L’associazione il Pianeta scrive al Presidente del Consiglio e al Ministro per l’Ambiente: In Toscana e oltre: come far finta di contenere le emissioni serra e lavorare per una economia non sostenibile.

Alla pregiata attenzione:

del Presidente del Consiglio On. Giuseppe Conte (presidente@pec.governo.it, usg@mailbox.governo.it);

del Ministro per l’Ambiente On. Sergio Costa (MATTM@pec.minambiente.it, segreteria.ministro@pec.minambiente.it, segreteria.capogab@pec.minambiente.it).

Oggetto: un quadro sintetico allarmante nella Regione Toscana e oltre.

Premessa

l’Italia, attraverso i rappresentanti istituzionali, ha firmato a suo tempo la ratifica internazionale per gli accordi finalizzati al contenimento dei mutamenti climatici: situazione per la quale si ritiene avrebbero dovuto essere già presi, e si debbano comunque prendere, provvedimenti seri tali da rendere sostenibile l’economia, in una veloce progressione, visti i ritardi con cui si è considerato e si considera il problema; la comunità scientifica, libera, a larghissima maggioranza, concorda sulle cause dei cambiamenti climatici e sugli effetti già in atto e verificati, come su quelli in divenire; e concorda sul ritardo con cui si sta affrontando il problema, cosa per la quale si richiedono azioni concrete e urgenti pur con l’obbiettivo riduttivo di CONTENERE il riscaldamento globale e i suoi effetti;

la nostra nazione, paese industrializzato di rilevanza mondiale, è responsabile in quota parte dei mutamenti climatici attraverso emissioni di gas serra che si producono attraverso una economia NON sostenibile. Tale situazione sottintende e si riflette negativamente anche su molti altri settori che riguardano: le attività primarie che subiscono e subiranno gli effetti negativi dei cambiamenti climatici, gli effetti in atto e in divenire sulla popolazione e sui beni materiali derivanti dagli estremi meteorologici, il consumo di territorio, il deterioramento del paesaggio, lo sfruttamento delle risorse, la produzione di rifiuti e quanto di connesso come problemi conseguenti (comprese le gestioni criminali dei rifiuti tossici e nocivi industriali), l’emissione di inquinanti attraverso le produzioni, le ripercussioni sulla salute attraverso gli inquinanti emessi e attraverso la possibile veicolazione incrementale di determinate malattie ad opera di organismi viventi diversamente distribuiti grazie alle mutazioni climatiche già in atto, la minore disponibilità idrica, eccetera; quanto descritto riflette effetti, in quota parte, di responsabilità dirette e indirette sul territorio nazionale ma anche esternamente ai confini del territorio nazionale, nelle forme che l’economia NON sostenibile (e le volontà conservative) e le emissioni serra comportano;

quanto al punto precedente è DIMOSTRATO anche dal superamento reiterato della nostra nazione dell’indice di equilibrio calcolato dalla cosiddetta Impronta Ecologica (e il relativo Overshoot Day che avviene con sempre maggiore anticipo ogni anno), ovvero da come annualmente vengono consumate maggiori risorse e energia rispetto a quanto i territori e le acque nazionali producono e compensano. Quanto sopra dovrebbe considerarsi nelle valutazioni di impatto ambientale e valutazione ambientale strategica, condizionandole opportunamente ai fini decisionali delle opere da realizzare;

contro le impellenti necessità, come sopra esposto, appaiono invece prevalere, nelle scelte economiche già intraprese, nelle scelte economiche in fase attuativa, nelle scelte economiche in prospettiva attuativa, nelle scelte economiche nelle intenzioni di attuazione, variamente attribuibili al variegato mondo politico e imprenditoriale, forti evidenze di contrasto al contenimento del riscaldamento globale, ovvero al contenimento delle emissioni di gas serra e di quanto connesso come effetti negativi immediati e in divenire.

 

Considerazioni specifiche per la regione Toscana e oltre

Sono state e sono manifeste intenzioni e azioni nella politica economica regionale toscana (e non solo) che si discostano dagli obbiettivi di una economia sostenibile da attuare nell’immediato a fronte dei noti ritardi e degli effetti delle mutazioni climatiche in atto e in progredire:

il problema TAV: trattasi di un’opera che produce gas serra nella realizzazione e dall’operatività a regime della medesima  (ogni mezzo terrestre o aereo non sfugge al principio fisico per il quale l’energia necessaria alla propulsione aumenta quasi in modo esponenziale – la resistenza dell’aria aumenta col quadrato della velocità – all’aumento della velocità, oppure ancora all’energia costantemente necessaria per la climatizzazione-aerazione di gallerie di grande lunghezza, inoltre le opere di servizio connesse, la considerazione dei rischi maggiori legati all’alta velocità, eccetera); appare inevitabile considerare i problemi connessi all’opera nei costi ambientali in essere e futuri e non quelli connessi a una revoca, anche per onorare i voti che gli elettori hanno dato nel mandato di cambiamento rispetto a governi e scelte precedenti;

le terze corsie autostradali: evidenti danni paesistici sono in atto nelle tratte esecutive come nella provincia di Firenze (e quindi nelle province interessate dal tratto autostradale tra Firenze e la costa tirrenica), contemporaneamente alla grande produzione di gas serra per la realizzazione, agli effetti negativi per attività economiche e vivibilità delle popolazioni a contatto dell’opera e defraudate dei suoli, dei soprassuoli (es. oliveti) e di una migliore vivibilità dei luoghi e dei valori (anche economici) di quanto vi insiste. Tale opera appare del tutto discutibile perché la rilevante presenza di traffico pesante merci andrebbe decongestionata opportunamente e anche in relazione al consumo energetico elevato (se paragonato al trasporto alternativo già in essere), e l’allargamento delle arterie autostradali costituisce invece un viatico funzionale al mantenimento di tale nefasto sistema distributivo delle merci in prospettiva e che, invece, sarebbe imperativo logico e tecnico essere largamente sostituito, per lunghe distanze, dal trasferimento merci su nave e su rotaia ma non ad alta velocità. Si tenga conto dei rapporti tecnici sul consumo dei suoli in Italia. Non meno importante dovrebbe inserirsi in questa discussione l’aspetto delle merci e della loro durevolezza legata all’economia sostenibile, e quindi alla minore necessità quantitativa necessaria di produzione e trasporto (in ambito italiano e dall’estero); si tenga conto per questo e altri progetti che l’impermeabilizzazione delle superfici implica l’invio immediato delle acque meteoriche al sistema fluviale;

autostrada o superstrada tirrenica e numerosa altra viabilità: la nota e reiterata intenzionalità di realizzare l’opera citata, o altre numerose opere stradali (Monte San Savino-Siena, Aulla, Mugello per l’autodromo, prospettive connesse alle olimpiadi, eccetera), contempla i problemi già descritti sopra che si scontrano con alternative diverse, in particolare riferite al trasporto merci per diminuire il trasporto pesante su lunga distanza; si aggiunge, a quanto già descritto come impatti negativi, che le superfici asfaltate provvedono inoltre a inviare rapidamente le acque meteoriche ai sistemi fluviali e fognari, contribuendo alla rapidità delle piene e contrastando così la funzionalità costosa attuata e in attuazione della realizzazione delle casse di espansione per fronteggiare piene e esondazioni o rendendone necessarie di ulteriori;

un ponte doppio nel tratto dell’Arno compreso tra Pontassieve e Bagno a Ripoli: tale opera specifica rappresenta ancora un contributo alle emissioni e alle spese superflue con un costo di oltre 50 milioni e effetti relativi di estetica in area anche tutelata, dove potrebbe limitarsi a un progetto di ponte tradizionale dai costi e impatti molto più contenuti;

aeroporto e stadio fiorentini e relativo centro sportivo della società fiorentina: queste opere citate risultano superflue e controproducenti in quanto, per la prima, esiste già un aeroporto a Firenze che assolve alla sua funzione in modo considerevole e valutando l’esistenza del vicino aeroporto di Pisa, il quale a sua volta completa la funzionalità aeroportuale; per la seconda opera si consideri l’esistenza dello stadio Franchi già esistente e si considerino le speculazioni congiunte di edificazioni connesse e della necessità di spostamento del Mercafir. In entrambi i casi le opere sottintendono emissioni e quanto altro in fase costruttiva e di regime operativo, oltre ad aumentare le superfici impermeabilizzate. Si consideri per gli aspetti aeroportuali e alta velocità che Firenze già soffre, come Venezia e altre realtà, di sovraffollamento turistico permesso allo stato attuale da veloci collegamenti tecnologici che favoriscono il turismo di massa contro un turismo di maggiore qualità: un ulteriore incremento sarebbe oltremodo controproducente. Si connette a quanto sopra la scomparsa delle piane agricole, dei contadi tipici come quello fiorentino, la comparsa sostitutiva dell’abominevole grande area metropolitana tra Firenze, Prato, Pistoia, eccetera;

tranvia fiorentina: in un recente convegno pubblico (20 Marzo 2019, seminario: VERSO LA PIANIFICAZIONE DELLA MOBILITÀ SOSTENIBILE NELLA METROAREA FIORENTINA) svoltosi al Parterre a Firenze, docenti universitari e professionisti hanno esposto circa le scelte del trasporto urbano effettuate dalle amministrazioni; è emerso che la tranvia fiorentina costa 38 milioni circa al km (!) in contrapposizione a tipologie di filovie e mezzi elettrici che si ricaricano alle fermate, di gran lunga più economiche e veloci anche nella realizzazione (oltre a costituire sistema flessibile nei percorsi all’occorrenza) a fronte della assenza di rotaie a terra; tale scelta contrasta con esigenze di economia pubblica e di emissioni serra in fase costruttiva per i quali è risultato esservi alternative; per non parlare dei prolungati disagi connessi in città e localmente della scomparsa di alberature nelle strade oggetto del tracciato (anche se ripiantati altrove); va considerato che le alberature cittadine sono prevalentemente a foglia caduca e nel periodo in cui sono spoglie mancano le funzioni specifiche, per sottolineare l’esigenza di tutela del verde sempre e comunque e dovunque, come della sua intensificazione e selezione funzionale in tutte le stagioni;

vegetazione urbana: l’aggressività, esasperata da motivi diversi, di tagli anche di vegetazione arborea urbana è cosa nota e diffusa, così come la netta insufficienza a svolgere le funzioni sanitarie-ecologiche-sociali; tali aspetti noti anche a Firenze, si connettono qui anche con errori tecnici plateali di collocazione di parcheggi sotterranei in piazze cittadine che sarebbero state da alberare, in alternativa attuabile alla collocazione di detti parcheggi sotto l’asfalto dei grandi e meno grandi viali esistenti; troppo spesso inoltre NON viene nemmeno considerato l’aspetto che oltre il 50% della vegetazione urbana è a foglia caduca e quindi assolve alle funzioni diversificate solo alcuni mesi l’anno;

soprassuoli boschivi e forestali: funzioni e manomissioni: in questo periodo storico e per le necessità tardive al contenimento delle emissioni di gas serra, assumono eccezionale importanza gli ecosistemi boschivi e forestali, cui sono attribuibili insostituibili funzioni diversificate. Si consideri che negli alberi è accumulato carbonio e che ininterrottamente si continua gratuitamente a accumularlo sottraendolo all’atmosfera, con il miglior contrasto al riscaldamento globale; si consideri quindi la regimazione idrogeologica, anche questa preziosissima in un contesto storico di estremi climatici. Appare assolutamente ineludibile difendere i soprassuoli nella loro fase matura convertendo i boschi cedui (con turni brevi di taglio) a fustaie (boschi di altofusto con turni lunghi di taglio); in realtà sta avvenendo il contrario. E’ letteralmente una eresia, nel nostro periodo storico allarmante, per i relativi problemi ambientali a livello planetario, considerare gli alberi come una risorsa energetica rinnovabile andando a tagliarli e bruciarli e quindi reimmettendo in atmosfera il carbonio che vi era immobilizzato; in Toscana anche in recenti convegni come a Vallombrosa, dove il Ministro Costa non è potuto essere presente, l’assessore regionale ha esposto la volontà operativa in tutti i boschi, con costruzioni di piste, pulizia, asportazione della biomassa a terra e così via: considerando che in toscana i boschi sono circa il 50 % della superficie ma che il 70 % di questi sono cedui ovvero boschi poveri e solo il 18% fustaie, appare drammatico il quadro sulle funzionalità ecologiche compromesse; si è persa l’occasione di convertire in fustaie i molti cedui maturi; si tenga nella dovuta considerazione la falsità spesso divulgata dell’aumento vero dei boschi in quanto, come scritto anche dal dott. Fabio Clauser in più di un libro, questo è essenzialmente un effetto della modifica ai parametri classificativi del censimento forestale per cui è stato considerato bosco ciò che non lo è;

centrali a biomasse: si veda il punto precedente: fare energia con lo sfruttamento boschivo è del tutto contrario alle necessità ambientali odierne;

Testo Unico Forestale: una recente legislazione nazionale ha innescato preoccupazioni relative alle possibilità di sfruttamento economico dei soprassuoli boschivi e forestali, in aperto contrasto alle necessità di contenimento delle emissioni di gas serra e necessità collegate alle altre funzioni ecologiche, biologiche, sociali, idrogeologiche svolte dai soprassuoli; si connette questo ai gravi aspetti complementari del degrado dei soprassuoli a causa degli incendi avvenuti negli scorsi anni e localmente dagli effetti di abbattimento dovuti a tempeste;

taglio della vegetazione di riva dei corsi d’acqua: “Negli ultimi anni, anche sull’onda emotiva di alcuni disastri (alluvioni, esondazioni, frane) che sono purtroppo avvenuti in diverse località, sia in Toscana che in altre Regioni, gli enti gestori tendono ad attuare modalità gestionali dei corsi d’acqua molto drastiche, che si risolvono con l’artificializzazione degli alvei e con la rimozione spesso totale di tutta la vegetazione ripariale. Sovente queste operazioni, che condannano l’ecosistema fiume alla sua definitiva banalizzazione, sono condotte con macchinari altamente invasivi quali gli escavatori pesanti equipaggiati con trincia stocchi, e vengono condotte in maniera ripetuta e generalizzata anche in primavera, ovvero nel pieno della stagione riproduttiva che è sicuramente la più critica per la fauna selvatica.”. Questo passo compare nella Risoluzione Finale del convegno FIUMI & NATURA (i corsi d’acqua custodi di biodiversità e bellezza paesaggistica, come gestire in modo razionale e sostenibile un bene comune) svoltosi il 5 aprile 2019 a Firenze presso la Scuola di Giurisprudenza dell‘Università. Nel documento si evidenziano bene i problemi derivanti da quanto si fa contro la tutela della vegetazione ripariale e come questa costituisca di fatto un danno alla capacità ecologica dell’ecosistema ripariale e quindi contro anche le emissioni serra, le quali derivano anche dall’input operativo reiterato delle macchine operatrici che contemplano inoltre spese delle economie pubbliche. Di tale operatività ha mostrato orgoglio divulgativo il governatore toscano in varie interviste televisive, come della necessità di gestione dei boschi. In passato la vegetazione ripariale era opportunamente tutelata da legislazioni illuminate. Gli aspetti di una buona regimazione idrogeologica dovrebbero connettersi anzitutto alle tutele rigide dei soprassuoli arborei e alla loro intensificazione territoriale, e quindi all’evitare ulteriori impermeabilizzazioni territoriali da opere diversificate in continua ascesa note come “consumo di territorio”; l’intercettazione di alberi o parti di questi dovute a piene nei fiumi può essere assolta da reti opportune a maglie larghe con file di boe superiori da adeguare al livello piena, disposte a cul de sac in vari punti a monte dei ponti e comunque dove opportuno, a costituire precauzione sostitutiva dei tagli estesi;

contributi per implementare l’innevamento artificiale: nel nostro periodo storico in cui sono già in atto i cambiamenti climatici e dove sono previsti effetti in incremento con minore disponibilità idrica nelle regioni mediterranee rispetto al Nord Europa (e intensificazione degli estremi climatici), si annota e divulga anche sui media, per esempio, che l’invaso del Bilancino possa non essere più sufficiente come riserva idrica e si prospettano ulteriori realizzazioni. In questo contesto, dove anche le precipitazioni nevose non rispecchiano più trascorse regolarità, le relative attività sportive turistiche dovrebbero adeguarsi alla estemporaneità della situazione. Continuare a spendere per cercare di innevare artificialmente i comprensori sciistici prevede dispendio di acqua e energia, situazioni entrambe negative sia in merito alla diminuita disponibilità idrica, sia in merito all’aumento delle emissioni serra da consumo energetico. Inoltre la costituzione degli impianti talvolta non è stata condizione sufficiente all’innevamento artificiale, in quanto può essere effettuato solo se le temperature sono sufficientemente basse. Eppure si continuano impropriamente a stanziare fondi rilevanti anche, per es. recentemente, per l’innevamento artificiale sull’Appennino Tosco Emiliano e sull’Amiata;

Inceneritori, produzioni monouso e di breve vita, mancanza di efficienza di raccolta differenziata, tassazione obsoleta: risultano di dominio pubblico e di rilevante attualità gli argomenti citati connessi ai prodotti monouso e di breve ciclo vitale, lo spreco di risorse e energia nonché produzione di inquinamento, la relativa produzione enorme di rifiuti conseguente, le necessità di raccolta-gestione-riciclo, le dispersioni negli ambienti e relative contaminazioni, le volontà di continuare nelle speculazioni industriali conservando le produzioni nefaste e favorendo (almeno era nelle intenzioni politiche regionali toscane) di conseguenza la termodistruzione, con evidenti emissioni serra e inquinamenti in tutta la catena descritta. Si sono affacciate di recente sulla scena politica, a fronte di pressione di opinione di massa motivate da studi sugli effetti della plastica in mare, eccetera, timide iniziative a livello UE e nazionali con l’eliminazione di alcuni prodotti monouso dal ciclo produttivo. Ma queste iniziative sono deludenti e insufficienti a fronte della vastità produttiva del monouso (es. bottiglie di plastica, tetrapak, lattine, polistirolo, pellicole per confezionamenti, eccetera) e determinano ancora in modo rilevante i problemi di spreco risorse-energia-produzione inquinanti-produzione rifiuti-necessità raccolta e riciclo e collocazione con ulteriori emissioni. Quindi il problema ha due aspetti rilevanti che si connettono tra di loro: la necessità di diminuire le produzioni usa e getta e di breve vita, la necessità di procedere alla corretta e totale raccolta differenziata (si veda il libro RIFIUTI ZERO di Rossano Ercolini). Si sottolinea l’assurdità che in Italia vi debbano essere, al posto di urgenti legislazioni uniformi sul territorio nazionale e congrue all’emergenza ambientale locale e globale, singole persone che si occupino in modo vicariante, (che si occupano egregiamente del tema: per fortuna esistono persone come Rossano Ercolini e collaboratori!), del problema rifiuti assolvendo alle mancanze istituzionali; quindi che vi siano anche iniziative diversificate, a discrezione dei comuni più o meno sensibili, o meno; e ancora che vi siano inoltre ancora assurde modalità di pagare la tassazione dei rifiuti solidi urbani, ad esempio, che considerino parametro di riferimento la superficie calpestata dell’appartamento di residenza: cosa che non ha niente a che vedere con la condotta ecologica dell’occupante e del suo impegno, sia nelle scelte degli acquisti sia nella gestione dei rifiuti, ovvero nella esecuzione della corretta raccolta differenziata: situazione che comporta un disincentivo per le persone ad effettuarla e che invece dovrebbe essere obbligatoria per tutti, premiando gli utenti dalla diminuzione della tassazione e un miglioramento ambientale.

Conclusioni

Per quanto sopra si ritiene indispensabile, a fronte anche dei contenuti specifici della Costituzione della Repubblica Italiana, una azione politica illuminata che assolva a quanto ancora non viene fatto di adeguato dalle Istituzioni a vario livello, e da quanto di errato viene reiteratamente fatto, che contribuisce al peggioramento delle situazioni le quali compromettono in vario modo il contrasto al contenimento efficace e immediato del riscaldamento globale con le conseguenze diversificate che comporta, anche pericolose per la popolazione.

Non è più possibile lasciare affrontare separatamente problemi che sono tra loro relazionati, e soprattutto lasciare operare in modo contrastante settori istituzionali diversi, con esiti contrari alle esigenze sociali di maggiore rilevanza.

Leonardo Mastragostino 21.10.2019

Presidente associazione IL PIANETA per la Tutela della Natura e dell’Ambiente, della Salute, del Patrimonio Storico e Paesaggistico;

(membro del consiglio direttivo Italia Nostra sezione Firenze);

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