Archivi della categoria: Centri commerciali

Recovery fund e/o fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) per il Franchi, le imprese e i lavoratori. Il Campo di Marte, gli abitanti e i pochi negozianti rimasti (già in forte difficoltà) forse potranno evitarsi un centro commerciale.

Ancora sull’ex Panificio Militare di Via Mariti: la lettera di Italia Nostra ad Esselunga e l’odierno commento

Dobbiamo purtroppo prendere atto che il nostro messaggio inviato ad Esselunga il 13 gennaio scorso, con l’invito a “rivedere il progetto” di demolizione, e a prevedere invece “il recupero e il riuso degli edifici esistenti” è rimasto privo di risposta.

Spett.le ESSELUNGA S.p.A Direzione Generale

Sede Amministrativa – Via Giambologna 1 – 20096 LIMITO DI PIOLTELLO (MI)

Oggetto: Ex Panificio Militare di Via Mariti, Firenze – Stato di abbandono e suo recupero e riuso

Gentilissimi proprietari della Esselunga S.p.A.,

siamo cittadini volontari della tutela del patrimonio, ma anche vostri assidui clienti da tanto tempo e abbiamo lodato l’attenzione dedicata da Esselunga alla qualità architettonica dei suoi punti vendita, che spesso è apparsa ‘superiore’ a quella dei punti vendita di altre note catene commerciali italiane. In Firenze e dintorni, nello specifico, abbiamo apprezzato notevolmente il centro commerciale di Viale Canova, progettato da Mario Botta, e il centro commerciale del Galluzzo, conformato da Francesco Gurrieri. LEGGI TUTTO

Il commento odierno (5 febbraio) di Italia Nostra ospitato nelle pagine di Toscanachiantiambiente.it

Campi Bisenzio: Italia Nostra aderisce alla protesta contro la costruzione del centro commerciale Coop

Mercoledi 27 novembre. Campi Bisenzio: Assemblea Pubblica NO AL NUOVO CENTRO COMMERCIALE

Italia Nostra ed il referendum sull’Ipercoop di Gavinana

Firenze, 09.10.2000

Italia Nostra sostiene il referendum sul progetto Ipercoop a Gavinana?
Perchè tale progetto urbanistico è un esempio emblematico di cultura della separatezza e di piano delle proprietà che nulla ha a che vedere con il piano dei cittadini – e invita i fiorentini a dare il loro contributo alla raccolta
legalizzata delle firme entro il 26 ottobre

E’ quanto meno curioso che, di fronte ai ricorrenti disastri edilizi e urbanistici determinati dal “caos regnante” (per dirla  con Leonardo Benevolo) nella politica del fare dell’Amministrazione Comunale Fiorentina, fatta “di sovrapposizioni, di episodi” frutto della “cultura della separatezza”, di “parti scorrelate, il piano delle proprietà che nulla ha a che fare con il piano dei cittadini” (da una lucida presa di posizione di Mariella Zoppi), l’attuale responsabile dell’Urbanistica, assessore Gianni Biagi, non avverta la responsabilità di esprimere una critica presa d’atto in merito alla devastazione provocata negli ultimi anni dai “riempimenti” a cemento e “dal dominio della speculazione fine a se stessa” (secondo la preoccupata diagnosi di don Enzo Mazzi), con “il centro svuotato dalla originaria presenza popolare” e artigiana che è sempre più “destinato alle fredde funzioni del consumismo turistico e del terziario”, specialmente commerciale, e con le periferie che si rivelano “senz’anima, senza dignità, senza servizi, senza luoghi dignitosi di socializzazione e di fruizione e produzione culturale”.
Anziché porre finalmente a serrata revisione critica una politica che appare “succube dell’iniziativa dei vari attori, pubblici e privati, sostanzialmente priva di idee” (così un documento sottoscritto dai docenti del Dipartimento di Urbanistica e Pianificazione del Territorio dell’Università di Firenze). L’assessore, nella primavera del 2000 – con riferimento proprio al progetto di Ipercoop in viale Giannotti – è arrivato a dichiarare, con tono, tra l’altro, inspiegabilmente arrogante ed infastidito, che la sua azione è coerentemente volta a superare “la tendenza cronica di questa città a rimettere in discussione anche le decisioni a lungo dibattute e già definite, grandi o piccole che siano”: ovviamente, Biagi ha omesso di precisare che la sua ferma posizione va a garanzia di decisioni assunte ora nel contesto dello strumento urbanistico ed ora in quello degli accordi di programma, ma sempre nel più pieno disinteresse per le regole della partecipazione democratica che chiedono agli amministratori di sforzarsi di guardare oltre la mitica “stanza dei bottoni”.
La conclamata volontà “notarile” dell’assessore di volere “acriticamente portare avanti le decisioni già prese” non ha mancato di suscitare un’opportuna e preoccupata risposta sia da parte del consigliere al Quartiere 3 dell’opposizione Mario Razzanelli, sia del consigliere al Comune della stessa maggioranza Gianni Conti, sul problema di fondo dei rapporti tra l’amministrazione e i cittadini. Secondo Conti, l’amministrazione non può ritenere “nemici” i cittadini di via Palazzuolo, via Pisana, di San Domenico, ecc. L’assessore anziché chiedersi se il Prg [Piano Regolatore Generale] non sia pieno di “buchi neri”, scambia il popolo con chi non vuole l’ammodernamento di Firenze”.
La mole crescente delle istanze e denunce fatte (pure alla giustizia civile/amministrativa o penale) non solo da quelle inascoltate “Cassandre” che sono le associazioni ambientaliste, che pure a ciò sono istituzionalmente deputate, ma anche da decine e decine di comitati di quartiere o di strada e piazza – sorti spontaneamente per protestare contro  l’alta velocità e il raddoppio autostradale, i parcheggi e i sottopassi o le varianti stradali, gli elettrodotti e gli impianti telefonici e radiotelevisivi, il traffico e il degrado fisico e sociale del centro storico o delle periferie, l’abbattimento di alberi e le realizzazioni urbanistiche non di rado massive e incompatibili nei riguardi degli equilibri ambientali (a partire dai centri commerciali o dalle grandi strutture ludico-ricreative) -, in primo luogo sta a lamentare, anche con la ben nota e scontata vis polemica dei fiorentini, ma soprattutto con il risentimento e la rabbia nei confronti delle istituzioni (che non di rado finiscono col sostituirsi all’apatia e alla rassegnazione, con effetti sempre dirompenti sul piano sociopolitico), la voluta disinformazione, o almeno la non consultazione a fini di partecipazione da parte del “palazzo”.
Purtroppo, tale deprecabile “negarsi” dei pubblici amministratori si manifesta ormai abitualmente, sia sui grandi che sui piccoli problemi urbanistici e ambientali, con i molteplici pericoli a questi connessi.
Da qui la comprensibile reazione civica. “Sono le voci di persone che sono stanche di vedere le loro petizioni finire nel cassetto di un assessore distratto, o, ancora peggio, nell’armadio degli scheletri da non toccare.
Una rete di persone pronte a combattere e anche a coordinarsi tra di loro, in nome di “un concetto di base su cui tutti sembrano d’accordo: che Firenze deve appartenere in primo luogo ai suoi abitanti”. Va anche considerato – come sostiene il direttore de “La Nazione” Umberto Cecchi – che non esiste “nessun-altra città in Italia, nemmeno più Napoli, ormai, così refrattaria a voler capire i propri mali e a combatterli. Così impigrita nella sua totale immobilità di uomini e cose. Così disinteressata a se stessa”.
Eppure, queste sempre più giustificate e diffuse denunce non solo verso l’immobilismo, ma anche contro la vecchia urbanistica scoordinata, svilita, e “contrattata” con i cosiddetti “poteri forti” non sembrano suonare da ammonimento per l’Amministrazione Comunale Fiorentina, da tempo impegnata a gareggiare con quelle dei comuni della “cintura”, per costruire una vera e propria “città ed area metropolitana del consumo e del divertimento”, con una politica indiscriminata del “primo che arriva”, senza una pianificazione commerciale seria e senza un organico ‘piano delle funzioni’ che accerti i reali bisogni locali.
Soprattutto le aree industriali dismesse, una dopo l’altra, vengono “recuperate” (con l’infingimento mistificante della “riqualificazione urbana” e del “dare un volto alle periferie”, che pure comporta lo sperpero di cospicui incentivi finanziari, sottratti così alla fruizione reale della collettività) da svariati “templi del consumo di massa” o “non luoghi totali”, come gli ipermercati/supermercati/centri commerciali, o da autentiche “La Vegas della Piana”, come le cittadelle dello spettacolo e del divertimento, con o senza il corollario di rilevanti insediamenti residenziali.
Strutture tutte che gli osservatori preoccupati valutano nel loro grave o insostenibile impatto ambientale, come autentici disturbers sociali ed ecologici, in quanto destinate a produrre la perdita d’identità dei luoghi e la dissoluzione della “città dei cittadini”; ad incentivare ulteriormente la disgregazione del tessuto coesivo del piccoli negozi e le difficoltà di acquisto (e quindi di esistenza) da parte degli abitanti anziani, una volta che sia stata dissolta la rete tradizionale, ben più accessibile in termini spaziali e umani, delle botteghe “a misura d’uomo”; ad incrementare il traffico privato (e quindi l’inquinamento, in quartieri già prossimi al collasso per ciò che concerne qualità della vita, mobilità e rifiuti), e talora persino i rischi di ordine idrogeologico.
L’opposizione degli ambientalisti e della maggioranza dei cittadini è stata superata d’autorità, con l’avvio della cosiddetta “riqualificazione” in tante aree ex industriali, tra cui SIME e GOVER, FILA e SUPERPILA. Resta aperto il problema dell’ex  Longinotti  – per cui inutilmente è stata ricercata una soluzione “equilibrata” (come ad esempio suggerito da tanti amministratori e intellettuali, a partire da Vincenzo Bugliani, Riccardo Basosi e Antonio Paolucci), all’insegna di un insediamento non solo commerciale e il più possibile dimensionato sul quartiere e sugli “interessi della comunità” (e quindi assai più ridotto rispetto ai 3300 metri quadri previsti), per “conciliarsi con loro e magari sostenerli”, quanto ad impatto ambientale, “governo del traffico”, “vivibilità urbana” e diritti di sopravvivenza della “articolata rete del piccolo commercio tradizionale”.
Un referendum consultivo è stato tenacemente voluto (e infine autorizzato dall’Amministrazione Comunale, probabilmente per l’inizio del 2001) da uno specifico comitato coordinato dal consigliere del Quartiere 3 Razzanelli.
Recentemente, anche i Verdi fiorentini – da sempre assai critici sull’operazione, insieme ai Democratici – hanno deciso di organizzare una propria raccolta di firme per il referendum.
Per i motivi sopra esposti, Italia Nostra, in coerenza con le posizioni assunte nel passato, invita i Fiorentini a dare un contributo di sensibilità civica e ambientale, col partecipare alla raccolta delle firme (la scadenza è prossima: il 26 ottobre), perché la consultazione popolare possa realmente tenersi, e perché essa, così come augurabilmente altre a seguire su analoghe grandi operazioni urbanistiche d’impatto sicuramente massivo sulla città (a partire dal referendum finora negato sull’Alta Velocità), possa diventare l’occasione per gli schieramenti politici – come prefigurato dallo stesso vicesindaco Graziano Cioni – per presentare un coerente progetto urbanistico per Firenze.
Scrive, condivisibilmente, il caporedattore de “La Repubblica” Pietro Jozzelli che “sarebbe una bella prova, per la politica, se il referendum permettesse di discutere a fondo di Firenze, di ciò che si vuole o non si vuole fare, offrendo scelte alternative che permettano di capire che la politica è qualcosa di diverso da una melassa indistinguibile”: ovviamente, non solo per gli addetti ai lavori, ma anche e soprattutto per i cittadini.

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