Archivi della categoria: Smog

Nuovi inceneritori? Qualche contraddizione…

Fonte: Radio Vaticana, 13/08/2015
Di: Antonella Palermo

Il decreto ‘Sblocca Italia’ prevede l’autorizzazione di 12 nuovi inceneritori in dieci Regioni, impianti che vanno ad aggiungersi ai 42 già in funzione e ai sei già autorizzati ma ancora in via di costruzione. Il Governo accelera ma le Regioni insorgono. Il commento di Maria Rita Signorini, consigliere nazionale di Italia Nostra, esperta di questioni legate all’energia.
Cliccate qui per ascoltare l’intervista.
“Accolgo a malincuore la notizia – dichiara Signorini – tuttavia purtroppo non ne sono stupita, guardando a come vanno le cose in questo Paese. Siamo di fronte ad una politica vecchia e stravecchia, mentre invece bisognerebbe fare una politica più lungimirante. Altrimenti si sostengono le lobby e basta. E questo non è precisamente nell’ottica di quanto espresso dal nostro caro Papa nella meravigliosa Enciclica Laudati Si’. Il ministro dell’Ambiente Galletti ha detto che gli inceneritori sono ormai sorpassati e dobbiamo andare verso una società a rifiuti zero. E’ palese che c’è qualche contraddizione. Gli inceneritori non fanno gli interessi dei cittadini ma minano solo le loro tasche. Senza considerare che emanano sostanze tossiche per la salute umana”, spiega Signorini.
“Ricordiamoci per esempio che attorno all’inceneritore di Brescia è interdetta la coltivazione di qualsiasi prodotto agricolo – continua Italia Nostra – e che la normativa europea non impone di bruciare i rifiuti. In sostanza questa operazione, che per giunta è piovuta dall’alto rispetto ai Governatori regionali, vanifica gli sforzi di tanti Comuni virtuosi che sono arrivati anche all’82% di differenziata. Dal punto di vista della resa, va aggiunto che gli impianti produrrebbero una quantità di energia irrisoria e che necessariamente dovrebbero essere posizionati a ridosso dei centri abitati perché altrimenti sarebbe necessaria una rete di distribuzione ad hoc”.

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Nuovo aeroporto di Firenze? No Grazie!

L’aeroporto di Firenze oggi:

  • L’ attuale aeroporto Vespucci di Firenze e la cupola del Brunelleschi, simbolo di Firenze nel mondo, distano 5, 8 km;
  • L’ attuale pista è lunga 1.650 metri, larga 30 metri;
  • Il volume dei passeggeri nello scalo fiorentino è di circa 2.200.000 /annui.

Problematiche:

  • La collocazione attuale risale al 1928. Da allora ad oggi, nella piana che collega Firenze a Prato, la situazione degli abitati e delle infrastrutture si è andata complicando;
  • Le attuali normative internazionali sulle aree di sicurezza attiva e passiva (zona di tutela intorno alle piste) – obbligatorie per tutte le nuove strutture aeroportuali – saranno disattese in partenza in quanto nella piana intorno all’aeroporto attuale sono stati costruiti negli anni: l’autostrada A11, un polo universitario (300 metri dalla futura pista) e altre strutture densamente popolate come la Scuola Nazionale per i Marescialli Carabinieri di Sesto (a 900 metri dalla futura pista) e l’IKEA di Osmannoro (meno di 1 km dalla futura pista);
  • Studi dell’aeronautica militare dimostrano che la zona aeroportuale è soggetta al fenomeno del cross wind e del wind shear (variazione improvvisa del vento per direzione e intensità) particolarmente pericolosa per atterraggi aerei.

Intervento previsto:

  • La nuova pista sarebbe lunga 2.400 metri e larga 45 metri, sorgerebbe perpendicolarmente all’attuale, e farebbe dello scalo fiorentino un vero e proprio aeroporto intercontinentale (CAT D/E);
  • L’ area occupata dalla nuova pista ha una situazione idrogeologica complessa in quanto la zona è storicamente paludosa e dovrebbero esser deviati/interrati 4 corsi d’acqua con necessità di deroga ministeriale per aumento rischio idrogeologico già ammesso anche dagli stessi proponenti l’opera (ENAC/ADF);
  • L’ iniziale costo previsto da ENAC nel 2012 era di 75 milioni di Euro, oggi siamo a 365 milioni di Euro (aumento del 500% in 3 anni) senza però calcolare i costi di esproprio terreno ed altre opere mitigatorie/compensative. Di questi importi, 150 milioni di Euro sono previsti come aiuti pubblici… ma l’UE ha già dichiarato inammissibile tale finanziamento che farebbe scattare immediata procedura di infrazione.

Così va in Italia: delibere senza confronto:

  • L’ ampliamento dell’aeroporto è stato inserito/votato nel Piano di Intervento Territoriale della regione Toscana il 16 luglio 2014 senza alcun confronto con i cittadini dell’aerea interessata;
  • La valutazione impatto ambientale sul progetto è iniziata il 24 marzo 2015. Il termine per la presentazione delle obiezioni/osservazioni da parte dei cittadini è scaduto il 23 maggio 2015 e le osservazioni sono state puntualmente presentate;
  • I lavori dovrebbero partire il 31 di Agosto per ottenere i fondi dallo Sblocca Italia, ma il programma di finanziamenti è stato bloccato nel DEF di Aprile 2015 perché la UE conferma che non sono possibili finanziamenti pubblici a questo tipo di interventi.

Pianasana: Nuovo aeroporto di Firenze? No grazie!
Regione Toscana: Integrazione al Pit per la definizione del Parco agricolo della Piana e la qualificazione dell’Aeroporto di Firenze
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare: Aeroporto di Firenze – Master Plan aeroportuale 2014-2029

Ecoreati, una legge truffa

Fonte: MicroMega, 19/05/2015
Di: Antonia Battaglia

Il Ddl 1345, che introduce norme per i delitti contro l’ambiente nel codice penale, è diventato legge.
Il testo, sbandierato come un grande successo da diversi partiti e da alcuni associazioni ambientaliste, ha subito vari emendamenti e modifiche, e nella sua formulazione risulta talmente ambiguo da rappresentare de facto un condono ai grandi inquinatori attuali e potenziali.
Esso mette a rischio i processi per disastro ambientale, in corso e futuri, escludendo la possibilità per la magistratura di avviare nuove indagini sui delitti ambientali e di rimettere in discussione impianti inquinanti dotati di autorizzazioni ad operare o produrre.
Come? Attraverso l’inserimento dell’avverbio “abusivamente”, che, nell’articolo 452, sancisce il principio che un disastro ambientale è tale solo se “cagionato abusivamente”.
Ovvero l’art. 452 dice che chiunque “abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni, costituendo disastro ambientale l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo”.
Un reato ambientale, secondo la norma, sarà tale solo se sarà stato compiuto al di fuori delle norme. Ma nel caso in cui uno stabilimento industriale, una discarica o altro soggetto inquinante fossero provvisti di un’autorizzazione a produrre e a funzionare, non sarebbero abusivi e non potrebbero essere giudicati per disastro ambientale.
La legge mette a rischio il processo Ilva “Ambiente Svenduto” e rappresenta un’àncora di salvataggio per i grandi inquinatori e per le lobbies di attività industriali potenzialmente inquinanti. Poiché l’Ilva produce inquinando (lo dice il GIP Todisco del Tribunale di Taranto e fa eco la Commissione Europea), ma produce con una regolare autorizzazione ambientale. L’Ilva non rispetta, secondo il GIP e secondo la Commissione, i dettami contenuti in tale autorizzazione ma una volta approvata questa legge, essa non potrebbe mai più essere sanzionata poiché il suo inquinamento non sarebbe abusivo. Non importa che non si rispetti l’autorizzazione, l’importante è che l’autorizzazione esista.
Con l’approvazione del Ddl 1345, la salute dei cittadini e l’ambiente passano in secondo piano rispetto ai diritti garantiti agli inquinatori, protetti da autorizzazioni e quindi non abusivi. L’esistenza del delitto ambientale dipenderà, infatti, esclusivamente dalla concessione autorizzativa di tipo amministrativo. Tutto qui.
Il Ddl 1345, promosso da quasi tutti i partiti e con particolare slancio dal Partito Democratico, dal Movimento 5 Stelle e da SEL, rappresenta uno scudo di impunità eccezionale in quanto sarà molto difficile immaginare impianti che funzionino senza una seppur minima (anche se inosservata) autorizzazione amministrativa.
L’Ilva sarà protetta dalla sua AIA, modificata, non rispettata, ancora non completata e molto lontana da un minimo di realizzazione effettiva. Un’AIA che è stata ulteriormente depotenziata dalla nuova legge pro-Ilva del 5 gennaio 2015, ma che sarà molto efficace nel proteggere lo stabilimento e i quadri dirigenziali, quali che siano le azioni che verranno compiute a discapito di cittadini, operai e ambiente.
Contro questa legge si sono espressi in pochi.
“Vox clamantis in deserto”. Con Peacelink, il co-portavoce dei Verdi Angelo Bonelli ed il magistrato Gianfranco Amendola, figura autorevole del diritto ambientale italiano, il quale ha sottolineato che, per decretare un disastro ambientale, tutto dipenderà adesso dalla presenza o dalla mancanza di un’autorizzazione.
Ovvero, “punire solo chi cagiona “abusivamente” un disastro ambientale o un inquinamento rilevante, significherebbe, cioè, a contrario, accettare che possa essere lecito o, addirittura, autorizzato un disastro ambientale (con morti, devastazioni ecc.). Purché non sia “abusivo””. Ma un’autorizzazione amministrativa può mai rendere lecita una condotta che sia suscettibile di portare ad un disastro ambientale?
Si sarebbe dovuto pertanto cancellare l’avverbio “abusivamente” scrivendo “chiunque cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione”, che in caso di ipotesi colposa di disastro ambientale ha una pena massima che tuttavia non supera i 5 anni di reclusione.
Gianfranco Amendola ha scritto che: “Avremo, così, unico Paese al mondo, il delitto di disastro ambientale ‘abusivo’ e cioè un disastro che può essere punito solo se commesso “abusivamente”. Altrimenti, il fatto non sussiste e l’imputato può essere assolto. È evidente, infatti, che punire solo chi cagiona abusivamente un disastro o un delitto di inquinamento rilevante, significa accettare che possa essere lecito o, addirittura, autorizzato un disastro ambientale (con morti, devastazioni ecc.), che non sia però abusivo”. Ma esistono reati ambientali non abusivi?
Oltre al disastro ambientale abusivo questa legge ha un altro punto molto debole, in quanto recita che per essere considerato tale, il disastro ambientale deve poter essere definito come “alterazione irreversibile dell’ecosistema”, senza che i concetti di “compromissione” e di “deterioramento” dell’ambiente stesso siano ulteriormente definiti, lasciando così ampi margini d’interpretazione.
L’astrazione della definizione di reato ambientale e il lavoro di ricognizione scientifica che il testo chiama in causa fanno presupporre che il reato sarebbe ipotizzabile solo dopo lunghi anni di studio e di ricerca, visto che per dichiarare “irreversibile” un danno ambientale, si dovrebbe aver già provato a ripristinare la situazione antecedente all’inquinamento, attraverso una serie di tentativi di bonifica e di decontaminazione.
Come si misura il danno irreversibile secondo la norma? E perché ci deve essere uno sconto della pena importante per ravvedimento operoso?
La legge approvata il 19 maggio rappresenta una norma di salvataggio per chi ha inquinato, causato malattia e morte come a Taranto (lo dicono le perizie del Tribunale) e per chi continuerà a farlo, a Taranto come altrove.
Ma come è possibile che il Parlamento voti una norma che permette l’utilizzo degli “air-gun” (esplosioni per ispezioni petrolifere in mare)?
“Neanche una virgola” era la frase che troneggiava in conferenze stampa, tweets e foto di rappresentanti di diversi partiti, felici di contribuire al successo di una legge che si piega ai diktat di grandi lobbies di attività inquinanti e che cancella ogni baluardo di protezione dei nostri mari. Con il beneplacito di Pd, M5S, Legambiente e di altri ambientalisti da salotto.
Adesso abbiamo capito. “Neanche una virgola” voleva dire che non si dovevano accogliere le proposte di Peacelink e dei Verdi, e che gli emendamenti migliorativi dovevano rimanere in un cassetto.
Adesso tutto è permesso, l’Ilva può finalmente inquinare senza preoccuparsi più di nulla.

TAV Stazione Foster: Arpat rileva irregolarità sulle polveri

Fonte: Nove da Firenze, 14/04/2015

Il dipartimento ARPAT di Firenze ha effettuato una serie di indagini per verificare l’impatto dell’attività del cantiere specificato in relazione alla polverosità diffusa

Nel dicembre 2014 è pervenuta ad ARPAT la segnalazione di un residente a Firenze in viale Corsica nelle vicinanze del cantiere stazione AV – area ex macelli. L’esponente segnalava “la gravità della situazione, con polveri dannose per la salute […] nei condomini prospicienti il cantiere. Nonostante si tengano le finestre ermeticamente chiuse si verifica quotidianamente l’infiltrazione di queste polveri in tutto l’appartamento” allegando foto e chiedendo monitoraggio.
L’area di cantiere della stazione AV confina ad ovest con Viale Corsica. I lavori sono affidati al Contraente Generale Nodavia. Nell’area di cantiere vi sono aree a disposizione di particolari attività. L’area prospiciente viale Corsica angolo via Circondaria è destinata alla ditta Colabeton per la produzione di calcestruzzo utilizzato esclusivamente per il cantiere della stazione AV.
ARPAT nel corso di un sopralluogo presso i cantieri della stazione dell’alta velocità eseguito in data 13 marzo 2015, ha evidenziato alcune irregolarità, già segnalate a Comune di Firenze, Città Metropolitana e Azienda Sanitaria Firenze, sull’impianto di betonaggio gestito da Colabeton in quanto sono risultate non rispettate prescrizioni relative alle emissioni diffuse contenute nell’atto autorizzativo della Provincia di Firenze:

  • l’impianto di bagnatura dell’area di stoccaggio materie prime e di lavoro non ha garantito la continua umidità.
  • l’impianto di bagnatura non è entrato in funzione secondo la periodicità indicata in autorizzazione
  • le superfici, piazzali e viabilità, per non adeguata pulizia, presentavano un consistente strato di materia prima dispersa il che produceva sollevamento di polvere al passaggio dei mezzi.

Durante il sopralluogo è stato rilevato inoltre, in relazione alle aree a gestione diretta di Nodavia, che il tratto di attraversamento di Via Circondaria fra le due aree di cantiere (ex centrale del latte ed ex macelli) non è mantenuto pulito mediante l’uso puntuale del lavaruote da parte dei mezzi in transito oltre che attraverso l’uso, quando necessario, della spazzolatrice.
Il sopralluogo ha confermato che lo stato generale del cantiere (anche durante il fermo delle attività lavorative) può aver contribuito agli episodi di superamento delle soglie di attenzione per le PM10, avvenuti in alcune occasioni. In particolare, viste le evidenze riscontrate durante il sopralluogo, un contributo importante risulta da parte dell’area di produzione del calcestruzzo.
Di quanto sopra, oltre alle segnalazioni delle violazioni di legge comunicate alle Autorità competenti, è stato informato l’Osservatorio Ambientale.

Smog: nessun reato, tutti assolti. Rassegna stampa

Fonte: La Repubblica, 27/11/2014
Di: Franca Serlvatici

Smog, per gli amministratori non c’è reato
La corte di appello di Firenze conferma le assoluzioni 

La corte d’appello di Firenze ha confermato le assoluzioni dell’ex presidente della Regione Toscana Claudio Martini, e dell’ex sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, accusati insieme ad altri amministratori pubblici del fiorentino di non aver contrastato a sufficienza l’inquinamento da polveri sottili (PM10) e da biossido d’azoto negli anni successivi al 2005.
Il processo di primo grado si era chiuso nel maggio 2010 con l’assoluzione degli imputati ‘perche’ il fatto non sussiste
Con Martini e Domenici erano stati indagati anche gli allora sindaci di Sesto Fiorentino, Scandicci, Campi Bisenzio, Signa e Calenzano e i rispettivi assessori all’ambiente, così come gli assessori all’ambiente regionale e fiorentino. La procura li accusava di aver disatteso la normativa europea che pone un limite ai giorni di superamento dei valori tollerati per la presenza di sostanze inquinanti nell’aria e di non aver adottato misure per la tutela dei cittadini.
“I consulenti sono costati 372 mila euro – ha commentato uno dei difensori, l’avvocato Marco Passagnoli – per un flop che a ben vedere poteva essere individuato fin dall’inizio”.
Nella sentenza di primo grado, pronunciata il 17 maggio 2010, si affermava che le concentrazioni di inquinamento da polveri sottili e da biossido di azoto non avevano superato i valori limite indicati dall’Europa e che non vi era alcuna emergenza sanitaria. Tutto il contrario di quanto sostenuto dalla Commissione europea, che già il 30 giugno 2008 aveva avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il superamento dei valori limite in molte regioni fra cui la Toscana e che, per bocca dell’ex commissario all’ambiente Janez Potocnik, sosteneva che l’inquinamento atmosferico “continua a causare ogni anno in Europa più di 350 mila morti premature”. Il 19 dicembre 2012 la Corte europea di  giustizia ha stabilito che la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi di ridurre al di sotto dei valori limite le concentrazioni di Pm10 nell’aria di 55 zone e agglomerati italiani, fra cui la Toscana, negli anni 2006 e 2007. Nel settembre scorso la Commissione europea ha aperto una nuova procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il superamento dei limiti delle polveri sottili in 19 “zone e agglomerati” di dieci regioni, fra cui la Toscana.

Fonte: La Repubblica, 27/11/2014

Pm10, anche in appello nessun reato per Martini, Domenici e gli altri sindaci

La Corte d’Appello ha confermato ieri le assoluzioni dell’ex Governatore Claudio Martini, dell’ex sindaco di Firenze Leonardo Domenici e degli ex sindaci di Sesto, Scandicci, Campi, Signa e Calenzano e rispettivi assessori, dall’accusa di omissione di atti d’ufficio per non aver ridotto l’inquinamento da polveri sottili (Pm10) dal 2005 al 2009. Intanto l’Italia è stata condannata in sede europea e di recente la Commissione Ue ha avviato una nuova procedura di infrazione.

Fonte: La Nazione, 27/11/2014
Di: Gigi Paoli

Smog, nessun colpevole. Assolto l’inquinamento
Innocenza confermata per 14 amministratori locali
Corte d’Appello – ribadito integralmente il verdetto di primo grado: “ll fatto non sussiste»

Le contestazioni a Regione e Comuni: per l’accusa i vari enti non avrebbero preso provvedimenti adeguati sulla qualità dell’aria per garantire la salute dei cittadini.
L’avvocato Passagnoti sorride e attacca
Uno dei difensori dell’ex assessore Claudio Del Lungo si è detto «perplesso se penso alle ingentissime spese sostenute per le consulenze in questa vicenda. Bastava un’attenta analisi giuridica per scoprire tutti i limiti di quest’indagine, un flop»

«Sono ovviamente soddisfatto per la sentenza, ma allo stesso tempo sono perplesso se penso alle ingentissime spese sostenute per le consulenze in questa vicenda, circa 372mila euro. Bastava un’attenta analisi giuridica affinché venissero subito rappresentati tutti i limiti di quest’indagine». L’avvocato Marco Passagnoli, difensore dell’ex assessore Claudio Del Lungo, esce dall’aula della corte d’appello con la toga sulle spalle, un ampio sorriso sul volto e diversi sassolini da togliersi dalle scarpe. Lo può fare, se lo può permettere, dato che ha appena incassato la seconda sentenza di assoluzione per i 14 amministratori locali finiti sotto processoper non aver recepito e messo in atto le norme per combattere l’inquinamento atmosferico da Pm10 (le cosidette «polveri sottili») e biossido di azoto.
Il Sostituto procuratore Giulio Monferini, già pubblica accusa in primo grado e ieri a fianco del sostituto procuratore generale Wilfredo Marziani, ci ha provato in tutti i modi fino alla fine: ha addirittura depositato documentazione per la formidabile quantità di 22 gigabyte. Una valanga di carta (elettronica) per provare a ribaltare il verdetto di primo grado del maggio 2010 che però la corte d’appello ha confermato integralmente. E pertanto nuova assoluzione con formula piena per l’ex presidente della Regione Claudio Martini, per l’ex sindaco di Firenze Leonardo Domenici – per i quali erano stati chiesti a suo tempo otto mesi di reclusione – e per altri dodici imputati, ex politici o in carica, per i quali i mesi di carcere chiesti dal pm erano stati cinque: gli assessori all’ambiente della Regione e del Comune di Firenze, Marino Artusa e Claudio Del Lungo, e i sindaci e gli assessori dell’ambiente Simone Gheri e Fabrizio Signorini di Scandicci, Florestano Bitossi e Antonio Morelli di Signa, Gianni Gianassi e Marta Billo di Sesto Fiorentino, Giuseppe Carovani e Alessio Biagioli di Calenzano, e Fiorella Alunni e Mania Monni di Campi Bisenzio. Per tutti gli imputati, le accuse erano getto pericoloso di cose e rifiuto di atti di ufficio sotto il profilo omissivo.
Come aveva già sottolineato l’avvocato Passagnoli «questo era un processo, non un convegno scientifico o, ancora peggio, una storia di Archimede Pitagorico. Se in quest’area hanno fatto autostrade invece di ferrovie, se è stato detto di no al nucleare, che colpa ne hanno gli amministratori locali? Ne chiedano conto al governo, no?». Regione e Comuni hanno dunque compiuto ogni atto adeguato a combattere l’inquinamento atmosferico, dando l’interpretazione più corretta della normativa comunitaria. La procura contestava agli imputati di non aver adottato provvedimenti per la tutela della salute dei cittadini, nonostante il flusso dei dati di rilevamento della qualità dell’aria imponesse, saper l’accusa, provvedimenti urgenti.

Fonte: La Nazione, 27/11/2014

Rete No Smog Firenze
Città Ciclabile
Italia Nostra
Medici per l’Ambiente
Medicina Democratica
sTraffichiamo Firenze
Terra!

Inquinamento «Serve un vero piano antismog»

Il Ratto delle Sabine, il Battistero, la facciata della Biblioteca Nazionale, venuti alla ribalta in questi giorni per i danni causati da agenti atmosferici uniti allo smog, sono solo la punta dell’iceberg di una situazione che si aggrava sempre più, basta guardare i nostri monumenti con un occhio un po’ più attento. La Rete NoSmog Firenze, costituita da Città Ciclabile, Italia Nostra, Medici per l’Ambiente, Medicina Democratica, sTraffichiamo Firenze e Terra! ricorda che gli inquinanti atmosferici – soprattutto anidride carbonica, anidride solforosa e polveri che si originano dalle combustioni, collegate soprattutto al traffico e agli impianti di riscaldamento e condizionamento – rappresentano un attentato continuo non solo alla nostra salute ma anche a marmi e pietre di cui sono fatti nostri monumenti, scatenando inarrestabili reazioni chimiche che li disgregano sempre più velocemente.
Un piano antismog, che il Comune dovrebbe adottare, servirebbe anche ad evitare i costi astronomici per rimediare ai danni, prima che diventino irreparabili.

Fonte: Il Corriere Fiorentino, 27/11/2014
Di: Antonella Mollica

Smog, un’altra assoluzione per tutti
La Corte d’Appello conferma la sentenza per Domenici, Mar e altri 12 amministratori

Non ci sono responsabili per lo smog che per tre anni ha reso irrespirabile l’aria di Firenze. Quattro anni dopo l’assoluzione in primo grado è arrivata la conferiva della Corte d’Appello per tutti i quattordici imputati: l’ex presidente della Regione Claudio Martini, l’ex sindaco Leonardo Domenici, con i rispettivi assessori regionale e comunale, e tutti i sindaci dell’hinterland, Sesto Fiorentino, Scandicci, Campi Bisenzio, Signa e Calenzano, con i rispettivi assessori all’ambiente.
Il processo in primo grado, iniziato nell’ottobre 2008 e arrivato a conclusione nel maggio 2010, era stato il primo in materia in Italia. Ma dopo due anni di udienze, con i periti di una parte e dall’altra a battagliare su numeri, regolamenti e norme erano stati tutti assolti dall’accusa di omissione e rifiuto di atti d’ufficio e getto pericoloso di cose.
Per il pm Giulio Monferini e l’allora procuratore aggiunto Giuseppe Soresina gli amministratori avrebbero fatto poco o nulla per liberare le città dallo smog e tutelare la salute dei cittadini. L’accusa era quella di aver disatteso la normativa europea che pone un limite di 35 giorni all’anno per il superamento del pm io e del biossido di azoto. Per questo la procura aveva chiesto condanne a otto mesi di reclusione per Martini e Domenici e a cinque mesi per tutti gli altri amministratori.
Ma il giudice Francesco Maradei in primo grado decise diversamente e assolse con formula piena tutti gli imputati. Nelle motivazioni della sentenza aveva poi spiegato che nell’area fiorentina non ci sono stati superamenti delle concentrazioni di polveri sottili oltre i limiti e che non c’è mai stata una vera emergenza sanitaria a causa dello smog.
Nelle stazioni all’interno del centro abitato non risultano superamenti delle concentrazioni di pm lo sopra i 35 giorni all’anno – scrisse il giudice – mentre risultano nei comuni limitrofi come Signa, ma si tratta «di stazioni influenzate dal traffico di autostrade e superstrade non governabile dagli enti locali». Quanto all’accusa di getto pericoloso di cose, rileva il giudice, non è ipotizzabile alcuna responsabilità degli amministratori dal momento che il codice penale punisce chi getta, versa, o emette cose o fumi atti a offendere o molestare le persone. In questo caso quindi sono le emissioni di fumo dallo scappamento dei veicoli a motore a provocare l’inquinamento. Ma le emissioni non sono vietate dalla legge. «L’evento da impedire – scrive il giudice – deve essere necessariamente un evento criminoso se commesso materialmente da altri, proprio per evitare che si verifichi la paradossale situazione che l’autore non risponderebbe perché il fatto non costituisce reato mentre chi lo ha materialmente commesso ne risponderebbe penalmente solo per il fatto di della Regione non averlo impedito, malgrado Claudio il fatto non costituisca reato».
«I consulenti sono costati 372 mila euro – è stato il commento di uno dei difensori, l’avvocato Marco Passagnoli – per un flop che poteva essere individuato fin dall’inizio».

Fonte: Toscana media news, 27/11/2014

Smog, nessun reato per Regione e Comuni
La corte d’appello ha confermato le assoluzioni di Martini, Domenici ed altri amministratori accusati di non aver contrastato l’inquinamento da PM10

Il processo di primo grado si era chiuso nel maggio 2010 con l’assoluzione degli imputati ‘perché il fatto non sussiste’. Oggi la Corte d’Appello di Firenze ha confermato quella sentenza. L’ex presidente della Regione Toscana Claudio Martini, l’ex sindaco di Firenze Leonardo Domenici e altri amministratori pubblici del fiorentino accusati di non aver contrastato a sufficienza l’inquinamento da polveri sottili (PM10) e da biossido d’azoto negli anni successivi al 2005, non hanno alcuna colpa. Con Martini e Domenici erano stati indagati anche gli allora sindaci di Sesto Fiorentino, Scandicci, Campi Bisenzio, Signa e Calenzano coi rispettivi assessori all’ambiente, così come gli l’assessori all’ambiente regionale e fiorentino.Secondo le accuse mosse dalla procura, gli amministratori avrebbero disatteso la normativa europea che pone un limite ai giorni di superamento dei valori tollerati per la presenza di sostanze inquinanti nell’aria e non avrebbero adottato misure per la tutela dei cittadini.

Battistero e Biblioteca Nazionale malati di smog‏, Firenze si sgretola. Il Ratto delle Sabine verso la musealizzazione

Rete No Smog Firenze
Città Ciclabile
Italia Nostra
Medici per l’Ambiente
Medicina Democratica
sTraffichiamo Firenze
Terra!

Prima il Ratto delle Sabine, poi il Battistero, ora anche la Biblioteca Nazionale: marmi e pietre sempre più attaccati dagli agenti atmosferici e dallo smog

Comunicato stampa, Firenze 22 Novembre 2014

Il Ratto delle Sabine, il Battistero, la facciata della Biblioteca Nazionale, venuti alla ribalta in questi giorni per i danni causati da agenti atmosferici uniti allo smog, sono solo la punta dell’iceberg di una situazione che si aggrava sempre più, basta guardare i nostri monumenti con un occhio un po’ più attento. La Rete NoSmog Firenze, costituita da Città Ciclabile, Italia Nostra, Medici per l’Ambiente, Medicina Democratica, sTraffichiamo Firenze e Terra! ricorda che gli inquinanti atmosferici – soprattutto anidride carbonica (CO2), anidride solforosa (SO2) e polveri che si originano dalle combustioni, collegate soprattutto al traffico e agli impianti di riscaldamento e condizionamento – rappresentano un attentato continuo non solo alla nostra salute ma anche a marmi e pietre di cui sono fatti nostri monumenti, scatenando inarrestabili reazioni chimiche che li disgregano sempre più velocemente.
Un piano antismog, che il Comune dovrebbe adottare, servirebbe anche ad evitare i costi astronomici per rimediare ai danni, prima che diventino irreparabili.

Fonte: Gonews

Rete ‘No Smog’ al Comune: “Serve un piano antinquinamento”

Un piano antismog affinché si possano evitare i costi astronomici per rimediare ai danni, prima che diventino irreparabili. Questo l’appello rivolto al Comune di Firenze da ‘Rete no smog’ dopo la caduta di alcuni frammenti del cornicione dalla facciata della Biblioteca Nazionale a causa delle piogge dei giorni scorsi. “Il Ratto delle Sabine, il Battistero, la facciata della Biblioteca Nazionale, venuti alla ribalta in questi giorni per i danni causati da agenti atmosferici uniti allo smog – si legge in una nota di Rete NoSmog Firenze – sono solo la punta dell’iceberg di una situazione che si aggrava sempre più, basta guardare i nostri monumenti con un occhio un po’ più attento. Gli inquinanti atmosferici, soprattutto anidride carbonica (CO2), anidride solforosa (SO2) e polveri che si originano dalle combustioni, collegate soprattutto al traffico e agli impianti di riscaldamento e condizionamento, rappresentano un attentato continuo non solo alla nostra salute ma anche a marmi e pietre di cui sono fatti nostri monumenti, scatenando inarrestabili reazioni chimiche che li disgregano sempre più velocemente”.

Per il danno che lo smog sta creando a Firenze la denuncia parte da lontano. Siamo nel 2010 quando Mariarita Signorini lancia l’allarme dalla pagine della Nazione:

Sono dovuti passare quasi 4 anni perchè si desse ascolto alle denunce sollevate dalla Rete “No Smog” e si pensasse alla musealizzazione del Ratto delle Sabine:

Fonte: Ansa, 11/11/2014

Ratto Sabine,’si deve spostare in museo’

Musealizzare il Ratto delle Sabine del Giambologna, collocato sotto la Loggia dei Lanzi a Firenze, per impedire che gli agenti atmosferici facciano sì “che il degrado già constatato” aumenti. Ne è convinta la ex sovrintendente del Polo museale fiorentino Cristina Acidini. Il problema è noto da tempo: “Siamo andati avanti con i monitoraggi finché è stato possibile, ma adesso non ci sono più alternative – ha detto Acidini -. Pur con rammarico credo la strada giusta sia” la musealizzazione.

Fonte: Corriere Fiorentino, 11/11/2014
Di: Antonio Passanese

Monitoraggio completato: il Ratto delle Sabine andrà agli Uffizi

«Il Ratto delle Sabine» del Giambologna – attualmente esposto sotto la Loggia dei Lanzi – dovrà essere musealizzato. Questa la conclusione a cui è giunto il pool di ricercatori che undici anni fa aveva dato il via, sotto la spinta dell’ex soprintendente Cristina Acidini, alla campagna di monitoraggio sui possibili trattamenti protettivi per salvare uno dei monumenti più rappresentativi di Firenze. Secondo gli esperti, «se il Ratto delle Sabine rimarrà dove si trova non potrà essere protetto in maniera soddisfacente». Il faldone, con tutti i risultati svolti in questi anni, è stato inviato al Mibac poco prima dell’estate, e ora si attende che il direttore generale lo prenda in visione e poi, di concerto con il ministro Dario Franceschini, decida i termini per spostare la scultura.
Agli Uffizi
L’opera del Giambologna, una volta trovati i fondi per il restauro, per il suo trasferimento e per l’allestimento della sala che dovrà contenerla, dovrebbe essere inserita negli Uffizi, probabilmente al piano terra. Ma prima di tutto questo ne dovrà essere realizzata anche una copia. La cifra “all inclusive” si aggira sul milione e mezzo di euro, ed è per questo che Cristina Acidini ha lanciato un appello affinché “a questo progetto di grande importanza, e oneroso, partecipino dei partner privati”. I problemi riscontrati sulla scultura sono legati all’esposizione all’aperto, e dunque a fattori climatici come pioggia, vento e grandine, e all’inquinamento. Le indagini dei ricercatori hanno misurato l’efficacia dei protettivi per quanto concerne la “reversibilità e il cambiamento cromatico. Si è cercato di contrastare le azioni di deterioramento, ma l’unica soluzione, se vogliamo salvare questo monumento è il suo trasferimento in un luogo chiuso e protetto”.

Fonte: Firenze Today, 20/11/2013

Il Ratto delle Sabine potrebbe essere spostato dalla Loggia del Lanzi
Il trasloco non sarebbe imminente. L’architetto degli Uffizi ha spiegato che “ad autorizzazioni effettuate potrebbero volerci comunque alcuni anni”

Il Ratto delle Sabine potrebbe cambiare ‘casa’. Dalla Loggia dei Lanzi alla Galleria degli Uffizi. L’intento è stato esplicitato ieri mattina durante la presentazione dell’intervento di recupero del Perseo di Benvenuto Cellini. Lo scopo sarebbe quello di proteggere dall’erosione la preziosa statua, che verrebbe sostituita con una copia.
L’ipotesi del trasloco è stata confermata dalla stessa soprintendenza per il polo museale fiorentino. Sovrintendenza che ha voluto precisare come “un eventuale ricovero della scultura all’interno degli Uffizi potrà essere predisposto solo alla fine del percorso delle necessarie valutazioni e autorizzazioni”.
Il trasferimento però non sarebbe però previsto nell’immediato. Il Ratto, ha spiegato l’architetto degli Uffizi Antonio  Godoli, verrebbe prima sottoposto ad una operazione di restauro protettivo (l’ultimo risale ad alcuni anni fa), quindi verrebbe trasferito al pian terreno degli Uffizi, ed al suo posto, all’ombra della Loggia, sarebbe collocata una copia. Già sarebbero stati effettuati, a quanto trapela, alcuni studi preliminari sulla realizzazione della replica. Complessivamente, si tratterebbe comunque di una operazione lunga e costosa. “Ad autorizzazioni effettuate – conclude Godoli – potrebbero volerci comunque alcuni anni”.

I giornali che riportano la notizia data dall’Ansa:

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