Archivi della categoria: 2020

Val di Cornia, discarica di Rimateria. La Regione (alla faccia di chi scriveva e diceva che il solo problema era il cattivo odore) sospende l’autorizzazione all’aumento dei volumi.

I nostri auguri per l’anno nuovo accompagnati da una vignetta donataci da Renato Scianò e dalle stime dei visitatori del nostro blog

Visto però che la fine anno e l’inizio annuo nuovo è festa in cui rallegrarsi con sorrisi e sberleffi vi proponiamo  due documenti:  la vignetta donataci da Renato Scianò (con l’ augurio che non ci sia bisogno di ricorrere al covid 19 per evitare nei prossimi anni quello che paventano Giuseppe Poggi e Michelangelo) e, rallegrandoci, le stime della crescita dei frequentatori del nostro blog.

Gli interventi di Paolo Celebre (Tramvia Linea 3.2.1) e di Maurizio Da Re (Il destino dei 12-15 miliardi della quota parte toscana del Recovery Fund)

Val di Cornia, discarica di Rimateria: domande e risposte.

greenreport.it 28 agosto. Rimateria, perché il Comune di Piombino vuole un’altra centralina mobile a Colmata? Associazione A Sinistra: «Ci chiediamo quale sia il senso di tale decisione dal momento che nella stessa frazione sono state posizionate da Rimateria due apparecchiature analoghe, i cui dati sono costantemente forniti ad Arpat»

quinewsvaldicornia.it, 30 dicembre. “Un puzzo nauseabondo intorno alla discarica”

iltirreno.gelocal.it, 30 dicembre. La postazione mobile di rilevamento, posizionata da Arpat su richiesta del Comune di Piombino, appena 10 giorni fa ha certificato l’elevata concentrazione di idrogeno solforato e il disturbo odorigeno per emissioni di biogas della discarica Rimateria. Altre centraline hanno registrato sforamenti addirittura pari al doppio del limite di soglia».

Comitato salute Pubblica Piombino Val di Cornia, 29 dicembre. Lettera aperta ai responsabili di Asl e Arpat Piombino

“Il pericoloso miraggio della stadium economy” e “Cultural stadi. Calcio, città, consumi e politiche”

 lo striscione recita “Tifosi non clienti”

(immagine estratta dal volume di Simone Tosi “Cultural stadi. Calcio, città, consumi e politiche”)

Poiché una delle motivazioni spesso illustrate e propagandate come verità assolute dai sostenitori della necessità di costruire nuovi stadi, magari distruggendo quelli monumentali, è quella della grande opportunità di sviluppo economico non solo nel settore sportivo ma anche per il rilancio economico del paese vorremmo suggerire la lettura di due importanti contributi.
L’articolo di Pippo Russo dal titolo Il pericoloso miraggio della “stadium economy” pubblicato su “Domani” del 27 dicembre 2020 (che per gentile concessione della testata riproponiamo in forma integrale)

E ancora il volume pubblicato nel 2018 da Simone Tosi (docente di Sociologia all’Università di Milano–Bicocca) dal titolo “Cultural stadi. Calcio, città, consumi e politiche”. Il volume di grande interesse per chi oggi è interessato al fenomeno della costruzione di stadi (non ultimi i tifosi), affronta una serie di tematiche che il lettore potrà scegliere di approfondire anche perché lo studio si può scaricare gratuitamente a questo indirizzo http://www.ledizioni.it/stag/wp-content/uploads/2018/07/Cultural-Stadi_web.pdf

Per quanto ci riguarda ne offriamo alcuni stralci introdotti da una nostra titolatura in grassetto e da giunte non in corsivo in parentesi quadra

Un destino comune

L’inizio della stagione è folgorante. La squadra sembra inarrestabile. Quest’anno la promozione è davvero possibile. In città il clima di eccitazione è palpabile. Non ne parlano solo i tifosi. Delle imprese del club si parla in ogni bar, in ogni negozio, nelle code alle casse. Tutta la città è partecipe dell’impresa. […] La nuova dirigenza, appena subentrata alla precedente gestione, questa volta fa sul serio. In vista della promozione servirà un nuovo stadio. Lo impongono le norme federali e le ragioni pratiche di un piano finanziario solido. Che le cose siano fatte in grande. Si parla di decine di milioni di euro di investimento per grandi cubature di edificato che vedranno il nuovo stadio affiancato da strutture commerciali, alberghi e servizi vari. Basta che il Comune renda disponibili i terreni e le autorizzazioni. Al resto penserà la proprietà del club. Ma il Comune esita. Perché non adattare il vecchio glorioso stadio?

Le nuove tendenze

A partire dagli ultimi due decenni del ‘900 entrano in gioco due tendenze che modificano ulteriormente il modo di concepire gli stadi. La prima ha a che fare con le trasformazioni dei media e, in primis, con il decollo della televisivizzazione del calcio (Martelli, 2010). Sono gli anni in cui si moltiplicano, in Italia come nel resto d’Europa, le trasmissioni televisive dedicate al calcio. […]Gli stadi diventano in questa fase sempre più strutturati ed organizzati sulla base delle necessità di broadcasting.[…] La seconda tendenza è, per così dire, di importazione USA. Consiste nella convergenza degli stadi verso i modelli caratteristici dei parchi a tema. Il fulcro intorno a cui lo stadio viene progettato resta certamente il match, ma a suo corollario vengono previsti spazi che possano proporre eventi spettacolari e commerciali assai vari.

[…] Il fatto di essere proprietario di uno stadio fornirebbe molti vantaggi, oltre al risparmio dell’affitto: in particolare la gestione diretta da parte del club di ogni possibile forma di introito derivante da attività commerciali inserite dentro la struttura (ristoranti, museo ecc.) e di altre attività connesse allo stadio (tipicamente i naming rights, ossia la cessione a imprese private dei diritti di dare il proprio nome allo stadio). D’altra parte, sul versante degli enti locali gli stadi costituiscono spesso un fardello, scarsamente sfruttato e non di rado troppo impegnativo sia sul piano economico che su quello gestionale.

 Il ruolo dei media

I media, sia a livello nazionale che locale, sono convergenti nel sottolineare l’arretratezza degli stadi italiani e l’opportunità di sostituirli con impianti di nuova generazione. Intorno a questi sostenitori si muove una serie di consulenti e di organizzazioni impegnate a favore dei nuovi impianti, come Arel (Agenzia di Ricerche e Legislazione), che ha fortemente sostenuto la necessità di nuovi stadi per migliorare la competitività economica e sportiva del calcio italiano, anche attraverso appositi interventi legislativi (Teotino e Uva, 2010; Teotino et al., 2012).  [Michele Uva, – che tra l’altro ha lavorato per una delle più importanti società  di consulenza del mondo, la tedesca Sport+Markt AG e per la Gigc, con il ruolo di responsabile della candidatura italiana per Uefa Euro 2016 – è anche  “consigliere speciale” di Nardella per stadio e grandi impianti e coautore dei volumiLa ripartenza. Analisi e proposte per restituire competitività all’industria del calcio, Bologna: Il Mulino 2010 e  “Il calcio ai tempi dello spread”, Bologna: Il Mulino 2012]

Lo stadio di Nervi, che ha ispirato ingegneri e architetti nell’Europa intera, in Nord America e nel resto del mondo non ha visitatori….

Molti stadi europei sono inseriti nelle guide turistiche e nei siti promozionali del territorio. La maggior parte degli stadi londinesi vengono menzionati tra le attrattive meritevoli di attenzione in un tour della capitale inglese. Per quanto riguarda la città di Torino, nella classifica delle attrazioni più “gettonate” e commentate su Trip Advisor, il nuovo Allianz Stadium occupa una delle prime posizioni, precedendo risorse di tipo più tradizionale, come il Museo Egizio e la Mole Antonelliana.

I nuovi stadi e i vantaggi per l’economia locale

ad esempio i vantaggi per le città nella costruzione di stadi secondo i nuovi modelli non sono così certi. Non vi sono solide evidenze empiriche a sostegno dei vantaggi economici, così enfatizzati nel discorso. I vantaggi occupazionali sono in genere effimeri. Non di rado l’attività commerciale dello stadio finisce per risultare depressiva nei confronti dei piccoli esercizi commerciali di quartiere preesistenti nelle aree adiacenti (Maguire, 1995). Lo stesso si può dire per l’idea che gli stadi costituiscano un elemento di miglioramento del quartiere. Alcuni studi hanno messo in evidenza i costi dell’avere uno stadio nel proprio quartiere: in termini di traffico, rumore, sicurezza ecc. (Ahlfeldt e Maennig, 2012). E diversi economisti hanno sostenuto che i nuovi stadi non solo non abbiano ricadute positive sulle economie locali dei territori di insediamento ma che talvolta siano addirittura economicamente negativi (Baade, 1996; Coates e Humphreys, 2000; Delaney e Eckstein, 2004).

I nuovi stadi per i tifosi

Nelle settimane successive, durante i match dei Reds, lo stadio [Anfield di Liverpool] è stato costellato da striscioni e cartelli di protesta contro la gentrificazione delle tifoserie e contro i modelli di gestione dei tifosi come clienti. E in Gran Bretagna sono molte le richieste di ripristinare le tradizionali terraces, dove i tifosi assistono alla partita in piedi. La domanda per un ritorno ad alcuni elementi tradizionali dello spettacolo allo stadio non è eccentrica né isolata. Alcuni club britannici, ad esempio, esprimono ormai un certo sostegno alle domande avanzate dai gruppi di tifosi che chiedono il ripristino di settori in cui si possa assistere alla partita in piedi (il movimento chiamato “back to the terraces”) (Caton, 2015). [e the FSA.org]

Lo stadio non è che uno dei molti spazi urbani che vedono ridefinire le loro funzioni secondo le direttrici sopra descritte (Hannigan, 1998): da un lato la tendenza alla commodification dello spazio pubblico; dall’altro la crescita dei processi di gentrificazione urbana, che da un certo punto in poi ha potuto godere di un diretto sostegno da parte della pianificazione pubblica (Lees et al., 2008).

I processi di gentrificazione dunque mettono in campo al tempo stesso dinamiche di attrazione di specifiche categorie di persone – i ceti medi di cittadini-consumatori – e di allontanamento di chi a tali categorie non appartiene: i portatori di condotte considerate sgradite, coloro che non sono graditi ospiti della città (Pitch, 2013).

I nostri auguri accompagnati da una punta secca realizzata per noi da Mariarita Signorini

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