Archivi della categoria: 2018

Proposte di carattere economico-ecologico-educativo permanenti per la Scuola ISIS ITIS IPSIA Leonardo da Vinci (via del Terzolle 91, Firenze).

Firenze aprile 2018

Alla pregiata attenzione di:

sindaco Dario Nardella, ass. Cristina Giachi (Educazione, Univ. e ricerca), ass. Alessia Bettini (Ambiente. igiene pubblica, ecc.), Comune di Firenze;

preside Marco Paterni, dott.ssa Paola Conti per l’Amministrazione, Staff e Consiglio di Istituto della Scuola ISIS ITIS IPSIA Leonardo da Vinci;

e, p.c.: colleghi professori Abazia Franca, Alunno Daniela, Camiciottoli Marilena, Casini Marco, Dell’Olio Girolamo, Marradi Massimo.

Oggetto: proposte di carattere economico-ecologico-educativo permanenti per la Scuola ISIS ITIS IPSIA Leonardo da Vinci (via del Terzolle 91, Firenze).

Con l’approssimarsi del periodo di quiescenza, dopo tanti anni di insegnamento, preme al sottoscritto richiamare l’attenzione circa quelle che sono ormai necessità inderogabili in ambito scolastico e non, da promuovere e attuare costantemente nell’ambito delle rispettive competenze (istituzionali statali e comunali) di quanti in indirizzo. Continua a leggere →

Il piano dismissioni previsto dalla Legge Finanziaria per il 2019

1 La_Stampa_19_20181221230000_1L’argomento privatizzazioni torna di attualità con il piano dismissioni previsto dalla Legge Finanziaria per il 2019: verranno dismesse proprietà immobiliari dello Stato (principalmente della Difesa) per un valore di 950 milioni di euro.

In merito, trovate due recenti articoli (Fatto Quotidiano e La Stampa) introdotte dal nostro presidente nazionale che mettono in luce questioni molto preoccupanti e riconducono a tre nostre battaglie (Diaccia di Botrona a Grosseto, Castello di Sammezzano nella provincia di Firenze e Isola di Poveglia nella Laguna Veneta).

2 Pagine da LaStampa_t2_20181222

 

Lettera al Sindaco di Firenze sulla gestione del verde urbano e delle alberature e all’attuazione di quanto previsto dalla legge 10/2013

Da oltre un anno abbiamo più volte, e con più modalità, richiesto – in applicazione di quanto previsto dalla legge 20/2013, in merito alla gestione del verde urbano e in particolare delle alberature, recentemente oggetto di consistenti abbattimenti e interventi di sostituzione – che si garantissero i principi, espressamente richiamati nella detta normativa, di trasparenza e coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni ambientaliste. Poiché riteniamo che tali richieste siano state completamente disattese, le riformuliamo in modo più puntuale, contando in una tempestiva e adeguata risposta istituzionale:

Continua a leggere →

LA BELLEZZA, LA CURA E LA TUTELA DELLE ALBERATURE URBANE: UN’INIZIATIVA PER LA “GIORNATA NAZIONALE DEGLI ALBERI”

Italia Nostra Firenze – Coordinamento Cittadino Tutela Alberi

Comunicato stampa 19/11/2018

02 comunicato stampa

In occasione delle iniziative collegate alla “Giornata nazionale dell’albero”, che la recente legge 10/2013 ha recepito e ricontestualizzato da una pluridecennale tradizione presente nel nostro paese, abbiamo aderito alla proposta avanzata dal Comitato dei Cittadini del Q4, che da anni promuove cicli di incontri “Per conoscere, amare, curare e tutelare gli alberi”, di tenere un incontro pubblico martedì 20 col programma illustrato nella locandina che alleghiamo.

Da tempo ci stiamo occupando, con tanti cittadini, della tutela del verde urbano e delle alberature dell’area metropolitana fiorentina e riteniamo che la legge 10/2013 sia una legge buona ed importante in questa direzione. Tuttavia, nonostante questa legge, ampiamente inapplicata e disattesa, noi scontiamo ancora il fatto che, da almeno 25 anni, l’amministrazione comunale di Firenze ha proceduto a ridurre le risorse finanziare e il personale destinati al verde urbano. Questa azione amministrativa ha portato anche ad un mutamento radicale dell’approccio culturale e politico al verde urbano: da bene di primaria importanza per la città contemporanea sotto il profilo estetico, ambientale, ecologico, si è arrivati a considerarlo esclusivamente come “un arredo a breve termine”, e ancora peggio una fonte di rischio e di pericolo.

Più che dei cambiamenti climatici, che pure riteniamo un problema da affrontare in sede scientifica e non come un’apodittica affermazione utilizzata per giustificare massicce pratiche di abbattimenti delle alberature urbane, siamo preoccupati di questi cambiamenti “culturali” degli amministratori e dei governanti attuali. Una tradizione antica, infatti, ci insegna che le piante sono prima di tutto esseri viventi, una risorsa primaria per la vita dell’uomo, fisica e spirituale: un bene da CURARE, CONSERVARE, TUTELARE E ARRICCHIRE CON NUOVI IMPIANTI, IN UNA PROSPETTIVA DI LUNGO TERMINE.

Per questo, nella giornata in cui si celebra l’albero, vorremmo sospendere una pratica, divenuta pantomima, di messa a dimora di nuovi alberi, e ci si concentrasse, invece, su altre azioni: come contribuire a ricostruire una coscienza diffusa fra i cittadini che le alberature urbane sono una risorsa e non un problema, sono un bene collettivo da potenziare e non da distruggere, sono un elemento che rende la città viva; e che i rischi che derivano per i cittadini sono causati solo dall’abbandono e dall’incuria, nei quali sono stati relegati da chi aveva ed ha la delega e il compito di  amministrare questo bene comune.

Per questo vi invitiamo a dare notizia dell’incontro nella bacheca degli eventi del giorno 20 ed anche a mandare un vostro inviato per illustrarne i contenuti nelle modalità che ritenete più opportuni.

Per Italia Nostra e CCTA – Leonardo Rombai 3473424056 – leonardorombai@gmail.comitalianostrafirenze@gmail.com

Crisi dell’urbanistica e salvaguardia del territorio: dove va Bagno a Ripoli? (Incontro organizzato dal Circolo Legambiente di Bagno a Ripoli, Biblioteca Comunale, 14 settembre 2018, ore 16.30)

L’esempio poco edificante del Piano Attuativo della Rievocazione Storica di Grassina

03 GrassinaOSSbube-PIANI ATTUATIVI COMPARTO Rf 9-2

1 Prologo

Il documento QUADRO DI SINTESI SULL’URBANISTICA NELL’ULTIMO BIENNIO, datato 27/8/2018 e inviatomi da Beatrice Bensi, incentrato sull’avvio della revisione del Piano Strutturale di Bagno a Ripoli alla LR urbanistica n. 65/2014 (avvio deciso dalla Giunta Comunale con delibera n. 51 dell’8.6.2017), Piano vigente che “è il frutto di un faticoso lavoro di revisione di previsioni precedenti che avevano un notevole impatto su zone di pregio ambientale e paesaggistico”, ha il merito di porre sul tappeto un problema di grande importanza che suscita anche tanta preoccupazione, nonostante le tante leggi belle (Convenzione Europea del Paesaggio, Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, Legge Urbanistica regionale 65/2014 e Piano di Indirizzo Territoriale con valenza di Piano Paesaggistico Regionale-PIT/PPR) che, sulla carta, dovrebbero tranquillizzare anche i più ipersensibili tra gli ambientalisti e i cittadini consapevoli dell’importanza vitale di salvaguardare il nostro patrimonio ambientale-paesistico-culturale.

Intanto, fino ad oggi, il Consiglio Comunale non è stato coinvolto, così come non sono state coinvolte le associazioni di tutela, e circolano notizie assai generiche e incerte sugli obiettivi che la Giunta intende raggiungere: però quando si legge, circa gli “obiettivi primari”, che occorra “ripensare l’intorno dei centri abitati”, avverto subito un cerchio pesante alla testa e un inconfondibile puzzo di zolfo…

Tanto più che il responsabile dell’Urbanistica si è preoccupato di chiarire ai portatori di interessi “che non ci potrà essere ‘consumo zero’ e che gli attuali perimetri dei centri abitati – scrive Beatrice Bensi – potrebbero essere modificati”, anche in una fase di grave crisi economica e di mercato immobiliare fermo, quale quella che stiamo attraversando da circa un decennio, e quindi al di fuori di un reale fabbisogno abitativo della cittadinanza di Bagno a Ripoli.

  1. Le pesanti preoccupazioni per gli esiti del processo che si è avviato sono del tutto giustificate da quello che sta accadendo in tante realtà locali toscane e da quanto di recente è avvenuto proprio a Bagno a Ripoli, relativamente ai Piani Attuativi della Rievocazione Storica e di Grassina Molinuzzo, due aree contigue della collina di Grassina subito fuori del perimetro urbano. Piani che hanno avuto un esito imprevedibile e per certi aspetti eversivo, che lascia sconvolto – nel merito e nel metodo – il cittadino rispettoso del patrimonio e delle normative di tutela, che legge in successione gli atti.

Mi spiego, cercando di mettere a fuoco i dettagli significativi riguardanti il risultato scandaloso relativo alla Rievocazione Storica.

Nella prima conferenza dei servizi del 4 dicembre 2017 (tenutasi ai sensi dell’art. 23 del PIT-PPR che riguarda i piani attuativi non ancora approvati ma previsti dai piani strutturali), il funzionario di zona della Soprintendenza, arch. Emanuele Masiello, si pronuncia ritenendo le diversificate previsioni del Comparto non in contrasto con la scheda di vincolo paesaggistico, solo alle condizioni “che non siano realizzate le due palazzine residenziali (di quattro piani [compresi garages interrati e mansarde] per numero otto appartamenti per complessivi mq 650 di SUL), le quali non appaiono conformi al disposto della Prescrizione 3.c.4, prima lineetta, riferita all’Obiettivo 3.a.2 del PIT-PPR, nel quale si stabilisce che gli interventi rappresentino progetti di integrazione paesaggistica. Le predette due palazzine residenziali arrecherebbero peraltro una grave ‘vulnus’ al mantenimento della integrità antropica e percettiva dell’ambito incluso entro l’area tutelata dal DM 14/2007”, dato che la scheda definisce l’area come “esempio irripetibile di eccezionale interesse paesistico ambientale, dove la profonda fusione fra natura, architettura e territorio va preservata rispettandone anche le prospettive e le vedute d’insieme”. Ancora: “Le predette due palazzine residenziali contrastano altresì con la fondamentale invariante strutturale del PIT-PPR che pone, quale obiettivo primario, la riduzione del consumo di suolo. Ai fini del superamento di tali ragioni ostative, potranno essere prese in considerazione soluzioni che prevedano la drastica riduzione delle cubature edilizie e la attenuazione degli impatti visivi”.

  1. Tale evidentemente inatteso risultato della conferenza spinge il Comune a stendere – per mano dell’arch. Antonino Gandolfo – una Nota esplicativa al verbale della conferenza dei servizi del 4/12/2017, “al fine di chiarire gli effetti amministrativi delle argomentazioni sottoscritte dal funzionario delegato dalla Soprintendenza”.

Si resta allibiti per i contenuti della Nota, per cui si afferma con totale sicurezza che il “parere espresso dal funzionario della Soprintendenza” appare “sicuramente ‘qualificato’ quanto ‘contraddittorio’ nella sostanza”: e ciò, perché, “la Soprintendenza afferma che le previsioni del Comparto Rievocazione Storica non sono in contrasto con la specifica disciplina dei beni paesaggistici a condizione che non si realizzi l’intervento relativo alle due palazzine”. Pretestuoso è il tentativo dell’arch. Gandolfo di giustificazione della pretesa contraddizione del parere della Soprintendenza, allorché si scrive che “tale asserzione … appare quanto meno sindacabile, laddove ammette il parco ma non gli edifici residenziali, nonché paradossale, visto che il piano attuativo si rende necessario per la costruzione degli edifici e non certo per la realizzazione del parco”.

In sostanza, per l’arch. Gandolfo e per il Comune di Bagno a Ripoli, nelle aree esterne ai centri abitati e paesaggisticamente vincolate tutto si può costruire e questo lo decide il Comune con il suo strumento urbanistico approvato, checché ne pensi la Soprintendenza.

Basti leggere la critica demolitrice dell’arch. Gandolfo alla motivazione negativa dell’arch. Masiello alle due palazzine: che le due palazzine possano arrecare grave danno al mantenimento dell’integrità antropica e percettiva è da ritenere asserzione “in palese carenza di motivazione” che non fa riferimento “alle prescrizioni della scheda”; e non è vero che le due palazzine contrastino con il PIT-PPR riguardo all’obiettivo primario della riduzione del consumo di suolo, perché “questo principio” può anche ritrovarsi “in qualche frase delle migliaia di pagine dedicate dal PIT-PPR alla terza invariante” [Il carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi urbani e infrastrutturali], ma “non può certo essere assunto, senza un’adeguata declinazione [NON SI SPIEGA PERO’ QUALE!], come motivazione diretta ad impedire l’attuazione di un provvedimento conforme allo strumento urbanistico approvato”.

Insomma, al di là di quello che pensano, dicono e scrivono le associazioni ambientaliste e gli spiriti eletti, l’argomento del consumo di suolo è da intendere come affermazione di principio, da trattare in dotte conversazioni di anime belle, non certamente tra gli addetti ai lavori che impiegano seriamente il loro tempo prezioso in faticose conferenze dei servizi; di conseguenza, qualsiasi previsione urbanistica comunale deve essere attuata sempre e comunque, anche in aree di pregio paesaggistico tutelate dalla legge nazionale.

Se le cose stanno veramente come si sostiene nella Nota dell’arch. Gandolfo, c’è davvero da preoccuparsi e da rimboccarsi le maniche, anche se tutto viene qui riferito ai casi vecchi – ovvero dei piani non uniformati alle nuove normative – previsti dall’art. 23 del PIT-PPR, per i quali si vincola e si limita l’esercizio del potere discrezionale sui beni paesaggistici da parte del MIBACT “alla verifica del rispetto delle precisazioni della specifica disciplina dei beni paesaggistici intendendo per specifica disciplina [ESCLUSIVAMENTE] la scheda di vincolo”.

Quindi, secondo questa interpretazione, occorre attenersi alle prescrizioni della scheda. Se la scheda non prescrive esplicito divieto di nuove edificazioni e di consumo di suolo – come a quanto so nessuna scheda relativa ad aree e paesaggi extraurbani arriva a prescrivere – bene, anzi male, allora quello che è previsto nei piani urbanistici approvati deve essere realizzato, senza intralci e opposizioni di Soprintendenza e di MIBACT!

4 Epilogo

Nonostante le risultanze della conferenza del 4 dicembre 2017, nonostante le osservazioni critiche ai Piani Attuativi (prevedenti anche alternative ragionevoli) avanzate dal Comitato per Bubè, da Italia Nostra e da altre associazioni di tutela, nonostante la Convenzione Europea del Paesaggio e il decreto legislativo sui Beni Culturali e il Paesaggio, nonostante la legge urbanistica regionale del 2014 e il PIT-PPR del 2015, il Comune di Bagno a Ripoli ha richiesto una nuova conferenza dei servizi sulla Rievocazione Storica e sul Molinuzzo, “come supplemento istruttorio … al fine di assicurare il rispetto delle specifiche disposizioni di dettaglio in merito alle scelte architettoniche dei fabbricati e degli spazi aperti, sia d’interesse pubblico che privato, con indicazioni relative ai materiali di finitura e alle scelte delle specie vegetazionali da impiegarsi nella realizzazione delle opere. Per quanto riguarda le previsioni legate ai fabbricati residenziali, dai progetti dei due lotti a sud del Comparto Rievocazione Storica è stato eliminato il piano sotto tetto, come è evidenziato nelle NTA e negli elaborati grafici, mentre nel progetto relativo a Molinuzzo sono stati spostati i parcheggi privati esterni, portandoli nel lato ovest della viabilità e schermandoli verso valle con alberature”.

Dopo un incontro preliminare, la conferenza si è poi tenuta il 1° agosto di quest’anno, con la partecipazione –, in rappresentanza della Soprintendenza –, anziché del funzionario di zona, dello stesso Soprintendente dott. Andrea Pessina.

Il carattere eversivo, nel merito e nel metodo, emerge dal risultato della conferenza medesima, che a me appare semplicemente sconvolgente e inaccettabile. Il lavoro e il giudizio motivato dell’arch. Masiello sono stati sconfessati: il parere sostanzialmente negativo del 4 dicembre è stato piegato alle pressioni politiche e modificato in modo sostanziale in favore delle richieste del Comune senza che siano emerse e addotte nuove risultanze istruttorie. In altri termini, il lettore deve purtroppo sottolineare l’acquiescenza dell’Organo di Tutela con il dott. Pessina che approva la previsione della costruzione delle due palazzine residenziali, prescrivendone una modestissima riduzione di altezza e di volumi, ossia l’eliminazione della mansarda, con “ulteriore congruo affinamento” dei “materiali di finitura  dei fabbricati”.

Leonardo Rombai – Italia Nostra Firenze

Firenze, 12 settembre 2018

Esposto al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze contro il Permesso per la realizzazione di un nuovo parcheggio privato nel Quartiere di Gavinana

Al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze. Esposto contro l’illegittimità del Permesso a costruire n. 2175 rilasciato dal Servizio Edilizia privata del Comune di Firenze l’11 agosto 2017, per la realizzazione di un nuovo parcheggio privato per ben n. 76 veicoli nell’area verde del c.d. “ex podere della Mattonaia”, posta in Firenze all’interno dell’isolato delimitato da Via di Ripoli – Via Caponsacchi – Via Accolti (Quartiere di Gavinana)

04 AreaperparcheggioRipoli

L’associazione Italia Nostra appoggia con piena convinzione l’esposto inoltrato da un folto gruppo di cittadini di Firenze alla Procura della Repubblica in data 27/07/2018, convinta che la realizzazione del parcheggio sia in contrasto con le normative vigenti, a partire dalle urbanistiche, oltre al fatto che esso accrescerebbe sensibilmente il traffico e il rischio di incidenti, danneggiando la qualità della vita e la salute della popolazione: e ciò, perché gli unici due accessi-uscite per la prevista area di sosta da Via Caponsacchi e da Via Ripoli, quest’ultima strada stretta e ad intensissimo flusso veicolare, sono ridottissime, appena due metri e sessanta nel primo caso e due metri e ottanta nel secondo caso. Tale misura rende oggettivamente impossibile il passaggio in contemporanea, di automobili e di persone specialmente se portatori di handicap ed auto (contrasto col D.M. LL.PP. 14 giugno 1989 n. 236 e D.P.G.R. 29 luglio 2009 n. 41r in materia di abbattimento delle barriere architettoniche, normativa che prevede dimensioni minime inderogabili per gli spazi riservati al passaggio pedonale, che qui non sarebbero rispettate).

Oltre a ciò, la realizzazione del parcheggio sarebbe lesiva dei diritti dei proprietari delle unità immobiliari facenti parte dello stabile di Via di Ripoli n. 55-57. In particolare, il portone di ingresso del condominio e 4 finestre di civili abitazioni sono prospicienti al resede individuato quale vialetto di accesso pedonale e carrabile da Via di Ripoli al parcheggio; i condomini sono tutti titolari di servitù, di passo e carrabile sugli accessi al parcheggio da Via di Ripoli e da Via Caponsacchi; i proprietari delle unità immobiliari al piano terreno sono titolari di diritto di trasformare in porte delle finestre prospettanti sul passaggio.

E ancora, stante l’allineamento di Via di Ripoli e di Via Caponsacchi, l’ingresso e l’uscita dal parcheggio avverrebbero non in via diretta ma angolare, ciò che richiederebbe più manovre con conseguente rallentamento e aumento del traffico.

Tali motivi oggettivamente ostativi alla realizzazione del parcheggio furono per tempo (il 26 luglio 2016) esplicitati dall’avvocato dei condomini Luca Righi al Servizio edilizia privata, quindi gli Uffici sapevano e di conseguenza il permesso a costruire n. 2175/2017 parrebbe viziato per abuso.

In ogni caso, per tutte queste ragioni, in data 15/11/2017 alcuni cittadini, presentarono al Comune una istanza di annullamento/revoca, in via di autotutela, predisposta dall’Avv. Nicola Fortuna. L’istanza ebbe accoglienza favorevole, tanto che il Dirigente del Settore Edilizia Privata, con disposizione n. 296/2018 del 14.2.2018, avviò formale procedimento finalizzato alla “revoca/annullamento del permesso a costruire n. 2175/17″, disponendone cautelarmente la sospensione dell’efficacia, evidenziando la sussistenza di “gravi ragioni”  quanto alla legittimità del medesimo permesso a costruire in riferimento ai profili evidenziati dai ricorrenti ed esponenti ed in particolare quanto alla violazione dell’art. 15 della N.T.A. del R.U. e “carenza di valutazione, tra l’altro, sui seguenti aspetti: 1) corretta accessibilità dalla strada pubblica; 2) rispetto delle norme sull’abbattimento delle barriere architettoniche; 3) presenza di servitù di passaggio … e di una servitù <non aedificandi>”. Questo procedimento – grazie ai documenti forniti dai cittadini all’Amministrazione – ha altresì evidenziato elementi “nuovi e divergenti rispetto alle prospettazioni rese in fase istruttoria da parte dei richiedenti il permesso a costruire”.

Purtroppo, nonostante quanto sopra, il procedimento di “revoca/annullamento” non ha di fatto avuto, dopo il suo avvio, nessun seguito, non essendosi neppure provveduto a svolgere da parte degli Uffici alcun accertamento (tanto meno con i necessari sopralluoghi sul posto) al fine di verificare concretamente la sussistenza del requisito della “corretta accessibilità alla strada pubblica”  imposto dall’art. 15 delle N.T.A. del R.U., né quanto alle evidenti (ed ampiamente documentate dai ricorrenti/esponenti attraverso la produzione di relazioni tecniche asseverate ed eloquente documentazione fotografica) condizioni di grave pericolosità che deriverebbero dal passaggio delle numerose  auto che utilizzerebbero il futuro parcheggio attraverso accessi di dimensioni ridottissime, oltre tutto interferenti con i portoni di ingresso di alcuni dei Condominii contermini (specialmente quello di Via di Ripoli 55), comunque privi delle dimensioni minime richieste per consentire il contemporaneo passaggio di veicoli e pedoni, nonché a maggior ragione di garantire l’accesso a persone disabili.

L’inazione recente dell’Amministrazione ha reso vana la sospensione dell’efficacia del permesso a costruire della durata di gg. 90, cosicché la scadenza di tale termine, avvenuta in data 20.5.2018, ha consentito ai titolari del permesso a costruire di presentare comunicazione di avvio dei lavori.

Stante tale incresciosa situazione, Italia Nostra sottolinea il fatto che l’avvocato Luca Righi – per conto del condominio di Via di Ripoli n. 55 – pochi giorni fa abbia inoltrato al Dirigente del Servizio Edilizia privata del Comune di Firenze “Notifica sospensione dell’efficacia del permesso di costruire n. 2175/17 e avvio del procedimento di revoca d’ufficio [Pratica 622/2014]”: affermando:

che, essendo stato formalmente avviato il procedimento di “revoca/annullamento”, ne è obbligatoria la conclusione (qualunque sia l’esito cui esso perverrà), con l’adozione di un provvedimento espresso e motivato;

che il diverso comportamento tenuto dagli Uffici – che dopo aver avviato il procedimento in questione, non vi hanno incomprensibilmente e contraddittoriamente dato seguito alcuno, tanto da lasciarlo “pendente” senza addivenire ad alcuna decisione finale quanto ai profili posti a base della disposizione n. 296/2018 del Dirigente in indirizzo – costituisce violazione dei più elementari principi in materia di procedimento amministrativo, con particolare riferimento all’obbligo di conclusione di cui all’art. 3 della L. n. 241/1990;

che, oltre tutto, l’inerzia segnalata favorisce evidentemente di per sé i titolari del permesso a costruire che, non per nulla, scaduta la sospensione originariamente disposta e non avendo il Comune portato a termine il procedimento avviato, né sostanzialmente avendo dato seguito al medesimo, sono oggi in condizione – come hanno già comunicato – di avviare i lavori: senza peraltro che sia stato verificato dall’Amministrazione alcunché quanto alle “gravi ragioni” (comportanti grave pericolo per la sicurezza di persone e cose) che pure hanno originato l’avvio del procedimento in autotutela; e senza che nel frattempo sia stata fornita alcuna informazione agli esponenti/ricorrenti e al loro legale in proposito.

Tutto quanto considerato, Italia Nostra chiede rispettosamente alla Procura di voler verificare la legittimità del permesso a costruire il parcheggio di cui all’oggetto.

Cordiali saluti.

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: