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Osservatorio per le Cinque terre: appello per salvare le Cinque Terre

Riceviamo la segnalazione e volentieri promuoviamo la raccolta di firme per salvare la splendida spiaggia di Corniglia.
L’appello è tratto dal sito www.perle5terre.it/ dove potrete trovare il link per inserire la vostra firma.

Sostenete numerosi e diffondete l’iniziativa!!!!

Appello per salvare le Cinque Terre
L’osservatorio Europeo sulle Cinque Terre si oppone alla costruzione
di un residence allo spiaggione di Corniglia

All’attenzione di:

UNESCO, Parlamento Europeo, Commissione Europea, Regione Liguria, Presidente Parco Nazionale delle Cinque Terre, Presidente Provincia della Spezia, Sindaco
Comune di Riomaggiore, Sindaco Comune di Vernazza

Noi cittadini europei, amanti del territorio delle Cinque Terre che consideriamo un ambiente naturale di eccezionale bellezza ed equilibrio antropico, siamo venuti a conoscenza che sulla costa e sul “Sentiero azzurro” che collegano i paesi di Corniglia e Manarola (siti nei Comuni di Vernazza e Riomaggiore), è stata autorizzata l’edificazione di un residence costituito da 42 appartamenti, ristorante, bar, piscina, per un totale di 6000 metri cubi, su un fronte di 250 metri lungo mare.
Questa mega-struttura – del tutto incongrua rispetto ad una località cosparsa di minuscole abitazioni inserite fra rocce e balze collinose ricoperte da vigneti digradanti verso mare – dovrebbe collocarsi sul sito del vecchio tracciato ferroviario che è stato venduto nel 2003 dalle Ferrovie dello Stato ad una società immobiliare privata, per l’esigua somma di €. 195.000, senza che nessuno fra gli enti istituzionali ritenesse necessario acquisirlo al fine di preservarlo e di mantenerne la destinazione ad uso pubblico.
Al contrario, il Ministero per i beni e le attività culturali, l’ente Parco Nazionale delle Cinque Terre, la Regione Liguria, la Provincia di La Spezia, i comuni di Riomaggiore e Vernazza sembrano sostenere con convinzione la costruzione progettata, contro la quale hanno fatto ricorso al T.A.R. della Liguria privati cittadini e l’associazione ambientalista V.A.S. (Verdi Ambiente e Società), ottenendo una prima sentenza di annullamento degli atti autorizzativi della edificazione, ciò che ha comportato il blocco dei lavori. Avendo gli interessati – pubblici e privati – interposto appello, la causa pende ora avanti il Consiglio di Stato che dovrà deliberare nei prossimi mesi.
La progettata edificazione è destinata a deturpare irrimediabilmente un ampio tratto di costa, deteriorare il precario equilibrio ambientale in una località collinosa già soggetta a frane e a sottrarre all’uso pubblico una vasta area di spiaggia. L’autorizzazione a costruire appare tanto più incongrua, se si considera che le Cinque Terre sono sottoposte a varie tutele ambientali. Dal 1997 sono iscritte nella lista UNESCO dei beni patrimonio dell’umanità; dal 1998 sono un’area marina protetta; dal 1999 sono un territorio protetto attraverso la costituzione di un Parco Nazionale. Ciò non ha impedito il rilascio di un’autorizzazione a costruire, che contrasta con la previsione di leggi regionali, nazionali e con importanti direttive ambientali europee.
Segnalazioni di associazioni ambientaliste e di cittadini singoli, articoli comparsi sulla stampa quotidiana e su riviste specializzate, tra cui l’autorevole Giornale dell’Architettura, hanno allertato l’UNESCO che sta monitorando la situazione. Ma il timore è che, come spesso accade, gli interventi di salvaguardia siano inesistenti o intempestivi, e che il patrimonio dell’umanità venga irreparabilmente compromesso.
La disinvoltura con cui il problema viene trattato dagli enti italiani preposti alla tutela paesaggistica e la sottovalutazione degli effetti devastanti per il territorio, rendono urgente il formarsi di un’opinione pubblica partecipativa, che provochi un ripensamento radicale da parte di tutti i titolari di potestà decisionale, a livello regionale e nazionale. Appaiono inoltre urgenti e necessari una verifica e un intervento da parte del Parlamento Europeo, della Commissione Europea e dell’UNESCO, che con questo appello intendiamo sollecitare.
Chiediamo sostegno a questa iniziativa, invitandovi a inoltrare la vostra adesione direttamente sul sito. Qui accanto cliccate direttamente sul tasto “firma”, seguite le indicazioni e riempite i campi del cognome, nome, professione, città e mail.
Alle Cinque Terre, 29 settembre 2008
Clicca qui per vedere l’elenco delle adesioni

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No deciso alla tramvia – tutti in Palazzo Vecchio

Lunedi 12 Gennaio 2008 ore 15:30
troviamoci in Palazzo Vecchio (consiglio comunale)
per ribadire il nostro deciso NO ad ogni ipotesi di TRAMVIA a Firenze.
Con la scusa di una falsa modernizzazione, gli amministratori comunali
stanno distruggendo Firenze. FERMIAMOLI!

Info: www.tramviastop.it

A Natale contribuisci al restauro del nostro patrimonio artistico – Chiesa di San Pietro Apostolo, Giglio Castello


Carissimi,
nel corso della Campagna nazionale Paesaggi sensibili le sezioni di Italia Nostra Toscana si sono particolarmente distinte per le numerose iniziative di alto livello che hanno organizzato come escursioni, gite e convegni, che ci hanno sempre visto protagonisti anche sul sito nazionale, su quello fiorentino, sui siti delle sezioni locali, oltre che sui giornali regionali  de Il Corriere della Sera, Il Tirreno, La Nazione e altri.
Proprio durante una delle manifestazioni organizzate dalla nostra associazione – la visita molto partecipata all’isola del Giglio del 20 settembre – abbiamo dato inizio a una raccolta fondi per restaurare tre opere d’arte conservate nella Chiesa di Giglio Castello. Da mesi avevamo avviato l’iter di autorizzazione della Soprintendenza di Siena e Grosseto, competente di zona, ottenendo i permessi necessari sia dalla Curia sia dallo Stato.
Proprio in questo momento di grave crisi per il taglio dei finanziamenti per la conservazione del nostro Patrimonio artistico, abbiamo pensato di avviare questa prima iniziativa popolare per raccogliere i fondi da destinare al restauro delle tre opere, per confermare l’immagine propositiva che Italia Nostra ha assunto con la Campagna ‘Paesaggi sensibili’.
Ci è stata offerta una pagina su GiglioNews giornale on-line,  e sul sito della sezione Elba-Giglio saranno messe tutte le notizie, gli approfondimenti del progetto, lo stato di avanzamento della raccolta fondi e delle operazioni di restauro corredate da documentazione fotografica, oltre all’avviso che verrà attivato sul sito nazionale dell’associazione e su quello fiorentino.
Ora tocca a voi per contribuire al progetto riporto le coordinate bancarie della sezione Elba-Giglio sulla quale si è già costituito il Fondo per il restauro IBAN: IT 06 Y 07048 70650 000000020322 con causale Offerta x restauro opere del Giglio.
In occasione della presentazione degli interventi conservativi verrà organizzato un evento per ringraziare tutti coloro che avranno partecipato portando a buon fine l’iniziativa.
Mariarita Signorini. responsabile del progetto per Italia Nostra Toscana, Consigliere di Italia Nostra nazionale 

Isola del Giglio, 20 settembre 2008
Italia Nostra lancia la campagna nazionale “paesaggi sensibili” per riaffermare, nel 60° anniversario della Costituzione italiana, il proprio impegno in difesa del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione che l’articolo 9 riconosce tra i fondamenti dell’identità del Paese. Promuovere la conoscenza del nostro territorio è oggi azione indispensabile perché l’Italia va ancora difesa. Colline vallate e pianure, coste e vette alpine, laghi e fiumi, pinete e aree agricole, parchi archeologici ville storiche e borghi antichi e isole sono gli elementi costitutivi di un patrimonio di indiscutibile valore sempre più a rischio perché consumato dall’incuria e dalla speculazione.
La sezione Isola d’Elba e Giglio, rifondata solo un anno fa, con una campagna di sensibilizzazione della popolazione locale e grazie all’interessamento del Presidente Leonardo Preziosi, organizza una raccolta fondi per finanziare i necessari restauri delle opere d’arte conservate nella chiesa di San Pietro Apostolo a Giglio Castello, per contribuire alla conservazione del nostro pregevole patrimonio artistico e proseguire in quell’opera di educazione culturale che da più di 50 anni caratterizza la nostra Associazione, una funzione che appare sempre più indispensabile ai giorni nostri , tanto che abbiamo creduto importante promuovere il progetto di restauro che andiamo a presentare:

Notizie del progetto di restauro proposto:
Il nostro progetto di restauro riguarda le opere d’arte conservate nella Sacrestia della chiesa di San Pietro Apostolo a Giglio Castello, (Isola del Giglio, GR), tutti i preziosi manufatti sono di proprietà della Curia.
La prima opera che si propone di restaurare è lo straordinario crocifisso eburneo, già attribuito al Giambologna, che secondo più recenti studi, ora parrebbe opera d’artista dell’area fiamminga del XVII sec.
A seguire verranno restaurati due dipinti che raffigurano

la ‘Deposizione’ olio su tela, h cm 73 X 94, l’opera reca un cartellino sul davanti con scritta a mano che recita ‘Scuola veneta sec. XVII’ ed è così descritto nella scheda della SBAS-Siena ‘in cattivo stato di conservazione: superficie sporca e sollevamenti del colore, da segnalarsi per un eventuale restauro’ e

l’‘Annunciazione’ , olio su tela cm 88 x 116 , dipinto a olio della prima metà del sec. XVII, copia di un originale conservato nella Chiesa della Santissima Annunziata a Firenze: Descritto nella scheda della SBAS-Siena in ‘mediocre’ stato di conservazione .

Italia Nostra invita tutti gli interessati ad un contributo per il restauro delle opere d’arte sopra descritte, di importo libero, inviando un bonifico da versare sul conto corrente 20322 della BCC dell’Elba, agenzia di Marina di Campo, coordinate bancarie IBAN: IT 06 Y 07048 70650 000000020322, oppure contattando personalmente la referente locale per l’Isola del Giglio Marina Aldi al 328 0244996 .
A restauro ultimato tutti i gentili contribuenti, previo rilascio di indirizzo mail o telefono, saranno contattati dall’associazione ed invitati alla giornata di inaugurazione, che si terrà nella chiesa di S. Pietro Apostolo a Giglio Castello.

Incontro 19 dicembre 2008: dal modello TAV al cemento fiorentino

Comitato contro il Sottoattraversamento AV di Firenze
Comitati dei Cittadini – Firenze

Unaltracittà/Unaltromondo
Firenze Umanista
Comitato San Salvi chi può
Unione Inquilini

Dal modello TAV al cemento fiorentino
Un percorso nel disastro economico, finanziario, ambientale degli ultimi 15 anni
Venerdì 19 dicembre 2008 , ore 21.00
Plesso Didattico di viale Morgagni – aula 1, viale Morgagni 40

Incontro pubblico con:

  • Ivan Cicconi, esperto di lavori pubblici e infrastrutture
  • Giorgio Pizziolo, docente architettura

L’attualità di Firenze ci parla di una classe politica in crisi, completamente scollegata dai suoi elettori, a distanza siderale dalle esigenze e dal sentire dei cittadini. In questi giorni si sta svelando il totale asservimento di amministratori e funzionari pubblici ad interessi privati che con la città hanno solo un rapporto di sfruttamento. Una intera casta politica, in maniera bipartizan, si mostra solo come supina esecutrice degli interessi di poteri forti rappresentati da costruttori, banche, cooperative di tutti i colori.
Ma il degrado cui assistiamo nella nostra città – e che ha aspetti simili in tutte le principali città italiane – viene da lontano: il modello economico, contrattuale, politico nato con TAV s.p.a. è stato lo strumento con cui si è legalizzato il trasferimento di ricchezza pubblica a gruppi finanziari e industriali italiani sconvolgendo gli equilibri economici, sociali e politici dell’Italia.
Capire le dinamiche che hanno portato alla crisi economica e agli impressionanti danni ambientali che vediamo intorno, può aiutarci a trovare le risposte di cui abbiamo bisogno per ricominciare a vivere in un paese normale.
Per questo invitiamo tutti i cittadini ad unirsi a noi in questa serata; saremo ospiti del movimento degli studenti che vedono la loro scuola e università immolata alle stesse ragioni economiche dei saccheggiatori del territorio.

Castello: interrogato Casamonti

Fonte: La Repubblica, 14/12/2008
Di: Franca Selvatici

Inchiesta Castello, interrogato Casamonti
Casamonti tre ore dal gip: “Volevo solo progettare belle opere”
Dopo l’interrogatorio il giudice concede gli arresti domiciliari al professionista.
I legali: ma non è una gola profonda

«Volevo progettare belle opere». Così l’architetto Marco Casamonti, indagato anche nell’inchiesta Castello, durante l’interrogatorio a cui è stato sottoposto dopo essere stato arrestato per turbativa d’asta a Terranuova Bracciolini. Tre ore davanti al Gip, l’architetto ha risposto alle domande. E il magistrato gli ha concesso gli arresti domiciliari.
L’architetto Marco Casamonti, arrestato giovedì sera per turbativa d’asta aggravata nella gara per la ristrutturazione degli ex Macelli a Terranuova Bracciolini, ha ottenuto nel pomeriggio di ieri gli arresti domiciliari dopo un interrogatorio durato tre ore davanti al gip Rosario Lupo. Alle undici del mattino, quando è arrivato al secondo piano del tribunale scortato dagli agenti di polizia penitenziaria, l’architetto Casamonti era visibilmente prostrato. Gli occhi smarriti, i capelli un po’ in disordine, i bei pantaloni di velluto cascanti perché come a tutti i detenuti gli era stata tolta la cintura.

Gli avvocati Giuseppe e Mario Taddeucci Sassolini gli hanno fatto coraggio, poi sono entrati con lui nell’ufficio del giudice Lupo. All’interrogatorio ha assistito anche il pm Gianni Tei, che coordina le indagini dei Carabinieri del Ros insieme con i colleghi Giuseppina Mione e Giulio Monferini. Marco Casamonti è sotto inchiesta per corruzione nella vicenda dell’area Fondiaria a Castello, ed è nell’ambito di quelle indagini che in settembre e ottobre è stato intercettato mentre pilotava la gara di Terranuova Bracciolini.

Le conversazioni sono assolutamente esplicite. Casamonti ha chiamato tutti gli studi di progettazione invitati alla gara su sua indicazione e ha chiesto che presentassero offerte al ribasso per consentire la vittoria del collega Pietro Pellegrini di Lucca: «La gara la dovrebbe vincere Pietro, perché poi la facciamo assieme io e Pietro, ma io non posso vincerla perché in questo Comune ho fatto troppi lavori». Tutti accettano: «Ma figurati, lo abbiamo già fatto altre volte per te». Casamonti ringrazia: «A buon rendere». Pellegrini vince e Casamonti commenta: «Pietro, ci mancava che non vincevi il concorso, eh, Dio Buono, scusa, era tutto telecomandato, ci mancava che non vincevi Terranuova».
Di fronte al giudice, Casamonti non ha negato l’evidenza. «I fatti storici sono quelli – hanno spiegato gli avvocati al termine dell’interrogatorio – ma l’architetto li ha inquadrati in un contesto di interessi culturali più che economici. L’obiettivo era creare opere ben fatte. Per gli ex Macelli aveva fatto un bel progetto, non voleva che venisse stravolto». Anche dell’operazione Fondiaria a Castello l’architetto ha voluto sottolineare gli aspetti culturali. Era stato l’assessore Biagi a suggerire il suo nome a Ligresti per la progettazione degli edifici pubblici e poi anche per il coordinamento della progettazione delle costruzioni private. Casamonti ha illustrato al giudice la contrapposizione fra gli interessi di Ligresti, che in quanto imprenditore persegue il fine legittimo di risparmiare, e quelli del Comune di Firenze che invece aveva l’obiettivo di incrementare le opere a destinazione pubblica all’interno dell’area.
Al pm Tei ha spiegato l’attività professionale di Archea, lo studio da lui fondato, nonché le opere progettate, eseguite e in fase di ideazione e i rapporti di lavoro in atto, e ha manifestato la volontà di rispondere a tutte le domande anche se sarà chiamato dai pubblici ministeri. Non è «una gola profonda» – precisano i difensori – ma una persona che crede nel suo lavoro e lo difende: «Il giudice ha compreso che è una persona perbene».

Comitati dei cittadini – Architetture del ‘900 a Firenze

Comitati dei Cittadini – Firenze
Edificio vincolato = edificio trasformato

Il 19 novembre scorso, nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, si è tenuta una tavola rotonda sulle Architetture del ’900 a Firenze.
L’architetto Maurizio De Vita ha illustrato l’indagine condotta sull’edilizia cittadina del ’900 per conto dell’Ufficio Urbanistica del Comune a supporto del futuro Piano Strutturale.
L’architettura del Novecento a Firenze coinvolge una realtà estesa e di qualità: interi quartieri o strade progettati ex novo. I singoli edifici sono stati fotografati e schedati con dati anagrafici e con riferimenti anche al loro stato di conservazione. Speriamo non con il proposito di modificare la loro classificazione, anche quella di edifici più recenti dei canonici cinquant’anni.
E’ ammirevole l’attenzione per questo tessuto urbano, lodevole l’intenzione di impedirne il degrado o la distruzione, soprattutto se si tiene conto di quanto è accaduto fino ad oggi a molti edifici del ’900, pure dotati di paternità di spicco. Eccone alcuni esempi.

  • Edifici di Giovanni Michelazzi, 1910: distrutti;

  • Teatro Alhambra di Adolfo Coppedè, 1920: distrutto per far posto alla sede della “Nazione;

  • Stadio di Pier LuigiNervi, 1930: ampiamente compromesso;

  • Cinema Apollo di Nello Baroni, 1936: ne stanno facendo appartamenti;

  • Cinema Capitol di Nello Baroni, 1955: miseramente svuotato per far posto ad una specie di centro commerciale, attualmente inutilizzato;

e via dicendo.

Lo scrupolo conservativo appare insomma purtroppo contraddetto non solo dagli scempi del passato, ma anche da quelli del presente.
Ad esempio, il Palazzo della Gherardesca (il cui nucleo originale fu progettato nel XV secolo da Giuliano da Sangallo) e il suo parco di oltre quattro ettari, oggetto a suo tempo di polemiche e denunce alla Procura da noi promosse, è oggi un Resort di lusso, un Four Seasonsdotato di “centro benessere”, reclamizzato in quasi tutti i settimanali, grazie anche alla ‘storicità’ della sede, naturalmente supervincolata.
Recentemente abbiamo avuto modo di visitarlo.
Il progetto di adeguamento agli standard richiesti dalla catena Four Seasons ha comportato una serie di soluzioni che hanno pesantemente alterato l’edificato e il giardino, dove nei primi anni Quaranta era intervenuto anche Pietro Porcinai, forse il più importante architetto di giardini italiano del ’900.
Attualmente il grande parco appare caratterizzato da prati verde smeraldo, alti alberi, cespugli e sentieri eccessivamente rifiniti tra un’aiuola e l’altra. Nella parte meridionale è stata ricavata una piscina dalla sagoma classicheggiante sulla quale prospetta una ex limonaia ricostruita ‘in stile’ (e non “un palazzotto non preesistente”, come si scrive nel materiale illustrativo dell’albergo) per ospitare la Spa (centro benessere).
Il Parco, a causa della pesante ristrutturazione, ha perso quasi completamente i caratteri dell’ultimo ridisegno: i pochi elementi individuabili insieme a parti ripristinate come il giardino roccioso, sono alterati, decontestualizzati, privati della ‘marca’ progettuale che distingue uno spazio verde a firma Porcinai.
Ulteriore affronto al giardino che – si scrive ancora con orgoglio – “è stato il primo a Firenze, nel 1844, ad accogliere i mandarini provenienti da Napoli”, è il camouflage usato per nascondere alla meglio gli incredibili “volumi tecnici” costruiti all’interno. Una serie ininterrotta di fabbricati, alti parallelepipedi che si sviluppano per decine di metri dove sono alloggiati anche gli uffici della Società che gestisce l’albergo. Questi volumi, originariamente realizzati dal progettista con infissi rosso ciliegia, oggi sono stati ritinteggiati e ricoperti da treillages, cannicci verdi, sui quali sono stati intrecciati migliaia di metri di tralci di ederadi plastica, nel tentativo di mascherare il tutto.
Difficilmente in futuro le piante di vera edera riusciranno a coprire tanta superficie potendo usufruire solo della terra di belle cassette di cotto ed essendo il sottosuolo scavato e non disponibile per la vegetazione.
Ricordiamo infatti che oltre ai volumi tecnici (probabilmente incrementati in corso d’opera) sono stati scavati degli estesi sotterranei sia nelle adiacenze dell’edificio sia nei pressi della Spa, per un totale denunciato di 4.072 mq.
L’espediente dell’edera di plastica è stato abbondantemente usato anche in altre parti del complesso, come nell’attiguo Giardino del Conventino, verso Borgo Pinti, acquisito dalla medesima proprietà.
La visita al Four Seasons e al suo giardino trasmette oggi uno sgradevole effetto di banalizzazione e di alienazione di uno spazio monumentale che, pur essendo sempre stato privato, apparteneva però alla storia e all’identità di Firenze.
Il gruppo Fingen che fa capo ai fratelli Fratini (una selva di Outlet, già proprietari di Rifle, Cotton Belt ecc.), in partnership con la canadese Four Seasons, sicuramente trae vantaggio da questa prestigiosa operazione, oltre che dal valore aggiunto creato nei secoli dall’ intera collettività.
Firenze, invece, quanto ci ha guadagnato? Il Centro storico è sempre più appiattito da un lato su un un turismo di massa rapido e devastante e dall’altro sugli standard di un turismo internazionale esclusivo, ugualmente poco rispettoso del “genius loci” e dei diritti dei cittadini.

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