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Vogliamo uno studio indipendente sul progetto del nuovo aeroporto di Firenze

Italia Nostra Firenze sostiene l’appello. Cliccate qui per firmare e diffonderlo!

Se sarà realizzato, il nuovo aeroporto di Firenze avrà un enorme impatto sull’ambiente della Piana di Firenze, Prato e Pistoia e sullasalute dei suoi abitanti. Inoltre, sconvolgerà il Parco della Piana, un’area avifaunistica protetta di interesse regionale e comunitario, e metterà a rischio l’immenso patrimonio artistico e culturale del cuore della Toscana. Infine, modificherà profondamente l’economia e il sistema infrastrutturale di tutta la regione.
E’ essenziale che la Valutazione dell’Impatto Ambientale di un’opera così importante si basi su uno studio preliminare serio e credibile, che permetta di confrontarne costi e benefici, vantaggi e svantaggi.
Chiediamo a chi deve prendere questa delicatissima decisione di affidare uno Studio di Impatto Ambientale a esperti che perseguano il bene comune, liberi da conflitti di interesse e con effettiva competenza su ogni aspetto della questione.
Vogliamo soprattutto che il procedimento si svolga secondo le direttive europee: l’Italia ha il triste primato delle procedure d’infrazione, in particolare per svariate violazioni del diritto dell’Unione proprio sulla valutazione dell’impatto ambientale di progetti pubblici e privati, tra cui l’aeroporto di Malpensa.
Con questa petizione chiediamo di affidare uno Studio sull’Impatto Ambientale del nuovo aeroporto di Firenze a un Ente pubblico terzo,multidisciplinare, non locale, internazionalmente riconosciuto e con comprovata esperienza in studi simili.
Firmando, non esprimerai un giudizio contro l’aeroporto di Firenze, ma a favore di uno studio preliminare serio, onesto e indipendente.
La Toscana si merita tutta la nostra cura e attenzione: firma e diffondi!

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Enrico Rossi Presidente regione Toscana, Consiglio regionale della Toscana: Salviamo il Piano Paesaggistico della Toscana

Firmate e fate firmare!
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Ritirate il maxyemendamento!
Il Piano Paesaggistico della Regione Toscana era arrivato ad un punto di compromesso tra gli industriali del marmo, i cittadini, le associazioni ambientaliste e tutti gli attori coinvolti. Ad oggi il PD ha presentato un maxyemendamento che di fatto stravolge completamente il Piano Paesaggistico. Un colpo di spugna che toglie tutte le tutele per il paesaggio dalle Alpi Apuane, devastate dall’escavazione del marmo, fino alle spiagge. Un colpo basso della politica, una prepotenza che ci impone di schierarci per la salvezza di questa importante legge per il governo del territorio e la salvaguardia di una regione unica come la Toscana. Ci appelliamo al Consiglio regionale, alla giunta e al Presidente Rossi che facciano un dietro front e si approvi il piano così come era prima del maxyemendamento,
Salviamo il Piano Paesaggistico della Toscana, Salviamo la Toscana!

Fermare il cemento e i danni idrogeologici, al paesaggio e al commercio. Più attenzione al verde pubblico. Rilanciare l’economia locale e la qualità

Firmate e fate firmare!!!
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Diretta a:
Sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini
Assessore Lavori pubblici – Ambiente e difesa del suolo, Assessore Manola Guazzini

Fermare il cemento e i danni idrogeologici, al paesaggio e al commercio. Più attenzione al verde pubblico. Rilanciare l’economia locale e la qualità
Si chiede al Sindaco di fermare la cementificazione prevista dal II Regolamento Urbanistico, tesa a favorire la grande distribuzione commerciale, con consumo del suolo a rischio idrogeologico e danno al paesaggio, al commercio locale e ai centri storici, oggi in declino.

  1. Vi è la previsione della costruzione di un enorme Centro Commerciale Coop a S.Miniato Basso tra il Supermercato Pam e lo svincolo della Superstrada, che porterà decine di migliaia di metri cubi di cemento cancellando altro suolo e campagna.
    Al di là delle problematiche legate all’assetto idrogeologico, e all’impatto ambientale, segnalati anche nelle osservazioni della  Regione Toscana (chi uscirà dalla superstrada, anziché vedere la Rocca vedrà un capannone di cemento), forze politiche, associazioni di commercianti e cittadini hanno presentato osservazioni con le quali si oppongono al progetto previsto dal NUOVO PIANO URBANISTICO in via di approvazione, in quanto suscita gravi preoccupazioni per l’economia locale, che andrà a morire, portando il territorio ad una definitiva desolazione urbana. Questo scempio urbanistico sarà realizzato, come al solito, in nome di scelte operate da pochi e mai partecipate veramente, effettuate in nome di presunti facili guadagni, ma non per tutti, e a discapito di una popolazione che vede invece per niente realizzate tutte le altre proprie richieste in materia di viabilità e verde pubblico, spazi pedonali e rilancio dell’economia locale.
  2. A San Donato, in zona attigua all’interporto si prevede la costruzione di un capannone di circa 80.000 metri cubi di cemento (grande come metà S. Donato, che chiuderà la vista dal centro abitato su Cigoli e le colline) per lo stoccaggio di merci alimentari, nonostante la disponibilità dei capannoni dismessi dell’Interporto. A questo va aggiunto che San Donato è in una golena (la golena è quella rara area ampia che può ricevere saltuariamente le acque del fiume durante gli eventi alluvionali e svolgere così l’importante funzione idraulica di invaso di emergenza).
    In questo caso l’ok dell’assessore regionale all’ambiente Bramerini non assicura né toglie al Comune le responsabilità della scelta.

Visto quanto sopra i cittadini chiedono al Sindaco Vittorio Gabbanini di:

  • fermare la cementificazione con consumo del suolo, a danno del paesaggio e del commercio locale e quindi eliminare dal secondo regolamento urbanistico la previsione del centro commerciale a San Minato Basso e del nuovo capannone a San Donato;
  • dare più attenzione al verde pubblico e alla tutela dell’ambiente dal rischio idrogeologico che viene dal cemento soprattutto in presenza di importanti fiumi.
  • dare rilancio all’economia locale, che con la grande distribuzione morirà (oggi lo sostiene anche la Regione Toscana), così come moriranno gli spazi di aggregazione e i nostri Centri Storici (già in dura crisi con la chiusura di negozi e la fuga dei cittadini). Centri Storici che invece stanno attendendo un ultimo segnale positivo.

In difesa della Galleria e della Palatina a Parma

Riceviamo e volentieri diffondiamo chiedendovi di FIRMARE E FAR FIRMARE!!

Cliccate qui per firmare la petizione

Le molteplici reazioni – a cui ha dato origine il declassamento della Galleria Nazionale e della Biblioteca Palatina e di cui la Gazzetta di Parma ha dato ampio conto – testimoniano della consapevolezza che ad essere colpita è la vita culturale della città nel suo insieme.
È appena il caso di ricordare quale sia il valore (non certo locale) dell’una e dell’altra istituzione. La Galleria, oltre a svariate opere di grande qualità, possiede un nucleo inestimabile di opere del Correggio che vanno a integrarsi con la Camera di San Paolo e con le Cupole; la Biblioteca vanta oltre settecentomila volumi, seimila manoscritti (tra cui uno dei più importanti fondi ebraici al mondo, in corso di digitalizzazione con il sostegno della National Library of Israel), settantacinquemila carteggi, tremila incunaboli  e il Museo Bodoniano che – secondo un nuovo progetto – avrebbe dovuto essere reso accessibile al pubblico in modo permanente e che contiene una  grande quantità di materiali dell’officina, un epistolario di oltre dodicimila lettere e forse la  più grande collezione al mondo di volumi usciti dalla sua stamperia.
Al momento di esprimere una valutazione (da parte di chi? E su quali basi?) sembra non si sia assolutamente tenuto conto che tanto la Galleria Nazionale quanto la Biblioteca Palatina sono inserite nel contesto architettonico della Pilotta, dove si trovano anche il Teatro Farnese e  il Museo Archeologico, che costituisce un sistema culturale con ben pochi riscontri nel nostro paese e che rischia di diventare periferico.
Non passa giorno senza che si proclamino l’importanza e le potenzialità anche economiche della cultura che, in un momento di crisi, potrebbe e dovrebbe costituire una delle principali risorse del paese. All’atto pratico, invece degli investimenti che sarebbero necessari per potenziare e valorizzare le diverse istituzioni e i singoli monumenti, si assiste a una reiterata serie di tagli indifferenziati e che obbediscono  solo a una logica di risparmio spicciolo e miope.
È per tutti questi motivi che abbiamo intenzionalmente deciso di non rivolgere il nostro appello alle “autorità competenti”, ma a tutti i cittadini nella speranza che un alto numero di firme serva a pronunciare un fermo e civile NO e a scongiurare una decisione sbagliata e destinata a gravare pesantemente sul destino della città.

Eliminare l’amianto dai tubi di Publiacqua Spa

Fonte: NO Amianto Publiacqua

Cliccate qui per firmare la petizione. FIRMATE E FATE FIRMARE!!!

Al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, all’assessore all’ambiente Anna Rita Bramerini, al Consiglio Regionale Toscano, ai Sindaci dell’AATO 3, al Presidente dell’AIT, al Direttore Generale dell’AIT, al Presidente di Publiacqua, ai componenti del CDA di Publiacqua.

Nel rispetto della nostra salute e di quella delle future generazioni chiediamo all’Autority del servizio idrico, alla Regione Toscana e agli enti locali, ai soci pubblici e privati di Publiacqua spa l’immediata eliminazione dei 225 chilometri di tubi in amianto nei Comuni serviti dall’acquedotto a Firenze, Prato, Pistoia e Medio Valdarno; il monitoraggio del livello di contaminazione dell’acqua potabile; il non utilizzo dei polifosfati di zinco per ridurre la cessione di fibre e la massima trasparenza sulle analisi e sui processi di eliminazione delle tubature, da praticare in sicurezza per i lavoratori, senza caricare ulteriormente la tariffa o con l’intervento della fiscalità generale.
Nei 46 Comuni serviti da Publiacqua circa 225 chilometri di tubature sono realizzate in amianto. Il 36% di queste condotte sono adduttrici, rami principali della rete che collegano gli impianti di prelievo alle tubature secondarie di quartiere.
Le condotte in amianto con l’usura tendono a rilasciare fibre che inquinano l’acqua, esponendo il nostro organismo al rischio di contatto. Tale rischio cresce via via che le tubature, invecchiando, si sfibrano o si rompono. L’acqua contaminata utilizzata a scopi igienici (igiene della casa, personale, degli indumenti) quando evapora rilascia nell’ambiente fibre di amianto che possono essere inalate e causare gravi danni all’apparato respiratorio con effetti devastanti.
Nel 2013, l’Unione Europea, riconosce tra le malattie dovute all’amianto anche quelle provocate dall’ingestione di fibre d’amianto. Nella risoluzione “sulle minacce per la salute sul luogo di lavoro legate all’amianto e le prospettive di eliminazione di tutto l’amianto esistente (2012/2065(INI))”, si “sottolinea che tutti i tipi di malattie legate all’amianto […] come pure diversi tipi di tumori causati dall’ingestione di acqua contenente tali fibre, proveniente da tubature in amianto – sono stati riconosciuti come un rischio per la salute e possono manifestarsi addirittura dopo alcuni decenni, in alcuni casi anche dopo più di quarant’anni”.
La necessità di un costante monitoraggio del livello di contaminazione, data la criticità delle condotte destinata a peggiorare con il passare degli anni, è stata richiamata sin dalla fine degli anni Novanta da un’indagine sulla contaminazione da fibre di amianto nelle acque potabili in Toscana che registrò una contaminazione del 24% dei campioni esaminati.
PERTANTO CHIEDIAMO

  • A partire dal 2015 sia predisposto un piano triennale di eliminazione delle condotte in amianto, in piena sicurezza per i lavoratori e senza attendere il nuovo piano d’ambito che entrerà in vigore dopo il 2021.
  • Sia avviato un piano di monitoraggio che verifichi il livello di contaminazione dell’acqua potabile nei 46 Comuni.
  • Siano resi noti i risultati delle analisi in tempo reale sia i risultati delle analisi delle acque sia i punti di prelievo dei campioni sottoposti ad analisi.
  • Venga impedito l’uso di polifosfati di zinco al fine di costituire un biofilm all’interno delle tubature in amianto con l’obiettivo di ridurre la cessione di fibre. Tale sostanza può causare nfatti gravi problemi alla salute.

Versilia: raccolta firme contro le centraline idroelettriche

La battaglia del Comitato contro le due centraline idroelettriche sul Serra e Vezza in Versilia, attualmente in fase di VIA, prosegue, cosi come prosegue la raccolta di firme. A Ruosina, un paesino di 130 abitanti, interessato dal progetto di una delle centrali, il comitato ha già raccolto oltre 80 firme per il NO. Ai banchetti allestiti per la raccolta firme, continuano ad arrivare persone totalmente all’oscuro dei progetti, nonostante il Comune continui a “pretendere” di avere adeguatamente informato la popolazione.
Salviamo La Lunigiana è a fianco del “Comitato No centraline idroelettrriche sui torrenti della Versilia” nella loro lotta per la tutela dei torrenti e del territorio contro la speculazione spesso (se non sempre) nascosta dietro queste iniziative

Fonte: La Nazione 16/12/14

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