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Tramvia fino a Careggi saranno abbattuti 40 alberi

Fonte: La Repubblica – Firenze, 28/12/2011
Di: Massimo Vanni

Viale Morgagni, giù 40 alberi per far posto allanuova tramvia.
Linea 3: cantieri pronti per gennaio, abbattimenti già previsti.
Le piante sono in viale Morgagni, piazza Dalmazia e via Cocchi.

TRAMVIA, giù altri 40 alberi tra viale Morgagni, piazza Dalmazia e via Cocchi.Dopo aver dato il solenne via ai lavori per la linea 2 diretta all’aeroporto, il 5 novembre scorso (i lavori in effetti ancora stentano), Palazzo Vecchio certifica la fase operativa anche per la linea 3, quella per Careggi. E come primo atto, rivela Tommaso Grassi di “Sinistra e cittadinanza”, si mette giù la lista degli alberi da abbattere.
In tutto 40, tra platani, bagolari, lecci e cipressi. Che saranno in parte reimpiantati (se ne calcolano 19 su 40) e che vanno ad aggiungersi, ricorda Grassi, «agli oltre 100 già abbattuti tra il 2008 e il 2009», durante la precedente amministrazione Domenici. Quando i residenti della zona dettero vita ad una vera e propria battaglia di resistenza in difesa delle piante.
Il 13 dicembre scorso l’elenco degli alberi da buttare giù è stato pubblicato nell’Albo Pretorio. E la direzione infrastrutture del Comune ha trasmesso alla direzione ambiente e alle imprese riunite nella Tram Spa l’elenco: 3 platani e 1 pino austriaco in Largo Palagi, 12 platani in viale Morgagni, tra Largo Brambilla e Largo Palagi (di questi 5 verranno reimpiantati, anche se con specie diverse), 1 platano in Largo Brambilla (reimpiantato), 6 lecci e 7 bagolari in viale Morgagni, tra via Cisalpino e piazza Dalmazia (7 verranno rimessi), 1 cipresso in viale Morgagni nel tratto di via Cisalpino (qui si prevedono 2 reimpianti), 4 lecci sempre in viale Morgagni tra via Lombraso e via Cocchi (4 reimpianti) e, infine, 2 cipressi e 3 lecci m viale Morgagni nel tratto tra via Cocchi e via Vittorio Emanuele II.
«Non è cambiato niente rispetto ai piani originari», si fa sapere da Palazzo Vecchio. L’elenco è solo un atto pubblico dovuto, dal momento che il consiglio comunale ha disposto nel 2009 l’obbligo di «informare i cittadini». E’ comunque iniziato il conto alla rovescia per la linea 3?
Secondo Grassi, il crono-programma indicherebbe la data del 17 gennaio.«Le imprese si sono dette disponibili a partire tra fine gennaio e inizio febbraio», si spiega da Palazzo Vecchio. Una vera e propria data per l`inizio dei lavori ancora non c’è. Anche se il problema dei tempi esiste: «Se le imprese ci avessero comunicato prima la loro disponibilità, saremmo già partiti», dice il Comune. Ricordando che sono stati il collasso della Btp prima e del Consorzio Etruria dopo a cambiare il calendario. E che adesso i tempi già stringono, perché entro il 2015 deve essere tutto pronto. Pena la perdita dei finanziamenti europei.
Il bello è che, se gli uffici avviano la fase operativa, il sindaco Matteo Renzi non ha ancora sciolto la riserva sul tracciato e sui cantieri della linea 3. Soprattutto su quel sottopassaggio di fronte a viale Milton, i cui lavori impatteranno pesantemente sul traffico. Tanto che Grassi incalza: «Se la passata amministrazione era accusata di navigare a vista, altrettanto vale per questa».

Lettera a La Nazione su sottoattraversamento AV: Alea iacta est o no?

Il quotidiano La Nazione ha pubblicato il 23 dicembre la lettera di risposta a Mauro Moretti inviata da Italia Nostra, Comitato contro il sottoattraversamento AV e Cittadini Area Fiorentina nella quale si mette l’accento sui veri rischi della TAV a Firenze, che non sono tanto quelli per il David di Michelangelo, come Moretti aveva detto scrivendo al giornale. Dato che in questi anni pochissimo è stato lo spazio concesso dai giornali cittadini per esporre le ragioni del no al tunnel, anche un piccolo segnale come questo va notato. Tanto più che ai primi di dicembre lo stesso direttore Mauro Tedeschini, aveva confessato la propria simpatia per Moretti e Marchionne, aggiungendo che “decisioni prese dopo approfondimenti e trattative estenuanti [quelle per la TAV a Firenze] non possono essere continuamente rimesse in dubbio da minoranze che, per quanto rispettabili, devono a loro volta rispettare le regole del gioco democratico. Ormai il dado è tratto”.
Invece non hanno prodotto risultati i tentativi da noi fatti in questi anni per convincere i maggiori quotidiani locali a promuovere inchieste e seri approfondimenti sulla questione TAV o ad organizzare forum e dibattiti per mettere a confronto opinioni diverse. EVIDENTEMENTE IN QUESTA CITTA’ DI TAV si trema ma non si parla.
Curiosamente ciò avviene mentre una rivista della sinistra riformista, “Italianieuropei” di D’Alema e Amato, sul numero 9/2011, in un Focus dedicato alle infrastrutture, ospita interessanti interventi di Luisa Torchia, Edoardo Reviglio ed altri, in gran parte critici nei confronti della visione cementizia e finanziaria delle grandi opere infrastrutturali, oggi prevalente in Italia.
In quel numero persino un irriducibile sostenitore del sottoattraversamento come Riccardo Conti si spinge a dire che il concetto di grandi opere va superato (senza ovviamente alcun riferimento a quanto avviene a Firenze)
Inoltre Michele Roccato – psicologo sociale all’ Università di Torino – spiega come una lettura in chiave NIMBY dell’opposizione ad opere “sgradite” (oggi prevalente nell’opinione pubblica, sui media e tra decisori pubblici e privati) contribuisca a scatenare il radicalismo. Roccato smonta il pregiudizio che giudica ignoranti, irrazionali ed egoisti i movimenti di opposizione alle grandi opere, dimostrando che questi “controesperti” sviluppano talvolta competenze superiori a quelle dei proponenti. Infatti mentre in altri Paesi (Francia, Belgio, Svezia, Canada e Stati Uniti) per la costruzione di opere “sgradite” si ricorre alla concertazione tra proponenti e popolazione locale, in Italia prevale un modello chiuso e tecnocratico i cui esiti negativi,  specie per la costruzione di opere tecnologicamente complesse e lunghe, sono sotto gli occhi di tutti.
In assenza di veri processi partecipativi, a quanto pare invisi ai nostri decisori pubblici, da una stampa che si dice libera, indipendente e vicina ai cittadini ci aspetteremmo inchieste e reportage per comprendere, ad esempio, l’intreccio tra affari delle imprese, formazione del debito pubblico e sistema politico.
Si cominci descrivendo chi sono, nel nodo ferroviario fiorentino, gli appaltatori di questa grande opera e ricostruendo le modalità con cui si è giunti al progetto Foster e al passante sotterraneo.

Rinnovabili: il Tar annulla le linee guida della Puglia per l’istallazione degli impianti

Fonte: GreenBiz
Di: Annalisa Tancredi

Sono state annullate le Linee guida della Regione Puglia in materia di installazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, approvate con il Regolamento regionale del 30 dicembre 2010, perché in contrasto con la normativa nazionale che individua le aree non idonee alla costruzione di impianti.
A pronunciare la sentenza è stato il Tar pugliese di Lecce in accoglimento del ricorso proposto da alcuni imprenditori del settore, intenzionati a realizzare un progetto fotovoltaico da circa 1.000 kW a Taranto nell’agro di Grottaglie: alla richiesta di autorizzazione per l’installazione, gli impresari avevano ricevuto responso negativo avviando di conseguenza il procedimento di ricorso.
Con la sentenza n. 2156 del 14 dicembre 2011 il Tar di Lecce ha annullato il Regolamento regionale pugliese sugli impianti FER e in particolare le norme che individuano le aree non idonee all’installazione degli impianti a fonti rinnovabili perché, secondo i giudici amministrativi, le “aree non idonee” non possono “essere qualificate come zone soggetto a un divieto preliminare assoluto”.
Brutto colpo per la Regione Puglia che con l’approvazione Regolamento regionale n. 24 del 30 dicembre 2010 era stata la prima regione italiana ad aver approvato le Linee guida per l’installazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili sul territorio, recependo così le Linee guida nazionali ancora prima che entrassero in vigore (approvate con DM il 10 settembre 2010 e in vigore dal 1° gennaio 2011). La regione guidata da Nichi Vendola poteva vantarsi di aver soffiato il primato alle regioni Toscana, Emilia Romagna, Piemonte e Marche. “Parchi, riserve, siti Unesco, beni culturali, immobili e aree dichiarate di notevole interesse pubblico, territori costieri, laghi, fiumi, torrenti e corsi d’acqua, boschi, zone archeologiche, tratturi, grotte, lame e gravine e versanti” erano le zone escluse dalla costruzione di impianti, insieme ai “coni visuali”, ovvero le vedute panoramiche e le aree agricole con caratteristiche tipiche del pugliese.
Ma il Tar di Lecce richiama l’attenzione alla sentenza n. 1221/2011 della prima sezione in cui si afferma che in qualsiasi caso “non sono ammissibili aprioristiche interdizioni estese ad intere porzioni di territorio” ma che invece delle volte risulta necessario “operare anche nelle ipotesi in cui si tratti di aree di particolare pregio ambientale e/o paesaggistico, un bilanciamento in concreto dei diversi interessi contrapposti (da un lato i valori, come detto, di carattere ambientale/paesaggistico, dall’altra quelli alla produzione di energia nonché alla salubrità ambientale)”.
I giudici amministrativi hanno inoltre richiamato quanto già affermato nell’allegato 3 delle Linee guida nazionali per cui “L’individuazione delle aree e dei siti non idonei non deve, dunque, configurarsi come divieto preliminare, ma come atto di accelerazione e semplificazione dell’iter di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio” e quindi, afferma la sentenza, il provvedimento di diniego alla realizzazione di un impianto “deve contenere una motivazione specifica che contenga adeguate indicazioni sulla valutazione effettuata in concreto riguardo a quella specifica zona indicata nel progetto, non potendo richiamare genericamente le linee guida, nazionali o regionali”.
In concreto si afferma che le valutazioni delle aree non idonee non può essere fatta aprioristicamente ma deve essere effettuata caso per caso, controbilanciando i diversi interessi in gioco, siano essi paesaggistici, di tutela ambientale o di produzione di energia pulita per il benessere del paese. Un giusto principio che però potrebbe incorrere nel rischio di appesantire la procedura burocratica per il rilascio dell’autorizzazione.

La giunta Polverini propone l’abrogazione dei parchi regionali

Fonte: Gaianews.it
Di: Federica di Leonardo

In una proposta di legge presentata il 16 novembre scorso, il consigliere del PDL Pier Ernesto Irmici propone l’abrogazione degli Enti Parco regionali del Lazio che sarebbero sostituiti dai relativi comuni di appartenenza.
Perciò le aree naturali protette sarebbero gestite direttamente dai comuni e i parchi regionali verrebbero liquidati e chiusi.
Le motivazioni addotte alla proposta di legge sono le seguenti: “Il parco risulta una figura obsoleta, inidonea a soddisfare i parametri di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa”.
Nella legge si prevede che le aree afferenti a più comuni siano gestite da un’unione dei comuni. Ai comuni e alle unioni dei comuni sarà data, secondo la proposta, la possibilità di “procedere agli aggiornamenti e alle variazioni dei piani delle relative aree naturali protette così come previsto dall’articolo 26 della legge regionale 29/1997. allo scopo di rendere le perimetrazioni maggiormente confacenti alle esigenze amministrative  e alle diverse vocazioni territoriali”.
Tutto il personale delle aree protette sarebbe “censito” dal commissario liquidatore e passerebbe alle dipendenze dei comuni di riferimento.
Che i parchi regionali del Lazio siano in grandi difficoltà è un dato di fatto.
Ma ricordiamo che molte della aree protette della regione Lazio da molti mesi non ricevono dalla regione finanziamenti che dovrebbero consentire le funzioni essenziali (pagare le bollette o la benzina dei mezzi).  Inoltre, la gestione è ulteriormente farraginosa a causa del commissariamento della maggior parte dei parchi, che dipende da un cattivo funzionamento del meccanismo delle nomine che prevede la partecipazione anche della regione.
Un’ultima riflessione che rubiamo al commento di un nostro lettore: far gestire le aree protette ai comuni, non sarà come dire alla volpe di guardare le galline?

Il regalo più inatteso: il Tar boccia l’eolico in Adriatico

Fonte: Primo numero

Il Tribunale amministrativo regionale ha accolto il ricorso della Regione Molise e dei Comuni costieri che si opponevano alla realizzazione di un impianto da 54 torri mosse dalla forza del vento al largo di Termoli e Petacciato. Ora la società promotrice, la Effeventi, potrebbe decidere di fare ricorso al Consiglio di Stato.

Termoli. Il regalo di Natale più inatteso a tanti molisani lo ha fatto il Tar con una sentenza che chiude la porta davanti all’ipotesi di realizzazione di un parco eolico off shore davanti alla costa molisana. Le 54 torri eoliche non sorgeranno al largo di Termoli e Petacciato, come voluto dalla società “Effeventi” che col suo progetto aveva spaventato il Basso Molise, anche a causa dell’ok concesso dal Ministero dell’Ambiente. Da lì una battaglia di ricorssi durata praticamente un lustro che oggi fa segnare una tappa fondamentale. Ora la ditta milanese ha ancora una carta da giocare: il ricorso al Consiglio di Stato.
Difficile sapere ora se questa battaglia andrà ancora avanti. Certo è che oggi, alla vigilia del Natale 2011, lo spettro di quei 54 “mostri del vento” davanti alle spiagge di Termoli e Petacciato, è notevolmente più lontano. Il merito è da attribuire ai ricorsi presentati dagli enti che nel tempo si erano opposti alla prospettiva di vedere rivoluzionato questo tratto di mare, a discapito del paesaggio e quindi del turismo, ma anche dell’ecosistema marino e di conseguenza di settori fondamentali per il territorio, come la pesca. Regione Molise, Provincia di Campobasso, i Comuni, associazioni ambientaliste e di categoria si erano uniti in questa lotta.
Il Tribunale amministrativo regionale del Molise ha accolto le loro ragioni. Ora, dopo aver subito già numerose modifiche, quello che era stato pensato come il primo parco eolico off shore di tutta Italia, potrebbe finire definitivamente in soffitta.

Sottoattraversamento Av di Firenze: lettera dei comitati e di Italia Nostra al direttore de La Nazione

Lettera al Direttore del Quotidiano La Nazione, Mauro Tedeschini pubblicata
quasi integralmente sulla Nazione del 22 dicembre 2011

Gentile direttore,
abbiamo letto che l’AD di FS Moretti ha scritto a lei per tranquillizzare i fiorentini sulle sorti del David di Michelangelo, che non avrebbe nulla da temere dai lavori dei tunnel TAV che s’intende costruire. In realtà non temiamo per la statua simbolo di Firenze, mentre siamo molto preoccupati per i tanti, troppi, rischi che la nostra città correrebbe ma che Moretti tace accuratamente. Ne elenchiamo solo alcuni.
A Firenze si è scelto un progetto molto più invasivo che a Bologna, dove i binari corrono soprattutto sotto le linee ferroviarie di superficie; nella nostra città le gallerie sono soprattutto sotto gli edifici. Le ricordiamo che a Bologna i danni non sono stati lievi e dove i lavori si sono svolti nelle vicinanze d’immobili sono stati evacuati interi stabili, ed è dovuta intervenire la Magistratura anche per poter realizzare interventi di consolidamento; un anno fa c’è stato il collasso di una galleria, che per fortuna non aveva edifici sovrastanti.
Nel “passante” fiorentino non esiste terzietà in nessuna parte del progetto: Nodavia, impresa controllata da Coopsette, la vincitrice della gara, è lo stesso soggetto che ha realizzato il progetto e che ne dovrebbe garantire la realizzazione; anche nei monitoraggi ambientali tutto è delegato a imprese incaricate dal General Contractor (ARPAT e Osservatorio Ambientale riceveranno i dati senza poterli verificare).
Non è stato tenuto conto della grande eterogeneità del sottosuolo fiorentino e del suo assetto idrogeologico: l’aspetto più evidente è l’impatto sulla falda sotterranea che si avrà nella zona dei Macelli e a Campo di Marte; anche le raccomandazioni dell’Osservatorio Ambientale di realizzare pozzi drenanti sono rimaste inascoltate; ma cosa“osserva’’ l’Osservatorio?
Un altro rischio assolutamente sottostimato è quello che si avrà per i cedimenti in superficie fino a 150 metri dall’asse delle gallerie. Non si è considerato che i cedimenti in superficie saranno ingigantiti in corrispondenza delle curve dei tunnel. Non si è tenuto conto che scavare i due tunnel con una fresa sola produrrà cedimenti in superficie molto maggiori che non scavando con due frese che lavorano in tandem come a Bologna. Questo sarà un bel risparmio per Nodavia, non per Firenze.
Si tace sul fatto che sopra le gallerie si trovano molti edifici d’importanza artistica e storica: come l’Arco dei Lorena e la Porta San Gallo in piazza Libertà, la Fortezza da Basso che ospita, tra l’altro, il laboratorio dell’Opificio delle Pietre Dure, dove opere d’inestimabile valore sono ricoverate per restauro da tutto il territorio toscano e per periodi che superano la decina d’anni.
Non si ricorda che per un manufatto delle dimensioni della stazione ai Macelli non si è fatta la VIA (valutazione di impatto ambientale)!
Non sono state rispettate le norme antisismiche nella progettazione della stazione stessa, come riconosciuto dall’Ufficio del Genio Civile di Firenze.
Non è stato risolto il problema dello smaltimento delle terre di scavo prodotte dalla talpa che sono rifiuti speciali e che invece si è progettato di smaltire come terre non contaminate.
Se poi l’AD delle ferrovie pensa di tranquillizzare i Fiorentini con l’esempio del “passante” di Torino è un errore marchiano: i cantieri di quell’opera sono attivi dagli anni ’80 e immaginare Firenze in preda ai cantieri TAV per 20 o 30 anni è una follia!
Caro direttore le facciamo notare che le condizioni disastrose del traffico locale toscano sono tali perché le risorse finanziarie che lo Stato fornisce a FS sono destinate a progetti faraonici come il sottoattraversamento di Firenze. Se poi qualcuno sostiene che la realizzazione della linea interrata libererà binari di superficie per i pendolari facciamo notare che la realizzazione della linea AV per Bologna e dello “scavalco” di Castello avranno ‘forse’ liberato i binari, ma i treni odierni per Prato non sono assolutamente aumentati, per Bologna un treno regionale impiega due ore ed è necessario cambiare a Prato; dieci anni fa c’erano treni diretti più rapidi che costavano molto meno; abbiamo in Italia la tariffa TAV di 2 classe più cara d’Europa.
Gentile direttore a noi pare che Moretti abbia trasformato le FS in una agenzia di appalti, mentre intere parti di Italia sono tagliate fuori dal trasporto pubblico.

Mariarita Signorini – Italia Nostra
Paolo Celebre – Comitati Cittadini area Fiorentina
Tiziano Cardosi – Comitato contro il Sottoattraversamento AV di Firenze

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