortalità, in UE, per malattie, ha registrato un + 70.000 decessi.

Il trend di aumento di temperatura a Firenze è certo anche nei prossimi anni: c’è dunque una correlazione, lampante, tra mortalità diretta per eventi estremi come quelli che hanno causato la caduta di decine di alberi nel 2015, ma non possiamo ignorare l’altra, più subdola, silenziosa, meno spettacolare, ma pur sempre grave, dovuta al fenomeno dell’aumento delle temperature aggravato per l’assenza di alberi.

Purtroppo, ci si ammala e si muore anche a causa di mancanza di alberi in città. Non bastano le telefonate e gli avvertimenti del Sindaco di stare asserragliati in casa contro il caldo. Una misura, questa, certamente necessaria, ma altamente dispendiosa in termini di energetici. Ciò che si vuole evitare.

Vanno emergendo statistiche – come ad esempio durante la conferenza che Italia Nostra organizzò nel dicembre del 2017 – che mettono in relazione l’aumento della mortalità nella popolazione anziana residente in città a seguito del taglio diffuso di alberature.

Il nostro è un invito alla riflessione indirizzato agli amministratori.

 

                                                                                             Lorenzo Orioli

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