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Firenze Castello: Il Piano Fondiaria, gli affari di Salvatore Ligresti e gli interessi della città

Firenze, giugno 2005

Mentre cresce la sensibilità civica per i problemi ambientali e per la salvaguardia del paesaggio e dei beni culturali (come ben dimostra la vicenda del parcheggio della Fortezza da Basso), e mentre l’operazione “Nuovo Piano Strutturale” di Firenze è stata presentata dall’Amministrazione Comunale come un’occasione innovativa di pianificazione partecipata e condivisa atta a porre fine alla strisciante e disordinata politica edilizia che negli ultimi decenni ha prodotto il consumo di tanto territorio e ha aggravato in modo irreparabile le condizioni di vivibilità della città, le Associazioni Amici della Terra, Firenze Viva, Italia Nostra, Legambiente e WWF denunciano la stridente contraddizione relativa all’episodio di “urbanistica contrattata” pilotata “dall’esterno” concernente la convenzione sull’area di Castello stipulata tra il Comune di Firenze e Fondiaria-Sai.
Dopo la realizzazione del Piano ex Fiat di Novoli è così riemersa un’altra pesante propensione per i nuovi “grandi interventi” urbanistici portatori di rinnovati squilibri nel corpo già così martoriato di Firenze e più in generale della cosiddetta “Città della Piana”, che soffrono di infrastrutture di comunicazione e di sistemi di trasporto pubblici del tutto inadeguati a garantire una mobilità fluida o almeno accettabile, di condizioni di inquinamento atmosferico e acustico, di rischio idrogeologico particolarmente preoccupanti.
Il Piano urbanistico esecutivo di Castello si tradurrà in una speculazione privata senza precedenti, a tutto svantaggio degli interessi della città e della qualità della vita dei suoi cittadini, comportando l’ulteriore dilatazione urbana a macchia d’olio a nord-ovest (premessa alla creazione di un ininterrotto e informe agglomerato tra Firenze e Prato, una vera e propria metàstasi), con la drastica riduzione di una delle ultime aree verdi, agricole e inedificate. Un’area strategica di pregio paesistico-ambientale dai delicati e instabili equilibri, posta a ridosso delle grandi ville medicee e del futuro Parco della Collina, che certe voci interessate sono solite presentare, con vera mistificazione, come in abbandono e in degrado, e quindi meritevole di essere “recuperata”, “riqualificata” e “valorizzata” ovviamente a cemento, anziché essere organizzata in un grande polmone verde a servizio dell’area metropolitana quale il da sempre invocato Parco della Piana…
Di fatto, il Piano di Castello lascia mani libere all’iniziativa del capitale privato del colosso finanziario Fondiaria-Sai che, è bene ricordarlo, nei primi anni ’80, provvide ad acquistare 168 ettari di terreni vincolati a verde dal piano regolatore vigente per perseguire (oggi si deve riconoscere con autentica lungimiranza) un’operazione funzionale a enormi rendite assolute e di posizione. E’ certo che, con l’accordo in questione, l’impresa assicurativa realizzerà un affare colossale dall’investimento di oltre un miliardo di euro enunciato dall’ingegnere Salvatore Ligresti: un profitto calcolato (dal Presidente dell’impresa Baldassini & Tognozzi Riccardo Fusi) almeno nel “25 per cento di utile sulla carta”.
I cittadini sono in grado di valutare l’impatto sul territorio della pesantissima cementificazione in progetto (abnormi edificazioni che porteranno alla nascita di un nuovo quartiere con un parco residuale “a pagamento”, stretto tra l’aeroporto e le autostrade e la ferrovia, con uffici pubblici e privati, negozi, due alberghi, strade, piazze, scuole, impianti sportivi, il tutto per un milione e quattrocentomila metri cubi con nuovi parcheggi per 4000 auto e 1500 alloggi, non si sa bene a chi dedicati, visti i prezzi attuali del mercato e il “calo consistente delle richieste” lamentato dal sopra ricordato Presidente Fusi….), anche in termini di appesantimento del traffico, per la risoluzione del quale problema ci si affida, con colpevole superficialità, a provvedimenti quali la costruzione della futuribile linea tranviaria n. 2 e di una nuova strada di accesso tra la Mezzana Perfetti Ricasoli e il Viale XI Agosto, infrastrutture che non potranno non rivelarsi autentici palliativi.
Tra le conseguenze negative di tale colossale operazione non è poi da tacere l’impoverimento ulteriore del centro storico che verrebbe a perdere (dopo una buona fetta di Università, il Tribunale e la scuola dei carabinieri) altre funzioni pregiate di tipo amministrativo come, a quanto pare, la sede della Provincia di Firenze.

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Cittadini riciclatori cercasi: dimostriamo insieme che riciclare costa meno

Firenze, settembre 2005

Italia Nostra cerca almeno mille famiglie del Nord, del Centro, del Sud e delle Isole impegnate nella raccolta differenziata dei loro materiali post consumo e disponibili a mettersi in rete per dimostrare che anche gli Italiani sono capaci di riciclare gran parte dei loro scarti domestici. I mille cittadini che aderiranno all’appello di Italia Nostra, per quattro mesi peseranno la carta, la plastica, il vetro, i metalli, gli scarti di cucina da loro accuratamente separati per essere successivamente riciclati.
Grazie ad Internet, tutte queste informazioni saranno inviate ad Italia Nostra ,che provvederà a realizzare il primo sondaggio telematico sul riciclo in Italia.
Queste mille ( e più) esperienze permetteranno finalmente di scoprire quale è la vera percentuale di raccolta differenziata che le famiglie italiane sono in grado di realizzare. Siamo sicuro che questo dato sarà una sorpresa per tutti, a cominciare dai nostri amministratori. L’informazione più importante che fornirà la Rete dei Cittadini per il Riciclo sarà quella di sapere quanto realmente ci costa lo smaltimento di un chilo dei nostri cosiddetti rifiuti indifferenziati. Anche in questo caso ci saranno delle belle sorprese, in particolare per quei comuni che non vogliono la raccolta “porta a porta” e la Tariffa personalizzata ( Paghi solo quello che smaltisci). I dettagli del progetto “La Rete dei Cittadini per il Riciclo”, le istruzioni, i moduli per registrare i pesi dei materiali differenziati, il questionario dei risultati da compilare on line, sono consultabili nella “home page” del sito di Italia Nostra.
Il progetto ad oggi, ha avuto il patrocinio dei Comuni di Roma, Genova, Bogliasco, Vernazza e della Regione Liguria.
Per richieste di informazioni e chiarimenti scrivere alla Sezione di Genova.

Talamone: belle case dentro al Parco!

Firenze, giugno 2005

Questa Associazione Ambientalista – sulla base di segnalazioni da parte di alcuni cittadini – espone che in località Valle Buia, all’interno del Parco Regionale della Maremma o dell’Uccellina – in un’area adiacente la strada vicinale Valentina – sono in atto lavori edili per la realizzazione di cinque unità immobiliari residenziali.
Non sono presenti cartelli che spieghino la natura e le motivazioni giustificative dell’intervento nè lungo gli ideali confini della proprietà, nè all’interno delle singole unità immobiliari in costruzione.

Firenze: Piano Strutturale. Osservazioni di Idra sul metodo seguito nel Forum del Comune

Firenze, agosto 2005

Piano Strutturale. Osservazioni di Idra sul metodo seguito nel percorso del Forum di
partecipazione per il PS del Comune di Firenze e sui contenuti del documento

“Statuto dei luoghi e normativa di attuazione”

 Dopo gli interventi svolti dalla nostra Associazione alle assemblee plenarie del Quartiere 5 (10.3.’05 e 19.5.’05) e dell’UTOE 4-5 Novoli (31.3.’05), sono state inviate all’Assessore alla Partecipazione Democratica le osservazioni che seguono, con richiesta che siano messe a disposizione dei cittadini, dei comitati e delle Associazioni che intervengono al Forum.
Osservazioni sul metodo

  1. La nostra Associazione ha letto e illustrato in occasione primo incontro pubblico del Forum nel Quartiere 5, presso la Casa del Popolo Il Progresso, il 10 marzo scorso, una nota e un allegato contenenti una proposta di metodo. Tale documento è stato consegnato alla presidenza dell’assemblea, nelle mani dell’Assessore all’Urbanistica arch. Gianni Biagi, ma non è mai stato consegnato ai partecipanti alle UTOE né del Quartiere 5 né degli altri Quartieri fiorentini. Non è stato consegnato dai responsabili del Forum neanche in occasione della prima assemblea plenaria del Quartiere 5, il 19 maggio scorso. Per averne una copia fornita di un numero di protocollo è stato necessario alla nostra Associazione ritrasmettere all’Assessorato alla Partecipazione sia la nota sia l’allegato.
    Reciprocamente, nessuno dei documenti consegnati dalle altre realtà individuali e collettive che partecipano al Forum risulta essere stato inoltrato alla nostra Associazione.
    Anche i resoconti dei dibattiti svoltisi nelle assemblee delle UTOE (Unità territoriali) non sono mai stati pubblicati: nessun cittadino ha potuto sapere cosa è stato detto.
    Consideriamo inaccettabile questo modo di procedere: il minimo che sembra legittimo attendersi da un processo partecipativo è infatti la circolazione e la condivisione dell’informazione.
  2. Nonostante sia stato chiesto e promesso nel caso dell’assemblea dell’UTOE 4-5- Novoli di fissare più di un appuntamento di dibattito prima dell’assemblea plenaria di quartiere, vista la complessità e la densità delle problematiche da trattare, queste assemblee non sono mai state convocate.
  3. Molte delle critiche severe mosse all’Amministrazione, e delle proposte radicalmente alternative avanzate dai cittadini, non compaiono nel documento di sintesi consegnato il 19 maggio scorso agli intervenuti alla Casa della Cultura. Meno che mai compare la valutazione, esplicitamente espressa nell’UTOE 4-5 Novoli, circa la crisi di credibilità della giunta comunale, tenuto conto delle gravi insufficienze manifestate sul piano della correttezza e completezza dell’informazione, dell’efficacia amministrativa, della cautela progettuale, su temi anche di grande attualità (come la cantierizzazione a Firenze Nova e a Rifredi per il corridoio attrezzato, lo scavalco ferroviario per l’Alta Velocità fra Rifredi e Castello, la cementificazione invasiva della Fortezza Medicea di S. Giovanni, la gestione del verde, la tutela del diritto a un trasporto pubblico locale effettivamente fruibile, ecc.). Ci sembra doveroso che sia data notizia del fatto che quote importanti degli interventi nel corso del Forum fanno riferimento a una cultura urbana e a un modello di città alternativi a quelli perseguiti – nelle proposte del Piano Strutturale – dall’attuale Amministrazione.
  4. Il documento di sintesi del dibattito svoltosi nelle varie UTOE del Quartiere 5, stilato dal “facilitatore” Claudio Rossi e argomento centrale della serata, è stato consegnato agli intervenuti soltanto all’inizio dell’assemblea la stessa sera di giovedì 19 maggio alla Casa della Cultura.
  5. Dato che i soggetti collettivi di cittadinanza attiva – che seguono generalmente più di una tematica sul territorio – dispongono di una sola possibilità di intervento negli appuntamenti del Forum, l’assegnazione agli interventi di un tempo massimo di cinque minuti – a prescindere dalla quantità dei temi trattati –  non sembra provvista di senso. Appare più logico stabilire un massimo di tempo per argomento.
  6. All’assemblea del Quartiere 5 del 19 maggio scorso, la presidente del Quartiere 5 Stefania Collesei, per contestare il ragionamento di cui al punto precedente, ha interrotto lo scrivente sostenendo che al Forum “ognuno è accreditato personalmente”.
    E’ evidente, dalla formulazione della stessa scheda di iscrizione che l’Assessorato ha inviato alle Associazioni, che così non è.
    Riteniamo che chi presiede un’assemblea del Forum ed è perciò titolato a interrompere i cittadini nel corso dei loro interventi debba essere quanto meno informato delle regole di conduzione del Forum.
  7. La responsabile dell’Assessorato alla Partecipazione non risulta aver mai soddisfatto la richiesta, inoltrata al sindaco dallo scorso settembre 2004 dall’Associazione di volontariato Idra, e girata all’Assessore dal vice Sindaco Giuseppe Matulli (per quanto da lui stesso dichiarato), di convocare almeno un incontro pubblico affinché sia assicurata alla popolazione di Rifredi e di Firenze Nova ogni necessaria informazione sia sul progetto di cantierizzazione del “corridoio attrezzato” per l’Alta Velocità, sia sugli scenari che attendono la popolazione negli anni di esercizio del “corridoio”, sia sui problemi e le proposte che i cittadini intendono presentare all’Amministrazione comunale.
    Al contrario, dal Quartiere 5 si pratica impunemente disinfomazione al pubblico – attraverso due comunicati stampa di Palazzo Vecchio e una lettera ai cittadini – sulla natura di questo corridoio attrezzato, nel quale risulta dalle carte del progetto in possesso dei cittadini che transiteranno “autotreni anche con rimorchio e autoarticolati di peso superiore a 3,5 tonnellate”. Nel frattempo il sindaco di Firenze insiste a non trasmettere né ai cittadini né al Difensore civico la documentazione sui tempi della cantierizzazione AV, inutilmente e reiteratamente richiesta dal gennaio 2004.
    Lo scrivente, insegnante presso l’ITI-IPIA Leonardo da Vinci, ha lamentato pubblicamente che l’Assessore istituzionalmente deputata a promuovere la partecipazione non abbia neppure risposto alla richiesta scritta che la presidenza dell’ITI-IPIA Leonardo da Vinci le ha inoltrato perché la scuola fosse coinvolta nella conoscenza e nella discussione del progetto di recupero dell’ex Panificio Militare di via G. B. Mariti (in compenso l’Assessore ha proposto all’insegnante interessato di mobilitare i ragazzi di Rifredi su un progetto – quello di piazza Ghiberti – distante qualche chilometro dal loro quartiere…).

CONCLUSIONI
Tutto quanto fin qui esposto avvalora il fondato timore che la “partecipazione” di cui al programma del Forum strutturale risulti alla fine una sorta di pasticcio in cui l’improvvisazione, la disinformazione, il dilettantismo prendono il sopravvento su ogni “buona intenzione”.
In relazione alle conseguenze che queste procedure possono contribuire a determinare circa la credibilità del percorso intrapreso, Idra chiede all’Assessore Cristina Bevilacqua una chiara assunzione di responsabilità, con l’auspicio che venga adottata per i prossimi appuntamenti una esplicita correzione di rotta.
Idra torna a questo scopo a proporre quanto indicato nel documento dei Comitati di Bologna letto e consegnato in occasione dell’assemblea del Quartiere 5 il 10 marzo scorso, e cioè “di avviare finalmente una fase costituente per definire oggi il significato di:

  • bene comune
  • spazio pubblico
  • partecipazione dei cittadini alla vita pubblica

Avendo verificato l’apparente disponibilità del ‘facilitatore’ a ricevere conforto e aiuto dalle componenti di cittadinanza attiva che partecipano al Forum, Idra si propone per condividere con lui – per gli appuntamenti ai quali l’Associazione parteciperà – il gravoso compito di sintesi scritta delle sedute da mettere a disposizione della città.
Documento “Statuto dei luoghi e normativa di attuazione”
Osservazioni sui contenuti
Al punto B. dell’art. 9 del documento vengono indicate come “Invarianti Strutturali di programma”:

  • l’ ”Assetto plurimodale del nodo ferroviario”;
  • l’ ”Assetto plurifunzionale del nodo autostradale”;
  • la “Circonvallazione Nord”.

Al primo paragrafi dell’art. 9 si legge che “le Invarianti identificano le fattispecie materiali ed immateriali da sottoporre a tutela ed i criteri per attuare il progetto urbanistico del Piano Strutturale, garantendo la sostenibilità delle trasformazioni, e determinano le regole che governano l’uso del territorio definendo le componenti che lo rendono riconoscibile nei suoi caratteri peculiari”.
Le tre Invarianti citate, però, non forniscono alcuna garanzia obiettiva di soddisfare le esigenze poste preliminarmente all’art. 1 del documento, là dove si elencano fra gli “obiettivi primari” il “coordinamento delle azioni di governo del territorio a livello di area vasta, al fine di (…) ridurre (…) la mobilità”, “lo sviluppo di un sistema di parchi e di spazi verdi come elemento portante della struttura e del paesaggio urbano”, “la garanzia di partecipazione dei cittadini al processo di trasformazione della città”.
I progetti legati alle Invarianti citate, infatti, appaiono piuttosto confliggere con tali “obiettivi primari”.
Non si comprende ad esempio come il Piano strutturale possa arrivare a rubricare fra “le Invarianti Strutturali del territorio, e le modalità di tutela delle sue risorse essenziali”, che esso dichiara di voler definire “per il perseguimento di questi obiettivi”, interventi che – è il caso delle “Invarianti Strutturali di programma” citate – all’opposto saccheggiano e stravolgono tali risorse essenziali al di fuori di qualsiasi processo non solo partecipativo, ma anche solo banalmente informativo della popolazione, come è stato più volte dolorosamente ammesso dai principali esponenti del governo della città. E’ una clamorosa contraddizione in termini: non si può tutelare una risorsa distruggendola, né si può invocare il diritto alla partecipazione dopo averla evitata.
Non si comprende poi che senso abbia la definizione, nobile e romantica, di “Statuto dei Luoghi” quando la si applica, come risulta all’art. 9, a quell’”insieme delle Invarianti Strutturali di Mantenimento e di Programma” al cui interno sono compresi appunto interventi dal così lungo, pesante e costoso impatto ambientale e sociale. Ancora una volta, il termine adoperato appare mistificatorio e sostanzialmente inaccettabile già solo sul piano semantico.
Sempre all’Art. 9, punto A.3, si legge che “l’inalterabilità dell’insediamento “storico urbano “deve intendersi come mantenimento degli assetti urbani sui quali si potrà intervenire solamente con il criterio del restauro urbano e territoriale”. Al punto A.6 si legge poi che “il Piano Strutturale tutela la specifica fisionomia insediativa di ciascuna parte della città come elemento da preservare e da valorizzare”. Si tratta, com’è evidente, di princìpi largamente condivisibili, che perdono tuttavia di qualsiasi significato non appena si consideri in quale misura e con quale devastante estensione spaziale e temporale essi vengono contraddetti dai contenuti dei progetti del paragrafo successivo, le “Invarianti strutturali di programma” appunto.
In particolare, il cosiddetto “assetto plurimodale del nodo ferroviario” comporta:

  • un laborioso e costosissimo sottoattraversamento AV della città;
  • pesanti interventi di bitumatura e cementificazione in superficie;
  • rischi alla stabilità idrogeologica e dunque a carico del tessuto edilizio e architettonico;
  • una totale incertezza circa gli effetti ambientali, sanitari, economici e sociali legati al trasferimento su ferro e su gomma di volumi ciclopici di materiali di scavo e di materiali da costruzione, trasferimento le cui caratteristiche sono nel primo caso (i materiali di scavo) tuttora clamorosamente indefinite, nel secondo (i materiali da costruzione) addirittura contrattualmente imprecisabili (nel senso che solo ad appalti assegnati sarà possibile conoscere origini e percorsi delle centinaia di migliaia di tonnellate di inerti, sabbia, cemento, acciaio, conci prefabbricati, con buona pace della prevenzione sanitaria e della valutazione di impatto).

Lo stesso teorema secondo il quale gli accordi sottoscritti in sede di Conferenza di Servizi del 3 marzo 1999 per i progetti dell’Alta Velocità delineerebbero “un sistema funzionale integrato di trasporto su ferro in cui un insieme di nuovi interventi, quali il passante e la nuova stazione AV di Firenze, a servizio dei collegamenti di lunga percorrenza, consente di attivare una rete dedicata per il Servizio Ferroviario Metropolitano e il Servizio Ferroviario Regionale, con il potenziamento della rete ferroviaria attuale e le nuove fermate urbane”, appare appunto poco più di un assunto indimostrato, la cui validità è palesemente minata già oggi dalle condizioni di degrado e di abbandono in cui versano – nonostante la dimensione lillipuziana in cui si attuano – i servizi per i trasporti su ferro dei pendolari. Nessuna garanzia obiettiva di un miglioramento dei servizi di trasporto collettivo di massa pare risiedere negli accordi per l’Alta Velocità: al contrario, gli investimenti faraonici immobilizzati nei progetti AV risultano sottrarre ai servizi di trasporto di massa cure e risorse.
Infine, l’iter procedimentale del sottoattraversamento AV di Firenze non era perfezionato al momento della  partenza del Forum di partecipazione per il Piano Strutturale (né lo è tuttora). Anche sul piano formale, dunque, l’inserimento del progetto di sottoattraversamento Alta Velocità nel novero delle “Invarianti” appare una forzatura, che mal si concilia con la constatazione dell’entità delle ricadute che sull’intera città graveranno  per almeno 9 anni (come recita il progetto) a partire dal primo colpo di piccone.
Quanto al cosiddetto “assetto plurifunzionale del nodo autostradale”, è evidente che esso contribuirà ad assicurare uno spettacolare incremento di offerta di asfalto alla mobilità su gomma, contraddicendo gli obiettivi primari elencati all’art.1.
L’inserimento fra le “Invarianti” della “Circonvallazione Nord”, infine, priva com’essa è persino di un’indagine di fattibilità degna di questo nome, appare un vero e proprio colpo di mano, che contribuisce a connotare il documento come un infelice a-priori urbanistico piuttosto che come un onesto ventaglio di ipotesi sulle quali interpellare la cittadinanza.
Si richiede pertanto che i contenuti dei punti B1, B2 e B4 dell’Art. 9 siano cassati.
Al punto A.4, infine, si legge a proposito del principio della ’indeformabilità dell’impianto urbano consolidato” che “essa non esclude interventi innovativi, anche sulla maglia urbanistica, purché non incidenti sui caratteri peculiari che determinano l’identità dell’impianto. Il regolamento Urbanistico deve pertanto individuare le aree e gli edifici che possono essere utilizzati o riutilizzati per realizzare nuove residenze, attuando un processo di “densificazione urbana”, da realizzarsi attraverso l’ampliamento o la sopraelevazione degli edifici, ove questo non contrasti con i valori architettonici o ambientali propri del contesto, ed attraverso il recupero di immobili attualmente dismessi o comunque utilizzati per funzioni incompatibili con la residenza”.
Ebbene, su questa opzione di “densificazione” (leggi progetto di recupero dell’ex Panificio Militare di via G. B. Mariti), come senza veli la definisce il documento, l’Associazione Idra esprime la più completa contrarietà: Firenze ha bisogno di interventi di natura e valenza opposta: rarefazione, apertura di spazi collettivi, potenziamento di un verde che non sia semplice maquillage, decementificazione e debitumazione.
Chiediamo pertanto che dal punto A.4 dell’art. 9 sia cancellata l’intera parte riportata fra virgolette nel presente paragrafo.
Qualora le presenti istanze non vengano accolte, si chiede all’Assessore che sia fornita all’Associazione una risposta motivata.
Il presidente Girolamo Dell’Olio

Firenze: il “Termovalorizzatore” non tutela nè l’ambiente nè la salute dei cittadini!

Firenze, giugno 2005

Il WWF Firenze e Italia Nostra Firenze contestano le affermazioni del Presidente Provinciale Matteo Renzi.

La relazione tecnica che ha concluso la Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) ha descritto con chiarezza una situazione della Piana Fiorentina fortemente compromessa dal punto di vista sanitario.
Inquinamento acustico e ambientale, malattie da sostanze inquinanti superiori dal 50% al 450% rispetto alla media attesa: non è difficile attribuire questi fenomeni alla presenza dell’autostrada e dell’aeroporto, alle fabbriche, al traffico cittadino e ad altri impianti della zona, senza contare l’eredità velenosa del vecchio inceneritore di S. Donnino.
In uno scenario così pesantemente compromesso, perché l’Amministrazione provinciale sceglie di infierire ancora con la costruzione dell’inceneritore? La stessa valutazione tecnica, mentre da una parte conclude che, con la costruzione dell’impianto a Case Passerini, la quantità degli inquinanti già presenti nella Piana potrà subire soltanto una piccola oscillazione, dall’altra ammette di non considerare l’impatto delle diossine. E’ noto che le diossine sono prodotte da tutti gli impianti di incenerimento -anche da quelli “modernissimi” acclamati da Renzi – e si tratta di sostanze notoriamente cancerogene che si accumulano negli organismi viventi. Che senso ha quindi affermare “faremo l’inceneritore ricorrendo alla migliore tecnologia possibile”? Perché Renzi omette di evidenziare l’estrema tossicità delle scorie e delle ceneri che saranno prodotte dall’impianto, vera e propria “bomba ecologica” da smaltire in discariche speciali? E quali sono le prospettive concrete per il tanto sbandierato “tele-riscaldamento”? L’Amministrazione provinciale è convinta che ci sarà la fila per andare ad abitare sotto il “termovalorizzatore”? Come afferma la stessa VIS, la costruzione di case atte a essere scaldate dall’impianto non può non contrastare con la realizzazione di aree verdi nella piana: come è facile comprendere, una nuova urbanizzazione si colloca in direzione esattamente opposta alla riqualificazione ambientale di tutta l’area. Che impegni intende assumersi Renzi per la rinaturalizzazione dell’area, per gli interventi su viabilità e traffico, nonché per limitare l’impatto dei possibili,futuri progetti di aeroporto e autostrade? Le Associazioni ribadiscono la loro contrarietà all’incenerimento, che deresponsabilizza i cittadini spingendoli a produrre sempre più rifiuti: è una pratica assolutamente svantaggiosa e antieconomica. L’emergenza rifiuti si risolve in maniera efficace soltanto incrementando le politiche di raccolta differenziata con sistemi porta a porta, applicando una tariffazione puntuale, innescando politiche di riduzione a monte disincentivando le pratiche di assimilazione dei rifiuti speciali, incentivando il vuoto a rendere, i prodotti alla spina, la riduzione degli imballaggi inutili, ecc.
Chiediamo che gli ipotizzati 206 milioni di euro necessari alla costruzione dell’impianto di incenerimento vengano impiegati per salvaguardare la nostra salute, adottando politiche di risanamento e ripensando lo sviluppo della  Piana, ad iniziare dall’adozione di un modello gestionale dei rifiuti che punti all’Obiettivo Rifiuti Zero, l’unico che realmente si può definire sostenibile.

Compiobbi – Fiesole: quattro cipressi per un parcheggio/1

Firenze, aprile 2005

Il Comitato Cittadino di Compiobbi, venuto a conoscenza che i 4 cipressi presenti sotto il costruendo parcheggio nel piazzale della stazione sono in procinto di essere abbattuti, formula alcune osservazioni:

  • tale abbattimento, inserito nei lavori per il nuovo insediamento abitativo, non è indispensabile alla realizzazione dell’infrastruttura, anzi le radici trattengono la scarpata prospiciente via Aretina.
  • il comitato al momento della pulitura della scarpata con eliminazione di arbusti e alberelli , ha chiesto spiegazioni anche in una pubblica assemblea a Ellera il 7 dicembre 2004. L’Amministrazione rispose negando ogni decisione in tal senso, lamentiamo perciò assoluta mancanza di comunicazione e partecipazione.
  • piove sul bagnato  perché a pochi metri nel dicembre 2003 è stato installato un potente ripetitore  dei cellulari  appena il Consiglio comunale aveva approvato i 45 appartamenti a 30 metri dall’apparecchio. Il tutto nel massimo segreto; il divieto di sosta in via Stazione per il trasporto eccezionale fu giustificato con risposte evasive tipo rifacimento segnaletica orizzontale.
  • Sull’argomento sono state raccolte firme, verificati i reali pericoli per la salute e anche la Consulta si è espressa per lo spostamento fuori dal centro abitato ma, come al solito, nessuna risposta.

 Facciamo perciò un ultimo appello alle Autorità e alle associazioni ambientaliste per evitare l’ennesimo scempio.

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