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Angelo Baracca contro il nucleare civile e militare, Meeting NoTav

Intervento di Angelo Baracca durante la prima giornata del meeting fiorentino
“Le ‘grandi opere’ inutili e la progettazione alternativa diffusa”, 3-4 marzo 2012 organizzato dal Comitato contro il sottoattraversamento AV di Firenze.

Una visione di insieme  del problema nucleare, militare e civile, e la necessità di coordinare i vari movimenti di contrasto alle opere inutili per evitare i disastri nucleari e ambientali, sociali ed umani e costruire insieme un futuro migliore.

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Grandi opere, Val di Susa, democrazia

Il 3/4 marzo a Firenze, promosso dal Comitato contro il  sottoattraversamento TAV  di Firenze, Italia Nostra e Perunaltracittà lista di cittadinanza si è tenuto un convegno sulle Grandi Opere Inutili.   Un appuntamento partecipato che ha visto numerosi interventi non solo locali ma anche nazionali e internazionali sul tema: dal nodo fiorentino TAV, al ponte di Messina, dal Mose di Venezia ai progetti di  autostrada Cispadana, fino all’importante caso di Stoccarda 21.  In primo piano la lotta degli abitanti della Val di Susa rappresentata al Convegno da una nutrita delegazione che ha illustrato e informato sulle drammatiche vicende in corso.
Il convegno è stato inteso anche come risposta alle argomentazioni sviluppate dal governo Monti e dalle forze sostenitrici del progetto TAV in Val di Susa che vorrebbero ridurre ad un problema di ordine pubblico le ragioni argomentate e articolate portate avanti dai valsusini.
In Val di Susa si sta attuando su scala geografica un copione sperimentato per certe grandi opere. Un progetto gravemente carente sotto il profilo della trasparenza, della condivisione con le comunità interessate e del rispetto delle procedure viene imposto con l’occupazione militare dei territori.
Rispetto al modello keynesiano che produceva consenso con opere utili e ben accette anche per i risvolti occupazionali e di mantenimento del reddito in periodi di crisi, oggi le grandi opere sono spesso inutili, dannose e dispendiose e provocano opposizioni in larghi strati della società.
L’opposizione nasce sì dalle carenze progettuali, ma soprattutto dal modo autoritario e apodittico con cui vengono imposte da ristrette lobbies economico-finanziarie.
La Val di Susa e ciò che attorno a quel progetto sta avvenendo va ben al di là delle normali e patologiche controversie che da sempre caratterizzano i lavori pubblici, ponendosi come un problema più generale di legalità democratica e rispetto delle regole. Questi principi, che una stampa in gran parte collaterale ai poteri centrali, indica come disattesi dai manifestanti no TAV, sono prima di tutto dimenticati dalle autorità governative e statali.
Tre mesi fa ad esempio come Comitato Cittadini area Fiorentina, insieme a Italia Nostra e al Comitato contro il sottoattraversamento TAV, abbiamo inviato una lettera argomentata al Presidente Monti per invitarlo a considerare la possibilità di sospendere l’avvio dei lavori del tunnel fiorentino della TAV, ma non abbiamo avuto risposta.
Il mese scorso ben 360  docenti di università rappresentative di tutta Italia e guidati da autorevoli esperti di grandi opere, di problematiche ambientali e di scienze  dei trasporti hanno rivolto un appello per un ripensamento sulla TAV in Val di Susa al Governo “tecnico” Monti: anche questa sollecitazione non ha avuto  risposta (clicca qui per leggere la lettera)
Altrettanto significative ci sono sembrate due lettere inviate sempre a Monti:

  • da Angelo Tartaglia docente del Politecnico di Torino nella quale ricostruisce le circostanze nelle quali , alla fine del 2009, è stato espulso dall’Osservatorio tecnico sulla Torino-Lione (clicca qui per leggere la lettera)
  • da Maria Rosa Vittadini docente dell’IUAV ed esperta di sistemi di mobilità (clicca qui per leggere la lettera)

Sono queste non risposte eminentemente politiche che deteriorano la fiducia nelle regole democratiche e inaspriscono i contrasti sociali, pertanto invitiamo il Governo a recedere dal suo atteggiamento annunciato venerdì scorso per giungere ad una moratoria dei cantieri in Val Di Susa, incontrandosi con i tecnici che hanno indirizzato un documento di osservazioni critiche sul progetto. Si avvii un serio ripensamento della politica delle grandi opere basata sulle priorità, sui principi della trasparenza, su serie analisi costi/benefici, sul migliore utilizzo delle scarse risorse finanziare per progetti che interessino veramente gli interessi della collettività.
Poiché siamo convinti che il dialogo possa ottenersi con forme di pressione  dell’opinione pubblica sulle autorità, proponiamo di pubblicizzare la lettera dei 360 docenti a Monti e di sottoscrivere la petizione on line con cui si richiede al Governo di incontrare i rappresentanti che hanno promosso l’iniziativa.

Chiediamo che il professor Mario Monti riceva i promotori dell’Appello dei
360 professori che lo hanno invitato a rimettere in discussione in modo
trasparente ed oggettivo la Torino-Lione 

Comunicato sul Meeting Grandi Opere Inutili

A Firenze la resistenza italiana alle Grandi Opere
con tante proposte alternative

Meeting Grandi Opere Inutili
Comitato No Tav Firenze
Perunaltracittà lista di cittadinanza
Italia Nostra

Giornata conclusiva del convegno nazionale alla quale sono intervenute oltre 200 persone. Dalle 9.00 al Dopolavoro ferroviario in via Alamanni.
Il tunnel Tav di Firenze, della Val di Susa, e quello che attraverserà Stoccarda, in Germania; il terremoto dell’Aquila e la strage di Viareggio, l’Expo di Milano e i tanti comitati che in tutta Italia sono attivi nella difesa dei diritti della persona e del territorio, contrapponendosi, con proposte efficaci e ben ponderate, ad un modello di sviluppo che non funziona più, non produce benessere e devasta l’ambiente. Un sistema infrastrutturale, quello delle Grandi Opere, figlio di una mancata programmazione politico-economica, che favorisce l’ingresso privilegiato delle mafie nell’economia globale e produce corruzione nei rapporti tra politica e imprese.
Sono questi gli argomenti trattati oggi nel convegno “Grandi opere inutili e la progettazione alternativa diffusa” che si è tenuto oggi presso il Dopolavoro ferroviario di Firenze alla presenza di oltre 200 persone e che da’ appuntamento a domani per la seconda sessione di confronto e discussione.
La sessione mattutina era intitolata “Le Grandi Opere Inutili causa e/o effetto della crisi economica” ed è stata coordinata da Mariarita Signorini di Italia Nostra con una panoramica sulle campagne fatte contro infrastrutture inutili e dannose a partire dalla Tirrenica e la Tav fino al Ponte sullo Stretto di Messina e al Mose Venezia. Sono poi intervenuti Tiziano Cardosi degli organizzatori che ha dato il benvenuto agli ospiti della giornata, a partire dalle donne valsusine Eleonora Ponte e Sabine Brautingam e dalla toscana Simona Baldanzi, scrittrice e ricercatrice, che ha raccontato il pessimo lavoro nei cantieri TAV del Mugello e in quelli della Variante di Valico. E’ intervenuta una delegazione dei lavoratori della Breda Ansaldo che vivono sulla loro pelle la drammaticità della crisi e proprio su crisi e lavoro ha poi parlato Giorgio Cremaschi legando le lotte per i diritti alle campagne di ristrutturazione del pesantissimo debito pubblico italiano. Su tema dell’incidenza delle grandi opere nel debito e nella crisi europea è intervenuto anche il tedesco Winfried Wolf, economista dei trasporti. La mattinata si è poi conclusa con le parole di Vincenzo Simoni dell’Unione Inquilini, di Teresa Liguori di Italia Nostra nazionale che ha raccontato il dramma infrastrutturale in cui versa il Sud Italia e dell’impegno dell’Associazione in difesa delle ferrovie dimenticate,e un rappresentante del Comitato No S21 Stoccarda; Cristiano Gasparetto di Italia Nostra Venezia, ha parlato del Comitato No Mose e No Grandi Navi in Laguna, mentre lvano Tagliavini si è soffermato sulla Cispadana e Angelo Baracca sui movimenti contro il nucleare civile e militare.
Dopo il pranzo e un intermezzo musicale dei Crozip, Ornella De Zordo, della lista di cittadinanza perUnaltracittà, ha coordinato la sessione pomeridiana intitolata “Le Grandi Opere Inutili, la truffa del modello TAV e della Legge Obiettivo, un quadro normativo da rivoluzionare.” in cui Winfried Wolf ha parlato dell’Europa e la politica delle infrastrutture, il caso Italia e Germania, prospettive per il futuro. Ha poi preso la parola Fabrizio Bertini del Coordinamento ATO Centro Toscana e Ivan Cicconi, esperto lavori pubblici che ha affrontato il tema dell’appalto come strumento di ristrutturazione economica e di finanziarizzazione delle grandi opere. Dopo i Comitati attivi nel post terremoto aquilano, l’urbanista Alberto Ziparo ha illustrato tutti i limiti della Legge Obiettivo che permette di costruire infrastrutture contro ogni pianificazione urbanistica. Mauro Chessa, vice presidente Rete dei comitati toscani per la difesa del territorio ha preceduto Domenico Gattuso che ha ragionato dell’assenza di una pianificazione dei trasporti e di come le grandi opere distruggano in realtà il sistema di mobilità italiano. A conclusione del pomeriggio si è parlato del grande lavoro fatto dai Comitati No Expo di Milano; il giornalista Antonio Mazzeo ha avvertito gli intervenuti su come le grandi opere privilegino l’ingresso delle mafie nell’economia globale. Hanno poi parlato gli esponenti del Comitato terza corsia A11, del Comitato contro il Corridoio Roma-Latina, le vittime dei famigliari della Strage di Viareggio, del Comitato Tangenziale Est Torino. Ha concluso i lavori Mauro Chessa.

No alle Olimpiadi, salviamo l’Italia da opere inutili e dannose a costi esorbitanti

Bravo Monti,
che ha detto no alle olimpiadi di Roma del 2020. Finalmente un po’ di buon senso in un momento difficilissimo per tutti. Speriamo che ci sia davvero una svolta e che si possano continuare a prendere decisioni fondamentali per il nostro Paese, evitando opere inutili e dannose a costi economici esorbitanti. Torino, dopo le Olimpiadi invernali 2006 – è la città più indebitata d’Italia, e gli esiti in valle sono non solo modesti, ma con molte passività e opere da demolire. Evitiamo dunque di costruire cattedrali nel deserto con la cementificazione di altro prezioso territorio.
Anche la Tav in Val di Susa e il sottoattraversamento di Firenze sono opere inutili, costose, dannose per l’ambiente e il patrimonio ambientale e monumentale, opere molto invise alla popolazione e agli amministratori più responsabili.
Nella speranza di un ravvedimento a tutto campo consiglio la lettura del bell’articolo di oggi a firma dell’urbanista Paolo Berdini.
Mariarita Signorini resposabile comunicazione Italia Nostra Toscana

Fonte: Il Manifesto 15.02.2012
Di: Paolo Berdini

Non era mai capitato che un comitato promotore guidato nientemeno da Gianni Letta e formato tra gli altri da Cesare Geronzi, Giovanni Malagò, Emma Marcegaglia, John Elkann, Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Azzurra Caltagirone, ricevesse un no così sonoro. Il presidente Monti ha negato il consenso all’avventura delle Olimpiadi romane del 2020. Ha fatto bene e godiamoci almeno per un giorno la rabbiosa ritirata dell’esercito dei cacciatori di appalti – rigorosamente bipartisan – che erano già pronti a mettere le mani sui 5 miliardi iniziali che sarebbero stati spesi in tante opere inutili.
Il governo non ha creduto ai paludati studi che parlavano di un aumento del Pil tra il 2013 e il 2025 di 17,7 miliardi, accompagnato da un aumento di occupazione stratosferico: 14.000 nuovi posti di lavoro a partire dal 2015 con un picco di 29.000 nel 2020. Balle. Ma il parterre del comitato promotore controlla molti giornali e come a Milano per l’Expo 2015 era iniziata la favola dell’Olimpiade sostenibile e verde, austera. Maestri nel camuffare il cemento e l’asfalto. Maestri nel camuffare la verità.
Solo tre esempi. Il bacino remiero era previsto a Settebagni, nelle aree in cui sorge il Salaria Sport Village di Anemone, Bertolaso e Balducci.
È un’opera sotto giudizio penale e avevano pensato di renderla eterna con altro denaro pubblico. Le gare di nuoto erano previste a Tor Vergata nell’edificio disegnato da Calatrava che doveva già ospitare i mondiali del nuoto del 2009. Anche qui, visto che erano stati già gettati al vento circa 400 milioni di euro si sfruttavano le Olimpiadi per spenderne altri 500. Il velodromo, infine, doveva essere costruito ex novo perché il gioiello costruito nel 1960 era stato fatto saltare con la dinamite proprio per permettere l’ennesima speculazione edilizia sponsorizzata dall’Ente Eur.
Il colpo assestato alla famelica banda dei cacciatori di soldi pubblici può significare una svolta nel modo di pensare il futuro delle nostre città, a iniziare da Roma. Basta con il mito dei grandi eventi e delle grandi opere. In tempi di crisi dobbiamo cambiare paradigma e pensare alle migliaia di opere piccole e intelligenti che possono migliorare la vita delle periferie urbane che lottano per avere trasporti moderni o scuole in sicurezza e senza amianto, aria pulita. La prospettiva di una vita migliore invece del pessimismo in cui ci ha cacciato l’economia liberista.
E dato che anche i professori di governo hanno per una volta sobriamente ingrossato le file oceaniche dei signornò, proponiamo un piccolo passo avanti. Per essere coerenti con il diniego alle Olimpiadi del 2020 devono ora cancellare il folle ampliamento dell’aeroporto di Fiumicino pensato proprio per l’evento Olimpico, 1.200 ettari di aree agricole cancellate per costruire altre piste, alberghi, ipermercati. E poi, alzando lo sguardo da Roma, blocchino per sempre l’inutile opera della val di Susa e il Mose di Venezia. Solo così il no alle Olimpiadi sarebbe coerente e aprirebbe una prospettiva nuova alle nostre città.

Italia Nostra: “La tav potrebbe compromettere Fortezza e Opificio”

Fonte: Firenze Today
Di: Diego Giorgi

Intervista esclusiva a Mariarita Signorini: i rischi sui lavori del sottoattraversamento di Firenze, ma anche le perplessità sul progetto tramvia e i pericoli del sistema degli inceneritori

E’ una vecchia storia quella di Italia Nostra, nata oltre 50 anni fa. Passione, impegno e battaglie civili sempre a tutela del patrimonio storico, artistico e naturale. Dai beni culturali ai parchi nazionali, dalla questione energetica al capitolo sui rifiuti, dall’ambiente alle vicende legate alla mobilità ed al trasporto. A Firenze il volto della Onlus è incarnato da Mariarita Signorini; i temi caldi qui non mancano, anzi sono all’ordine del giorno. Partendo proprio da uno dei nodi in cui l’associazione si è spesa con più decisione negli ultimi anni: la questione Tav.
Nodo Tav. Alla fine sembra che prima dell’estate la talpa gigante comincerà a trivellare il sottosuolo. Intanto sono andati sotto di ben 40 metri per preparare lo scivolo per la mega fresa. Quanto siete preoccupati?
Moltissimo. Proprio per questo, per denunciare le storpiature dell’opera, abbiamo presentato un nuovo documento, redatto assieme ad uno dei massimi esperti sulle problematicità del nodo fiorentino, l’ingegner Perini. I punti critici sono molti, tutti a forte rischio. Per esempio, il danneggiamento degli edifici è stato sottostimato perché non è stato considerato il cosiddetto effetto ‘deriva’ che insorge durante lo scavo della galleria nei tratti di curva. In pratica non si prendono in considerazione gli effetti derivanti dal reale valore dei volume persi in questo specifico intervento.
Quella curva che passa proprio nei pressi della Fortezza.
Certo, sotto uno dei monumenti più importanti d’Italia. La Fortezza, uno dei monumenti più insigni dell’architettura militare del ‘500, sarà esposta ad un rischio nettamente maggiore di quello previsto dall’Osservatorio Ambientale. In quel punto preciso si sommeranno gli effetti causati da una parte dalla mancata considerazione ‘dell’effetto deriva’, dall’altra dallo scavo della seconda galleria, quella in pratica che passerà sotto i bastioni. Si crea quest’assurdo in cui il punto di massimo pericolo è sotto un monumento di importanza nazionale.
Fortezza, quindi Opificio delle Pietre Dure.
Infatti, un vanto italiano tutto fiorentino. Solo per capirci in questo momento l’Opificio ‘ospita’ Leonardo, quello degli Uffizi. Opere di questa portata hanno interventi di restauro molto lunghi. Per Raffaello sono stati impiegati dodici anni. Leonardo, quindi, rimarrà all’interno della struttura per l’intera durata degli scavi. Ma non solo, all’interno, da circa un paio di anni, è stato ‘ricoverato’ un Vasari danneggiato dall’alluvione e, dopo una lunga serie di accertamenti, stanno partendo con i lavori. Voglio dire, l’Opificio è uno scrigno. Scavare lì sotto equivale a scavare sotto gli Uffizi; è così difficile porsi questo problema?
Andando all’osso, secondo voi, c’è un rischio concreto per la salvaguardia dell’Opificio?
Dai primi accertamenti fatti dai tecnici per lo stato di conservazione, è già stato annunciato che la falda in quella zona verrà cementificata. O meglio, i pozzi dove l’istituto attinge per la climatizzazione degli ambienti saranno completamente ostruiti. Verrà a mancare una funzione fondamentale della struttura che ricalca il medesimo concetto adottato negli ospedali. Oltretutto, per la realizzazione del sistema, sono stati spesi dallo Stato al tempo delle lire centinaia di milioni. Tutto perché devono iniziare fin da ora a fare le iniezioni di cemento nel sottosuolo per evitare che la Fortezza vada giù.
Ancora problemi con la falda, a Campo di Marte come alla Fortezza, uno dei temi più dibattuti dalle associazioni e comitati che si battono contro la realizzazione dei tunnel.
E non può essere altrimenti. L’opera impatta ed interferisce fisicamente con la falda fiorentina. Una questione anche questa sottovalutata e che non tiene conto del rischio idrogeologico in corrispondenza dell’imbocco nord, di quello sud e della stazione Foster. Qui, in sostanza, si vuol creare un muraglione in zona di falda, con tutte le conseguenze del caso. Ma non basta, in tutto questo, non è stato nemmeno preso in considerazione il fenomeno indotto dalla scavo delle due gallerie con una sola fresa. Mentre a Bologna sono state scavati due tunnel contemporaneamente, a Firenze l’opera sarà scaglionata in due fasi diverse. Ma scavare una galleria, e poi dopo un anno, due anni, scavarne un’altra, aumenta esponenzialmente il rischio di subsidenza, quindi il crollo.
Continuando sul tema mobilità: Firenze ha scelto la via della tramvia; un progetto che non sposate, anzi, così com’è, criticate aspramente. La linea1 funziona, perché quindi non estendere la rete?
Non abbiamo mai criticato la linea1, anzi è un modello che sposiamo: collegare la periferia con la città. Contestiamo il resto del progetto e delle linee. Ha un senso fare delle linee che colleghino Sesto, Campi, Bagno a Ripoli, con la città perché decongestionerebbero il grosso del traffico dei pendolari all’interno dell’area metropolitana. Noi contestiamo il progetto di far entrare la tramvia nel cuore della città, che ricordo ha sempre una struttura medievale. Intervenire in una città patrimonio Unesco con mezzi di questa pesantezza, e stiamo parlando di treni da oltre 40 tonnellate, è una follia. Si poteva pensare a mezzi diversi, come ci sono a Milano; nessuno avrebbe mai contestato una tramvia leggera. Invece così avremo un’opera molto pesante, e fortemente bloccata. 
E l’ipotesi del sottoattraversamento del centro?
Consideriamo che in cantiere ci sono già 8 chilometri del tunnel della Tav, più ne facciamo tre per la tramvia ed a questo sommiamo i parcheggi sotterranei in piazza del Carmine o in piazza Indipendenza.
Una città sottoterra?
Sì, ma non è una città qualsiasi Firenze, non è strutturata con canoni moderni. E’ solo una questione di scelte. Abbiamo una ferrovia che attraversa la città. Perché non usarla come metro-treno. Se si investe denaro solo sulle grandi opere non c’è tutela del territorio, alla lunga viene a mancare la possibilità di conservazione e manutenzione.
Rifiuti, inquinamento, salute; si parla molto dell’inceneritore di Case Passerini, l’ampliamento di quello della Rufina, quello di Montale. Lei comprerebbe una casa ad un chilometro dall’inceneritore?
No, assolutamente.
Come mai?
Perché il fall-out delle sostanze tossiche è accertato. Da Medici per l’Ambiente, Medicina Democratica, dalle organizzazioni della sanità; tutti a dire che gli inceneritori non fanno bene alla salute. Anche se controllati e dotati di filtri, esiste una ricaduta tossica che va ad interessare la catena alimentare, per esempio. Attorno all’inceneritore di Brescia, per un raggio di circa tre chilometri, non si può coltivare niente per paura che le diossine intacchino la catena alimentare.
Forti rischi alimentari, quindi?
Non solo, questo è solo uno degli aspetti. Prendiamo il caso di Montale: a seguito di un malfunzionamento dell’impianto si registrarono picchi di diossina molto alti. Tanto che alcune madri in fase di allattamento decisero di sottoporsi all’analisi del proprio latte. Bene quel latte conteneva sostanze altamente tossiche e quindi pericolosissime per i neonati. Gli ultimi studi parlano addirittura di contaminazione del feto da parte di queste sostanze cancerogene.
Diossine e pm10, a chi si batte contro l’inceneritore c’è chi controbatte proponendo di chiudere autostrade, industrie, porti, aeroporti. Esiste un modello alternativo a questo schema?
Certo, ma si tratta di investire su un prototipo di vita completamente diverso. In alcuni Comuni, che hanno investito in questa direzione, il riciclaggio supera il 65%. Non è un’utopia e non si tratta di rifiuti ma del recupero di materie prime e seconde. Un nuovo stile di vita, forse più faticoso, che impegna costantemente, ma realizzabile. La verità è che il modello degli inceneritori è una necessità per coloro che non hanno investito su culture alternative. Prendiamo l’inceneritore della Rufina, un tema a noi molto caro. Un inceneritore nel bel mezzo di un’area pregiatissima della nostra viticultura. Un nicchia economica, che fa grande la Toscana nel mondo, messa a rischio da un gigante con una capienza otto volte e mezzo superiore a quello già presente; oltretutto in zona fluviale, all’interno dell’alveo di un fiume. Può essere questo il modello di riferimento?

Grandi opere e mobilità

Italia Nostra Onlus
Cittadini Area Fiorentina
Comitati dei Cittadini Firenze

Il silenzio degli incoscienti. Un convegno sulle grandi opere a Palazzo Vecchio

“E’ come se, per la politica, tutte le scelte fossero state già fatte, tutti i dadi già tratti: sarà l’economia a gestire il nostro futuro tutto intero, le vicende umane, la storia sociale, i paesaggi. Nessuna opzione alternativa, nessuna residua possibilità di scelta: ed è esattamente per questo, in larga misura che la politica ha perduto non solo ogni credibilità, ma anche ogni fascino.
Che sia più ‘moderno’ consumare a fondo un Paese come fosse un legno da rodere, impostando la rovina dei figli è fuori di ogni logica, anche economica… Ma non si trova in giro un partito, forse neppure un singolo leader, che voglia prendersi il rischio di essere tanto moderno, davvero moderno, da mettersi di traverso”.
Così Michele Serra commentava giorni fa su “la Repubblica” la denuncia della cementificazione forsennata del Paese lanciata da Carlo Petrini nel suo precedente articolo Fermate il cemento.
E’ per queste ragioni che è calato il silenzio sulla questione TAV a Firenze. Per questo il Sindaco Renzi, ha rinunciato all’azione legale per bloccare lo scavo del tunnel TAV. Tutto è già stato deciso: il Presidente della Regione Enrico Rossi ha promesso l’ampliamento dell’aeroporto fiorentino e in cambio il Sindaco starà zitto sulla TAV.
Il modello delle Grandi Opere infrastrutturali, diffuso in molti settori e società, contraddice qualsiasi principio di precauzione, qualunque analisi economica. Costituisce un formidabile modello dissipativo che distorce ogni programmazione e ogni decisione politica.
E’ quanto è emerso al Convegno “Grandi Opere – impatti, problemi e affari” organizzato lo scorso 19 gennaio dal Comitato contro il sottoattraversamento TAV, dal Gruppo tecnico di docenti universitari ed esperti che da anni segue la vicenda e ospitato a Palazzo Vecchio dai gruppi consiliari SeL, Unaltracittà e Spini per Firenze.
E’ anche la sintesi dell’intervento di Ivan Cicconi che, definendo il sistema TAV la Nuova Tangentopoli, si è soffermato sul debito pubblico occulto che crea e che rischia di provocare un catastrofico “default” del Paese. Qualche esempio di spreco: la costosissima linea ad AV Milano-Torino che, con una potenzialità di 350 convogli al giorno ne vede attualmente transitare soltanto 9. La linea Bologna-Firenze che attualmente è utilizzata al 10-15%, mentre ci si prepara a una soluzione demenziale per sottoattraversare la città. Un costo medio a Km per le linee costruite di tre, quattro volte superiore ai costi correnti in tutto il mondo.

Stefano Lenzi del WWF ha ricostruito gli effetti della famigerata Legge Obiettivo del 2001 che ha messo fuori controllo la programmazione delle grandi infrastrutture in Italia, mentre Alberto Ziparo coordinatore del gruppo tecnico dell’Università, ricostruendo la vicenda fiorentina, ha ricordato che le previsioni di spesa ormai giungono fino a 3 milioni di euro.
Massimo Perini, tecnico di parte nella causa precauzionale intentata da numerosi cittadini contro le Ferrovie ha detto che ci sono molte probabilità che l’opera non venga conclusa perché le terre di scavo, che una volta emerse costituiranno un volume di 4 milioni di mc, difficilmente potranno essere tutte smaltite.
Sono possibili cedimenti oltre la soglia limite prescritta dall’Osservatorio ambientale a causa del corto raggio delle curve sotto l’abitato, mentre il numero di edifici da consolidare potrebbe essere di 8 volte superiore a quello attualmente previsto da RFI. Pessimistiche le previsioni sul comportamento dei corpi idrici nel sottosuolo. Si paventa persino  il rischio di inquinamento della falda profonda. Per questo, mentre a Campo di Marte è già iniziato lo scavo del pozzo di lancio della fresa, il tecnico, insieme ai gruppi consiliari che hanno ospitato il convegno, chiede l’istituzione di un Gran Giurì, “cioè una commissione tecnica composta da esperti ai massimi livelli che possano dare le giuste risposte ai cittadini, come sta accadendo a Napoli per la realizzazione della metropolitana cittadina”.
L’impressione è che comunque all’orizzonte di questa colossale impresa, alla quale con fatalismo sconsiderato sembrano essersi rassegnati i reggitori del Governo Toscano e Fiorentino, non ci siano solo rischi tecnici e ambientali. C’è anche il pericolo che l’opera, sotto i colpi della stagnazione economica e dell’impasse politica e sociale del Paese, si fermi a metà.
Ci sono infine i guasti già prodotti al sistema dei trasporti regionale e metropolitano dall’avvio del servizio Alta Velocità.
In un’intervista recente il Presidente degli industriali Giovanni Gentile ha propugnato la realizzazione “della città metropolitana sulla dorsale dell’Alta velocità che collega le città metropolitane d’Italia”.
Per giungere a quell’obiettivo però Firenze dovrebbe riuscire a chiedere contestualmente, e con forza, un miglioramento complessivo della mobilità e dei trasporti locali: condizione indispensabile per il decollo della città metropolitana.

Si ricordi in proposito la situazione dei pendolari del Valdarno, già da tempo penalizzati dal passaggio dell’Alta Velocità. Si pensi ai collegamenti per Prato, curiosamente tagliata fuori dal sistema. Ad esempio, un abitante di Calenzano che al mattino, dopo aver lasciato l’auto alla stazione, si voglia spostare per ferrovia nella zona est di Firenze, ha a disposizione un solo treno (ore 7,25) lungo la linea di cintura (senza passare da S.M. Novella) per giungere dopo 40 minuti alla stazione di Campo di Marte e da lì arrivare in orario nel suo ufficio. Del Servizio Ferroviario Regionale si parla molto in Toscana ma il quadro rimane confuso e incoerente.
Manca una vera delimitazione dell’area di riferimento, manca un vero modello di esercizio (come ci si sposta e con che frequenza da un punto a un altro), sono insufficienti la definizione del sistema di stazioni e dei servizi, l’accessibilità e lo scambio con il Trasporto pubblico urbano.

SOLO SOSTENENDO E RIAFFERMANDO il diritto alla mobilità per tutti
SI RAFFORZA E SI ESTENDE la lotta controle opere inutili e dannose

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