Archivi della categoria: Fortezza da basso

Tramvia, pedoni a rischio? Basta spostare la Fortezza

Fonte: Nove da Firenze
Di: Antonio Lenoci

“Fatti più in là” soluzioni tecniche a problemi pratici
Decongestionare Firenze, potrebbe essere un’idea.

Al via l’operazione decongestionamento del centro interessato dai lavori per la Tramvia con lo spostamento della Fortezza Antiquaria dal giardino della Fortezza da Basso a piazza Vittorio Veneto”poche righe in un comunicato riguardante l’Oltrarno di Firenze. Si chiama “Fortezza Antiquaria”, sulle guide turistiche è indicata così e la suggestione data dalla location vale il 50% della visita, ma adesso lì dove si trova è fastidiosa.
Un’occasione ulteriore – spiega la Giunta – anche per valorizzare le Cascine e portare sempre più famiglie a vivere il parco” una motivazione che denuncia vagamente la excusatio non petita accusatio manifesta.
Il problema è che la Fortezza dopo aver ospitato Pitti, avrebbe in programma altri eventi prossimamente. Capita a volte, nei poli congressuali soprattutto.
Chissà cosa direbbe il Poggi a 150 anni dall’Unità d’Italia se sapesse che Firenze, la sua Capitale, ha fatto tanto per creare un centro di attrazione fieristica che oggi deve essere decongestionato.
Dopo la denuncia di Nove Da Firenze, si sono moltiplicate le richieste di porre maggiore attenzione agli attraversamenti pedonali e ciclabili previsti attorno alla Fortezza da Basso ed al viale Filippo Strozzi in prossimità dei cantieri della Tramvia.
L’assessore Stefano Giorgetti il 23 gennaio risponde “Non ci dimentichiamo di pedoni e ciclisti e con gli uffici della mobilità stiamo cercando soluzioni alle difficoltà che ci si sono state segnalate. E già la prossima settimana sarà realizzato un nuovo attraversamento ciclopedonale in viale Strozzi”.
Ma il 6 febbraio la soluzione migliore è un’altra. Meglio “Decongestionare”.
Spostare il mercato, c’est plus facile. Ma perché non spostare anche la Fortezza. Decongestioniamo Firenze.
Un’occasione per provare l’ebrezza degli spazi vuoti e vedere l’effetto che fa.

Salviamo la Fortezza da Basso

Italia Nostra: “La tav potrebbe compromettere Fortezza e Opificio”

Fonte: Firenze Today
Di: Diego Giorgi

Intervista esclusiva a Mariarita Signorini: i rischi sui lavori del sottoattraversamento di Firenze, ma anche le perplessità sul progetto tramvia e i pericoli del sistema degli inceneritori

E’ una vecchia storia quella di Italia Nostra, nata oltre 50 anni fa. Passione, impegno e battaglie civili sempre a tutela del patrimonio storico, artistico e naturale. Dai beni culturali ai parchi nazionali, dalla questione energetica al capitolo sui rifiuti, dall’ambiente alle vicende legate alla mobilità ed al trasporto. A Firenze il volto della Onlus è incarnato da Mariarita Signorini; i temi caldi qui non mancano, anzi sono all’ordine del giorno. Partendo proprio da uno dei nodi in cui l’associazione si è spesa con più decisione negli ultimi anni: la questione Tav.
Nodo Tav. Alla fine sembra che prima dell’estate la talpa gigante comincerà a trivellare il sottosuolo. Intanto sono andati sotto di ben 40 metri per preparare lo scivolo per la mega fresa. Quanto siete preoccupati?
Moltissimo. Proprio per questo, per denunciare le storpiature dell’opera, abbiamo presentato un nuovo documento, redatto assieme ad uno dei massimi esperti sulle problematicità del nodo fiorentino, l’ingegner Perini. I punti critici sono molti, tutti a forte rischio. Per esempio, il danneggiamento degli edifici è stato sottostimato perché non è stato considerato il cosiddetto effetto ‘deriva’ che insorge durante lo scavo della galleria nei tratti di curva. In pratica non si prendono in considerazione gli effetti derivanti dal reale valore dei volume persi in questo specifico intervento.
Quella curva che passa proprio nei pressi della Fortezza.
Certo, sotto uno dei monumenti più importanti d’Italia. La Fortezza, uno dei monumenti più insigni dell’architettura militare del ‘500, sarà esposta ad un rischio nettamente maggiore di quello previsto dall’Osservatorio Ambientale. In quel punto preciso si sommeranno gli effetti causati da una parte dalla mancata considerazione ‘dell’effetto deriva’, dall’altra dallo scavo della seconda galleria, quella in pratica che passerà sotto i bastioni. Si crea quest’assurdo in cui il punto di massimo pericolo è sotto un monumento di importanza nazionale.
Fortezza, quindi Opificio delle Pietre Dure.
Infatti, un vanto italiano tutto fiorentino. Solo per capirci in questo momento l’Opificio ‘ospita’ Leonardo, quello degli Uffizi. Opere di questa portata hanno interventi di restauro molto lunghi. Per Raffaello sono stati impiegati dodici anni. Leonardo, quindi, rimarrà all’interno della struttura per l’intera durata degli scavi. Ma non solo, all’interno, da circa un paio di anni, è stato ‘ricoverato’ un Vasari danneggiato dall’alluvione e, dopo una lunga serie di accertamenti, stanno partendo con i lavori. Voglio dire, l’Opificio è uno scrigno. Scavare lì sotto equivale a scavare sotto gli Uffizi; è così difficile porsi questo problema?
Andando all’osso, secondo voi, c’è un rischio concreto per la salvaguardia dell’Opificio?
Dai primi accertamenti fatti dai tecnici per lo stato di conservazione, è già stato annunciato che la falda in quella zona verrà cementificata. O meglio, i pozzi dove l’istituto attinge per la climatizzazione degli ambienti saranno completamente ostruiti. Verrà a mancare una funzione fondamentale della struttura che ricalca il medesimo concetto adottato negli ospedali. Oltretutto, per la realizzazione del sistema, sono stati spesi dallo Stato al tempo delle lire centinaia di milioni. Tutto perché devono iniziare fin da ora a fare le iniezioni di cemento nel sottosuolo per evitare che la Fortezza vada giù.
Ancora problemi con la falda, a Campo di Marte come alla Fortezza, uno dei temi più dibattuti dalle associazioni e comitati che si battono contro la realizzazione dei tunnel.
E non può essere altrimenti. L’opera impatta ed interferisce fisicamente con la falda fiorentina. Una questione anche questa sottovalutata e che non tiene conto del rischio idrogeologico in corrispondenza dell’imbocco nord, di quello sud e della stazione Foster. Qui, in sostanza, si vuol creare un muraglione in zona di falda, con tutte le conseguenze del caso. Ma non basta, in tutto questo, non è stato nemmeno preso in considerazione il fenomeno indotto dalla scavo delle due gallerie con una sola fresa. Mentre a Bologna sono state scavati due tunnel contemporaneamente, a Firenze l’opera sarà scaglionata in due fasi diverse. Ma scavare una galleria, e poi dopo un anno, due anni, scavarne un’altra, aumenta esponenzialmente il rischio di subsidenza, quindi il crollo.
Continuando sul tema mobilità: Firenze ha scelto la via della tramvia; un progetto che non sposate, anzi, così com’è, criticate aspramente. La linea1 funziona, perché quindi non estendere la rete?
Non abbiamo mai criticato la linea1, anzi è un modello che sposiamo: collegare la periferia con la città. Contestiamo il resto del progetto e delle linee. Ha un senso fare delle linee che colleghino Sesto, Campi, Bagno a Ripoli, con la città perché decongestionerebbero il grosso del traffico dei pendolari all’interno dell’area metropolitana. Noi contestiamo il progetto di far entrare la tramvia nel cuore della città, che ricordo ha sempre una struttura medievale. Intervenire in una città patrimonio Unesco con mezzi di questa pesantezza, e stiamo parlando di treni da oltre 40 tonnellate, è una follia. Si poteva pensare a mezzi diversi, come ci sono a Milano; nessuno avrebbe mai contestato una tramvia leggera. Invece così avremo un’opera molto pesante, e fortemente bloccata. 
E l’ipotesi del sottoattraversamento del centro?
Consideriamo che in cantiere ci sono già 8 chilometri del tunnel della Tav, più ne facciamo tre per la tramvia ed a questo sommiamo i parcheggi sotterranei in piazza del Carmine o in piazza Indipendenza.
Una città sottoterra?
Sì, ma non è una città qualsiasi Firenze, non è strutturata con canoni moderni. E’ solo una questione di scelte. Abbiamo una ferrovia che attraversa la città. Perché non usarla come metro-treno. Se si investe denaro solo sulle grandi opere non c’è tutela del territorio, alla lunga viene a mancare la possibilità di conservazione e manutenzione.
Rifiuti, inquinamento, salute; si parla molto dell’inceneritore di Case Passerini, l’ampliamento di quello della Rufina, quello di Montale. Lei comprerebbe una casa ad un chilometro dall’inceneritore?
No, assolutamente.
Come mai?
Perché il fall-out delle sostanze tossiche è accertato. Da Medici per l’Ambiente, Medicina Democratica, dalle organizzazioni della sanità; tutti a dire che gli inceneritori non fanno bene alla salute. Anche se controllati e dotati di filtri, esiste una ricaduta tossica che va ad interessare la catena alimentare, per esempio. Attorno all’inceneritore di Brescia, per un raggio di circa tre chilometri, non si può coltivare niente per paura che le diossine intacchino la catena alimentare.
Forti rischi alimentari, quindi?
Non solo, questo è solo uno degli aspetti. Prendiamo il caso di Montale: a seguito di un malfunzionamento dell’impianto si registrarono picchi di diossina molto alti. Tanto che alcune madri in fase di allattamento decisero di sottoporsi all’analisi del proprio latte. Bene quel latte conteneva sostanze altamente tossiche e quindi pericolosissime per i neonati. Gli ultimi studi parlano addirittura di contaminazione del feto da parte di queste sostanze cancerogene.
Diossine e pm10, a chi si batte contro l’inceneritore c’è chi controbatte proponendo di chiudere autostrade, industrie, porti, aeroporti. Esiste un modello alternativo a questo schema?
Certo, ma si tratta di investire su un prototipo di vita completamente diverso. In alcuni Comuni, che hanno investito in questa direzione, il riciclaggio supera il 65%. Non è un’utopia e non si tratta di rifiuti ma del recupero di materie prime e seconde. Un nuovo stile di vita, forse più faticoso, che impegna costantemente, ma realizzabile. La verità è che il modello degli inceneritori è una necessità per coloro che non hanno investito su culture alternative. Prendiamo l’inceneritore della Rufina, un tema a noi molto caro. Un inceneritore nel bel mezzo di un’area pregiatissima della nostra viticultura. Un nicchia economica, che fa grande la Toscana nel mondo, messa a rischio da un gigante con una capienza otto volte e mezzo superiore a quello già presente; oltretutto in zona fluviale, all’interno dell’alveo di un fiume. Può essere questo il modello di riferimento?

Sottoattraversamento AV: rassegna stampa sulla lettera di Italia Nostra e Comitati dei Cittadini inviata a Monti

Fonte: La Nazione – edizione di Firenze e di Prato, 17/12/2011

“I comitati No Tav scrivono a Monti”

Italia Nostra e i comitati No Tav tornano all’attacco. Stavolta chiamando in causa, con una lettera, il premier Monti. Un appello affinchè il presidente del Consiglio “fermi lo spreco. Le chiediamo – scrivono – di risparmiare denaro che sta per essere impiegato in un’opera che costa molto e crea disservizi”.

Fonte: La Repubblica, edizione di Firenze, 17/12/2011

‘Tav, Sos per i capolavori dell’ Opificio’

TAV, Italia Nostra lancia l’allarme rosso per i capolavori di Leonardo e Giotto custoditi all’Opificio delle pietre dure della Fortezza, che si trova proprio sotto il tracciato: «Con le vibrazioni dei lavori per il tunnel Tav a Firenze non corre un grave rischio solo il David di Michelangelo, ma anche decine di altre opere in restauro nel laboratorio dell’ Opificio delle pietre dure, che si trova alla Fortezza da Basso, cioè proprio dove passeranno gli scavi: tra queste ci sono capolavori come l’Adorazione dei Magi di Leonardo, la Croce di Giotto, L’ultima cena del Vasari», tuona Maria Rita Signorini, rappresentante dell’associazione e restauratrice agli Uffizi, che potrebbe presentare una denuncia. Secondo Signorini «se, come ha paventato l’architetto De Simone, esistono serie possibilità che il David sia danneggiato dalle vibrazioni legate ai lavori Tav, pur trovandosi l’Accademia alcune centinaia di metri dal luogo degli scavi, figuriamoci cosa può succedere alle opere sotto restauro che si trovano all’Opificio, uno dei centri di eccellenza mondiale nel campo del restauro». A confermare l’allarme per l’Opificio è anche un architetto dell’ente, Alberta Zuffanelli: «Il rischio vibrazioni è concreto e con questo tunnel scompariranno i pozzi sotterranei dai quali l’Opificio attinge acqua per i sistemi di microclimatizzazione necessari a garantire alle opere l ambiente giusto per non essere danneggiate».

Fonte: Il Nuovo Corriere di Firenze. 17/12/2011
Di: Emiliano Benedetti

“Gli scavi del tunnel mettono a rischio le opere nell’Opificio”
L’allarme di Italia Nostra e Comitati dei Cittadini

Il tunnel Tav sotto Firenze mette a rischio le opere d’arte dell’Opificio delle pietre dure, in attesa di restauro. A denunciarlo, il movimento Italia Nostra e il Comitato contro il sottoattraversamento. “Gli scavi passeranno sotto due bastioni della Fortezza da Basso, dove c’è l’Opificio – spiegano Maria Rita Signorini, di Italia Nostra, e l’architetto Alberta Zuffanelli, funzionaria dell’Opificio -. In caso di cedimenti le opere potrebbero essere danneggiate.”
Si parla di un patrimonio di primissimo livello: “”L’adorazione dei Magi” di Leonardo, “La Croce” di Giotto, “L’ultima cena” del Vasari – elenca Signorini -. L’architetto De Simone ha paventato la possibilità che le vibrazioni dei lavori danneggino il David di Michelangelo, ospitato all’Accademia, distante centinaia di metri dagli scavi. Figuriamoci cosa può succedere alle tantissime opere all’Opificio”.
Sotto accusa anche le modalità usate per effettuare i testimoniali di stato, cioè le fotografie dell’attuale stato di conservazione degli edifici. “Da quattro giorni sono in corso i rilievi – rileva Zuffanelli -. I tecnici fotografano ogni screpolatura,  anche quelle dovute a un chiodo nella parete”. Il dubbio dei comitati è che le foto, che non darebbero un’immagine chiara dei danni presenti, potrebbero essere usate per dimostrare che eventuali futuri cedimenti siano dovuti a danni pregressi e non agli scavi. E c’è dell’altro. “Con le iniezioni di cemento per stabilizzare la Fortezza – conclude Zuffanelli -, scompariranno i pozzi dai quali l’Opificio prende acqua per alimentare gli impianti di climatizzazione, per il mantenimento delle opere”.

Abusi edilizialla Fortezza chiuse le indagini: 32 indagati

Firenze, Fortezza da Basso, 32 indagati per reati ambientali e urbanistici

Anche i cittadini più profani sapevano, e anche se non sapevano, ogni volta che si trovavano a passare o entravano dentro la Fortezza da Basso, potevano vedere con i loro occhi le costruzioni e la snaturazione di quell’area. La prima cosa che saltava allo sguardo era il totale disboscamento di molti pini secolari nel grande piazzale esterno retrostante, causato dalla realizzazione del parcheggio sotteraneo, su cui, anche in quella occasione, a seguito di diverse denunce di cittadini e di comitati, il sindaco Domenici fu indagato.
La seconda anomalia si notava entrando nell’area espositiva, dove le antiche e particolari costruzioni si cozzavano col moderno aggiunto in un buglione di un gusto al quanto discutibile.
Ma come sappiamo qui non è il problema del livello di cultura dei nostri amministratori, che già di per sè sarebbe molto importante per una città come Firenze, ma la loro azione nel rispetto delle regole; noi ancora una volta ci chiediamo il perchè di questo andare avanti senza strumenti legittimi e trasparenti, senza valutazioni ambientali, monitoraggi e studi approfonditi. Ma soprattutto, senza una seria e democratica discussione con i cittadini, cui viene proprinata solo a cose già decise, con un’informazione scarsa, e nella maggior parte dei casi solo tramite i quotidiani. (il sindaco Renzi in queste dinamiche si è dimostrato in totale continutità con l’ex sindaco Domenici). Continua a leggere →

Per la Fortezza meglio la gara internazionale

Pubblichiamo l’articolo a firma di Gianfranco Cartei – docente di Diritto Amministrativo presso l’Università di Firenze e membro del Consiglio direttivo di Italia Nostra Onlus sezione di Firenze – in cui si spiega la necessità di sottoporre le opere pubbliche a gare internazionali di progettazione, lo strumento più idoneo per promuovere la qualità dell’opera.
Un tema che è molto caro a Italia Nostra.
Cliccate sull’immagine per scaricarlo.

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