Archivi della categoria: 2012

“Italia Nostra per gli Uffizi”: restaurato il busto di Poppea

Lunedì 9 settembre 2013, nel Primo Corridoio della Galleria degli Uffizi, Antonio Natali Direttore della Galleria, Fabrizio Paolucci, Direttore dipartimento di Antichità classiche e Mariarita Signorini responsabile restauri e membro del Consiglio nazionale di Italia Nostra hanno presentato il restauro del busto marmoreo della cosiddetta ‘Poppea’ sponsorizzato da Italia Nostra Firenze.
L’opera, che si ritrova anche nelle Collezioni granducali già dal già dal XVII sec. è composta dalla testa antica in marmo bianco, inserita sul busto cinquecentesco in marmo venato e poggia su una base parimenti in marmo bianco ed è stata riportata a piena leggibilità grazie al restauro di Paola Rosa. Il ritratto raffigura una matrona romana, si tratta quasi certamente di un ritratto funerario, data la fissità dello sguardo, gli occhi sono grandi e sgranati. La bella acconciatura però è tipica dell’epoca anteriore a quella di Poppea di circa una ventina d’anni, siamo dunque nella prima parte del I secolo d.C. e con tutta probabilità si tratta di Agrippina minore, madre di Nerone e moglie dell’Imperatore Claudio tra il 40 e il 50 dopo Cristo, mentre nel settecento pensavano che si trattasse di Poppea moglie dello stesso Nerone.  Si tratta del recupero di un’opera importante, che fa parte della serie dei ritratti femminili della dinastia giulio-claudia.
L’antico marmo era completamente deturpato dal pesante strato di sporco depositatosi nel tempo ed è stato oggetto di pulitura delle superfici, sono state rifatte le vecchie stuccature, ormai alterate e decoese, eseguite con colofonia nelle zone integrate del naso e del mento, in parte della guancia sinistra e del labbro inferiore. Sono poi state rifatte, sulla base delle vecchie foto, le antiestetiche integrazioni in malta sui riccioli e sul collo, adeguandole cromaticamente al marmo originale per migliorare la lettura dell’opera, ora valorizzata dal bel restauro.
Si tratta del IV intervento che è stato finanziato da Italia Nostra in un solo anno e Fabio Basagni, tra i soci fiorentini,  è il principale sostenitore dell’iniziativa. Data la fortuna che ha avuto l’iniziativa ‘Italia Nostra per gli Uffizi’ si darà seguito al ciclo di restauri nel quadro del più ampio progetto di pulitura e valorizzazione dei marmi antichi dei tre Corridoi di Galleria, un progetto iniziato col recupero della scultura del cosiddetto ‘Seneca morente’ proseguito con la’ Giulia Mesa’ e col ‘Nerone Fanciullo’. Per l’anno a venire ci si impegna nel restauro di una scultura di maggiori dimensioni l’Apollo seduto’. Come è stato fatto finora, la sezione programmerà una serie di visite guidate alla scoperta non solo della ‘Galleria dei marmi’ ma anche delle nuove sale da poco inaugurate, oltre alla Tribuna, e alle mostre temporanee, per promuovere la diffusione della storia dell’arte, la cultura del restauro e della conservazione del patrimonio.
Mariarita Signorini – responsabile restauri Consiglio nazionale Italia Nostra

      
Immagini prima del restauro

   
Immagini dopo il restauro
Foto di M Brunori

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Avviso di garanzia all’Assessore all’Ambiente della Regione Toscana Bramerini per abuso d’ufficio su procedure per l’eolico

Rete della Resistenza sui Crinali

Finalmente qualcuno pare interessarsi ai disperati appelli di comitati, associazioni e cittadini della Toscana

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Finalmente, leggendo la stampa di oggi, qualcuno pare interessarsi ai disperati appelli di comitati, associazioni e cittadini della Toscana che segnalavano negli ultimi anni, come del resto anche in Emilia Romagna, comportamenti quantomeno poco rigorosi da parte delle Autorità preposte a controllare la valanga di progetti di impianti eolici che erano comparsi improvvisamente, e senza alcuna ragione valida che non fosse la brama degli speculatori di intascare i lucrosi incentivi pubblici, ed avevano sconvolto la vita di intere piccole ed indifese comunità montane e collinari.

La stessa Rete della Resistenza sui Crinali aveva recentemente rilevato l’esistenza di un sistema di interessi incrociati molto preoccupante in Toscana nel settore dell’eolico, che aveva permesso una furibonda attività di nuovi progetti e di autorizzazioni in improvviso aumento, specie dopo la rimozione del precedente, poco malleabile, dirigente regionale a capo dell’Ufficio Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) della Regione Toscana,   e che…

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Convegno sull’Appennino da tutelare: ambientalisti compatti contro l’eolico

Pubblichiamo l’articolo del Tirreno sul Convegno “La montagna dell’Appennino un patrimonio di tutti da tutelare e valorizzare”

Fonte: Il Tirreno
Di: Riccardo Sordi

PONTREMOLI. “Eolico? No grazie”. È stata questa la risposta netta e forte che è venuta dall’incontro che si è tenuto ieri al palazzo comunale di Pontremoli organizzato dalle associazioni La Luna sul Monte, Farfalle in Cammino, Lipu, Italia Nostra, il Gruppo Ametista per l’ambiente Borgo val di Taro, il Cai sezione La Spezia, Pontremoli e Parma, Rete della Resistenza sui Crinali, il Comitato interregionale per la salvaguardia Appennino Tosco-Emiliano-Ligure, Legambiente Valtermina, EcoValtaro Forum, Rete Ambiente Parma, Mountain Wilderness e Associazione civiltà Lunigianese.
Un incontro in cui si è escluso categoricamente la possibilità di realizzare una serie di aereogeneratori (questo il nome tecnico delle pale eoliche) lungo i crinali dell’Appennino. Ricordiamo brevemente che un progetto del genere esiste, da realizzare in località monte Fontanini, tra il Passo del Cirone e quello della Cisa, e che è portato avanti dalla società svizzera Repower specializzata in produzione di energia. Nel piano (attualmente al vaglio di V.I.A., valutazione impatto ambientale) si prevede la realizzazione di 16 aerogeneratori, con un’altezza massima 108 metri e di un raggio della pale massimo di circa 115 metri. La realizzazione delle opere prevede la costruzione di alcune piazzole per l’atterraggio di elicotteri (20×45) e di una strada di 4 – 5 metri di larghezza per permettere la comunicazione tra i vari aerogeneratori.
Un interessamento legato al fatto che il crinale appenninico lunigianese e pontremolese in particolare, è tra i più importanti del centro nord per quanto concerne i rilevamenti anemometri (la velocità del vento). È stato infatti misurato, nella zona che verrebbe interessata dall’eventuale futuro parco, in circa un anno di studio una ventosità piuttosto costante sia come velocità che come direzionalità garantendo circa 2.200 – 2.400 ore di vento annue. Tutti dati che certo non hanno né convinto, né impressionato i relatori presenti che hanno manifestato la loro profonda contrarietà al progetto.
In primo luogo si è esaminato il contesto geologico in cui il Parco si andrebbe ad installare. Un contesto difficile, complesso come evidenziato dal geologo Giovanni Gabriele del consiglio direttivo di Italia Nostra. «Basta analizzare i dati offerti dal Piano Strutturale, l’area interessata presenta pericolosità geomorfologica c3, un dato molto alto». E del resto Gabriele ha evidenziato che la tipologia di terreno è composto da vari strati e diversi tipologie di rocce senza omogeneità. «Rendendo quindi complessa la realizzazione di strutture. Ed infatti la Repower ha garantito che andrà a fare opere di consolidamento, ma questo vuol dire ulteriore cemento, ulteriori travi che andrebbero ad incidere ancora di più sul territorio del crinale». Un altro aspetto che è stato evidenziato è stato quello sui danni che il Parco eolico andrebbe a creare sulla flora e fauna esistente. In particolare le pale andrebbero ad incidere e a creare problemi a 2-3 coppie di aquile reali che abitualmente transitano in quell’area. «Non a caso – hanno sottolineato a più voci vari ambientalisti presenti – qui ci troviamo a poche decine di metri dal Parco dell’Appennino Tosco Emiliano e la natura ha un grande rigoglio».
Ma non solo il terreno e la natura verrebbero colpiti, secondo gli interventi dei vari relatori, anche la storia. Infatti il percorso dell’elettrodotto che condurrebbe l’elettricità prodotta alla centralina di Pontremoli, andrebbe a ricalcare un antico percorso, esistente dall’XI secolo, rischiando quindi di rovinare questo antico tragitto che i mercanti percorrevano, una delle prime e più importanti vie di comunicazioni tra il mar Tirreno e la pianura Padana. «E non solo – ha sottolineato l’architetto Luca Nespolo – nelle vicinanze a dove verrebbe realizzato il progetto c’è il passo della Valoria, dove recentemente sono stati ritrovati numerosi reperti romani».
Si sono poi susseguite una serie di interventi sull’importanza del paesaggio e del ritrovare in esso un valore da difendere ed anche monetizzare tramite il turismo. Una riflessione che si può provare a sintetizzare con le parole del professor Almo Farina: «Dobbiamo ritrovare un’idea comune di natura e di paesaggio. Così che sia chiaro a tutti l’importanza di quello che sta succedendo oggi. Perchè battersi per i nostri crinali significa batterci per difendere la nostra storia e la nostra identità».

Ambiente: dalla Regione Toscana 2,3 milioni di euro per riqualificare l’Arno

Fonte: Meteo Web

“Riqualificare le pertinenze fluviali lungo l’asta principale dell’Arno con i suoi ambiti rurali, urbani, peri-urbani, recuperare il rapporto fiume-territorio tenendo conto anche delle necessarie misure di adattamento ai cambiamenti climatici, e costruire un contratto di fiume tra i diversi soggetti pubblici e privati interessati. Un progetto di grande rilevanza cui abbiamo destinato risorse importanti.” Così l’assessore della regione Toscana al governo del territorio Anna Marson, presentando il progetto di territorio di rilevanza regionale “Sistema fluviale dell’Arno” alla cui attuazione la Giunta regionale, su iniziativa dell’assessore, ha deciso di assegnare, nell’ultima seduta dell’anno, una somma complessiva di 2,3 milioni di euro in conto capitale. La cifra sarà ripartita tra le tre province di Arezzo, Firenze e Pisa, i cui territori comprendono il fondovalle dell’Arno. A ciascuna provincia andranno pertanto 766.000 euro. Insieme alle tre province, che hanno manifestato piena disponibilità e interesse, gli uffici regionali competenti dell’area di coordinamento Pianificazione territoriale e paesaggio definiranno strategie comuni e interventi specifici, riconducendo a sistema anche le iniziative già avviate. I temi di intervento riguarderanno l’accessibilità e la fruibilità delle aree di pertinenza, sia in ambito rurale che urbano, la loro riqualificazione ambientale e paesaggistica, la riqualificazione degli insediamenti lungo il fiume, sia a livello urbanistico che edilizio, il recupero delle emergenze storico-culturali presenti. “La riqualificazione del fondovalle dell’Arno – afferma l’assessore Marson – anche per gestire in modo soddisfacente gli effetti dei cambiamenti climatici, richiede la collaborazione di tutti gli attori, pubblici e privati, potenzialmente interessati. E’ per costruire un patto con tutti questi attori che abbiamo scelto di fare riferimento al ‘contratto di fiume’, una forma di partecipazione innovativa, già adottata in altri contesti italiani e europei.” La prossima tappa sarà costituita da atti di intesa specifici per la formazione del progetto generale, l’individuazione degli interventi da attivare in via sperimentale e la stipula del contratto di fiume.

Arrembaggio Eolico in Puglia

Inchiesta di Rosalia Marcantonio per TeleBlu, Foggia.

Questione progetto estrazione CO2 in zona “San Paolo”

Fucecchio, 27 dicembre 2012
All’attenzione dei sindaci dei Comuni di Certaldo, di San Gimignano, Barberino Valdelsa

Egregi Signori,
Con la presente, le sezioni Medio Valdarno Inferiore e Siena dell’Associazione Nazionale Italia Nostra intendono lanciare un fermo appello contro la realizzazione del progetto per l’estrazione di CO2 ipotizzato su di un’area di vostra pertinenza.
Nel corso di questo 2012 è emersa infatti la concreta possibilità di realizzare un grosso impianto per l’estrazione di CO2 nell’area così detta ‘San Paolo’ (dintorni di Certaldo). In tal senso e, dopo esserci documentati ed essere stati presenti ad alcune occasioni di incontro riguardo tale emergenza, vi evidenziamo le nostre forti preoccupazioni a riguardo.
A parte il fatto che trattasi di una zona che, come tante altre circostanti potrebbero rivestire un certo interesse paesaggistico e ci chiediamo, a tal riguardo se magari non sia protetta da alcun vincolo; da sottolineare inoltre come le preoccupazioni per le possibili conseguenze (sulla salute dei cittadini e sull’ambiente stesso) siano andate aumentando, mancando una garanzia di incolumità e abbiano quindi portato alla giusta creazione di un comitato sempre più vivo, presente e attivo. Senza citare le recenti mozioni e interrogazioni effettuate a livello comunale, provinciale e regionale. (Valgano come riferimento l’interrogazione mossa nello scorso aprile dai consiglieri Ciampolini, Franchi e Comucci alla Provincia di Firenze e la mozione per dire “no alla C02” recentemente passata all’unanimità in Consiglio Comunale a Barberino Valdelsa).
Consideriamo tale progetto un serio pericolo per l’area citata e per chi vi abita (già devastata da vicine industrie, dal problema della schiuma nell’Elsa e dai problemi legati alla 429).
Entrando nel merito del progetto, riteniamo che si configuri, in caso di attuazione, una pratica che sembra contraddire sia le indicazioni della comunità scientifica internazionale, per cui l’aumento di CO2 nell’atmosfera è causa diretta dell’aumento dei gas serra, e contraddire pure i conseguenti impegni presi con il Protocollo di Kyoto, intesi a contenere la produzione di gas climalteranti o con la riduzione diretta della generazione di anidride carbonica o con il suo “sequestro”, naturale (per mezzo del “verde”) o geologico (per mezzo delle tecnologie CCS).
Già nel 2001, l ‘Amministrazione Comunale di Barberino Val d’Elsa aveva negato l’estrazione di CO2 in un’area confinante con il Comune di Certaldo, e nel 2007 il Consiglio Regionale aveva bocciato analoga richiesta per il comune di Montespertoli, richiesta che la Giunta Regionale aveva già approvato.
A proposito di “estrazioni”, si deve considerare che il carbonio presente nel suolo è una delle più grandi riserve di carbonio esistenti in natura: più di due volte maggiore di quello presente nell’aria e più di tre volte di quello trattenuto nella vegetazione. È stato calcolato che una perdita di anidride carbonica pari solo all’1% di quella presente nei suoli europei avrebbe lo stesso effetto di 100 milioni di automobili.
L’estrazione, poi, dovrebbe essere sottoposta a continui e severi controlli: fughe incontrollate di anidride carbonica da sacche naturali hanno avuto in passato effetti letali di massa per inquinamento dell’aria o della falda freatica. Concreti, poi, sono i rischi geologici e di instabilità del terreno.
Il problema non è quello di aumentare l’anidride carbonica, ma, al contrario, quello di diminuirla.
Sotto tutti gli aspetti.
Premesso che il modo più semplice per contrastare l’eccessivo rilascio di carbonio è quello di limitarne le emissioni, se non è possibile o non si vuol percorrere questa via (che è la più diretta), si può allora pensare di smaltire le eccessive produzioni di CO2. Il metodo più semplice, sicuro, meno costoso e più utile è quello naturale: il ricorso alla fotosintesi clorofilliana, consistente, come è noto, nel piantare foreste e proteggerle da deforestazioni e incendi.
L’eccesso di CO2 ha indotto, per il suo contenimento, all’adozione di tecnologie complesse, costose e potenzialmente pericolose: la Cattura e il Sequestro di Carbonio, CCS (Carbon Capture and Sequestration/Storage).
Il metodo consiste nel confinamento geologico dell’anidride carbonica prodotta da grandi impianti di com­bustione (centrali termoelettriche, raffinerie, ecc.): l’anidride carbonica viene “cattura­ta”, separata con mezzi fisico/chimici da fumi e scorie, compressa fino alla liquefazione e pompata nel sottosuolo. Dagli 800 metri in giù, la pressione la mantiene liquida e, se il sito è mineralogicamente e geologicamente adatto, vi viene de­finitivamente intrappolata.
Evidentemente, il sito deve essere a prova di terremoto e assolutamente stagno e sigillato. Una fuga di anidride carbonica improvvisa e consistente o una fuoriuscita graduale e silen­ziosa, potrebbero essere letali: uomini e animali muoiono se la concentrazione di CO2 nell’atmosfera supera il 5%. La fuga di CO2 da una sacca formatasi per degassamento magmatico nei pressi del lago Nyos in Camerun provocò, nel 1986, la morte di 1800 persone.
Premesso quanto detto richiediamo alla SV di ripensare tale progetto alla luce delle negative e pericolose conseguenze a cui esso possa portare.

Francesco Maltinti,Presidente Italia Nostra Medio Valdarno Inferiore 
Lucilla Tozzi
, Presidente Italia Nostra Siena
Antonio dalle Mura
, Presidente Italia Nostra Toscana 
Mariarita Signorini
, gruppo energia Italia Nostra nazionale

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