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Le Gualchiere di Remole. Fortuna e destino di Firenze, lunedì 26 giugno 2017, ore 17 Circolo Vie Nuove, Viale Giannotti 13, Firenze Gualchiere di Remole: 700 anni di storia, 50 anni di progetti, un mese per venderle Leonardo Rombai (testo scritto con Marco Piccardi) – Italia Nostra

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Cenni storici

Le Gualchiere di Remole sono un opificio monumentale primo-trecentesco situato a circa 10 km a monte della città di Firenze (cui si arriva mediante la strada provinciale 34 di Rosano), ubicato sulla riva sinistra d’Arno che fronteggia gli abitati di Le Falle e Le Sieci, che si susseguono sulla riva opposta.

Secondo l’Istituto e Museo di Storia della Scienza, le Gualchiere“costituiscono uno dei pochi esempi di opificio industriale di epoca tardomedievale esistenti ancora oggi in Italia, documentando, al tempo stesso, lo sviluppo raggiunto dalla manifattura laniera fiorentina. L’intero complesso delle opere idrauliche è rimasto sostanzialmente inalterato […]. Si tratta di un complesso reso suggestivo ed unico dalla presenza di due torri, l’assenza di discontinuità nella struttura muraria dell’edificio prospiciente l’Arno, e la successione seriale degli ambienti. Come dimostra la bibliografia allegata, pochi monumenti fiorentini e toscani hanno attratto così tanto interesse da parte degli studiosi e delle tesi di laurea dell’Università di Firenze. Per tutte queste ragioni dal 2013 è inserito negli elenchi dei beni di interesse storico-artistici e architettonici di cui alla legge nazionale n. 44/2004.

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Firenze Master Plan aeroportuale 2014-2019 – L’incompatibilità paesaggistica-ambientale dell’infrastruttura aeroportuale.

La relazione MIBACT del 6 aprile 2016, inviata dal dottor Francesco Scoppola, Direttore Generale Belle Arti e Paesaggio Servizio III, al Gabinetto del MIBACT e al Ministero dell’Ambiente, codifica con chiarezza la sostanziale incompatibilità paesaggistica-ambientale del progetto di nuovo aeroporto di Firenze.

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Al riguardo, diversi sono i motivi, ma il più ragguardevole riguarda l’assoluta mancanza di coerenza con il Piano di Indirizzo Territoriale con valenza di Piano Paesaggistico della Regione Toscana (PIT-PPRT). Scoppola sottolinea con forza il fatto che – nella riunione istruttoria del 22 aprile 2015 convocata dal Ministero dell’Ambiente-Commissione Tecnica VIA-VAS – il rappresentante Direzione Generale MIBACT “ha evidenziato la non coerenza tra alcune proposte contenute nel Master Plan presentato e le previsioni di PIT, in particolare con quelle relative alla lunghezza della pista”. L’allegato A5 del PIT – Testo che integra la Disciplina del Master Plan, al comma 1 lettera b dell’art. 6 ter prescrive, infatti, che “lo sviluppo dell’unica pista di atterraggio sia realizzato nel rispetto della sostenibilità territoriale e ambientale e della compatibilità con il progetto di territorio del Parco agricolo della Piana, e comunque non abbia una lunghezza massima superiore a 2000 metri lineari”.

L’incompatibile previsione del Master Plan, evidente fin dall’inizio, non è stata mai corretta, nonostante la chiarezza esemplare dell’art. 4 della Disciplina di piano “carattere delle disposizione”, che al comma 2 stabilisce: “g) le prescrizioni costituiscono disposizioni alle quali è fatto obbligo di attenersi puntualmente; del resto, anche “l’art. 5 ter comma 2 della disciplina del master plan soprarichiamato – aggiunge Scoppola – stabilisce che la Regione verifica che il progetto di qualificazione della infrastruttura aeroportuale sia compatibile con il progetto di territorio Parco agricolo della Piana”, senza alcuna possibilità per gli strumenti urbanistici comunali si modificare le disposizioni dettate dal PIT. L’incompatibilità della nuova pista è così spiegata: “l’allungamento della pista di quattrocento metri determina infatti l’interferenza con l’Ambito di salvaguardia ‘A’ specificamente destinato nel PIT esclusivamente alla realizzazione del Parco agricolo della Piana”: al quale Parco verrebbero, tra l’altro, sottratti ben 200 ettari di terreni agricoli, dal momento che il sedime complessivo del nuovo aeroporto insisterebbe su 320 ettari contro i 120 ettari attuali.

Le altre incoerenze con la disciplina paesaggistica del PIT riguardano la tutela del paesaggio ai sensi del D. Lgs. 42/2004 e s.m.i. La medesima Direzione Generale ha rilevato, infatti, l’interferenza e l’impatto distruttivo delle opere in progetto e specialmente della pista della prevista lunghezza di 2400 m con diversi beni tutelati dalle normative nazionali e regionali e da quelle europee (siti di interesse comunitario – Direttiva Habitat).

E’ il caso, in particolare, di alcune aree naturali protette e SIC, quali il Podere La Querciola e soprattutto il Lago di Peretola: riguardo a quest’ultimo, “il progetto della pista, così come proposto dal proponente, si sovrappone completamente al suo invaso e alle aree contermini determinandone la cancellazione […], L’art. 7 della Disciplina dei beni paesaggistici contenuta nel PIT riferito ai territori contermini ai laghi, al punto 7.3 prescrive che gli interventi di trasformazione, compresi quelli urbanistici ed edilizi, ove consentiti, sono ammessi a condizione che […] non alterino l’assetto idrogeologico e garantiscano la conservazione dei valori ecosistemici paesaggistici”. Oltre a ciò, Scoppola rileva che “nel DEC/VIA n. 676 del 4/11/2003 la Regione Toscana, riconoscendo la rilevanza della suddetta zona umida, in quanto sito importante per la nidificazione di specie rare e luogo di sosta per l’avifauna migratoria, prescrive una serie di misure utili alla sua riqualificazione e alla riduzione delle cause di degrado”;

e della “fascia panoramica – di metri 300 di larghezza da ogni lato – lungo la rotabile Firenze-Mare che offre visuale di ville e borghi celebri e di boschi” ed è tutelata dal D.M. 20/05/1967.

In altri termini, tutti questi beni paesaggistici sono “sottoposti a tutela ai sensi dell’art. 142 del Codice” e “sono oggetto della Disciplina dei beni paesaggistici del PIT”, le cui norme “non consentono modifiche morfologiche e alterazioni”. Del tutto incerte – come non si nasconde nella citata relazione il Direttore Generale – appaiono le proposte di compensazione avanzate al riguardo, con offerta di realizzazione di alcune nuove zone umide in aree dei Comuni di Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio e Signa.

 

Leonardo Rombai, Presidente di Italia Nostra Firenze (già professore ordinario di Geografia nell’Università degli Studi di Firenze).

 

La nuova stagione del governo del territorio in Toscana (Firenze, Palazzo Strozzi Sacrati, 30 novembre 2017) – Tavola rotonda “Il paesaggio toscano fra tutela, valorizzazione e innovazione”.

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Esprimo il vivo compiacimento mio e di Italia Nostra (ma sono convinto anche delle altre associazioni di tutela) per questa bella realizzazione editoriale, il “Rapporto sullo stato delle politiche del paesaggio (Roma, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo-Osservatorio Nazionale per la Qualità del Paesaggio. 2017)”, prodotto veramente collegiale, assai bene riuscito, che costituisce uno strumento di grande rilievo per chiunque (amministratori, architetti urbanisti, altri professionisti e tecnici del territorio, studiosi, cittadini): una vera preziosa guida aggiornata e affidabile sulle leggi e normative, sui piani, sulle realtà territoriali delle singole regioni e del paese. Il lettore ne apprezza i contenuti (le realizzazioni esemplari o più o meno positive in materia, le criticità e i ritardi di attuazione) e ne apprezza anche i metodi e lo spirito critico e propositivo che sorreggono l’opera.

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IL “PIANO ATTUATIVO” DEL CONSORZIO “LE FORNACI” AD IMPRUNETA. UNA SPECULAZIONE IMMOBILIARE A FORTE RISCHIO IDROGEOLOGICO E A SICURO E PERMANENTE DANNO DELLA QUALITA’ DELLA VITA DEGLI ABITANTI DELL’AREA.

16_Fornaci ImprunetaItalia Nostra Onlus – Sezione di Firenze ricorda di avere più volte rivolto fermi appelli al Consiglio Comunale di Impruneta, tra luglio e settembre 2017, perché non venisse approvato il piano attuativo del Consorzio “Le Fornaci” per la realizzazione di una mega-lottizzazione sul versante a ripida pendenza della collina imprunetina, in prossimità del centro abitato, previa la demolizione delle due obsolete fornaci “Cotto REF” e “Pesci” – da tanti anni ormai integrate nell’ambiente e nel paesaggio, anche per la relativa leggerezza dei materiali costruttivi e della larga presenza di tettoie e bassi depositi –, con conseguente loro trasformazione, per lo più, in abitazioni residenziali e con realizzazione altresì di una nuova strada di accesso da via Cappello a via Fornaci e di varie altre opere pubbliche (strade di lottizzazione, parcheggi e giardini).

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Lettera aperta al Presidente della Giunta Regionale della Toscana, Dottor Enrico Rossi sulla Riserva Naturale del Padule di Fucecchio e sullo stato del Centro di Ricerca Documentazione e Promozione del Padule

Gentilissimo Presidente Rossi,

Le scrivo per sottoporLe una questione urgente, che ritengo di rilevante interesse sia nella sua specificità che nel quadro più generale della gestione delle 46 riserve naturali regionali della Toscana, che rappresentano un patrimonio di inestimabile valore ambientale e culturale.

Il caso specifico a cui faccio riferimento è quello della Riserva Naturale del Padule di Fucecchio, istituita nel 1996 dalla Provincia di Pistoia e fino a questo momento gestita dal Centro di Ricerca. Documentazione e Promozione del Padule di Fucecchio: un’associazione onlus partecipata dai principali comuni del comprensorio interessato e da vari soggetti portatori di interessi generali (istituti di ricerca, associazioni ambientaliste ecc.).

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Il castello di Castiglioni adottato dagli allievi dell’Istituto Leonardo da Vinci di Firenze

Gli allievi dell’Istituto di Istruzione Superiore Leonardo da Vinci di Firenze adottano un castello in rovina: Castiglioni, video-documentario con proposte di recupero di un gioiello medievale e rinascimentale

Il progetto didattico Gli allievi dell’Istituto di Istruzione superiore “Leonardo da Vinci” adottano un castello in rovina, che ha partecipato al concorso di Italia Nostra “Le pietre e i cittadini”, non è solo una denuncia per il degrado del manufatto architettonico ubicato sulle colline fiorentine che soprastano Careggi: gli studenti della Seconda Fotografi Multimediali hanno sì documentato con video e foto lo stato di abbandono, ma insieme hanno anche avanzato condivisibili proposte per il recupero del monumento.

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Il castello di Castiglioni, di fondazione longobarda, fu trasformato poi in villa rinascimentale dalla famiglia Catellini, citata da Dante tra le casate illustri della Fiorenza antica (Cacciaguida, Canto XVI del Paradiso). Patroni della pieve romanica di Cercina, dominata dal castello, i Catellini hanno lasciato tracce della loro presenza anche in città: ad esempio, alle spalle di piazza della Repubblica, mura e arco trecenteschi in pietra forte del lato nord del Palazzo Catellini sopravvivono allo sventramento dell’antico centro storico di fine ‘800. Con la storia del maniero collinare, poi villa rinascimentale con annesso giardino formale, si intrecciano, fra le altre, le presenze dell’arcivescovo Antonino Pierozzi e di papa Leone X, e il coinvolgimento nell’assedio di Firenze del 1529-30 da parte delle truppe di Carlo V, testimoniato da un grande affresco, oramai quasi illeggibile, sulla parete di una delle sale di Castiglioni.

Le vicende recenti del castello-villa restituiscono però un quadro desolante di degrado e saccheggio. A dispetto della qualità storico-architettonica del manufatto, dell’affaccio panoramico sulla vallata ai piedi della quale giace la città del giglio, del contesto virtualmente protetto del Parco territoriale di Monte Morello in cui si localizza, del monumento rimane poco più che un gigantesco scheletro cadente: tetti che crollano, pareti che cedono, memorie che si cancellano. Uno scacco alla cultura, all’arte, alla storia!

Per questo l’attività didattica è stata orientata all’elaborazione di accorte proposte di recupero che tengono conto delle esigenze della comunità locale, oltre che delle caratteristiche storico-architettoniche del luogo. Nel video i ragazzi le hanno raccolte e, filtrandole attraverso la propria sensibilità e immaginazione, le hanno tradotte in scenari percorribili sottoposti all’attenzione delle autorità competenti. Nell‘esperienza di studio e recupero, l’intento è stato quello di dare risposte positive ai sentimenti di frustrazione e impotenza derivanti dall’insuccesso dei tentativi precedenti, dalla rassegnazione, dai comportamenti rinunciatari e dalla deresponsabilizzazione. Si è voluto invece restituire ai beni culturali e all’ambiente dignità affettiva, e far diventare i ragazzi soggetti di una “adozione” che fa vivere i valori e le potenzialità del territorio, che ne assapora la ricchezza e ne riprogetta i tratti degradati, che comunica i risultati raggiunti, che monitora le conseguenze delle proprie attività: studiare osservando e approfondendo, camminando e discutendo, documentando e comunicando. Non più solo simulazioni, ma veri e propri compiti di realtà, che si confrontano giorno per giorno con gli ostacoli, ma anche con le risorse della società civile.

Il video, accompagnato da una lettera, dove gli studenti chiedono di attivare azioni di recupero condivise da pubblico e privato, è stato inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, alla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, al Sindaco del Comune di Sesto Fiorentino, alla Soprintendenza all’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Firenze e le Province di Pistoia e Prato, ai deputati e senatori eletti in Toscana, con la speranza di un positivo riscontro. Per adesso, all’appello ha risposto – insieme con Italia Nostra – il deputato Alfonso Bonafede che ha partecipato alla conferenza stampa (organizzata presso il Caffè Storico Letterario Giubbe Rosse di Firenze lo scorso 11 dicembre) e si è attivato per una interrogazione parlamentare. In tale occasione, al deputato è stato anche consegnato un elenco di altri beni paesaggistico-culturali dell’area fiorentina che, come Castiglioni, versano in condizioni precarie: le Gualchiere di Remole, le Cascine di Tavola, Badia a Settimo.

 

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