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Nasce il Comitato Referendario della Valdisieve “Vota sì per fermare le trivelle”

Oggi, 24 marzo, si è costituito il Comitato Referendario della Valdisieve “Vota Si per fermare le trivelle” in coordinamento con il Comitato Nazionale promotore del Referendum abrogativo sulle trivellazioni in mare.
Di fatto si vuole impedire che gli italiani siano informati adeguatamente sulle ragioni del referendum, nella speranza che ciò favorisca il non raggiungimento del quorum, rendendo nulla la consultazione stessa.
Al di la dei legittimi pareri sul quesito, troviamo imbarazzante quanto inopportuna, la posizione assunta delle forze di governo che propongono al proprio elettorato di astenersi; segno evidente che Renzi sa che il mancato raggiungimento del quorum è l’unica possibilità che ha per battere il SI se il referendum sarà reso valido dall’affluenza del 50% +1 degli italiani.
Mancano 24 giorni al voto e pochissime persone sono informate. In molti non sanno neanche che tutta Italia è chiamata al voto il 17 aprile per decidere se dovrà essere abrogato l’articolo 6 comma 17 del “codice dell’ambiente”. Nello specifico si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. Nonostante, infatti, le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero più scadenza certa. Se vince il si le attività petrolifere andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza “naturale” fissata al momento del rilascio delle concessioni.
Per noi è primaria la necessità di ridurre fortemente, fino allo zero, l’utilizzo di fonti fossili altamente inquinanti  spostando la produzione energetica su fonti rinnovabili; inoltre, parlando trivellazioni “offshore”, nessuno può escludere al cento per cento malfunzionamenti o incidenti. Pur gravi ovunque, in un mare chiuso come l’Adriatico o il Mediterraneo un disastro petrolifero causerebbe danni ingenti e probabilmente irreversibili per l’ambiente.
Quotidianamente sia i media che i partiti che si astengono o voteranno NO, cercano di intimorirci con la questione della perdita dei posti di lavoro. Niente di più falso poiché le concessioni in essere saranno portate a scadenza lasciando tutto il tempo necessario al passaggio del modello industriale del nostro paese su fonti rinnovabili. Basta volerlo.
In più in Italia i petrolieri pagano allo Stato le “Royalties”, i diritti sulle estrazioni, più basse al mondo che ammontano appena al 7% del valore di quanto si estrae; inutile dire che in questo modo ci guadagnano solo i petrolieri. Insomma, per estrarre poche gocce di petrolio di scarsa qualità, si mettono in pericolo la salute della popolazione, le nostre coste, la fauna, il turismo, la pesca sostenibile e qualsiasi ambizione di passaggio massiccia alle fonti energetiche rinnovabili.
Per questi motivi è necessaria una grande mobilitazione e partecipazione della società civile, di ciascuno di noi, per consentire a tutti di essere informati e di decidere democraticamente quale futuro energetico garantire al nostro Paese rispettando il mare, la salute pubblica e l’ambiente.
Vi invitiamo a mettervi in contatto con noi per informazioni e dare il vostro contributo alla campagna per il SI contro le trivelle. Il 17 aprile vota e fai votare SI.
Comitato Referendario della Valdisieve “Vota SI per fermare le trivelle”
Per contattarci e-mail:  fermaletrivelle@gmail.com; Tel. 3284262400
Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/508141299371242/
Sito internet Nazionale dal quale scaricare il materiale della campagna: www.fermaletrivelle.it

Nasce il Comitato Provinciale Grosseto Vota SI per fermare le trivelle‏: rassegna stampa

Fonte: Il Tirreno, 12/03/2016

Stop alle trivelle, nasce il Comitato del Sì
Legambiente, Wwf, Italia Nostra: tante le associazioni locali promotrici. Come saperne di più

Si è costituito il Comitato provinciale Grosseto “Vota Sì per fermare le trivelle” (nella foto il logo), formato dalle associazioni locali di Legambiente, Wwf, Italia Nostra (sezione intercomunale Grosseto), Arci, Libera, Uisp, Fiab Grossetociclabile, Mdc, Cia, Condotta Slow food Grosseto, Terramare, Forum cittadini del mondo, Terra, Lav.
Il Comitato lavorerà per invitare i cittadini a partecipare al referendum del 17 aprile e a votare “sì” per abrogare la norma, introdotta dalla Legge di Stabilità e che permette a chi oggi ha una concessioni di estrarre petrolio e gas entro dodici miglia dalla costa anche dopo la scadenza del nulla osta e fino all’esaurimento del giacimento. Se il referendum raggiungerà il quorum (50% più uno degli aventi diritto) e vinceranno i sì, chi estrae o ricerca petrolio e gas, entro le 12 miglia dalla costa, una volta terminata la sua concessione dovrà smettere di trivellare.
I promotori sprigano quali sarebbero i motivi del sì. «Il petrolio è una fonte fossile, vecchia e inquinante»; «in Italia, produciamo il 40% di energia da fonti rinnovabili»; «nel mare italiano c’è petrolio per soddisfare il fabbisogno nazionale per sole otto settimane. «Per questa miseria perché rischiare di compromettere il nostro mare?».
Con il referendum il Comitato vuole «un nuovo modello energetico per il Paese»; «il progressivo abbandono delle fonti fossili per fermare il riscaldamento del pianeta, il cambiamento climatico, desertificazione e alluvioni»; vuole energie rinnovabili e pulite; garanzie e condizioni per il risparmio energetico, «la vera frontiera della sostenibilità».
Vediamo gli obiettivi del Comitato: «salvaguardare la vera ricchezza del mare italiano» che si traduce in «biodiversità (l’inquinamento petrolifero minaccia i cetacei e habitat marino)»; turismo, «il turismo verde, legato alla ricchezza del patrimonio naturalistico del nostro mare, rischia di essere seriamente danneggiato dall’inquinamento delle trivelle petrolifere»; pescam, «l’inquinamento e il deterioramento degli habitat marini potrebbe compromettere questa importante attività economica del Paese».
«Si tratta di un Referendum importante – scrivono i promotori – che è a rischio di quorum anche per la scelta insensata del Governo di non accorparlo alle prossime elezioni amministrative come richiesto dalle nove regioni proponenti e dalle associazioni del Comitato referendario nazionale col duplice scopo di far risparmiare allo Stato (cioè a tutti noi) 360 milioni di euro (costo della consultazione referendaria) e di favorire la partecipazione dei cittadini».
Il Comitato provinciale di Grosseto “Vota Sì per fermare le
trivelle” invita cittadini, associazione e formazioni politiche ad entrare a far parte del Comitato per collaborare in vista della campagna referendaria.
Per informazioni, si può chiamare il numero 0564.48771 o scrivere a: grossetofermaletrivelle@gmail.com; hashtag #stoptrivelle e #votasì

 

Fonte: Il Giunco.net, 11/03/2016
Di: Daniele Reali

Referendum, costituito il Comitato provinciale Grosseto “Vota Sì per fermare le trivelle”

Si è costituito il Comitato provinciale Grosseto “Vota Sì per fermare le trivelle”, formato dalle associazioni locali di Legambiente, WWF, Italia Nostra sez. intercomunale Grosseto, Arci, Libera, Uisp, Fiab Grossetociclabile, Mdc, Cia, Condotta Slow food Grosseto, Terramare, Forum cittadini del mondo, Terra, Lav.
Il Comitato lavorerà per invitare i cittadini a partecipare al referendum del 17 aprile e a votare SÌ per abrogare la norma, introdotta dal governo con l’ultima legge di stabilità, che permette alle attuali concessioni di estrarre petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa anche dopo la scadenza della concessione, fino ad esaurimento del giacimento. Se il referendum raggiungerà il quorum (50% più uno degli aventi diritto) e vinceranno i sì, chi estrae o ricerca petrolio e gas, entro le 12 miglia dalla costa, una volta terminata la sua concessione dovrà smettere di trivellare.
I MOTIVI DEL SÌ

  • Il petrolio è una fonte fossile, vecchia e inquinante:
  • Già oggi, in Italia, produciamo il 40% di energia da fonti rinnovabili;
  • Nel mare italiano c’è petrolio per soddisfare il fabbisogno nazionale per sole 8 settimane! Per questa miseria perché rischiare di compromettere il nostro mare?
  • Con il referendum vogliamo un nuovo modello energetico per il nostro paese:
  • Progressivo abbandono delle fonti fossili per fermare il riscaldamento del pianeta, il cambiamento climatico, desertificazione e alluvioni;
  • Sì alle energie rinnovabili e pulite;
  • Sì al risparmio energetico, la vera frontiera della sostenibilità (efficientamento degli edifici, ecc.).
  • Salvaguardare la vera ricchezza del mare italiano
  • Biodiversità (l’inquinamento petrolifero minaccia i cetacei e habitat marino);
  • Turismo (il turismo verde, legato alla ricchezza del patrimonio naturalistico del nostromare, rischia di essere seriamente danneggiato dall’inquinamento delle trivelle petrolifere);
  • Pesca (l’inquinamento e il deterioramento degli habitat marini potrebbe compromettere questa importante attività economica del paese).

Si tratta dunque di un Referendum importante, che è a rischio di quorum anche per la scelta insensata del Governo di non accorparlo alle prossime elezioni amministrative come richiesto dalle 9 regioni proponenti e dalle associazioni promotrici del Comitato referendario nazionale col duplice scopo di far risparmiare allo Stato (cioè a tutti noi) 360 milioni di euro (costo della consultazione referendaria) e di favorire la partecipazione dei cittadini.
Il Comitato provinciale di Grosseto Vota Sì per fermare le trivelle” invita i singoli cittadini, le associazione e le formazioni politiche disponibili della provincia di Grosseto ad entrare a far parte del Comitato per collaborare in vista della campagna referendaria. Per informazioni, adesioni o richiedere i materiali si può chiamare lo 0564.48771 o scrivere a: grossetofermaletrivelle@gmail.com.
Gli hashtag da utilizzare per promuovere il referendum sono: #stoptrivelle #votasì

Fonte: Greenreport, 11/03/2016

Referendum, anche a Grosseto il Comitato provinciale “Vota Sì per fermare le trivelle”
Informare i cittadini sul referendum nazionale del 17 aprile e portare al voto il 50% più uno

Si è costituito il Comitato provinciale Grosseto “Vota Sì per fermare le trivelle”, formato dalle associazioni locali di Legambiente, Wwf, Italia Nostra sez. intercomunale Grosseto, Arci, Libera, Uisp, Fiab Grossetociclabile, Mdc, Cia, Condotta Slow food Grosseto, Terramare, Forum cittadini del mondo, Terra, Lav.
Il Comitato lavorerà per invitare i cittadini a partecipare al referendum del 17 aprile e a votare SÌ per abrogare la norma, introdotta dal governo con l’ultima legge di stabilità, che permette alle attuali concessioni di estrarre petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa anche dopo la scadenza della concessione, fino ad esaurimento del giacimento. Se il referendum raggiungerà il quorum (50% più uno degli aventi diritto) e vinceranno i sì, chi estrae o ricerca petrolio e gas, entro le 12 miglia dalla costa, una volta terminata la sua concessione dovrà smettere di trivellare.
I motivi del Sì:

  1. Il petrolio è una fonte fossile, vecchia e inquinante: Già oggi, in Italia, produciamo il 40% di energia da fonti rinnovabili; Nel mare italiano c’è petrolio per soddisfare il fabbisogno nazionale per sole 8 settimane! Per questa miseria perché rischiare di compromettere il nostro mar
  2. Con il referendum vogliamo un nuovo modello energetico per il nostro paese: Progressivo abbandono delle fonti fossili per fermare il riscaldamento del pianeta, il cambiamento climatico, desertificazione e alluvioni; Sì alle energie rinnovabili e pulite; Sì al risparmio energetico, la vera frontiera della sostenibilità (efficientamento degli edifici, ecc.)
  3. Salvaguardare la vera ricchezza del mare italiano: Biodiversità (l’inquinamento petrolifero minaccia i cetacei e habitat marino); Turismo (il turismo verde, legato alla ricchezza del patrimonio naturalistico del nostro mare, rischia di essere seriamente danneggiato dall’inquinamento delle trivelle petrolifere); Pesca (l’inquinamento e il deterioramento degli habitat marini potrebbe compromettere questa importante attività economica del paese).

Si tratta dunque di un Referendum importante, che è a rischio di quorum anche per la scelta insensata del Governo di non accorparlo alle prossime elezioni amministrative come richiesto dalle 9 regioni proponenti e dalle associazioni promotrici del Comitato referendario nazionale col duplice scopo di far risparmiare allo Stato (cioè a tutti noi) 360 milioni di euro (costo della consultazione referendaria) e di favorire la partecipazione dei cittadini.
Il Comitato provinciale di Grosseto Vota Sì per fermare le trivelleinvita i singoli cittadini, le associazione e le formazioni politiche disponibili della provincia di Grosseto ad entrare a far parte del Comitato per collaborare in vista della campagna referendaria. Per informazioni, adesioni o richiedere i materiali si può chiamare lo 0564.48771 o scrivere a: grossetofermaletrivelle@gmail.com.
Gli hashtag da utilizzare per promuovere il referendum sono: #stoptrivelle #votasì

Fonte: Maremma News, 11/03/2016

Costituito il Comitato provinciale Grosseto “Vota Sì per fermare le trivelle”
Legambiente: “L’obiettivo è informare i cittadini sul referendum nazionale del 17 aprile e portare al voto il 50% più uno degli aventi diritti”.

Grosseto: Si è costituito il Comitato provinciale Grosseto “Vota Sì per fermare le trivelle”, formato dalle associazioni locali di Legambiente, WWF, Italia Nostra sez. intercomunale Grosseto, Arci, Libera, Uisp, Fiab Grossetociclabile, Mdc, Cia, Condotta Slow food Grosseto, Terramare, Forum cittadini del mondo, Terra, Lav.
Il Comitato lavorerà per invitare i cittadini a partecipare al referendum del 17 aprile e a votare SÌ per abrogare la norma, introdotta dal governo con l’ultima legge di stabilità, che permette alle attuali concessioni di estrarre petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa anche dopo la scadenza della concessione, fino ad esaurimento del giacimento. Se il referendum raggiungerà il quorum (50% più uno degli aventi diritto) e vinceranno i sì, chi estrae o ricerca petrolio e gas, entro le 12 miglia dalla costa, una volta terminata la sua concessione dovrà smettere di trivellare.
I MOTIVI DEL SÌ
1) Il petrolio è una fonte fossile, vecchia e inquinante:
· Già oggi, in Italia, produciamo il 40% di energia da fonti rinnovabili;
· Nel mare italiano c’è petrolio per soddisfare il fabbisogno nazionale per sole 8 settimane! Per questa miseria perché rischiare di compromettere il nostro mare?
2) Con il referendum vogliamo un nuovo modello energetico per il nostro paese:
· Progressivo abbandono delle fonti fossili per fermare il riscaldamento del pianeta, il cambiamento climatico, desertificazione e alluvioni;
· Sì alle energie rinnovabili e pulite;
· Sì al risparmio energetico, la vera frontiera della sostenibilità (efficientamento degli edifici, ecc.).
3) Salvaguardare la vera ricchezza del mare italiano
· Biodiversità (l’inquinamento petrolifero minaccia i cetacei e habitat marino);
· Turismo (il turismo verde, legato alla ricchezza del patrimonio naturalistico del nostro mare, rischia di essere seriamente danneggiato dall’inquinamento delle trivelle petrolifere);
· Pesca (l’inquinamento e il deterioramento degli habitat marini potrebbe compromettere questa importante attività economica del paese).

Si tratta dunque di un Referendum importante, che è a rischio di quorum anche per la scelta insensata del Governo di non accorparlo alle prossime elezioni amministrative come richiesto dalle 9 regioni proponenti e dalle associazioni promotrici del Comitato referendario nazionale col duplice scopo di far risparmiare allo Stato (cioè a tutti noi) 360 milioni di euro (costo della consultazione referendaria) e di favorire la partecipazione dei cittadini.
Il Comitato provinciale di Grosseto “Vota Sì per fermare le trivelle” invita i singoli cittadini, le associazione e le formazioni politiche disponibili della provincia di Grosseto ad entrare a far parte del Comitato per collaborare in vista della campagna referendaria. Per informazioni, adesioni o richiedere i materiali si può chiamare lo 0564.48771 o scrivere a: grossetofermaletrivelle@gmail.com.
Gli hashtag da utilizzare per promuovere il referendum sono: #stoptrivelle #votasì

Fonte: QuiNews Maremma.it, 11/03/2016

Nasce il comitato per fermare le trivelle
L’obiettivo è informare i cittadini sul referendum nazionale del 17 aprile e portare al voto il 50% più uno degli aventi diritto

Si è costituito il Comitato provinciale Grosseto “Vota Sì per fermare le trivelle”, formato dalle associazioni locali di Legambiente, WWF, Italia Nostra sez. intercomunale Grosseto, Arci, Libera, Uisp, Fiab Grossetociclabile, Mdc, Cia, Condotta Slow food Grosseto, Terramare, Forum cittadini del mondo, Terra, Lav.
Il Comitato lavorerà per invitare i cittadini a partecipare al referendum del 17 aprile e a votare SÌ per abrogare la norma, introdotta dal governo con l’ultima legge di stabilità, che permette alle attuali concessioni di estrarre petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa anche dopo la scadenza della concessione, fino ad esaurimento del giacimento.
Se il referendum raggiungerà il quorum (50% più uno degli aventi diritto) e vinceranno i sì, chi estrae o ricerca petrolio e gas, entro le 12 miglia dalla costa, una volta terminata la sua concessione dovrà smettere di trivellare.

Casole D’Elsa, Consultazione Popolare sulla Geotermia. Campagna per il NO.

COMITATO DIFENSORI DELLA TOSCANA

PUOI VOTARE SUBITO! CLICCA SULL’IMMAGINE ed inserisci i dati richiesti, riceverai una email contenente link e password da utilizzare per il voto.
Ricordiamo che possono votare:
I residenti nel comune di Casole d’Elsa, comunitari ed extracomunitari, che abbiano compiuto i 16 anni di età entro il 31 dicembre 2014;
Tutti coloro, italiani e stranieri, che siano titolari di attività nel Comune di Casole d’Elsa;
Tutti coloro, italiani e stranieri, che abbiano proprietà immobiliari (immobili e terreni) nel Comune di Casole.
Come votare
E’ possibile (per tutti gli aventi diritto) esprimere la propria preferenza in modalità telematica dal giorno 17 novembre e fino alla mezzanotte del giorno 27 novembre.
Per votare online è necessario avere:
. codice fiscale
. carta d’identità per i residenti, qualsiasi documento per i non residenti,
. un indirizzo di posta email per ricevere il codice (se necessario lo stesso indirizzo email può essere utilizzato da…

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12 giugno: anniversario del Referendum contro il nucleare

12 Giugno 2012 – ore 12.00
Centro per la Ricerca in Psicoterapia (Piazza O. Marucchi, 5) – Roma
Anniversario del Referendum contro il nucleare:
un filo rosso tra i problemi irrisolti del nucleare italiano e la
lotta del popolo giapponese per la messa al bando del nucleare

Un anno fa si registrò il fermo pronunciamento del popolo italiano contro la ripresa di programmi di produzione di energia elettronucleare nel nostro paese. Quel grande successo avvenne a pochi mesi di distanza dal disastro nucleare di Fukushima, in Giappone (11 Marzo 2011).
Riteniamo necessario aggiornare l’opinione pubblica sullo stato in cui versa l’eredità del passato ciclo nucleare italiano, e al tempo stesso informarla della persistente gravità degli incidenti di Fukushima, e delle prospettive dell’energia nucleare in Giappone e nel mondo.
In Italia, dove non si è mai chiusa l’emergenza nucleare dichiarata dieci anni fa dal Governo Berlusconi, manca un’autorità di controllo in materia, e non è mai stato realizzato il deposito nazionale per i residui radioattivi.
Il disastro nucleare in Giappone ha cambiato il panorama e le prospettive internazionali. L’industria nucleare mondiale è in crisi: questa fonte energetica era già fuori mercato e si sorreggeva sui sussidi pubblici, ma l’adeguamento delle norme e dei sistemi di sicurezza la rende definitivamente antieconomica come dimostrano le recenti e ripetute cancellazioni di ordini in diversi Paesi.
In Giappone dal 5 Maggio scorso tutti i reattori nucleari sono spenti. Il Governo ha la ferma intenzione di riavviarli, ma l’opposizione nella società civile è molto forte.
Nella conferenza stampa verranno brevemente illustrati la natura dei problemi nei reattori di Fukushima e i rischi collegati, argomenti che sono stati inseriti in un appello partito dall’Italia e indirizzato alle Autorità giapponesi e alle associazioni ambientaliste, che si conclude con richieste precise e circoscritte

ISDE, Legambiente, WWF, Italia Nostra
SARANNO PRESENTI ANCHE
Chie Wada, rappresentante dei cittadini giapponesi in Italia
Angelo Baracca, Professore di Fisica presso l’Università di Firenze
Giorgio Ferrari, Esperto di combustibile nucleare
ed altri firmatari dell’Appello

Referendum contro la caccia in Piemonte: perchè è necessario andare a votare!

Comitato per il referendum caccia in Piemonte

Domenica 3 giugno senza il quorum a rischio
anche l’enogastronomia e la candidatura UNESCO

Gli Italiani sono in gran maggioranza contrari alla caccia. Tutti i sondaggi, anche i più recenti, come quello realizzato da IPSOS nel 2010 attestano percentuali vicine all’80% favorevoli all’abolizione o ad una forte riduzione. Recentemente ancora conferme dal rapporto EURISPES Italia 2011 per cui la caccia è considerata ”un’abitudine accettabile” solo dal 17,8% degli italiani, mentre il 56,6% non la approva per niente ed il 23,9% la approva poco.
Se nel 1990 in Piemonte vi fosse stato quel federalismo da molti invocato, questa distruttiva attività sarebbe già stata abolita perché, in occasione del Referendum Nazionale nella nostra Regione venne superato il Quorum ed i sì furono oltre il 90%. Ciò nonostante dal 1990 ad oggi in Piemonte abbiamo assistito ad un continuo allargamento dell’attività venatoria con danni crescenti non solo per l’ambiente e la sicurezza dei cittadini ma anche per il settore agricolo, turistico ed enogastronomico. L’art. 842 del Codice Civile, infatti, consente ai cacciatori, e solo a loro, di entrare nei fondi privati senza il consenso del proprietario, inoltre la piccola (0.6% della popolazione), ma agguerrita lobby della caccia ha ottenuto di poter continuare a ripopolare a scopo venatorio, liberando ogni anno sul territorio lepri, minilepri, fagiani, pernici, ecc… cioè animali allevati con il solo scopo di essere impallinati! Questa odiosa pratica, oltre a causare danni agricoli, ha determinato anche notevoli problemi ambientali, inquinando il patrimonio genetico degli animali selvatici. Fino al 1985 i lanci hanno riguardato anche daini, cinghiali di provenienza est-europea, caprioli, ecc…, per non parlare poi degli allevamenti clandestini, dei foraggiamenti invernali non autorizzati e delle “coltivazioni a perdere” incentivate con uso di denaro pubblico. Insomma, si è lasciata mano libera ai cacciatori a spese di noi tutti.
Il costo di acquisto e lancio della fauna selvatica a scopo venatorio (quasi un milione di Euro ogni anno solo in Piemonte), è tuttora sottratto dai fondi a disposizione dei vari ATC (ambiti territoriali di caccia) e dei CA (comprensori alpini) che dovrebbero invece essere, a nostro avviso, destinati totalmente a risarcire i danni all’agricoltura causati dai ripopolamenti. Negli ultimi tempi si è anche incredibilmente permesso che a livello provinciale fossero addirittura organizzate lezioni di eviscerazione e un servizio veterinario per certificare l’idoneità al consumo delle carni cacciate, dando origine a un lucroso interesse intorno alle carni ottenute dall’attività venatoria. Si tratta chiaramente di un conflitto d’interessi. Gli agricoltori si illudono che i cacciatori operino per ridurre il numero di ungulati che possono creare danni alle colture, mentre questi hanno invece un fortissimo interesse a mantenere un’elevata presenza di prede sul territorio. Studi approfonditi dimostrano che l’attività venatoria stessa, specie se praticata senza limitazioni, (oltre ad arrecare danni all’ambiente mettendo a rischio la sopravvivenza di molte specie e inquinando il terreno con pericolosi metalli pesanti) può modificare le classi di età nei branchi in modo innaturale fino a provocare l’anticipazione del primo parto inoltre, a seguito dell’uccisione degli esemplari dominanti o semplicemente a seguito dello stress da panico per gli spari e l’inseguimento dei cani, si divide il branco in modo forzato e incontrollato.
Dopo avere creato questa folle situazione, ci saremmo aspettati una risposta pronta da parte dell’Assessore Regionale all’Agricoltura. La risposta di Claudio Sacchetto, in effetti, c’è stata, ma anziché vietare e punire con severe sanzioni ogni forma di allevamento e foraggiamento illegale di animali selvatici, le coltivazioni a perdere, i ripopolamenti a scopo venatorio, la macellazione, trasporto e sopratutto vendita di fauna selvatica, si è invece deciso di autorizzare, modificando la legge regionale nel collegato alla legge finanziaria 2011, battute di “caccia selettiva” agli ungulati dal 1° giugno al 15 marzo, anche in piena estate. I proiettili micidiali delle carabine a canna rigata autorizzate da Sacchetto, possono cadere anche ad alcuni chilometri di distanza e la copertura forestale estiva rende queste armi poco efficaci ma pericolosissime. Dopo di che, ancora concessioni alle richieste dei cacciatori: l’Assessore ha proposto la modifica della legge con la possibilità di cacciare tre giorni la settimana a scelta su cinque, sabato e domenica compresi, la possibilità di sparare a dieci nuove specie, la caccia con l’arco (una tortura per l’animale che viene spesso solo ferito), la caccia in deroga a specie protette dalla Comunità Europea (dando il via a probabili ulteriori sprechi per pagare le multe che arriveranno), etc.
In questo modo se domenica 3 giugno il Referendum Regionale volto a ottenere la limitazione della caccia in Piemonte non dovesse superare il Quorum del 50%, Sacchetto avrebbe già pronto un nuovo disegno di Legge che arriverebbe a mettere gravemente a rischio villeggianti, escursionisti, famiglie e turisti italiani e stranieri durante le vacanze (già molte sono le lamentele che abbiamo dovuto registrare la scorsa stagione durante le battute di caccia estive concesse in deroga alla Legge attuale) e forse anche la candidatura UNESCO delle colline Piemontesi. Sacchetto ha anche ottenuto di aumentare il numero di cacciatori sul territorio piemontese, aprendo ulteriormente a cacciatori foranei, in modo da “incrementare il turismo venatorio”, come lui stesso ha affermato con soddisfazione. Insomma,rischiamo di cacciare via a pallettoni chi viene da noi per godere dei nostri vini, della cucina e dei prodotti tipici, nella quiete dei paesaggi candidati all’UNESCO, a favore invece di chi viene da noi per sparare, uccidere, spaventare.
Ad ottobre 2010, tanto per fare alcuni esempi, a Novello (CN) una pallottola dacinghiale è entrata in un’abitazione ed ha centrato un televisore, mentre il 6 Luglio 2011 a Torino, in Strada Traforo del Pino 67, un giovane è stato colpito al volto. I dati riportati dall’Associazione Nazionale vittime della caccia (circa 100 morti e 300 feriti in Italia nell’ultimo triennio) dovrebbero far riflettere. Per non parlare della sicurezza stradale, sempre più compromessa a causa d’improvvisi attraversamenti di animali in fuga durante le battute di caccia. Studi condotti dalla Provincia di Cuneo hanno, infatti, confermato come gli incidenti stradali causati dalla fauna selvatica aumentino sensibilmente durante la stagione venatoria. Una risposta sensata sarebbe quella di ridurre drasticamente il calendario venatorio a un paio di mesi tardo autunnali. In caso di danni agricoli sarebbe risolutivo incentivare l’uso delle gabbie di cattura, che, come ampiamente dimostrato, costano poco e funzionano benissimo, lasciando al personale di vigilanza delle Province gli abbattimenti fuori stagione dei capi catturati come, dove e se necessari. Ottimo sarebbe anche l’utilizzo di dissuasori ottici/acustici e pastori elettrici efficaci, innocui e con costi irrisori (circa 90 euro l’ettaro).
Comunque vietare la caccia almeno la domenica e limitare le specie cacciabili a lepre, mini lepre, fagiano e cinghiale, come propone il referendum, sarebbe già un buon segnale e un primo passo avanti verso la civiltà, il rispetto della natura e della democrazia negata per 25 anni cioè dal 1987, anno in cui si raccolsero le firme per questo Referendum Regionale. Se le istanze referendarie fossero state recepite, avremmo anche risparmiato il costo del Referendum. Se Cota avesse almeno recepito la nostra richiesta di accorpare il Referendum con le Elezioni Amministrative del 6 Maggio, avremmo risparmiato altri milioni di Euro. Evidentemente le priorità dei nostri amministratori non sono quelle di salvaguardare la natura, il turismo, la sicurezza e il denaro pubblico. La scelta di far svolgere il Referendum il 3 Giugno dopo la Festa della Repubblica del 2 Giugno ci lascia pensare che Cota abbia come priorità fondamentale solo il non raggiungimento del Quorum.
Per approfondimenti:
www.referendumcaccia.it
referendumcaccia@gmail.com

Aderiscono al Comitato: AFNI, Agire Ora, AgriBio Asti, AIPS, Amici del Gatto Galliate, Animalisti Italiani, ANPANA, APDA, ARCI Piemonte, ASPA, Ass. Cometa, Ass. Vittime della Caccia, Asti Social Forum, AVDA, Burchvif, Camminare Lentamente, Centro Sereno Regis, CIPRA Italia, Club UNESCO Asti, Compagnia dei Cammini, CUB Piemonte, CuneoBirding, Dendros, EBN Italia, Ecovolontari Rivaltesi, ENPA, FAI Novara, Federazione dei Verdi, GASTI, GEVAM, Giovani Democratici, Gruppo Micologico Bresadola, Gruppi Consiliari Regione Piemonte Federazione Sinistra Europea, Kaps, Insieme per Bresso, Italia dei Valori, Movimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia Libertà, Il Girasole, Lab2031, La Pulce, L’Arca del Re Cit, LeAL, LIDA, Mountain Wilderness, Movimento 5 Stelle, Movimento Decrescita Felice, No alla caccia, Novara Bird Watching, OIPA, Pro Loco Arignano, Sinistra Ecologia e Libertà, SOS Gaia – Ecospirituality FoundationTeatro Zeta, Terra Boschi Gente Memorie, Terra del Fuoco, Unione Naturisti Italiani, USAE/FSI, VegFestival, Vivi gli animali.

Il tramonto dell’Eolico a Riparbella!

Fonte: Insieme per cambiare – Riparbella

Comune di Riparbella: si lavora per i cittadini o per le imprese?

Questa la domanda che si pongono i rappresentanti della Lista Civica Insieme per Cambiare di Riparbella dopo le ultime novità riguardanti il parco eolico. Appare incredibile che siano passati oltre due anni da quando la EWF ha ottenuto l’Autorizzazione Unica Regionale per costruire le prime 10 pale eoliche, che i lavori siano iniziati il 20 gennaio di quest’anno, che solo adesso si venga a sapere che la ditta non ha l’accordo per usare alcuni terreni e che tutto questo tempo non è stato sufficiente al Sindaco Fontanelli per firmare il promesso accordo relativo ai benefici per i cittadini e per il Comune, promesse che attendono di essere trasformati in fatti dai tempi della campagna elettorale.
I lavori sono iniziati perché la maggioranza, superficialmente come le capita spesso, ha approvato la variante acustica, ultima autorizzazione necessaria alla ditta e oggi forse si è accorta che non vi sono più motivi per cui il privato, autorizzato in tutto e per tutto, dovrebbe riconoscere dei soldi al Comune e nel frattempo il Comune non si è nemmeno attivato per verificare il rispetto delle prescrizioni previste.
Il 20 Marzo, preso atto che il Sindaco continua a rinviare la firma dell’accordo, abbiamo richiesto un consiglio comunale con all’ordine del giorno il tema dell’Eolico, sopratutto per essere aggiornati. Il Sindaco doveva riunirlo entro 20 giorni come previsto dalla legge e come confermato dalla segretaria comunale dott.ssa Barni ma come già accaduto in passato si è rifiutato di adempiere ancora una volta ai suoi doveri di primo cittadino dimostrando quanto poco rispetto abbia per le norme e obbligandoci a chiedere l’intervento urgente del Prefetto di Pisa.
Di fatto però è un’altra la questione che ci preoccupa maggiormente e riguarda l’angolo di visuale con cui il Sindaco e la giunta agiscono quando affrontano progetti privati, siano essi imprenditori edili o delle rinnovabili. I Sindaci dovrebbe tutelare sempre gli interessi del territorio e dei loro cittadini e dovrebbe pianificare con molta attenzione gli aspetti economici per i Comuni le cui casse sono sempre più vuote.
Fontanelli è riuscito a far di Riparbella l’unico Comune d’Italia che ha perso soldi con l’autovelox facendo guadagnare oltre 300mila euro ai legali per fare cause perse, ora è sulla buona strada per essere l’ultimo Sindaco d’Italia ad aver autorizzato gli eco-mostri eolici con l’ulteriore beffa di non aver alcun ritorno per il Comune. Negli ultimi sei anni delle sue legislature le poche decisioni importanti riguardano solo operazioni immobiliari di privati mentre al Comune di Riparbella e alla collettività rimangono solo strade impraticabili, connessione internet assente, ludo baby e scuola media chiusa, parchi giochi abbandonati, un generale stato di degrado e abbandono del paese accompagnato da annunci di opere faraoniche tutte rimaste nel libro dei sogni come il mega canile intercomunale e la struttura ricettiva al Giardino i cui lavori sono fermi da mesi. Da oltre sei anni nessuno a Riparbella ha capito quale sia il “progetto” per il paese ed il territorio, si è solo capito che esiste una certa sensibilità per le mega opere, sopratutto dei privati che spesso incontrano i sigilli della magistratura come la speculazione avvenuta in località Pantano.
Settimana prossima si chiuderà la raccolta firme per la richiesta del referendum comunale abrogativo dell’atto che autorizza il progetto eolico, speriamo di riuscire a convincere la giunta che la democrazia è tale solo se si coinvolgono veramente i cittadini e non imponendo le scelte dall’alto.
Nel frattempo è arrivata la conferma dell’avvenuto ricorso al Consiglio di Stato da parte di Italia Nostra e del WWF, atto che rende di nuovo incerto e rischioso l’investimento della veronese AGSM, la municipalizzata controllata dal Sindaco leghista di Verona Tosi, nuova proprietaria del progetto eolico di Riparbella che ha deciso di investire lontano dal proprio territorio in barba dei vincoli territoriali, forse perché le pale sono più belle se costruite lontano da casa propria?
Riparbella, 7 aprile 2012
Alessandro Lucibello Piani
Insieme per Cambiare – Riparbella
Il Tirreno, 08/04/2012

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