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Raggiunto il quorum per il referendum contro le pale eoliche

Fonte: Il Tirreno, Cecina-Rosignano

Esulta la lista civica, Mancini: «Il 20% in due sole settimane.
La maggioranza ha l’ultima occasione per non smentirsi»

RIPARBELLA. Missione compiuta e la lista civica Insieme per cambiare esulta. Il referendum abrogativo sul progetto di un parco eolico a Riparbella si farà. Lo annuncia il capogruppo Emilio Mancini: «A due sole settimane dall’inizio della raccolta firme è stato raggiunto il quorum del 20% degli iscritti alle liste elettorali come richiesto dallo statuto comunale. I cittadini hanno prontamente risposto e l’obiettivo è stato raggiunto molto prima del previsto. Questo dimostra quanto sentita sia la necessità di un confronto trasparente e democratico rispetto a una scelta che ancora oggi è oscura e imposta con prepotenza da una maggioranza che ha perso il contatto con la realtà di Riparbella».
Le firme, spiega ancora Mancini, saranno consegnate al sindaco Ghero Fontanelli subito dopo Pasqua, quindi nella seconda metà di aprile, «per poter dare l’opportunità anche ai tanti stranieri residenti che frequentano il paese di firmare e comunque di essere informati circa la battaglia a difesa del territorio».
«Il consigliere Giorgio Gremigni – prosegue Mancini – fece una dichiarazione di voto, a nome della maggioranza, in cui si dichiarò favorevole all’istituto del referendum, ora hanno un’ultima occasione per dimostrare che quanto dicono corrisponde a quanto pensano. I cittadini hanno fatto la loro richiesta secondo le previsioni normative vigenti ed è da questa volontà popolare che si deve ripartire per ridare credibilità alle istituzioni e alla politica e se la maggioranza ignorerà anche questa richiesta formale chiederemo l’immediato intervento del prefetto e del ministero degli interni».
«Siamo solo stupiti dal fatto – conclude Mancini – che la Ewf prosegua i lavori per la costruzione del parco eolico senza sosta, ignorando la protesta popolare. Che abbiano già avuto rassicurazioni circa l’esito referendario? Intanto in paese la gente continua a mormorare che arriveranno rimborsi a tutti dal conto energia, ennesima promessa non mantenuta, usata come trovata politica per convincere la gente a non andare a votare, ma ormai per i più il gioco è stato scoperto».

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Raccolte 200 firme dagli anti-eolico per il referendum

Fonte: Il Tirreno, Cecina-Rosignano

Lucibello: «Invito a sostenerci anche chi è favorevole, solo così potremo trattare direttamente con la Ewf»

RIPARBELLA. «Abbiamo raccolto duecento firme in due fine settimana, sfidando ogni pronostico e un sindaco che fin qui ha fatto solo disinformazione. Questo referendum lo vogliamo fortemente e invitiamo anche chi è favorevole al parco eolico a firmare, perché solo così si riaprirebbe una trattativa seria». Alessandro Lucibello Piani è scatenato. Il consigliere di Insieme per cambiare prosegue la battaglia contro il progetto di un parco eolico. «Per tre anni – dice – hanno ripetuto in tutte le sedi che i lavori per il parco eolico non sarebbero mai potuti iniziare senza prima aver firmato la convenzione che stabiliva i vantaggi per il comune. Il sindaco Fontanelli è riuscito un’altra volta a disattendere le promesse fatte ai cittadini e la ditta privata Ewf ha già iniziato i lavori per la sua mega centrale eolica. Tutti insieme, dal Paroli al Bianchi in giunta fino ai silenti consiglieri di maggioranza e passando anche dal segretario locale del Pd Luca Biancani avevano preso l’impegno solenne ma a fine febbraio la Ewf ha iniziato i lavori rendendo le loro promesse aria fritta perché nessun accordo è stato firmato. Riparbella rischia così di salire all’onore della cronaca per una beffa forse peggiore di quella storica dell’autovelox».
“In paese – prosegue Lucibello – i nostri volontari stanno raccogliendo velocemente le firme per poter approntare il referendum abrogativo dell’unico atto comunale rilevante per il progetto eolico mentre al bar scorrono voci di fantomatici bonus sulka bolletta energetica delle famiglie. Disonformazione verso i cittadini, sua perchè non esiste uno straccio di carta firmato, sia perchè non è legalmente possibile, si perchè non è economicamente sostenibile. Ricordiamoci che il progetto eolico non è del Comune ma di un privato, dunque anche l’energia dei riparbellini sommata a tutte le altre promesse come la variante al paese, l’asfaltatura delle strade sterrate e i parcheggi è un impegno economico non sostenibile anche paragonando con quanto poco i “vecchi” impianti, già installati in zona, elargiscono ai Comuni. La ditta, già autorizzata, ha iniziato i lavori senza firmare impegno con il Comune e si trova ogggi in una posizione di superiorità contrattuale. Potrà decidere di elargire o no una regalia a proprio piacimento e al Comune non rimane che sperare nell’elemosina. Un’altra umiliazione a cui questa maggioranza ha costretto i cittadini. Unico baluardo rimasto è il referendum che rimetterebbe tutto in gioco. La Ewf sarebbe costretta a trattare direttamente con la cittadinanza.”

Referendum Eolico: iniziata la raccolta firme – obbiettivo 300!

Fonte: Insieme per salvare Riparbella

E’ ancora Riparbella il paese collinare della Bassa Val di Cecina dove c’è più fermento politico e da questa settimana nella piazza del paese è presente un Totem-Gazebo con lo scopo di informare la popolazione che si stanno raccogliendo le firme per quel referendum sull’eolico sempre negato, fino ad oggi, dal i e dalla sua maggioranza PD.
Mentre Italia Nostra e WWF hanno confermato la volontà di proporre ricorso al Consiglio di Stato contro l’autorizzazione regionale del mega progetto eolico, l’opposizione consiliare e il comitato cittadino attivano l’art. 38 dello Statuto che prevede il referendum abrogativo degli atti comunali quando richiesto dal 20% degli iscritti alle liste elettorali (circa 300 firme). Il quesito chiederà di abrogare l’unico atto passato in comune che ha rilevanza per il progetto, la modifica della variante acustica appena approvata dalla maggioranza con cui  permettono di fatto l’installazione delle pale nel bosco avendo alzato i livelli del rumore consentito proprio nei punti in cui sono previste le gigantesche pale.
“Qui si tratta di democrazia”, racconta Emilio Mancini, “chiediamo una firma perché possano essere i cittadini stessi a decidere del loro territorio, con il referendum potranno votare liberamente Si o No all’Eolico e se fosse stato fatto per tempo, come promesso nel programma elettorale della maggioranza, avremmo già chiuso il discorso. Le firme saranno autenticate dai consiglieri comunali come prevede la legge nazionale per i referendum, diritto sancito dalla costituzione e dal nostro statuto comunale e non può essere limitato da nessuno tantomeno da un partito che si dichiara democratico. L’eventualità che il Sindaco e la sua maggioranza vogliano cambiare le regole per bloccare il referendum dopo che per anni hanno solo fatto ostruzione conferma quanto sosteniamo da tempo, Berlusconi a Riparbella ha fatto scuola nel PD!
Con 300 firme raccolte come chiede lo Statuto Comunale non avranno più scuse per tacitare i loro cittadini, altrimenti cambino nome al loro partito in Partito Dittatoriale. Denunciamo ancora l’assenza della promessa convenzione con la ditta, anomalia tipica di questa amministrazione che ritiene giusto autorizzare le imprese private prima ancora di aver concluso un qualsivoglia accordo economico lasciando così alla cittadinanza solo il ricordo di faraoniche promesse a cui non segue mai nulla di concreto e fra le tante vicende ricordiamo l’Autovelox che ha lasciato ai cittadini la bella somma di oltre 300mila euro di spese legali.”
Si profilano dunque nuove difficoltà e ostacoli per il progetto di Riparbella che ha recentemente cambiato proprietà con il passaggio di una quota del 60% dalla EWF Italia alla AGSM, società energetica di proprietà del Comune di Verona del Sindaco leghista Tosi, mentre appare sempre inspiegabile il motivo per cui gli altri progetti eolici già approvati in zona (Santa Luce, Cascina Terme, Lajatico), due dei quali sempre della Ewf Italia, non siano ancora partiti, difficoltà economiche?
Insieme per Cambiare
Emilio Mancini

Capo Gruppo consiliare

Firmate l’appello “Giù le mani dall’acqua e dalla democrazia!”

Fonte: Forum italiano dei movimenti per l’acqua

Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.
Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.
Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.
A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.
Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.
Noi non ci stiamo.
L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.
I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.
Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.

Chiediamo con determinazione al Governo Monti di
interrompere da 
subito la strada intrapresa.
Chiediamo 
a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.
Chiediamo 
alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.
Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.
Clicca qui per firmare e diffondi l’appello!!!!!!

Costituzionalizziamo i beni comuni

Fonte: Controlacrisi.org
Di: Paolo Cacciari

E ora una costituente per i beni comuni. L’avevano proposta Mattei e Lucarelli prima dell’esito dei referendum, l’ha rilanciata Petrella, l’hanno raccolta Massimo Rossi e Paolo Ferrero e non vedo chi non potrebbe aderirvi. Il luogo giusto per scriverne a più mani il manifesto potrebbe essere proprio Genova a fine luglio, nel decennale di un movimento che, come si è visto il 13 giugno, ha saputo scavare in profondità, sotto la gittata dei radar dei mass media, sotto il palcoscenico del teatrino della politica, non visto nemmeno dai più attenti cultori dei movimenti rivoluzioni.
Cosa dovrebbe esserci scritto? Che in questo mondo vi sono beni e servizi indisponibili alla logica mefistofelica, distruttiva e predatoria del mercato. Inalienabili, intangibili, semplicemente perché indispensabili e insostituibili per il buon vivere di ciascuno e di tutti. Beni e servizi che vanno tutelati e resi accessibili a tutti. Beni e servizi considerati talmente importanti per le popolazioni che non si fidano nemmeno di darli in gestione ai legittimi governi e ai loro apparati tecnico-amministrativi. Oltre il pubblico-statale, si è detto, perché troppo spesso il governi pro-tempore si comportano come e/o a favore degli interessi privati. Quando Tremonti vuole vendere [pardon: affidare in gestione per cent’anni] le spiagge, quando Camerun tenta la stessa operazione con le foreste inglesi, Gheddafi con il Sahara, l’Alaska con le sue risorse idriche… allora vuol dire che non basta affermare la «demanialità» di un bene per assicurarne l’interesse pubblico. Come ci dicono gli studi compiuti dalla Commissione Rodotà, serve elaborare un nuovo statuto giuridico-politico del «comune». Una rivoluzione culturale che le costituzioni dell’America latina hanno cominciato a fare inserendo Pacha Mama e Bien Vivir, la natura e la vita degna, tra i beni da tutelare a prescindere dalla loro utilizzazione economica, dal loro impegno produttivo di merci e di reddito. Passare «dal calcolo dei risultati all’etica della cura», come ha scritto Teresa Serra.
Evo Morales, in un discorso alle nazioni Unite ha detto: «Se il XX secolo è stato l’era dei diritti umani, il XXI dovrebbe essere il secolo dedicato alla natura e a tutti gli esseri viventi (…) So che questo compito non sarà facile. Molte persone, specie gli avvocati, affermano che solo noi esseri umani abbiamo diritti». Per noi occidentali si tratta effettivamente di una rivoluzione culturale, prima che guridico-politico. Una fuoriuscita dall’antropocentrismo, dallo specismo, dall’androcentrismo per entrare in una cosmologia biocentrica, in una visione bio-umanistica.
La scoperta di una «etica della natura» ci riporta all’ecologia profonda, all’origine del pensiero ecologico: gli individui sono parte di un sistema di relazioni, di interdipendenze, che richiede cooperazione, condivisione.
Nella passata legislatura avevamo [Prc] elaborato una proposta di modifica della Costituzione: «La Repubblica riconosce la biosfera come bene comune dell’umanità, tutela la biodiversità e la dignità di ogni organismo vivente». Si potrebbe partire da qui.

Referendum: valanga di voti a Firenze!

VALANGA RECORD di SI dei fiorentini al secondo quesito del referendum sull’Acqua, il più votato in assoluto: 171.897 SI pari al 95,83%.
Italia Nostra ha fatto parte integrante del comitati per i 4 SI ai referendum, dunque congratulazioni a tutti noi per il risultato raggiunto in questa battaglia di civiltà e per la difesa dei beni comuni.
Saluti Mariarita Signorini

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