UN CONTRIBUTO DI PAOLO CELEBRE ALLA DISCUSSIONE SU QUANTO AVVIENE A FIRENZE PER REALIZZAZIONE DELLE TRAMVIE: “PALAZZO MAZZONI” (riceviamo e divulghiamo)

NON TUTTE LE PALAZZINE

RIESCONO CON IL BUCO

A Firenze è risorto un brano architettonico degli anni Trenta, quello del complesso della ex Squadra Rialzo della stazione di S.M.N. di Angiolo Mazzoni, autore anche della vicina Centrale termica, oltre che di tutto il fronte laterale di via Alamanni e delle pensiline della stazione di SMN. Il Fabbricato alloggi e servizi tra viale Belfiore e viale Redi, denominato Palazzo Mazzoni, è quello che più sorprende per il “ritorno al passato” prodotto dai lavori. Realizzato nel 1933 in forme razionaliste e fortemente danneggiato dai bombardamenti della primavera del 1944, l’edificio venne profondamente trasformato nel dopoguerra tanto da farsi quasi dimenticare fino all’inizio di questo secolo.

Fortemente degradato e poi minacciato di demolizione dal progetto Zevi per la stazione dell’AV, venne vincolato dalla Soprintendenza e successivamente inserito nella ristrutturazione dell’area in base agli accordi tra Comune e Ferrovie per il passaggio della Linea 2 della tramvia.

Se non che per il suo restauro, invece di seguire il principio del “com’era e dov’era”, come nell’illustre precedente del Ponte a S. Trinita, si è preferito adottare uno spurio connubio fra infrastruttura ed edilizia, sostituendo al piano terra e ad un elegante portone d’ingresso sovrastato da tettoia in marmo, un tunnel tranviario largo 8 metri, percorso ogni 4 minuti da convogli diretti alla vicina fermata “Belfiore”.

Guardandolo oggi, dopo il pretenzioso ripristino, appena sorta in noi l’ammirazione per il progettista bolognese, già ci prende il malumore per il disinvolto progetto e per l’incredibile occasione mancata, se solo si fosse riusciti ad utilizzare il rilevato ferroviario per il passaggio della linea tranviaria, avendo anche a disposizione la rampa in fondo a via Alamanni.

E l’umor nero si trasforma in sdegno vedendo la collocazione scandalosa della fermata “Belfiore” in mezzo al groviglio di corsie trafficate e ad un campionario di pali di tutti i tipi.

Per cui non solo il restauro della palazzina viene negato dal simultaneo buco, ma contribuisce in sé ad altro scempio che si compie sul cosiddetto ‘Viale in curva’ del Poggi, l’attuale viale Belfiore, privato dei suoi storici pini, occluso e guastato dalla “metro tranvia”, chirurgicamente piazzata in un crocevia sul quale confluiscono altre sei strade.

Diverso il destino della Centrale termica, indiscusso capolavoro del razionalismo europeo, in abbandono da tempo immemore insieme a buona parte del continuum mazzoniano, con i sottopassi e l’edificato, che costeggia via Alamanni fino alla suddetta rampa carrabile.

Addirittura, dieci anni fa, dopo aver messo il “vincolo con buco” sulla nostra palazzina, la Soprintendenza lo tolse ad un edificio tecnico in via Cittadella, facente parte del complesso della Centrale termica, per farvi passare, si diceva, il people mover per la Foster.

Però avviene che, mentre prima i commenti sul Palazzo Mazzoni oscillavano tra l’ironico e lo sprezzante, adesso si esagera in senso opposto, lodando l’ottimo restauro e intestandone il merito all’ex Soprintendente Alessandra Marino che, tutelandolo, lo avrebbe salvato.

E’ quanto ha sostenuto qualche giorno fa Fulvio Conti, eminente professore di Storia contemporanea a Scienze Politiche che per lavoro percorre ogni giorno quel buco.   Generosamente ospitato tra i commenti di Repubblica, egli esprime il suo “mea culpa tardivo” per non aver capito a tempo la bellezza di quell’architettura.

Peccato che più di metà dell’articolo non sia dedicato all’architettura, della quale l’opinionista si dichiara per la verità incompetente, ma appunto al preoccupante trionfo dell’incompetenza che lui definisce “uno dei mali del nostro tempo” e, nella fattispecie, quella di quei movimenti politici la cui piattaforma si caratterizza per lo slogan “uno vale uno”.

Comunque, sempre da incompetente, ci mancherebbe, il nostro storico si interroga anche sulla decisione dell’attuale Soprintendente di non permettere l’abbattimento delle curve dello stadio Franchi, giacché, ci fa sapere, “Io le avrei sacrificate”.

Paolo Celebre

clicca qui per l’intervento pubblicato da Repubblica

 

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