QUALE FUTURO PER L’EX ISTITUTO AGRONOMICO PER L’OLTREMARE ED IL SUO GIARDINO?

 

 

Nel cosiddetto Territorio delle Colline Fiesolane a nord di Firenze nell’ambito dei Comuni di Firenze e Fiesole, stante la denominazione del PIT della Regione Toscana, si trova l’ex Istituto Agronomico per l’Oltremare (ex-Iao), per qualcuno ancora noto come ex Istituto Coloniale di Firenze, posto in via Antonio Cocchi in zona Campo di Marte. Forse pochi sanno che questo Istituto, dal 1° gennaio 2016, è passato ad essere sede territoriale dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS). In occasione delle “Giornate del FAI di Primavera”, il 23 e 24 marzo scorso, più di duemila persone hanno potuto visitare il bellissimo compendio dell’ex Iao, comprendente, oltre all’immobile storico di stile razionalista del 1942, un giardino all’italiana coevo di circa un ettaro di superficie, incluse le serre con le piante tropicali.

In primavera, questo giardino è di solito meta delle visite delle scolaresche nell’ambito dell’iniziativa le “Chiavi della città”, oltre alle visite guidate di architetti e storici dell’arte. Dall’estero numerosi studiosi accedono alla storica biblioteca. Un tesoro nascosto insomma, in una zona residenziale ed appartata della città. Per fortuna questo bene è vincolato da un punto di vista paesaggistico (ex legge 1497 del 1939, vincolo 274 del 1951) e dal punto di vista storico culturale. Il Piano Strutturale del 2010 del Comune di Firenze ha dichiarato di «notevole interesse pubblico» l’area demaniale su cui insiste l’ex-Iao, ai sensi del DM 05.11.1951.

Un’agenzia ANSA del 26 gennaio scorso ci informa che “gli uffici della prefettura di Firenze ubicati in via Giacomini, o almeno una parte di questi, potrebbero essere trasferiti in una porzione dell’Istituto Agronomico d’Oltremare”. Ad oggi, nulla è accaduto. Però, le preoccupazioni espresse da Gabriella Carapelli in un articolo del febbraio scorso su STAMP Toscana, l’“Ex-Istituto Agronomico d’Oltremare, sull’orlo del vuoto”, le facciamo nostre, domandandoci se la destinazione d’uso di questo complesso storico-museale, che conserva un archivio documentale di 134.000 unità bibliografiche, 64.000 foto storiche, 70.000 negativi, 4570 fascicoli inediti, un museo tropicale di 2500 accessioni, una collezione entomologica di 7000 accessioni, etc (www.iao.florence.it), sia veramente adatto ad ospitare uffici operativi, quali quelli di una Prefettura. Non vorremmo che, di nuovo, lo stravolgimento dei beni immobili e la loro destinazione d’uso, così in voga in questo Comune, coinvolga, prossimamente, anche questo bene storico demaniale. Sarebbe, a nostro avviso, l’ennesimo sfregio al patrimonio storico immobiliare della città di Firenze. Ma tant’è.

E’ possibile che nessun ente di ricerca in campo agrario, la stessa Università di Firenze, non abbiano trovato quale destinazione naturale, quale ovvia vocazione, una tale struttura? Si dà il caso che l’ente che lo gestisce (AICS) voglia assolutamente disfarsene. Non è immaginabile infatti conservare la destinazione d’uso storica di questo edificio con le esigenze funzionali di una sede della Pubblica Sicurezza. O l’una o l’altra. Non è pensabile infatti non intervenire pesantemente su questo patrimonio storico per assoggettarlo alle ovvie esigenze logistiche di un corpo prefettizio. Non bisogna essere un architetto per immaginare tutto ciò. Il buon senso dei cittadini è sufficiente. Insomma, la domanda è la seguente: quale sarà la fine, la tutela garantita per questo bene immobile e per il suo giardino, così apprezzato dalla cittadinanza? E’ una domanda pubblica che, come Italia Nostra, rivolgiamo al Soprintendente, rivolgiamo al Sindaco e rivolgiamo alle stesse autorità prefettizie.  Non vorremmo che, per l’ennesima volta in questa città, si assista al gioco dei bussolotti, al gioco dei beni pubblici, tolti alla fruizione della cittadinanza per usi innaturali, a nostro avviso impropri, che non rispettano la vocazione storica, la vocazione naturale dei luoghi. I criteri di razionalizzazione degli spazi, i criteri economicistici che attanagliano le pubbliche amministrazioni spesso non si sposano con i criteri di tutela e di conservazione dei palazzi, degli edifici, che le accolgono.

Non vorremmo che il destino dell’ex Iao assurga a esempio negativo

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