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Reiterazione del progetto di Poggio Tre Vescovi nell’omertà delle Pubbliche Amministrazioni

Rete della Resistenza sui Crinali

I passaggi dell’iter che avrebbero condotto (il condizionale è d’obbligo!) al nuovo processo di Valutazione di Impatto Ambientale hanno avuto la stessa pubblicità di una riunione della Carboneria.

Questa volta abbiamo toccato il fondo. Appare incredibile: una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) come l’araba fenice. Che ci sia ciascun lo dice dove sia nessun lo sa.
Voci sempre più insistenti si stanno susseguendo circa la reiterazione della proposta di un grande impianto eolico al Poggio Tre Vescovi, dove convergono i confini delle province di Arezzo, Rimini e Forlì-Cesena.
Ancora ricordiamo la bocciatura di un precedente progetto di impianto
(colossale – 36 turbine alte ciascuna 175 metri, che allora sarebbe stato il più grande d’Italia ed il secondo in Europa – ipotizzato alcuni anni fa nello stesso luogo e di cui si era occupato anche il compianto Mario Pirani sulle pagine di Repubblica)

a seguito di una procedura di Valutazione…

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Appello al Presidente Mattarella per difendere salute ed ambiente

FIRMATE E FATE FIRMARE!!
CLICCATE QUI PER ADERIRE!!

Fonte: Change.org

Caro Presidente Mattarella,
abbiamo ascoltato ed apprezzato il suo discorso di fine anno, in particolare dove Lei ha toccato il tema dell’inquinamento e delle sue ricadute per la salute.Il tema è di stringente attualità, specie  in questo periodo di continui superamenti dei livelli di smog ed in cui ci sembra paradossale che non si possa far altro che sperare in un cambiamento delle condizioni climatiche ( come se ”magicamente” con la pioggia gli inquinanti si dileguassero e non ricadessero viceversa al suolo) e sembra che non ci resti altro che confidare nella “benignità” di quella  Natura che viceversa costantemente violiamo.
Proprio a questo proposito, come cittadini italiani, ci rivolgiamo a Lei  per esprimerle tutto il nostro più profondo sgomento e la nostra angoscia per i tempi che stiamo vivendo. Siamo certamente preoccupati per la mancanza di lavoro e perché non vediamo un futuro per i nostri giovani, ma ancor più ci angoscia la consapevolezza che stiamo compromettendo un bene ancora più prezioso: la loro salute.
Vorremmo tanto continuare a illuderci di vivere nel “Bel Paese”, ma purtroppo così non è:  Lei saprà che l’ultimo rapporto dell’ UE ci pone al primo posto per morti premature in Europa a causa dei livelli di PM2.5, ossidi di azoto, ozono.Siamo il paese dove la speranza di “vita in salute”  alla nascita (disabilità medio-grave) dal 2004 al 2013  è diminuita di 7 anni nei  maschi e di oltre 10 nelle femmine.
Secondo l’ultimo rapporto dei registri tumori (AIRTUM) “Considerando il rischio cumulativo di avere una diagnosi di qualunque tumore, questa probabilità riguarda un uomo ogni due e una donna ogni tre nel corso della loro vita”.
Gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (ACCIS, Automated Childhood Cancer Information System – IARC), dei quali si attende un aggiornamento proprio quest’anno, hanno tempo fa evidenziato come questo problema sia rilevante anche nei bambini, con un’incidenza di tumori infantili più alta in Italia rispetto alle medie europee sia nella fascia di età 0-14 che in quella 0-19. Dall’ esame del più aggiornato rapporto nazionale AIRTUM emerge, come ricordato in un editoriale pubblicato sulla rivista “Epidemiologia e Prevenzione” nel 2013, che i tassi italiani di incidenza dei tumori in età 0-14 anni continuino ad essere tra i più alti fra i paesi occidentali, nonostante la crescita si sia apparentemente stabilizzata rispetto ai dati precedenti.
A questo si aggiunga la rilevanza di particolari, stridenti e diffuse criticità sanitarie locali da danno ambientale come quelle che caratterizzano i Siti di Interesse Nazionale (SIN), ben descritte dagli studi “SENTIERI” dell’Istituto Superiore di Sanità e valide per tutte le classi età, o i rilevi del recentissimo rapporto dell’ISS sulla Terra dei Fuochi.
In quest’ultimo si legge che: “Per quanto riguarda la salute infantile è emerso un quadro di criticità meritevole di attenzione, in particolare si sono rilevati eccessi nel numero di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori, e, in entrambe le province, eccessi di tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nella fascia di età 0-14 anni.”
In maniera simile, nell’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità sulla situazione di Taranto, dove si è registrato un eccesso di incidenza di tumori in età pediatrica del 54% rispetto all’atteso regionale, si ricorda come “l’osservazione di un eccesso di incidenza dei tumori e delle malattie respiratorie fra i bambini e gli adolescenti contribuisce a motivare l’urgenza degli interventi tesi a ripristinare la qualità dell’ambiente”.
A proposito dei SIN è anche importante sottolineare come, nonostante le evidenze epidemiologiche, ci siano ancora, in questo momento, circa sei milioni di italiani che risiedono in aree ad elevato rischio ambientale e sanitario senza che in quasi nessuno di questi luoghi si siano avviate le pratiche di bonifica e risanamento previste dalla legge.
In alcuni di questi luoghi (ad esempio Taranto), in assenza di bonifiche si è persino continuato ad insediare nuove sorgenti inquinanti.
Ma quante piccole o grandi  Taranto e quante Terre dei Fuochi ci sono sparse nel nostro paese?
Le evidenze scientifiche dimostrano ampiamente che le sostanze tossiche presenti nell’aria, nei cibi, nelle acque generano un aumento del rischio non solo di cancro o di patologie cardiovascolari, ma anche di tante altre malattie in adulti e bambini: sindrome metabolica,   diabete, obesità,  patologie neurodegenerative, disturbi dello spettro autistico,  infertilità, abortività spontanea,  (anche per valori di inquinanti abbondantemente al di sotto dei limiti di legge), diminuzione del Quoziente Intellettivo (QI), per non citarne che alcune.
In Europa si calcola che ogni anno si perdano 13 milioni di punti di Quoziente Intellettivo (QI) e si contino ben 59.300 casi aggiuntivi di ritardo mentale a causa dell’esposizione durante la gravidanza a pesticidi organo-fosforici e che, in definitiva,  per l’esposizione a  sostanze che agiscono come interferenti endocrini i costi sanitari conseguenti ammontano a 157 miliardi di euro, pari all’1,23% dell’intero prodotto interno lordo.
L’Italia è il paese europeo che consuma più pesticidi per ettaro di suolo agricolo e la contaminazione nelle falde acquifere superficiali e profonde aumenta a dismisura.
La  testimonianza coraggiosa di un imprenditore agrozootecnico che vede andare in fumo il lavoro e l’impegno di una vita per la contaminazione del suo terreno da  insediamenti petroliferi ci ha letteralmente toccato il cuore e siamo certi che sarà così anche per Lei.
Con il cuore in mano Le vogliamo dunque chiedere se Le sembra sensato che venga chiesto solo  a noi cittadini di avere comportamenti virtuosi ( raccolta differenziata/trasporto pubblico/meno riscaldamento nelle case) e nel contempo si attuino politiche energetiche ed industriali che sono contrarie al più elementare buon senso. Alla luce di numerose evidenze scientifiche che dimostrano la nocività degli inceneritori di rifiuti (compresi quelli di nuova generazione), come si può prevedere di costruire nuovi impianti che avranno bisogno di enormi quantità di rifiuti da bruciare per almeno 20 anni per ammortizzare i costi, vanificando quindi tutti i nostri sforzi?
E che dire del recente decreto “sblocca Italia” che, calcolando il “fabbisogno di incenerimento” invece del più sostenibile “fabbisogno di impianti per il recupero di materia” e  superando i vincoli territoriali, consente già a centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti di viaggiare su e giù per l’Italia con l’ovvio aggravio anche dell’inquinamento da traffico?
Come si possono prevedere incentivi agli inceneritori, pari ogni anno ad oltre 500 milioni di euro, per finanziare la produzione di energia da rifiuti e contemporaneamente chiedere ai cittadini di ridurre i rifiuti non riciclabili?
Gli incentivi previsti per gli inceneritori sono superiori al totale dei contributi ricevuti dai Comuni dal CONAI per la raccolta differenziata degli imballaggi.
Non sarebbe più utile, sia dal punto di vista economico che ambientale, prevedere che quella cifra -proveniente dai contributi dei cittadini-fosse utilizzata per promuovere raccolte differenziate di qualità e impianti di recupero e riciclo?
Si stima che un più efficiente uso delle risorse lungo l’intera catena potrebbe ridurre il fabbisogno di fattori produttivi materiali del 17%-24% entro il 2030, con risparmi per l’industria europea dell’ordine di 630 miliardi di euro l’anno .
Chi così legifera non è in linea con quanto chiaramente indicato dalle direttive EU  in tema di gestione di rifiuti che pongono il recupero di materia prioritario rispetto al recupero di energia, come è ormai documentato da fiumi di inchiostro .
Chi così legifera sembra non considerare  che ogni processo di combustione genera inquinamento atmosferico, rifiuti liquidi e ceneri tossiche (che vengono addirittura destinate alla produzione di cemento) e  continua pervicacemente a premiare l’incenerimento di biomasse di ogni genere, inclusi scarti  animali  fino a ieri destinati a produrre mangimi.
Stiamo assistendo a devastazioni di fiumi per tagli sconsiderati degli alberi destinati a queste centrali e  spuntano come funghi centrali a biogas in cui la materia organica invece di essere restituita ai suoli come compost viene “digerita” in assenza di ossigeno con rischi per ambiente e salute.
Si  “dimentica” che così facendo si perde il benefico effetto  che l’aumento di sostanza organica nei suoli avrebbe nel contrastare non solo la desertificazione (che ormai riguarda il 30% dei nostri suoli) ma anche  i cambiamenti climatici, grazie alla  “cattura” della CO2, favorita anche dalla agricoltura biologica .
Per non parlare della follia di trivellare il nostro paese per la ricerca di idrocarburi per mare e per terra i cui effetti devastanti sono ormai scientificamente ed in modo incontestabile dimostrati: non  è questa l’energia di cui abbiamo bisogno.
A tal proposito la lettera “Energia per l’Italia” indirizzata al Governo da valenti ricercatori e scienziati del nostro paese è rimasta ad oggi senza risposta e così pure le considerazioni dei medici sono rimaste inascoltate.
Sembra che non si voglia prendere coscienza del fatto che la  materia sul nostro pianeta è qualcosa di “ finito” e che la vita si è sviluppata grazie ad una fonte esterna, il sole: è quindi a questa fonte inesauribile che dobbiamo rivolgerci per rendere  possibile il proseguimento della vita stessa sulla Terra.
Caro Presidente, l’angoscia che portiamo nel cuore è davvero grande e non ci potremmo perdonare di non avere tentato ogni strada utile a contrastare la follia delle scelte che si vanno operando nel nostro Paese.
Come medici, ingegneri, ricercatori, scienziati, cittadini siamo disponibili a stilare  un manifesto di intenti: “Italia sostenibile e responsabile”, anche perché -coerentemente con gli impegni assunti dal nostro paese al vertice di Parigi, COP 21 – non vorremmo che tutto rimanesse, ancora una volta, lettera morta.
Le chiediamo quindi di riceverci, ascoltarci ed approfondire direttamente con noi le questioni che abbiamo sollevato.
Vorremmo anche darLe testimonianza  delle tante esperienze positive e delle tante soluzioni già in essere nel nostro paese, quali ad esempio quelle attuate nei Comuni Virtuosi  che riteniamo dovrebbero essere maggiormente conosciute, valorizzate e premiate.
La ringraziamo per l’attenzione e fiduciosi in un positivo riscontro voglia gradire i nostri più sinceri auguri e saluti.
Gentilini Patrizia Medico oncoematologo Forlì Comitato Scientifico ISDE
Di Ciaula Agostino Medico internista Bari Comitato Scientifico ISDE

Radio Cora: “Pinete bene comune” intervista a Michele Scola

Fonte: Radio Cora, 11/09/2015

“Salviamo le pinete” il gruppo che si propone di salvaguardare, valorizzare e curare le pinete litoranee della Maremma

Si terrà il prossimo sabato 12 settembre, alle ore 16:30, presso la Sala Consiliare di Castiglione della Pescaia (Gr), la presentazione del progetto “Pineta bene comune“, elaborato dal gruppo “Salviamo le pinete” a cui partecipa anche l’associazione Italia Nostra Onlus.
Il progetto si pone come obiettivo la gestione, la salvaguardia e la valorizzazione dell’ecosistema pineta costiera, che si estende da Castiglione ai Monti dell’Uccellina, il tutto da realizzarsi mediante un percorso partecipativo condiviso che porti alla costituzione di un Tavolo Permanente di Amministrazione e di Governo.
Il progetto prevede anche passeggiate guidate in pineta in modo da sensibilizzare la cittadinanza al rispetto del patrimonio arboreo toscano; la prima passeggiata è in programma già per domenica 13 settembre.
Clicca qui per ascoltare l’intervista

Pineta bene comune!

Sabato 12 settembre ore 16,30 presso la Sala del Consiglio del Comune di Castiglione della Pescaia verrà presentato il progetto Pineta bene comune, unprocesso partecipativo che durerà sei mesi e che coinvolgerà i cittadini nella elaborazione di strategie e progetti condivisi per tutelare e sviluppare l’area della pineta tra Castiglione della Pescaia e la spiaggia di Collelungo, fino ai Monti dell’Uccellina.
Questo il programma della giornata
16,30 – 17,00 Saluti istituzionali

Comune di Castiglione della Pescaia, Comune di Grosseto, Comune di Magliano in Toscana, Provincia di Grosseto
17.00 – 17.10 Comitato Salviamo le Pinete! Responsabile del progetto partecipativo “Pineta Bene Comune”, Dott. Ugo Corrieri
17.10 – 17.15 Comitato Salviamo le Pinete! Co-organizzazione evento iniziale di Castiglione della Pescaia, Prof. Adriano Arzilli
17,15 – 18,15 Breve relazione sui problemi relativi all’ecosistema delle pinete, Dott. Alessandro Chiarucci, Prof. Franco Tassi
18,15 – 18,45 Aspetti tecnici del percorso partecipativo: le opportunità, Dott. Daniele Mirani, Simurg Ricerche, società gestore del percorso partecipativo
18,45 – 19,30 Dibattito
Sarà anche possibile visitare l’interessante mostra del pittore Daniele Govi che negli ultimi anni si è dedicato con passione alla riproduzione delle bellissime pinete del litorale grossetano.
Ai cittadini verranno chieste sia indicazioni sulle priorità di intervento nell’area che idee e contributi per la scrittura di un Regolamento per la valorizzazione della Pineta come bene comune del territorio. Obiettivo finale del percorso è la costituzione di un Tavolo Permanente tra cittadini e Amministrazioni coinvolte, funzionale alla condivisione delle attività di salvaguardia, conservazione e valorizzazione.
In questa occasione verranno fornite indicazioni relative anche alle sei passeggiate in pineta! Le prime due si terranno domenica 13 settembre con la seguente organizzazione:

  • Prima passeggiata (Marina-Principina): 13/09/2015 ore 9,30 -> ritrovo in Via del Tombolo a Marina sud, all’inizio della pista ciclabile che va da Marina di Grosseto a Principina a Mare.
  • Seconda passeggiata (Fiumara Sud): 13/09/2015 ore 16,30 -> ritrovo al piazzale dei ferrovieri, terzo ingresso verso il mare della strada Marina-Castiglione.

(Le altre quattro passeggiate si svolgeranno, compatibilmente con le condizioni meteo, con il seguente calendario: una la mattina ed una il pomeriggio del giorno 27 settembre; una la mattina ed una il pomeriggio del giorno 18 ottobre. Nei prossimi giorni maggiori dettagli).
Si tratta di escursioni semplici, aperte a tutti gli interessati, che consentiranno di verificare sul campo lo stato di salute delle pinete, evidenziandone punti di forza, minacce e idee per il futuro; i facilitatori raccoglieranno i racconti, le idee, le esperienze degli stessi partecipanti per porre le basi del lavoro successivo.
Abbigliamento consigliato: scarpe da ginnastica o da trekking comode, pantaloni preferibilmente lunghi per camminata outdoor, cappello e occhiali per il sole, bottiglietta di acqua (consigliata portaborraccia a marsupio), spray antizanzare, NO a borse di alcuntipo, portare solo marsupio capiente.

I rottami del parco eolico della Cappelletta

Fonte: La Repubblica, 25/08/2015
Di: Mauro Delgrosso

Nel punto più ventoso dell’appennino parmense le due torri appaiono abbandonate a se stesse, prive di manutenzione, nessun cartello, nessuna indicazione

Il Passo della Cappelletta, sopra Albareto. E’ il posto più ventoso dell’intero territorio dell’Alta Val Taro, anzi della Val Gotra, come con fierezza sottolineano gli albaretesi; qui il vento fa il suo dovere, frusta il crinale ad una media di oltre 7 metri al secondo.
E’ per questo che nel 1995, nacque un parco eolico, uno dei primi in assoluto in Appennino; da qui, da un lato, tra le montagne liguri, si vede il mare luccicare, la Corsica, dall’altro, quando lo smog lo consente, si possono vedere accendere le luci della Pianura Padana. Uno spettacolo. Per millenni è stato luogo di pastorizia, di contrabbando, di scambio, di scontro, di commercio.

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Nubifragio 1 agosto, scatta l’appello per San Salvi

Fonte: StampToscana, 10/08/2015

Una sottoscrizione per San Salvi: mentre Firenze si lecca le ferite del nubifragio del primo agosto sotto la minaccia di un altro evento estremo,  alcune zone della città particolarmente colpite tentano di risollevarsi, grazie alla solidarietà dei cittadini. Fra queste, una delle zone più violentemente colpite è San Salvi.
A lanciare l’allarme è il Coordinamento Salvare San Salvi, che ha constatato subito dopo l’uragano, la devastazione subita dagli alberi ad alto fusto e i danni occorsi alle strutture dell’area di San Salvi.
In realtà il Coordinamento aveva già intrapreso, prima del nubifragio,  una perizia forestale, con cui  aveva già verificato la precaria salute di un’elevata percentuale di piante presenti nel parco. I partecipanti del Coordinamento sono rimasti colpiti in particolare dalla favorevole sorte che ha salvato tutte le giovani piante da loro piantumate nel 2013.
E così, scatta l’appello: ritenendo di aver compreso per tempo l’urgenza di una nuova piantumazione nell’area del parco, il Coordinamento Salvare San Salvi lancia infatti  un appello a fornire generosi contributi a tale scopo tramite bonifico bancario sul C/C  BNL intestato alla Associazione Coordinamento Salvare San Salvi codice IBAN  IT59H0100502801000000001564  con causale ” PIANTUMAZIONE” . Il Coordinamento ricorda anche l’impegno per il quale si sono dichiarati pronti tanti cittadini che hanno firmato per il percorso di incontri, di recente autorizzato dalla Regione Toscana, che servirà a definire il destino dell’area di San Salvi basato sull’ascolto dei cittadini del quartiere e della città.
“La comunità fiorentina – si conclude – è chiamata ad esprimersi in quello che sarà un vero e proprio percorso di partecipazione che inizierà alla fine del prossimo mese di Settembre”.

Ddl Madia, addio territorio italiano

Fonte: Altreconomia, 05/08/2015

Da oggi, “Se il governo vuol fare un’autostrada in un bosco secolare o in un centro storico, lo chiede a qualcuno che è diretto dai prefetti: cioè sostanzialmente a se stesso”, così Tomaso Montanari -storico dell’Arte che insegna all’Università di Napoli-, a poche ore dall’approvazione del Senato del provvedimento delega fortemente voluto dal presidente del Consiglio che smantella le Soprintendenze

Il ddl Madia sulla presunta riforma della pubblica amministrazione è legge. Dopo che il Senato della Repubblica ha definitivamente approvato la norma di delega (S.1577-B) -il 4 agosto-, il presidente del Consiglio ha inviato un “abbraccio ai gufi” via Twitter. Sarcasmo che stride con l’accorato appello rivolto a fine luglio da un gruppo di intellettuali -tra cui Salvatore Settis, Tomaso Montanari, Corrado Stajano, Dario Fo– al presidente della Repubblica e al ministro dei Beni culturali per “fermare il ddl Madia”, e sottoscritto da da più di 23mila persone. “Il più grave attacco al sistema della tutela del paesaggio e del patrimonio culturale mai perpetrato da un Governo della Repubblica -recitava il manifesto a proposito del provvedimento-. Anzi, l’attacco finale e definitivo”.
Ad approvazione avvenuta, abbiamo sentito Tomaso Montanari, storico dell’Arte che insegna all’Università di Napoli. Che si dice “molto pessimista”.
Professor Montanari, perché il Ddl Madia rappresenta il “più grave attacco al sistema della tutela del paesaggio e del patrimonio culturale mai perpetrato da un Governo della Repubblica italiana. Anzi, l’attacco finale e definitivo”?
Perché un potere tecnico (quello delle soprintendenze, una sorta di magistratura del territorio e del patrimonio) che rispondeva solo alla legge, alla scienza e alla coscienza da oggi confluisce nel potere esecutivo. Se il governo vuol fare un’autostrada in un bosco secolare o in un centro storico, lo chiede a qualcuno che è diretto dai prefetti: cioè sostanzialmente a se stesso. Addio territorio italiano.
È mancato un adeguato dibattito parlamentare e ieri le opposizioni avrebbero garantito il numero legale alla votazione. Come valuta il ruolo del Parlamento in questo caso specifico?
I parlamentari non saranno passacarte delle procure, come ha detto Renzi, ma certo sono passacarte del governo. Tanto vale chiudere le camere: basta e avanza Palazzo Chigi.
Nell’appello cui anche noi di Ae abbiamo aderito si parla di un “disegno politico”. Esistono altre “parti” di questo progetto, oltre allo smantellamento delle soprintendenze?
Lo smantellamento della scuola pubblica, poi quello dell’università (solo rimandato), e già si annuncia lo sventramento della sanità. Il disegno è quello neoliberista fuori tempo massimo: morte allo Stato. Sul muro dell’ultima Leopolda c’era scritto “Lo Stato non è la soluzione, è il problema”. Era una citazione da Reagan, ma la fonte non c’era.
Già un anno fa aveva evidenziato il nesso tra gli attacchi di matrice berlusconiana alla “metastasi” rappresentata dai pubblici ministeri e quelli renziani contro i soprintendenti. Diceva: “Non vorrei che ora Renzi ci impedisse di dire e denunciare quali sono i gravissimi limiti delle soprintendenze, perché l’urgenza è difenderle dallo smontaggio e dall’assalto alla diligenza. Sarebbe un pessimo servizio”. Quel pessimo servizio è stato compiuto. Ma quali sono i gravissimi limiti e come restituire respiro a questi organi?
Proprio come i professori universitari, i soprintendenti hanno tradito la loro missione: inginocchiandosi allo strapotere del mercato e della sua ancella, la Politica. Non è bastato, e ora vengono sgozzati sullo stesso altare a cui offrivano incensi. Una sentenza recentissima del Consiglio di Stato (la 3652 del 2015, sesta sezione) ha riformato gli atti con cui una soprintendenza aveva consentito che un elettrodotto sfigurasse una valle, perché: “il Ministero invero, anziché occuparsi, come debito suo compito, di curare l’interesse paesaggistico (e di valutare, quindi, in termini non relativi ad altri interessi l’impatto paesaggistico dell’intervento), ha illegittimamente compiuto una non consentita attività di comparazione e di bilanciamento dell’interesse affidato alla sue cura (la tutela del paesaggio) con interessi pubblici di altra natura e spettanza (essenzialmente quelli sottesi alla realizzazione dell’elettrodotto e, dunque, al trasporto dell’energia elettrica)”. E succede sempre più spesso.
Il ministro Franceschini non si è opposto “con ogni mezzo” al Ddl, come l’appello si augurava. Dal suo punto di vista perché?
Posso essere sincero? Perché sono, dolorosamente, arrivato alla conclusione che non gliene frega niente della tutela. Ha fatto il poliziotto buono, opponendosi a Renzi poliziotto cattivo: in realtà credo fosse una recita. L’unica priorità è la carriera politica, l’unico modo per salvarla è obbedire.
Ora l’iniziativa si sposta sui decreti attuativi. Qual è la strategia più efficace?
È una legge delega: se Franceschini avesse un peso, potrebbe convincere Renzi a non avvalersi della delega, o ad avvalersene solo in parte. Ma non credo che abbia alcun interesse ad esporsi per il “paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione” (art.9 Cost.): molto meglio baloccarsi con l’arena del Colosseo. Sono molto, ma molto, pessimista.

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