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Contraddizioni della riforma del Titolo V della Costituzione

Condividiamo il commento di Elio Lanzillotti che si riporta testualmente.
Di seguito un articolo di Sergio Rizzo sul Corriere sulle ” rinnovabili” in Puglia e la strabiliante replica di Francesco Ferrante per Green Italia

Fonte: Il Corriere della Sera

Contraddizioni di una riforma

Il governatore della Puglia Nichi Vendola si dice sicuro «che la popolazione alla fine vincerà questa battaglia». E dunque la Trans adriatic pipeline che dovrebbe portare 10 miliardi di metri cubi di metano l’anno dalle regioni del Mar Caspio all’Europa sbarcando dall’Adriatico sulla costa del Salento soccomberà all’offensiva dei «No Tap». Destino analogo, con tutta probabilità, a quello del rigassificatore di Brindisi, affogato 11 anni dopo l’avvio del progetto della British Gas in un gorgo di veti locali, cavilli burocratici, nulla osta promessi e mai concessi. In entrambi i casi l’opposizione è stata ufficialmente motivata dalle preoccupazioni ambientali. Particolarmente serie per quanto riguarda il gasdotto del quale si parla ora, considerando il valore paesaggistico del litorale salentino. Perciò da non sottovalutare.
Al tempo stesso, però, bisogna domandarsi perché in una Regione cui sta tanto a cuore il rispetto dell’ambiente da riuscire a bloccare con una lunga guerra di logoramento impianti destinati secondo gli esperti ad aumentare la concorrenza e l’efficienza riducendo i costi dell’energia, abbiano devastato una campagna meravigliosa con migliaia di pale eoliche, spesso inutili. Alla fine del 2012 ce n’erano in Puglia ben 1.985. Più che in qualsiasi altra Regione, e su un territorio pressoché piatto come un tavolo da biliardo. In un anno ne sono spuntate 592. Nel solo Comune di Sant’Agata, in provincia di Foggia, se ne contano 111: una ogni 19 anime. Per non parlare delle sterminate distese di pannelli fotovoltaici che hanno sottratto centinaia di ettari all’agricoltura. Anche qui la Puglia è prima in classifica con 2.497 megawatt installati: un impianto ogni 106 abitanti.
Succede in Puglia, e succede in Sicilia. Dove hanno piantato pale eoliche anche in posti noti per l’assenza di vento, fino a insidiare il record pugliese toccando quota 1.749. E hanno fermato pure lì un rigassificatore, a Priolo, come risultato di una estenuante conferenza dei servizi. Cinquantaquattro giorni impiegati solo per la stesura del verbale nel quale si imponeva l’interramento dell’impianto in una zona industriale: condizione capestro che ha fatto sfumare l’investimento Erg-Shell da un miliardo.
Sono le due facce dell’incredibile pasticcio che la riforma del titolo V della Costituzione, decretando «il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia» materia di legislazione concorrente fra Stato e Regioni, ha contribuito a rendere irrisolvibile. Le Regioni e gli enti locali hanno gli strumenti per paralizzare un’opera d’interesse dell’intero Paese ma non impediscono scempi indicibili in casa loro. In tale contesto la politica energetica dell’Italia, che dovrebbe essere ancora fra le prime dieci potenze industriali del mondo, è semplicemente inesistente. Dipende dagli umori dei Comuni o degli enti che prima danno i permessi e poi li revocano. Dipende da interminabili conferenze di servizi dove ognuno pesta i piedi al proprio vicino. Dipende dai cicli elettorali e dai politici locali a caccia di consensi dribblando le responsabilità: in barba al sano principio che vanno ascoltate le ragioni di tutti, ma poi si deve decidere. Finendo così per diventare prigioniera delle lobby. E senza che nessuno abbia finora pensato di porvi rimedio, imprese e cittadini continuano a pagare bollette salatissime.

Fonte: Greenreport

Il Corriere della Sera ci ricasca e per colpire l’immobilismo attacca… le rinnovabili
Per greenreport la replica di Francesco Ferrante all’editoriale di Sergio Rizzo

Gli attacchi mediatici alle rinnovabili non si fermano. Spiace che oggi se ne faccia portavoce un valente giornalista come Sergio Rizzo, che tante volte, per esempio sul fronte dei reiterati tentativi di condoni edilizi, ha svolto efficacissimo lavoro d’inchiesta, ma che oggi scrive un editoriale sul Corriere della Sera il cui succo fondamentale è “in Puglia non si permette la realizzazione di infrastrutture energetiche utili, quali il rigassificatore a Brindisi e il nuovo gasdotto Tap, e invece nulla è stato fatto contro lo scempio del paesaggio causato dall’inutile fotovoltaico e l’orrido eolico”.
Per la verità su quel quotidiano non è certo la prima volta che si da spazio a queste posizioni: memorabili le due pagine pubblicate il 5 giugno per “celebrare” la Giornata mondiale dell’ambiente dedicate all’attacco a tutte le azioni mirate a combattere i cambiamenti climatici, comprese quindi ovviamente le fonti rinnovabili.
Ma l’editoriale odierno, proprio per l’autorevolezza dell’autore e la prestigiosa collocazione, rischia di fare ancora più danni, perché lettori non adeguatamente informati ci possono “cascare”.
Chi scrive è personalmente convinto che le opposizioni all’approdo in Puglia del gasdotto Tap sulla base di preoccupazioni ambientali e paesaggistiche siano ingiustificate. Più discutibile invece sostenere che la localizzazione a Brindisi di un rigassificatore fosse la scelta più intelligente e coerente. Ma sostenere come fa Rizzo che la prima opera è a rischio e la seconda abbandonata dalla British Gas, che l’avrebbe voluta realizzare, a causa della riforma del Titolo V della Costituzione che ha dato poteri concorrenti alle Regioni in materia energetica è una ricostruzione degli eventi che non ha nulla a che fare con la storia e la realtà.
Il progetto della British gas ebbe gravissimi problemi con la Valutazione di Impatto Ambientale a livello nazionale e il Governo Berlusconi, complice l’allora Sindaco di Brindisi, poi finito in manette per una storia di corruzione, tentarono di imporre la realizzazione di quell’opera con un blitz, fallito, in barba a tutte le normative. Il Titolo V non c’entra niente. La realizzazione della Tap, che io ritengo utile, deve – come ovunque nel mondo democratico, non in Cina (ma neanche a Rizzo piacerebbe vivere lì) – semplicemente fare i conti con il consenso locale. Anche qui il Titolo V non c’entra affatto.
Ma ciò che non è proprio comprensibile nell’editoriale del Corsera è l’attacco forsennato alle rinnovabili. Bisognerebbe essere felici dei 3000 MW di fotovoltaico pugliese. Eravamo la barzelletta d’Europa: il “paese del sole” senza energia solare; oggi grazie soprattutto alla Puglia quel gap si è colmato e i nostri 17mila MW sono secondi solo alla Germania in Europa. Di quali terreni agricoli perduti si parla in un paese che negli ultimi anni ha perso  1 milione di ettari di superficie agricola utile per abbandono o cementificazione? Altro che fotovoltaico!
E andateci sull’autostrada Napoli-Bari e ne vedrete tante di pale eoliche tra l’Irpinia e la Puglia. Io le trovo bellissime. Girano tutte, e “completano” quel paesaggio. Non è vero che siano inutili e che addirittura sono realizzate in assenza di vento: ce ne sono tante proprio perché quella è una delle regioni più ventose d’Italia.
Andrea Camilleri nel “Sorriso di Angelica” così scrive della sua Sicilia (altra Regione citata sul Corriere): “S’attrovaro a percorriri  ‘na speci di sentiero di campagna, ‘n mezzo a un mari di bocche di lioni supra al quali, a ‘ntervalli regolari, si slanciavano altissime pale eoliche. Livia ne ristò affatata. “Certo che avete dei paesaggi…”
Certo che anche le fonti rinnovabili richiedono delicatezza e attenzione nel loro inserimento nel paesaggio italiano, e a volte così non è stato, ma troppo spesso se ne parla senza conoscere e senza riconoscere che proprio la loro “utilità” le può far  inserire in maniera armoniosa e persino arricchente nella bellezza che ci circonda.

Repower Pistoia, “L’esondazione dell’Ombrone pistoiese dimostra la pericolosità dell’impianto”

Comunicato congiunto
Italia Nostra
Gruppo Misto regionale

Staccioli, “Il fiume è tracimato proprio nell’area dove dovrebbe nascere la centrale”
Italia Nostra: si fermi il progetto devastante della mega centrale a gas

Firenze, 20 marzo 2013
“L’esondazione dell’Ombrone è la prova provata della pericolosità dell’impianto Repower in progetto alle porte di Pistoia”. A dichiararlo è la consigliera regionale Marina Staccioli (Gruppo Misto), che ha sottoscritto, tra l’altro, l’esposto presentato in Procura da Italia Nostra, in merito alla centrale a gas naturale da 245 MW.
“Il terreno è ad alto rischio idraulico – afferma Marina Staccioli insieme a Mariarita Signorini, consigliere nazionale di Italia Nostra – come è stato dimostrato proprio in questi giorni. Diversi vivai della zona sono finiti sott’acqua, con ingenti danni per gli agricoltori. Non possiamo permetterci di insistere in una zona così delicata, costruendo un impianto invasivo e per di più di forte impatto sull’ambiente circostante”. “La centrale – aggiungono – emetterebbe infatti ingenti quantitativi di sostanze tossiche in una zona già ad alto tasso di inquinamento atmosferico”.
“Il Presidente Rossi faccia marcia indietro – conclude la consigliera Staccioli – prima di ritrovarsi a una nuova inevitabile conta dei danni”.

Fonte: Nove da Firenze

La Regione Toscana ha dichiarato lo stato di emergenza per le province di Arezzo, Firenze, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa, Pistoia e Prato. Nelle Province
parte quindi il censimento dei danni, che potranno essere dichiarati
dai Comuni e dalle Unioni dei Comuni.

“Abbiamo appena inviato la comunicazione e le schede da utilizzare per segnalare le diverse criticità ai Comuni – spiega l’assessore alla Difesa del suolo della Provincia Stefano Arrighini – Il termine stabilito dalla Regione è il 25 marzo. La Provincia raccoglierà tutte le segnalazioni e le invierà entro questa data”.
A livello regionale il censimento riguarda il periodo a partire dal 6 marzo 2013, visto che in alcune zone ci sono stati danni anche nelle scorse settimane. A Prato naturalmente le segnalazioni riguarderanno essenzialmente gli effetti della piena di lunedì 18 marzo.
Le segnalazioni dovranno pervenire alla Regione su apposite schede e corredate di almeno una foto o un estratto cartografico. Fra gli interventi sono compresi quelli di somma urgenza, da eseguire, in corso o eseguiti, le spese di soccorso e la gestione della popolazione evacuata.
L’esondazione dell’Ombrone è la prova provata della pericolosità dell’impianto Repower in progetto alle porte di Pistoia”. A dichiararlo è la consigliera regionale Marina Staccioli (Gruppo Misto), che ha sottoscritto, tra l’altro, l’esposto presentato in Procura da Italia Nostra, in merito alla centrale a gas naturale da 245 MW.
“Il terreno è ad alto rischio idraulico – afferma Marina Staccioli insieme a Mariarita Signorini, consigliere nazionale di Italia Nostra – come è stato dimostrato proprio in questi giorni. Diversi vivai della zona sono finiti sott’acqua, con ingenti danni per gli agricoltori. Non possiamo permetterci di insistere in una zona così delicata, costruendo un impianto invasivo e per di più di forte impatto sull’ambiente circostante”. “La centrale – aggiungono – emetterebbe infatti ingenti quantitativi di sostanze tossiche in una zona già ad alto tasso di inquinamento atmosferico. Il Presidente Rossi faccia marcia indietro – conclude la consigliera Staccioli – prima di ritrovarsi a una nuova inevitabile conta dei danni”.
PRATO – Pioverà ancora nel pomeriggio, ma non c’è allarme per il reticolo idraulico tornato ormai quasi alla normalità. L’assessore alla Difesa del suolo della Provincia Stefano Arrighini non nutre particolari preoccupazioni per le piogge di questo pomeriggio.
“Si tratta di una precipitazione, stando alle previsioni, di moderata entità (30 mm circa nelle 24 ore) che il reticolo della provincia, ormai decongestionato, è in grado di smaltire – dice Arrighini – L’unica preoccupazione è per le condizioni del terreno, ormai saturo, e quindi per il rischio frane, soprattutto in Val di Bisenzio”.
Il Bisenzio è infatti tornato alla sua portata normale, l’Ombrone è quasi alla normalità, le due casse di espansione di Case Carlesi e Ponte alle Vanne sono completamente svuotate. La situazione è quindi definita di minima criticità.
La pioggia dovrebbe manifestarsi nell’intervallo di tempo che va dalle 12 alle 20 di questa sera. Poi il tempo torna asciutto.

Agrigento: un appello contro il rigassificatore che minaccia la Valle dei Templi

Fonte: Salviamo il paesaggio difendiamo i territori

L’associazione “Salviamo la Valle dei Templi di Agrigento” scrive al professor Andrea Carandini, nuovo presidente del FAI, per chiedere un suo intervento nella vicenda del rigassificatore di Porto Empedocle e Agrigento. Si tratta di un progetto imponente, che prevede la realizzazione di un impianto da 8 miliardi di mc.
Quello contro cui l’associazione si sta battendo con tutte le sue forze è soprattutto l’idea di veder irrimediabilmente deturpato un “patrimonio dell’umanità”. Il rigassificatore dovrebbe sorgere, infatti, al confine con il parco archeologico della Valle dei Templi, che nel 1997 l’Unesco ha inserito nella sua “Wordl Heritage List”. Ovvero la lista dei siti che vengono definiti patrimonio culturale e naturale su scala mondiale.
L’associazione “Salviamo la Valle dei Templi di Agrigento” s’è già attivata nei confronti di Rosario Crocetta e nutre la speranza che il nuovo governatore possa tracciare un solco netto di discontinuità dalla linea del suo predecessore. Il progetto, infatti, era stato avallato proprio dall’ex governatore della regione Sicilia, Raffaele Lombardo. Ora però c’è una nuova giunta, con la maggioranza dei consiglieri contraria al progetto. Come del resto lo è anche Franco Battiato, figura di spicco sia a livello culturale che politico nel panorama siculo. Battiato, in qualità di assessore regionale, ha criticato apertamente il progetto, definendolo: “non compatibile con i principi di salvaguardia del territorio, tenuto conto della sua collocazione”.
Ora l’associazione si rivolge al neo-presidente del FAI, auspicando una sua presa di posizione che possa definitivamente far pendere l’ago della bilancia dalla parte del buonsenso e della salvaguardia di un patrimonio che, le istituzioni competenti in primis e noi tutti come cittadini, abbiamo il diritto e il dovere di valorizzare.
Cliccate qui per il testo completo dell’appello.

Ribolla: Italia Nostra dice no al “fracking”

Fonte: Il Tirreno

A Ribolla è guerra ai cercatori di gas «Troppo inquinamento sul terreno e pericoli per la salute». Così Italia Nostra si scaglia contro il business del “fracking”

GROSSETO «Fermiamo i cercatori di gas in Maremma», invoca Italia Nostra scomodando l’inglese “fracking”, parola inglese il cui significato è pressoché sconosciuto. «Il fracking, in italiano fratturazione – dice Michele Scola, presidente della sezione di Grosseto – è una tecnica di estrazione del gas effettuata perforando in profondità il sottosuolo e fratturando le rocce imbevute di gas mediante l’uso di esplosivi. Fatto ciò si pompano nelle spaccature, ad altissima pressione, grandi quantità di acqua mista a sabbia e a vari additivi chimici, in parte tossici e radioattivi. Per effetto di queste operazioni, il gas viene “spremuto”, per così dire, e fatto fuoruscire dalle rocce e affiorare in superficie». Con un lungo preambolo, Scola spiega cos’è il fracking e i problemi che porta in Maremma, a Ribolla. Un’inchiesta del New York Times sulle pratiche di fracking – prosegue Scola – ha appurato che «i pericoli per l’ambiente e la salute umana sono maggiori di quanto si pensava». I rischi più temibili provengono dal riflusso in superficie dei fluidi pompati nel sottosuolo, che portano con sé notevoli quantità di sostanze velenose e radioattive. Le conseguenze del fracking, secondo Italia nostra, sono inquinamento del terreno e atmosferico. «Qualcuno si domanderà, a questo punto, che cosa abbiamo a che fare noi maremmani con il fracking. Le istituzioni pubbliche, in coro con i petrolieri, giurano che il fracking non si fa da nessuna parte in Italia. Non è vero, la Maremma ha un poco invidiabile primato: è il primo luogo in Italia dove si è autorizzata una società straniera, la Indipendent Resources, a compiere trivellazioni col fracking è proprio qui da noi, ed è Ribolla, in vicinanza del fiume Bruna, dove il gas è intrappolato nei giacimenti di carbone. Immaginate che cosa uscirà da quelle trivellazioni, e cosa sarà di quel povero fiume. Una seconda autorizzazione è stata rilasciata per la località Casoni, una frazione a pochi chilometri da Grosseto. Indipendent Resources, nel descrivere le operazioni effettuate a Ribolla, dice: “Il pozzo FB 2 è stato perforato per testare la produttività del bacino, dove sono stati trovati il carbone e lo scisto saturi di gas. Un lavoro di fratturazione idraulica con fango ceramico, studiato per aumentare la produttività, è stato seguito da sette settimane di test”. I risultati del fracking eseguito a Ribolla sono stati così soddisfacenti da spingere l’azienda a presentare, a Milano nell’ottobre 2011, nel corso di un convegno dell’Associazione americana dei geologi petroliferi, gli splendidi risultati del loro lavoro. Il prossimo passo annunciato dalla società sarà quello di tentare, oltre all’hydraulic fracturing, anche il “nitrogen fracturing”. Pomperanno azoto, il che aumenterà i pericoli. Questa è la situazione nella quale gli inconsapevoli cittadini maremmani si trovano oggi, grazie a decisioni prese un chilometro sopra le loro teste, ignorando il metodo democratico della trasparenza e della partecipazione».

Si moltiplicano gli stoccaggi di gas in provincia di Cremona: il caso di Bordolano

Fonte: Salviamo il Paesaggio
Di: Valerio Gamba

L’area interessata dallo stoccaggio del gas metano si estende per circa 135 kmq ed interessa 16 comuni, 11 dei quali in provincia di Cremona e 5 in provincia di Brescia.

Il territorio della provincia di Cremona è già interessato da due impianti di stoccaggio, a Sergnano e Ripalta Guerina, e dal progetto per un quarto impianto nell’altopiano della Melotta, geosito di particolare rilevanza ambientale, protetto dall’istituzione di una Riserva Naturale e di un Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS). Un altro impianto è previsto poi a Capriano del Colle (BS), a una ventina di chilometri da Bordolano.
Come coordinamento locale del Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territoriè stata presentata un’osservazione al Piano di Governo del Territorio (PGT) del Comune di Bordolano, adottato nel mese di Maggio, al fine di chiedere approfondimenti sul progetto dell’impianto di stoccaggio nel contesto dello strumento urbanistico.
Le aree destinate agli impianti di stoccaggio gas infatti sono state classificate come “ambito di trasformazione produttivo” nel Piano delle Regole, mentre non sono considerate tali nel Documento di Piano. Questo comporta, in sede di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), l’assenza della valutazione dei potenziali conflitti tra gli impianti e le aree residenziali, con particolare riferimento ad un ambito di espansione – sempre a destinazione residenziale – che si propone di realizzare a circa 50 metri dagli impianti stessi (cluster A). Non vengono quindi forniti né gli indirizzi di attuazione di tali ambiti di espansione produttiva, né gli interventi di mitigazione previsti.
Il Piano di Governo del Territorio, inoltre, non riporta alcuna fascia di rispetto per tali impianti, classificati come soggetti a “Rischio di Incidente Rilevante”, non prendendo in considerazione i possibili conflitti tra le attività di stoccaggio del gas e le altre attività presenti nelle immediate vicinanze (agricola, agrituristica e zootecnica), oltre che le necessità di tutela delle aree ricomprese nel Parco Oglio Nord, il cui confine è situato a circa 50 metri dagli impianti.
Altro aspetto su cui si è focalizzata l’attenzione nell’osservazione presentata è quello viabilistico. Nel Documento di Piano infatti non vi sono indicazioni sulla realizzazione degli innesti sulla viabilità provinciale. In particolar modo, la presenza del cluster B implicherà un aumento di traffico su un tratto della Strada Provinciale n. 25, dal tracciato piuttosto tortuoso e dalla larghezza ridotta, i cui flussi di traffico sono attualmente di entità modesta e caratterizzati dalla presenza di numerosi mezzi agricoli e di ciclisti.
Il territorio interessato dagli impianti di stoccaggio, situato a breve distanza dall’abitato di Bordolano e posto immediatamente a monte della vecchia scarpata morfologica del fiume Oglio, in prossimità del Santuario della Madonna della Neve, si caratterizza perl’apprezzabile qualità paesaggistica, evidenziata anche dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Brescia, Cremona e Mantova (parere del 3.12.2008 e nota del 17.3.2009). Le aree interessate dagli impianti di stoccaggio inoltre sono quasi interamente classificate dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) come “ambiti agricoli strategici”, per i quali lo stesso PTCP sottolinea la necessità di valorizzazione del paesaggio agrario.
Il progetto dell’impianto di stoccaggio di gas, pur di per sé sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), non può quindi prescindere dalle conoscenze maturate in sede di Studio Geologico del territorio comunale e deve essere preso in considerazione in sede di pianificazione territoriale comunale, oltre che di pianificazione di emergenza (ad oggi assente in comune di Bordolano) e di classificazione acustica del territorio comunale.
Le polemiche sull’impianto della Stogit SpA (Gruppo Eni) si erano riaperte in occasione del sisma che ha colpito l’Emilia, avvertito distintamente anche nel Cremonese; in quell’occasione, secondo quanto segnalato dal consigliere comunale di opposizione Luisa Pea, si è continuato regolarmente a stoccare il gas metano.
Forti critiche al progetto erano state espresse, tra gli altri, dal tecnico ambientale Massimo Cerani, cha ha stimato uno spreco energetico dell’impianto pari a un flusso termico in uscita di circa 350.000 MW annui, da don Gabriele Scalmana (responsabile per l’Ambiente della Diocesi di Brescia), che ha ricordato lo scoppio di un giacimento di gas sotterraneo proprio a Bordolano, nel 1952, e dal sismologo Marco Mucciarelli, che ha parlato del rischio di sismicità indotta.
Altri aspetti che hanno suscitato perplessità sono la scelta di importare risorse non rinnovabili anziché puntare sulla produzione locale e puntuale di energia pulita e la scarsa ricaduta occupazionale a livello locale.
Approfondimenti sull’impianto di stoccaggio in fase di realizzazione a Bordolano e su quello previsto a Romanengo sono presenti sul sito di ApertaMente Soncino, che ha organizzato alcune serate di approfondimento, denunciando una scarsa trasparenza nei confronti dei cittadini.
Lo Studio di Impatto Ambientale (Relazione non tecnica) dell’impianto di stoccaggio di Bordolano è pubblicato sul sito del Comune di Annicco, parzialmente compreso nell’area di stoccaggio.

Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori
Coordinamento Cremonese, Cremasco, Casalasco

La denuncia dell’Arpat “In regione 42 impianti contestati”

Fonte: La Repubblica, Firenze

L’Agenzia regionale per la protezione ambientale ha estrapolato i dati regionali
dal rapporto del Nimby Forum.
Le strutture oggetto di contestazione per timore di effetti negativi sul territorio

Sono in Toscana 42 delle 331 infrastrutture e impianti contestati in Italia per timore di effetti negativi sull’ambiente e sul territorio. Ne dà notizia l’Arpat – Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana – che ha estrapolato i dati regionali dal rapporto, recentemente presentato a Roma, del Nimby Forum, creato dalla associazione Aris per analizzare l’andamento della cosiddetta sindrome Nimby (Not In My Back Yard, cioè non nel mio cortile). Con 42 impianti contestati, la Toscana risulta la Regione più contestatrice d’Italia dopo la Lombardia (con 46 impianti osteggiati) e prima dell’Emilia Romagna (40). L’Arpat fornisce l’elenco delle 42 strutture contestate in Toscana: si tratta di 17 impianti di produzione di energia (eolica, fotovoltaica, biomasse), di 1 rigassificatore, di 6 fra elettrodotti, gasdotti o metanodotti, di 4 discariche, di 10 impianti vari per lo smaltimento rifiuti (inceneritori, cogeneratori, gassificatori, impianti di compostaggio) e di 4 termovalorizzatori. Secondo il Forum Nimby è in crescita il numero dei Comuni che si oppongono agli impianti, per cui dal Nimby si starebbe passando al Nimto, cioè Non In My Term of Office (non nel mio mandato). L’impressione è che l’elenco toscano sia errato per difetto. Non include, infatti, i casi di opposizione crescente ai lavori per la variante di valico e la terza corsia autostradale nell’area fiorentina e in Mugello, e al tracciato della autostrada tirrenica nelle province di Livorno e di Grosseto.
Questi i 42 impianti contestati in Toscana: Continua a leggere →

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