Alberature urbane. Replica di Italia Nostra Firenze al comunicato stampa di Confagricoltura del 2 settembre 2019

Il comunicato stampa di Confagricoltura del 2 settembre 2019

La risposta di IN

La presa di posizione di Francesco Mati sulla necessità di abbattere e rinnovare le alberature urbane è stata pubblicata, come intervista a «La Nazione», all’indomani e in risposta alle polemiche suscitate dagli abbattimenti di 6 pini giudicati pericolosi dai tecnici Comunali con un iter di verifiche estremamente contraddittorio: abbattimenti che anticipano quelli degli altri 36 pini adulti esistenti nella piazza, giudicati da abbattere non per senescenza, ma per ragioni di scelte progettuali legate alla riqualificazione della Piazza.

Vorrei ricordare a Francesco Mati che, su questa vicenda, sono persona particolarmente informata perché, a nome dell’Associazione Italia Nostra e del Coordinamento Cittadino Tutela Alberi di Firenze, nel gennaio 2018 abbiamo presentato all’Amministrazione  comunale ufficialmente un progetto di massima per il restauro di Piazza della Vittoria: progetto che è stato firmato, oltre che dal sottoscritto, anche da uno dei maggiori esperti italiani di restauro dei giardini storici e di nuovi giardini e si è avvalso della consulenza di un tecnico giardiniere che da anni opera nel giardino di Boboli. Devo precisare che questo progetto di massima di restauro per la piazza è stato fornito all’Amministrazione comunale gratuitamente e senza nessuna richiesta di incarichi professionali, ovvero come proposta che dichiarava realizzabili quanto chiedevano i cittadini e che avrebbe dovuto essere portato in esecutivo dai tecnici del servizio giardini comunali. Purtroppo, l’Amministrazione comunale ha recepito solo una parte, pur importante della proposta, quale la scelta della stessa specie del pino domestico, decidendo per l’abbattimento completo degli esemplari dei pini adulti sopravvissuti a oltre vent’anni di abbandono e di incuria.

Conosco perfettamente le competenze vivaistiche di Francesco Mati, ma vorrei ricordargli che anche io, pur da altri punti di vista, da anni mi occupo di giardini storici e in particolare di giardini pubblici con l’amico e collega Massimo de Vico Fallani, con il quale ho pubblicato un volume sui Giardini pubblici di Firenze dall’Ottocento ad oggi (Edifir, 1998, contenente fra l’altro oltre 40 rilievi floristici dei giardini dei quali si ricostruiscono le vicende storiche e si forniscono documenti sulla loro formazione e conservazione), l’edizione italiana del fondamentale testo di M.L. Gothein, Storia dell’arte dei Giardini (Olschki, 2006, due volumi per un totale di oltre 1000 pagine, nei quali per la prima volta questa studiosa tedesca ha ricostruito dall’antichità ai primi del 900 la storia dei giardini come fatto artistico), e la monumentale opera su I giardini di Firenze di Angiolo Pucci rimasta inedita per decenni e che oggi finalmente vede la luce (Olschki, 2015-2019, in questi giorni sta uscendo il 5° dei 6 volumi dell’opera).

Mati sostiene che nella mia replica ho frainteso le sue affermazioni: di tutto questo sono il primo a rallegrarmene e spero che questo possa portare ad ulteriori positivi confronti. Due affermazioni della sua replica tuttavia meritano una precisazione:

  • la difesa cieca degli alberi urbani, senza tener conto della loro possibile senescenza o condizione dopo anni di potature errate, non significa voler tutelare l’ambiente ma il suo esatto contrario”.

Né Italia Nostra né molte delle associazioni e dei cittadini che si battono per tutelare le alberature urbane sostengono che gli alberi a fine vita non debbano essere sostituiti. Pongono però, con altrettanta forza, il problema di come si certifica questo fine vita, di quali siano le cause di questo fine vita, al di là di un termine estremamente generico per le piante qual è quello di senescenza, e ancora con più forza del come si sostituiscono le alberature a fine vita. Mati, quando afferma, e noi siamo d’accordo con lui, che le piante hanno dei cicli vitali accorciati a causa di “potature errate”, si dimentica di aggiungere che chi è responsabile di quelle potature errate è lo stesso che certifica e decide l’abbattimento delle stesse: sono convinto che questo costituisca il vero corto circuito gestionale che sta all’origine del problema, non l’attivismo dei cittadini sensibili che si mobilitano per impedire abbattimenti sempre più massicci e reimpianti fatti al di fuori di ogni regola di giardinaggio, che nelle alberature urbane, come nei giardini, dovrebbe costituire il punto di riferimento primario.

  • e sarebbe più utile, con chi ha a cuore l’ambiente e la qualità della vita, come Italia Nostra, aprire un dialogo tecnico, privo di pregiudizi. Insieme possiamo fare molto per la tutela del nostro verde pubblico, attualmente troppo lontano dagli standard europeii”.

Ringraziandolo per questo apprezzamento per la nostra Associazione, vorrei ricambiare dicendo che, anche per noi, il vivaismo che lavora sulla qualità e con competenza è un elemento utile alla causa. Per questo possiamo confermagli tutta la nostra disponibilità ad un dialogo “tecnico” sulle problematiche delle alberature urbane senza pregiudizi, ma anche fatti salvi gli interessi che ognuno di noi rappresenta. A questo proposito, speriamo caldamente che anche Confagricoltura faccia altrettanto, appoggiando la richiesta avanzata all’Amministrazione comunale di Firenze da Italia Nostra e dal Coordinamento Cittadino Tutela Alberature di Firenze per l’apertura di un tavolo tecnico, a cui partecipino tutti i soggetti interessati al patrimonio delle alberature urbane, al fine di aprire un vero dibattito pubblico sulle linee guida per la loro gestione e per la redazione del Piano del Verde che, a Firenze, che non è stato mai varato.

Infine, per meglio comprendere le ragioni della mia replica, allego il testo integrale della lettera di risposta all’intervista di Francesco Mati che contiene alcune argomentazioni che purtroppo nella sintesi dell’intervista si sono perse.

Cordiali saluti

Mario Bencivenni, Italia Nostra Firenze.

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