Archivi della categoria: Energia

Nei pensieri della nostra associazione: Energie rinnovabili, Valutazione di Impatto Ambientale, Transizione energetica, Recovery fund, Terme di Montecatini, Olimpiadi di Cortina, Beni culturali, Idrogeno.

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Gli ultimi interventi di Italia nostra sul blog de Il Fatto Quotidiano

26/02/2021 Valutazione di incidenza ambientale, così più selezione e trasparenza ridurranno gli arretrati – Il Fatto Quotidiano

22/02/2021 Petrolio, la mancata approvazione del Piano per la transizione energetica è preoccupante – Il Fatto Quotidiano

12/02/2021 Recovery fund, basta grandi opere: i punti su cui intervenire per una vera transizione – Il Fatto Quotidiano

27/01/2021 Montecatini, intervenire sulle terme senza un piano strategico è preoccupante – Il Fatto Quotidiano

18/01/2021 Sostenibilità: con o senza territorio? Due visioni per le Olimpiadi di Cortina 2026 – Il Fatto Quotidiano

13/01/2021 Beni culturali: partiamo dall’attualità per capire come risalire la china – Il Fatto Quotidiano

06/0/2021 Le osservazioni di Italia Nostra sulle linee guida della Strategia nazionale per l’idrogeno – Il Fatto Quotidiano

Webinar: “PETROLIO: RISORSA O PROBLEMA? ANCORA TRIVELLE?”, venerdì 5 febbraio 2021 alle ore 17.00

I Governi che si sono succeduti negli ultimi due anni non hanno pubblicato il c.d. PiTESAI, cioè il Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee. Il termine ultimo per presentarlo è il 13 febbraio 2021, ma nulla è stato fatto e nessuno è stato minimamente coinvolto. Purtroppo, quindi, la sospensione delle Trivelle legata alla stesura del Piano è terminata, un macigno è pronto a travolgere la maggior parte del territorio italiano poiché si riattiverebbero i permessi sospesi e riprenderebbero il loro corso le nuove istanze (prospezioni, ricerca, coltivazioni).
Una domanda sorge potente: ma è ancora necessario il petrolio? Sono ancora necessarie le fonti fossili? È ancora necessario deturpare il paesaggio e il territorio, inquinare la natura e avvelenarci?
Nell’incontro del 5 febbraio 2021 l’Istituto Superiore di Sanità ci presenta un modello già sperimentato, un progetto Europeo, utilizzando la tecnologia dei Satelliti, su acqua e suolo, per poter individuare possibili fonti d’inquinamento da sversamento di idrocarburi, da tossine algali e altro.

Questo è il link per collegarsi sulla piattaforma Teams. https://bit.ly/39BYfUL

Qui il programma dell’incontro

Nasce il Comitato Referendario della Valdisieve “Vota sì per fermare le trivelle”

Oggi, 24 marzo, si è costituito il Comitato Referendario della Valdisieve “Vota Si per fermare le trivelle” in coordinamento con il Comitato Nazionale promotore del Referendum abrogativo sulle trivellazioni in mare.
Di fatto si vuole impedire che gli italiani siano informati adeguatamente sulle ragioni del referendum, nella speranza che ciò favorisca il non raggiungimento del quorum, rendendo nulla la consultazione stessa.
Al di la dei legittimi pareri sul quesito, troviamo imbarazzante quanto inopportuna, la posizione assunta delle forze di governo che propongono al proprio elettorato di astenersi; segno evidente che Renzi sa che il mancato raggiungimento del quorum è l’unica possibilità che ha per battere il SI se il referendum sarà reso valido dall’affluenza del 50% +1 degli italiani. Continua a leggere →

Trivellazioni: stop per quelle in mare. E per quelle a terra?

Fonte: Il Fatto Quotidiano, 28/09/2015
Di: Patrizia Gentilini

Negli ultimi mesi si è assistito a un ampio fronte di protesta contro le trivellazioni per la ricerca di petrolio in mare, protesta più che legittima – direi sacrosanta- per la delicatezza degli ecosistemi marini e che – fortunatamente – ha trovato ampia eco sui media e sulla stampa. Anche numerose regioni si sono dichiarate contrarie e addirittura è stato proposto un referendum per abrogare la ricerca di idrocarburi in mare; per il presidente dei Medici per l’Ambiente della Sardegna tuttavia “l’iniziativa referendaria è debole, perché non mira ad abrogare le norme contenute nel decreto Destinazione Italia che trasferiscono in capo allo Stato le competenze sulle rivellazioni a terra relative allo sfruttamento delle risorse geotermiche. Inoltre, non si contestano le norme sulle trivellazioni contenute nell’ultima Finanziaria”.
L’articolo 38 del decreto Sblocca Italia apre infatti la strada anche alla ricerca di idrocarburi con “trivelle onshore” (in terra) e viene scritto che: “le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale rivestono carattere di interesse strategico e sono di pubblica utilità, urgenti e indifferibili. I relativi decreti autorizzativi comprendono pertanto la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell’opera e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi…” Ma la ricerca di idrocarburi a terra non è certo meno scellerata di quella in mare: comporterebbe innanzitutto un notevolissimo consumo di suolo che passerebbe – come risulta da un recente documento di Isde – dagli oltre 43mila chilometri quadrati attuali a quasi 80mila chilometri quadrati.
Ma a parte il consumo di territorio qualcuno può forse ancora illudersi che l’impatto delle trivellazioni a terra sia scevro da rischi? Un recente libro “L’impatto ambientale del petrolio in mare e in terra” chiarisce ogni dubbio. Il libro, di carattere divulgativo ma assolutamente scientifico, è opera di esperti che si sono assunti il compito di condensare le indagini e conclusioni di tecnici e studiosi di gran parte dl mondo, nonché le loro esperienze personali: si tratta di Massimo V. Civita, Ordinario di Idrogeologia Applicata presso il Politecnico di Torino ed Albina Colella, Ordinario di Geologia presso l’Università della Basilicata. L’elenco dei potenziali danni comprende danni non stimabili né riparabili quali quello all’ambiente terra nel suo complesso, alla perdita di vite umane, alla salute di chi risiede in prossimità dei pozzi, dei centri di trattamento, dei siti di stoccaggio, ma anche danni alla quantità e qualità delle risorse idriche superficiali e profonde destinate al consumo umano, all’agricoltura, nonché danni al turismo.
Proprio la professoressa Colella nella relazione sulla “Qualità delle acque in un territorio sede di estrazioni petrolifere”, tenuta lo scorso 24 settembre all’Istituto Superiore di Sanità nel corso del Convegno in memoria di Lorenzo Tomatis, ha illustrato dati inequivocabili sulla presenza di idrocarburi in acque, sedimenti, pesci d’acqua dolce e alimenti in aree di estrazioni petrolifere in Basilicata. Appare davvero singolare a questo proposito l’opposizione della Regione Basilicata alle trivellazioni a mare, quando a terra,  ad esempio, il numero delle aziende agricole nella Val D’Agri ( interessata dalle estrazioni petrolifere) è passato dalle 4.408 del 2000 alle 1795 nel 2010, e la superficie agricola utilizzata nello stesso arco di tempo è calata di oltre il 16%. Nell’ottobre scorso, sempre in risposta al Decreto “Sblocca Italia” un gruppo di ricercatori e scienziati di levatura internazionale, che fa capo al Prof.Vincenzo Balzani di Bologna, ha scritto in una lettera aperta al Governo. In questa lettera si afferma fra l’altro che “La fine dell’era dei combustibili fossili è inevitabile, e ridurne l’uso è urgente per limitare l’inquinamento dell’ambiente e per contenere gli impatti dei cambiamenti climatici… E’ necessario promuovere, mediante scelte politiche appropriate, l’uso di fonti energetiche alternative che siano, per quanto possibile, abbondanti, inesauribili, distribuite su tutto il pianeta, non pericolose per l’uomo e per l’ambiente, capaci di colmare le disuguaglianze e di favorire la pace (…). Le energie rinnovabili non sono più una fonte marginale di energia, come molti vorrebbero far credere: oggi producono il 22% dell’energia elettrica su scala mondiale e il 40% in Italia, dove il fotovoltaico da solo genera energia pari a quella prodotta da due centrali nucleari”.
Perché il parere autorevole di scienziati e ricercatori scevri da conflitti di interesse, ma anche quello di medici che hanno a cuore la tutela della salute pubblica, non vengono mai tenuti nella dovuta considerazione? Perché nel sempre più ampio panorama di coloro che capiscono l’importanza della difesa dell’ambiente,  gli obiettivi che si vanno a perseguire sono purtroppo troppo spesso parziali o distorti? Credo che solo documentandosi su fonti di indubbio valore come il libro che ho citato, non delegando a terzi la gestione dei problemi più spinosi e tornando a ragionare il più possibile in modo autonomo e critico, le varie comunità possano mettere a fuoco i giusti obiettivi e le strategie per difendersi. E nel caso specifico auspico che al più presto si attivi una vasta e condivisa azione di protesta anche contro le trivellazioni a terra.

Il Governo cala le tasse e aumenta le bollette?

Comunicato stampa congiunto del 21/07/2015

Altura
Amici della Terra
Comitato per la Bellezza
Comitato Nazionale del Paesaggio
Ente Nazionale Protezione Animali
Italia Nostra
LIPU
Mountain Wilderness
Movimento Azzurro
Pro Natura
Rete nazionale NO geotermia speculativa e inquinante
Verdi Ambiente e Società
Wilderness Italia

Mentre l’Autorità per l’energia denuncia una spesa fuori controllo nel 2015 e 2016 per eolico e rinnovabili speculative, prevalgono le pressioni dei lobbysti e il MISE prepara un nuovo Decreto. Le associazioni ambientaliste: “Cosi non si combatte la CO2 ma si aggravano gli oneri per famiglie e imprese in tempo di crisi, con gravi danni a Paesaggio e Biodiversità”.

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Intervento di Italia Nostra alla viglia del Consiglio Europeo sull’energia

Comunicato stampa

Italia Nostra interviene alla vigilia del Consiglio Europeo per evitare danni irreparabili al paesaggio e all’ambiente italiano, che sarebbero una inevitabile conseguenza della fissazione di obiettivi nella produzione da FER elettriche al 2030 vincolanti per il nostro paese.
Fissare obiettivi vincolanti per la produzione da rinnovabili al 2030 al prossimo Consiglio Europeo il 23 e 24 ottobre sarebbe un suicidio: ci troveremmo con una ulteriore massiccia pioggia di pale e pannelli su territori fragilissimi e pregiati come i crinali appenninici e le coste. Un danno enorme per il nostro paesaggio che ne resterebbe sfregiato e stravolto nella sua bellezza. Ma un danno enorme anche per l’economia: già da quest’anno il prezzo della vendita sul mercato all’ingrosso di tutta l’energia elettrica prodotta in Italia sarà inferiore al costo dei soli incentivi diretti che si pagheranno alle rinnovabili, e nel 2016 si supererà, solo per l’incentivazione delle FER elettriche, la spesa di 15 miliardi, ovvero l’uno per cento dell’attuale PIL italiano.

Roma 20 Ottobre 2014 – Il Gruppo Energia di Italia Nostra ha elaborato una stima secondo la quale quest’anno il prezzo ottenuto dalla vendita sul mercato all’ingrosso (che, come media, negli ultimi mesi è oscillato intorno ai 50 euro al Mwh) di tutta l’energia elettrica prodotta in Italia (che quest’anno dovrebbe persino essere inferiore ai 280 TWh del 2013) sarà probabilmente inferiore al costo dei soli incentivi diretti che si pagheranno alle rinnovabili. Basta infatti moltiplicare 280 milioni per 50 euro, per ottenere un prodotto di 14 miliardi, che rappresenta verosimilmente il presunto tetto massimo di spesa del 2014 per acquistare sul mercato tutta l’energia elettrica italiana.
“Dall’ultimo rapporto dell’AEEG – sottolinea Marco Parini, Presidente Italia Nostra – si stima che per l’anno 2014, i costi derivanti dall’incentivazione delle fonti rinnovabili siano pari a circa 12,5 miliardi di euro, di cui circa 12 coperti tramite la componente A3, a carico di famiglie e imprese. Ma non è finita qui, perché nel contatore del GSE mancano il ritiro dedicato e lo scambio sul posto, di un valore presunto nell’ordine di 500 milioni, che porterebbe il totale a 13 miliardi di euro, infrangendo il tetto massimo di spesa già nel 2014, quando la produzione da FER sarà verosimilmente prossima al 36% del fabbisogno elettrico italiano, cioè già ora ben 10 punti percentuali in più rispetto a quel 26,39% che ci chiedeva l’Europa per il 2020. Eppure si continua ancora a scialacquare risorse ingentissime per aumentare la produzione da FER elettriche senza neppure più obblighi normativi di sorta”.
Ma dall’analisi del Gruppo Energia di ITALIA NOSTRA emerge un altro dato allarmante che sottolinea come ci sia poca chiarezza sulle cifre comunicate e legate agli incentivi.
Riesaminando il documento AEEG e mettendo a confronto alcuni dati ci si è resi conto che dalla stima dei 12,5 miliardi per il 2014 mancano altre voci di spesa legate alle diverse forme di incentivi che porteranno già quest’anno, conti alla mano, a sfondare il tetto dei 14 miliardi di euro. Nel 2016, a parità di ogni condizione attuale ed al netto degli impianti che nel frattempo saranno costruiti ed incentivati, si supererà, solo per l’incentivazione delle FER elettriche, la spesa di 15 miliardi, ovvero l’uno per cento dell’attuale PIL italiano.
“Ma c’è una cosa – sottolinea ancora Parini – che da ambientalisti ci preoccupa molto. C’è chi vorrebbe che sotto la Presidenza Italiana del semestre europeo al prossimo Consiglio Europeo il 23 e 24 ottobre venissero fissati dall’Europa nuovi e più elevati obiettivi vincolanti per la produzione da rinnovabili al 2030: sarebbe un suicidio! Ci troveremmo, infatti, con una ulteriore massiccia pioggia di pale e pannelli su territori fragilissimi e pregiati come i crinali appenninici e le coste. Un danno enorme per il nostro paesaggio”.
Infatti, se in Italia si montasse lo stesso potenziale eolico installato in Germania (il triplo rispetto al nostro), nessuna montagna e neppure le nostre coste meravigliose potrebbero sfuggire ad un destino ineluttabile di stravolgimento, modificando con ciò tutta la percezione del nostro Paese.
Questo perché in Italia il pochissimo – e perciò costosissimo – vento utile per gli impianti eolico-industriali si può ricavare solo sulle cime dei crinali o intercettandolo in mare, visto che non abbiamo vaste pianure aperte ai venti oceanici come nei paesi del Nord Europa. Del resto – sottolinea il Gruppo Energia di Italia Nostra – anche in Germania, dove pure le pale eoliche vengono prodotte, emergono giorno per giorno, di fronte all’evidenza, critiche sempre più radicali verso la svolta energetica incentrata sulle rinnovabili elettriche non solo da chi ama il paesaggio e l’ambiente, ma anche da organismi istituzionali, come ad esempio l’EFI, il comitato di esperti per la ricerca e l’innovazione insediato dallo stesso governo tedesco.

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