Archivi della categoria: 2011

Nel Paese del Sole per l’eolico servono regole. Riflessione sulla lettera inviata dalle associazioni ai ministri

Fonte: L’Unità, 27/12/2011
Di Vittorio Emiliani

“L’incentivazione agli impianti eolici in Italia è stata fino ad oggi la più alta del mondo. Soltanto per questa ragione è stato conveniente impiantare oltre 5.000 torri per una potenza complessiva di 6.000 MW, non certo per la loro produttività. Infatti la ventosità in Italia si attesta in media sulle 1.500 ore/anno, ben al di sotto delle 2.000 ore/anno ritenute utili per una produzione competitiva”. E’ soltanto un passo della lunga e argomentata lettera indirizzata in questi giorni ai ministri competenti (Clini, Ornaghi, Passera, ecc.) da associazioni come Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness, VAS, Comitato per la Bellezza. Comitato Nazionale del Paesaggio, Amici della Terra, Altura, Movimento Azzurro, Terra Celeste e da decine e decine di Comitati nati soprattutto nelle zone appenniniche. Iniziativa che si deve soprattutto alla passione di Carlo Alberto Pinelli, regista di storici documentari per la Rai, alpinista e ambientalista.

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Tramvia fino a Careggi saranno abbattuti 40 alberi

Fonte: La Repubblica – Firenze, 28/12/2011
Di: Massimo Vanni

Viale Morgagni, giù 40 alberi per far posto allanuova tramvia.
Linea 3: cantieri pronti per gennaio, abbattimenti già previsti.
Le piante sono in viale Morgagni, piazza Dalmazia e via Cocchi.

TRAMVIA, giù altri 40 alberi tra viale Morgagni, piazza Dalmazia e via Cocchi.Dopo aver dato il solenne via ai lavori per la linea 2 diretta all’aeroporto, il 5 novembre scorso (i lavori in effetti ancora stentano), Palazzo Vecchio certifica la fase operativa anche per la linea 3, quella per Careggi. E come primo atto, rivela Tommaso Grassi di “Sinistra e cittadinanza”, si mette giù la lista degli alberi da abbattere.
In tutto 40, tra platani, bagolari, lecci e cipressi. Che saranno in parte reimpiantati (se ne calcolano 19 su 40) e che vanno ad aggiungersi, ricorda Grassi, «agli oltre 100 già abbattuti tra il 2008 e il 2009», durante la precedente amministrazione Domenici. Quando i residenti della zona dettero vita ad una vera e propria battaglia di resistenza in difesa delle piante. Continua a leggere →

Lettera a La Nazione su sottoattraversamento AV: Alea iacta est o no?

Il quotidiano La Nazione ha pubblicato il 23 dicembre la lettera di risposta a Mauro Moretti inviata da Italia Nostra, Comitato contro il sottoattraversamento AV e Cittadini Area Fiorentina nella quale si mette l’accento sui veri rischi della TAV a Firenze, che non sono tanto quelli per il David di Michelangelo, come Moretti aveva detto scrivendo al giornale. Dato che in questi anni pochissimo è stato lo spazio concesso dai giornali cittadini per esporre le ragioni del no al tunnel, anche un piccolo segnale come questo va notato. Tanto più che ai primi di dicembre lo stesso direttore Mauro Tedeschini, aveva confessato la propria simpatia per Moretti e Marchionne, aggiungendo che “decisioni prese dopo approfondimenti e trattative estenuanti [quelle per la TAV a Firenze] non possono essere continuamente rimesse in dubbio da minoranze che, per quanto rispettabili, devono a loro volta rispettare le regole del gioco democratico. Ormai il dado è tratto”.
Invece non hanno prodotto risultati i tentativi da noi fatti in questi anni per convincere i maggiori quotidiani locali a promuovere inchieste e seri approfondimenti sulla questione TAV o ad organizzare forum e dibattiti per mettere a confronto opinioni diverse. EVIDENTEMENTE IN QUESTA CITTA’ DI TAV si trema ma non si parla.
Curiosamente ciò avviene mentre una rivista della sinistra riformista, “Italianieuropei” di D’Alema e Amato, sul numero 9/2011, in un Focus dedicato alle infrastrutture, ospita interessanti interventi di Luisa Torchia, Edoardo Reviglio ed altri, in gran parte critici nei confronti della visione cementizia e finanziaria delle grandi opere infrastrutturali, oggi prevalente in Italia.
In quel numero persino un irriducibile sostenitore del sottoattraversamento come Riccardo Conti si spinge a dire che il concetto di grandi opere va superato (senza ovviamente alcun riferimento a quanto avviene a Firenze)
Inoltre Michele Roccato – psicologo sociale all’ Università di Torino – spiega come una lettura in chiave NIMBY dell’opposizione ad opere “sgradite” (oggi prevalente nell’opinione pubblica, sui media e tra decisori pubblici e privati) contribuisca a scatenare il radicalismo. Roccato smonta il pregiudizio che giudica ignoranti, irrazionali ed egoisti i movimenti di opposizione alle grandi opere, dimostrando che questi “controesperti” sviluppano talvolta competenze superiori a quelle dei proponenti. Infatti mentre in altri Paesi (Francia, Belgio, Svezia, Canada e Stati Uniti) per la costruzione di opere “sgradite” si ricorre alla concertazione tra proponenti e popolazione locale, in Italia prevale un modello chiuso e tecnocratico i cui esiti negativi,  specie per la costruzione di opere tecnologicamente complesse e lunghe, sono sotto gli occhi di tutti.
In assenza di veri processi partecipativi, a quanto pare invisi ai nostri decisori pubblici, da una stampa che si dice libera, indipendente e vicina ai cittadini ci aspetteremmo inchieste e reportage per comprendere, ad esempio, l’intreccio tra affari delle imprese, formazione del debito pubblico e sistema politico.
Si cominci descrivendo chi sono, nel nodo ferroviario fiorentino, gli appaltatori di questa grande opera e ricostruendo le modalità con cui si è giunti al progetto Foster e al passante sotterraneo.

Rinnovabili: il Tar annulla le linee guida della Puglia per l’istallazione degli impianti

Fonte: GreenBiz
Di: Annalisa Tancredi

Sono state annullate le Linee guida della Regione Puglia in materia di installazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, approvate con il Regolamento regionale del 30 dicembre 2010, perché in contrasto con la normativa nazionale che individua le aree non idonee alla costruzione di impianti.
A pronunciare la sentenza è stato il Tar pugliese di Lecce in accoglimento del ricorso proposto da alcuni imprenditori del settore, intenzionati a realizzare un progetto fotovoltaico da circa 1.000 kW a Taranto nell’agro di Grottaglie: alla richiesta di autorizzazione per l’installazione, gli impresari avevano ricevuto responso negativo avviando di conseguenza il procedimento di ricorso.
Con la sentenza n. 2156 del 14 dicembre 2011 il Tar di Lecce ha annullato il Regolamento regionale pugliese sugli impianti FER e in particolare le norme che individuano le aree non idonee all’installazione degli impianti a fonti rinnovabili perché, secondo i giudici amministrativi, le “aree non idonee” non possono “essere qualificate come zone soggetto a un divieto preliminare assoluto”.
Brutto colpo per la Regione Puglia che con l’approvazione Regolamento regionale n. 24 del 30 dicembre 2010 era stata la prima regione italiana ad aver approvato le Linee guida per l’installazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili sul territorio, recependo così le Linee guida nazionali ancora prima che entrassero in vigore (approvate con DM il 10 settembre 2010 e in vigore dal 1° gennaio 2011). La regione guidata da Nichi Vendola poteva vantarsi di aver soffiato il primato alle regioni Toscana, Emilia Romagna, Piemonte e Marche. “Parchi, riserve, siti Unesco, beni culturali, immobili e aree dichiarate di notevole interesse pubblico, territori costieri, laghi, fiumi, torrenti e corsi d’acqua, boschi, zone archeologiche, tratturi, grotte, lame e gravine e versanti” erano le zone escluse dalla costruzione di impianti, insieme ai “coni visuali”, ovvero le vedute panoramiche e le aree agricole con caratteristiche tipiche del pugliese.
Ma il Tar di Lecce richiama l’attenzione alla sentenza n. 1221/2011 della prima sezione in cui si afferma che in qualsiasi caso “non sono ammissibili aprioristiche interdizioni estese ad intere porzioni di territorio” ma che invece delle volte risulta necessario “operare anche nelle ipotesi in cui si tratti di aree di particolare pregio ambientale e/o paesaggistico, un bilanciamento in concreto dei diversi interessi contrapposti (da un lato i valori, come detto, di carattere ambientale/paesaggistico, dall’altra quelli alla produzione di energia nonché alla salubrità ambientale)”.
I giudici amministrativi hanno inoltre richiamato quanto già affermato nell’allegato 3 delle Linee guida nazionali per cui “L’individuazione delle aree e dei siti non idonei non deve, dunque, configurarsi come divieto preliminare, ma come atto di accelerazione e semplificazione dell’iter di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio” e quindi, afferma la sentenza, il provvedimento di diniego alla realizzazione di un impianto “deve contenere una motivazione specifica che contenga adeguate indicazioni sulla valutazione effettuata in concreto riguardo a quella specifica zona indicata nel progetto, non potendo richiamare genericamente le linee guida, nazionali o regionali”.
In concreto si afferma che le valutazioni delle aree non idonee non può essere fatta aprioristicamente ma deve essere effettuata caso per caso, controbilanciando i diversi interessi in gioco, siano essi paesaggistici, di tutela ambientale o di produzione di energia pulita per il benessere del paese. Un giusto principio che però potrebbe incorrere nel rischio di appesantire la procedura burocratica per il rilascio dell’autorizzazione.

La giunta Polverini propone l’abrogazione dei parchi regionali

Fonte: Gaianews.it
Di: Federica di Leonardo

In una proposta di legge presentata il 16 novembre scorso, il consigliere del PDL Pier Ernesto Irmici propone l’abrogazione degli Enti Parco regionali del Lazio che sarebbero sostituiti dai relativi comuni di appartenenza.
Perciò le aree naturali protette sarebbero gestite direttamente dai comuni e i parchi regionali verrebbero liquidati e chiusi.
Le motivazioni addotte alla proposta di legge sono le seguenti: “Il parco risulta una figura obsoleta, inidonea a soddisfare i parametri di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa”.
Nella legge si prevede che le aree afferenti a più comuni siano gestite da un’unione dei comuni. Ai comuni e alle unioni dei comuni sarà data, secondo la proposta, la possibilità di “procedere agli aggiornamenti e alle variazioni dei piani delle relative aree naturali protette così come previsto dall’articolo 26 della legge regionale 29/1997. allo scopo di rendere le perimetrazioni maggiormente confacenti alle esigenze amministrative  e alle diverse vocazioni territoriali”.
Tutto il personale delle aree protette sarebbe “censito” dal commissario liquidatore e passerebbe alle dipendenze dei comuni di riferimento.
Che i parchi regionali del Lazio siano in grandi difficoltà è un dato di fatto.
Ma ricordiamo che molte della aree protette della regione Lazio da molti mesi non ricevono dalla regione finanziamenti che dovrebbero consentire le funzioni essenziali (pagare le bollette o la benzina dei mezzi).  Inoltre, la gestione è ulteriormente farraginosa a causa del commissariamento della maggior parte dei parchi, che dipende da un cattivo funzionamento del meccanismo delle nomine che prevede la partecipazione anche della regione.
Un’ultima riflessione che rubiamo al commento di un nostro lettore: far gestire le aree protette ai comuni, non sarà come dire alla volpe di guardare le galline?

Il regalo più inatteso: il Tar boccia l’eolico in Adriatico

Fonte: Primo numero

Il Tribunale amministrativo regionale ha accolto il ricorso della Regione Molise e dei Comuni costieri che si opponevano alla realizzazione di un impianto da 54 torri mosse dalla forza del vento al largo di Termoli e Petacciato. Ora la società promotrice, la Effeventi, potrebbe decidere di fare ricorso al Consiglio di Stato.

Termoli. Il regalo di Natale più inatteso a tanti molisani lo ha fatto il Tar con una sentenza che chiude la porta davanti all’ipotesi di realizzazione di un parco eolico off shore davanti alla costa molisana. Le 54 torri eoliche non sorgeranno al largo di Termoli e Petacciato, come voluto dalla società “Effeventi” che col suo progetto aveva spaventato il Basso Molise, anche a causa dell’ok concesso dal Ministero dell’Ambiente. Da lì una battaglia di ricorssi durata praticamente un lustro che oggi fa segnare una tappa fondamentale. Ora la ditta milanese ha ancora una carta da giocare: il ricorso al Consiglio di Stato.
Difficile sapere ora se questa battaglia andrà ancora avanti. Certo è che oggi, alla vigilia del Natale 2011, lo spettro di quei 54 “mostri del vento” davanti alle spiagge di Termoli e Petacciato, è notevolmente più lontano. Il merito è da attribuire ai ricorsi presentati dagli enti che nel tempo si erano opposti alla prospettiva di vedere rivoluzionato questo tratto di mare, a discapito del paesaggio e quindi del turismo, ma anche dell’ecosistema marino e di conseguenza di settori fondamentali per il territorio, come la pesca. Regione Molise, Provincia di Campobasso, i Comuni, associazioni ambientaliste e di categoria si erano uniti in questa lotta.
Il Tribunale amministrativo regionale del Molise ha accolto le loro ragioni. Ora, dopo aver subito già numerose modifiche, quello che era stato pensato come il primo parco eolico off shore di tutta Italia, potrebbe finire definitivamente in soffitta.

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