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Tutti contro lo Sblocca Italia

Il 14 ottobre 2014 Mariarita Signorini, Consigliere nazionale Italia Nostra e Vicepresidente di Firenze, è intervenuta alla conferenza stampa (gremitissima) tenutasi a Montecitorio sul decreto Sblocca Italia, alla quale hanno partecipato 12 associazioni, 20 parlamentari e giornalisti.
Il suo intervento verteva sull’aeroporto di Peretola (compreso nel decreto) ed emblematico di una grande opera costosa ed inutile che crea gravi conseguenze per la vita di quasi un milione di abitanti per l’inquinamento atmosferico e per l’impatto acustico. E’ un’opera devastante per l’assetto idrogeologico di tutta la Piana fiorentina.
Di seguito potete leggere il comunicato dell’ufficio stampa di Italia Nostra

Fonte: Italia Nostra

Le associazioni unanimi contestano i contenuti del decreto

Uno strumento anacronistico. Un formulario di vecchi progetti che vengono riesumati in nome di un finto interesse collettivo. Unanimi, le 12 associazioni riunite oggi a Roma da Italia NostraCTS – ENPA – FAI – Greenpeace – Legambiente – LIPU – Mountain Wilderness – Pro Natura – Salviamo il Paesaggio – Touring ClubItaliano – WWF – per l’esame dello “Sblocca Italia”, chiedono al Parlamento che non converta in legge il decreto.
Le associazioni considerano il testo del decreto inaccettabile nei suoi contenuti per gli effetti devastanti che si prospettano per il territorio, per l’economia stessa del Paese e per i suoi profili di illegittimità costituzionale. Una formulazione che continua a vedere nella cementificazione, nello sviluppo infrastrutturale e nello sfruttamento delle risorse ambientali il solo motore di sviluppo della nazione.
Nonostante gli appelli fatti negli anni dalle associazioni di tutela, ma anche da intellettuali ed economisti illuminati, la messa in sicurezza del territorio è la vera emergenza nazionale che continua a essere ignorata dalla politica e che se affrontata porterebbe positive ricadute sul mondo del lavoro.
La semplificazione sbandierata nello Sblocca Italia non è altro che un colpo di spugna al sistema di tutele e l’esclusione totale alla partecipazione democratica nel processo decisionale in tema di infrastrutture, grandi opere, concessioni edilizie, sfruttamento delle risorse naturali ed energetiche dell’Italia. L’introduzione del silenzio-assenso produrrà l’esautoramento delle sovrintendenze. Le “mille Genova” che si ripetono, frutto di questa visione miope della politica, continuano a mietere vittime e produrre danni incalcolabili all’economia e al territorio, ad aziende medie e piccole colpite al cuore dall’ennesimo disastro annunciato.
Le associazioni chiedono misure concrete: prima fra tutte quella di destinare i 10 miliardi di euro previsti per l’inutile autostrada Orte-Mestre agli interventi urgenti per la salvaguardia del territorio.
Altra proposta coinvolgere il sindacato per la ricaduta che queste scelte avrebbero sulle piccole e medie imprese italiane, ora soppiantate per le grandi opere dalle multinazionali.
Infine, le associazioni chiedono un incontro urgente al Presidente del Consiglio per un confronto diretto.

Chiesta chiusura del mega-impianto solare USA: “brucia” migliaia di uccelli

Fonte: Rai News

Il mega-impianto solare ‘BrightSource’, inaugurato solo a febbraio scorso, sta ora scatenando
proteste e allarme proprio tra i più strenui difensori dell’ambiente che ne chiedono la chiusura

Centinaia di uccelli stanno letteralmente andando a fuoco ogni giorno nei cieli sopra il deserto Mojave della California, ‘catturati’ dai raggi e dai riflessi di quello che è considerato uno dei fiori all’occhiello dell’industria dell’energia pulita: il mega-impianto solare ‘BrightSource’ – inaugurato solo a febbraio scorso – sta ora scatenando proteste e allarme proprio tra i più strenui difensori dell’ambiente che ne chiedono la chiusura.
Situato vicino al lago Ivanpah in prossimità del confine tra California e Nevada, l’impianto da 2,2 miliardi di dollari è il più grande al mondo ad usare le cosiddette ‘torri energetiche solari’: più di 300mila specchi, ognuno della dimensione di una porta di garage, riflettono i raggi del sole in tre mega-cisterne alte come un edificio di 40 piani. L’acqua all’interno viene così scaldata e produce vapore, che viene trasformato in energia elettrica per ben 140mila case.
Ma la luce degli specchi sta causando l’inatteso ‘effetto collaterale’: l’uccisione in massa degli uccelli tanto evidente che gli investigatori di varie associazioni per la protezione della natura hanno chiesto allo stato della California di bloccare l’impianto.
Secondo ‘BrightSource’, gli uccelli uccisi ammontano a circa mille l’anno, ma secondo un esperto del ‘Centro per la diversita’ biologica’, le vittime piumate sono almeno 28mila l’anno, considerando quindi che ogni 2 secondi viene ucciso un uccello. “È un problema di cui ci stiamo occupando con molta serietà”, ha riconosciuto Jeff Holland, portavoce di ‘NRG Solar’ di Carlsbad, una delle tre aziende che possiedono l’impianto. La terza, Google, non ha fornito commenti diretti ai media Usa. “L’impatto sugli uccelli è stato sorprendente – ha ammesso Robert Weisenmiller, presidente della commissione sull’energia della California – non si era mai visto in relazione ad impianti solari più piccoli”.
Ma sui tavoli della commissione c’è ora un’altra richiesta, sempre della ‘BrightSource’ per la costruzione di un campo di specchi e di una torre di 75 piani tra il Joshua Tree National Park e il confine tra California e Arizona. Lo stato deciderà questo autunno, ma alcuni gli esperti hanno già messo in guardia che l’effetto sull’ambiente potrebbe essere ancora più disastroso:la zona considerata è difatti ricca di aquile dorate e falconi pellegrini.

Italia Nostra: Perchè a tutti i costi volete avvelenare la Maremma?

Fonte: Qui Grosseto

Fra i numerosi luoghi della Maremma meritevoli di un’attenta tutela, e insieme di un’intelligente opera di valorizzazione in chiave turistica, c’è il parco naturalistico della Biancane, situato nel cuore delle Colline Metallifere, poco distante dal borgo medioevale di Monterotondo Marittimo.
Si tratta di un sito capace di suscitare grandi suggestioni, in quanto l’energia proveniente dal sottosuolo ha plasmato profondamente il territorio, creando un paesaggio spettacolare, che sembra appartenere a un pianeta extraterrestre. Non per nulla il Parco delle Biancane è stato inserito nei percorsi di visita del Geoparco della Maremma, un’importante realtà facente parte della rete dei geoparchi europei organizzata dall’Unesco.
Nella realtà, invece dello sviluppo sostenibile previsto dalla Charta dei Geoparchi, Monterotondo Marittimo è da tempo sottoposto alle mire di una società, la multiutility ACEA di Roma, che vuole a tutti i costi ottenere dal Comune l’autorizzazione a triplicare in quella località, a breve distanza dall’abitato, l’impianto di compostaggio Solemme esistente. Impianto che, com’è noto, ricicla la parte umida dei rifiuti urbani e fanghi di depuratori, trasformandoli in ammendante di discutibile qualità.
La lavorazione, per nulla rispettosa delle prescrizioni e normative vigenti, delle montagne di rifiuti che affluiscono in quell’impianto, produce nella zona odori – per non dire miasmi – assolutamente insopportabili, così com’è ovvio che l’andirivieni di autotreni carichi di immondizie fra le incontaminate Colline Metallifere siano il peggiore biglietto da visita che la Maremma offra ai suoi visitatori.
Questa tipica storia italiana non è finita qui. Le preoccupazioni della cittadinanza di Monterotondo, forti già da tempo, si sono recentemente aggravate di fronte alla notizia della tragica morte di due operai, avvenuta nell’impianto di compostaggio Kiklos di Aprilia di proprietà sempre di ACEA, dichiarato “gemello” di Solemme.
Di conseguenza, Il sindaco di Monterotondo ha creduto opportuno sospendere ogni decisione in merito alle richieste della società, in attesa dei risultati dell’inchiesta.
Di fronte a una situazione a tal punto allarmante e sconfortante, Geo Ambiente, il piccolo ma battagliero comitato ambientalista di Monterotondo, ha rivolto dure critiche alla lobby dei rifiuti che vuole a tutti i costi trasformare la Maremma in un immondezzaio e Solemme in un megaimpianto da 70 mila tonnellate con digestore anaerobico e cogeneratore.
Le ha risposto indignato Claudio Ceroni, presidente di Aquaser, società del gruppo ACEA. “Il nostro Paese ha già visto troppe volte i danni che un ambientalismo assolutista, un fronte del «no» sordo a tutte le istanze, può generare,“. ha tuonato Ceroni. “Per fortuna i cittadini hanno ben compreso che quella strada non porta da nessuna parte.”
Caro Ceroni, i cittadini ai quali sta a cuore il futuro della Maremma sanno perfettamente che cosa servirebbe davvero alla Maremma. Servirebbero serie politiche di sviluppo sostenibile, cioè rispettoso dell’ambiente e del paesaggio, che sono le vere grandi risorse di questa terra. Perché,allora, continuate a fare il diavolo a quattro per infestare la Maremma di impianti puzzolenti, inquinanti e degradanti?
Come potete pensare che la Maremma si rassegni al destino che, non certo a favore del bene comune, le volete assegnare?
Michele Scola, presidente della Sezione di Grosseto di Italia Nostra

Goletta Verde: Renzi chiarisca, no eolico offshore nel Golfo

Legambiente non demorde mai e rilancia sostenendo l’eolico nei più bei golfi del nostro Paese. Come se il nostro fosse un mare vocato all’industria e non al turismo!

Fonte: Stato Quotidiano

Manfredonia – Nessun impianto eolico off-shore, malgrado a largo delle coste italiane siano stati presentati in questi anni 15 progetti di impianti eolici, nel più totale disinteresse di Governo e Confindustria. Eppure da Termoli a Brindisi, da Manfredonia a Gela, negli stessi ambiti dove gli impianti eolici off-shore si trovano di fronte a barriere insormontabili, potrebbero invece aprirsi nei prossimi mesi cantieri per nuove piattaforme petrolifere. Una scelta miope,che va contro gli interessi dell’ambiente, del clima, del Paese e dei suoi cittadini. Le stesse Regioni e Soprintendenze, solerti nel fermare l’eolico a largo delle coste, continuano invece a chiudere entrambi gli occhi di fronte alle proposte di villette, villaggi turistici, palazzi e porticcioli.
Al solito in Europa la situazione è ben diversa: crescono le installazioni di impianti eolici off-shore – oltre 5.000MW complessivi, con 58mila posti di lavoro creati -, e una prospettiva di arrivare a 40 GW al 2020 capaci di soddisfare almeno il 4% della domanda elettrica europea, anche per i continui miglioramenti tecnologici e di produzione.In Italia le potenzialità dell’eolico off shore sono significative in alcuni tratti di mare e potrebbero soddisfare i fabbisogni elettrici di 1,9 milioni di famiglie. Da Per questi motivi Legambiente chiede al Governo di scegliere una strada realmente innovativa, come avrebbe detto qualcuno, che #cambiaverso alle politiche per il Mediterraneo e l’energia. Una strada che premi l’innovazione e la tutela ambientale, puntando sullo sviluppo dell’eolico off-shore attraverso progetti integrati nel paesaggio.
È l’appello che arriva da Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente a difesa dei mari e delle coste italiane, in navigazione a ridosso del Gargano, nel presentare il dossier “Trivelle SI, Eolico off-shore NO. Da Taranto a Termoli, da Gela a Manfredonia tutte le barriere all’eolico in mare e il via libera alle trivelle”.
Senza ipocrisie è arrivato il momento che Renzi e i suoi Ministri si esprimano sull’eolico off-shore – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – Il premier dovrebbe dare il via libera al decreto Sblocca-Italia proprio in questi giorni e gli abbiamo in più occasioni segnalato cosa davvero serve al Paese per aprire nuove e significative prospettive di sviluppo. A partire proprio dalle rinnovabili, il cui contributo nel 2013 in Italia è stato pari al 33% dei consumi complessivi, attraverso un mix di fonti diverse e un sistema sempre più distribuito. Continuare in questa crescita è possibile e nell’interesse dell’Italia e dell’ambiente, per fermare i cambiamenti climatici. L’eolico off-shore può contribuire in questo mix di produzione pulita. Purtroppo, invece, nelle scelte fino ad oggi di Governosi sta scegliendo una strada completamente diversa, quella del via libera al petrolio e tasse e barriere contro le fonti rinnovabili, come purtroppo è avvenuto con il fotovoltaico con il Decreto Spalma-incentivi. Eppure le stesse stime del ministero dello Sviluppo economico calcolano che le riserve di petrolio presenti nei fondali marini italiani coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane.
I vantaggi per le compagnie petrolifere sono più che evidenti, visto che in Italia trovano una sorta di Eldorado con royalties bassissime, ma quali sono quelli per il nostro Paese e quali i rischi ambientali per l’intero Mediterraneo? Noi proponiamo un’idea diversa: fare del Mediterraneo un laboratorio di innovazione energetica pulita, accessibile e distribuita”.
L’ipocrisia delle politiche energetiche italiane sta nel fatto che in teoria l’Italia,obbligata dalle direttive Europee,nel Piano di azione nazionale sulla promozione delle fonti rinnovabili prevedeva per gli impianti eolici off-shore un obiettivo crescente dai 100 MW che si sarebbero dovuti installare nel 2013 fino ad arrivare a 680 MW nel 2020. Nel 2012, con la revisione degli incentivi alle fonti rinnovabili (DM 6 luglio 2012), per gli impianti off-shore eolici erano stati previsti 650 MW da assegnare tramite aste. In teoria. Perché nella pratica nessun impianto eolico off-shore è in funzione o in cantiere, addirittura le aste sono andate deserte. Per tutti i progetti di impianti eolici off-shore presentati in Italia sono sorti problemi nelle autorizzazioni – malgrado alcuni procedimenti si siano conclusi con pareri di VIA positivi – con ricorsi amministrativi, contrapposizioni tra Ministeri, Soprintendenza, Regioni, Enti Locali. La ragione è semplice da spiegare: per gli impianti eolici off-shore non esistono riferimenti normativi che definiscano in maniera adeguata le regole per le autorizzazioni o per confronto con il territorio, e neanche sono in vigore le linee guida per le valutazioni che ad esempio valgono per i progetti presentati sul territorio italiano.
Eppure per lo stesso Renzi, come per il Ministro dello Sviluppo economico Guidi, semplicemente l’eolico off-shore non esiste, tanto che non hanno neanche risposto a una lettera inviata dalle imprese che hanno i progetti bloccati. Per altri impianti, in una situazione del genere, Confindustria avrebbe fatto sentire alte le proprie grida.
L’assenza di regole chiare è tale per cui una soprintendenza può bloccare un progetto eolico off-shore anche se posizionato a diversi chilometri dalla costa o di fronte a un impianto siderurgico. Per motivi estetici e senza che vi siano riferimenti da seguire di alcun tipo nell’analisi dei progetti. Spesso poi è quantomeno discutibile la posizioni di molte Regioni che sull’eolico off-shore riscoprono improvvisamente una vena ambientalista. Esemplare, ad esempio, la posizione del Presidente della Regione Sicilia Crocetta, schierato in prima linea contro un impianto eolico in mare a Gela e disponibile a contrattare con Eni e altri perforazioni a terra e nei mari siciliani.
“Chiediamo al Governo italiano, semplicemente, di copiare quanto fatto negli altri Paesi europeidove la gestione dei progetti avviene in maniera molto diversa e trasparente – conclude Zanchini -.Renzipotrebbe fare come in Spagna, dove sono state individuate le aree da tutelare per ragioni ambientali o di rotte commerciali e dove non è consentito presentare progetti, in modo da escludere proposte ed evitare polemiche come avvenuto in questi anni da noi per progetti, come in Sardegna, presentati in aree di straordinaria qualità ambientale, paesaggistica e vocazione turistica. Oppure di fare come in Francia dove il Governo, attraverso il confronto con gli Enti Locali, ha individuato le aree dove è possibile presentare impianti eolici e ha messo a gara la realizzazione”.
DOSSIER COMPLETO

Fotovoltaico, frode da 37 milioni: 3 arresti

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di: Stefano De Agostini

Fotovoltaico, frode da 37 milioni: 3 arresti
“Pannelli cinesi spacciati per europei”

Al centro dell’inchiesta della procura di Milano sta l’azienda russo-svizzera Avelar. In manette sono finiti il presidente Igor Akhmerov e due dirigenti della società: le accuse sono associazione a delinquere finalizzata all’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato e falso ideologico in atto pubblico. Secondo i magistrati, le società del gruppo hanno spacciato pannelli cinesi per europei e falsificato le date di fine lavori degli impianti per ottenere maggiori finanziamenti dallo Stato.

Trentasette milioni di euro incassati indebitamente dalle tasche dello Stato. Con questa accusa sono stati arrestati tre dirigenti del gruppo Avelar, colosso russo-svizzero dell’energia che si è lanciato del business del fotovoltaico italiano. Pannelli cinesi spacciati per europei e carte false sulle date di fine lavori: secondo la procura di Milano, sono questi gli espedienti che le società del gruppo hanno usato per beneficiare indebitamente dei milionari incentivi all’energia solare. E mentre il denaro pubblico volava oltre confine, in Italia non restavano che le macerie, con quattro aziende fallite, dal Veneto alla Puglia, centinaia di lavoratori e decine di aziende fornitrici in difficoltà. ”Avelar non intende commentare le notizie riportate oggi dalla stampa” questa la risposta del gruppo.
A finire in carcere a San Vittore, su ordine del gip Enrico Manzi, è stato Igor Akhmerov, presidente e amministratore delegato di Avelar Energy. Agli arresti domiciliari sono finiti, invece, Marco Giorgi e Giampiero Coppola, amministratori di altre società del gruppo. Insieme a loro, sono indagate altre cinque persone, per ora a piede libero. Le accuse nei loro confronti sono di associazione a delinquere finalizzata all’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato e falso ideologico in atto pubblico.
Per comprendere la natura dei fatti contestati, è necessario tornare al 2008, quando Akhmerov e soci sono sbarcati in Italia. Alle loro spalle stava Renova, colosso dell’energia in mano a Viktor Vekselberg, uno degli uomini più ricchi di Russia. Avelar ha fatto il suo ingresso nel nostro Paese acquistando quote dell’azienda reggiana Kerself, attiva nell’ambito del fotovoltaico. A sua volta, questa impresa controllava tre società, la pugliese Saem e le padovane Helios ed Ecoware. Quello che faceva gola a Mosca era il business dell’energia solare italiana. Grazie alle società di cui sopra, in Puglia e Basilicata sono stati costruiti decine di impianti fotovoltaici che hanno fruttato incentivi da milioni di euro alle aziende del gruppo. Ma almeno 37 di questi milioni, secondo la magistratura, sono stati percepiti indebitamente. L’inchiesta coordinata dal pm Maurizio Ascione, che ilfattoquotidiano.it aveva in parte anticipato mesi fa, ha ricostruito gli espedienti messi in atto, tra il 2011 e il 2013, per frodare il Gse, Gestore servizi energetici, l’ente che eroga gli incentivi per le energie rinnovabili.
La prima mossa è stata cambiare il passaporto dei pannelli solari. Infatti, alle strutture in silicio prodotte nell’Unione europea spettano incentivi maggiori rispetto a quelle provenienti da fuori continente. Le società del gruppo Avelar, secondo la procura, hanno comprato pannelli cinesi a basso prezzo per poi spacciarli per europei, inventando un passaggio mai avvenuto attraverso una società polacca, la Revolution 6, e modificando la sigla alfanumerica presente sul prodotto per nasconderne la reale provenienza. Gli indagati, nella ricostruzione dei magistrati milanesi, hanno prodotto documenti falsi ingannare non solo il nostro Gse, ma anche la Tuv Intercert Ghmb, società tedesca che fornisce certificazioni di qualità relative ai pannelli solari.
Ad essere falsificata, secondo gli inquirenti, non è stata solo la provenienza del materiale, ma anche la data di fine lavori degli impianti fotovoltaici. Infatti, gli incentivi pubblici sono regolati secondo sistemi di erogazione chiamati conto energia. Ce ne sono stati cinque a partire dal 2005 e, con il passare degli anni, sono diventati sempre meno favorevoli. Le società di Avelar, stando all’accusa, dichiaravano di avere finito i lavori quando in realtà l’impianto non era ancora attivo, in modo da beneficiare di un conto energia più remunerativo.
Così, gli impianti fotovoltaici costruiti dalle società di Avelar hanno continuato a macinare incentivi, mentre le aziende che li avevano costruiti sono fallite una dopo l’altra. Prima Kerself (che nel frattempo aveva cambiato il nome in Aiòn Renewables), poi Ecoware ed Helios, infine Saem. A farne le spese sono state le centinaia di lavoratori in cassa integrazione e decine di aziende fornitrici a rischio chiusura per i mancati pagamenti: basti pensare che solo la capofila nel gruppo Aiòn contava 500 lavoratori e 245 milioni di debiti verso altre imprese locali.

Lo scippo del sole perchè in Italia è il più caro al mondo

Fonte: La Repubblica
Di: Mario Pirani

Perchè il sole italiano è il più caro del mondo? Forse sono sempre validi i diritti d’autore di Enrico Caruso per il celebre “O sole mio”, che però ha più di cento anni? Certo è che appena Renzi e la sua ministra Guidi hanno avanzato l’ipotesi che bisognerebbe dare una accorciata a questi assurdi incentivi ai titolari di impianti fotovoltaici, la stampa economica di mezzo mondo ha gridato allo scandalo senza nemmeno prendere in considerazione che l’Italia, senza il nucleare, con poco carbone utilizzato, con un numero di centrali a gas ampiamente sovrabbondante rispetto alla domanda sconta costi energetici molto più alti dei partner europei, con gravi riflessi sulla competitività delle proprie produzioni.
Nonostante questa situazione, il nostro Paese, fin dalla fine degli anni ’90, prese impegno, nel quadro della lotta ai cambiamenti climatici, a livello comunitario di ridurre le emissioni di anidride carbonica e di aumentare la produzione di elettricità attraverso le fonti rinnovabili (idro, biomasse, eolico, solare, geotermia).
Per favorire le installazioni di questi impianti (più costosi e meno remunerativi degli impianti tradizionali) in linea con le politiche di altri Paesi ha predisposto provvedimenti tesi a sovvenzionare questi processi produttivi. Sovvenzioni da prelevare direttamente dalle bollette elettriche di tutti, in nome dell’ambiente. Così gli incentivi previsti per il fotovoltaico in Italia sono i più alti al mondo, quasi il doppio di quelli elargiti dai tedeschi.
Come mai? Qualche economista sprovveduto o ben sovvenzionato pensò che queste concessioni avrebbero favorito l’industria italiana dei pannelli fotovoltaici e delle apparecchiature elettriche ed elettroniche necessarie per farli funzionare, ma niente di questo avvenne e oggi l’Italia praticamente non ha industria che produce pannelli o apparecchiature elettroniche.
Ma con incentivi straordinari c’è stata invece una tumultuosa crescita della speculazione finanziaria alimentata con valenza ventennale da capitali che il governo italiano tra il 2008 ed il 2011 ha elargito a chi copriva di pannelli le nostre campagne, con una suddivisione che vedeva tedeschi e cinesi fornire la tecnologia mentre noi assicuravamo la bassa manodopera ed i terreni. Gli incentivi erano garantiti per ben 20 anni, prelevati dalle tasche delle famiglie e delle imprese attraverso le bollette elettriche. Ogni anno complessivamente quasi 7 (sette) miliardi di euro vanno così a riempire i conti bancari dei proprietari di questi impianti. Quasi un punto di Pil.
Un chilowattora ottenuto con il sole costa al cittadino oltre 35 centesimi, quello prodotto con il gas solo 7 centesimi.
Che c’è di male, qualcuno dirà, tanto sono le attività industriali sovvenzionate. Cui si aggiunge il coro degli ecologisti che in nome dell’ambiente predicano il massimo sforzo. Eppure il male c’è ed è ben visibile. Innanzitutto l’installazione e l’esercizio di un impianto fotovoltaico è difficilmente annoverabile tra le attività industriali. Non si corre il minimo rischio, lo Stato, attraverso il Gse (gestore dei servizi elettrici) garantisce l’acquisto dell’energia elettrica prodotta. Poi, ad eccezione di qualche lavoratore extracomunitario utilizzato per il lavaggio dei pannelli solari un paio di volte l’anno, l’occupazione è nulla. Gli investimenti finanziari al netto delle tasse risultano superiori al 20%, con punte al 30%.
Ma quel che è più grave è aver sottratto alle coltivazioni un territorio grande come il Molise! Altrove abbiamo “abbrutito” il nostro habitat. Le dolci colline leopardiane sono infatti ormai macchiate da enormi specchi grandi come tanti campi sportivi.
Sotto i pannelli la terra inaridisce, e al ciclo della CO2 (anidride carbonica) non ci pensa più nessuno. E in quali discariche butteremo i pannelli esausti?
Il premier Renzi, con la sua ministra Guidi, in cerca di denaro ed anche di un po’ di equità, ha provato a disporre un disegno di legge (varato qualche giorno fa) teso a ridurre l’impatto annuo sulla bolletta allungando il tempo di rimborso degli incentivi da 20 a 24 anni (spalmatura su un arco di tempo maggiore).
Veramente una piccola e misera cosa. Ma un importante segnale per cominciare ad abbassare le bollette.
Apriti cielo! Si sono scatenate le lobby finanziarie che hanno interessato i giornali più importanti ( Wall Street Journal, ed altri) gridando allo scippo del sole.

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