1 non è uguale a 1. Un contributo di Italia Nostra e CCTA alla questione delle alberature.

Gli alberi a Firenze: 1 non è uguale a 1.

 

In occasione della Giornata Nazionale dell’Albero dello scorso 21 novembre abbiamo assistito alla gara di chi la sparava più grossa in termini di alberi piantati e/o da piantare in città. L’Amministrazione comunale in testa continua a sbandierare dati puramente numerici relativamente al bilancio arboreo cittadino, volendo dimostrare un saldo attivo: in realtà i 13.239 alberi reimpiantati nel quinquennio 2014-2019 coprono appena l’obbligo di messa a dimora di un nuovo albero per ogni neonato, mentre non coprono nemmeno  i 7.288 alberi adulti persi per abbattimenti; se poi l’amministrazione avesse fornito i dati di non attecchimento degli alberi di nuovo impianto, il bilancio sarebbe ancora più negativo. Per questi motivi, in uno scenario dove giornalmente si assiste a massicci abbattimenti per presunte ragioni di messa in sicurezza o per assurdi progetti di riqualificazione, i 15.000 nuovi alberi annunciati dall’Assessorato all’Ambiente sono solo mera propaganda e imbonimento mediatico. Questo è ancora più evidente se si passa dai dati puramente quantitativi a quelli qualitativi. In questo caso infatti risulterebbe che i conti non tornano, come da tempo stiamo dicendo in tutte le sedi. A prova di ciò, ci sembrano sufficienti i dati e i calcoli eseguiti dal “Comitato Lungarno del Tempio” e pubblicati sul Corriere Fiorentino lo scorso 6 ottobre.

Ciò detto, vale ancor più nel caso del progetto della nuova linea della tramvia; infatti, anche se a bilancio delle alberature per la tramvia 3.2 è stato indicato un guadagno di 847 nuovi alberi, a fronte di un taglio di 484, non è comunque chiaro come ciò possa essere realizzabile, laddove si prevede l’abbattimento delle alberature proprio a causa dell’occupazione degli spazi delle fermate della tramvia previste lungo i viali. Non si capisce dove un possibile infittimento delle alberature possa progettualmente coniugarsi con l’occupazione spaziale della sede della tramvia, senza poi considerare i lavori per i sottoservizi, come recentemente paventati da Publiacqua.

Insomma, se in ecologia, per la teoria dei sistemi complessi, 1+1 non è uguale a 2, così 1 non è uguale 1 quando si tratta di alberi. Il cosiddetto bilancio arboreo comunale non può essere considerato come un bilancio puramente quantitativo in cui si fa pari tra entrate e uscite; gli alberi non sono tra loro equivalenti, come possono essere i pali della tramvia o i lampioni. Equiparare specie forestali tra loro diverse, per morfologia, fisiologia e genetica è un errore mastodontico che ogni volta si ripete nella statistica descrittiva del bilancio arboreo comunale. Questo ultimo, tra l’altro, è cosa ben diversa dal Bilancio arboreo richiesto e reso obbligatorio per le amministrazioni comunali dalla legge 10 del 2013 sul Verde Urbano che indica, quale grande novità rispetto al passato, di produrre dati non solo quantitativi, ma anche qualitativi e addirittura illustrati su base catastale, cioè indicando non solo quanto, ma cosa e dove sono dislocati i singoli alberi esistenti, quanti ne sono stati persi e quanti ripiantati. Questa scelta vuole impedire proprio che col mero dato quantitativo le Amministrazioni locali eludano una corretta pratica di compensazione ecologica per la quale il mero dato statistico unitario non ha valore; infatti, pur mantenendo la parità tra numero di alberi abbattuti e alberi ripiantati, la loro localizzazione non è un dato neutrale: così ad aree private di vegetazione, a causa degli abbattimenti, laddove proprio la copertura arborea sarebbe invece necessaria, ne corrispondono altre arricchite, ma in zone della città isolate o che presentano già una discreta copertura arborea. Non possiamo privare di alberi zone della città congestionate dal traffico in cambio di nuove piantagioni, anche in sovrannumero, ubicate in aree che non presentano grossi problemi di inquinamento. Oltre alla localizzazione il dato meramente statistico non risponde ad altri due importanti fattori che fanno sì che per le alberature 1 non è uguale ad 1: la specie (un bagolaro, un tiglio, un pino domestico, etc non sono uguali ad un prunus, ad un pero giapponese, ad un maggiociondolo). 2. l’età: una pianta di tre-cinque anni non ha le stesse caratteristiche fisiologiche di una pianta di 20-30 anni o di 60-80 anni.

Tutto questo è fondamentale oltre che per il valore estetico, anche e soprattutto per il valore ecologico delle alberature e per i conseguenti benefici di ordine sanitario. In Italia, la mortalità a causa della caduta di alberi è di circa 10 persone all’anno, mentre quella dovuta ad incidenti stradali è di circa 10 decessi al giorno, con un aumento del 7% nell’anno in corso; e la mortalità prematura per malattie dovute all’inquinamento è tra le più alte d’Europa, con un trend in crescita (nel 2012 si sono verificati 84.400 decessi, secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente). Addirittura, «già nel 1995, in una vecchia statistica, si vedeva che i bambini fiorentini soffrivano di patologie respiratorie quattro volte tanto la media nazionale». Come riportato da alcuni quotidiani, l’effetto protettivo del verde riduce «del 4% la mortalità prematura per ogni incremento del tasso di vegetazione di 0,1 (misurato come indice specifico) entro 500 metri dalla zona di residenza». Ovvero, in altre parole, l’abbattimento di alberi aumenta il dato di morbilità e mortalità in un raggio di azione relativamente corto. Così, il taglio inopinato di alberi ad ampio sviluppo della chioma, alberi con un buon potenziale di assorbimento (in termini di Leaf Area Index) e sequestro di carbonio, oltre ad altri composti chimici inquinanti, non ultimi il PM2,5 e simili, mette a rischio la salute dei cittadini. La riduzione del traffico veicolare, quale misura di mitigazione, deve essere accompagnata da misure di adattamento, come il mantenimento del patrimonio arboreo esistente ed il suo incremento. Le due soluzioni non sono alternative tra loro. La tramvia da sola non soddisfa l’esigenza di benessere ambientale: questa sottolineatura la riporta l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Eliminare piante di una certa taglia riduce fortemente la funzione protettiva rispetto all’inquinamento in città, e ciò non potrà essere compensato da nuovi impianti quando la numerosità degli abbattimenti è elevata. Non si capisce come si possano giustificare tagli sistematici di intere alberature in città in nome della sicurezza, quando sappiamo che questi stessi tagli mettono in pericolo la salute dei cittadini con livelli di probabilità superiori a quelli determinati dalle cadute accidentali.

Le potenzialità perdute non possono essere compensate da nuovi impianti quando gli abbattimenti sono eccessivi e immotivati. Insomma, a ciò che guadagniamo dal taglio indiscriminato delle alberature in termini di possibili danni da cadute accidentali corrisponde un rischio superiore per la salute dei cittadini. Simili premesse suscitano il timore che il mantra della sicurezza dei cittadini, nasconda scelte e interessi molto meno nobili

Il Sindaco è il primo cittadino di Firenze ma anche il primo responsabile della tutela della salute dei cittadini soprattutto in relazione ai livelli di inquinamento. Su questo può e dovrebbe intervenire.

 

Lorenzo Orioli, CCTA

Mario Bencivenni, Italia Nostra

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