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Salviamo il convento di San Marco a Firenze dalla chiusura – Firma la petizione!

Al Maestro Generale dell’Ordine Domenicano Bruno Cadoré

“Firenze è il centro del mondo, San Marco è il centro di Firenze e l’Annunciazione del Beato Angelico [lì affrescata] è il centro di San Marco. Quindi l’Annunciazione è il cuore della storia”
Giorgio La Pira

Il Capitolo Provinciale dei Frati Domenicani dell’Italia Centrale ha recentemente deciso di chiudere il Convento di San Marco a Firenze; rimarrà aperta la parte del convento che è Museo statale e la chiesa, ma non ci sarà più una comunità di frati eun convento senza frati non è più un vero convento.
La decisione ha suscitato, nella città di Firenze, sorpresa, incredulità, preoccupazione, perché San Marco dal XV secolo fa parte integrante della storia e dell’identità della città, perché San Marco è il convento domenicano più famoso al mondo e uno dei più ricchi di opere d’arte, uno dei principali centri del Rinascimento, un laboratorio dove si sono fecondate a vicenda la religione cattolica, la cultura e l’arte. Nel corso di quasi sei secoli moltissimi personaggi illustri (nella santità, nella cultura, nell’arte, nella politica) hanno abitato il convento oppure lo hanno frequentato assiduamente.
Ancora oggi, benché rimasto con pochi frati, il convento è un punto di riferimento per le tante persone che desiderano parlare con i frati, per gli studiosi di religione e arte che frequentano la chiesa, la biblioteca di spiritualità e le conferenze. Per questi motivi ci rivolgiamo al Maestro Generale dell’Ordine Domenicano, affinché voglia ritornare su questa decisione e voglia consentire al convento di proseguire quell’importante missione che svolge da secoli e che non a caso è riconosciuta da tutto il mondo.

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Vibrazioni e buche: piazza San Marco balla

Fonte: La Nazione
Di: Emanuele Baldi

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Buche ovunque, vibrazioni e smog.
Uno dei luoghi storici del centro perde la sua identità

Da simbolo a terminal bus. E con la chiusura di via Arazzieri
lo snodo è ancor più aggrovigliato

Firenze, 7 novembre 2012 – Una piazza maciullata. Una piazza che non respira più, incerottata di bitume, in perenne apnea, presa a morsi da un torpedone bianco e arancione di autobus, ‘ghigliottinata’ dai taxi e stordita da scooter e moto che giocano, ma ne farebbero volentieri a meno, a ‘salta la buca’ dalla mattina alla sera. San Marco fino a qualche anno fa era un gioiellino: simmetrica, elegante, viva, come deve essere la porta di un centro storico. Ora è un ripostiglio di benzina e transenne, un punto di passaggio nevrotico e pericoloso. Uno snodo di traffico da città metropolitana, un contesto nel quale sarebbe perfino affascinante ’pigiato’ a forza in una piazza piccola e gentile. La faccenda non è nuova (la rivoluzione pedonale del Duomo, tre anni fa, ha fisiologicamente inguaiato le zone circostanti con il dirottamento selvaggio del trasporto pubblico) ma di nuovo c’è che che la situazione peggiora a vista d’occhio. Con i lavori in via degli Arazzieri (che per fortuna non dovrebbero durare che un altro paio di giorni al massimo) ieri la piazza ha dato il peggio.
Un groviglio di autobus, un traffico cervellotico e un rumore senza soluzione di continuità. Abbiamo dato un’occhiata alle condizioni del selciato. Consentiteci la durezza dell’espressione: fa veramente schifo. Arrivando da via Cavour e affrontando la curva all’altezza dell’edicola si entra in un «circuito» di crateri, pietre sconnesse e voragini. Il ‘rattoppo’ d’asfalto a due passi dalla fermata dei bus è osceno oltre che già avvallato. La pavimentazione è disastrosa ma non potrebbe essere altrimenti. In cento metri passano, a ritmo continuo, tredici linee. «Quando piove e le buche si vedono meno perché l’asfalto è lucido passare in motorino diventa un incubo» ci dice un ragazzino. «Fortuna — aggiunge — che io vado a scuola qui vicino e conosco ogni pietra a memoria sennò rischierei ogni volta di cascare. E se uno casca qui si fa male per davvero». Lo sfascio della piazza è stato denunciato da più parti, dai frati domenicani di San Marco alle associazioni fino ai semplici cittadini ma poco o nulla è cambiato in meglio. La situazione è paradossale se ci si sposta di qualche centinaio di metri. Prendiamo via Lamarmora: l’asfalto fonoassorbente attutisce tutti i rumori. Sembra di passare da un sentiero di campagna a un tappeto persiano. E’ così difficile risolvere anche la questione della piazza? E ancora: perché dopo anni di polemiche ancora non si è trovata una soluzione per il tracciato che collega San Marco a piazza D’Azeglio, ennesimo tormento per auto, bici e motorini?
Intanto da settimane l’Aduc, l’associazione degli utenti e dei consumatori, dà battaglia all’amministrazione incalzando le autorità affinché trovino una soluzione alle disastrose condizioni della pavimentazione di piazza San Marco. «Sembra proprio che la principale piazza di snodo del traffico in centro città, non interessi la nostra amministrazione» polemizza in una nota l’associazione secondo la quale mettere ogni tanto qualche «rattoppo» per «dare il contentino al popolo vociante» equivale a «far finta di curare il cancro con l’aspirina». L’Aduc denuncia i pericoli quotidiani che devono affrontare ciclisti e scooteristi e le persone non-vedenti con difficoltà di deambulazione. «Lo ribadiamo: la piazza ha bisogno di un intervento strutturale energico».

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