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Geotermia e centrali, se l’energia impatta il “brand” Toscana

Fonte: StampToscana, 12/10/2015
Di: Stefania Valbonesi

Radicondoli (Siena) – Giungere a Radicondoli (provincia di Siena) è già di per sè un’esperienza. Mistica, se vogliamo. Perché tutto quello che colpisce gli occhi, le orecchie, il gusto, l’olfatto, è così splendido da far venire a chiunque quella malinconia che solo la bellezza, quella vera senza aggettivi, fa venire. Ebbene, fra poco, se qualcuno non interverrà, se la Regione non ritratterà su alcune scelte già compiute, se la protesta della popolazione verrà tenuta in dispregio, se un’economia rispettosa del territorio e di grande fascino che sta portando occupazione e risollevando un intero territorio verrà ritenuta di poco conto e sacrificabile, se tutto questo avverrà, nell’Alta Val di Cecina, fra un filare di cipressi e uno di ulivi, si incardineranno le “torri” di svariate centrali. E, a Radicondoli, incombe anche il progetto “Lucignano”, vale a dire una delle 10 centrali “pilota” previste sul territorio nazionale.
Perché? Ecco qua: se andrà avanti ciò che è ormai atteso, fra Radicondoli, Montecastelli Pisano, Colle Val d’Elsa e Castelnuovo Val di Cecina sorgeranno torri e tubi.  Infatti, l’area è ricompresa nel progetto “Mensano”. In quest’area specifica sono stati richiesti i permessi di ricerca di risorse geotermiche per tre pozzi esplorativi: il pozzo TM1 in località Tesoro (Radicondoli, Siena), il pozzo TM2 nel podere Love, Casole d’Elsa, e, più lontano ma sempre nell’area Mensano, il pozzo TM3 in località Pignano, Volterra (Pisa). Non solo. Mentre si procede con i metodi tradizionali di richiesta di permessi per la ricerca e pozzi di “sondaggio” per scoprire e sfruttare eventuali risorse, fra Radicondoli e il corso d’acqua Lucignano, insiste il progetto pilota chiamato appunto “progetto Lucignano”.
Geotermia, dunque, che, assicurano le imprese richiedenti i permessi,  verrebbe a significare centrali a ciclo binario. Metodo già sperimentato, ad esempio, in Baviera. Centrali a ciclo binario, esattamente come quelle di cui parlano le grandi imprese che si sono gettate sulla nuova frontiera dell’energia.  E tuttavia, è necessario ricordare  il rischio “sismicità”. Un rischio ritenuto risibile per molti. Un rischio che tuttavia lo stesso Erwin Knapek, ex sindaco di Unterhaching dove c’è una centrale geotermica di questo tipo a ridosso di Monaco, non esclude, anzi: semplicemente parla di rischio “accettabile”. Non la pensano così in Svizzera, nel paese di San Gallo, dove avevano previsto di utilizzare una centrale geotermica a ciclo binario in buona parte per il teleriscaldamento. Ebbene ora presso il paese c’è un pozzo profondo circa 4mila metri. Un foro di cui nessuno sa cosa fare. Perché quando cominciarono a costruire la centrale, si scatenò un sisma di magnitudo 3,5 oltre a una fuoriuscita di gas. Tutti fermi.
Ripartiamo dall’inizio e dalla Toscana. L’inizio, per i comuni toscani della zona della geotermia, in particolare Larderello, comincia nello scorcio fra 800 e 900 quando calore e gas si trovavano praticamente a livello della superficie del suolo. Ma col passare del tempo, si cominciò a scavare sempre più in profondità e a allargare l’area di ricerca. Perché?
Per capire bene la situazione è necessario avere qualche informazione sulle centrali geotermiche e sul loro funzionamento. Nelle centrali che chiameremo “tradizionali” si sfrutta la pressione esercitata dal vapore contenuto negli  acquiferi geotermici per muovere una turbina che è accoppiata a un generatore. Gli acquiferi di tal fatta sono denominati a vapore dominante. La pressione dei geyser è così forte da spingere i vapori a un’altezza dai 20 ai 70 metri. L’intervento dell’uomo va nel senso di incanalare questa enorme potenza dirottandola verso una turbina a vapore che sviluppa una quantità molto grande di energia. Ed è questo il tipo diffuso in Toscana, precisamente a Larderello. Negli anni 40 l’Italia era già in grado di mettere in atto questa tipologia, che produceva 132 MW.
Ci sono poi gli acquiferi detti ad acqua dominante e sono quelli che producono acqua calda. Questi ultimi sono impiegati  per alimentare centrali a flash o a separazione. Ecco il meccanismo: l‘acqua, la cui temperatura varia da circa 180 a 370 °C, arriva in superficie tramite i pozzi e, poiché passa rapidamente dalla pressione di serbatoio a quella dell’atmosfera, si separa (flash) in una parte di vapore, che è mandato in centrale, e una parte di liquido che è reiniettato in serbatoio.  La maggior parte dei campi geotermici del mondo, tra i quali anche quelli di Travale e dell’Amiata, appartengono a questa tipologia.
Per serbatoi o acquiferi  che producono acqua a temperature moderate (tra i 120 e i 180°C), la tecnologia del ciclo binario è la più redditizia. In questi sistemi il fluido geotermico viene utilizzato per vaporizzare, attraverso uno scambiatore di calore, un secondo liquido (ad esempio isopentano), con temperatura di ebollizione più bassa rispetto all’acqua. Il fluido secondario si espande in turbina e viene quindi condensato e riavviato allo scambiatore in un circuito chiuso, senza scambi con l’esterno. Il fluido geotermico, dopo aver attraversato lo scambiatore, torna al pozzo di reiniezione per essere ripompato in serbatoio. Una metodologia che per molti va a intaccare incrinandolo l’equilibrio naturale della terra. Da qui, il sospetto (per gli svizzeri così fondato che hanno stoppato tutto il progetto tenendosi il buco) che si manifestino attività sismiche nello “scambio”.
In tutto questo, un problema enorme è quello dell’acqua.  In particolare se si parla del primo sistema, quello a vapore dominante, è necessario mettere in conto che i soffioni si esauriscono, i pozzi “muoiono”, la spinta che è quella che produce energia finisce. Ciò significa due cose: una, la necessità di andare a scavare sempre più a fondo (4mila metri, allo stato attuale, è considerato più o meno normale, si arriva anche a 5mila metri e oltre) due, non si tratta di energia rinnovabile. Solo per fare un esempio dell’ingente consumo di acqua che richiede lo sfruttamento dei pozzi, le strutture geotermiche di Larderello, per funzionare, devono ricevere acqua dai territori circostanti, perché, come dice un tecnico, “le rocce si sono seccate”. Nello specifico, l’acqua proviene da un acquedotto che conduce il prezioso liquido da Montalcinello a Larderello.
Quella della sismicità o dell’acqua sono solo alcune delle criticità, per i comitati che si sono creati e che stanno dando battaglia fra l’Amiata, Radicondoli, Castelnuovo, Casole d’Elsa e Montecastelli Pisano. Altro grande problema, quello delle immissioni nell’aria: secondo lo studio di Medicina Democratica su dati Arapt, le 32 centrali geotermiche presenti fra l’Amiata e l’area Larderello-Travale-Montieri (i dati sono del 2010, manca la centrale di Chiusdino inaugurata nel luglio 2011) emettono 28.599.575 kg. annui di acido solfidrico, 264,26 di arsenico, 3.360 di mercurio, 69.944 di acido borico.
Ma la questione nell’area di Radicondoli-Casole d’Elsa è ancora più complicata, e vede  il Comitato Difensori della Toscana che raccoglie le istanze e le richieste dei cittadini vicino ai sindaci schierati a difesa di uno sviluppo che, cominciato in sordina, sta cominciando a dare i suoi frutti in questi ultimi anni. E che verrebbe del tutto compromesso dalla costruzione di queste strutture, impattanti e stravolgenti di un paesaggio che ha pochi eguali al mondo: sia per biodiversità floreale e faunistica, sia per bellezza dei paesaggi, sia per la ricchezza e unicità di testimonianze storiche.
Proprio questo territorio, area che, comprendendo anche l’Amiata, arriva a essere quasi come la Val d’Aosta, è stato messo in “vendita” in seguito alla liberalizzazione del 2010 che ha scalzato Enel dal ruolo di “monopolista” della geotermia toscana. Infatti, in seguito alla liberalizzazione, il territorio italiano è stato diviso in “zone” di ricerca, o meglio, aree su cui i gruppi di ricerca e sfruttamento dei fluidi geotermici possono richiedere “permessi di ricerca”. Le aree interessate sono in buona sostanza quasi tutte nell’Italia Centrale, in particolare in Toscana.
La questione che ci interessa, quella dell’area  che comprende Radicondoli e Montecastelli, Castelnuovo Val di Cecina e Casole d’Elsa, è del tutto particolare. Infatti, abbiamo visto che i permessi di ricerca con pozzi esplorativi sono tre, più, per Castelnuovo Val di Cecina, un permesso di Ricerca di Risorse Geotermiche finalizzato alla sperimentazione di Impianti Pilota. L’istanza, (http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/info/impianti_pilota.asp), è stata accolta (l’aggiornamento è dell’agosto 2015). L’operatore, in questo caso ToscoGeo (Magma più Graziella) ha chiesto il permesso non solo per Castelnuovo, ma anche per Montalfina e Monte Rubiaglio. Tre pozzi esplorativi che potrebbero trasformarsi in centrali, in una zona che già ha una lunga storia di centrali geotermiche e perforazioni.
Ma occupiamoci del progetto Lucignano, sotto Radicondoli, quello della centrale “pilota”. A spiegare la questione, Giovanna, segretaria del Comitato Difensori della Toscana, con Lorenzo e Luca, altri due membri dell’associaizone di cittadini, residenti sul territorio. In tutto l’ambito nazionale ci sono 10 progetti per centrali geotermiche definite “Pilota”, ci informa il comitato: dal 2013 queste particolari centrali non seguono procedure regionali, ma sono di competenza di due ministeri, il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell’Ambiente. Ed ecco cosa hanno di diverso dalle altre centrali: si tratta di progetti sperimentali che seguono un iter facilitato e quando entrano in produzione ricevono contributi economici altissimi, anche se sostanzialmente sono uguali alle centrali a ciclo binario che le varie Magma, Gesto, Toscogeo, ecc. vorrebbero costruire un po’ in tutta Italia. Si parla di un giro di circa 5 (c’è chi parla di 8)  miliardi di incentivi.
Su questa centrale c’è già un piccolo giallo. Infatti, parrebbe che la richiesta di permesso di ricerca sia stata rigettata dal Ministero Sviluppo Economico, vale a dire da uno dei due attori cui spetta decidere sulla questione. Del resto, la richiesta di permesso è sparita dal sito del Mise, nel luglio scorso. Da annotare che il progetto “Lucignano” figurava dal 2010 nella lista degli impianti pilota nazionali. Ma se sparisce dalla lista del Mise, sul sito del Ministero dell’Ambiente, ecco là ancora il progetto con tanto di cartine e immagini su come sarà realizzato (http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/1561).
La richiesta concerne il permesso di ricerca di risorse geotermiche finalizzato alla sperimentazione dell’impianto pilota denominato “Lucignano”. “Il progetto prevede – si legge – la realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica alimentato dal liquido geotermico estratto da 3 pozzi di produzione e re-iniettato nel sottosuolo in altri 2 pozzi, delle condotte per il convogliamento del fluido geotermico di lunghezza 4,284 km e dell’elettrodotto interrato di connessione alla rete elettrica ENEL di lunghezza 9,358 km”. Richiedente: Lucignano Pilot Project S.r.l. Da ricordare che era stato il CosVig assieme alla società Geonergy a presentare nell’agosto del 2011 due istanze di permessi di ricerca per risorse geotermiche, finalizzati alla sperimentazione per altrettanti progetti pilota, con potenza inferiore a 5 MW, al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), come previsto dal Dlgs.22/2010. Ricordiamo anche che in data 28 novembre 2013 Co.Svi.G. e Geoenergy hanno dato vita alla Lucignano Pilot Project Srl – LPP.
A complicare la vicenda entra anche un’altra questione, quella della moratoria che il presidente Rossi mise in atto nel corso delle ultime votazioni regionali. Moratoria conclusasi il 24 agosto scorso. Da allora, le società sono tornate alla carica. Ed è dell’ultimo consiglio regionale 7 ottobre 2015, una risoluzione del Pd sulla geotermia che dovrebbe dare una sistemazione chiara a tutto il settore, “dando piena attuazione al protocollo d’intesa approvato nel novembre 2013, sottoscritto con Rete Geotermica toscana di cui fanno parte alcuni operatori titolari dei permessi di ricerca per la realizzazione di impianti per la produzione di energia a media entalpia a ciclo binario”. Punto cardinale, predisporre “il prima possibile”, e di concerto con le istituzioni locali, le indicazioni previste dal Paer (Piano ambientale energetico regionale) per definire il “numero massimo dei pozzi esplorativi da concedere”, i “criteri e i parametri per la loro corretta distribuzione sul territorio”, tenendo conto delle “prescrizioni” del Pit (Piano di indirizzo territoriale) con valenza di Piano paesaggistico e specificatamente riferite alle zone di produzione agricola ad alto valore qualitativo, per il “corretto inserimento degli impianti” e per “spingere i concessionari ad utilizzare le tecnologie più avanzate in termini di sostenibilità”. E dar vita alla cosiddetta “zonizzazione”.
Una risoluzione che alimenta più dubbi che tranquillità nei cittadini dell’area interessata sia dai pozzi “esplorativi” che dal progetto Lucignano (anche se quest’ultimo, come viene spiegato più avanti, c’entra ben poco, in quanto di competenza ministeriale). “Se anche Rossi volesse tornare sui suoi passi, perlomeno per quanto riguarda un territorio che ha già dato ampiamente per quanto riguarda pozzi e strutture geotermiche, esiste tuttavia un accordo già firmato con la Rete Geotermica Toscana”. Rete che è un’associazione di imprese che raccoglie alcune delle società (come Graziella Green Power, Sorgenia, Geoenergy, Toscogeo, Gesto Italia e Magma Energy Italia) titolari di alcuni permessi di ricerca rilasciati in Italia, e in Toscana, per lo sviluppo della nuova geotermia, dopo la liberalizzazione del mercato del 2010. Insieme a questi operatori, fanno parte delle Rete Geotermica anche soggetti industriali specializzati nella progettazione e realizzazione di impianti della filiera geotermica.
Ma se la questione del protocollo firmato con la Rete Geotermica riguarda comunque permessi che si rivolgono alla competenza regionale e dunque attengono alla geotermia “tradizionale”, il progetto Lucignano riguarda la corsia “veloce” del governo, “giallo” compreso. E da Roma giungerebbero voci che le imprese stiano tentando di trovare un’alternativa (un accordo?) al rigetto del Mise.
“La cosa più sbalorditiva – concludono i membri del Comitato Difensori della Toscana – è che si interviene con decisioni calate dall’alto nel mezzo di un territorio con una propria precisa fisionomia economica in sviluppo, che verrebbe irrimediabilmente spezzata”. Una fisionomia economica, sia detto per inciso, che accoglie proprio uno dei temi portanti del “brand” Toscana, quello dell’agricoltura d’eccellenza, del biologico, dello slow food. Del paesaggio. Ma qual è la priorità, allora?… “Ma perché non si fa almeno una valutazione d’impatto economico, prima di prendere una decisione simile?” si chiedono i Difensori della Toscana e tutti i cittadini della zona. Fra i tanti elementi, infatti, ce n’è anche uno che rischia di penalizzare ulteriormente gli investitori che hanno scommesso su questa parte della Toscana (e sono tanti): i valori immobiliari, già ora, sono fra i più bassi dell’intera regione.
Ed ecco un altro dato interessante: nel solo Comune di Casole d’Elsa, che ha conosciuto uno sviluppo intensissimo per quanto riguarda il turismo nell’ultimo anno (150mila presenze), gli occupati del settore turistico sono 600. Con grandi possibilità di crescita. Un risultato che verrebbe spazzato via se, fra un filare di cipressi e una vigna, un’oliveta e un’antica villa, spuntassero le “torri” delle centrali. Non stupisce perciò che il referendum organizzato dal comitato Difensori della Toscana  fra la popolazione di Casole abbia visto il 93% dei cittadini pronunciarsi contro lo sfruttamento industriale dell’energia geotermica sul territorio.
Foto: http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/geotermia/titoli/toscana-umbria.pdf

Casole d’Elsa. Abbattuti i pini vicino alla scuola elementare. Ad Aprile è la festa degli alberi!

Italia Nostra Siena - Presidente Lucilla Tozzi

SOSPiniAssolutamente preoccupante è lo sterminio che da anni viene perpetrato ai danni dei pini. Siamo al culmine di una psicosi che ha trasformati i pini in esseri capaci di tutto: da amici dei bambini e anziani in esseri malefici.

Nessuno oggi si ricorda o vuol ricordare che i pini venivano piantati per il loro benefico influsso sulla respirazione e alle mamme veniva consigliato di portare il bambino, dopo l’ennesimo raffreddore invernale, “ai pini” ovvero al giardino pubblico.

Preda di questa psicosi e preoccupati dal rischio di essere coinvolti in risarcimenti danni, gli amministratori comunali tagliano tutto ciò che assomigli ad un pino, e questo è successo anche in questi giorni a Casole d’Elsa vicino alla scuola elementare. Un bell’esempio per gli alunni, che da un giorno ad un altro hanno visto sparire un giardino di oltre trenta pini, abbattuti come per un malefizio da chi doveva piantarli: proprio in questo…

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Geotermia, le istituzioni ascoltino la voce della comunità

Fonte: La Nazione, Siena, 14/01/2015

Casole d’Elsa. Il Sottosegretario Borletti Buitoni si schiera con il “no”
“Le istituzioni devono ascoltare la voce della comunità”

Parola di sottosegretario, musica per le orecchie delle associazioni casolesi chesi battono contro la geotermia industriale e il progetto Mensano della società Magma. Intervenendo alla trasmissione Rai Ambiente Italia, il sottosegretario ai beni culturali Ilaria Borletti Buitoni si è schierata, neanche tanto velatamente, dalla parte del no’ che ha stravinto il referendum cittadino sullo sviluppo industriale della geotermia, affermando la necessità di reimpostare la questione secondouna nuova ottica che metta al primo posto il valore del paesaggio.
«Spesso si contrappone il paesaggio allo sviluppo economico che crea ricchezza, ma il paesaggio è ricchezza e da questo punto di vista la Valdelsa è una delle zone più importanti al mondo ha detto La comunità fa bene a difendere il suo territorio e le istituzioni devono ascoltare la sua voce: ad esempio trovando il modo di utilizzare per certi progetti aree già degradate, senza rovinare il paesaggio perché sarebbe un danno a un patrimonio collettivo inestimabile.
So che il presidente della Toscana Rossi e l’assessore Marson sono attenti alla tutela del paesaggio e credo che quella che lo stesso Rossi ha indicato come una via toscana’ alla soluzione del problema (un accordo coi comitati per una moratoria che fermi lo scavo dei pozzi ndr) sia possibile».
Se Rossi apre, i comitati non chiudono. «Non siamo contro la geotermia in quanto tale, siamo contro le grandi centrali afferma Scilla Sonnino del Wwf Siamo, invece, favorevoli alle piccole pompe di calore a servizio del territorio».

Ambiente Italia: opposizione alla geotermia in Toscana

Nella puntata di Ambiente Italia la parola ai soci di Italia Nostra che si oppongono alla costruzione di pozzi e centrali geotermiche.
Casole D’Elsa, Radicondoli e Montecastelli Pisano. Progetto geotermico “Mensano”.

La Centrale che non c’è

Fonte: Casolenostra, 24/12/2014

La domanda è semplice. La prima che verrebbe in mente a un bambino. E’ stata rivolta ai dirigenti della Magma il 26 maggio 2012, a Casole d’Elsa e poi di nuovo qualche giorno fa in assemblea pubblica a Montecastelli. In entrambi i casi (e a dire il vero anche in altre occasioni) la Magma non è stata in grado di fornire una risposta.
La domanda è semplice: “Potete mostrarci un esempio delle centrali e dei pozzi innovativi che volete costruire?”. La risposta è stata sempre la stessa, la Magma non è in grado di indicare alcun esempio di pozzi o centrali senza quell’impatto che è inaccettabile per i cittadini e per il PIT.
Nonostante avessero avuto anni per preparare una risposta, a Montecastelli i dirigenti Magma hanno dapprima indicato la centrale di Sauerlach (visibile in figura) poi, dopo la protesta di una cittadina tedesca, che ha spiegato i problemi causati da quella centrale, hanno fatto retromarcia dicendo che ce n’è una alle Haway, senza dire dove.
Una centrale come quella di Sauerlach è impensabile a Montecastelli, per non parlare dei pozzi, ancora più distruttivi del paesaggio. Se ne deduce che le centrali e i pozzi che Magma promette semplicemente non esistono. A meno che la Magma non abbia in mano i brevetti del nuovo tipo di centrale geotermica e di pozzo, ma in questo caso avrebbe avuto il dovere di mostrarli ai cittadini. Se non l’ha fatto possiamo realisticamente pensare che non abbia in mano nulla. Quindi ciò che la Magma vuole fare è sperimentazione.
Niente di male, ma quando si fa sperimentazione, si sa che l’esperimento può avere successo o rivelarsi un fallimento. Per limitare i danni di un possibile fallimento generalmente si usano cavie, oppure si sperimenta dove un fallimento non produce danni. Non è questo il caso di Montecastelli. Il territorio di Montecastelli non è una cavia geotermica e tantomeno sono cavie i suoi abitanti o l’economia del paesaggio che stanno sviluppando. L’esperimento della Magma-Graziella rischia di bloccare questo sviluppo.
La sperimentazione, secondo tutti i protocolli mondiali, secondo la Comunità Europea, secondo il buon senso, va quindi fatta in una zona desertica o già degradata. Per esempio, come correttamente suggerito da un abitante di Montecastelli potrebbe essere fatta su uno dei tantissimi pozzi inutilizzati che ENEL ha distribuito nel territorio di Castelnuovo Val di Cecina. A questa proposta la Magma risponde che “ENEL non ce li fa fare”. Stiamo scherzando? Con tutti i soldi che abbiamo speso (noi cittadini-stato) per pagare lo stipendio al dirigente Magma quando era senatore dei verdi, ancora non è chiaro che questo non è compito di ENEL, ma della politica? Non è ENEL che deve dare il permesso, ma la politica, se questa parola ha ancora un senso.
L’ex senatore dei Verdi Stefano Boco, oggi a capo della Magma, ha tutti, proprio tutti gli strumenti e gli argomenti per richiedere alla Regione e allo Stato una normativa che consenta alla Magma-Graziella di iniziare una sperimentazione di questi nuovi pozzi e delle nuove centrali nelle aree ENEL. Quando queste centrali saranno produttive i cittadini potranno visitarle, misurarne l’impatto e valutare se sono esportabili in aree di grande interesse paesaggistico. Sulla base di questa e di altre valutazioni si deciderà se farle o meno. Questo è l’unico modo di procedere. Tutto il resto è chiacchiera. La Magma-Graziella ha avviato l’iter per questa sperimentazione, dopo la proposta di Montecastelli? Se non l’ha fatto perché non l’ha fatto, dal momento che gli stessi cittadini non più tardi di due giorni fa sono andati a discutere questa ed altre proposte con il Presidente del Consiglio Regionale?
Per il momento i cittadini hanno in mano solo due informazioni: che le centrali che vuole Magma-Graziella non esistono, e che i pozzi previsti dalla Magma-Graziella D.CV.110.MAG.14.137B.02 – MEN 02 – STATO DI PROGETTO PROSPETTI non hanno niente di diverso da quelli che hanno irreversibilemente devastato una parte del nostro territorio.

Casole D’Elsa, Consultazione Popolare sulla Geotermia. Campagna per il NO.

COMITATO DIFENSORI DELLA TOSCANA

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Tutti coloro, italiani e stranieri, che abbiano proprietà immobiliari (immobili e terreni) nel Comune di Casole.
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