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Italia Nostra Firenze sul progetto di recupero della Manifattura Tabacchi (Firenze)

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Italia Nostra Firenze, a seguito degli incontri avvenuti presso la Manifattura Tabacchi con i responsabili della proprietà e della MTDM (Manifattura Tabacchi Development Management) incaricata di curare il progetto di Rigenerazione della Manifattura, nel corso dei quali rappresentanti dell’Associazione  hanno potuto compiere una visita guidata all’immobile oggetto dell’intervento, esaminare il master plan dell’intervento allora redatto e avviare un primo confronto sui contenuti dello stesso, in occasione dell’open day del 23 giugno, nel corso del quale sarà presentato il progetto di Rigenerazione della Manifattura, desidera contribuire alla discussione condivisa del progetto con le seguenti osservazioni.

1-L’Associazione Italia Nostra, condividendo e facendo proprie le istanze di cittadini e comitati che in questi ultimi anni si sono occupati delle sorti del complesso della Manifattura dopo la sua dismissione, ritiene il complesso della Manifattura, nel suo insieme, un bene di grande valore identitario e storico, artistico e culturale, non solo per questo quadrante urbano di Firenze, ma per l’intera città: un manufatto architettonico di grande valore non solo per i suoi contenuti formali e per la qualità delle sue componenti architettoniche, ma anche come documento della storia del lavoro e dell’industria manifatturiera che ha caratterizzato la città di Firenze per un lungo periodo del secolo passato.

Per questo motivo, Italia Nostra apprezza l’accurata indagine documentaria realizzata come premessa alla redazione del master plan e del progetto di Rigenerazione, chiaramente indirizzati in una prospettiva di conservazione dei valori formali e fisici del manufatto ereditato.

2-L’Associazione altresì ha sempre riconosciuto all’area dell’ex Manifattura un ruolo anche di grande rilevanza urbanistica per tutto il quadrante Nord Ovest della città, da considerarsi anche in relazione agli importanti interventi urbanistici previsti o realizzati negli ultimi decenni, per esempio sull’asse Macelli-Novoli-Castello.

La dismissione della Manifattura Tabacchi ha in questa direzione costituito una grande occasione per un suo recupero quale porta d’ingresso al centro storico allargato con il piano di ingrandimento ottocentesco per la Firenze capitale e in particolare al Parco delle Cascine.

Per questo, l’Associazione giudica positivamente l’idea contenuta nelle linee generali del progetto di Rigenerazione della Manifattura: quella di aprire il complesso chiuso della ex fabbrica a nuove relazioni positive e sostenibili sia col tessuto edilizio esistente che col Parco delle Cascine. Insomma, far sì che l’isola chiusa dell’ex fabbrica del tabacco diventi un’area aperta e pulsante, capace di influenzare positivamente la qualità della vita del più vasto quadrante urbano in cui insiste.

3-Poiché dunque l’intervento, anche per la sua dimensione, non presenta aspetti meramente edilizi ma si configura come un intervento a scala urbana, in quanto Associazione di tutela si ritiene che alcuni aspetti siano ancora meglio da definire e mettere a fuoco con il quadro normativo strategico e attuativo di pianificazione territoriale approvato dall’autorità comunale. In considerazione, infatti, dell’importante carico urbanistico previsto con le nuove funzioni individuate dal progetto di Rigenerazione della Manifattura Tabacchi, ad avviso dell’Associazione sono ancora da definire gli aspetti qui di seguito sinteticamente richiamati.

In merito alla mobilità: si ritengono insufficienti le previsioni di nuove infrastrutture contenute nel Piano Strutturale vigente e nel relativo Regolamento Urbanistico in merito ai nuovi collegamenti previsti sull’asse del Macinante, per collegare la Pistoiese e i viali di Circonvallazione nel tratto Porta a Prato-Piazza Vittorio Veneto. In particolare, si fa riferimento alla realizzazione della linea 4 della Tramvia e di un nuovo collegamento viario fra via de’ Vespucci e il viale Fratelli Rosselli. Queste due soluzioni, da tempo annunciate, ma ancora sulla carta, presentano un elemento critico che si ritiene importante: porterebbero, cioè, alla soppressione di un sedime ferroviario di grande importanza strategica nei collegamenti ferroviari di passante della città nella direttrice Est-Ovest. Un sedime ferroviario che, se mantenuto e riqualificato, potrebbe essere usato in tutto il tratto delle Cascine come servizio metropolitano. Si ha motivo di pensare che anche le più ottimistiche previsioni di utilizzo della linea 2 della Tramvia, che si dovrebbe aprire in questo mese, non siano in grado di risolvere il carico veicolare già molto congestionato nell’area nella quale si inserisce il piano di Rigenerazione della Manifattura.

In merito al contesto ambientale: l’Associazione pensa che la credibilità delle proposte indicate nel master plan del progetto di Rigenerazione della Manifattura, che sono state illustrate e confermate negli incontri sopra richiamati, sotto il profilo ambientale presentino soprattutto due aspetti. Il primo è quello delle sistemazioni a verde degli spazi interni alla Manifattura, specialmente quelli destinati a luogo di incontro e di relazione sociale che per l’Associazione devono essere un’occasione di implementazione e di crescita del patrimonio del verde urbano, improntato ai contenuti e alle linee guida contenute nella legge 10/2013 e negli atti di indirizzo varati dal Comitato per la sua attuazione che è stato istituito presso il Ministero dell’Ambiente.

Altrettanto e forse più importanti per l’Associazione sono le relazioni fra la Manifattura rigenerata e il Parco delle Cascine che è confinante e in relazione con la stessa. A questo proposito si fa presente che da anni l’Associazione, ma anche altre associazioni ambientaliste e Comitati di Cittadini, richiedono il recupero del Parco alla sua vocazione primaria di bene collettivo pubblico di grande valore storico, artistico ed ambientale.  Infatti, nonostante la sua rilevanza nel sistema del verde urbano fiorentino nato col piano di ingrandimento di Firenze ideato e redatto da Giuseppe Poggi, e nonostante il suo riconoscimento di bene di particolare valore storico, artistico e ambientale codificato da due decreti del MIBACT, il Parco delle Cascine, da oltre 20 anni, versa in uno stato di degrado dovuto sia ad una carente manutenzione ordinaria e straordinaria, sia a sempre più frequenti e devastanti usi impropri, in contrasto con tutte le linee guida riconosciute dalle carte del restauro, italiane e internazionali, e in particolare in contrasto con le indicazioni e raccomandazioni contenute nella “Carta dei giardini storici detta Carta di Firenze”, approvata dall’ICOMOS-IFLA nel 1982. Anche se le scelte strategiche sul Parco delle Cascine sono di competenza dell’Amministrazione Comunale e della Soprintendenza fiorentina del MIBACT, per Italia Nostra è fondamentale capire se nella prospettiva del Progetto di Rigenerazione della Manifattura l’dea e l’interesse dei promotori e attuatori di quel progetto è indirizzata verso un’idea di parco pubblico analoga a quella rivestita, per esempio, da Central Park a New York, oppure quella di nuova cittadella dell’intrattenimento e delle fiere all’aria aperta.

Su queste basi, Italia Nostra riconferma tutta la sua disponibilità a proseguire il positivo impegno di confronto già avviato da alcuni mesi.

Per Italia Nostra Firenze

Leonardo Rombai    Mario Bencivenni

Firenze 23 giugno 2018

 

 

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Al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze. Esposto sull’abbattimento di numerose alberature in terreni di proprietà privata contigui all’antico casale Le Fornaci e alla monumentale Badia a Settimo (Scandicci)

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Segnalazioni accorate dei giorni scorsi provenienti dal Parroco don Carlo Maurizi, dal gruppo parrocchiale e degli amici di Badia a Settimo hanno fatto appello all’intervento del Comune di Scandicci (Vigili Urbani) e dei Carabinieri Forestali di San Casciano Val di Pesa, per bloccare il taglio di numerose alberature in apparente buona salute nell’area immediatamente contigua alla monumentale Badia, abbattimenti avvenuti senza esposizione di cartelli di cantiere, ma con indicazione a voce di autorizzazione rilasciata dalla Città Metropolitana.

Nonostante le verifiche, gli abbattimenti sono continuati, Quanto accaduto appare tanto più grave perché questa Associazione ritiene che – pur in assenza di uno specifico vincolo paesaggistico – gli alberi abbattuti fossero compresi nell’area circostante la Badia assoggettata a tutela culturale e quindi al regime che impone il preventivo ottenimento dell’autorizzazione della competente Soprintendenza.

Lo scempio perpetrato diventa occasione per fare appello alle competenti Istituzioni (Soprintendenza e Comune) perché sia attentamente considerata l’opportunità di proteggere l’area verde e l’ambiente circostante la Badia con apposizione del vincolo paesaggistico previsto dal D.Lgs. n. 42/2004, che addirittura pare essere stato una volta presente prima di una sua revoca. Solo un vincolo di tutela paesaggistica può garantire allo straordinario monumento architettonico della Badia la necessaria garanzia che il suo ‘spazio vitale’ non sia ulteriormente aggredito da ulteriori speculazioni.

Ciò esposto, lo scrivente chiede rispettosamente alle Autorità in indirizzo l’accertamento dei fatti e delle eventuali responsabilità penali.

Il Presidente Prof. Leonardo Rombai

Firenze, 19 giugno 2018

Al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze. Esposto sui lavori probabilmente non autorizzati con abbattimento di numerose alberature e danneggiamento del canale o Gora delle Gualchiere di Remole (Bagno a Ripoli), in area tutelata dai vincoli paesaggistico e culturale

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Premesso che lo scrivente, in data martedì 24 aprile u.s. ha partecipato alle Gualchiere di Remole – opificio di archeologia industriale medievale sul fiume Arno in territorio di Bagno a Ripoli (con accesso dalla città mediante la Strada Provinciale di Rosano), e di diretta proprietà del Comune di Firenze (opificio di importanza culturale vincolato con l’area di pertinenza ex D.Lgs. 42/2004, con la stessa area pertinenziale altresì vincolata paesaggisticamente ex Decreto Galasso 431/1985) – ad un evento di natura didattico-educativa, che ha coinvolto per un’intera giornata una classe di giovani studenti Fotografi dell’IIS “Leonardo da Vinci” di Firenze ed i loro insegnanti;

Premesso ancora che all’evento sopra ricordato erano presenti, e quindi testimoni– con gli studenti e i loro docenti e l’artista Piero Gensini e sua moglie Grazia che hanno ospitato l’interessante iniziativa – tante persone: tra cui gli assessori del Comune di Bagno a Ripoli, Prof. Annalisa Massari, Assessore alla Cultura, e Arch. Paolo Frezzi, Assessore all’Urbanistica; l’arch. Emanuele Masiello della competente Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio; la Dott. Angela Del Soldato, discendente della famiglia che da secoli ha svolto l’attività di follatura dei tessuti di lana a Remole; Marco Bartolini dell’Associazione Fotoamatori “Francesco Mochi” di Montevarchi; e Mariarita Signorini, Presidente di Italia Nostra Toscana;

Nell’occasione, abbiamo trovato operai all’opera con macchinari che trasformavano tronchi di alberi in cippato che via via veniva caricato su autocarri e trasferito fuori dell’area. Abbiamo tutti potuto verificare che tali materiali derivavano dall’avvenuto abbattimento del boschetto che, da decenni, ammantava e ombreggiava le rive della Gora delle Gualchiere, e altresì l’avvenuto danneggiamento dell’argine destro del canale (chiaramente prodotto da un pesante mezzo meccanico disceso nel letto del corso d’acqua), in vicinanza della pescaia di derivazione delle acque che nel passato alimentavano le Gualchiere di Remole.

Da colloqui informali con il personale all’opera – mancando nell’area qualsiasi cartellone indicante i lavori in corso – risulterebbero interventi decisi e attuati dal competente Consorzio di Bonifica, a quanto pare in assenza delle prescritte autorizzazioni istituzionali, essendo protetta l’area, come già enunciato, dai decreti del 1985 e del 2004.

Ciò esposto, lo scrivente chiede rispettosamente alle Autorità in indirizzo l’accertamento dei fatti e delle eventuali responsabilità.

Firenze, 25 aprile 2018

Il Presidente Prof. Leonardo Rombai

FIRENZE, PATRIMONIO DELL’UMANITA’ UNESCO E IL DISASTRO ANNUNCIATO DELLA SUA “DEGENERAZIONE URBANA” La “VARIANTE AL REGOLAMENTO URBANISTICO” Comunale in corso di approvazione

Quello che sta accadendo è un caso unico, in Italia, che finirà per rendere inefficace il dettato dell’art. 9 della nostra Costituzione, ovvero la tutela del patrimonio (paesaggio e beni culturali). Da tanti decenni, mai finora era stato messo in discussione il principio della tutela dell’edificato storico.

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A Firenze, l’amministrazione comunale intende presto approvare una Variante all’art. 13 del Regolamento Urbanistico – decantata, grottescamente, come strumento innovativo di “rigenerazione urbana” –, che invece lascerà mani libere alla speculazione immobiliare che, da tempo, sta trasformando il centro storico da città dei cittadini, con la sua tradizionale vita produttiva e socio-culturale, in location e dormitorio a servizio di un turismo internazionale di massa, sempre più carente in fatto di motivazioni culturali e sociali specificamente riferite alla storia e al presente della città.

In macroscopico contrasto e in stridente incompatibilità con lo status di patrimonio dell’umanità UNESCO – oltre che con le prescrizioni del vigente Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (artt. 29 e 30) e con la prassi consolidata, alla scala internazionale, che consacra il restauro conservativo come il metodo di intervento più indicato per le città storiche –, la detta Variante abolisce, infatti, l’obbligo del restauro conservativo sugli edifici storici, pubblici e privati. Con ciò, il Comune si sottrae anche all’obbligo costituzionale primario di dettare la disciplina dell’utilizzo del territorio e delle trasformazioni e dell’uso di ogni immobile guardando all’interesse generale.

Se questo vero e proprio attentato ai princìpi della tutela venisse approvato, la salvaguardia delle architetture storiche – ma solo per i monumenti vincolati – resterebbe infatti compito esclusivo della Soprintendenza, purtroppo sempre più in difficoltà a svolgere le mansioni che le competono per carenza di personale e di mezzi.

A Variante approvata, in luogo del restauro scatterà la “ristrutturazione edilizia” su quasi metà dell’edificato storico del territorio comunale, da farsi praticamente senza regole: si lascia la più ampia libertà nelle opere di trasformazione e si arriva a prevedere anche la demolizione e la ricostruzione delle architetture in forme diverse da quelle originarie. Il tutto, per attirare – con la deregulation, che tra l’altro rende più appetibili i tanti contenitori edilizi militari e statali in vendita – investitori e parassiti della rendita da ogni parte del mondo e per dilatare la già ben avviata espulsione dei cittadini residenti a vantaggio dell’ospitalità del turismo mordi e fuggi che sta prendendo d’assalto le città d’arte italiane, Firenze compresa.

ITALIA NOSTRA FIRENZE

Firenze 6 aprile 2018

Osservazioni alle Controdeduzioni ANAS al Progetto definitivo “S.S. 67 “Tosco-Romagnola”.

Osservazioni alle Controdeduzioni ANAS al Progetto definitivo “S.S. 67 “Tosco-Romagnola”. Variante dell’abitato di Vallina con realizzazione di due nuovi ponti sull’Arno e riclassificazione della S.P. 34” – Proponente ANAS Spa – Procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale di cui agli artt. 23 e ss. D. Lgs. 152/2006 e ss.

17 Vallina

In generale, l’Associazione osserva che – nonostante l’abnorme mole in scritture, cartografie, fotografie e disegni iconografici che esaltano le capacità tecnologiche-modellistiche dei progettisti – le Controdeduzioni Anas non hanno la forza di convincere e di tranquillizzare i tanti soggetti pubblici e privati che hanno presentato osservazioni critiche e preoccupazioni sull’opera in progetto, nell’occasione del Procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale di cui agli artt. 23 e ss. D. Lgs. 152/2006 e ss., precisamente su tematiche e problematiche quali:

  1. Costi e benefici generali (cfr. 02. Ambito generale studi trasportistici), ove si sostiene che l’opera apporterà “benefici legati ai miglioramenti ambientali per la riduzione dell’inquinamento atmosferico” – in ragione di “una qualche riduzione” dei tempi di viaggio per l’utilizzo di un percorso più breve – a Vallina così come nelle frazioni della SS67 Compiobbi-Sieci-Ellera, dal momento che un’altissima percentuale degli utenti che ora usano la detta statale devierà sulla SP34 subito dopo Vallina per “raggiungere i quartieri di Firenze a sud dell’Arno, Bagno a Ripoli e soprattutto lo svincolo di Firenze Sud”. Questa deviazione del flusso di traffico in entrata da Est a Firenze dalla SS 67 alla SP 34 è dunque il vero obiettivo dell’infrastruttura in progetto, anche se in 11. Relazione generale Progetto paesaggistico e degli interventi di inserimento si sostiene, contraddittoriamente, che l’opera “permetterà al traffico di lunga percorrenze proveniente da Firenze di evitare parte del centro abitato della località di Vallina”; in realtà, nello stesso documento, si prevede anche il declassamento a strada urbana della SS67 per migliorare le condizioni degli abitati ubicati su di essa e l’innalzare al rango di statale l’attuale provinciale di Rosano, sia pure “a lungo termine” (cfr. SIA 5. Sintesi non tecnica Studio di impatto ambientale).

Ma nulla, assolutamente nulla è detto nelle Controdeduzioni ANAS – così come già nel Progetto – dell’impatto, ovvero del COSTO, che questo forte flusso di nuovo traffico avrà in termini di inquinamento e di costi economici e di tempi sul percorso Candeli-Bagno a Ripoli-Firenze Viale Europa e dintorni, tratto già letteralmente ingorgato almeno nelle ore di spostamento dei pendolari (specialmente le ore 7-9 con le tardo-pomeridiane, ove una coda ininterrotta da oltre Vallina occupa a passo d’uomo l’intera parte sud-est della città).

E continua a destare sconcerto e incredulità il fatto che, nonostante l’opera punti chiaramente – al di là del circoscritto intervento nell’area di Vallina al centro del Progetto – alla “riorganizzazione della viabilità tra Firenze e Pontassieve” (cfr. SIA 5. Sintesi non tecnica Studio di impatto ambientale) –, il Comune di Firenze non sia stato compreso fra gli enti territoriali interessati (Regione, Provincia e Comuni di Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve), con tutte le ovvie conseguenze della mancata armonizzazione del Progetto anche in rapporto alle previsioni dei piani della mobilità e di altra natura e dello strumento urbanistico cittadino!

Su questo punto è evasa – insieme a tante altre – qualsiasi risposta per controdeduzione alla specifica osservazione di Italia Nostra sulla “compatibilità del traffico in condizione post operam sull’asse Firenze Sud”!

  1. Impatto dell’infrastruttura in progetto sull’ambiente locale di Vallina-Grignano. I ponderosi e anche ripetitivi materiali della Controdeduzioni Anas, punteggiati da errori e imperfezioni di stampo territorialistico, mirano concordemente a tranquillizzare il lettore circa l’impatto dell’opera sul fiume e sull’area circostante di Vallina. Da qualsiasi aspetto lo si esamini, il manufatto in progetto viene presentato del tutto esente da criticità e traumi e con armonioso inserimento nell’ambiente e nel paesaggio, che per certi aspetti contribuirebbe anche a migliorare o a meglio fruire: insomma, si rassicura a più riprese che “si sono integrate le richieste di coerenza con i piani e gli strumenti urbanistici, nonché tutte le richieste di chiarimenti ambientali. In particolare, è stata integrata l’analisi di coerenza con il nuovo PIT della Regione Toscana, e sono stati approfonditi gli aspetti Rumore, Atmosfera, Paesaggio così come richiesto” (cfr. Fase VIA. Documenti di presentazione generale delle integrazioni).

Di fronte ad assicurazioni così tautologiche – accompagnate da dati e da immagini tratti da modelli computerizzati che, spesso, si traducono in mere astrazioni riguardo al contesto – si deve qui, invece, sottolineare che non hanno trovato risposta adeguata non poche osservazioni critiche e relative preoccupazioni:

a partire da quelle ARPAT sull’inquinamento atmosferico e sull’impatto acustico (al prevedibile miglioramento del primo – ma non del secondo, anche per la prevista utilizzazione non di “un asfalto propriamente fonoassorbente, ma di tipo macroporoso” –, nel breve tratto di Vallina, farà da contraltare il pesante peggioramento nel successivo e assai più lungo tratto Vallina-Firenze Viale Europa);

per proseguire con quelle del MIBACT-Soprintendenza sugli impatti sull’ambiente (vegetazione, Arno e sistema idrografico, fauna) e sui valori paesaggistici e storico-identitari dei luoghi con riferimento anche a quelli riconosciuti dal Piano Paesaggistico della Regione Toscana, relativamente ai quali ci si preoccupa sempre di rispondere in modo descrittivo ridondante sulle caratteristiche dell’opera, sempre badando a minimizzare o addirittura di escludere del tutto qualsiasi danneggiamento al patrimonio, nonché il consumo del suolo e il rischio idraulico in area a pericolosità idraulica elevata o molto elevata: salvo poi dovere riconoscere – con capacità di sintesi invero esemplare – che il progetto “ha dovuto rispondere a delle esigenze funzionali ti tipo stradale ed ad un’esiguità di disponibilità di terreno atto a sviluppare un tracciato funzionale. Di fatto, queste condizioni al contorno hanno obbligato un disegno dei tracciati poco affine alle forme planimetriche del paesaggio in cui l’opera si inserisce”.

E, ancora, all’osservazione che il “SIA parrebbe non ottemperare alle disposizioni del D.Lgs. 152/2006, in quanto non si rinviene l’illustrazione delle varie alternative progettuali, compresa l’opzione zero”, si risponde – qui e altrove, sempre – che la scelta era già obbligata per specifica richiesta dello stesso committente ANAS di due ponti sull’Arno, con percorso atto ad evitare l’attraversamento di Vallina, su cui è stato specificamente bandito il concorso internazionale del 2005!

Data la rigida e obbligata richiesta, non è quindi possibile rispondere alle varie osservazioni riguardanti le possibili opzioni, come quella di Italia Nostra e di ARPAT “sull’opzione di un investimento per potenziare il trasporto su rotaia” e sullo “studio delle alternative” fino all’opzione zero!

  1. Dibattito pubblico e partecipazione non realizzati. Al di là dell’applicazione o meno all’opera in progetto (che ha costo progettuale di 55 milioni) di quanto previsto dalla legge 46/2013 della Regione Toscana, Italia Nostra esprime il suo motivato rammarico per la controdeduzione ove ci si limita a sostenere che il richiesto dibattito “non trova applicazione al caso in questione”, eloquente dimostrazione del disinteresse delle Istituzioni interessate ad esperire con convinzione la via innovativa della partecipazione democratica.

Per tutte queste considerazioni, Italia Nostra esprime la sua piena insoddisfazione per le Controdeduzioni ANAS e il proprio motivato convincimento di NON COMPATIBILITA’ del Progetto riguardo alle esigenze di preservare i caratteri e i valori peculiari del patrimonio paesaggistico e ambientale del territorio fluviale tra Quintole e Vallina, che è tutelato da innumerevoli leggi e normative nazionali, regionali, provinciali e comunali.

Il Presidente della Sezione di Firenze Prof. Leonardo Rombai

Firenze, 23 settembre 2017

Salviamo le Gualchiere di Remole!

Cari amici e amiche,

Italia Nostra – sezione di Firenze vi chiede aiuto!
Per salvare le Gualchiere di Remole (in pericolo di crollo generale,
nonostante la proprietà sia del Comune di Firenze) abbiamo bisogno del
vostro intervento votando e facendo votare ai vostri amici e conoscenti
le Gualchiere tra i Luoghi del cuore – FAI entro il prossimo 30
novembre.

COME SI FA: sulla pagina www.iluoghidelcuore.it: in “cerca un luogo”
digita “gualchiere di remole”, poi clicca “cerca e vota” e poi clicca
“vota questo luogo”
RICORDATEVI DI REGISTRARVI, se non ancora registrati, con email e
password!

Grazie e cari saluti

Leonardo Rombai
presidente Italia Nostra – Firenze

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