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Esposto al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze contro il Permesso per la realizzazione di un nuovo parcheggio privato nel Quartiere di Gavinana

Al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze. Esposto contro l’illegittimità del Permesso a costruire n. 2175 rilasciato dal Servizio Edilizia privata del Comune di Firenze l’11 agosto 2017, per la realizzazione di un nuovo parcheggio privato per ben n. 76 veicoli nell’area verde del c.d. “ex podere della Mattonaia”, posta in Firenze all’interno dell’isolato delimitato da Via di Ripoli – Via Caponsacchi – Via Accolti (Quartiere di Gavinana)

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L’associazione Italia Nostra appoggia con piena convinzione l’esposto inoltrato da un folto gruppo di cittadini di Firenze alla Procura della Repubblica in data 27/07/2018, convinta che la realizzazione del parcheggio sia in contrasto con le normative vigenti, a partire dalle urbanistiche, oltre al fatto che esso accrescerebbe sensibilmente il traffico e il rischio di incidenti, danneggiando la qualità della vita e la salute della popolazione: e ciò, perché gli unici due accessi-uscite per la prevista area di sosta da Via Caponsacchi e da Via Ripoli, quest’ultima strada stretta e ad intensissimo flusso veicolare, sono ridottissime, appena due metri e sessanta nel primo caso e due metri e ottanta nel secondo caso. Tale misura rende oggettivamente impossibile il passaggio in contemporanea, di automobili e di persone specialmente se portatori di handicap ed auto (contrasto col D.M. LL.PP. 14 giugno 1989 n. 236 e D.P.G.R. 29 luglio 2009 n. 41r in materia di abbattimento delle barriere architettoniche, normativa che prevede dimensioni minime inderogabili per gli spazi riservati al passaggio pedonale, che qui non sarebbero rispettate).

Oltre a ciò, la realizzazione del parcheggio sarebbe lesiva dei diritti dei proprietari delle unità immobiliari facenti parte dello stabile di Via di Ripoli n. 55-57. In particolare, il portone di ingresso del condominio e 4 finestre di civili abitazioni sono prospicienti al resede individuato quale vialetto di accesso pedonale e carrabile da Via di Ripoli al parcheggio; i condomini sono tutti titolari di servitù, di passo e carrabile sugli accessi al parcheggio da Via di Ripoli e da Via Caponsacchi; i proprietari delle unità immobiliari al piano terreno sono titolari di diritto di trasformare in porte delle finestre prospettanti sul passaggio.

E ancora, stante l’allineamento di Via di Ripoli e di Via Caponsacchi, l’ingresso e l’uscita dal parcheggio avverrebbero non in via diretta ma angolare, ciò che richiederebbe più manovre con conseguente rallentamento e aumento del traffico.

Tali motivi oggettivamente ostativi alla realizzazione del parcheggio furono per tempo (il 26 luglio 2016) esplicitati dall’avvocato dei condomini Luca Righi al Servizio edilizia privata, quindi gli Uffici sapevano e di conseguenza il permesso a costruire n. 2175/2017 parrebbe viziato per abuso.

In ogni caso, per tutte queste ragioni, in data 15/11/2017 alcuni cittadini, presentarono al Comune una istanza di annullamento/revoca, in via di autotutela, predisposta dall’Avv. Nicola Fortuna. L’istanza ebbe accoglienza favorevole, tanto che il Dirigente del Settore Edilizia Privata, con disposizione n. 296/2018 del 14.2.2018, avviò formale procedimento finalizzato alla “revoca/annullamento del permesso a costruire n. 2175/17″, disponendone cautelarmente la sospensione dell’efficacia, evidenziando la sussistenza di “gravi ragioni”  quanto alla legittimità del medesimo permesso a costruire in riferimento ai profili evidenziati dai ricorrenti ed esponenti ed in particolare quanto alla violazione dell’art. 15 della N.T.A. del R.U. e “carenza di valutazione, tra l’altro, sui seguenti aspetti: 1) corretta accessibilità dalla strada pubblica; 2) rispetto delle norme sull’abbattimento delle barriere architettoniche; 3) presenza di servitù di passaggio … e di una servitù <non aedificandi>”. Questo procedimento – grazie ai documenti forniti dai cittadini all’Amministrazione – ha altresì evidenziato elementi “nuovi e divergenti rispetto alle prospettazioni rese in fase istruttoria da parte dei richiedenti il permesso a costruire”.

Purtroppo, nonostante quanto sopra, il procedimento di “revoca/annullamento” non ha di fatto avuto, dopo il suo avvio, nessun seguito, non essendosi neppure provveduto a svolgere da parte degli Uffici alcun accertamento (tanto meno con i necessari sopralluoghi sul posto) al fine di verificare concretamente la sussistenza del requisito della “corretta accessibilità alla strada pubblica”  imposto dall’art. 15 delle N.T.A. del R.U., né quanto alle evidenti (ed ampiamente documentate dai ricorrenti/esponenti attraverso la produzione di relazioni tecniche asseverate ed eloquente documentazione fotografica) condizioni di grave pericolosità che deriverebbero dal passaggio delle numerose  auto che utilizzerebbero il futuro parcheggio attraverso accessi di dimensioni ridottissime, oltre tutto interferenti con i portoni di ingresso di alcuni dei Condominii contermini (specialmente quello di Via di Ripoli 55), comunque privi delle dimensioni minime richieste per consentire il contemporaneo passaggio di veicoli e pedoni, nonché a maggior ragione di garantire l’accesso a persone disabili.

L’inazione recente dell’Amministrazione ha reso vana la sospensione dell’efficacia del permesso a costruire della durata di gg. 90, cosicché la scadenza di tale termine, avvenuta in data 20.5.2018, ha consentito ai titolari del permesso a costruire di presentare comunicazione di avvio dei lavori.

Stante tale incresciosa situazione, Italia Nostra sottolinea il fatto che l’avvocato Luca Righi – per conto del condominio di Via di Ripoli n. 55 – pochi giorni fa abbia inoltrato al Dirigente del Servizio Edilizia privata del Comune di Firenze “Notifica sospensione dell’efficacia del permesso di costruire n. 2175/17 e avvio del procedimento di revoca d’ufficio [Pratica 622/2014]”: affermando:

che, essendo stato formalmente avviato il procedimento di “revoca/annullamento”, ne è obbligatoria la conclusione (qualunque sia l’esito cui esso perverrà), con l’adozione di un provvedimento espresso e motivato;

che il diverso comportamento tenuto dagli Uffici – che dopo aver avviato il procedimento in questione, non vi hanno incomprensibilmente e contraddittoriamente dato seguito alcuno, tanto da lasciarlo “pendente” senza addivenire ad alcuna decisione finale quanto ai profili posti a base della disposizione n. 296/2018 del Dirigente in indirizzo – costituisce violazione dei più elementari principi in materia di procedimento amministrativo, con particolare riferimento all’obbligo di conclusione di cui all’art. 3 della L. n. 241/1990;

che, oltre tutto, l’inerzia segnalata favorisce evidentemente di per sé i titolari del permesso a costruire che, non per nulla, scaduta la sospensione originariamente disposta e non avendo il Comune portato a termine il procedimento avviato, né sostanzialmente avendo dato seguito al medesimo, sono oggi in condizione – come hanno già comunicato – di avviare i lavori: senza peraltro che sia stato verificato dall’Amministrazione alcunché quanto alle “gravi ragioni” (comportanti grave pericolo per la sicurezza di persone e cose) che pure hanno originato l’avvio del procedimento in autotutela; e senza che nel frattempo sia stata fornita alcuna informazione agli esponenti/ricorrenti e al loro legale in proposito.

Tutto quanto considerato, Italia Nostra chiede rispettosamente alla Procura di voler verificare la legittimità del permesso a costruire il parcheggio di cui all’oggetto.

Cordiali saluti.

 

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Lettera al Sostituto Procuratore Dottor Paolo Barlucchi di Firenze sulla Relazione peritale del Geom. Stefano Morandi, Consulente Tecnico per la Procedura n. 16995/16 (abuso edilizio in località Monteoriolo – Impruneta)

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L’incarico affidato dalla Procura della Repubblica al CT consiste nella redazione di una cronistoria dei fatti, prendendo “visione degli atti”, ed eventualmente di eseguire sopralluoghi sul posto (“esperito eventuale sopralluogo”), al fine di verificare la conformità dello stato dei luoghi in rapporto alla fondatezza o meno dell’ordinanza n. 95/2016 e agli illeciti presenti nel complesso edilizio di via Imprunetana per Pozzolatico nc. 92-94-96 in loc. Monteoriolo di proprietà Massimo Aragiusto.

Dalla documentazione acquisita in Comune emerge quanto segue:

Ia. Il 14.4.1994 l’Aragiusto compra da Naldini G. il complesso immobiliare composto da:

  1. A) al nc. 96 un quartiere terra tetto, ex fienile
  2. B) una serra, una porcilaiaed un magazzino il tutto per complessivi mq. 60; tutti dichiarati essere stati realizzati prima del 1.9.1967

Nell’atto di compra vendita non viene precisato se sono stati deruralizzati, però risultano ricadere in zona agricola e non accatastati alla data di entrata in vigore della L.R.T. 19.12.79 n.10, pertanto sono da considerarsi immobili rurali, solo successivamente, in fase di ristrutturazione, viene proceduto a fare il cambiamento di destinazione d’uso.

Ib. Il 22.2.2000 viene rilasciata la concessione edilizia n. 6784/D per ristrutturare, mediante demolizione e ricostruzione, del fabbricato rurale e trasformazione in civile abitazione al nc. 92 (con riferimento alla prat. Edil. 223/1999); su tale concessione risulta esserci il parere della Soprintendenza.

Si tratta sostanzialmente di trasformare un fabbricato rurale (ex annessi agricoli di cui sopra) in un appartamentino; viene dichiarata una superficie preesistente di mq. 65,36 ed un volume di mc. 179,21, in realtà però la superficie coperta del fabbricato derivante dalla ristrutturazione dichiarata è di mq. 74,24 con un volume di mc. 178,56; analizzando le planimetrie il computo metrico risulterebbe errato e pertanto la superficie coperta è da quantificarsi giusta in mq. 67,24.

Con questa operazione viene rilasciata una concessione edilizia per opere di “ristrutturazione” anche modificando la sagoma e cambiamento di destinazione d’uso da rurale a civile abitazione (n.d.s. si concorda con CT nel sostenere che questi lavori rientrino fra quelli di ristrutturazione urbanistica e quindi soggetti ad altre procedure, pertanto il provvedimento è da ritenersi illegittimo).

I.c. In data 6.10.2000 viene rilasciata la conc. edil, n. 6784/E, a variante della n. 6784/D, con tale provvedimento è autorizzato un piano totalmente interrato con una altezza di ml. 2,40 e destinazione garage-cantina ricalcando la situazione planimetrica del piano terreno.

Per il piano terreno ad uso residenziale viene indicata una superficie coperta di mq. 67,66, mentre per il sottosuolo è dichiarata mq.74,20 per uso accessori.

Giustamente il CT fa osservare che il volume dichiarato in progetto del piano interrato in corso di costruzione è inferiore a quello del piano residenziale nonostante la superficie utile sia maggiore di quella dichiarata, riscontra inoltre che le strutture in cemento armato dell’intero complesso risultano essere collegate fra loro; è pertanto evidente che il piano interrato è stato edificato in precedenza, ovvero prima della conc. edil. n. 6784/D, per utilizzare le stesse strutture in cemento armato e realizzare successivamente il piano primo (quindi siamo in presenza di dichiarazione mendace e di un piano studiato in priori a tavolino! Impossibile infatti costruire al contrario!).

Di conseguenza è palesemente configurabile un edificio ex novo, in contrasto con tutte le norme urbanistiche.

Id. Con determinazione n. 469 del 4.7.2003 il Comune annulla le concessioni edilizie n. 6784/D e 6784/E; infatti dai rilievi ed accertamenti fatti soltanto poco prima si evidenzia che la “serra” (ex concimaia) era stata edificata abusivamente negli anni 1976-1986 come pure nel 1965 non esisteva il “porcile 2” come dimostrato dal volo aereo del 1975, diversamente da quanto falsamente dichiarato dall’Aragiusto.

I due volumi pertanto non potevano essere recuperati e trasformati in civile abitazione, così come disponeva l’art. 118/B del Regol. Edil. Comunale.

Ie. Dopo molte vicende amministrative il provvedimento viene prima annullato e poi definitivamente confermato dal TAR con sentenza n. 1577 del 25.11.2015 (interessanti sono le motivazioni di questa sentenza); si evince pertanto che tutto quanto realizzato è da ritenersi abusivo e quindi dovrebbe scattare il provvedimento di demolizione di tutti manufatti.

If. Il 9.4.2002 viene rilasciata la concessione edilizia n. 150 per costruire un box interrato usufruendo dei benefici di cui alla L.122/89, in quanto facente parte del contiguo antico complesso edilizio – senza specificare di quale –, al quale viene allegato un atto di vincolo di pertinenza, facendo riferimento alla pratica edilizia n.114/2001.

Precedentemente al rilascio di tale concessione edilizia, il tecnico rilascia una dichiarazione al Comune che il box “…non ha nessuna attinenza strutturale a quella dell’edificio adiacente e non influenza in alcun modo la costruzione…” (è da tenere bene a mente questa dichiarazione in quanto palesemente in contrasto con la descrizione riportata nella premessa del dispositivo dell’ordinanza n. 95/2016).

Il garage viene realizzato adiacente al vecchio edificio già colonico, diverso da quello licenziato con Conc. Edil. 6784/E, poi annullata, ovvero in aderenza allo scannafosso e con l’edificio in corso d’opera non essendo stato comunicato il “fine lavori” (si deve osservare che i box pertanto risultano due: uno licenziato con il recupero dei volumi preesistenti ex conc. edil. 6774/E e l’altro applicando la L.122/89).

Sostanzialmente i due box vengono realizzati nel rispetto di quanto licenziato; nel contempo i proprietari stipulano con il Comune un atto obbligazionario di destinazione d’uso dei due box di pertinenza dell’unità immobiliare di una determinata particella catastale.

Di fatto, all’immobile, avente una volumetria di mc. 281,86 (si osserva che, essendoci una disponibilità del 10% per la L. 122/89, dovevano essere realizzati mc. 28,16), viene edificato un box di mc. 33,30, cioè mc. 5,14 in più: pertanto è da considerarsi abuso edilizio e quindi reato per aver modificato la sagoma ed aumentato il volume rispetto a quello licenziato, nonché soggetto ad altro provvedimento sanzionatorio amministrativo da parte del Comune.

Ig. Con ordinanza n. 67 del 14.7.2015 emessa in seguito al rapporto del C.F.S. di San Casciano V.P. viene ordinata all’Aragiusto la demolizione delle opere abusive contestate in via Imprun. Pozzol. 96 e conseguentemente la rimessa in pristino dello stato dei luoghi entro 90 gg., incaricando la Polizia Municipale di vigilare sull’osservanza di tale provvedimento.

Le opere di che trattasi sono di modesta entità, ma non possono essere sanate in quanto fra l’altro ricadenti nell’annullamento delle precedenti conc. edil. n. 6784/D e 6784/E. Nella stessa ordinanza non viene riportato se tali opere sono utilizzabili o se sono pertinenze o accessori di altri immobili, né tantomeno se sono stati eseguiti controlli periodici sull’ottemperanza dell’atto da parte della P.M. (con ciò si ravvisano ancora omissioni d’atti come avvenuto all’inizio della vicenda, quando cioè non venne eseguito il sequestro del cantiere).

Ih. Il Dirigente arch. Corsinovi L. emette ordinanza n. 95 in data 26.5.2016 con la quale viene erogata all’Aragiusto una sanzione pecuniaria per le opere eseguite abusivamente in via Imprun.  Pozzol. N. 92; in tale atto viene specificato che i criteri adottati sono stati predisposti dall’Ufficio edilizia comunale ed il pagamento integrale della sanzione, in luogo della rimessa in pristino, produce lo stesso effetto del permesso a costruire in sanatoria.

In precedenza, però, l’Aragiusto aveva richiesto tramite il proprio tecnico (arch. Barbarossa) una sanatoria consistente in un pagamento di una sanzione pecuniaria, sostenendo che i manufatti di che trattasi non potevano essere demoliti in quanto avrebbero compromesso la stabilità dell’immobile; il Dirigente Corsinovi accoglie le ragioni addotte (si osserva la mendacità della dichiarazione quando invece, precedentemente, in fase di progettazione dei box, era stato dichiarato l’opposto!!!). Lo stesso Dirigente afferma che il garage interrato, di cui alla conc. edil. n.150 del 9.4.2002, costituisce parte integrante della struttura dell’edificio residenziale e pertanto la demolizione comprometterebbe la stabilità di tutto l’edificio (si osserva che in questo box, in precedenza, era stato riscontrato aumento di volume e modifiche alla sagoma, per cui non era possibile un provvedimento in sanatoria, anzi, doveva scattare la denuncia alla Proc. della Rep. c/o Pretura Circ. per abuso edilizio!!!). Il Dirigente sostiene inoltre che riportando il tutto allo stato dei luoghi si verificherebbero situazioni peggiorative sotto l’aspetto antisismico ed altro (si osserva che attualmente esistono tecniche e materiali per ridurre i rischi sismici senza contrastare l’assetto complessivo e lo stile dell’edificio, basti pensare agli interventi apportati agli edifici storici, senza per altro che agli altri edifici interessati risultino essere state apportate le norme antisismiche).

Sempre in questo provvedimento viene specificato che la sanzione dovrà essere irrorata solo nella parte riguardante gli illeciti e quantificata sulla base del valore venale secondo i principi del Regol. Com. di cui alla delibera della G.M. n. 99 del 12.12.2008 (qui vengono elencati i valori) e non su quanto potrebbe valere sul mercato.

E’ doveroso osservare: che l’ordinanza n. 95/2016 è stata emessa dopo l’annullamento delle concessioni edilizie e che il Dirigente Corsinovi, firmatario di tale provvedimento, facendo proprie tutte le considerazioni addotte dal tecnico (arch. Barbarossa) dell’Aragiusto, ovvero con valutazioni palesemente di comodo, fin dal 16.3.2016, applica una sanzione pari ad € 76.775,21 se pur nel rispetto dei parametri di cui sopra, secondo una interpretazione soggettiva di fatto, ma in realtà suggerita dall’arch. Barbarossa sugli illeciti dallo stesso ritenuti oggetto del contesto (non vi è dubbio pertanto che la sanzione è stata applicata a tavolino e fuori dagli ambienti comunali!!!).

L’art. 209 L.R.T. n. 65/2014, peraltro richiamato nell’ordinanza n.95/2016, prescrive che le sanatorie edilizie sono ammissibili solo quando le opere realizzate rispecchino la conformità delle norme urbanistiche/edilizie e, poiché non è stata chiesta la sanatoria, questa norma non può trovare applicazione, quindi l’immobile deve essere demolito.

Anche l’art. 204 della legge ora richiamata non trova accoglimento nella parte in cui nell’ordinanza viene restituita la somma di € 1.936,39 versata in precedenza dall’Aragiusto per i contributi corrispondenti alle opere eseguite. Tale somma non deve essere restituita se non è stata eseguita la rimessa in pristino dello stato dei luoghi.

Ii. In seguito a rapporto n. 82 del 29.8.2017 della Polizia Municipale, il Segretario Generale dr.ssa Arcangeli, che sostituisce momentaneamente il Dirigente Corsinovi andato in quiescenza, in data 21.3.2018 (dopo ben sette mesi!) emette l’ordinanza n. 48 con la quale viene intimato all’Aragiusto la demolizione delle opere abusive realizzate, ivi compresi tutti gli impianti del garage in via Imprun. Pozzol. Nc. 96/A e la rimessa in pristino dello stato dei luoghi nel rispetto delle leggi vigenti in materia di smaltimento di rifiuti speciali.

Tale provvedimento interessa i lavori realizzati al fabbricato residenziale e sue pertinenze: resede esterno e fabbricato, e comunque trattasi prevalentemente di modesti lavori riguardanti la pavimentazione e recinzione esterna, le aiuole, le rampe, i tramezzi interni, ecc. oltre alla sagoma del fabbricato al piano terra ed a quello seminterrato che ha determinato un aumento di superficie di mq. 2,22 e 3,14 rispettivamente, nonché di un vano tecnico per gli impianti tecnologici e di una piscina di m. 4,70 x 2,00, ma anche lo sbancamento riguardante i locali dei servizi igienici e cantina che ha permesso di realizzare il piano fuori terra, con conseguente aumento di volume di circa mc. 23,00 rispetto a quello autorizzato.

Il. Come detto in precedenza con la conc. edil. n.150/2002 veniva autorizzata la realizzazione di un garage interrato e contemporaneamente veniva stipulata una convenzione d’obbligo fra il Comune e l’Aragiusto. Risultano invece essere state eseguite opere diverse da quelle licenziate che, mediante tramezzature, hanno permesso una diversa destinazione d’uso del volume con la realizzazione di un bagno con sauna e di un ripostiglio, mentre nella restante superficie sono state apportate finiture diverse da quelle di un normale garage: tanto da presupporre una diversa destinazione d’uso, e comportando di conseguenza un aumento di volume di mc. 78,96. Inoltre, la parte superiore è stata lastricata/pavimentata e destinata a terrazza, con esecuzione di altre modifiche (tettoia ed altro) mediante uno sbancamento del terreno, in maniera tale da modificare le quote rispetto al progetto.

IIa. Queste sostanzialmente sono le opere descritte nell’ordinanza n. 48/2018 che, confrontata con l’ordinanza n. 95/2016, fa rilevare numerose incongruenze: in maniera tale da non dare chiarezza sulle opere legittimate o meno, evidenziando però che essendoci una diversa destinazione d’uso (avallata dalla convenzione d’obbligo) possano ritenersi tutte abusive e non soggette a sanatoria in assenza dei requisiti necessari per essere destinati a civile abitazione, mentre le opere esterne sono soggette al vincolo paesaggistico (L. 1497/1939 e L. 431/1985.

IIb. Riassumendo, con la conc. edil.  n. 6784/D viene autorizzata la ristrutturazione all’edificio di via Impr. Pozzol. n. 92 accorpando gli annessi agricoli per realizzare un appartamento per civile abitazione, sebbene le planimetrie discordino con la realtà e siano in contrasto con le norme urbanistiche per cui la concessione è da ritenersi illegittima. In seguito a ciò, subentra la variante n. 6784/E che autorizza un piano totalmente interrato con destinazione garage-cantina; anche qui si trovano discordanze sulle volumetrie e superfici ed inoltre si evidenzia che il piano interrato è stato costruito prima del rilascio della concessione, come dimostrano fra l’altro i collegamenti delle strutture in cemento armato.

Entrambe le concessioni di cui sopra vengono annullate con determinazione n. 469 del 4.7.2003; i due volumi non potevano essere recuperati (si deve rilevare l’assenza di accertamenti preventivi e l’assenza di ordinanza di sospensione lavori e di riferimento all’Autorità Giudiziaria: gravi omissioni!!!).

Dopodiché viene rilasciata conc. edil. n. 150 il 9.4.2002 per la realizzazione di un garage completamente interrato, usufruendo dei benefici della L.R.T. n. 122/1989; l’Aragiusto nella circostanza dichiara che tale manufatto non ha alcuna attinenza strutturale con l’edificio adiacente e non influisce in alcun modo sulla costruzione).

I garage pertanto sono due: uno fuori terra – ex conc. edil. n. 6784/E – ed uno interrato – conc. edil. n.150/2002 -, entrambi con superfici e volumetrie discordanti; nonostante ciò, non vengono eseguiti sopralluoghi né tantomeno depositate denunce di reato per gli abusi edilizi riscontrati dalle planimetrie.

Il C.F.S. di San Casciano Val di Pesa riscontra altri abusi edilizi in via Imprun. Pozzol. nc. 96 e deposita la notizia di reato all’A.G., notiziando nel contempo anche il Sindaco, per cui viene emessa ordinanza n. 67 il 14.7.2015, molto vaga nei contenuti, per la demolizione e rimessa in pristino dello stato dei luoghi; non sono opere molto rilevanti, fra cui anche la piscina, ma non c’è la possibilità urbanistica per poterle sanare. Non risulta che sia stato dato riscontro a sopralluoghi da parte della P.M. incaricata per verificare quanto intimato.

Il Dirigente Corsinovi emette ordinanza n. 95 il 26.5.2016 per gli abusi edilizi in via Imprun. Pozzol. nc. 92 ovvero quelli di cui alle conc. edil. 6784/D – 6784/E -150/2002, tutte annullate come detto in precedenza, erogando una sanzione di € 76.775,21, adottando i criteri già narrati in precedenza ed assecondando in toto le valutazioni presentate dal tecnico dell’Aragiusto, nonché l’impossibilità della rimessa in pristino dello stato dei luoghi, adducendo motivazioni illogiche e certamente incoerenti con quanto affermato in atti precedenti ed altresì senza prendere in considerazione l’obbligazione assunta dall’Aragiusto di destinazione d’uso di garage-cantina (vedasi conc. edil. n. 150/2002).

Secondo la L.R.T. n. 65/2014 per tali opere non è possibile il rilascio di una concessione in sanatoria e pertanto devono essere demolite, con la rimessa in pristino dello stato dei luoghi.

Il Segretario Generale emette il 21.3.2018 ordinanza n. 48 in seguito al rapporto n. 82 della P.M. con la quale viene intimata la demolizione delle opere abusive in via Imprun. Pozzol. n.96/A e la rimessa in pristino dei luoghi. Trattasi in parte di opere esterne di modesta entità, ma si parla anche di lavori interessanti la sagoma e le volumetrie di un fabbricato al piano terra ed al piano seminterrato. Si osserva qui che non si riesce a capire a quali lavori ci si riferisca, in quanto quelli sopra hanno già avuto un loro “percorso” e quindi dovrebbe trattarsi di altre e nuove costruzioni, perché l’ubicazione è diversa. Si deve rilevare il fatto che, nonostante tutti gli abusi riscontrati, ancora non sia stato eseguito un sequestro dell’intera area!!!

IIc. Concludendo, si ritiene la Perizia del CT Morandi ben scritta e complessivamente chiarificatrice, pur non essendo state completamente utilizzate le rispondenze presenti nelle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato e sebbene non abbia rispecchiato in toto quanto previsto nel quesito del Magistrato, ovvero il sopralluogo eventualmente da esperire. Si ha ragione di credere che se il CT avesse eseguito un sopralluogo sul posto – un atto necessario data la complessità delle situazioni stratificatesi in oltre quindici anni di tempo – sarebbe certamente meglio emersa la realtà e sarebbero stati dissipati i dubbi che restano anche dopo la lettura della relazione.

Cordiali saluti.

Il Presidente Prof. Leonardo Rombai

Firenze 31 luglio 2018

Osservazione al Comune di Firenze della sezione di Firenze dell’associazione Nazionale “Italia Nostra” alla Variante al Regolamento Urbanistico sul Patrimonio Edilizio

Osservazione al Comune di Firenze della sezione di Firenze dell’associazione Nazionale “Italia Nostra” al provvedimento del Comune Di Firenze denominato “Variante al Regolamento Urbanistico per l’aggiornamento della definizione del limite di intervento da applicare al Patrimonio Edilizio esistente di interesse storico-architettonico e documentale rispetto all’innovato Quadro Normativo”

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Il Consiglio Direttivo della Sezione di Firenze dell’Associazione Nazionale “ITALIA NOSTRA” fa appello, mediante la presente formale OSSERVAZIONE ai sensi di legge, affinché il Comune di Firenze NON PROCEDA NELL’ITER E REVOCHI LA VARIANTE AL R.U. AVENTE LO SCOPO DI SOSTITUIRE INDISCRIMINATAMENTE GLI INTERVENTI DI RESTAURO NEI BEN DIVERSI SE NON OPPOSTI INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE DEGLI EDIFICI DEL CENTRO ANTICO DELLA CITTA’.

Quello che accadrebbe a Firenze, sarebbe un caso unico, in Italia, che finirebbe per rendere inefficace il dettato dell’art. 9 della nostra Costituzione, ovvero la tutela del patrimonio (paesaggio e beni culturali). Da tanti decenni, mai finora e da parte di nessuna città era stato messo in discussione il principio della tutela dell’edificato storico.

A Firenze, l’amministrazione comunale intenderebbe approvare, su materia eccezionalmente delicata, dopo averla scandalosamente licenziata a maggioranza, una Variante all’art. 13 del Regolamento Urbanistico – decantata, grottescamente, come strumento innovativo di “rigenerazione urbana” –, che invece lascerebbe mani libere alla speculazione immobiliare che, da tempo, sta trasformando il centro storico da città dei cittadini, con la sua tradizionale vita produttiva e socio-culturale, in location e dormitorio a servizio di un turismo internazionale di massa, sempre più carente in fatto di motivazioni culturali e sociali specificamente riferite alla storia e al presente della città.

In macroscopico contrasto e in stridente incompatibilità con lo status di patrimonio dell’umanità UNESCO fin dal 1982 – oltre che con le prescrizioni del vigente Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (artt. 29 e 30) , con la legislazione della Regione Toscana e con la consolidata prassi internazionale, di cui l’Italia è l’avanguardia, che consacra il restauro conservativo come il metodo di intervento più indicato per le città storiche –, la detta Variante abolisce, infatti, l’obbligo del restauro conservativo sugli edifici storici, pubblici e privati. Con ciò, il Comune si sottrae anche all’obbligo costituzionale primario di dettare la disciplina dell’utilizzo del territorio e delle trasformazioni e dell’uso di ogni immobile guardando all’interesse generale.

Se questo vero e proprio attentato ai princìpi della tutela diventasse norma urbanistica, la salvaguardia delle architetture storiche – ma solo per i monumenti appositamente e singolarmente “vincolati” – resterebbe compito esclusivo della Soprintendenza Statale, purtroppo sempre più in difficoltà a svolgere le mansioni che le competono per carenza di personale esperto e culturalmente autonomo e di mezzi idonei.

A Variante entrata in attività, in luogo del restauro scatterebbe la “ristrutturazione edilizia” su quasi metà dell’edificato storico del territorio comunale, da farsi praticamente senza regole: si lascia la più ampia libertà nelle opere di trasformazione e si arriva a prevedere anche la demolizione e la ricostruzione delle architetture in forme diverse da quelle originarie. Il tutto, per attirare – con la deregulation, che tra l’altro rende più appetibili i tanti contenitori edilizi militari e statali in vendita – investitori e parassiti della rendita da ogni parte del mondo e per dilatare la già ben avviata espulsione dei cittadini residenti a vantaggio dell’ospitalità del turismo mordi e fuggi che sta prendendo d’assalto le città d’arte italiane, Firenze compresa.

Il Consiglio Direttivo di Italia Nostra rivolge innanzitutto un ulteriore appello al Sindaco di Firenze e al Consiglio Comunale affinché rivalutino e correggano, peraltro, il gravissimo errore tecnico e disciplinare contenuto nella Variante proposta. Chi ha redatto la proposta di Variante ha dimostrato di ignorare che la categoria più ampia e completa di interventi sul patrimonio edilizio è proprio quella del Restauro che, ovviamente non certo a caso o su interessi finanziari, bensì sulla base di rigorosi studi scientifici preventivi e sondaggi documentari, può spaziare dalla obbligatoria e fondamentale conservazione della concezione strutturale e distributiva originaria agli interventi di consolidamento anche antisismico, ad esempio, agli eventuali elementi innovativi: e ciò nella naturale libertà di approfondimenti da parte del progettista particolarmente esperto.

Non è certo per caso che la progettazione del Restauro non può essere svolta da chiunque ma solo da quei laureati esclusivamente in Architettura che abbiano seguito il Corso di Laurea specialistico in Restauro.

Riesce quindi molto difficile comprendere per qual mai motivo si intende sostituire il Restauro con la più limitativa Ristrutturazione edilizia, se non per la volontà di far distruggere materialmente e internamente il Patrimonio architettonico del centro antico di Firenze, con la sua riconosciuta valenza di Bene costituzionale e di rilevanza/eccellenza mondiale: come bene dimostra la considerazione da parte delle Nazioni Unite/Unesco. Tali scontate considerazioni richiedono quindi che la Variante debba essere del tutto riconsiderata per la sua incompatibilità con la conservazione del patrimonio storico architettonico fiorentino.

Per tutti questi motivi LA SEZIONE DI FIRENZE DELL’ASSOCIAZIONE “ITALIA NOSTRA”, CON LA PRESENTE OSSERVAZIONE, RICHIEDE AL SINDACO ED AL CONSIGLIO COMUNALE DI FIRENZE DI REVOCARE LA DELIBERAZIONE DI APPROVAZIONE DELLA SUDDETTA VARIANTE, COME GIA’ PERALTRO RICHIESTO AL SIGNOR SINDACO DI FIRENZE CON LA LETTERA DEL 7 APRILE SCORSO.

ITALIA NOSTRA FIRENZE – Il Presidente (Prof. Leonardo Rombai)

Firenze 10 LUGLIO 2018

Italia Nostra Firenze sul progetto di recupero della Manifattura Tabacchi (Firenze)

09 manifattura

Italia Nostra Firenze, a seguito degli incontri avvenuti presso la Manifattura Tabacchi con i responsabili della proprietà e della MTDM (Manifattura Tabacchi Development Management) incaricata di curare il progetto di Rigenerazione della Manifattura, nel corso dei quali rappresentanti dell’Associazione  hanno potuto compiere una visita guidata all’immobile oggetto dell’intervento, esaminare il master plan dell’intervento allora redatto e avviare un primo confronto sui contenuti dello stesso, in occasione dell’open day del 23 giugno, nel corso del quale sarà presentato il progetto di Rigenerazione della Manifattura, desidera contribuire alla discussione condivisa del progetto con le seguenti osservazioni.

1-L’Associazione Italia Nostra, condividendo e facendo proprie le istanze di cittadini e comitati che in questi ultimi anni si sono occupati delle sorti del complesso della Manifattura dopo la sua dismissione, ritiene il complesso della Manifattura, nel suo insieme, un bene di grande valore identitario e storico, artistico e culturale, non solo per questo quadrante urbano di Firenze, ma per l’intera città: un manufatto architettonico di grande valore non solo per i suoi contenuti formali e per la qualità delle sue componenti architettoniche, ma anche come documento della storia del lavoro e dell’industria manifatturiera che ha caratterizzato la città di Firenze per un lungo periodo del secolo passato.

Per questo motivo, Italia Nostra apprezza l’accurata indagine documentaria realizzata come premessa alla redazione del master plan e del progetto di Rigenerazione, chiaramente indirizzati in una prospettiva di conservazione dei valori formali e fisici del manufatto ereditato.

2-L’Associazione altresì ha sempre riconosciuto all’area dell’ex Manifattura un ruolo anche di grande rilevanza urbanistica per tutto il quadrante Nord Ovest della città, da considerarsi anche in relazione agli importanti interventi urbanistici previsti o realizzati negli ultimi decenni, per esempio sull’asse Macelli-Novoli-Castello.

La dismissione della Manifattura Tabacchi ha in questa direzione costituito una grande occasione per un suo recupero quale porta d’ingresso al centro storico allargato con il piano di ingrandimento ottocentesco per la Firenze capitale e in particolare al Parco delle Cascine.

Per questo, l’Associazione giudica positivamente l’idea contenuta nelle linee generali del progetto di Rigenerazione della Manifattura: quella di aprire il complesso chiuso della ex fabbrica a nuove relazioni positive e sostenibili sia col tessuto edilizio esistente che col Parco delle Cascine. Insomma, far sì che l’isola chiusa dell’ex fabbrica del tabacco diventi un’area aperta e pulsante, capace di influenzare positivamente la qualità della vita del più vasto quadrante urbano in cui insiste.

3-Poiché dunque l’intervento, anche per la sua dimensione, non presenta aspetti meramente edilizi ma si configura come un intervento a scala urbana, in quanto Associazione di tutela si ritiene che alcuni aspetti siano ancora meglio da definire e mettere a fuoco con il quadro normativo strategico e attuativo di pianificazione territoriale approvato dall’autorità comunale. In considerazione, infatti, dell’importante carico urbanistico previsto con le nuove funzioni individuate dal progetto di Rigenerazione della Manifattura Tabacchi, ad avviso dell’Associazione sono ancora da definire gli aspetti qui di seguito sinteticamente richiamati.

In merito alla mobilità: si ritengono insufficienti le previsioni di nuove infrastrutture contenute nel Piano Strutturale vigente e nel relativo Regolamento Urbanistico in merito ai nuovi collegamenti previsti sull’asse del Macinante, per collegare la Pistoiese e i viali di Circonvallazione nel tratto Porta a Prato-Piazza Vittorio Veneto. In particolare, si fa riferimento alla realizzazione della linea 4 della Tramvia e di un nuovo collegamento viario fra via de’ Vespucci e il viale Fratelli Rosselli. Queste due soluzioni, da tempo annunciate, ma ancora sulla carta, presentano un elemento critico che si ritiene importante: porterebbero, cioè, alla soppressione di un sedime ferroviario di grande importanza strategica nei collegamenti ferroviari di passante della città nella direttrice Est-Ovest. Un sedime ferroviario che, se mantenuto e riqualificato, potrebbe essere usato in tutto il tratto delle Cascine come servizio metropolitano. Si ha motivo di pensare che anche le più ottimistiche previsioni di utilizzo della linea 2 della Tramvia, che si dovrebbe aprire in questo mese, non siano in grado di risolvere il carico veicolare già molto congestionato nell’area nella quale si inserisce il piano di Rigenerazione della Manifattura.

In merito al contesto ambientale: l’Associazione pensa che la credibilità delle proposte indicate nel master plan del progetto di Rigenerazione della Manifattura, che sono state illustrate e confermate negli incontri sopra richiamati, sotto il profilo ambientale presentino soprattutto due aspetti. Il primo è quello delle sistemazioni a verde degli spazi interni alla Manifattura, specialmente quelli destinati a luogo di incontro e di relazione sociale che per l’Associazione devono essere un’occasione di implementazione e di crescita del patrimonio del verde urbano, improntato ai contenuti e alle linee guida contenute nella legge 10/2013 e negli atti di indirizzo varati dal Comitato per la sua attuazione che è stato istituito presso il Ministero dell’Ambiente.

Altrettanto e forse più importanti per l’Associazione sono le relazioni fra la Manifattura rigenerata e il Parco delle Cascine che è confinante e in relazione con la stessa. A questo proposito si fa presente che da anni l’Associazione, ma anche altre associazioni ambientaliste e Comitati di Cittadini, richiedono il recupero del Parco alla sua vocazione primaria di bene collettivo pubblico di grande valore storico, artistico ed ambientale.  Infatti, nonostante la sua rilevanza nel sistema del verde urbano fiorentino nato col piano di ingrandimento di Firenze ideato e redatto da Giuseppe Poggi, e nonostante il suo riconoscimento di bene di particolare valore storico, artistico e ambientale codificato da due decreti del MIBACT, il Parco delle Cascine, da oltre 20 anni, versa in uno stato di degrado dovuto sia ad una carente manutenzione ordinaria e straordinaria, sia a sempre più frequenti e devastanti usi impropri, in contrasto con tutte le linee guida riconosciute dalle carte del restauro, italiane e internazionali, e in particolare in contrasto con le indicazioni e raccomandazioni contenute nella “Carta dei giardini storici detta Carta di Firenze”, approvata dall’ICOMOS-IFLA nel 1982. Anche se le scelte strategiche sul Parco delle Cascine sono di competenza dell’Amministrazione Comunale e della Soprintendenza fiorentina del MIBACT, per Italia Nostra è fondamentale capire se nella prospettiva del Progetto di Rigenerazione della Manifattura l’dea e l’interesse dei promotori e attuatori di quel progetto è indirizzata verso un’idea di parco pubblico analoga a quella rivestita, per esempio, da Central Park a New York, oppure quella di nuova cittadella dell’intrattenimento e delle fiere all’aria aperta.

Su queste basi, Italia Nostra riconferma tutta la sua disponibilità a proseguire il positivo impegno di confronto già avviato da alcuni mesi.

Per Italia Nostra Firenze

Leonardo Rombai    Mario Bencivenni

Firenze 23 giugno 2018

 

 

Al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze. Esposto sull’abbattimento di numerose alberature in terreni di proprietà privata contigui all’antico casale Le Fornaci e alla monumentale Badia a Settimo (Scandicci)

10 Abbazia di Badia a Settimo - Contesto - Google Maps

Segnalazioni accorate dei giorni scorsi provenienti dal Parroco don Carlo Maurizi, dal gruppo parrocchiale e degli amici di Badia a Settimo hanno fatto appello all’intervento del Comune di Scandicci (Vigili Urbani) e dei Carabinieri Forestali di San Casciano Val di Pesa, per bloccare il taglio di numerose alberature in apparente buona salute nell’area immediatamente contigua alla monumentale Badia, abbattimenti avvenuti senza esposizione di cartelli di cantiere, ma con indicazione a voce di autorizzazione rilasciata dalla Città Metropolitana.

Nonostante le verifiche, gli abbattimenti sono continuati, Quanto accaduto appare tanto più grave perché questa Associazione ritiene che – pur in assenza di uno specifico vincolo paesaggistico – gli alberi abbattuti fossero compresi nell’area circostante la Badia assoggettata a tutela culturale e quindi al regime che impone il preventivo ottenimento dell’autorizzazione della competente Soprintendenza.

Lo scempio perpetrato diventa occasione per fare appello alle competenti Istituzioni (Soprintendenza e Comune) perché sia attentamente considerata l’opportunità di proteggere l’area verde e l’ambiente circostante la Badia con apposizione del vincolo paesaggistico previsto dal D.Lgs. n. 42/2004, che addirittura pare essere stato una volta presente prima di una sua revoca. Solo un vincolo di tutela paesaggistica può garantire allo straordinario monumento architettonico della Badia la necessaria garanzia che il suo ‘spazio vitale’ non sia ulteriormente aggredito da ulteriori speculazioni.

Ciò esposto, lo scrivente chiede rispettosamente alle Autorità in indirizzo l’accertamento dei fatti e delle eventuali responsabilità penali.

Il Presidente Prof. Leonardo Rombai

Firenze, 19 giugno 2018

Al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze. Esposto sui lavori probabilmente non autorizzati con abbattimento di numerose alberature e danneggiamento del canale o Gora delle Gualchiere di Remole (Bagno a Ripoli), in area tutelata dai vincoli paesaggistico e culturale

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Premesso che lo scrivente, in data martedì 24 aprile u.s. ha partecipato alle Gualchiere di Remole – opificio di archeologia industriale medievale sul fiume Arno in territorio di Bagno a Ripoli (con accesso dalla città mediante la Strada Provinciale di Rosano), e di diretta proprietà del Comune di Firenze (opificio di importanza culturale vincolato con l’area di pertinenza ex D.Lgs. 42/2004, con la stessa area pertinenziale altresì vincolata paesaggisticamente ex Decreto Galasso 431/1985) – ad un evento di natura didattico-educativa, che ha coinvolto per un’intera giornata una classe di giovani studenti Fotografi dell’IIS “Leonardo da Vinci” di Firenze ed i loro insegnanti;

Premesso ancora che all’evento sopra ricordato erano presenti, e quindi testimoni– con gli studenti e i loro docenti e l’artista Piero Gensini e sua moglie Grazia che hanno ospitato l’interessante iniziativa – tante persone: tra cui gli assessori del Comune di Bagno a Ripoli, Prof. Annalisa Massari, Assessore alla Cultura, e Arch. Paolo Frezzi, Assessore all’Urbanistica; l’arch. Emanuele Masiello della competente Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio; la Dott. Angela Del Soldato, discendente della famiglia che da secoli ha svolto l’attività di follatura dei tessuti di lana a Remole; Marco Bartolini dell’Associazione Fotoamatori “Francesco Mochi” di Montevarchi; e Mariarita Signorini, Presidente di Italia Nostra Toscana;

Nell’occasione, abbiamo trovato operai all’opera con macchinari che trasformavano tronchi di alberi in cippato che via via veniva caricato su autocarri e trasferito fuori dell’area. Abbiamo tutti potuto verificare che tali materiali derivavano dall’avvenuto abbattimento del boschetto che, da decenni, ammantava e ombreggiava le rive della Gora delle Gualchiere, e altresì l’avvenuto danneggiamento dell’argine destro del canale (chiaramente prodotto da un pesante mezzo meccanico disceso nel letto del corso d’acqua), in vicinanza della pescaia di derivazione delle acque che nel passato alimentavano le Gualchiere di Remole.

Da colloqui informali con il personale all’opera – mancando nell’area qualsiasi cartellone indicante i lavori in corso – risulterebbero interventi decisi e attuati dal competente Consorzio di Bonifica, a quanto pare in assenza delle prescritte autorizzazioni istituzionali, essendo protetta l’area, come già enunciato, dai decreti del 1985 e del 2004.

Ciò esposto, lo scrivente chiede rispettosamente alle Autorità in indirizzo l’accertamento dei fatti e delle eventuali responsabilità.

Firenze, 25 aprile 2018

Il Presidente Prof. Leonardo Rombai

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