Replica alle dichiarazioni di Nicola Armentano capogruppo PD, e Leonardo Calistri, presidente commissione ambiente, apparse nell’articolo della Nazione del 6 ottobre 2019, dal titolo “Rischio Smog, guerra sul verde”

 

10 ottobre 2019

Dopo mesi di divulgazione mediatica riguardo ai presunti vantaggi che il nuovo piano di “rinnovo alberate” comporterà per il futuro della città, con la promessa di un nuovo verde resiliente e la garanzia di una migliore qualità della vita, arrivano nuovi dati, basati su rilevamenti sperimentali, a sollevare legittime perplessità. Di fronte allo spazio che questi dati hanno avuto sulla stampa, Armentano e Calistri rispondono non sul contenuto della documentazione presentata e depositata alla Commissione Ambiente nel corso dell’audizione del 3 ottobre, ma con anatemi e offese. Sui dati sopraricordati ci sembra opportuno fornire i dovuti chiarimenti.

Il bilancio arboreo recentemente presentato si è basato strettamente sui conteggi delle unità numeriche “perse” (alberi crollati, disseccati o abbattuti) e rimpiazzate, ed è stato dichiarato “positivo” solo perché il numero di alberi reinseriti è superiore a quello degli alberi persi. Questo ha lasciato a dir poco interdetti per l’omissione di tutta la vasta gamma di aspetti che riguardano l’importanza degli alberi maturi; aspetti che banalmente non possono invece riguardare i neoimpianti e che certo dovrebbero essere seriamente valutati in un “bilancio” arboreo che voglia dirsi tale ed essere veritiero. Pertanto, ciò ha portato, come reazione, alla ricerca di dati scientifici ufficiali e all’effettuazione di una sommaria ma ponderata valutazione della perdita dei benefici connessa alla massiccia perdita di alberi adulti, per cercare di evidenziare e quantificare l’ovvio, visto che la logica e il buonsenso non bastavano all’uopo.

Il comitato Lungarno del Tempio non ha dovuto fare altro che banali calcoli di moltiplicazione aritmetica, senza dover ricorrere a “competenze” non proprie e peraltro dichiarando, sin da subito, di non avere pretesa di scientificità, limitandosi cioè a contrapporre nuovi banali conteggi a quelli esibiti nel bilancio arboreo. Tali calcoli hanno però messo in risalto l’enorme diversità degli ordini di grandezza tra i volumi di chioma complessivi degli alberi persi e quelli degli alberi ripiantati, così come riscontrato anche per la capacità complessiva di assorbimento di CO2 e di rimozione degli inquinanti. Le approssimazioni e le imprecisioni insite nel calcolo, che ovviamente possono dipendere dalla mancanza di competenza degli operatori (e dal fatto che non sono state utilizzate né formule dendrometriche, né indici di superficie fogliare specifici), non possono comunque certo giustificare l’enorme stimato ammanco in termini di volume di chioma e di capacità di assorbimento di CO2 e di rimozione inquinanti; difficilmente, quindi, riuscirebbero a invalidare quella che voleva essere ed è l’essenza del messaggio, cioè che un albero adulto o maturo non può essere “equiparato” sotto nessun aspetto con un neoimpianto.

Questo, quindi, insieme a molto altro, legittima la richiesta di fondo che le sostituzioni siano effettuate solo nei casi di effettiva necessità, ossia nei casi di oggettiva pericolosità per intrinseca propensione al cedimento. La considerazione della vulnerabilità dei siti dovrebbe condizionare le valutazioni degli alberi solo in relazione ad una doverosa intensificazione dei monitoraggi e delle cure nelle aree maggiormente sensibili, ma non certo avere un peso tale da riuscire a vanificare anche un esito positivo della valutazione di stabilità. Se introdurre la valutazione del rischio e la zonizzazione del territorio urbano deve portare alla totale evanescenza della considerazione della intrinseca propensione al cedimento all’interno del protocollo diagnostico, allora prepariamoci a dire addio a tutte le alberate stradali della città e non solo.

Il nostro scopo era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla effettiva perdita di verde urbano insita nell’attuale piano di “rinnovo alberate”, perdita che, di fatto, viene invece negata e addirittura divulgata come incremento solo per un mero fatto numerico. Ma, ovviamente, la perdita in questione si riferisce anche a moltissimi altri aspetti che possono essere individuati e compresi solo dalla sensibilità di chi ascolta.

Naturalmente, si tiene a ribadire che un albero non può essere considerato solo per la sua funzionalità ecosistemica e per il suo valore relazionale (oltreché per la sua capacità di influenzare la nostra qualità della vita anche solo attraverso la sua bellezza), ma deve essere stimato anche per il suo valore intrinseco di “essere vivente”, dal momento che ne sono stati ormai sanciti dignità e diritti (Svizzera 2008 e Francia 2019).

Inoltre, la funzionalità di un albero non è solo quantificabile in rapporto alla presenza umana, poiché proprio gli alberi “maturi” sono di prioritaria importanza per alcune specie ornitiche di particolare interesse conservazionistico, che rischiano invece la scomparsa dal panorama cittadino per il progressivo depauperamento dell’attuale foresta urbana.

Anche se sembra non fare notizia la destrutturazione e la progressiva sparizione degli attuali corridoi ecologici, con le ovvie ripercussioni sulla varietà e la quantità dell’avifauna urbana, preme comunque rimarcare che effettuare valutazioni e abbattimenti senza la dovuta accuratezza, significa operare in netta controtendenza rispetto alle normative europee in materia di conservazione e tutela della biodiversità, di cui si parla da almeno una ventina di anni. E questo è un fatto.

La perdita evidenziata in termini di capacità di assorbimento di CO2 (e di rimozione di PM10, NO2, SO2 e O3), è invece indicativa di un modo di agire in contrasto con gli obiettivi prefissati con il patto 20-20-20; poiché un modo indiretto per controllare le emissioni di CO2 è quello di massimizzare (o comunque non minimizzare) la possibilità di stoccaggio da parte delle piante. E anche questo è un fatto.

Pensare che far emergere questi dati possa “mettere in difficoltà la città”, significa voler negare l’evidenza, oltretutto colpevolizzando o screditando quanti cercano, invece, di salvaguardarne le preziose risorse, senza la volontà di ricercare un confronto davvero costruttivo che non sia solo un ascolto formale, e soprattutto significa continuare a sottacere i rischi connessi alla perdita degli alberi maturi, diffondendo solo quelli eventualmente connessi alla loro presenza.

Poiché si citano le “Linee guida per il governo sostenibile del verde urbano”, è opportuno precisare quanto vi si legge a proposito dei rischi correlati alla presenza di grandi alberi: “Il rischio complessivo per la sicurezza umana, dimostrato da diversi studi di valenza internazionale, risulta tuttavia essere estremamente basso; il suo valore si manifesta come assai residuale rispetto al livello generale di rischio con cui le persone, nel corso della loro vita quotidiana, devono costantemente misurarsi”.

Proprio per questo, sempre nelle linee guida, si legge che “Quando si considerano i rischi e le responsabilità di gestione degli stessi è necessario che il concetto di ragionevolezza guidi il processo decisionale…e che ci si possa muovere in ambito di giusto equilibrio tra accettazione di rischi e mantenimento della possibilità di fruizione di benefici reali forniti dal patrimonio arboreo”.

Infine, si ricorda che all’interno del processo di “gestione del rischio” del patrimonio arboreo, uno dei “momenti fondamentali” è proprio la “comunicazione”, intesa non solo come mera “trasmissione”, ma anche come “condivisione e compartecipazione” dei cittadini alle decisioni sul patrimonio pubblico; e questo ancora secondo quanto riportato nelle sopra citate linee guida, dove quindi non si parla sempre e solo di “sostituzione”.

La semplice audizione (“li abbiamo ascoltati perché per noi il confronto è fondamentale”), senza però poi prendere in alcuna seria considerazione le proposte avanzate e i dubbi sollevati, facendoli anzi passare per un “diktat” al quale non si possa e non si debba cedere, è solo un modo come un altro di non ascoltare e di non accettare il “confronto. Peraltro, è difficile credere che i cittadini pensino di poter imporre un diktat all’amministrazione, quando sono mesi che proprio gli stessi lamentano di subirlo senza riuscire ad avere voce in capitolo.

Chi scrive non è ovviamente contrario alla sempre più necessaria implementazione delle alberature, ma si osserva che questa di per sé non comporta certo la necessità dell’abbattimento delle piante mature che siano comprovatamente sane e stabili. Sempre a questo proposito, è inoltre fondamentale la cura nella fase di impianto e in quelle immediatamente successive, per non trasformare il supposto incremento arboreo in un eterno ricambio, senza che si possa mai giungere alla fase adulta dell’albero. Si osserva, infatti, che nonostante in letteratura si riporti un tasso di mortalità dal 10% al 30% circa nei primi cinque anni, la realtà di Firenze mostra che tale percentuale sembra avvicinarsi pericolosamente al 50%.

La città rischia di essere davvero “messa in difficoltà” sotto numerosi aspetti (paesaggistico, ambientale, ecologico, salutistico ed economico), da una pianificazione asettica di abbattimenti che non contemplino una valutazione accurata delle alberature e che sia realmente volta alla conservazione e alla tutela dell’attuale foresta urbana.

Per chi non fosse ambientalista o tema di identificarsi in una categoria che, ad oggi, tende ad essere denigrata e addirittura tacciata di dannosità, si ricorda che ormai ampia letteratura scientifica tratta la maggiore importanza degli alberi maturi rispetto agli alberi giovani anche ai sensi delle ripercussioni sulla salute (vedi anche “Giornate mediche per l’ambiente – 13° Forum Risk Management in Sanità” 27-30 novembre 2018, Firenze Fortezza da Basso).

A questo proposito si osserva che, agire a scopo “preventivo” e “proattivo” per la difesa della sicurezza dei cittadini, significa anche e soprattutto contemplare i sicuri danni alla salute dei medesimi provocati da un eccesso di precauzionalità, sia nell’immediato che sul lungo periodo. E che la sicurezza riguarda anche la preservazione della salute.

In definitiva i dati emersi dovrebbero stimolare alla riflessione, e chi si adopera per la salvaguardia di un bene comune e della sua irrecuperabile bellezza, non dovrebbe sempre essere trattato solo alla stregua di un irresponsabile integralista del verde.

Barbara De Cesare (Comitato Lungarno del Tempio)

 

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