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Sintesi del convegno “I cittadini e la difesa dell’ambiente in Toscana”.

Il 15 giugno 2019, a Firenze, Auditorium Spadolini del Consiglio Regionale, si è tenuto il convegno “I cittadini e la difesa dell’ambiente in Toscana”, organizzato da: Comitato Difensori della Toscana, SOS geotermia, WWF, Italia Nostra, Legambiente, Medicina Democratica, Salviamo le Apuane, la Rete dei Comitati per la difesa dei territori. Numerosi relatori hanno messo a fuoco i problemi e le criticità che interessano anche la nostra Regione, con articolazione nelle seguenti tematiche:La Regione Toscana ha recentemente dichiarato lo stato di emergenza climatica, un atto forte dal sapore ambientalista. Ma i fatti, finora, lo contraddicono. Da anni infatti le istituzioni regionali stanno assecondando o addirittura promuovendo la distruzione dell’ambiente.

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Liberiamo il suolo pubblico dall’erbicida: primavera toscana 2016!

Cliccate qui per firmate e far firmare la petizione del Gruppo d’Acquisto Solidale Ortica-Empoli

Possibile che non si trovi alternativa all’uso dell’erbicida per contenere l’esubero di vegetazione sui ciglioni pubblici, sui marciapiedi cittadini, a ridosso di parchi giochi per bambini, sui lastricati di borghi antichi magari protetti dalle Belle Arti? Possibile che tutti quei privati che usano il veleno anziché il falcetto nei pressi della propria e altrui abitazione siano in regola con la legge? Possibile che tutto questo possa avvenire proprio in Toscana, la regione che asserisce tra i suoi più alti valori, anche in senso economico, la cura del paesaggio, dell’ospitalità, delle eccellenze agro-alimentari? La regione che, proprio in virtù di questi valori dichiarati ha avuto il privilegio di inaugurare EXPO 2015?
E invece la pratica del diserbo chimico sta diventando sempre più abituale, e ormai tutti conosciamo le “visioni al Napalm” che ogni primavera ci riserva: altro che la “stagion che’l mondo foglia e fiora”! Colate di erba avvelenata secca e gialla si accendono violente nel verde circostante, deturpando paesaggi urbani ed extraurbani che tutto il mondo ci invidierebbe. E come stridono queste visioni con le dichiarazioni pre-elettorali di chi propugnava il rilancio turistico del territorio!
Aggiungiamo pure che l’Agenzia Internazionale Ricerca sul Cancro (IARC) ha annoverato il glifosate, l’agente erbicida più venduto al mondo, nella lista nera dei composti cancerogeni. Un erbicida da solo non basta a far crescere tumori? Può darsi, ma l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ci avverte che esiste un rischio cumulativo sulla salute derivante dall’esposizione a sostanze analoghe. E come non notare che dietro il glifosate girano interessi miliardari: è stato per decenni un brevetto Monsanto, é l’erbicida la cui resistenza è inserita in molti semi OGM… e la pressione commerciale sulle Amministrazioni pubbliche appare sempre più forte e capillare.
Rivolgiamo perciò al nostro Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e a tutti gli amministratori locali questa nostra petizione per chiedere un segnale di coerenza e di rinnovamento concreto. Lo chiediamo a quelle stesse amministrazioni che, sollecitate da comitati di cittadini comuni, ma anche da aziende agricole, professionisti del settore agrario e della salute, operatori turistici e Università, hanno manifestato il loro caldo interesse per la nascita di Biodistretti sul territorio. Come si può pensare a un Biodistretto se le stesse amministrazioni fanno uso del diserbo chimico su suolo pubblico? A quella stessa Toscana che vanta il primato nel mondo dell’abolizione della pena di morte, chiediamo un altro gesto da apri-pista in tema di diritti umani: far valere il diritto all’ambiente, alla salute, alla bellezza.
Chiediamo quindi alle nostre autorità locali la messa al bando dell’uso del glifosate e altri erbicidi dal proprio suolo pubblico, urbano ed extraurbano e in particolare chiediamo:

  1. di farsi promotori di buone pratiche sostenibili NON utilizzando diserbante per pulire le aree di propria competenza ma piuttosto sfalcio/competizione con specie erbose nane o decorative, etc.
  2. di fare pressione su quei soggetti pubblici, come l’ANAS, che potrebbero valutare, in accordo coi Comuni, procedure diverse di contenimento dell’erba a salvaguardia del paesaggio. Spazio alle alternative: esistono anche “greggi tosaerba” affittabili!
  3. di sensibilizzare i privati sul fatto che il diserbante, benché in libera vendita, NON è innocuo. La Toscana ha già una legge regionale in questo senso, la 36/1999, attualmente quasi lettera morta: non si vede cartellonistica, non si rispettano le distanze dalle abitazioni…Imporne il rispetto rigoroso pena precise sanzioni avrebbe un sicuro effetto deterrente!

Estensore dell’appello: Tullia Casini
Primi sostenitori dell’iniziativa:
– Gruppo d’acquisto solidale “Ortica” – Empoli
– Slow Food – Condotta Empolese Valdelsa

La rete é ricca di iniziative/approfondimenti, ne citiamo alcuni:

Le api europee non bastano più……

In più della metà dei Paesi europei non ci sono abbastanza api per impollinare le colture. Secondo uno studio appena pubblicato su PlosOne le api europee non bastano più anche e forse soprattutto a causa del vertiginoso aumento delle colture destinate ai biocarburanti.
In realtà – grazie anche a lunghe campagne di sensibilizzazione sul tema – le colonie di api europee tra il 2005 e il 2010 sono aumentate del 7%, ma non sono più sufficienti a garantire il prezioso servizio di impollinazione all’agricoltura. Come dicevamo, una delle maggiorni cause è l’intensificarsi delle coltivazioni, soprattutto di quelle destinate ai biocarburanti: tra il 2005 e il 2010, l’estensione di queste colture è infatti cresciuta cinque volte più rapidamente delle colonie di api, che soddisfano meno del 90% della domanda in 22 paesi europei su 41.
In Italia per una volta non siamo quelli messi peggio e il nostro Paese ha visto crescere la capacità di impollinazione dal 50 al 75% . A passarsela niente bene sono la Gran Bretagna, la Finlandia, i Paesi baltici e la Moldavia, dove la capacità di impollinazione è deficitaria del 75%. Non può non crescere la preoccupazione sulla sicurezza alimentare, non solo in termini quantitativi, ma anche qualitativi, dal momento che un’altra ricerca rileva come i maggiori apporti all’umanità di vitamina A e C, di calcio, fluoro e acido folico provengono proprio dai raccolti impollinati dalle api…
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Ma dove va a finire l’agricoltura toscana?

Fonte: Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Al termine di ogni anno trascorso vengono fatti i bilanci, questo appena effettuato dalla Cia Toscana sul 6° Censimento generale dell’agricoltura 2010 reso pubblico dalla Regione Toscana risulta devastante, grazie anche a politiche errate sulla gestione del territorio e alla tutela di chi se ne occupa e di chi lo coltiva; questi ultimi vengono pesantemente penalizzati dalle burocrazie e dall’avanzare dei giganti del cemento delle speculazioni edilizie.
Se in questa regione continueremo a portare avanti certe politiche, con priorità assolutamente contrarie alla nostra tradizione culturale e agricola, i nostri cari contadini e pastori resteranno una specie in via di estinzione non protetta, e la campagna abbandonata oltre che offrire allo sguardo una visione drammatica, creerà moltissimi altri problemi di tipo economico e ambientale.

Elena RomoliGruppo d’Intervento Giuridico – Toscana
dal sito web della Confederazione Italiana Agricoltori – C.I.A.http://www.ciatoscana.org/

In dieci anni la Toscana ha perso il 38 per cento delle aziende agricole e 100 mila ettari di superficie coltivata, pari al 12 per cento del totale, ovvero 6 volte più della media nazionale (2 per cento) e superiore a quello dell’Italia Centrale (9 per cento). Sono “dati devastanti” commenta la Cia Toscana sul 6° Censimento generale dell’agricoltura 2010 reso pubblico dalla Regione Toscana.
“I primi dati del censimento -sottolinea Giordano Pascucci, presidente Cia Toscana- confermano il nostro allarme sul futuro dell’agricoltura. In sintesi emerge che l’agricoltura delle aree svantaggiate e montane sta chiudendo, che crollano gli allevamenti ovini e che calano drammaticamente i bovini. Se si vuol salvare l’agricoltura occorrono politiche e risorse adeguate, a partire dalla nuova Politica agricola comune (Pac 2014-2020) che va profondamente modificata”.
Scorporando i dati -evidenzia la Cia Toscana- vediamo che ci sono intere province, soprattutto con forte presenza di zone montane e svantaggiate, nelle quali l’attività agricola si è dimezzata negli ultimi dieci anni. Il crollo della superficie coltivata riguarda soprattutto i seminativi e le aree a pascolo e prato permanente. La zootecnia, come denunciamo da molto tempo, è al collasso, soprattutto per quanto riguarda gli allevamenti ovini.
Numeri choc- Oltre al dato sulla superficie agricola utilizzabile (Sau)che passa dai 855.805 ettari (2000) ai 755.295 ettari (2010), pari appunto al -12 per cento; è rilevante il calo delle aziende agricole che dalle 122.409 aziende di dieci anni fa ne conta oggi soltanto 75.459 (-38 per cento).Rispetto ai dati generali, la Toscana agricola appare sostanzialmente divisa in due: una parte il cui crollo, in termini di numero di aziende, va ben oltre la media regionale (le province di Massa, Prato, Lucca e Pisa) ed un’altra che si avvicina di più alla media nazionale. Nelle prime, al maggior calo di aziende corrisponde una maggiore diminuzione di superficie, con l’eccezione di Pisa la cui Sau cala dell’11 per cento a fronte di un calo di aziende che supera il 50 per cento. Per quanto riguarda le coltivazioni la principale perdita di Sau si registra nei seminativi (-10,1 per cento) e nei terreni a pratopermanente e pascolo (-28,5 per cento). Evidente inoltre il crollo della zootecnia: per i bovini le aziende sono passate da 4.964 a 3.486 (-29,8 per cento) oltre al -10,1 per cento per capi; mentre per gli ovini erano 4.628 le aziende nel 2000 e sono 2.452 nel 2010 (-47 per cento) con un -24,9 per cento per numero di capi. L’unico dato positivo è la Sau aziendale media che cresce del 43 per cento passando dai 6,99 ettari per azienda del 2000 ai 10,01 ha. del 2010.
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Sciopero della fame e presidio contro i neonicotinoidi killer delle api

Riceviamo questo appello della dott.ssa Patrizia Gentilini di ISDE (con cui da anni portiamo avanti la lotta contro gli inceneritori).
Vi chiediamo di diffonderlo e di sottoscriverlo cliccando qui

Carissimi,
desidero comunicare che da domenica scorsa abbiamo iniziato (con Renato, mio marito) uno sciopero della fame a Torino, davanti alla regione in c.so Stati Uniti per tentare di far modificare le autorizzazioni all’impiego di questi veleni che fanno scomparire le api e che dal 2005 denunciamo come la causa delle nostre perdite.
Dopo anni di segnalazioni, diffide, denuncia in procura non c’è nessuna presa di posizione pubblica salvo quella di trincerarsi dietro al decreto di sospensione per la concia del mais. Peccato che le regioni, compreso il Piemonte, obblighino (con tanto di ordinanze) a trattare contro la flavescenza della vite proprio con un neonicotinoide, che regolarmente troviamo negli alveari. Quindi da una parte lo si sospende e dall’altra si obbliga a spruzzare. Ad oggi i prodotti autorizati sono più di 50 tutti utilizati nel comparto ortofrutticolo.
Non ce la facciamo più, anche finanziariamente, quindi abbiamo deciso di giocarci l’ultima carta con questa protesta. Come sai bene non è un problema solo nostro, la perdita delle api è globale e oltre a provocare la perdita di biodiversità, rischia di diventare anche un problema per la salute di tutti perchè ci sono già evidenze scientifiche che lo dimostrano.
Renato provvede ad aggiornare il sito http://www.rfb.it/bastaveleni con tutto quello che può servire per approfondire, e ti chiederei, se sei d’accordo, almeno di sotoscrivere l’appello alla pagina delle adesioni.
Ringrazio anticipatamente per quanto vorrete e potrete fare,
Marisa Valente

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