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Salvatore Settis: “Il Paesaggio è Salute e Bene di tutti e non profitto per pochi!”

Tokyo contaminata

Fonte: Cado in piedi, 30 Ottobre 2011
Di Giuseppe Onufrio

Sempre alto l’allarme nucleare in Giappone. Dopo Fukushima, anche Tokyo e alcune località limitrofe sono risultate contaminate da sostanze radioattive. Tracce di cesio anche nel pesce. Presto nella capitale verranno stoccati in discarica 3 mila tonellate di ceneri e fanghi radioattivi.
L’associazione ambientalista Greenpeace ha rilanciato la notizia secondo cui a Tokyo e in località vicine alla capitale giapponese, sono stati rilevati livelli di radioattività superiori a quelli riscontrati a Fukushima, la città colpita dall’incidente nucleare nei mesi scorsi. Misurati valori di 3,35 microsievert nel quartiere di Setagaya e di 5,82 in un parco per bambini in Funabashi. Secondo Greenpeace, i dati dimostrano che la dispersione del materiale radioattivo è più grave di quanto si pensasse, mentre le autorità nipponiche negano qualunque collegamento col disastro avvenuto nel Marzo scorso.
“Noi come Greenpeace abbiamo semplicemente rilanciato delle informazioni che sono state raccolte da associazioni di cittadini a Tokyo su microemergenze locali, con hot spots cioè con punti caldi molto localizzati nell’area di Tokyo. Uno di questi, si è rivelato essere legato alla presenza di sostanze radioattive che erano state lasciate in un posto, in altri casi invece questo tipo di correlazione non c’è; a questi dati vogliamo affiancare gli esiti delle indagini indipendenti, tuttora in corso, svolte da Greenpeace.
Quello che possiamo dire è che sono stati raccolti da queste associazioni di cittadini 132 campioni di terreno a Tokyo e sono stati portati a un istituto di ricerca importante, quello di Yokohama, il quale ha trovato dei livelli di radioattività anomali in 22 di questi 132 campioni. Sono state rilevate concentrazioni più elevate di quelle che portarono a dichiarare Chernobyl contaminata, in particolare la parte che riguarda questi campioni è quella in cima alle montagne a Tokyo lì dove c’è lo stadio di baseball, ma siamo in attesa che giungano ulteriori conferme.
Un altro punto è stato trovato a Yokohama, che è un sito a 250 chilometri da Fukushima nella parte sud, quindi verso Tokyo, dove sono state trovate delle concentrazioni anomale di isotopi dello stronzio, un elemento che assai probabile sia stato disperso dall’incidente di Fukushima. In più, Greenpeace ha appena consegnato i risultati di analisi di campionamenti che abbiamo fatto in queste settimane, di matrice alimentare ittica, quindi pesci, crostacei che sono stati comprati nei mercati di Tokyo e nei quali è stata rilevata una contaminazione al di sotto di quella della soglia. La soglia è stata fissata dai giapponesi in 500 becquerel per chilo, tanto per fare un confronto a Chernobyl la soglia era stata fissata a 150, ma comunque abbiamo trovato campioni fino a 88 becquerel, e sicuramente la presenza di cesio 134 e cesio 137 indica che il monitoraggio va continuato perché, anche se a un livello non “pericoloso”, è evidente che la matrice alimentare è contaminata. Ricordiamo comunque che i limiti che vengono posti alla concentrazione di radioelementi non indicano assenza di rischio, ma tengono presente la soglia del millisievert all’anno che la popolazione può assorbire, che è una soglia in cui il rischio è considerato accettabile ma non è mai zero.
Ci sono stati altri casi, per esempio, quello di un gruppo di cittadini a Funabashi, che avevano trovato dosi molto elevate di 5,8 microsievert all’ora, poi le autorità sono intervenute, hanno visto che il picco era più basso, era di 1,5 ma era comunque di circa 10 volte superiore a quello che dovevano trovare.
Ovviamente in questo momento molte persone, molte associazioni, molti cittadini singoli che in Giappone girano con degli strumenti, che ovviamente vanno utilizzati in maniera scientificamente corretta, e quindi può darsi che alcuni di questi strumenti non siano molto precisi. Questo però non vuol dire che non siano utili a riscontrare qualche episodio locale di contaminazione.”

Tokyo è una metropoli popolata da milioni di persone. Quali sarebbero i rischi, se gli accertamenti in corso confermassero queste rilevazioni?
“I rischi dei singoli individui possono anche non essere elevatissimi, ma c’è invece un rischio collettivo perché molte persone abitano a Tokyo. I responsabili della gestione dei rifiuti di Tokyo hanno detto che dovranno sistemare in discarica 3 mila tonnellate di fanghi e ceneri da incenerimento contaminate da radioattività che con molta probabilmente viene dalla depurazione delle acque, quindi la situazione di Tokyo è una situazione che andrà studiata per capire quali sono i rischi, dove sono localizzati e quali saranno le possibilità di controllarli. E’ chiaro che quando uno poi ha una mappa di dettaglio, si possono poi mettere in atto delle misure, proprio per evitare che in posti così popolosi ci possa essere il rischio per la popolazione di assorbire delle dosi che magari individualmente possono anche non essere elevatissime, ma che possono poi accumularsi e quindi generare un rischio complessivo non indifferente.”
Quali azioni intende intraprendere Greenpeace?
“Noi abbiamo una squadra di radioprotezione che sta lavorando, fino adesso aveva fatto delle analisi sulle matrici alimentari e quindi sul pesce commercializzato a Tokyo. Quindi Greenpeace rimane in Giappone, a Tokyo con questa squadra che poi si muove per fare le analisi, quindi noi continueremo a fare un follow up e quindi penso che daremo delle notizie non appena avremo dei campionamenti in corso.
Proprio ieri sono stati resi noti i dati delle matrici alimentari che non sono dati allarmanti perché non abbiamo trovato picchi molto elevati, sono tutti dati al di sotto delle soglie che il governo ha fissato, ma che indicano però che metà dei campioni erano contaminati e quindi il fenomeno è in corso e va monitorato strettamente: si tratta di cibo, e l’uomo essendo al vertice della catena alimentare, rischia di essere bersaglio di questo tipo di contaminazione.
Ci sono tutt’ora altri allarmi, per esempio in alcuni campioni di tè come il Sajama che è uno dei tè più consumati, nonostante ci fossero state già dei controlli all’origine, sono stati riscontrati valori che vanno oltre la soglia accettata.
Adesso il Ministro per le scienze del Giappone ha rilasciato una mappa di Niigata e Akita che sono due prefetture a sud di Fukushima, evidenziando i punti in cui sono rilevati picchi di cesio estremamente significativi, quindi mano a mano che la situazione viene studiata e controllata verrà fuori tutta la verità su Fukushima.”
Qual è la situazione attuale dei reattori?
“Per quanto riguarda lo stato dei reattori, al momento le temperature sono state abbassate progressivamente e, secondo quanto ha dichiarato, il governo prevede di poter arrivare a condizioni di arresto freddo, che si verificano quando il nocciolo del reattore è stabilmente al di sotto dei 100 gradi, entro la fine dell’anno. Dunque, quando si raggiungerà quella situazione, almeno dal punto di vista termico e del controllo delle temperature, saremo arrivati a mettere i 3 impianti nelle condizioni in cui normalmente, come termodinamica, come temperature e sviluppo di calore sta un reattore quando è fermo.”

Missing (l’energia e la follia)

IL PIANETA
Associazione per la tutela della Natura e dell’Ambiente, della Salute,
del Patrimonio Storico e Paesaggistico.
Rignano sull’Arno (Firenze)

Comunicato stampa del 25.09.2011

MISSING (L’energia e la follia)

La crisi economica ha fatto dimenticare i problemi ambientali: sono scomparsi o emarginati salvo l’irruenza impositiva di emergenze manifeste e spesso tardivamente e erroneamente affrontate (i rifiuti insegnano, come il nucleare ma non abbastanza le mutazioni climatiche).
La crisi economica è una buona leva nel mondo imprenditoriale (Marcegaglia insegna) per chiedere meno burocrazia per le infrastrutture, eccetera. Ma abbiamo già avuto anche ottimi esempi governativi di intenti simili o di procrastinare impegni assunti nel contesto degli accordi di Kyoto. A loro modo vi sono delle somiglianze. Basta pensare con pochi parametri e variabili.
E’ singolare che (come hanno diffuso i media ieri) al festival dell’Energia di Firenze sia stato detto che la società civile vuole la TAV. A parte il fatto che occorrerà rivedere il significato di civile sui dizionari, perché nel contesto del Festival non è stato detto quanto consuma un treno ad alta velocità rispetto agli altri convogli? Le leggi della fisica, della termodinamica sono state dimenticate? Ci sembrava che fossimo nella necessità internazionale (per i paesi ad alta industrializzazione che hanno oltrepassato alla grande la sostenibilità ambientale, come indicato dal calcolo dell’impronta ecologica) di diminuire i consumi energetici a fronte proprio della necessità di contenere le mutazioni climatiche (con impegni in realtà già minimali e insufficienti). Pertanto al Festival, oltre alle leggi della termodinamica, si è dimenticato anche di ricordare come la realizzazione di certe infrastrutture sono ad alto impatto ambientale come consumo di energia, materie prime ed impatto territoriale (i sottoattraversamenti toscani ne sono un esempio recente, salvo quelli ancora da fare come sotto Firenze).
Nel senso sopra indicato, lo scrivente si onora di essere incivile.
E questa crisi economica che nasce anche dal non voler uscire dai parametri economici tradizionali, i quali vivono di una loro vita virtuale scaturita da un contesto mentale antropico sovente asettico e distante dalle realtà ecologiche e sanitarie, sensibilizzano varie forze politiche come anche la sinistra. Forze politiche che divengono, quando non lo sono già culturalmente ed operativamente, convergenti e consenzienti alle presunte urgenti necessità indicate dai dirigenti imprenditoriali.
Rimanendo sulle mutazioni climatiche, i consumi energetici e gli impatti sul territorio, sovviene immediato il quesito (in un periodo storico che vede il declino dei combustibili fossili come disponibilità, contrapposto al loro costo in aumento) relativo alle diffuse scelte (anche toscane) di realizzare terze corsie e nuovi tratti autostradali, quando di contro una grande opera che sarebbe dovuta nascere e progredire congruamente è quella di mettere le merci in ferrovia su lunga distanza (assieme al miglior uso delle “autostrade del mare”) lasciando al trasporto su gomma solo la distribuzione a breve raggio. Il trasporto su gomma, che intasa largamente le arterie autostradali, è una follia energetica, e lo si dice da tempo.
Insomma si fa in genere l’opposto di ciò che andrebbe fatto. E nella necessità odierna di diversificare le fonti energetiche, scegliendole soprattutto pulite e rinnovabili, diviene imperativo il risparmio a 360 gradi.
Altrimenti vanifichiamo anche scelte positive.
Una maturità culturale e sociale dovrebbe vedere l’economia (dimensionata ad un contesto ecosostenibile) assestarsi in una fase “climax”, come quella che raggiunge un ecosistema forestale maturo, di stabilità e durevolezza. Oggi sentire ancora parlare di crescita e di PIL (altro fantasma della realtà) fa accapponare la pelle e distrae dal parassitismo diffuso di concepire morale e necessità oggettive, alimenta la perversa spirale che allontana dal ricondurre la civiltà dello spreco e dell’instabilità nei margini di leggi naturali che sono al di sopra dei contesti antropici artificiali.
Leonardo Mastragostino (Ass. IL PIANETA)

Esplosione in una centrale nucleare in Francia. I tecnici: «Non c’è fuga radioattiva»

Fonte: Diritto di Critica

Un morto e quattro feriti. E’ questo il bilancio provvisorio di un’esplosione che si è verificata questa mattina nella centrale nucleare francese di Marcoule, nella regione del Gard, a circa 242 chilometri da Ventimiglia, a 257 da Torino e a 342 da Genova.
Secondo le prime informazioni, l’incidente sarebbe avvenuto all’interno di un sito di stoccaggio di scorie nucleari. I soccorritori e i Vigili del Fuoco hanno già transennato l’area e stanno cercando di rilevare eventuali fughe radioattive. “In questo momento – ha affermato comunque affermato un funzionario della Commissione per l’Energia atomica – non vi è rilascio verso l’esterno”. I tecnici hanno poi precisato che l’esplosione è avvenuta non nel comparto del reattore ma in un forno e impianti di questo tipo non si trovano nelle centrali. Possono invece essere utilizzati o negli impianti addetti alla preparazione del combustibile nucleare, oppure in quelli del trattamento del combustibile utilizzato. Secondo fonti francesi si tratterebbe comunque di un deposito per la lavorazione di scorie scarsamente radioattive. L’incidente – precisa Edf – sarebbe quindi di natura«industriale, non nucleare». Le autorità francesi, inoltre, hanno fatto sapere che nessuno dei feriti sarebbe stato contaminato ma le ferite deriverebbero dalle conseguenze dirette dell’esplosione e delle fiamme.
La centrale fa parte del più ampio sito nucleare Marcoule, un’istallazione industriale gestita da Areva e dal Cea ed è stata la prima centrale nucleare francese, nella Linguadoca-Rossiglione. Possiede 3 reattori UNGG (una versione francese del Magnox inglese) da 79 MW totali. Nello stesso sito esiste anche un altro reattore (il N1) costruito dal 1955 al 1956 da soli 2 MW e non utilizzato per la produzione elettrica. A Marcoule furono costruiti i reattori nucleari a uso militare per le ricerche destinate alla costruzione della bomba atomica francese. La Francia in tutto fa contare 19 sistemi di centrali, con 58 reattori.
La Protezione civile italiana, intanto, ha fatto sapere di aver attivato tutte le procedure per monitorare l’eventuale livello di radioattività sul suolo nazionale, in collaborazione con l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e con i vigili del fuoco.
Alla notizia dell’esplosione, intanto, il titolo in borsa di Edf ha perso subito il sei per cento.

Da Chernobyl a Fukushima: 25 anni dopo, una storia che si ripete

Di: Pierpaolo Mittica

Il reportage dell’inviato di Mondo in Cammino e fotoreporter
Pierpaolo Mittica nella zona di esclusione (No-Go Zone) di Fukushima

………attualmente centinaia di migliaia di persone continuano a vivere in zone altamente contaminate al di fuori della zona di esclusione, e chissà se verranno mai evacuate. Gli animali vengono abbandonati e lentamente muoiono di fame e di sete, incatenati, tra atroci sofferenze. L’Unione Sovietica fu meno crudele: li ammazzò tutti… Le notizie non trapelano, bisogna cercarle. Le informazioni vengono nascoste dalla Tepco e rilasciate molto lentamente nel tempo e spesso sono decisamente parziali ed erronee, complici molti mass media importanti, nel libro paga dell’industria nucleare, che nascondono la portata del disastro. Solo dopo pressioni internazionali e di organismi di ricerca indipendenti la Tepco ha dovuto ammettere la gravità del disastro. E i dati ufficiali, nonostante la continua richiesta di trasparenza, spesso non coincidono con i dati di ricerca di istituti indipendenti. Ma allora, nel 1986, era Unione Sovietica, il mostro comunista dove non esistevano le libertà, dove l’informazione era controllata e sottoposta a totale censura. Oggi siamo in Giappone, una delle più avanzate democrazie e uno dei paesi più sviluppati al mondo. Ma quando si tratta di nucleare la storia si ripete. Alla fine Chernobyl e Fukushima hanno dimostrato che non c’è differenza tra dittatura e democrazia nucleare…

Fukushima? Una città solo di bestie

Di Ernesto Burgio
“Per mesi ho cercato contatti con reporter inviati in Giappone, solo dopo svariati tentativi sono riuscito a ottenere l’accesso. Il Governo nipponico è inflessibile: nessun giornalista o fotografo può entrare in quell’area
….Tutto si è fermato. Le case, gli edifici. È una città fantasma in un film di fantascienza. Tutto funziona, anche i semafori, ma mancano le persone. Sono entrato in una casa, ti aspetti di vedere qualcuno da un momento all’altro. Ogni cosa è riposta come se i suoi residenti si fossero allontanati cinque minuti prima. Non vedi segni di locali abbandonati”.

Fonte: Affaritaliani Fukushima, eccola dopo il disastro: ad Affaritaliani il racconto del reporter”

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