Archivi della categoria: Caccia

CACCIA A RIGNANO SULL’ARNO: Esposto e petizione

 

La denuncia del Gruppo d’intervento Giuridico odv: la Regione Toscana favorisce i cacciatori, tanto per cambiare.

Cacciatori nell’area protetta del Padule di Fucecchio: il comunicato del WWF integralmente condiviso da Italia Nostra

COMUNICATO STAMPA DEL WWF
FUCILI E SPARI NELLA RISERVA NATURALE
LA QUESTIONE CINGHIALE USATA COME GRIMALDELLO PER FAR ENTRARE I CACCIATORI NELL’AREA PROTETTA
ANCORA UN ATTACCO AL PADULE DI FUCECCHIO ED ALLA SUA CONSERVAZIONE

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Il vero predatore nocivo è il cacciatore

Volentieri pubblichiamo il comunicato di Michele Scola, presidente della Sezione di Grosseto di Italia Nostra

I cacciatori, fra le varie leggende che mettono in circolazione allo scopo di tutelare e di incrementare il loro mortifero “sport”, insistono nell’accusare alcune specie animali, come ad esempio le volpi e i rapaci, di essere animali nocivi. Così nocivi che, per incoraggiare l’uccisione delle povere volpi, hanno deciso di mettere in atto, come abbiamo appreso i giorni scorsi dalla stampa quotidiana, l’espediente di premiare con 15 euro la consegna di ogni coda di volpe uccisa. Un’iniziativa che rivela, più di tante parole, il barbaro, intollerabile sadismo che anima i cacciatori.
Non gli basta uccidere animali per diletto: vogliono oltraggiarli con atti di spregio anche quando sono morti. Come i pellirosse, che tagliavano lo scalpo ai nemici e lo esibivano come un trofeo. E poi i cacciatori si indignano se qualcuno li definisce “killer”. Occorre rispondere a un paio di domande. Nei confronti di chi sarebbero nocive le volpi, e per quale ragione? Lo spiega senza mezze parole Paolo Isidori, presidente provinciale di Libera Caccia. “Gli Atc (Ambiti Territoriali di Caccia) – spiega – con i soldi dei cacciatori, ogni anno lanciano molta selvaggina (fagiani, starne, pernici, lepri), ma il 90% di questa diventa facile preda di poiane, gazze, cornacchie, ma soprattutto volpi. La volpe è il predatore per eccellenza, più mangia e più si riproduce.”
Parole assolutamente chiarificatrici. I cacciatori, ammette Isidori, ogni anno, lanciano nell’ambiente naturale notevoli quantitativi di giovani esemplari di lepri, di fagiani e di altre specie animali, che, diventate adulte, diventeranno bersaglio delle loro doppiette. Le volpi, e gli altri “nocivi”, essendo non per loro colpa carnivori, cacciano per pura necessità di sopravvivenza, e ovviamente si cibano delle facili prede immesse dall’uomo nell’ambiente. Tanto basta, ai cacciatori, per definirli “nocivi, e per cercare in tutti i modi di sterminarli, mozzando poi le code delle volpi per ricevere in premio di 10 euro dall’Atc, oltre ad altri 5 da Libera Caccia.
Eminenti zoologi – che non sono necessariamente animalisti – studiano da anni la questione, e hanno appurato che le volpi, a somiglianza di altre specie, hanno una sorprendente capacità di auto-regolazione e di adattamento rispetto alle condizioni dell’ambiente in cui vivono. Le volpi, in particolare, che le si lascino indisturbate o le si sottopongano a tentativi di sterminio, riescono comunque a mantenere costante l’entità della propria presenza in un dato territorio. Se il loro numero cala per effetto della caccia, le volpi recuperano, nel corso dello stesso anno, l’originaria densità di popolazione. Ciò avviene sia mediante un incremento della loro prolificità, sia attraverso l’arrivo, nell’area depauperata dalle stragi venatorie, di popolazioni volpine limitrofe, attratte, si badi bene, proprio dall’immissione di lepri e di fagiani che i cacciatori si illudono di poter compiere efficacemente nelle zone da essi “ripulite”. L’affermazione fatta dal dirigente di Libera Caccia, e cioè che “la volpe più mangia e più si riproduce” è vera, ma lo è fino a un certo punto, in quanto l’abbondanza di cibo non induce la volpe a moltiplicarsi all’infinito: raggiunta la densità di popolazione ottimale, questo sorprendente animale riesce infatti a ridurre la sua prolificità, prevenendo il fenomeno della sovrapopolazione e della conseguente carenza di cibo. Una capacità che, purtroppo, noi umani non possediamo.
In secondo luogo, è del tutto assurdo pensare di ridurre la presenza di un predatore ritenuto “nocivo”, e capace di riprodursi in misura tanto maggiore quanto più abbondante è il cibo a disposizione, liberando nel territorio leprotti e fagianelle in quantità, facili prede di volpi e di rapaci. Che senso ha lamentarsi dell’eccessiva presenza di un “nocivo”, pagare una taglia su ogni coda mozzata, e poi offrire cibo a volontà ai superstiti, e ai nuovi arrivati subito affluiti dalle aree circostanti?
In realtà, dietro a questa deplorevole pensata delle code mozzate, c’è un solo intento: inventarsi pretesti finto-ecologisti per allungare sempre di più i periodi di apertura della caccia, e per uccidere, comunque divertendosi, animali visti come competitori.
Definire “nocivo” un animale è un concetto utilitaristico che risale ai tempi antichi. Ogni specie vivente svolge una propria funzione nell’equilibrio degli ecosistemi.
Di veramente nocivo c’è soltanto il peggior predatore della Terra, la scimmia nuda chiamata uomo.

Referendum contro la caccia in Piemonte: perchè è necessario andare a votare!

Comitato per il referendum caccia in Piemonte

Domenica 3 giugno senza il quorum a rischio
anche l’enogastronomia e la candidatura UNESCO

Gli Italiani sono in gran maggioranza contrari alla caccia. Tutti i sondaggi, anche i più recenti, come quello realizzato da IPSOS nel 2010 attestano percentuali vicine all’80% favorevoli all’abolizione o ad una forte riduzione. Recentemente ancora conferme dal rapporto EURISPES Italia 2011 per cui la caccia è considerata ”un’abitudine accettabile” solo dal 17,8% degli italiani, mentre il 56,6% non la approva per niente ed il 23,9% la approva poco.
Se nel 1990 in Piemonte vi fosse stato quel federalismo da molti invocato, questa distruttiva attività sarebbe già stata abolita perché, in occasione del Referendum Nazionale nella nostra Regione venne superato il Quorum ed i sì furono oltre il 90%. Ciò nonostante dal 1990 ad oggi in Piemonte abbiamo assistito ad un continuo allargamento dell’attività venatoria con danni crescenti non solo per l’ambiente e la sicurezza dei cittadini ma anche per il settore agricolo, turistico ed enogastronomico. L’art. 842 del Codice Civile, infatti, consente ai cacciatori, e solo a loro, di entrare nei fondi privati senza il consenso del proprietario, inoltre la piccola (0.6% della popolazione), ma agguerrita lobby della caccia ha ottenuto di poter continuare a ripopolare a scopo venatorio, liberando ogni anno sul territorio lepri, minilepri, fagiani, pernici, ecc… cioè animali allevati con il solo scopo di essere impallinati! Questa odiosa pratica, oltre a causare danni agricoli, ha determinato anche notevoli problemi ambientali, inquinando il patrimonio genetico degli animali selvatici. Fino al 1985 i lanci hanno riguardato anche daini, cinghiali di provenienza est-europea, caprioli, ecc…, per non parlare poi degli allevamenti clandestini, dei foraggiamenti invernali non autorizzati e delle “coltivazioni a perdere” incentivate con uso di denaro pubblico. Insomma, si è lasciata mano libera ai cacciatori a spese di noi tutti.
Il costo di acquisto e lancio della fauna selvatica a scopo venatorio (quasi un milione di Euro ogni anno solo in Piemonte), è tuttora sottratto dai fondi a disposizione dei vari ATC (ambiti territoriali di caccia) e dei CA (comprensori alpini) che dovrebbero invece essere, a nostro avviso, destinati totalmente a risarcire i danni all’agricoltura causati dai ripopolamenti. Negli ultimi tempi si è anche incredibilmente permesso che a livello provinciale fossero addirittura organizzate lezioni di eviscerazione e un servizio veterinario per certificare l’idoneità al consumo delle carni cacciate, dando origine a un lucroso interesse intorno alle carni ottenute dall’attività venatoria. Si tratta chiaramente di un conflitto d’interessi. Gli agricoltori si illudono che i cacciatori operino per ridurre il numero di ungulati che possono creare danni alle colture, mentre questi hanno invece un fortissimo interesse a mantenere un’elevata presenza di prede sul territorio. Studi approfonditi dimostrano che l’attività venatoria stessa, specie se praticata senza limitazioni, (oltre ad arrecare danni all’ambiente mettendo a rischio la sopravvivenza di molte specie e inquinando il terreno con pericolosi metalli pesanti) può modificare le classi di età nei branchi in modo innaturale fino a provocare l’anticipazione del primo parto inoltre, a seguito dell’uccisione degli esemplari dominanti o semplicemente a seguito dello stress da panico per gli spari e l’inseguimento dei cani, si divide il branco in modo forzato e incontrollato.
Dopo avere creato questa folle situazione, ci saremmo aspettati una risposta pronta da parte dell’Assessore Regionale all’Agricoltura. La risposta di Claudio Sacchetto, in effetti, c’è stata, ma anziché vietare e punire con severe sanzioni ogni forma di allevamento e foraggiamento illegale di animali selvatici, le coltivazioni a perdere, i ripopolamenti a scopo venatorio, la macellazione, trasporto e sopratutto vendita di fauna selvatica, si è invece deciso di autorizzare, modificando la legge regionale nel collegato alla legge finanziaria 2011, battute di “caccia selettiva” agli ungulati dal 1° giugno al 15 marzo, anche in piena estate. I proiettili micidiali delle carabine a canna rigata autorizzate da Sacchetto, possono cadere anche ad alcuni chilometri di distanza e la copertura forestale estiva rende queste armi poco efficaci ma pericolosissime. Dopo di che, ancora concessioni alle richieste dei cacciatori: l’Assessore ha proposto la modifica della legge con la possibilità di cacciare tre giorni la settimana a scelta su cinque, sabato e domenica compresi, la possibilità di sparare a dieci nuove specie, la caccia con l’arco (una tortura per l’animale che viene spesso solo ferito), la caccia in deroga a specie protette dalla Comunità Europea (dando il via a probabili ulteriori sprechi per pagare le multe che arriveranno), etc.
In questo modo se domenica 3 giugno il Referendum Regionale volto a ottenere la limitazione della caccia in Piemonte non dovesse superare il Quorum del 50%, Sacchetto avrebbe già pronto un nuovo disegno di Legge che arriverebbe a mettere gravemente a rischio villeggianti, escursionisti, famiglie e turisti italiani e stranieri durante le vacanze (già molte sono le lamentele che abbiamo dovuto registrare la scorsa stagione durante le battute di caccia estive concesse in deroga alla Legge attuale) e forse anche la candidatura UNESCO delle colline Piemontesi. Sacchetto ha anche ottenuto di aumentare il numero di cacciatori sul territorio piemontese, aprendo ulteriormente a cacciatori foranei, in modo da “incrementare il turismo venatorio”, come lui stesso ha affermato con soddisfazione. Insomma,rischiamo di cacciare via a pallettoni chi viene da noi per godere dei nostri vini, della cucina e dei prodotti tipici, nella quiete dei paesaggi candidati all’UNESCO, a favore invece di chi viene da noi per sparare, uccidere, spaventare.
Ad ottobre 2010, tanto per fare alcuni esempi, a Novello (CN) una pallottola dacinghiale è entrata in un’abitazione ed ha centrato un televisore, mentre il 6 Luglio 2011 a Torino, in Strada Traforo del Pino 67, un giovane è stato colpito al volto. I dati riportati dall’Associazione Nazionale vittime della caccia (circa 100 morti e 300 feriti in Italia nell’ultimo triennio) dovrebbero far riflettere. Per non parlare della sicurezza stradale, sempre più compromessa a causa d’improvvisi attraversamenti di animali in fuga durante le battute di caccia. Studi condotti dalla Provincia di Cuneo hanno, infatti, confermato come gli incidenti stradali causati dalla fauna selvatica aumentino sensibilmente durante la stagione venatoria. Una risposta sensata sarebbe quella di ridurre drasticamente il calendario venatorio a un paio di mesi tardo autunnali. In caso di danni agricoli sarebbe risolutivo incentivare l’uso delle gabbie di cattura, che, come ampiamente dimostrato, costano poco e funzionano benissimo, lasciando al personale di vigilanza delle Province gli abbattimenti fuori stagione dei capi catturati come, dove e se necessari. Ottimo sarebbe anche l’utilizzo di dissuasori ottici/acustici e pastori elettrici efficaci, innocui e con costi irrisori (circa 90 euro l’ettaro).
Comunque vietare la caccia almeno la domenica e limitare le specie cacciabili a lepre, mini lepre, fagiano e cinghiale, come propone il referendum, sarebbe già un buon segnale e un primo passo avanti verso la civiltà, il rispetto della natura e della democrazia negata per 25 anni cioè dal 1987, anno in cui si raccolsero le firme per questo Referendum Regionale. Se le istanze referendarie fossero state recepite, avremmo anche risparmiato il costo del Referendum. Se Cota avesse almeno recepito la nostra richiesta di accorpare il Referendum con le Elezioni Amministrative del 6 Maggio, avremmo risparmiato altri milioni di Euro. Evidentemente le priorità dei nostri amministratori non sono quelle di salvaguardare la natura, il turismo, la sicurezza e il denaro pubblico. La scelta di far svolgere il Referendum il 3 Giugno dopo la Festa della Repubblica del 2 Giugno ci lascia pensare che Cota abbia come priorità fondamentale solo il non raggiungimento del Quorum.
Per approfondimenti:
www.referendumcaccia.it
referendumcaccia@gmail.com

Aderiscono al Comitato: AFNI, Agire Ora, AgriBio Asti, AIPS, Amici del Gatto Galliate, Animalisti Italiani, ANPANA, APDA, ARCI Piemonte, ASPA, Ass. Cometa, Ass. Vittime della Caccia, Asti Social Forum, AVDA, Burchvif, Camminare Lentamente, Centro Sereno Regis, CIPRA Italia, Club UNESCO Asti, Compagnia dei Cammini, CUB Piemonte, CuneoBirding, Dendros, EBN Italia, Ecovolontari Rivaltesi, ENPA, FAI Novara, Federazione dei Verdi, GASTI, GEVAM, Giovani Democratici, Gruppo Micologico Bresadola, Gruppi Consiliari Regione Piemonte Federazione Sinistra Europea, Kaps, Insieme per Bresso, Italia dei Valori, Movimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia Libertà, Il Girasole, Lab2031, La Pulce, L’Arca del Re Cit, LeAL, LIDA, Mountain Wilderness, Movimento 5 Stelle, Movimento Decrescita Felice, No alla caccia, Novara Bird Watching, OIPA, Pro Loco Arignano, Sinistra Ecologia e Libertà, SOS Gaia – Ecospirituality FoundationTeatro Zeta, Terra Boschi Gente Memorie, Terra del Fuoco, Unione Naturisti Italiani, USAE/FSI, VegFestival, Vivi gli animali.

Il massacro degli uccelli migratori

Fonte: Lega per l’abolizione della caccia

I cacciatori abbattono centinaia e centinaia di piccoli uccelli migratori in poche ore Un video impressionante documenta il massacro di uccelli migratori in Lombardia

Uno sconvolgente video che mostra cosa sia veramente la caccia in deroga a specie protette. I cacciatori hanno abbattuto centinaia e centinaia di piccoli uccelli migratori davanti agli occhi e alla telecamera di un gruppo di volontari ambientalisti. Il luogo del massacro – dove il video è stato girato – è il Passo Gale, presso Colle San Zeno, a 1.400 metri,  il più importante passo per la migrazione degli uccelli in provincia di Brescia.
A rischio della propria incolumità i volontari della LAC e del CABS si sono schierati in quattro diverse giornate di ottobre fra i cacciatori e e gruppi di  migratori di passaggio. Eppure i cacciatori, invece di interrompere la caccia, hanno continuato a massacrare senza indugi i piccoli volatori. “È stato surreale. Ogni ora arrivavamo a contare 1.500 spari. Dappertutto vedevamo cadere i migratori e molti saltellare a terra feriti mortalmente. Alcuni uccelli sono stati uccisi sopra le noste teste e ci cadevano addirittura addosso insieme ai pallini da caccia” – racconta Andrea Rutigliano, collaboratore del CABS.
I volontari hanno filmato per ore l’orgia di spari, a cui prendevano parte circa un centinaio di cacciatori. Secondo le valutazioni delle guardie venatorie presenti almeno 10.000 uccelli, fra fringuelli, frosoni, pispole e peppole sono stati uccisi sul solo passo Gale. Il CABS ha pubblicato sul suo canale youtube alcune sequenze dell’intero materiale registrato. Il video mostra in maniera evidente come centinaia di uccelli vengono uccisi in poche ore sul passo di montagna. “Se si considera come nella sola Lombardia vi siano decine di questi passi, che la stagione dura 3 mesi e che 75.000 cacciatori la praticano nella sola Lombardia, ci si rende conto che i numeri sono da capogiro”, continua Rutigliano.
Su molti valichi montani soggetti a transito migratorio   in Lombardia si caccia infatti ancora nonostante la normativa statale preveda testualmente:
“La caccia è vietata su tutti i valichi montani interessati dalle rotte di migrazione dell’avifauna, per una distanza di mille metri dagli stessi.”
La Provincia, delegata a individuare e proteggere la zona di valico, ha invece artificiosamente spostato i confini della zona interdetta per favorire i cacciatori spara-tutto.
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