Archivi della categoria: Fotovoltaico

Estirpati 6mila ulivi per far posto a parchi fotovoltaici nel Brindisino

Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno, 11/03/2015
Di: Francesca Cuomo

Scoperta della Forestale nelle campagne tra Brindisi e Cellino San Marco
Sanzionate alcune società del settore per complessivi 400.000 euro

Oltre 6.500 ulivi sono stati estirpati, senza alcuna autorizzazione, nelle campagne tra Brindisi e Cellino San Marco per far spazio a pannelli fotovoltaici. Sui terreni in cui si trovavano alberi secolari, tra il 2010 e il 2011 sono stati realizzati campi fotovoltaici con la semplice richiesta di Dichiarazione di inizio attività (Dia). La Forestale di Brindisi ha multato per 400mila euro gli intestatari dei terreni su cui si trovavano gli alberi poi spariti. Si tratta di circa 30 ettari di uliveti rasi al suolo per realizzare gli impianti suddivisi in piccole particelle e con una produzione di energia inferiore ad un megawatt per evitare di dover chiedere la Valutazione d’impatto ambientale.

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Incontro sul Piano Paesaggistico della Toscana

Giovedì 26 febbraio alle ore 11.30 al Caffè Giubbe Rosse, piazza della Repubblica 13/14r – Firenze, le associazioni di tutela ambientale, alla luce delle ultime vicende, in particolare, il maxi-emendamento proposto dal PD, incontreranno la stampa per fare il punto sul Piano Paesaggistico della Toscana.

Interverrano:

  • Cai: Riccarda Bezzi,Presidente CRTAM Toscana (Commissione Regionale Tutela Ambiente Montano)
  • Italia Nostra: Marco Parini, Presidente nazionale
    Antonio Dalle Mura, Presidente Italia Nostra Toscana
    Nicola Caracciolo, Presidente onorario CR toscano Italia Nostra
  • Legambiente: Fausto Ferruzza, Presidente Legambiente Toscana
  • Lipu: Daniela Burrini, Lipu Toscana
  • Mountain Wilderness
  • Pronatura: Mauro Furlani, Presidente Nazionale
  • Rete dei Comitati per la difesa del territorio: Mauro Chessa, Presidente
  • Slow Food: Stefano Beltramini‎, Segretario Regionale Toscana
  • Wwf: Marcello Demi, WWF Toscana

“Sblocca Italia” – stop art.35

Rete Valdisieve
Italia Nostra Onlus sezione di Firenze

Comunicato stampa, 6/11/2014

Il cosiddetto decreto “Sblocca Italia” è appena stato approvato al Senato con 157 voti favorevoli e 110 contrari (in molti invece sono usciti). Secondo l’attuale art. 35, entro il 13 Dicembre 2014, il Presidente del Consiglio con proprio decreto individuerà gli “impianti di recupero di energia e di smaltimento dei rifiuti urbani e speciali, esistenti o da realizzare, ” definendoli un sistema integrato e “moderno” di gestione dei rifiuti e addirittura “infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente” (cioè: aree di possibile militarizzazione).
In realtà le soluzioni delineate nel decreto Sblocca “Italia” sono obsolete e contrarie alla gerarchia stabilita dalla normativa italiana ed europea in materia di rifiuti, per i seguenti motivi:

  • non si prende in considerazione il fatto che oggi, in Italia, disponiamo di tecnologie in grado di trattare ogni tipologia di rifiuti, compresi quelli indifferenziati. Tali impianti – a freddo- consentono di chiudere il ciclo senza discariche e inceneritori, conseguentemente senza la produzione di scorie e ceneri pericolose da dover collocare in discariche speciali (oggi inesistenti).
  • per rispettare la richiamata gerarchia, non si dovrebbero realizzare nuovi inceneritori, bensì l’impiantistica innovativa per la selezione, il recupero e il riciclo delle “materie seconde” contenute nei rifiuti, con la quale si creeranno nuovi posti di lavoro: esperti stimano fino a 190 mila adottando le opportune tecnologie.

Al contrario il decreto “Sblocca Italia” si preoccupa unicamente di soddisfare gli interessi delle lobby inceneritoriste e non prende minimamente in considerazione, per trattare i rifiuti indifferenziati, le tecnologie che sono molto più sostenibili sotto il profilo ambientale e molto più produttive sotto il profilo economico.
Inoltre “tutti gli impianti devono essere autorizzati a saturazione del carico termico”, consentendo di bruciare rifiuti urbani e speciali provenienti da tutta l’Italia, con la conseguenza di disincentivare la raccolta differenziata.
Questo significa che la Valdisieve, che ha raggiunto buoni livelli di raccolta differenziata e che, per la mancanza di rifiuti da bruciare ha visto i Sindaci locali cancellare in linea teorica l’impianto dei Cipressi a Selvapiana –Rufina (in quanto non più sostenibile sul piano economico), potrebbe vedere riemergere il progetto grazie all’importazione dei rifiuti da altre aree toscane e non.
Con queste premesse, riusciranno i nostri sindaci a mantenere la loro posizione contraria all’impianto e ad attivarsi per la realizzazione di impianti di trattamento “a freddo” che permettono di chiudere il ciclo dei rifiuti recuperando materia ed avviare il percorso di Riciclo Totale sul nostro territorio o a livello di ATO, scongiurando così il pericolo dell’ulteriore inquinamento ambientale che si avrebbe dal trasporto dei rifiuti da tutta l’Italia.

Ieri sera il Senato, approvando il decreto, non ha avallato solo l’art. 35, ma anche tutti gli altri che, in sintesi, favoriscono le solite lobby del petrolio, degli inceneritori, delle autostrade ecc…..
E siccome questo non bastava, si diminuiranno i controlli, le misure ambientali e i tempi per le approvazioni di progeti, VIA e VAS.
Più che Sblocca Italia ci sembra uno SFASCIA ITALIA!

Una buona notizia dal vertice di Bruxelles! Niente valanga di pale! O almeno non subito…

Cliccate qui per leggere l’intervento di Italia Nostra alla vigilia del Consiglio Europeo sull’energia.

Rete della Resistenza sui Crinali

Dal Consiglio europeo di Bruxelles emergono per la prima volta seri dubbi sulla efficacia della politica degli obiettivi vincolanti finora seguita per la protezione del clima. I valori-obiettivo europei per il 2030 saranno 40 – 27 – 27 (che sostituiscono il programma 20 – 20 – 20 al 2020), ma solo la riduzione del 40% della emissione dei gas clima-alteranti è vincolante per ciascun Paese. Prevista una clausola di revisione di questi obiettivi se alla conferenza di Parigi del prossimo anno anche i grandi inquinatori mondiali non si adegueranno agli standard europei. Affermata al vertice di Bruxelles la posizione di buon senso auspicata alla vigilia da Italia Nostra col suo comunicato stampa. Intanto il Presidente della Commissione Industria del Senato propone una carbon tax estesa anche ai beni di importazioni.

consiglio europeo

Sostanzialmente confermata la scorsa settimana dal Consiglio europeo di Bruxelles la già fin troppo eroica impostazione teorica sugli obiettivi in…

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Green economy, le proposte di Italia Nostra alla Camera

Fonte: Formiche

Italia Nostra ha presentato alle commissioni riunite VIII e X della Camera, che sono in procinto di chiudere il documento conclusivo dell’indagine sulla green economy, un documento sottoscritto anche dai Presidenti di Altura, Amici della Terra, LIPU, AIW Ass.ne Italiana per la Wilderness, Movimento Azzurro e Mountain Wilderness.
Commenta così l’iniziativa Marco Parini, Presidente di Italia Nostra: “Ci siamo accorti che, stranamente, nel testo finale del documento sulla Green Economy della Camera, che affronta l’argomento nel suo complesso e con alcuni spunti molto apprezzabili, non ci fosse nessun tipo di riferimento ad uno dei problemi più grandi che hanno riguardato il settore negli ultimi anni: i folli incentivi erogati a favore delle Rinnovabili Elettriche, in particolare Eolico e Fotovoltaico industriale, che hanno certamente impedito di investire risorse importanti in settori come agricoltura, ricerca applicata, efficienza energetica e trasporti”.
In Italia, si legge nel documento, nell’attuazione del programma europeo “20-20-20 per il 2020″, tali impianti industriali sono stati costruiti in questi anni in modalità inusitate sia nel numero che nelle dimensioni sfruttando l’incentivazione più alta in Europa ed hanno rappresentato, nel loro complesso:

  • una delle più violente e repentine aggressioni al paesaggio ed all’ambiente italiano;
  • un disastro in termini di costi sostenuti dalla collettività: oltre 12 miliardi all’anno di soli incentivi ed un onere complessivo ormai nell’ordine di grandezza dell’ 1% del PIL;
  • l’assorbimento di un carico di risorse tale da deprimere la ricerca, di base ed applicata, per lo sviluppo di nuove tecnologie e qualsiasi altro investimento in settori ben più performanti per la riduzione di gas serra come le rinnovabili termiche, l’efficienza energetica, le modalità di trasporto sostenibile e il telelavoro;
  • una delle cause principali del costo proibitivo dell’energia in Italia con la conseguente delocalizzazione delle produzioni energivore dall’Italia verso Paesi dove l’energia costa meno.
  • un enorme flusso di denaro in uscita dall’Italia per l’acquisto dell’hardware che ha favorito quasi esclusivamente imprese e filiere industriali estere;
  • un beneficio occupazionale ridotto e limitato alle installazioni;
  • la negazione stessa del principio di “produzione individuale distribuita” teorizzato dagli stessi fautori delle rinnovabili come modello energetico sostenibile del futuro;
  • un nuovo lucroso affare per la criminalità organizzata, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno.

Conclude così Parini: “Ci auguriamo che gli spunti di discussione che offriamo possano contribuire per il futuro ad evitare la grande speculazione e gli enormi sprechi di denaro, a carico delle bollette di Famiglie e Imprese, che i folli incentivi alle Fer Elettriche, soprattutto eolico e fotovoltaico industriali, hanno causato in questi anni al nostro Paese attraverso un’attenta e più stringente valutazione del costo\beneficio delle scelte di politica energetica”.

Leggi il documento completo (pdf)

Intervento di Italia Nostra alla viglia del Consiglio Europeo sull’energia

Comunicato stampa

Italia Nostra interviene alla vigilia del Consiglio Europeo per evitare danni irreparabili al paesaggio e all’ambiente italiano, che sarebbero una inevitabile conseguenza della fissazione di obiettivi nella produzione da FER elettriche al 2030 vincolanti per il nostro paese.
Fissare obiettivi vincolanti per la produzione da rinnovabili al 2030 al prossimo Consiglio Europeo il 23 e 24 ottobre sarebbe un suicidio: ci troveremmo con una ulteriore massiccia pioggia di pale e pannelli su territori fragilissimi e pregiati come i crinali appenninici e le coste. Un danno enorme per il nostro paesaggio che ne resterebbe sfregiato e stravolto nella sua bellezza. Ma un danno enorme anche per l’economia: già da quest’anno il prezzo della vendita sul mercato all’ingrosso di tutta l’energia elettrica prodotta in Italia sarà inferiore al costo dei soli incentivi diretti che si pagheranno alle rinnovabili, e nel 2016 si supererà, solo per l’incentivazione delle FER elettriche, la spesa di 15 miliardi, ovvero l’uno per cento dell’attuale PIL italiano.

Roma 20 Ottobre 2014 – Il Gruppo Energia di Italia Nostra ha elaborato una stima secondo la quale quest’anno il prezzo ottenuto dalla vendita sul mercato all’ingrosso (che, come media, negli ultimi mesi è oscillato intorno ai 50 euro al Mwh) di tutta l’energia elettrica prodotta in Italia (che quest’anno dovrebbe persino essere inferiore ai 280 TWh del 2013) sarà probabilmente inferiore al costo dei soli incentivi diretti che si pagheranno alle rinnovabili. Basta infatti moltiplicare 280 milioni per 50 euro, per ottenere un prodotto di 14 miliardi, che rappresenta verosimilmente il presunto tetto massimo di spesa del 2014 per acquistare sul mercato tutta l’energia elettrica italiana.
“Dall’ultimo rapporto dell’AEEG – sottolinea Marco Parini, Presidente Italia Nostra – si stima che per l’anno 2014, i costi derivanti dall’incentivazione delle fonti rinnovabili siano pari a circa 12,5 miliardi di euro, di cui circa 12 coperti tramite la componente A3, a carico di famiglie e imprese. Ma non è finita qui, perché nel contatore del GSE mancano il ritiro dedicato e lo scambio sul posto, di un valore presunto nell’ordine di 500 milioni, che porterebbe il totale a 13 miliardi di euro, infrangendo il tetto massimo di spesa già nel 2014, quando la produzione da FER sarà verosimilmente prossima al 36% del fabbisogno elettrico italiano, cioè già ora ben 10 punti percentuali in più rispetto a quel 26,39% che ci chiedeva l’Europa per il 2020. Eppure si continua ancora a scialacquare risorse ingentissime per aumentare la produzione da FER elettriche senza neppure più obblighi normativi di sorta”.
Ma dall’analisi del Gruppo Energia di ITALIA NOSTRA emerge un altro dato allarmante che sottolinea come ci sia poca chiarezza sulle cifre comunicate e legate agli incentivi.
Riesaminando il documento AEEG e mettendo a confronto alcuni dati ci si è resi conto che dalla stima dei 12,5 miliardi per il 2014 mancano altre voci di spesa legate alle diverse forme di incentivi che porteranno già quest’anno, conti alla mano, a sfondare il tetto dei 14 miliardi di euro. Nel 2016, a parità di ogni condizione attuale ed al netto degli impianti che nel frattempo saranno costruiti ed incentivati, si supererà, solo per l’incentivazione delle FER elettriche, la spesa di 15 miliardi, ovvero l’uno per cento dell’attuale PIL italiano.
“Ma c’è una cosa – sottolinea ancora Parini – che da ambientalisti ci preoccupa molto. C’è chi vorrebbe che sotto la Presidenza Italiana del semestre europeo al prossimo Consiglio Europeo il 23 e 24 ottobre venissero fissati dall’Europa nuovi e più elevati obiettivi vincolanti per la produzione da rinnovabili al 2030: sarebbe un suicidio! Ci troveremmo, infatti, con una ulteriore massiccia pioggia di pale e pannelli su territori fragilissimi e pregiati come i crinali appenninici e le coste. Un danno enorme per il nostro paesaggio”.
Infatti, se in Italia si montasse lo stesso potenziale eolico installato in Germania (il triplo rispetto al nostro), nessuna montagna e neppure le nostre coste meravigliose potrebbero sfuggire ad un destino ineluttabile di stravolgimento, modificando con ciò tutta la percezione del nostro Paese.
Questo perché in Italia il pochissimo – e perciò costosissimo – vento utile per gli impianti eolico-industriali si può ricavare solo sulle cime dei crinali o intercettandolo in mare, visto che non abbiamo vaste pianure aperte ai venti oceanici come nei paesi del Nord Europa. Del resto – sottolinea il Gruppo Energia di Italia Nostra – anche in Germania, dove pure le pale eoliche vengono prodotte, emergono giorno per giorno, di fronte all’evidenza, critiche sempre più radicali verso la svolta energetica incentrata sulle rinnovabili elettriche non solo da chi ama il paesaggio e l’ambiente, ma anche da organismi istituzionali, come ad esempio l’EFI, il comitato di esperti per la ricerca e l’innovazione insediato dallo stesso governo tedesco.

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