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"Girotondo" del 16 dicembre 2010

Pubblichiamo la trasmissione Girotondo, andata in onda su Teleiride alle ore 21 del 16 dicembre.
Ospiti:
Maria Rita Signorini – Italia Nostra
Claudio Boni – economista
Vignolini – giornalista
Nell’ultimo video dal minuto 4 in poi Maria rita Signorini parla di consumo di suolo legato alle FER (fonti energia rinnovabile): eolico e fotovoltaico con un accenno a biomasse e nucleare.

 

Lettera aperta: “Fermiamo l’eolico selvaggio in Calabria”

Lettera aperta di

ItaliaNostra
Altura
Enpa
Lipu
Legambiente
WWF
ARCI
Co.Ver.Kr
Movimento Terra Aria Acqua Libertà

al governo centrale, al governo regionale, alla Provincia ed al Comune di Crotone

Fermiamo l’eolico selvaggio in Calabria

Negli ultimi anni in Italia, nonostante la mancanza di un piano energetico nazionale, è stata ampiamente incentivata la Green Economy (economia verde),in ottemperanza al Protocollo di Kyoto ed agli accordi tra Paesi europei, che prevedono che, entro il 2020, il 17% dei consumi elettrici dovranno venire da fonti rinnovabili.
Grazie alle notevoli incentivazioni (come i certificati verdi, tra i più costosi al mondo), è partita la corsa alla produzione di energie rinnovabili da mega-eolico e mega-fotovoltaico in forme industriali, alimentando una forte speculazione, la cui incidenza sulle finanze pubbliche e sulle tasche degli italiani si è fatta pesantemente sentire. Essa ha favorito, come numerose inchieste penali stanno smascherando in Calabria ed in altre regioni, infiltrazioni malavitose ad ogni livello, corruzione e danni pesanti all’ambiente, alla biodiversità, al paesaggio, alla salute delle persone (art. 32 Costituzione) ed alla qualità della vita, calpestando i princìpi della nostra Costituzione, (articolo 9), che affermano la necessità prioritaria dello Stato di salvaguardare il paesaggio ed il patrimonio storico-artistico della Nazione.
Tali priorità divengono strategiche in un territorio come quello di Crotone, con un’economia diffusa legata al turismo e all’agriturismo, nonché alle produzioni agricole di qualità: economie locali oggi minacciate dalla scomparsa dei suoli agricoli e di pascolo sotto distese sconfinate di impianti eolici desertificanti in nome di una falsa “ecologia”. Territorio messo a rischio da centinaia di torri eoliche d’acciaio alte oltre cento metri, con danni all’avifauna ed agli ecosistemi mediterranei.
Attualmente esistono 150 aerogeneratori in funzione in tutto il territorio crotonese; alcuni di questi hanno notevolmente deturpato un paesaggio di notevole pregio, come quello a ridosso dell’Area Marina protetta “Capo Rizzuto” ed in aree SIC e ZPS. A tale proposito si rammenta che, ai sensi del decreto del Ministero dell’Ambiente 29 ottobre 2007, è vietata la realizzazione di impianti eolici in aree protette ZPS.
A questi 150 vanno aggiunti 5 nuovi impianti che hanno ottenuto l’autorizzazione regionale, per un totale di 218. Se dovessero essere approvate tutte le richieste presentate, si arriverebbe ad un numero davvero spropositato di pale, ben 620, concentrate in un territorio piuttosto limitato e ricoperto di vincoli. Non è accettabile che si continui a produrre energia laddove se ne produce in enorme quantità tanto da esportarla.
Di questa sovrabbondante richiesta di impianti eolici in Calabria (la regione che più di ogni altra ha aumentato la sua potenza eolica) ed in particolare nel territorio di Crotone se n’è occupato un interessante servizio di Report, “Girano le pale” di Alberto Nerazzini, andato in onda il 28 novembre scorso su Rai 3. A conferma che tale problema è molto sentito in Italia.
In una situazione ambientale di impoverimento del territorio crotonese, dove muore l’economia turistica ed agricola sotto l’ombra gigantesca delle turbine del vento, dove terreni ed abitazioni vengono svalutati a causa di impianti a altissimo impatto, le ditte e i grandi gruppi legati al business che hanno creato ad hoc, con forti appoggi politici, prosperano e si arricchiscono, con impoverimento delle casse dello Stato e dei cittadini, visto che si investono risorse miliardarie che vengono poi pagate dai cittadini, come oneri aggiuntivi, con la bolletta, la più cara del continente.
Inoltre, dal punto di vista occupazionale non vi sono ricadute positive, dal momento che un grande impianto d’energie rinnovabili occupa stabilmente poche unità. Pertanto, a nostro avviso non si può definire “green”questa economia, tutt’altro.
Le sottoscritte associazioni, che alcuni anni fa avevano inoltrato alla precedente Giunta regionale la richiesta di moratoria per gli impianti eolici in Calabria, confermano la loro contrarietà ai grossi impianti industriali di eolico e di biomasse e chiedono invece che si incentivino l’efficienza energetica ed il risparmio energetico.
Per quanto riguarda il fotovoltaico, sono favorevoli alla realizzazione di impianti che non riducano le superfici agricole e/faunistiche e che siano realizzati su strutture moderne già esistenti (capannoni industriali, parcheggi, industrie).
Le associazioni firmatarie chiedono che siano mantenuti gli incentivi per i rimboschimenti, come previsto dal Protocollo di Kyoto, come forme d’intervento virtuose e intelligenti, alternative alla produzione d’energia da centrali a biomasse, che invece contribuiscono a deforestare i boschi anche in aree protette e/o all’interno dei parchi, con conseguente grave dissesto idro-geologico dei soprassuoli.
Chiedono che le amministrazioni, a tutti i livelli, adottino un piano energetico che disciplini l’installazione degli impianti di energia rinnovabili onde limitare la folle e selvaggia corsa alla presentazione di progetti che pregiudicheranno per sempre lo sviluppo turistico e agricolo del territorio.
Chiedono, infine, che sia eliminata l’anomalia tutta italiana dei “Certificati Verdi”, incentivi che hanno favorito una speculazione vergognosa, avendo trasformato le fonti di energie rinnovabili, che avrebbero dovuto salvare il pianeta dall’effetto serra e dall’inquinamento, in occasioni di interventi dagli effetti disastrosi: desertificazione, scomparsa della biodiversità oltre che danni consistenti al paesaggio oltre che all’economia turistica ed agricola.
Crotone, 18 dicembre 2010

Eridiana/Sadam: lettera aperta di Italia Nostra Valdichiana alle istituzioni

Martedì 28 Dicembre 2010 08:44 Italia Nostra Valdichiana

Lettera Aperta:
Alla Regione Toscana
Alla Provincia di Arezzo
Al Comune di Castiglion Fiorentino
Alla USL n° 8 – Ufficio di Camucia
Al comando della Guardia Forestale

La sezione Italia Nostra Valdichiana, da sempre impegnata nel monitoraggio di tutto ciò che riguarda la tutela dell’ambiente,  rivolge a tutti i destinatari della presente un appello affinché vengano finalmente forniti tutti i chiarimenti atti a tranquillizzare la cittadinanza su un aspetto essenziale del progetto di riconversione dell’ex-Zuccherificio Sadam: la bonifica dei terreni.
Su questo argomento non é mai stata detta una parola chiara né, tantomeno, definitiva; eppure si tratta in maniera evidente di un argomento che dovrebbe avere la precedenza su qualsiasi progetto di riconversione.
Riassumiamo i punti essenziali di quanto a nostra conoscenza:

  1. La Conferenza dei Servizi, riunitasi in data 5 Ottobre 2009 per esaminare la “Relazione tecnica descrittiva delle attività di caratterizzazione del sito”, aveva chiesto alla Eridania/Sadam un supplemento di indagine mirato a stabilire in via definitiva l’effettiva necessità della bonifica e le modalità della sua esecuzione. A tale scopo, alla Eridania/Sadam erano stati concessi tre mesi di tempo per presentare una relazione integrativa. Di mesi ne sono passati 15, ma non c’è ancora una risposta e ci risulta che la Conferenza, quanto meno sull’argomento, non si è più riunita.
  2. Nel convegno organizzato alla fine del mese di Settembre 2010, nel teatro di Castiglion Fiorentino, Italia Nostra ha rivolto ai responsabili della Eridania/Sadam delle domande precise sulla bonifica in questione; le risposte sono state evasive e molto deludenti.
  3. Al di là delle risultanze analitiche relative a campioni di acque e di terreni, prelevati a varie profondità, riportate nella Relazione sopra citata, nulla si sa sullo stato superficiale dei terreni, in relazione a possibili contaminazioni derivanti da scarichi, più o meno occasionali, di residui della lavorazione delle barbabietole e di altri fluidi di processo (fanghi e quant’altro). In particolare, nulla si sa dei materiali di risulta dalla demolizione di fabbricati e di apparecchiature. Dove sono stati smaltiti questi materiali? La Conferenza dei Servizi sopra citata aveva fatto presente che ”……dovranno essere prodotti in copia tutti i formulari di trasporto dei rifiuti allontanati dal sito, con gli estremi di accettazione dell’impianto finale”. Non ci risulta che questi  documenti siano stati forniti.
  4. Un aspetto particolarmente importante della bonifica riguarda le apparecchiature contenenti amianto. Chiediamo in particolare alla USL, destinataria anch’essa della presente, di rispondere alle domande  che le avevamo rivolto con lettera raccomandata, inviata agli inizi di Ottobre u.s. e che qui riproponiamo:
  • E’ stata completata la bonifica?
  • Sono state rispettate le procedure, approvate dalla USL?
  • Sono state completate tutte le pratiche amministrative?
  • Dove sono stati smaltiti i materiali, contenenti amianto, risultanti dalla bonifica?

Italia Nostra si augura che questo appello venga accolto e che pertanto vengano messe in atto tutte le misure necessarie perché la bonifica venga definita e realizzata al più presto e vengano date ai cittadini informazioni e garanzie precise sulla tutela della loro salute.
D’altronde, come si potrebbe non procedere ad una bonifica del terreno, sul quale dovrebbe essere realizzato, fra l’altro, un insediamento residenziale, turistico ed abitativo?
Con osservanza
Italia Nostra Valdichiana

Italia Nostra La Spezia sulla fragilità del territorio

Giovanni Gabriele – geologo e consigliere nazionale
La Spezia 27 dicembre 2010

Le frane di Natale
Il nostro territorio è fragile e deve essere maneggiato con cura

Al seminario della Difesa del Suolo organizzato a Torino da Italia Nostra il 30 novembre 1996, Floriano Villa, allora Presidente Nazionale, diceva:
“In un Paese fornito dalla natura, oltre a doti geografiche e paesaggistiche uniche al mondo, di una struttura geologica e geomorfologica particolarmente delicata, appare veramente incredibile che non si sia sentita la necessità di seguire la strada tracciata con mirabile intuito da Quintino Sella nel 1873 quando istituì il Servizio Geologico d’Italia.
Senza indulgere ad inutili emotività o favoritismi ideologici dovuti a deformazione professionale, bisogna obiettivamente riconoscere che i problemi di base della Difesa del Suolo nel nostro paese sono legati alla sua costituzione geolitologica e alla sua conformazione geomorfologica. Di fronte a questa prima constatazione assume un valore essenziale il ruolo che avrebbe dovuto avere , e che purtroppo non ha avuto, il Servizio Geologico Nazionale.
Per esaminare compiutamente tutte le problematiche relative alla difesa del suolo debbono essere esaminati, nell’ordine gli aspetti riguardanti: a) le caratteristiche geonaturali della Penisola, b) le strutture che nello Stato si occupano di un problema di così vitale importanza, e le loro carenze, c) le normative in vigore ed infine d) le prospettive e le necessità di indole strutturale, economica e politica.”
Sono passati oltre 10 anni e questa impostazione del problema è sempre attuale. I miglioramenti della situazione sono stati limitati, alcuni interventi legislativi hanno portato sicuramente ad una maggiore conoscenza delle problematiche dovute ai rischi idrogeologici, come la legge 183 che ha dettato norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo e le varie normative relative alle costruzioni in zone sismiche.
Italia Nostra ha costituito un gruppo di lavoro per tener conto degli aspetti indicati, realizzando un’attenta e dettagliata analisi di quanto è stato fatto e di quanto deve essere impostato per migliorare la sicurezza del suolo, non solo di fronte alle cosiddette catastrofi naturali, ma anche e soprattutto per raggiungere la pratica della prevenzione.
Gli strumenti necessari per un buon uso del suolo sono da individuare nel mantenimento e nel rafforzamento delle Autorità di Bacino, nel controllo geomorfologico del territorio e dell’uso del suolo e nella corretta definizione delle fasce di pertinenza fluviale e delle aree soggette a frana.
Come più volte e in varie occasione è stato proposto, è necessario che in ogni comune sia predisposta e redatta la Carta del Rischio per conoscere la vulnerabilità delle abitazioni, delle infrastrutture e dei monumenti da tutelare.
Si tratta di un progetto finalizzato a fornire lo strumento di supporto all’attività scientifica e amministrativa per un’attenta valutazione del degrado e del rischio che gli eventi naturali possono portare e in effetti portano alle persone, agli edifici e ai beni culturali esistenti in Italia.
E’ necessario verificare con un dettagliato censimento quello che è già stato fatto e di proporre le iniziative necessarie a scongiurare una volta per tutte le disastrose conseguenze sulle costruzioni, i danni economici, i disagi ai residenti e soprattutto la perdita di vite umane.
In occasione delle frane che sono avvenute nel Messinese l’anno scorso era stato verificato che 5600 comuni erano a rischio idrogeologico, di cui 1700 a rischio frana e 1300 a rischio di alluvioni e 2600 a rischio sia di frana che di alluvione.
Le cause, oltre che naturali, sono dovute all’abusivismo, al disboscamento, agli incendi e infine all’urbanizzazione selvaggia e senza regole. Ad un anno di distanza altre frane, altre alluvioni, altre distruzioni, altre vittime. Bisogna abituarci a tutto questo?
E’ accettabile che il nostro territorio, fragile per sua natura, dopo un’intensa precipitazione meteorica, peraltro sempre prevedibile, debba essere così gravemente danneggiato, senza colpire chi avrebbe dovuto prevenire, controllare e impedire?
Sono domande che ci siamo già fatti e le risposte purtroppo sono sempre le stesse

Grande VITTORIA di Italia Nostra: dichiarata AMMISSIBILE la nostra proposta Legge iniziativa popolare modifiche alla L.R.1/2005

Come regalo di fine anno vi comunico che ci è pervenuta la comunicazione ufficiale dalla Regione Toscana per la procedibilità della nostra proposta della legge d’iniziativa popolare “Modifiche alla legge del 3 gennaio 2005 n°1”, di seguito il nostro comunicato stampa.
Mariarita Signorini, membro della Giunta e del gruppo di lavoro energia del Consiglio nazionale d’Italia Nostra

COMUNICATO STAMPA

Grande successo dell’iniziativa popolare di proposta di legge “Modifiche alla legge regionale 3 gennaio 2005, n.1(Norme per il governo del territorio)”: grazie ai quasi 7.000 cittadini toscani che l’hanno sottoscritta è stata riconosciuta ammissibile e si potrà portare in discussione questa proposta al Consiglio Regionale.
Il 5 novembre 2010 Daniela Pasini, Mariarita Signorini e Paolo Celebre per conto del Comitato presentatore della proposta suddetta, hanno depositato presso l’ufficio competente 6.749 firme certificate.
Il 18 novembre l’Ufficio di presidenza del Consiglio della Regione Toscana, dietro l’attestazione del raggiungimento del quorum di firme certificate, rilasciata dal competente ufficio, ne ha riconosciuto l’ammissibilità.
Non è stato facile comunicare e illustrare la nostra proposta, ma dopo sei mesi d’iniziative pubbliche, convegni, assemblee e banchi per la raccolta firme in occasione di manifestazioni ambientaliste, siamo riusciti a coinvolgere i cittadini che ci hanno accordato la loro fiducia. Il risultato è importante non solo di per sé, ma perché sfata il luogo comune con cui si è soliti bollare col titolo di ‘signor no’ il movimento ambientalista, le associazioni nazionali o i comitati locali che resistono, opponendosi alla svendita e alla manomissione del territorio, del paesaggio, del patrimonio culturale, che costituiscono i beni comuni.
L’iniziativa dimostra invece che il movimento di cittadinanza attiva sa formulare proposte anche in una materia complessa quale quella del “Governo del territorio”.
Grazie alla collaborazione di tecnici ed esperti di urbanistica che hanno collaborato con noi, in primis il prof. Manlio Marchetta dell’Università di Firenze e l’architetto Daniela Porrati, dalle stanze chiuse degli addetti ai lavori e dei dipartimenti universitari, abbiamo riportato fra la gente questioni come la verifica di conformità e congruità fra ambiti diversi di pianificazione territoriale, il problema della partecipazione dei cittadini alle scelte e al controllo del territorio, la questione della “perequazione”.
Questa iniziativa è stata condotta parallelamente a un’altra analoga: la proposta di “ampliamento del parco della Maremma” che, già dichiarata ammissibile nell’ottobre scorso, in queste settimane inizierà il suo iter di discussione in Consiglio Regionale.
Il successo nell’iter di presentazione di entrambe si deve all’impegno e alla mobilitazione di associazioni ambientaliste nazionali come Italia Nostra con la sua rete territoriale di sezioni, Forum Ambientalista, e di comitati locali quali il Coordinamento dei comitati di Grosseto e i Comitati dei cittadini di area Fiorentina.
Il comitato promotore, oltre a esprimere soddisfazione per il risultato conseguito, s’impegna a illustrare adeguatamente la proposta nelle sedi istituzionali della Regione, prima della sua discussione in Consiglio e desidera ringraziare chi ci ha aiutati in questa impresa: i collaboratori e fautori di questo successo, Miriam Croxatto, Paola Tamanti, Mario Bencivenni e Mariarita Signorini.
Grazie anche a Lorena Coccoluto, Mauro Leuci, Bruna Sassaroli.
Per l’autentica delle firme, siamo grati agli ordini provinciali dei notai che ci hanno dato la loro disponibilità, i cancellieri, i consiglieri comunali tra i quali spicca in particolare il consigliere comunale di Firenze Tommaso Grassi.
Per la raccolta firme gli amici dei comitati e Associazioni delle varie province della Toscana, le sezioni di Italia Nostra di Firenze, Prato, Siena, Grosseto, isola d’Elba, Apuolunense, Lucca e Castiglione della Pescaia.
Per la certificazione delle firme gli uffici elettorali dei comuni, di Firenze e Grosseto per la gentilezza e disponibilità dei loro funzionari, vista l’ingente mole di lavoro svolto; l’ufficio Legislativo della Regione Toscana e in particolare il Dott. Prina per il fattivo confronto sul contenuto e la formulazione dell’articolato della proposta; il responsabile del procedimento per il Consiglio regionale Rosanna Romellano; infine Giampaolo Bastia per il suo qualificato supporto in questa impresa.
Daniela Pasini, Comitato promotote della proposta di legge di iniziativa popolare

Trasporto della bici sul tram: tutto fermo. La rete No Smog Firenze scrive a… Babbo Natale: “Pensaci tu!"

 RETE NO SMOG FIRENZE:
Città Ciclabile,
Fare Verde
Fiab FirenzeInBici,
Italia Nostra
Medici per l’Ambiente,
sTraffichiamo Firenze
Terra!

Firenze, 21 dicembre 2010
Comunicato Stampa

Trasporto della bici sul tram: tutto fermo.
La rete No Smog Firenze scrive a… Babbo Natale: “Pensaci tu!”

Per richiamare l’attenzione sulla necessità di consentire il trasporto della bicicletta sul tram gli ambientalisti della RETE NO SMOG FIRENZE scrivono a… Babbo Natale: “Pensaci tu a convincere Gest”.
Ecco il testo della lettera.

Caro Babbo Natale,
ti chiediamo di farci un grande regalo: fa che la Gest decida finalmente di consentire il trasporto della bicicletta sul tram.
Dopo il nostro appello del 27 novembre al sindaco Renzi e al presidente di Gest Bonaccorsi, durante la conferenza stampa al capolinea della tramvia in via Alamanni, è ancora tutto fermo: con l’adesione trasversale dei consiglieri comunali Cruccolini, De Zordo, Galli, Gallo, Giocoli e Grassi avevamo chiesto che fosse accolto l’impegno previsto da ben due mozioni del Consiglio Comunale a favore della bici sul tram.
Quando farai tappa a Firenze ti preghiamo di recarti alla sede di Gest, a Scandicci, e di convincere il Presidente Filippo Bonaccorsi, che si è già dichiarato favorevole, e l’Amministratore Delegato Jeanluc Lagaà a dare il via al trasporto della bici sul tram, facendo insieme una piccola ma significativa modifica alle condizioni generali di trasporto per evitare sanzioni ai ciclisti, come richiesto nell’ultima mozione consiliare approvata il 22 novembre scorso dove c’è scritto: “consentire il trasporto della bici sulla tramvia, al costo della tariffa di corsa semplice, valutando la possibilità di destinare una zona del tram al trasporto di passeggeri muniti di bici, nelle ore di scarsa affluenza di pubblico, riprendendo l’esempio dalla città, ad esempio Bergamo, e adeguando il servizio già effettuato da Trenitalia in Toscana”. A Bergamo, il trasporto della bici sul mezzo tramviario è già consentito tutti i giorni feriali, sabato compreso, escluso nelle ore di punta, limitando a 4 il numero di biciclette trasportabili, mentre la domenica su alcune corse è possibile un massimo di 10 biciclette, tutto al costo della tariffa di corsa semplice.

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