NUOVO CENTRO SPORTIVO DI BAGNO A RIPOLI. LE OSSERVAZIONI DELL’ASSOCIAZIONE IL PIANETA INVIATE AL SINDACO DI BAGNO A RIPOLI

Alla Amministrazione del Comune di Bagno a Ripoli  (Fi),

Oggetto: OSSERVAZIONI AL NUOVO CENTRO SPORTIVO ACF FIORENTINA E OPINIONE COLLEGATA.

Il sottoscritto ha ascoltato ieri giovedi 28 c.m. la presentazione del nuovo centro sportivo, fino al momento delle domande, e scrive la presente in merito alla possibilità di specifiche osservazioni ma non limitandosi a queste per le circostanze generali che lo esigono, come di seguito indicato.

Il Sindaco ha esposto della possibilità partecipativa del pubblico alla valutazione del progetto, ma è impossibile non rilevare che tale impostazione avrebbe voluto consultare la popolazione residente, e quanti altri interessati, PRIMA di prendere la decisione di destinare una importante parte del territorio comunale ad un progetto di simile entità. Appare una forma democratica decisionale del tutto parziale e che di fatto NON permette di prevenire la possibile accettazione di un progetto del genere ma permette solo pareri postumi su aspetti di contorno al fatto compiuto.

E’ opportuno sottolineare in questo senso le parole pubbliche di ieri del sig. Commisso che ha ricordato come vi fosse interessato anche il comune di Campi Bisenzio ma che il sindaco di Bagno a Ripoli è stato più veloce (“furbo”), eccetera.   Il “fast” del sig. Commisso, ripetuto più volte, rammenta una procedura oltremodo spedita.

Pertanto occorre avvedutamente fare una valutazione anche più generale, in questa sede, a monte di un qualsiasi progetto e non solo a valle della sua favorevole accoglienza istituzionale.

Si rammenta che in Italia le statistiche sul consumo di suolo sono preoccupanti.

Si rammenta che il periodo storico drammatico, che vede in corso il riscaldamento globale e i relativi cambiamenti climatici, imporrebbe un forte e diverso orientamento economico generale a fronte di ritardi accertati nelle azioni governative centrali e periferiche.

Rispetto a una estensione di 25 ettari a vocazione prettamente agricola, si sottolinea che l’esecuzione dei lavori per destinazione diversa produrranno certamente emissioni relative a termine, e che gli impianti a regime produrranno emissioni costanti dalla fruizione delle nuove strutture: situazione certamente più impattante rispetto a quanto richiedono (richiedevano) le sporadiche lavorazioni agricole.

Si annota che tali terreni, nelle nuove esigenze di utilizzazione, dovranno essere ovviamente e opportunamente drenati (anche le recenti abbondanti piogge, che hanno portato l’Arno al limite dell’esondazione nonostante nuove opere in essere a tutela preventiva, hanno mostrato nei terreni in esame il ristagno di acque, come visibile a tratti percorrendo viale Europa) e dotati di opere idrauliche che allontanino velocemente le acque meteoriche, che rende ipotizzabile, almeno in parte, un più veloce indirizzamento ai corpi idrici recettivi: situazione diversa da un uso agricolo tradizionale.

Si sottolinea che lo sconvolgimento di quasi tutti i suoli provocherà con certezza problemi in particolare alla microfauna dei terreni e alla flora naturale (anche per ovvia larga sostituzione con erbe monotipiche per i campi da gioco o addirittura con sintetico come esposto nella locandina pieghevole diffusa).

Non meno importante considerare, a fronte del ripetersi di siccità estive, che i 10 campi quasi tutti naturali, richiederanno alti consumi idrici di mantenimento.

Le strutture edificative previste, a carattere abitativo, ristorativo, sportivo, NON hanno niente a che vedere con i contenuti storici, culturali, paesaggistici, dei luoghi in oggetto, i quali appartengono di fatto al pregiato contado fiorentino: del quale l’area in questione rappresentava un importante contesto residuale. Il centro rappresenta pertanto una devianza e un impoverimento contestuale.

E di tale pregiato contesto residuale sono (o erano, viste le intenzioni espresse dal sindaco), di fatto, altrettante testimonianze oggettive importanti, le stradine di contenute dimensioni che solcano marginalmente o pienamente tutta l’area pianeggiante (Pian di Ripoli, Padule), in mezzo ad alti muri in pietra e case e ville e conventi: il proposito cosiddetto, di metterle in sicurezza, propone un ulteriore stravolgimento dello stato dei luoghi.

Il grande parcheggio, funzionale alla tranvia ma anche al centro sportivo, è un altro aspetto influente sullo stato dei luoghi, il quale si connette ancora sulla regimazione delle acque meteoriche, sugli aspetti estetici; deve considerarsi anche l’influenza futura di variazioni nefaste che potrebbero derivare dalla realizzazione di un’altra opera dispendiosa e megalomane, con le modiche di traffico connesse, derivante dal ponte doppio di Vallina: la logistica di questa specifica opera si connette anche e non solo al centro sportivo. Difficile prevedere adesso gli effetti logistici cumulativi.

Le funzionalità delle alberature di futuro impianto potranno servire a svolgere quella specifica di mascheratura, di quanto non appartiene al contesto storico dei luoghi, solo dal basso, mentre dalle aree collinari certamente saranno più o meno visibili tutti i volumi geometrici estranei alle origini dei luoghi.

L’orientamento dei campi da gioco, che vuole rispecchiare l’andamento dei campi agricoli, ovvero l’antica centuriazione, appare come un espediente superficiale di rispetto a un contesto rurale e storico dai profili sostanzialmente diversi: non bastano erba e linee di contorno al rispetto effettivo dei luoghi. E’ il campo agricolo in sintonia alla centuriazione romana e non il campo di calcio.

Le varianti, o la variante, urbanistiche di destinazione d’uso dei terreni preoccupa anche in prospettiva futura, costituendo un viatico eventuale a nuovi ipotetici interventi.

Se si tiene in particolar conto dei valori di un’area agricola e con emergenze storiche, della sua localizzazione e funzione, connettendo ancora con le rammentate esigenze di convergere verso una economia veramente sostenibile (si rammenta che la valutazione dei sei indici aggregati che servono a definire il bilancio dell’impronta ecologica nazionale, produce da vari anni un anticipo sempre maggiore dell’esaurimento delle risorse disponibili, dimostrando i problemi connessi di consumo di suolo, di energia, di sfruttamento risorse di terra e mare, di stili di vita, eccetera), il progetto appare fuori posto. Il tutto si allinea con la considerazione che le attività economiche antropiche continuano a muoversi nell’ambito di una sfera dove le variabili considerate in gioco sono essenzialmente artificiali e funzionali al tipo stesso di economia: è ancora del tutto risibile o secondaria l’introduzione e la considerazione a pieno titolo delle variabili naturali.

Dispiace dover considerare anche un’altra variabile normalmente trascurata: l’enfatica attribuzione a tale sport di un effetto sociale benefico si arresta di fronte alla considerazione, invece, dalle mire economiche che derivano, a vario titolo, dai soggetti coinvolti nel meccanismo; oltre a ciò si consideri che il calcio mostra a livello nazionale, e non solo, un degrado comportamentale consolidato in molte gare e per le quali si rende sempre necessaria una ingente mobilitazione di forze di sicurezza pubblica. Degrado comportamentale che si può manifestare in campo e fuori, con pessimi effetti educativi. Diseducativo anche l’eccesso dei premi economici a soggetti che trascorrono la propria esistenza a ruzzolare una palla sull’erba, se confrontata a quante altre attività più importanti sono remunerate scarsamente.

Personalmente ritengo preferibile quei valori certi che appartengono ad un’area agricola con connotati storici e culturali. Certi e non deperibili.

Con osservanza

Leonardo Mastragostino.

Associazione Il Pianeta per la tutela della Natura e dell’Ambiente, della Salute, del Patrimonio Storico e Paesaggistico

29.11.2019

 

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