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Lettera delle associazioni ambientaliste ai Ministri per la riduzione e la regolamentazione degli incentivi all’eolico industriale

Alla cortese attenzione di:
Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti
Corrado Clini, Ministro dell’Ambiente, del Territorio e del Mare
Lorenzo Ornaghi, Ministro dei Beni Culturali
Mario Catania, Ministro dell’Agricoltura
Piero Gnudi, Ministro degli Affari regionali e del Turismo
Fabrizio Barca, Ministro della Coesione territoriale
Vittorio Grilli, Viceministro dell’Economia e delle Finanze

Roma 16 dicembre 2011
Signori Ministri,
Scriviamo in previsione degli attesi provvedimenti di attuazione del dlgs 28 – 2011, in particolare di quello che riguarderà gli incentivi per gli impianti eolici. Anche se condividiamo la sostanza della riforma che sostituisce i certificati verdi con le aste al ribasso per gli impianti di potenza superiore ai 5 MW e la ridefinizione degli incentivi negli altri casi, restiamo preoccupati per il proliferare di giganteschi impianti eolici nei luoghi più belli e integri d’Italia e temiamo che i tempi e le scelte adottate possano essere inadeguati all’urgenza e alla gravità della situazione.

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No a impianti fotovoltaici nelle Crete senesi

Fonte: Vivere le crete e Italia Nostra Onlus – Sezione di Siena

Asciano (30.12.2011) – Da “Italia Nostra” sezione di Siena riceviamo e pubblichiamo:

“Italia Nostra è preoccupata per una segnalazione giunta da  Asciano:  un impianto fotovoltaico  di 5.000 metri quadrati sta per essere  realizzato a Bollano, nelle immediate vicinanze dell’’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, in località podere Il Pino.

L’’Abbazia “situata in suggestiva solitudine su un’’altura a dominio delle Crete”, fondata nel XIV° secolo, “estendeva i suoi possedimenti fondiari fino a Chiusure e alla Val d’’Asso, ed ebbe ruolo fondamentale nell’organizzazione agricola e sociale delle Crete meridionali, caratterizzata dai campi chiusi da filari di vite sostenuti da olivi, gelsi e piante da frutto” (dalla Guida d’’Italia del Touring Club Italiano, edizione 1996). L’’impianto occuperebbe un’’area agricola di pregio, e sarebbe situato lungo una strada poderale di crinale, in posizione elevata, visibile da tutta la vallata est del fiume Ombrone e addirittura da Murlo, lontano ben 11 chilometri. Il terreno appartiene all’’Azienda Agricola “Congregazione Benedettina Olivetana”, gestita dai monaci di Monte Oliveto, le cui proprietà sono quasi tutte sottoposte a vincolo paesaggistico ai sensi del Decreto Legislativo n.42 del 2004 (Decreto Urbani) e rientrano fra le “Aree Protette SIR-SIC ” (Siti di Importanza regionale e/o Comunitaria). Il campo il Pino, dove è progettato l’’impianto, è adiacente all’’area sottoposta a Vincolo Paesaggistico, e dista 450 metri dall’’area protetta regionale, e 80 metri dall’’Area Perimetrata dei cosiddetti “Coni Visivi”, individuata dalla Legge Regionale 11/2011. Tale legge individua come aree non idonee all’’istallazione di impianti fotovoltaici a terra le Aree Agricole di Pregio e quelle DOP (denominazione  di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta). Il campo Il Pino rientra in ambedue le classificazioni. Leggendo bene la Legge 11, troviamo che vi possono essere eccezioni alla non idoneità, nelle zone sopradette, per impianti fotovoltaici con potenza inferiore ai 200 kiloWatt: e, guarda caso, l’’impianto progettato sarà di 199 kiloWatt! Tuttavia, a parte l’’”escamotage “dei 199 kiloWatt al posto dei 200, per la succitata Legge le eccezioni sono valide solo se gli impianti soddisfano due condizioni: primo, devono servire ad attività connesse all’’agricoltura; secondo, devono inserirsi nella campagna “con modalità tali da assicurare il minor impatto paesaggistico”. Ebbene, risulta che l’’impianto di Bollano non soddisfi nessuna delle due condizioni: infatti,  l’energia prodotta  potrà essere utilizzata solo in minima parte per “autoconsumo” dell’azienda agricola, e la vendita dell’energia in esubero tradisce lo spirito della Legge Regionale, in base a cui le ’”eccezioni” dovrebbero essere funzionali ai soli fini del mantenimento del presidio sul territorio delle attività agricole connesse. Quanto all’’inserimento nel paesaggio, l’’impianto si affaccia senza alcuno schermo nella vallata del fiume Ombrone, 100 metri più in alto dello stesso fiume, in un’area inserita dall’’APT (Agenzia per il Turismo) di Siena negli itinerari turistici della Toscana. Inoltre, nella zona sono presenti ben dieci casali: come potrà non esservi impatto su un paesaggio ormai storicizzato, portale d’’ingresso per le tipiche crete Senesi e per l’’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore ? Italia Nostra si augura vivamente che l’’Amministrazione Provinciale non voglia dare l’’autorizzazione a realizzare questo impianto, che avrebbe ricadute negative  immediate sul turismo e su quell’’attività agrituristica, che rappresenta  il biglietto da visita per la Toscana, e ne difende il paesaggio e l’’immagine  nel mondo. Tra l’’altro, se l’’autorizzazione venisse concessa, verrebbero eluse le disposizioni dell’’Amministrazione Comunale di Asciano, che ha approvato in Consiglio un apposito Regolamento sugli impianti fotovoltaici a terra. E le norme della Legge Regionale verrebbero aggirate, creando un pericoloso precedente: qualunque azienda  ascianese avrebbe il diritto di ricevere autorizzazioni analoghe su terreni agricoli di proprietà, innescando così una spirale di trasformazione dei luoghi, che sancirebbe la fine di quell’’unicum che le crete senesi hanno da sempre espresso e che dovrebbero continuare ad esprimere nel rispetto delle generazioni future”.

Continua il dibattito sulle linee 2 e 3 della tramvia

Fonte: Nove da Firenze

Dopo le promesse di cambiamento dei tracciati tramviari rilasciate in campagna elettorale dal candidato Renzi e dopo due anni e mezzo trascorsi inutilmente, vengono oggi riesumati gli stessi tracciati tramviari con gli stessi errori del progetto iniziale degli anni ’90.
Le previsioni di tali tracciati sono state peraltro recepite nel nuovo Piano strutturale approvato, e di queste perUnaltracittà ha richiesto, senza essere ascoltata, lo stralcio e la sostituzione con un sistema di metrotreno utilizzando i binari esistenti e aggiungendo solo la linea tramviaria 5.
Eppure i punti critici delle linee 2 e 3 della tramvia sono numerosi, come ammette anche l’attuale amministrazione comunale: alcuni tecnici del gruppo urbanistica di perUnaltracittà dopo un’attenta analisi dei progetti ne hanno individuato i limiti dei e proposto alternative che utilizzano i binari ferroviari esistenti.
A tutto questo si aggiunga il danno ambientale derivante dall’annunciato taglio degli alberi in una zona che andrebbe al contrario arricchita di verde, gravata com’è da problemi di traffico, di inquinamento e di densificazione urbanistica. E infine la mancanza di comunicazione e di trasparenza sul cronoprogramma effettivo dei lavori nonché sulle modalità di cantierizzazione. Daremo il nostro contributo, al fianco dei numerosi soggetti contrari al progetto esistente, affinché la fondamentale partita del trasporto pubblico su ferro nell’area urbana fiorentina non sia giocata guardando al passato.

Le proposte di perUnaltracittà
La linea 2 è evitabile perché si può utilizzare la linea ferroviaria della Leopolda, dalle Piagge a Porta a Prato; l’attuale progetto tramviario ha invece nodi complessi da risolvere sia per una corretta cantierizzazione che per l’impatto trasportistico e ambientale: interramento nella ex palude di Gondilagi, la strettoia di via di Novoli, il viadotto sopra il ponte sul Mugnone, l’attraversamento dell’edificio del Mazzoni e dei viali Belfiore e Rosselli proprio dove la linea sarebbe adiacente al metrotreno da noi proposto; difficoltà che ne incrementano a dismisura costi e tempi di realizzazione. La tramvia 2 è sostituibile con la linea di metrotreno da Porta a Prato/Leopolda-Puccini-Cascine fino alle Piagge, già prevista come linea 4 nel Piano strutturale, e da far integrare con l’altra linea tramviaria 5.
La linea 3 è evitabile, con grande risparmio di risorse e di consumo di suolo, progettando il metrotreno con le fermate Rifredi-Dalmazia-Macelli-Santa Maria Novella sull’attuale sede ferroviaria e collegandolo poi alla linea tramviaria 5, Dalmazia-Viale Redi-Cascine-Foggini. Questa la proposta da noi presentata già in occasione della discussione del Piano strutturale e oggetto anche di Osservazione al P.S. Il tracciato attuale ha nodi molto difficili da sciogliere: via dello Statuto con la costruzione di un nuovo sottopasso ferroviario da via Crispi la cui cantierizzazione simulata paralizzerebbe la direttrice per Sesto, il passaggio per viale Strozzi e quello per piazza Dalmazia.

Cittadini Area Fiorentina e Italia Nostra Firenze
“Si ribadisce la propria contrarietà all’esecuzione della Linea 3 della tramvia i cui lavori dovrebbero partire nei prossimi giorni.
Dopo il Referendum promosso nel 2008, il cui esito avrebbe richiesto una seria revisione dei tracciati di tutte le linee tranviarie soprattutto dopo le clamorose mobilitazioni contrarie, si è voluto procedere ugualmente, ignorando gli interessi e l’opinione della cittadinanza. Dopo la carota della variante, che in zona Statuto avrebbe permesso il salvataggio degli alberi, arriva ora il bastone del ritorno al progetto originario, con la perdita di tutti gli alberi di Statuto, l’annunciato abbattimento dei 40 alberi di Viale Morgagni, alberi di grandi dimensioni, appartenenti al Viale della Rimembranza (in memoria dei caduti della Grande Guerra).
E inoltre interventi per assicurare la circolazione automobilistica, la devastazione dei viali del Poggi, attorno alla Fortezza da Basso e altre gravissime compromissioni dello spazio storico urbano. Lo stesso passaggio della Linea 2 dal Duomo non è affatto sventato.
La nostra critica riguarda tutto il sistema tranviario che si vuole ad ogni costo attuare: asimmetrico, incentrato sulla Stazione di S.M. Novella (dalla quale si allontanerà l’AV) e privo delle minime qualità di ambientazione urbanistica. Un progetto che dichiara di voler piegare Firenze alla tramvia invece di adattarla a un contesto tanto prezioso. E che ha già provocato molti danni in cambio di benefici molto dubbi. Riteniamo la Linea 3 particolarmente inutile e sostituibile con collegamento bus Careggi– Dalmazia, integrato fino a S.M. Novella da una connessione ferroviaria attrezzata.”

Le parole dell’assessore Mattei
“È impossibile in questa fase rimettere in discussione la realizzazione delle linee 2 e 3 della tramvia. Per la linea 2 i cantieri sono già aperti, per la linea 3 è questione di poco. Senza contare che è indispensabile ampliare il sistema tranviario cittadino se vogliamo dotare Firenze di un mezzo di trasporto efficiente, ecologico e di livello europeo”. È quanto dichiara l’assessore alla mobilità e manutenzioni Massimo Mattei replicando alle affermazioni di esponenti dell’opposizione e di rappresentanti dei comitati contrari alle linee 2 e 3 della tramvia.
“Fin dal primo giorno questa Amministrazione ha lavorato per perfezionare i progetti, come testimonia la decisione di stralciare il passaggio dal Duomo – spiega l’assessore Mattei –. Ma anche la revisione deve avere un termine se si vuole realizzare concretamente un’opera destinata, una volta conclusa, a migliorare decisamente il trasporto pubblico e quindi la mobilità in città. Il successo della linea 1 dimostra che la tramvia è un mezzo di trasporto che piace e che viene usato volentieri dai cittadini”. Per quanto riguarda gli annunciati ricorsi, l’assessore Mattei sottolinea: “Siamo certi che le procedure assunte dall’Amministrazione siano assolutamente regolari e pertanto a prova di azione legale”.
E a chi rilancia l’esito del referendum cittadino sulla tramvia, l’assessore Mattei ricorda: “Il programma del sindaco Renzi prevedeva la realizzazione delle linee 2 e 3 della tramvia, con la significativa modifica del Duomo, modifica che è stata già effettuata. La vittoria alle elezioni nei confronti di candidati che invece annunciavano lo stop definitivo al sistema tranviario parla da sola”.
“Non stupisce la contrarietà del capogruppo della Lega Nord Mario Razzanelli, da sempre ostile a questa opera. È invece sorprendente la posizione di alcune forze che si rifanno a movimenti ambientalisti e della sinistra radicale che, caso più unico che raro, si stanno opponendo ad un sistema di mobilità pubblica non inquinante e più efficiente e che può, concretamente, ridurre il traffico e lo smog. Ma si sa che le vie dell’opposizione pregiudiziale sono infinite” conclude l’assessore Mattei.

La Sat presenta il progetto definitivo: opposizioni municipali e ambientaliste Autostrada Tirrenica: un anno di scontri

Fonte: Il Corriere di Maremma

GROSSETO- Dopo mesi di polemiche e opposizioni municipali e ambientaliste arriva il progetto definitivo dell’autostrada tirrenica, presentato al Ministero delle Infrastrutture dalla Sat. La società rende noto che le scelte del progetto definitivo sono fortemente orientate alla realizzazione di un’opera sostenibile sia da un punto di vista tecnico che finanziario. Partendo da questi presupposti, per rispettare le indicazioni del Cipe, il progetto definitivo è stato integrato con un nuovo studio di impatto ambientale propedeutico, ovvero di un approfondito studio di archeologia preventiva e una nuova campagna di indagini specialistiche del territorio attraversato. Dai risultati di questi studi la Sat conclude che anche nel tratto Sud, da Grosseto a Civitavecchia, la scelta di un tracciato meno impattante e più condiviso dal territorio è senz’altro quella che prevede la sovrapposizione dell’asseautostradale al tracciato della statale “Aurelia”, unico corridoio certo già studiato e conosciuto, che quindi presenta meno rischi di interferenze con ritrovamenti che potrebbero condizionare la realizzazione delle opere. Il progetto definitivo che ne deriva prevede, per il tratto Nord da Rosignano a Grosseto, la conservazione della scelta di tracciato, già individuato nel progetto preliminare e senza l’introduzione di sostanziali variazioni. Viene così riconfermata l’ipotesi dell’ampliamento in sede della “Variante Aurelia”, con una larghezza della piattaforma complessiva di ventiquattro metri, riconsiderando le opere non strettamente connesse all’intervento, a favore di riqualificazioni delle viabilità locali strettamente correlate alla nuova infrastruttura. Per il tratto Sud, invece, il tracciato è stato posto il più possibile in sovrapposizione all’asse della statale “Aurelia”, sempre con sezione complessiva di ventiquattro metri. Si è realizzato inoltre un sistema di ricucitura della viabilità locale, riqualificando tratti di viabilità esistenti e realizzando nuovi tratti di complanari al servizio dei fondi interclusi. Con questo sistema di fatto si è realizzato anche un percorso alternativo agli utenti non autostradali, venendo meno la necessità della realizzazione della cosiddetta “Strada Parco”, da cui ne è conseguito un ampio risparmio di territorio. Il costo complessivo dell’opera è di circa 2 miliardi di euro, al netto del ribasso d’asta comprensivo dei due lotti già avviati, di cui è in via di completamento il lotto 1 da Rosignano a S. Pietro in Palazzi, di 4 chilometri, ed è in fase di progettazione esecutiva il lotto 6A da Tarquinia a Civitavecchia, di 15 chilometri. Per il presidente della Regione Rossi “L’ammodernamento infrastrutturale della Toscana è un’esigenza che non può conoscere ulteriori ritardi”. Critico l’onorevole Sani: “Le notizie sul progetto del Corridoio tirrenico sono molto preoccupanti, perché di fatto sono state individuate soluzioni diverse da quelle che istituzioni e comunità di questo territorio si aspettavano”. Il progetto causa insoddisfazione su tutti i fronti. E’ questo il giudizio dell’amministrazione provinciale di Grosseto e del Comune di Orbetello. “Il progetto illustrato da Sat – dichiarano il vicepresidente Marco Sabatini e il sindaco di Orbetello, Monica Paffetti – prevede la completa sovrapposizione dell’autostrada alla statale Aurelia, compresa la zona di Orbetello, e questo per noi rimane inaccettabile. Ma non solo questo: nel corso della presentazione del progetto ci sono state palesi omissioni sulla localizzazione delle complanari nella zona sud della provincia, altro problema che avevamo sollevato, e sono state consegnate mappe e planimetrie a tutti i Comuni, eccetto che alle Province di Grosseto e Livorno. Fra l’altro, il presidente della Regione Rossi si deve essere dimenticato che Orbetello è in Toscana, dal momento che nel suo intervento ha citato come unica criticità del progetto quella relativa al tratto livornese Maroccone- Chioma noto come lotto Zero. Sinceramente un atteggiamento simile ce lo aspettavamo dal ministro Matteoli, che anche per questo motivo ha perso le elezioni ad Orbetello, ma dal presidente Rossi ci saremmo attesi ben altra considerazione. Ad ogni modo, pur nelle more della verifica di dettaglio delle carte al momento in cui ci saranno ufficialmente consegnate, possiamo dire sin da ora che l’impianto delle soluzioni previste dal progetto presentato da Sat non ci convince neanche un po’, e quindi faremo i conseguenti passi tecnici e politici per sottolineare il nostro dissenso”. Un progetto che non soddisfa nemmeno Leonardo Marras, presidente della Provincia: “La Provincia di Grosseto non ha dubbi sull’opportunità di realizzare l’autostrada tirrenica ma non ha dubbi nemmeno sul fatto che questo non può significare avere una ‘strada in meno’, con la scomparsa della statale Aurelia e una rete di complanari inadeguata”. E anche la Giunta del Comune di Grosseto esprime forte preoccupazione per le conseguenze realizzative del progetto qualora non vi venissero apportate sostanziali correzioni e non venissero previste opere provvisorie e definitive in grado di implementare il livello di mobilità e di sicurezza rilevabile dagli elaborati. Dalle parole ai fatti. Dai “no” secchi contro ogni tracciato in grado di deturpare la costa, si cominciano a mettere in pratica le iniziative. Democratiche, civili, ma forti. Come quella in cui i cittadini di Albinia si sono radunati sull’Aurelia dove, in maniera pacifica, hanno rallentato il traffico. Un serpentone di oltre cinque chilometri composto da macchine, moto, trattori e chi più ne ha più ne metta per gridare ancora No alla sovrapposizione dell’autostrada sul tracciato dell’Aurelia. Fin dalle prime ore del mattino, Albinia, da cui la manifestazione è partita, si presenta tappezzata di lenzuola, cartelli con scritte inequivocabili: nessuno vuole questo tracciato, abbasso la Sat, salviamo questo territorio da quello che sarebbe uno scempio. La voglia di gridare al mondo intero la propria rabbia, di far sentire alta la voce di un’intera comunità, far capire che, se dall’alto qualcuno vuol far calare come nulla fosse una decisione che ucciderebbe l’intera Costa D’argento, troverebbe tutta la popolazione pronta a ribellarsi. Un messaggio chiaro che da Albinia e non solo è rivolto alle autorità competenti, alla Regione, alla Sat, a Bargone. La parola d’ordine è coinvolgere tutto il territorio, tutti gli orbetellani, tutte le frazioni per fare un fronte comune. Perché una cosa è certa: il sovrappasso autostradale sull’Aurelia in Costa d’Argento ed a Orbetello in particolare, non lo vuole nessuno. Continuano quindi sempre più le prese di posizione: assemblee, dibattiti, incontri di vario tipo, da Orbetello e dalle frazioni tutti indistintamente hanno un solo pensiero, scongiurare la realizzazione di questo progetto che sarebbe deleterio per tutto il territorio. Da più parti si chiede uno scatto d’orgoglio da parte di tutta la cittadinanza, i partiti politici, le associazioni di categoria, i sindacati, la società civile, contro quello che tanti hanno definito come la morte civile della Costa D’Argento della bassa Maremma. Iniziative dimostrative che richiamano anche l’attenzione mediatica a carattere nazionale. La Costa d’Argento come la val di Susa, si grida in una delle tante riunioni infuocate. Con l’unico distinguo derivante dalle volontà di manifestare pacificamente, anche se con durezza.

Nel Paese del Sole per l’eolico servono regole. Riflessione sulla lettera inviata dalle associazioni ai ministri

Fonte: L’Unità, 27/12/2011
Di Vittorio Emiliani

“L’incentivazione agli impianti eolici in Italia è stata fino ad oggi la più alta del mondo. Soltanto per questa ragione è stato conveniente impiantare oltre 5.000 torri per una potenza complessiva di 6.000 MW, non certo per la loro produttività. Infatti la ventosità in Italia si attesta in media sulle 1.500 ore/anno, ben al di sotto delle 2.000 ore/anno ritenute utili per una produzione competitiva”. E’ soltanto un passo della lunga e argomentata lettera indirizzata in questi giorni ai ministri competenti (Clini, Ornaghi, Passera, ecc.) da associazioni come Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness, VAS, Comitato per la Bellezza. Comitato Nazionale del Paesaggio, Amici della Terra, Altura, Movimento Azzurro, Terra Celeste e da decine e decine di Comitati nati soprattutto nelle zone appenniniche. Iniziativa che si deve soprattutto alla passione di Carlo Alberto Pinelli, regista di storici documentari per la Rai, alpinista e ambientalista.
Il documento, giustamente critico nei confronti della politica di incentivi, insieme caotica e costosa, del governo Berlusconi, cerca di inquadrare il problema delle fonti energetiche rinnovabili, con un approccio “freddo”: per razionalizzare una materia complessa e arginare “il proliferare di giganteschi impianti eolici nei luoghi più belli e integri d’Italia”. In tal senso fanno ben sperare le parole pronunciate dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini sul “rispetto degli usi bilanciati del territorio” e sulla necessità di “paragonare il valore economico e ambientale della generazione dell’elettricità da eolico con quello della protezione del paesaggio, prezioso per la nostra economia”. Rappresenta un delitto anche in termini di turismo culturale scempiare il paesaggio della mirabile città romana di Saepinum (Campobasso) o quello di zone vicine a grandi e affascinanti parchi, quali le Foreste Casentinesi, o ai monti solenni sopra Urbania e Urbino.
Poiché la situazione economico-finanziaria del Paese è drammatica – come più volte sottolineato dal presidente Napolitano – bisogna riflettere tanto più attentamente sull’uso migliore delle risorse. Anche i maxi-impianti fotovoltaici pongono seri problemi se installati in zone coltivate, di elevato pregio agricolo. “Impianti che noi vorremmo vedere collocati – propone il documento – esclusivamente nelle aree industriali e sopra i tetti degli edifici recenti”. Pensate quanto sarebbe oggi più favorevole la situazione nel “Paese del sole”, se si fossero dotati per tempo di impianti fotovoltaici tutti i quartieri costruiti negli ultimi decenni, a cominciare da Roma e dal Sud. E se si fosse utilizzata, in modo accorto, anche la geotermia.
E’ assolutamente indispensabile riportare in onore un’idea di fondo che in questi anni di deregulation berlusconiana (e uso già un termine nobile) è stata invece affossata: l’idea cioè di pianificare attentamente e quindi selezionare tutte le (limitate) risorse sia finanziarie che territoriali e paesaggistiche in un Paese la cui bellezza è stata brutalmente intaccata da sviluppi abusivi o “drogati”, pur rappresentando essa, se tutelata, anche un valore economico in termini di turismo culturale e naturalistico. Il documento propone queste linee di azione: a) andare ad una moratoria degli incentivi; b) ridurre la soglia dei certificati verdi emessi annualmente; c) detrarre le installazioni di fotovoltaico già eccedenti il valore obiettivo proposto dalla UE (8.000 MW, “mentre siamo già a quasi 12.000 MW in esercizio”) dalla quota prevista per l’eolico; d) ridefinire in sede governativa e non regionale, o, peggio, locale le quote dell’eolico per il quale hanno spinto e spingono con forza anche gruppi inquinati dalla criminalità e che ci hanno regalato parchi eolici in zone assai poco ventose. Un grido di dolore serio e motivato, questo delle associazioni e dei comitati, che, in un momento di vera emergenza, economica e paesaggistica, è bene che il governo Monti ascolti con molta attenzione.”

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