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Assemblea pubblica “Grandi Opere e corruzione”

Comitato No Tunnel Tav Firenze
Assemblea pubblica venerdì 27 marzo ore 21 al Parterre

Dopo gli arresti nell’ambito dell’inchiesta “Sistema”, avviata dalla Procura di Firenze sugli appalti delle grandi opere, che prende il via dalle indagini sul sottoattraversamento TAV della nostra città, ci ritroviamo insieme alla cittadinanza per:

  • per discutere sulla situazione fiorentina, sui suoi sviluppi e sulla logica più generale delle grandi opere;
  • per informarsi sui costi dell’opera che continuano ad aumentare;
  • per tornare a chiedere con forza a tutte le istituzioni – che, nonostante tutto, continuano a far finta di non vedere – di abbandonare immediatamente il progetto di questa folle opera.

Grandi opere: Sgherri (PRC in Regione): “scoperchiato un sistema sempre più diffuso, grave e inquietante. Si abbia il coraggio di fermare e azzerare tutto.”‏

Grandi opere, e sotto attraversamento TAV a Firenze. Ma cos’altro deve succedere perché si abbia finalmente il coraggio di fermarsi?!

Firenze, 18 marzo. Il  “verminaio” che l’egregio lavoro della magistratura fiorentina sta via via scoperchiando è tale (e in continuo allargarsi e aggravarsi nel corso del tempo) che, se non altro per semplice buon senso, è necessario un azzeramento radicale di tutta la questione grandi opere nei metodi e nel merito.
Basta con iter e modalità che permetterebbero – a quanto emerge dalle indagini –  la realizzazione di un “sistema” cosi profondo e diffuso; e basta con grandi opere che – fra l’altro – favorirebbero un clima dove questo “sistema” troverebbe linfa per proliferare.
E questo a valle delle ragioni che portiamo avanti da sempre: che si tratta di grandi opere inutili, dannose e impattanti, nonché costossissime: costi (e tempi) che da quanto emerge dalle inchieste risulterebbero lievitare di molto proprio anche al proliferare del (presunto) malaffare.
Così Monica Sgherri – esponente di Rifondazione Comunista e capogruppo in Consiglio Regionale. Al di là della presunzione di innocenza e dei compiti specifici della magistratura due azioni sarebbero comunque necessarie: che si abbia il coraggio di fermarsi nei lavori e nelle modalità di portarli avanti, come detto, ma anche che gli esponenti governativi chiamati in causa  – al di là del fatto che non siano indagati – dovrebbero per una questione d’opportunità dimettersi.
Infine sulle parole del Presidente Rossi, riprese dalla stampa di oggi: se vuol essere coerente con la sua indignazione si impegni a fermare le grandi opere e a impiegare le risorse per il trasporto ferroviario regionale e metropolitano (che egli stesso cita); certo se spera nel governo siam messi male: con lo Sblocca Italia si è avviata una sorta di deregulation che certo non rafforza procedure che combattano l’insorgere del malaffare; poi l’ennesimo annuncio sul ddl anticorruzione dopo che sono due anni che lo tiene fermo, e dulcis in fundo difende il ministro Lupi e attacca l’Associazione Nazionale Magistrati…fatti che si commentano da soli.

Tutti i nodi della Tirrenica e Tav vengono al pettine e si chiude il cerchio del malaffare

Comunicato stampa, Firenze 17/03/2015

Italia Nostra
Comitato No Tunnel Tav Firenze
 

In relazione alle notizie degli arresti di ieri e dell’inchiesta sul sottoattraversamento fiorentino di Tav, emerge che è stato indagato per concussione anche l’avv. Bargone (già sottosegretario ai Lavori Pubblici dei governi Prodi e D’Alema) e ora Presidente della Sat (autostrade tirrenica). Ricordiamo che dalle intercettazioni telefoniche pubblicate da Il Tirreno nel 2013,  era emerso che “l’avv. Bargone scrisse a Rossi di essere stato informato da Ercole Incalza, super dirigente del Ministero dei Lavori Pubblici, (arrestato ieri) dell’attività dell’arch.Fabio Zita in merito alla Tirrenica”. Proprio a Fabio Zita Italia Nostra aveva conferito il Premio Zanotti Bianco 2013, per i particolari meriti svolti da Dirigente a capo per 16 anni del Settore Via della Toscana, in difesa del Paesaggio. E ora corre l’obbligo di dire che, proprio per il suo lavoro scrupoloso e per la sua schiena dritta, sempre dalle stesse intercettazioni emergeva che ‘la sua attività avrebbe potuto frenare la realizzazione dell’opera’ (autostrada Tirrenica). Questo si aggiunge a quanto fatto, sempre dallo stesso Dirigente integerrimo per lo stoccaggio delle terre di scavo dell’alta velocità:  una questione mai risolta, che fortunatamente ha bloccato la Tav fiorentina finora. Dunque per questi motivi e per queste ‘pressioni’ l’arch. Zita risultava assai scomodo e costituiva un ostacolo da rimuovere al più presto, per portare avanti le grandi opere pubbliche in Toscana, voragini di tangenti e di malaffare. Così è stato rimosso dal Governatore Rossi nel 2012 da funzionario a capo della Via e ‘spostato’ a Dirigente del Piano Paesaggistico della Toscana …quel Piano che, proprio in questi stessi giorni, è al centro della bufera politica all’interno del partito che guida la Regione Toscana.
E il Consiglio regionale che aveva istituito lo scorso anno  una “commissione di inchiesta speciale ” per far luce sull’ AV, il caso Zita e il procedimento aperto dalla Magistratura fiorentina, ha concluso dopo sette mesi i propri lavori con una RIUNIONE A PORTE CHIUSE, di cui non è dato sapere l’esito!
Mariarita Signorini Italia Nostra Firenze
Tiziano Cardosi NO TUNNEL TAV

Fonte: StampToscana, 18/03/2015
Di: Stefania Valbonesi

Italia nostra e No Tunnel Tav Firenze: “Tutti i nodi di Tirrenica e Tav vengono al pettine”

L’Associazione ambientalista Italia Nostra e il Comitato fiorentino Nu Tunnel Tav intervengono sulla questione degli “arresti eccellenti” di ieri e dell’inchiesta sul sottoattraversamento fiorentino di Tav. “ Emerge che è stato indagato per concussione anche l’avv. Bargone (già sottosegretario ai Lavori Pubblici dei governi Prodi e D’Alema) e ora Presidente della Sat (autostrade tirrenica) – si legge nella nota – Ricordiamo che dalle intercettazioni telefoniche pubblicate da Il Tirreno nel 2013,  era emerso che “l’avv. Bargone scrisse a Rossi di essere stato informato da Ercole Incalza, super dirigente del Ministero dei Lavori Pubblici, ( arrestato ieri ) dell’attività dell’arch.Fabio Zita in merito alla Tirrenica”. Proprio a Fabio Zita Italia Nostra aveva conferito il Premio Zanotti Bianco 2013, per i particolari meriti svolti da Dirigente a capo per 16 anni del Settore Via della Toscana, in difesa del Paesaggio”.
La questione concernente l’architetto Zita, dirigente regionale, fu sollevata proprio, fra gli altri, da Italia Nostra, che ora afferma: “Corre l’obbligo di dire che, proprio per il suo lavoro scrupoloso e per la sua schiena dritta, sempre dalle stesse intercettazioni emergeva che ‘la sua attività avrebbe potuto frenare la realizzazione dell’opera’ (autostrada Tirrenica). Questo si aggiunge a quanto fatto, sempre dallo stesso Dirigente integerrimo per lo stoccaggio delle terre di scavo dell’alta velocità: una questione mai risolta, che ha bloccato la Tav fiorentina finora. Dunque per questi motivi e per queste ‘pressioni’ l’arch. Zita risultava assai scomodo e costituiva un ostacolo da rimuovere al più presto, per portare avanti le grandi opere pubbliche in Toscana, voragini di tangenti e di malaffare”. E’ a questo che Italia Nostra e il comitato No Tav hanno da sempre attribuito la rimozione dell’architetto, nel 2012, da funzionario a capo della Via a Dirigente del Piano Paesaggistico della Toscana. Spostamento che dall’amministrazione regionale è sempre imputata al normale avvicendamento della macchina amministrativa. “Quel Piano che, proprio in questi stessi giorni, è al centro della bufera politica all’interno del partito che guida la Regione Toscana”, sottolinea la nota.
Inoltre, Italia Nostra e il Comitato No Tunnel Tav, ricordano che “Il Consiglio regionale che aveva istituito lo scorso anno  una “commissione di inchiesta speciale ” per far luce sull’ AV, il caso Zita e il procedimento aperto dalla Magistratura fiorentina, ha concluso dopo sette mesi i propri lavori con una riunione a porte chiuse, di cui non è dato sapere l’esito”.

Fonte: Gonews riporta il comunicato stampa congiunto

 

SOS per il Piano toscano del Paesaggio

Fonte: La Repubblica, 10/03/2015
Di: Tomaso Montanari

Queste ore convulse vedono la lenta, ma apparentemente inesorabile, morte del Piano Paesaggistico della Toscana.

Oggi i voti della commissione consiliare hanno stravolto le schede d’ambito del Piano: le parti del piano che ‘parlano’ ai Comuni e ai loro strumenti di pianificazione attraverso descrizioni, comprensive di valori e criticità, indirizzi, obiettivi di qualità e direttive: la parte che Enrico Rossi aveva provato a salvare dal maxiemendamento iniziale del Pd. Tutto questo è avvenuto col sistematico voto Forza Italia – Pd: un Patto del Nazareno contro il paesaggio toscano.
L’esito complessivo degli emendamenti presentati sarà chiaro solo nei prossimi giorni (la commissione è stata riconvocata giovedì e venerdì, dunque il piano non andrà in aula dopodomani), ma alcuni punto sono già tragicamente chiari.
Le tre schede che riguardano le Alpi Apuane sono state stravolte fin dalla descrizione sintetica iniziale del profilo di ciascun ambito, reso omogeneo (Lunigiana eguale alla Versilia, e alla Garfagnana) con la ripetizione di un testo ‘precotto’ che sostituisce interamente i testi originali, esaltando l’attività di cava come unico tratto significativo del paesaggio di questi territori (da Zeri, a Pontremoli, da Forte dei Marmi a Viareggio, e così via).
Ecco un esempio inquietante dei nuovi testi-tipo: «L’ambito apuano…è interessato da alcuni siti estrattivi… In tali siti, le attività di coltivazione sono svolte in base ad autorizzazioni che compendiano, da oltre 30 anni, valutazioni di compatibilità ambientale e paesaggistica, emesse dagli enti competenti…Prendere coscienza del valore identitario delle cave di marmo è un’operazione necessaria, volta a riconoscere l’importanza storica e artistica di questi luoghi dai quali i grandi artisti hanno tratto materia prima per le loro opere. D’altro canto il marmo è uno dei biglietti da visita della Toscana nel mondo».
E le modifiche non si sono limitate alle descrizioni, ma hanno interessato la descrizione delle criticità, nonché gli indirizzi, gli obiettivi e le direttive.
Sempre il PD ha fatto cancellare una serie di direttive finalizzate a salvaguardare ciò che resta della piana di Lucca, con particolare riferimento al sistema delle Corti lucchesi e alle relazioni tra queste, il centro storico e i beni architettonici presenti nel territorio.
Conseguentemente via libera a nuovi consumi di territorio agricolo: (dove il Piano si proponeva invece di evitarlo o limitarlo); via libera alle nuove espansioni che compromettono la leggibilità dei centri di crinale, via libera alle nuove espansioni lungo l’Arno, addirittura via libera alle discariche ed infrastrutturazioni edilizie nelle balze e nei calanchi del Valdarno.
E ovunque il Piano prevedesse di “evitare” o “limitare” i fenomeni di espansione dei centri, di frammentazione del territorio rurale, di saldatura delle urbanizzazioni, il testo è stato castrato sostituendo quei verbi con versioni inerti come “contenere” o “armonizzare”.
Così i nuovi processi di artificializzazione della costa, delle dune, delle aree umide non vanno più evitate ma solo “contenute”.
E via libera anche a nuove “piattaforme turistico-ricettive” sulla costa tra San Vincenzo e Follonica, nonché all’Elba: dove questi insediamenti erano invece segnalati come un modello da non ripetere.
Così sfigurata, la parte del Piano che si proponeva – senza prescrizioni ma soltanto con un quadro conoscitivo estremamente approfondito – con indirizzi e direttive, di ‘qualificare’ maggiormente la pianificazione locale perde gran parte della sua legittimità tecnico-scientifica, oltre alla sua efficacia normativa.
Paradossalmente il Piano che uscirà da questi emendamenti sarà un piano basato più sui vincoli del Ministero per i Beni culturali che sulla capacità della Toscana di darsi strumenti per un buon governo del territorio e del paesaggio.
È la vittoria della linea Renzi-Lupi-Pd toscano sul Piano Marson-Rossi? Sembra proprio di sì.
L’unico a poter ribaltare la situazione  – in extremis, e ormai direttamente in Consiglio – sarebbe proprio Enrico Rossi.
Ma vorrà e potrà farlo?

TAV, Firenze: 32 ingegneri ed ex dirigenti ministeriali rinviati a giudizio e comunicato di No TRunnel Tav

Fonte: Controradio

E’ stato chiesto il rinvio a giudizio per 32 persone, in merito all’inchiesta sul sottoattraversamento fiorentino del Tav.
Le accuse emerse vanno dal traffico illecito di rifiuti all’associazione a delinquere finalizzata a corruzione, frode e truffa. Figurano tra i nomi l’ex presidente di Italferr ed ex presidente della regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti. Presenti anche dirigenti del consorzio Nodavia, che si era aggiudicato l’appalto, e dirigenti del ministero delle infrastrutture.

Fonte: Comitato No Tunnel TAV Firenze

Con il rinvio a giudizio di 32 persone per le vicende TAV l’unica cosa da fare sarebbe fermare i lavori

Il rinvio a giudizio di 32 persone in relazione alla realizzazione del Passante TAV di Firenze sono l’ennesima riprova che le denunce fatte da tante persone, compreso il comitato NO TUNNEL TAV, hanno una ben forte consistenza. Il fatto che la politica nazionale taccia e quella locale chiuda accuratamente gli occhi è un pessimo sintomo e indizio che ancora troppe collusioni sono attive.
Di fronte allo sfacelo tecnico, politico e morale che emerge dalla vicenda TAV fiorentina l’unica cosa decente da fare sarebbe per lo meno sospendere i lavori. Invece lavorazioni secondarie, sostanzialmente superflue ma che dovranno essere ben pagate alle ditte costruttrici, vanno avanti al di fuori degli accordi contrattuali e della gara fatta a suo tempo.
L’ennesimo annuncio dell’inizio dello scavo rinviato a novembre è il sintomo chiaro che i problemi non sono assolutamente risolti. Il CNR sta studiando quelle terre ormai da oltre un anno; nemmeno i sassi portati dalla luna sono stati così attentamente studiati! La questione è invece semplicissima: dal tunnel – se mai si troverà una nuova fresa e capendo chi la pagherà – uscirà melma, materiale non palabile. Si potranno stravolgere le normative vigenti, già troppo corrive, ma il fango resta fango e le colline promesse a Cavriglia diverrebbero comunque una palude di melma.
Il Comitato ricorda come i costi stiano andando alle stelle nonostante l’alta probabilità di non poter finire l’opera. Ad aprile 2014 il bilancio di Nodavia parlava di costi giunti a circa 740 milioni di euro; forse a Firenze siamo ad un record non invidiabile: per i 7 km di tunnel i costi sono già 105 milioni al chilometro senza aver scavato nemmeno un centimetro!
Questa TAV fiorentina non è solo un disastro economico e ambientale, rende Firenze ridicola nel mondo.

Poste Bailey: l’Assessore Ceccarelli non fuga i dubbi sul rischio idraulico

Fonte: Firenze Post, 14/01/2015
Di: Paolo Padoin

Mugnone, la Regiuone assicura: il Ponte Bailey sarà eliminato a fine 2015

Un esposto è stato presentato da alcuni cittadini alla Procura della repubblica di Firenze in quanto, per la costruzione del ponte provvisorio sul Mugnone, non sarebbero stati acquisiti tutti i permessi e le relazioni tecniche necessarie, in particolare per quanto riguarda il rischio idraulico. Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione in Consiglio regionale, questa la risposta dell’Assessore competente, Vincenzo Ceccarelli: “Il concessionario ha ottenuto autorizzazione idraulica con omologa del genio civile di Firenze, che è stata rilasciata il 30/7/2012, in cui si autorizza l’installazione del ponte Bailey per tre anni, tre mesi e 12 giorni, quindi fino al 21/11/2015, e comunque non oltre il completamento delle opere relative al by pass del Mugnone correlate alla realizzazione della stazione per l’Alta velocità ferroviaria”. L’assessore ha fatto riferimento a informazioni di dettaglio ottenute dal Comune di Firenze e ha precisato che sulla presunta pericolosità idraulica del ponte esiste anche una nota informativa del 10/12/2014 del Settore sismica regionale, in cui si evidenziano l’iter e le valutazioni istruttorie sulla base delle quali è stata rilasciata l’omologazione idraulica da parte del Genio Civile. Ceccarelli ha ricordato che il ponte provvisorio sul torrente Mugnone, che collega viale Milton con via XX settembre, è inserito nel programma per la realizzazione della linea 3 della tranvia di Firenze. Il nuovo attraversamento ha carattere temporaneo e deriva dalla necessità di assorbire parte del flusso di traffico sul collegamento Firenze-Statuto per la realizzazione del sottopasso Milton-Strozzi e per interventi sul ponte esistente sul Mugnone.
Donzelli – Il capogruppo Fdi Giovanni Donzelli, ha replicato sottolineando che l’autorizzazione è stata concessa fino al 21 novembre 2015 solo sulla base di una valutazione dell’andamento delle piene, che in questo periodo non dovrebbero essere tali da causare problemi di sicurezza.
TAV – In effetti la risposta di Ceccarelli dà atto di un’autorizzazione idraulica per la durata di tre anni, tre mesi e 12 giorni, cioè la durata dei lavori correlati alla stazione dell’Alta velocità fiorentina. Precisa inoltre che il servizio sismico regionale, con una nota dello scorso dicembre, avrebbe evidenziato iter e valutazioni istruttorie del genio civile, ma senza esporre in dettaglio le valutazioni e senza esprimere alcun giudizio. Ma quale fondamento ha una valutazione di rischio idraulico ‘a tempo’, senza verificare in assoluto se il manufatto costituisca o meno un pericolo? Forse sarà bene attendere anche eventuali accertamenti e valutazioni della magistratura.

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