UNA GESTIONE DEL VERDE ANCORA SCHIZOFRENICA A FIRENZE, SOTTO IL SOLE ESTIVO

La scorsa settimana a Firenze si sono superati i 40° di temperatura e dall’altro lato, pochi giorni fa, durante un forte temporale è caduto un albero sul Lungarno Colombo. Come conciliare questi due estremi? Tagliando gli alberi! Questa è oramai la risposta gestionale del verde pubblico dell’amministrazione fiorentina, e non solo fiorentina. E’ recente notizia lo stanziamento al Comune di Firenze di circa un milione di euro per continuare a tagliare gli alberi, depauperare quindi il patrimonio arboreo cittadino non per ragioni di sicurezza pubblica, in primis, quanto piuttosto per ragioni urbanistiche di ampliamento della linea tramviaria ed altre amenità. Se la premura dell’amministrazione fosse davvero il taglio degli alberi per garantire l’incolumità pubblica, si saprebbe che in pieno luglio ed in pieno agosto (con i 40° e più di temperatura) non si taglia, per non nuocere anche ai non pochi residenti che restano in città.

L’amministrazione innanzitutto tutela sé stessa e si sa. Vista la responsabilità degli amministratori nel caso di accadimento accidentale per caduta degli alberi, la prevenzione offerta consiste nella riduzione a zero del rischio potenziale, abbattendo gli alberi. Fa gioco in tutto questo la strategia mediatica di inculcare nella mentalità pubblica la paura verso gli alberi, che, mutatis mutandis, è, nelle forme, la stessa strategia mediatica che si usa per inculcare la paura verso l’immigrato: in tutti i due casi queste strategie sicuritarie risultano vincenti, complici innanzitutto i giornali. La leggenda metropolitana del “pino killer”, alimentata da tanti luoghi comuni, è ciò che ha sdoganato a Roma l’eliminazione di circa 9000 pini e, a Firenze, l’eliminazione di circa 7000 piante ornamentali.

Se la premura del Sindaco verso i cittadini si esprime avvertendoli telefonicamente sui rischi sanitari dovuti alle alte temperature ed alle ondate di calore, non dovrebbe essere poi contraddetta nei fatti con l’eliminazione degli alberi, come in Viale Giannotti, in un periodo particolarmente caldo, pur conoscendo l’azione di mitigazione microclimatica esercitata dalle piante arboree (sino a 8-10° di temperatura in meno). Avrebbe più senso, infatti, misurare la riduzione complessiva della superficie fogliare a seguito degli abbattimenti che contabilizzare il solo numero di alberi eliminati. Così facendo il bilancio arboreo avrebbe altri valori, sicuramente negativi nonostante la sostituzione delle piante. E’ davvero schizofrenico incrementare la riduzione della popolazione arborea, da una parte, e ipotizzare coperture vegetali sugli edifici, dall’altra.

Poiché esiste una responsabilità diretta del primo cittadino per danno a terzi per caduta degli alberi o per l’incremento del contenuto di ozono in atmosfera, essa conseguentemente si estenderà anche per la creazione di condizioni microclimatiche invivibili a seguito dell’abbattimento di alberi in città. Tutto ciò, a netto della privazione pubblica di altri benefici esercitati degli alberi, dall’azione anti-inquinante alla fruizione estetica, senza poi considerare i costi per il cittadino associati all’incremento dei consumi energetici domestici.

Il nexus abbattimento alberi-innalzamento della temperatura-aumento della morbilità e mortalità della popolazione più vulnerabile non può essere più eluso.

Lorenzo Orioli

 

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