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Approvato il PIT: comunicato stampa di Italia Nostra

Comunicato stampa di Italia Nostra

Esprimiamo solidarietà all’assessore Marson per la condizione di estremo stress in cui ha dovuto operare, ci congratuliamo con lei per aver condotto in porto il Piano Paesaggistico e siamo contenti che sia stato alla fine approvato. Il rischio che venisse rimandato era effettivo dato che venerdì sera il Consiglio Regionale ha concluso alle ore 21: ed era il penultimo giorno di legislatura.
Italia Nostra ha senza dubbio avuto un ruolo fondamentale di traino del mondo ambientalista e culturale con le innumerevoli azioni svolte a sostegno del lavoro dell’assessore e del suo staff. Abbiamo raggiunto, rispetto al Piano pesantemente emendato dalla stessa maggioranza di governo della Toscana (che l’avrebbe distrutto e svuotato dai contenuti) risultati positivi, riguardo all’agricoltura, alla tutela dei centri storici e delle coste, grazie anche all’azione del Mibact.
Restano criticità sulle Apuane, ma l’introduzione di una commissione di controllo regionale sulle quantità di prelievo del marmo e sulle sue modalità ci danno qualche garanzia in più rispetto a quanto fatto finora.
In ogni caso vigileremo perchè il Piano Paesaggistico sia davvero cogente.
Mariarita Signorini, consigliere nazionale di Italia Nostra nazionale e vicepresidente di Firenze

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Piano Paesaggistico Toscano: intervista a Mariarita Signorini su Radio Radicale

Radio Radicale domenica 22/03/2015 all’interno della rubrica di Oliviero Toscani e Nicolas Ballario “Fatto in Italia” si è occupata del Piano Paesaggistico della Toscana. Sono stati intervistati  l’Assessore all’agricoltura Gianni Salvadori e Mariarita Signorini Italia Nostra nazionale.
Clicca qui per ascoltare il programma.

Convegno “Economia del territorio e geotermia” intervento di Mariarita Signorini “Biogas a Buonconvento? Parliamone!”

Convegno economia del territorio e geotermia
C.R.E.A. centro ricerca energia e Ambiente Polo Universitario di Colle Valdelsa, venerdì 20/03/2015

Intervento di Mariarita Signorini Consigliere nazionale e membro del gruppo di lavoro energia di Italia Nostra
‘Il caso di Buonconvento e i processi di partecipazione democratica dei cittadini’
Biogas a Buonconvento? Parliamone!
Un movimento di protesta che si trasforma in organismo di proposta

Processo partecipativo promosso con il sostegno dell’Autorità regionale per la promozione della partecipazione dal “Comitato per la valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente di Buonconvento” per capire quali vantaggi e svantaggi comportano gli impianti di biogas e quali regole condivise devono guidare la loro realizzazione.

Nel maggio 2012 Buonconvento vide un acceso dibattito per la presentazione di tre impianti di Biogas in un’area di grande pregio paesaggistico. Si costituì così un comitato che riuscì a raccogliere oltre 1.000 firme per opporsi a quei progetti. Il Comune e la Provincia di Siena rinviarono la “conferenza dei servizi” per approfondire la questione e il Comitato raccolse 300 firme per chiedere all’Autorità regionale di avviare un processo partecipativo ai fini della ex-Lr. 69/2007, oggi Lr. 46/2013.
Il percorso, gestito dalla società Cantieri Animati in qualità di soggetto terzo e neutrale, ha visto all’opera una Giuria di 40 cittadini estratti a sorte, affiancata da un Organismo di garanzia rappresentativo dei diversi interessi. Per condividere le informazioni e allargare la partecipazione, sono state svolte anche due serate di dibattito pubblico con esperti “pro e contro”, aperte alla popolazione. La mattina dopo i cittadini componenti della Giuria si riunivano “a porte chiuse” per riflettere su quanto appreso suddivisi in piccoli gruppi, e deliberare in plenaria con l’aiuto dei moderatori.
La Giuria ha così elaborato delle linee guida condivise, che sono state poi presentate in un incontro pubblico agli amministratori degli enti coinvolti (Comune, Provincia e Regione).
Il processo partecipativo, durato sei mesi, ha portato diversi risultati in termini di accoglimento delle decisioni: le linee guida elaborate dalla giuria popolare sono state adottate all’unanimità dal Consiglio Comunale e alcune di esse, presentate dal Comitato sotto forma di “osservazioni” al Piano Strutturale in fase di approvazione, sono state tradotte in prescrizioni urbanistiche.
Il Consiglio Comunale di Buonconvento, inoltre, nella seduta del 20 giugno 2013 ha ufficialmente “preso atto” del rapporto della Giuria, condividendone all’unanimità i principi e i contenuti. Le raccomandazioni elaborate dai cittadini sono state inviate anche all’Assessore all’Ambiente della Regione Toscana, impegnata nel percorso d’ascolto per il PAER.
L’Organismo di Garanzia
Composto da 12 membri: Sindaco di Buonconvento (in qualità di presidente); Assessore all’Ambiente ed Energia della Provincia di Siena; presidente del Comitato di cittadini promotore del processo; rappresentante degli Agriturismi; rappresentante degli Allevatori; rappresentante degli Agricoltori; rappresentante delle imprese proponenti; capigruppo del Consiglio Comunale (1 maggioranza e 2 opposizione); rappresentanti del Comitato di cittadini promotore (2 persone).
L’OdG ha avuto un ruolo fondamentale nel processo partecipativo, perché ha verificato con attenzione che i materiali informativi elaborati da Cantieri Animati per i cittadini fossero imparziali e ha individuato gli esperti pro e contro da invitare agli incontri pubblici. Inoltre ha fortemente legittimato i risultati del processo, rendendo più facile la loro trasformazione in atti amministrativi.
La Giuria di cittadini
L’arruolamento dei cittadini è stato affidato una società specializzata che ha svolto oltre 700 telefonate per comporre un campione di 40 di essi assortiti per età, genere e livello d’istruzione.
Gli strumenti d’informazione
Quando s’invitano gli abitanti a discutere di questioni complesse, sulle quali spesso neppure gli esperti si trovano d’accordo, è necessario fornir loro strumenti d’informazione approfonditi ma facilmente comprensibili. Senza una “base comune” di conoscenza, i cittadini più informati tenderanno sicuramente a influenzare gli altri nelle discussioni, rendendole meno utili e più strumentalizzate.
Nella prima fase del percorso, sono state quindi svolte numerose interviste a esperti e “testimoni” rappresentativi dei diversi punti di vista, per acquisire le informazioni e i riferimenti necessari per l’elaborazione di strumenti informativi accessibili, rappresentativi di tutte le opinioni.
Per consentire a tutti i cittadini, anche non estratti nella giuria, di partecipare al dibattito e poter fare domande agli esperti, è stato predisposto un sito internet con pagine sintetiche e approfondimenti, oltre a un pieghevole informativo inviato a tutte le famiglie. Per i cittadini della Giuria è stata elaborata una “guida alla discussione” che spiega in modo semplice cosa sono gli impianti di biogas e quali impatti positivi o negativi possono portare, ponendo a confronto le diverse opinioni e riassumendo in linguaggio facilitato la complicata normativa esistente.
Cosa ci insegna l’esempio di Buonconvento
Il caso di studio evidenzia come anche un “comitato del no”, promuovendo un percorso di confronto regolamentato e informato, possa svolgere un importante ruolo di sensibilizzazione e supporto per l’amministrazione, contribuendo alla ricerca di soluzioni più condivise.
Il percorso di democrazia deliberativa svolto a Buonconvento ha fatto capire alla popolazione che esistono posizioni molto diverse riguardo ai vantaggi e svantaggi di tali impianti, e che le leggi e gli incentivi che li promuovono sono in continua evoluzione. Un’intera comunità ha avuto la possibilità di essere informata sull’argomento biogas senza condizionamenti, dando il via a una serie di proposte e linee guida equilibrate, che anche gli enti sovra locali hanno apprezzato. Buonconvento rappresenta un prototipo replicabile anche in altri contesti e per altri per altri temi conflittuali e complessi, poiché mette insieme formazione, informazione, trasparenza, ragionevolezza, studio delle alternative, attenzione allo sviluppo del territorio ma anche alla sostenibilità delle scelte.
Come attivare un processo simile
Con la Lr. 46/2013
“Dibattito pubblico regionale e promozione della partecipazione all’elaborazione delle politiche regionali e locali”, la Regione Toscana sostiene (anche con contributi economici) lo svolgimento di processi partecipativi locali che abbiano un oggetto definito e circoscritto e che si svolgano con una durata massima di sei mesi. L’ammissione dei progetti spetta all’Autorità regionale per la promozione della partecipazione, composta da tre esperti di chiara fama (Giovanni Allegretti, Ilaria Casillo e Paolo Scattoni). I progetti sono valutati sulla base di una serie di condizioni e requisiti, in particolare i metodi e strumenti devono assicurare la massima inclusività, in modo che tutti i punti di vista abbiano possibilità di espressione, e sull’oggetto in questione non devono essere già state prese decisioni definitive. L’Ente titolare della decisione deve impegnarsi, all’inizio del processo, a tenere in considerazione l’esito del processo partecipativo, o a motivare adeguatamente e pubblicamente le ragioni del mancato o parziale accoglimento dei risultati.
Possono presentare un progetto di processo partecipativo, alle scadenze previste: enti locali singoli o associati, imprese, associazioni e cittadini (con un determinato numero di firme definito dalla legge). L’Autorità è disponibile a incontrare i promotori anche in fase preliminare alle scadenze dei bandi, per fornire suggerimenti sugli aspetti metodologici e organizzativi.
Per informazioni e contatti: Consiglio Regionale della Regione Toscana

Rimandato il presidio previsto sotto la Regione e rassegna stampa sul Piano Paesaggistico della Toscana‏

RIMANDATA NUOVAMENTE LA DISCUSSIONE SUL PIANO PAESAGGISTCO DELLA TOSCANA IN CONSIGLIO REGIONALE, PERTANTO SI ANNULLA ANCHE IL PRESIDIO PREVISTO PER DOMANI.
Ci scusiamo ma evidentemente non siamo noi quelli in difficoltà. Si apprende ora che il punto all’ordine del giorno del Consiglio regionale, riguardante il Piano Paesaggistico, è stato rimandato alla settimana prossima. Evidentemente il nodo da sciogliere è assai complesso e le vicende fiorentine dell’inchiesta TAV complicano ulteriormente il quadro.

E’ stato rinviato a domani mattina alle ore 10  il presidio annunciato per oggi pomeriggio sotto il Consiglio della Regione Toscana in via Cavour. 

Infatti oggi si affronterà tardi il punto che è all’ordine del giorno e probabilmente del Piano Paesaggistico della Toscana si discuterà ancora domani  (addirittura la sua approvazione potrebbe anche slittare alla prossima settimana), per dare tempo al Ministro Franceschini di esaminarlo personalmente.
Abbiamo fatto tutto il possibile per sensibilizzare il mondo politico e l’opinione pubblica, mai come in questa ultima settimana siamo stati presenti su tutti i media, dunque ora incrociamo le dita.

Pubblichiamo parte della rassegna stampa sul Piano Paesaggistico della Toscana con l’intervista al Presidente Parini (La Repubblica Firenze), la pubblicazione delle dichiarazioni e delle richieste di Italia Nostra (Il Corriere Fiorentino) e l’articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera in cui sposa la causa e cita il ruolo svolto da Italia Nostra.

Fonte: La Repubblica, 17/03/2015

“Quel testo va difeso e non stravolto pronti a opporci”

«Italia Nostra è stata tra le prime associazioni a muoversi a difesa del Piano del paesaggio ed è uno dei motori del l’appello inviato al consiglio regionale da un gruppo di intellettuali tra cui Vezio de Lucia, Settis, Montanari, Asor Rosa». Chi parla è il presidente nazionale dell’associazione Marco Parini.
Oggi Rossi vedrà Franceschini, a lui spetta l’ultima parola.
«Spero bene che Rossi non contraddica se stesso. La giunta toscana ha licenziato un Piano proposto in giunta e che poi è stato oggetto di una serie di modifiche ed emendamenti che lo hanno stravolto. Questo noi lo denunciamo da mesi pubblicamente. Quel Piano deriva dal Codice dei beni culturali che prevede una co-pianificazione tra Regione e governo».
Cosa si aspetta da Franceschini?
«Mi aspetto che il governo difenda i contenuti del Piano e si opponga allo stravolgimento del Codice che ha contribuito a formare. Se questo dovesse accadere noi chiediamo che il ministero impugni il Piano e che il ministro e lo stesso premier Renzi difendano quell’azione di concertazione che la legge prevede.Quindi Franceschini non può che difendere il Piano, ha di fronte una strada obbligata».
E se invece le cose andassero diversamente?
«Si creerebbe un pericoloso precedente. Che cosa accadrà quando arriveranno il Piano del Veneto o della Calabria o di altre regioni? Si ripeterà la stessa storia all’infinito? Bisognerebbe impugnare il provvedimento».
Pensa anche lei come Tomaso Montanari che da parte del governo arrivi un input forte a far ripartire cantieri, lavori pubblici, nuove costruzioni? Che la filosofia pro sviluppo stia prendendo il sopravvento sulla tutela ambientale?
«Come presidente di Italia Nostra mi limito a stare nell’argomento, le considerazioni politiche più generali non sono di mia competenza. Sono abituato a ragionare sui fatti. Sul precedente decreto “sblocca Italia” noi abbiamo formulato una serie di considerazioni ma quando si tratta di svolgere lavori pubblici e iniziative nazionali bisogna fare ciò che è urgente e non ciò che è dannoso. Come la Tirrenica o altre opere su cui abbiamo fatto addfrittura ricorso al Tar. Va benissimo far lavorare le imprese ma non a danno dell’ambiente. Facciamole lavorare per la sicurezza del territorio, in questo modo ripartirebbero centinaia di imprese e di cantieri e il nostro appello è stato accolto con favore dall’Associazione nazionale costruttori. Riaprirebbero tanti cantieri diffusi sul territorio al posto di un solo megacantiere nazionale».

Fonte: Il Corriere Fiorentino, 17/03/2015
Di: Mauro Bonciani

Paesaggio, Rossi fa indietreggiare il Pd
I contatti con Franceschini, il rischio dello stop romano su cave e spiagge, lariscrittura con Marson Oggi col nuovo testo il governatore va Roma per incassare l’ok del ministro, poi il voto in Consiglio
Oggi Rossi sarà a Roma, con il piano del paesaggio riscritto dopo una lunga maratona al fianco dell’assessore Marson e dei consigli Pd e di maggioranza. E nella capitale, cercherà l’ok del ministro dei beni culturali, Dario Franceschini prima del dibattito in Consiglio regionale che inizierà nel pomeriggio. Intanto il segretario Pd assicura: «Il piano sarà approvato».

Questa volta Enrico Rossi non ha delegato a nessuno. Non si è «fidato» del lavoro dei consiglieri del Pd e per tutta la giornata, dalle io fino alle ore di cena, ha prima riunito la maggioranza, poi si è chiuso in una stanza assieme all’as-sessore Anna Marson e ad alcuni consiglieri dem e degli alleati ed ha riscritto, anche di suo pugno in alcuni casi, tutti i punti controversi del piano del paesaggio, il lungo lavoro di ripulitura alla luce non solo delle leggi regionali ma anche delle norme nazionali sul paesaggio, è stato condotto dal presidente della Regione (nel pomeriggio affiancato dal capo di segreteria, Ledo Gori, mentre Marson aveva alcuni dirigen-ti del suo assessorato) con l’obiettivo di dare coerenza al Pit, togliendo gli emendamenti pro cave e pro cemento sul mare, e di ottenere sta-mattina a Roma 11 via libera dal ministro dei beni culturali, Dario Franceschini, così da po-tersi presentare nel pomeriggio in Consiglio regionale con le carte in regola per chiedere l’approvazione finale del testo e respingere le critiche arrivate soprattutto dal mondo ambientalista. il tour de force – Rossi nel pomeriggio si è anche arrabbiato con Marson finirà solo stamani, con le ultime limature fatte da Rossi, Marson e Pellegrinotti, pri-ma di partire per Roma, Il governatore ed il ministro Franceschini si sono sentiti nel fine settimana e ieri la mediazione di Rossi è partita dal suo «lodo» e dalla cancellazione delle parti più distanti dal testo originale, introdotte in commissione con emendamenti presentati dai consiglieri Pd, Ardelio Pellegrinotti e Matteo Tortolini. «Sono pronto a tornare al testo originale, già approvato dal Consiglio regionale» ha detto Rossi e ieri si è tolta la possi-bilitàdi scavare il marmo sopra i 1.2oo metri (tranne che per tre cave e per casi di recupero ambientale), si è tolto il cambio di destinazione d’uso delle strutture balneari-turistiche, con tutele entro i 300 metri dal mare e circoscritta la possibilità di loro ampliamenti, si sono cancel-lati gli interventi lungo l’alveo dei fiumi e così via. Obiettivo, tornare allo spirito originario del Pit – Rossi ha incassato anche l’appoggio della Cgll toscana contro «il rischio che gli interessi corporativi rompano l’equilibrio» – e oggi sapremo se la maratona avrà avuto esito positi-vo. Intanto un gruppo di intellettuali, tra cui Falco Pratesi, Alberto Asor Rosa, Carlo Gin-sborg, Sergio Stalno, ieri ha lanciato l’appello «Non lasciamo uccidere il paesaggio toscano», chiedendo a Franceschini di «non lasciar per-petrare questo nuovo e più generale attentato alla bellezza storica dei paesaggi toscani». E il presidente nazionale di Italia Nostra, Marco Parini, aggiunge: «Chiediamo che venga mante-nuto il piano così come licenziato nella giunta. E frutto della co-pianificazione con il ministero dei beni culturali. Franceschini non si pieghi ai voleri di lobby e partiti portatori di interessi».

Fonte: Il Corriere della Sera, 17/03/2015
Di: Gian Antonio Stella

Da risorsa a minaccia al paesaggio
La Toscana alla disfida del marmo

«Perché non parli?», avrebbe detto Michelangelo al Mosé. Alle Alpi Apuane che fornirono il marmo bianco, accusano i geologi, non serve fare la stessa domanda. Parlano già. A ogni acquazzone torrenziale. La-sciando che si rovescino a valle, senza più le barriere naturali spazzate via dall’escavazione di marmo, spropositate quantità d’acqua. Per non dire dei danni al panorama. Al centro dello scontro sul piano paesaggistico che sta spaccando il Pd toscano.
Il braccio di ferro non è solo sulle cave. Trovato un compromesso sui limiti alle vigne «industriali», la zuffa è oggi sui «ritocchi» al piano dell’assessore Anna Marson che pareva passato ma passato non è. Grazie ad emendamenti congiunti Pd-Forza Italia, ecco i divieti diventare «raccomandazioni», le prescrizioni per le coste svuotate da frasi tipo «ferma restando la possibilità di realizzare adeguamenti, ampliamenti…» e così via. Una retromarcia tale da spingere il Fai e Italia Nostra e decine di intellettuali, da Ser-gio Staino a Dacia Maraini, da Giovanni Sartori a Vittorio Emiliani, da Salvatore Settis a Fulco Pratesi (compresi puristi che facevano le pulci alla Marson: «Troppo poco!») a firmare per-ché il piano non sia stravolto.
Lo scontro più duro, però, è ancora una volta sulle cave di Carrara: tolti i limiti a scavare ancora oltre 1.200 metri, tolti i paletti a riaprire le cave dismesse, tolte le tutele alle «aree integre» con la possibilità di «ampliamento delle cave autorizzate nelle adiacenze di vette e crinali integri». Cose che rasserenano i cavatori preoccupati da mesi per i «lacci e lacciuoli» e fanno al contrario sanguinare il cuore a chi, come Pietro Ichino, conosce queste montagne metro per metro e sospira sulla devastazione del passo della Focolaccia dove forse era la tana dell’aruspice etrusco Aronte: «Quando ci andai la prima volta, più di trent’anni fa, era un luogo lontanissimo dal mondo civile e carico di suggestione; oggi gran parte del suo fascino è perduto, poiché il Passo è divorato dalle cave».
Due visioni del mondo opposte. Più inconciliabili via via che i macchinari moderni possono aggredire i luoghi più impervi. Dicono i cavatori che quelle vette mozzate, quei crinali sagomati come le montagnole del Lego, quei canaloni coperti di scarti di lavorazione, sono in realtà il bello delle Alpi Apuane.
Lo spiegarono con una pagina a pagamento dove campeggiava un volto del David: «Siamo convinti che l’identità paesaggistica del nostro territorio sia rappresentata dalle stesse cave di marmo, senza le quali le Apuane sarebbero montagne come altre e non lo scenario esclusivo di oggi, culla e risultato dell’agire umano». E i tentativi di arginare l’assalto delle ruspe? «Fumisterie di un ambientalismo ideologico».
Una guerra senza tregua. Di qua i padroni delle cave dicono che «ogni giorno migliaia di persone, da Carrara alla Versilia, in cava o nei laboratori di trasformazione, lavorano direttamente il marmo» più altre migliaia nell’indotto, facendo del marmo la ricchezza dell’area. Di là gli ambientalisti ricordano che mezzo secolo fa, quando si estraevano circa 400 mila tonnellate, cioè meno della metà di oggi (900 mila, ma nel ‘95 furono toccate le 1.256.221 tonnellate) i lavoratori delle cave erano seimila ma oggi, grazie alle nuove tecnologie, solo 600. Un decimo. E accusano: «Dal 1950 ad oggi sono state estratte più di 50 milioni di tonnellate di marmo in blocchi. Lo “scarto” quindi sarebbe non meno di 100 milioni di tonnellate». Totale: 55 milioni di metri cubi di marmo.
Di qua i cavatori sventolano i numeri della Camera di Commercio, secondo cui il settore ha recuperato sugli anni della crisi toccando nel 2013 «un totale delle vendite all’estero vicino ai 329 milioni di euro». Di là i critici, come Mauro Chessa presidente della Fondazione dei Geologi Toscani, denunciano che il prezzo pagato dall’ambiente è troppo alto e che quei soldi, ricavati da un bene che appartiene (al di là degli aspetti notarili) a tutti gli italiani vanno a finire spesso in tasche straniere, come quelle della famiglia Bin Laden, che con 45 milioni di euro ha comprato a luglio il 50% della Marmi Carrara, che detiene a sua volta il 50% di Sam, padrona di un terzo delle cave.
A farla corta, le cose hanno preso una piega tale da spinge-re la Regione a varare una legge, parallela al piano paesaggistico, che impone la concessione a tutte le cave, anche quelle in mano a privati a causa di un editto del 1751 della duchessa Maria Teresa Cybo-Malaspina. Titolo del Sole24ore: «La Toscana espropria il marmo». Rivolta: «È un esproprio proletario!». Sciocchezze, ha risposto il governatore Enrico Rossi, che da settimane cerca una mediazione decente tra «sviluppisti» e ambientalisti del suo stesso partito da portare oggi a Dario Franceschini. E ha spiegato a Mario Lancisi: «Io dico ai cavatori: ok, ti dò una concessione sulla tua cava anche di dieci, venti anni, se vuoi». Ma a un patto: «Tu il marmo che escavi lo lavori anche e quindi produci lavoro, occupazione. Oggi il problema numero uno è che il marmo viene imbarcato e se ne va per il mondo mentre le aziende di lavorazione hanno chiuso la saracinesca».
Non bastasse, dice Chessa, «negli ultimi due decenni si è affermata una categoria merceologica trasversale: il detrito di marmo, gli scarti di lavorazione che alimentano i “ravaneti”, cioè le discariche minerarie delle Apuane». Polverizzato in carbonato di calcio per «plastiche, gomme, pneumatici, isolanti, vernici, colle, prodotti chimici, farmaceutici…» Per dire: 1.500 tonnellate l’anno vanno nei dentifrici venduti in Italia.
Come andrà a finire? Si vedrà. Certo ogni intesa sarebbe stata più difficile in novembre, a ridosso dell’ultimo straripamento del torrente Carrione. Che come scrisse Marco Imarisio «non è il Mississippi» ma per l’«occupazione sistematica dell’alveo naturale» ha man mano intensificato le sue esondazioni: 1936, 1952, 1982, 1985, 1992, 1996, 2003, 2009, 2010 (due), 2012 (tre), 2013, 2014…
Dopo quella del 2003, disastrosa e segnata da due morti, fu aperta un’inchiesta. Otto anni dopo tutto è evaporato: prescrizione. Resta però l’atto d’accusa delle perizie. La tragedia era dovuta anche alla cattiva gestione del territorio? «La risposta, alla luce delle indagini, non può che essere affermativa».

 

Convegno: Economia del territorio e geotermia

Venerdì 20 marzo 2015 ore 15.00
C.R.E.A. Centro di Ricerca Energia e Ambiente
Polo Universitario di Colle Val d’Elsa, Viale G. Matteotti 15

Il convegno si propone di discutere l’interazione tra il Piano Energetico Regionale, il Piano Paesaggistico e le attività economiche nelle aree geotermiche.
La moratoria della Regione Toscana sembra condurre, secondo le intenzioni del Consiglio Regionale, alla formulazione di una proposta tecnico-scientifica per la riorganizzazione della produzione energetica regionale senza penalizzare l’economia del paesaggio.
A questo scopo sono stati invitati alcuni esperti per discutere l’argomento e dare l’avvio ad un gruppo di lavoro che possa presentare alla Regione Toscana una o più proposte che tengano conto della complessità di tutte le variabili in gioco.

Programma

  • 15.00-15.15 Alessandro Donati, C.R.E.A.: Ricerca e impresa per una politica energetica
  • 15.15-15.30 Marco Spinelli, La moratoria della Regione Toscana: un’occasione per il territorio
  • 15.30-15.45 Piero Pii, Il progetto e l’area di studio e di sperimentazione
  • 15.45-16.00 Dario Conte, Il ruolo delle Associazioni nella gestione del terriotorio
  • 16.00-16.15 Pino Merisio, La politica degli incentivi
  • 16.15-16.30 Claudio Margottini, Le aree idonee alla geotermia
  • 16.30-16.45 Andrea Borgia, Le centrali dell’Amiata
  • Cofee breack
  • 17.30-17.45 Valerio Palma, Il valore economico del paesaggio
  • 17.45-18.00 Paolo Campinoti, Le aziende locali e lo sviluppo dei piccoli impianti
  • 18.00-18.15 Fausto Batini, Un approccio olistico per la valutazione delle risorse geotermiche
  • 18.18-18.30 Alessandro Piazzi, Il ruolo di ESTRA nell’economia del territorio
  • 18.30-18.45 Daniele Meregalli, La valutazione integrata dei progetti geotermici
  • 18.45-19.00 Mariarita Signorini, Il caso Buonconvento e i processi di  partecipazione democratica dei cittadini
  • 19.00-19.15 Scilla Sonino, Gli aspetti ambientali del Piano Paesaggistico
  • 19.15-19.30 Roberto D’Autilia, Smart grids
  • 19.30-19.45 Mauro Chessa, Geotermia pulita e democratica: media e bassa entalpia
  • 19.45-20.00 Alberto Ferrini, Conclusioni
  • Cena e discussione

Estirpati 6mila ulivi per far posto a parchi fotovoltaici nel Brindisino

Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno, 11/03/2015
Di: Francesca Cuomo

Scoperta della Forestale nelle campagne tra Brindisi e Cellino San Marco
Sanzionate alcune società del settore per complessivi 400.000 euro

Oltre 6.500 ulivi sono stati estirpati, senza alcuna autorizzazione, nelle campagne tra Brindisi e Cellino San Marco per far spazio a pannelli fotovoltaici. Sui terreni in cui si trovavano alberi secolari, tra il 2010 e il 2011 sono stati realizzati campi fotovoltaici con la semplice richiesta di Dichiarazione di inizio attività (Dia). La Forestale di Brindisi ha multato per 400mila euro gli intestatari dei terreni su cui si trovavano gli alberi poi spariti. Si tratta di circa 30 ettari di uliveti rasi al suolo per realizzare gli impianti suddivisi in piccole particelle e con una produzione di energia inferiore ad un megawatt per evitare di dover chiedere la Valutazione d’impatto ambientale.

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