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Approvato il PIT: comunicato stampa di Italia Nostra

Comunicato stampa di Italia Nostra

Esprimiamo solidarietà all’assessore Marson per la condizione di estremo stress in cui ha dovuto operare, ci congratuliamo con lei per aver condotto in porto il Piano Paesaggistico e siamo contenti che sia stato alla fine approvato. Il rischio che venisse rimandato era effettivo dato che venerdì sera il Consiglio Regionale ha concluso alle ore 21: ed era il penultimo giorno di legislatura.
Italia Nostra ha senza dubbio avuto un ruolo fondamentale di traino del mondo ambientalista e culturale con le innumerevoli azioni svolte a sostegno del lavoro dell’assessore e del suo staff. Abbiamo raggiunto, rispetto al Piano pesantemente emendato dalla stessa maggioranza di governo della Toscana (che l’avrebbe distrutto e svuotato dai contenuti) risultati positivi, riguardo all’agricoltura, alla tutela dei centri storici e delle coste, grazie anche all’azione del Mibact.
Restano criticità sulle Apuane, ma l’introduzione di una commissione di controllo regionale sulle quantità di prelievo del marmo e sulle sue modalità ci danno qualche garanzia in più rispetto a quanto fatto finora.
In ogni caso vigileremo perchè il Piano Paesaggistico sia davvero cogente.
Mariarita Signorini, consigliere nazionale di Italia Nostra nazionale e vicepresidente di Firenze

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Energia alternativa – sentenze Tar su nuove centrali

Fonte: Italia Nostra, Ufficio Stampa 06/03/2015

Biomasse: il Tar della Toscana boccia la centrale di Castiglion Fiorentino, il Tar dell’Emilia Romagna autorizza invece la centrale di Russi, a due passi da una delle più belle e imponenti residenze nobiliari estive di tutta la Romagna. Il Tar del Lazio ferma la costruzione della centrale a carbone a Saline Joniche in Calabria.

Castiglion Fiorentino (Arezzo)

Questa è la distanza e la vista della centrale (ora sono gli edifici dell’ex zuccherificio Sadam) che sarà costruita a 150 m da Villa San Giacomo

Italia Nostra accoglie con grande soddisfazione la sentenza con cui il TAR Toscana ha bloccato il progetto di un mega-impianto a biomasse da 55 MW nel Comune di Castiglion Fiorentino da parte della PowerCrop del gruppo Maccaferri nell’ex-zuccherificio Eridania Sadam. Nelle motivazioni della sentenza il Giudice si è soffermato sugli aspetti riguardanti l’impatto ambientale dell’intervento, mettendone in risalto la criticità con riferimento particolare all’aspetto paesaggistico, al consumo del territorio e al rendimento energetico, tutti di tale rilevanza da rendere impossibile la realizzazione dell’intervento. Il Giudice Amministrativo ha rigettato anche le ulteriori contestazioni relative alla presunta qualità degradata delle aree interessate dall’intervento nonché all’utilità dell’impianto: quanto a quest’ultimo aspetto, il TAR ha infatti chiaramente affermato la complessiva irrazionalità della scelta di localizzazione in un’area che avrebbe richiesto la necessità di ulteriori linee elettriche, rendendo aleatoria, appunto, l’utilità dell’impianto di teleriscaldamento. Italia Nostra nazionale, che ha messo a disposizione l’avvocato per patrocinare il comune di Castiglion Fiorentino contro il ricorso della PowerCrop presso il TAR della Toscana, La la sezione di Castiglion Fiorentino di Italia Nostra, supportata dal consiglio regionale con Maria Rita Signorini, la Provincia di Arezzo e cittadini, sottolineano l’importanza dell’azione svolta da quanti, sin dal primo momento, si sono battuti contro un progetto che niente aveva a che fare con la bellezza di queste colline, classificate come aree agricole di grande pregio.

Russi di Romagna (Ravenna)
Di segno contrario, purtroppo, è la sentenza del TAR Emilia Romagna che ha rigettato il ricorso presentato contro la Direzione Regionale per impedire la costruzione di un’altra mega-centrale a biomasse di 30MW a Russi di Romagna in provincia di Ravenna, nell’ex zuccherificio Eridana sempre della PowerCrop del gruppo Maccaferri. Il ricorso è stato presentato a tutela del complesso architettonico “Villa Rasponi e Chiesa di San Giacomo”, una delle più belle e imponenti residenze nobiliari estive di tutta la Romagna, costruito per volere dei conti Rasponi di Ravenna, fra il XVI e il XViI secolo.
Il ricorso puntava a scongiurare la costruzione e l’esercizio del Polo energie rinnovabili in un’area limitrofa (150 metri!!) al complesso monumentale, ottenendo delle misure di tutela indiretta più rigorose e stringenti. Ebbene, con un certo disappunto siamo costretti a prendere atto che il Giudice Amministrativo ha ritenuto legittimo l’operato dell’Amministrazione (“esasperando” forse il principio della discrezionalità amministrativa) e in particolare il radicale ridimensionamento delle prescrizioni di tutela, di fatto consentendo la realizzazione dell’impianto bio-gas e biomasse a ridosso del complesso.
Italia Nostra vuole, nell’occasione, sottolineare come nel nostro Paese la costruzione di centrali a biomasse registri una forte crescita a causa degli ingenti incentivi riservati a questa produzione, con il meccanismo dei certificati verdi, essendo state incluse le biomasse tra le fonti energetiche rinnovabili per una presunta riduzione delle emissioni di gas serra, se queste sono usate come combustibile. Accurati studi scientifici, invece, dimostrano che l’immissione nell’ambiente di quantità non trascurabili di numerosi macro e micro inquinanti prodotti dalle centrali non solo hanno effetti potenzialmente pericolosi per la salute della popolazione esposta ma possono anche, in modo rilevante, ridurre la produzione agricola ed essere incompatibili con gli obiettivi di una produzione agricola e alimentare di alta qualità.

Saline Joniche (Reggio Calabria)
Il pronunciamento del TAR Lazio, che ha accolto il ricorso proposto da Italia Nostra, dopo quelli presentati dalla Regione Calabria e da varie associazioni ambientaliste, contro il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e la valutazione d’impatto ambientale per la costruzione della centrale a carbone a Saline Joniche, perché viziato da evidenti irregolarità e forzature, rappresenta un passo importante verso la scrittura della parola fine sulla vicenda relativa alla costruzione della centrale elettrica a carbone a Saline Joniche, terra già oltraggiata dalle vergognose vicende della “Liquichimica” e delle “Officine grandi riparazioni”.
Dopo lo scampato pericolo di inquinamento di un area a forte vocazione turistica e ambientale la nostra associazione, concordemente con il Touring Club e FAI Reggio Calabria, ritiene che sia adesso necessario progettare interventi che mirino al rilancio dell’area stessa come attrattore turistico e naturalistico di prima grandezza. A tal fine invita il comune di Motta San Giovanni, l’Amministrazione provinciale di Reggio Calabria e la Regione Calabria ad aprire un tavolo tecnico per l’avvio di tutte le attività finalizzate all’individuazione di un progetto complessivo per l’intera area, che ponga particolare attenzione al grave e preoccupante fenomeno di erosione delle coste che interessa il litorale Jonico della Provincia di Reggio Calabria, anche attingendo ai fondi comunitari 2014 – 2020.

Confisca delle Cascine di Tavola – rassegna stampa

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Fonte: Gonews, 05/02/2015

Fattoria Medicea, il giudice dispone la confisca

Il giudice del tribunale di Prato Monica Jacqueline Magi ha disposto la confisca della fattoria Medicea delle Cascine di Tavola, una frazione a sud di Prato, capolavoro architettonico rinascimentale fatto costruire da Lorenzo il Magnifico. La confisca è giunta dopo un processo che vedeva imputati due rappresentanti legali delle ultime due holding immobiliari che avevano acquistato l’immobile: uno dei due imputati è stato condannato a 7 mesi di reclusione, mentre l’altro è nel frattempo deceduto.
Dopo l’allarme lanciato da alcune associazioni ambientaliste nel 2009, in quanto l’annunciata operazione di realizzazione di appartamenti nella fattoria era ritenuta illegittima, la procura di Prato aveva sequestrato il complesso e avviato un procedimento giudiziario. Oggi, la sentenza che ha condannato a 7 mesi di reclusione in carcere uno dei due imputati per ‘inosservanza di un provvedimento emanato dalla Sovrintendenza’ e per ‘danneggiamenti ambientali’. La giunta regionale Toscana, nei mesi scorsi, aveva manifestato l’intenzione di comprare la struttura per poi rimetterla in sesto. La Fattoria in questi anni è stata sventrata dalle intemperie e la sua sopravvivenza è ancora in pericolo date le precarie condizioni strutturali.
Cascine di Tavola, già aperto il dialogo con il Ministro della Cultura Franceschini.
La sentenza di primo grado sulle Cascine di Tavola ha stabilito la confisca per via giudiziaria. La Fattoria Medicea passa così allo Stato: “Se la sentenza verrà confermata anche nei gradi successivi questa per noi è una doppia buona notizia perché possiamo usare i fondi regionali per altri investimenti e allo stesso tempo tutelare e valorizzare un patrimonio della citttà – spiega il sindaco Matteo Biffoni -. Quando ci siamo accorti che questo poteva essere l’esito del processo abbiamo chiesto alla Regione di sospendere il protocollo d’intesa sulle Cascine siglato lo scorso settembre con l’accordo di spostare eventualmente l’impegno finanziario su un altro progetto”.
Nei mesi scorsi il sindaco Matteo Biffoni e l’assessore Simone Mangani avevano incontrato a Roma il ministro Dario Franceschini chiedendo, tra l’altro, un’attenzione particolare per le Cascine di Tavola: “Si tratta di un patrimonio importante non solo per Prato e la Toscana, ma per tutta l’Italia – sottolinea il sindaco -. E’ fondamentale che questo patrimonio venga tutelato non solo con la messa in sicurezza e la copertura, ma con un restauro completo. La Fattoria Medicea non dovrà però restare una bella struttura vuota, ma dovrà vivere e grazie all’impegno del ministero possiamo valorizzarla al meglio”.

Fonte: Radio Rai 1, Habitat Magazine, 27/02/2015

Cliccate qui per ascoltare l’intervista a Mariarita Signorini sulle Cascine di Tavola.

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Comunicato stampa sulla confisca delle Cascine di Tavola: tutela e valorizzazione

Cascine di Tavola, ora procedura d’urgenza per mettere in sicurezza il complesso e un grande progetto di valorizzazione.
Italia Nostra: questo luogo può trasformarsi in una “fattoria modello” per l’intero Paese come eredità di Expo

Un progetto devastante dei proprietari, con avallo della Soprintendenza, che Mariarita Signorini per Italia Nostra Firenze, Andrea Abati e Fulvio Batacchi per la sezione di Prato, hanno denunciato già nel 2006 alla Procura della Repubblica. Irregolarità nel procedimento di approvazione dell’intervento di recupero, atti di vandalismo e furti durante i lavori, mancata tutela del bene durante il sequestro disposto dalla Magistratura: sono le cause che hanno ridotto un gioiello architettonico del Rinascimento voluto da Lorenzo il Magnifico ed esempio di tenuta agricola modello, a monumento in rovina. Una battaglia che si combatte nelle aule dei tribunali e giunge a un primo traguardo con la confisca del bene, disposta dal Giudice, che lo mette ora nelle mani dello Stato. L’iter giudiziario non è finito, ma quel luogo non può più aspettare.
I danni provocati prima da una destinazione d’uso incompatibile con la natura storica del complesso (trasformata in appartamenti di lusso), poi dall’incuria dei proprietari (nel frattempo falliti), e ancora dalle intemperie e dalla mancata tutela di chi avrebbe dovuto garantirla, sono già gravissimi. Dopo le denunce, Italia Nostra chiede alle Istituzioni preposte – Ministero per i Beni Culturali e Ministero delle Politiche Agricole, Regione Toscana, Provincia, Comuni di Prato e di Poggio a Caiano – di predisporre una procedura d’urgenza e destinare fondi straordinari che permettano di realizzare subito gli interventi necessari per la messa in sicurezza del bene. Non c’è altro tempo da perdere altrimenti i danni saranno irreversibili. “Strappato al degrado e a un destino ignobile, questo luogo straordinario deve avere un futuro degno delle sue origini e come annesso della vicina Villa di Poggio a Caiano, deve poter entrare di diritto a far parte del Patrimonio Unesco che, ricordiamo, due anni fa, ha tutelato quale sito seriale ben 14 Ville Medicee- riconoscendo il carattere unitario di tale sistema – dice Mariarita Signorini a nome di Italia Nostra nazionale -. Si tratta di un’occasione da non perdere che potrà dare anche l’accesso a fondi europei destinati al restauro di beni culturali la cui rilevanza valica i confini nazionali. Cascine di Tavola è senz’altro una delle prime aziende sperimentali d’Europa (1470). Perciò chiederemo l’intervento e l’aiuto anche di Europa Nostra”.
Quale occasione migliore di EXPO, di trasformare le Cascine di Tavola una “Fattoria Modello”, un grande luogo di sperimentazione, di innovazione e di promozione dell’agricoltura italiana? Proprio qui, dove la lungimiranza di Lorenzo il Magnifico diede avvio a molteplici attività agricole e di allevamento, alla produzione di formaggio, alla coltivazione di orti e frutteti, all’allevamento di api e bachi da seta, fino all’introduzione della coltivazione sperimentale di riso, (la prima in Toscana), questo luogo un tempo di grande fascino potrebbe trovare il proprio riscatto e diventare un polo di grande attrazione per il Paese capace di creare numerosi posti di lavoro.

Italia Nostra Ufficio Stampa, Maria Grazia Vernuccio mariagrazia.vernuccio@gmail.com

Consiglio di Stato: stop all’inceneritore di Scarlino

Fonte: Il Tirreno, 20/01/2015
Di: Francesca Ferri

I giudici danno ragione agli ambientalisti: la Provincia di Grosseto ha autorizzato l’impianto senza valutare bene l’impatto sulla salute degli abitanti della zona

L’inceneritore di Scarlino è la fonte che produce diossina e altri inquinanti, come idrocarburi e policiclici aromatici, in maniera significativa; la popolazione esposta a questa diossina presenta già un incremento pregresso (dal 2000 al 2009) di tumori, nascite premature e linfomi; questo livello di esposizione non è stato “valutato e considerato adeguatamente in sede di rilascio dell’Aia” per l’inceneritore. E per questo l’autorizzazione rilasciata dalla Provincia alla Scarlino Energia, proprietaria dell’impianto, è annullata.
Così ha deciso stamani, martedì 20 gennaio, il Consiglio di Stato, chiamato a pronunciarsi sul ricorso presentato dal Comune di Follonica, difeso dall’avvocato Massimo Luciani, e dalle associazioni ambientaliste Forum Ambientalista, il Comitato per il no all’inceneritore di Scarlino e Wwf Italia, rappresentate dall’avvocato Sergio Nunzi, contro la Provincia di Grosseto (avvocato Paolo Carrozza) che nel 2009 ha rilasciato alla Scalino Energia (avvocati Mario Pilade Chiti e Giuseppe Le Pera) l’autorizzazione a realizzare l’inceneritore. La società aveva chiesto di ammodernare la centrale elettrica, alimentandola con le biomasse e il cdr, il combustibile ricavato bruciando i rifiuti, esattamente sette anni fa, il 25 gennaio 2008.
Le ragioni degli ambientalisti sono semplici: la piana di Scarlino è già inquinata da una attività industriale chimica ultradecennale. Le bonifiche non sono state fatte, non sono completate e quelle portate a termine non convincono gli ambientalisti. Su un ambiente così compromesso, per gli ambientalisti è fuori ogni logica costruire un impianto come l’inceneritore, che naturalmente nella sua attività produce inquinanti, prima fra tutte la diossina.
Partono i ricorsi al Tar, che nel 2011 conferma le tesi degli oppositori e blocca l’impianto. Scarlino Energia e Provincia fanno ricorso al Consiglio di Stato e ancora una volta perdono: nell’ottobre 2012 i giudici romani danno ragione agli ambientalisti e bocciano definitivamente le procedure seguite dalla Provincia di Grosseto per autorizzare l’impianto, accentuando addirittura la gravità dei rilievi mossi in primo grado dal Tar.
A distanza di una settimana, però, il colpo di scena: la Provincia di Grosseto rilascia una nuova autorizzazione e l’inceneritore prosegue la sua attività. Contro questa decisione il Comune di Follonica e gli ambientalisti interpellano di nuovo il Tar che, però, non si pronuncia: nel frattempo, infatti, la Scarlino Energia cambia ragione sociale, e tanto basta ai giudici fiorentini per dichiarare il ricorso improcedibile.
A questo punto Comune e ambientalisti fanno appello al Consiglio di Stato e qui si arriva alla sentenza del 20 gennaio 2015. Il Consiglio di Stato non solo reputa che la scissione della società non cambi di fatto la natura delle sue attività, ma entra anche nel merito dell’inquinamento contestato dagli ambientalisti e riconosce alcune mancanze della Provincia al momento di concedere l’autorizzazione.
Ecco alcuni stralci della sentenza “Lo stato di salute delle popolazioni coinvolte e le condizioni dei corpi idrici presenti nell’area interessata dallo stabilimento in questione non (sono) state convenientemente disaminate e considerate, con conseguente sussistenza al riguardo dei dedotti vizi di difetto di istruttoria e di motivazione”, scrivono i giudici. E ancora: “A pagina 18 della relazione del Comune si afferma che – con riferimento al carico corporeo di PCB diossina – il raffronto con quanto disponibile presso il Center for Disease Control di Atlanta, ossia il laboratorio mondiale per l’analisi di sostanze dioxin like, consente di acclarare che per i teq totali i valori della popolazione di Follonica e di Scarlino arrivano a oltre 45 ppt contro i 6,7 della popolazione femminile della popolazione degli Stati Uniti. Questo dato – pur non avendo acquisito un rilievo oggettivo sulla base di disposizioni di legge – ha comunque un rilievo sotto il profilo procedimentale, poiché ragionevolmente evidenzia un consistente livello di esposizione della popolazione coinvolta dall’impianto per cui è causa, livello di esposizione che non è stato, di per sé, valutato e considerato adeguatamente in sede di rilascio dell’Aia”.
Il Consiglio di Stato mette anche un punto fermo su quale sia la fonte di questi inquinanti: “Da elementi ben più recenti e parimenti acquisiti agli atti dei procedimenti di primo grado (nota dell’Azienda Usl) consta che “gli inquinanti che sono stati emessi in maniera significativa dalle industrie presenti sul territorio risultano … idrocarburi, policiclici aromatici e diossine, la cui sorgente emissiva industriale più importante è l’inceneritore di Scarlino Energia”. Pertanto, a fronte delle numerose e documentate circostanze di sforamento dei vari valori di riferimento per l’inquinamento, sia dell’aria che dei corpi idrici presenti in loco, l’affermazione di carattere generale del soggetto proponente l’iniziativa… doveva essere seguita da una specifica attività istruttoria, in ordine agli effettivi agenti inquinanti già presenti e alla potenziale incidenza che su di essi si sarebbe potuta riscontrare a seguito dello svolgimento dell’attività, oggetto delle istanze della società”.
I giudici romani riconoscono che è mancato, da parte della Provincia, uno “previo e puntuale studio epidemiologico dell’area interessata dalla realizzazione dell’impianto”. Scrivono: “I dati alquanto risalenti nel tempo elaborati dal proponente non adeguatamente possono raffrontarsi, al fine di pervenire ad un apprezzamento della situazione concretamente in essere, con quelli ricavabili dall’indagine specificamente svolta al riguardo dalla medesima Azienda Usl 9, comprendenti il periodo 2000 – 2009: indagine che la stessa Usl definisce peraltro non ottimale e dalla quale si rileva che nel lasso di tempo considerato sussisterebbe un incremento dl 36% dei tumori alla vescica per la popolazione maschile e del 117% per quella femminile, oltreché un sensibile incremento di nascite premature e di ricoveri per linfoma non-Hodgkin”. Insomma, con una percentuale così alta di tumori era necessario approfondire meglio l’impatto di un altro impianto inquinante sul territorio.
In sostanza, “tutta l’istruttoria relativa alle condizioni del Canale Solmine va rifatta considerata inadeguata, stante la rilevata concentrazione ab origine di PCDD e PCDF dei fanghi dell’impianto di trattamento di scarico in misura superiore di almeno due ordini di grandezza rispetto a quella rilevata per gli altri scarichi presenti nel canale emissario da parte dell’Arpat, nonché le parimenti rilevate concentrazioni di idrocarburi policiclici aromatici in misura comunque superiori a quelle consentite e le morie di pesci (1° dicembre 2012) determinate dalla mancanza di ossigenazione e dall’aumento della temperatura dell’acqua, ragionevolmente incrementabile – quest’ultima – per effetto dell’apporto dato dall’inceneritore”.
Il Consiglio di Stato, dunque, accoglie e ricorso e annulla tutte le autorizzazioni all’impianto.

Battistero e Biblioteca Nazionale malati di smog‏, Firenze si sgretola. Il Ratto delle Sabine verso la musealizzazione

Rete No Smog Firenze
Città Ciclabile
Italia Nostra
Medici per l’Ambiente
Medicina Democratica
sTraffichiamo Firenze
Terra!

Prima il Ratto delle Sabine, poi il Battistero, ora anche la Biblioteca Nazionale: marmi e pietre sempre più attaccati dagli agenti atmosferici e dallo smog

Comunicato stampa, Firenze 22 Novembre 2014

Il Ratto delle Sabine, il Battistero, la facciata della Biblioteca Nazionale, venuti alla ribalta in questi giorni per i danni causati da agenti atmosferici uniti allo smog, sono solo la punta dell’iceberg di una situazione che si aggrava sempre più, basta guardare i nostri monumenti con un occhio un po’ più attento. La Rete NoSmog Firenze, costituita da Città Ciclabile, Italia Nostra, Medici per l’Ambiente, Medicina Democratica, sTraffichiamo Firenze e Terra! ricorda che gli inquinanti atmosferici – soprattutto anidride carbonica (CO2), anidride solforosa (SO2) e polveri che si originano dalle combustioni, collegate soprattutto al traffico e agli impianti di riscaldamento e condizionamento – rappresentano un attentato continuo non solo alla nostra salute ma anche a marmi e pietre di cui sono fatti nostri monumenti, scatenando inarrestabili reazioni chimiche che li disgregano sempre più velocemente.
Un piano antismog, che il Comune dovrebbe adottare, servirebbe anche ad evitare i costi astronomici per rimediare ai danni, prima che diventino irreparabili.

Fonte: Gonews

Rete ‘No Smog’ al Comune: “Serve un piano antinquinamento”

Un piano antismog affinché si possano evitare i costi astronomici per rimediare ai danni, prima che diventino irreparabili. Questo l’appello rivolto al Comune di Firenze da ‘Rete no smog’ dopo la caduta di alcuni frammenti del cornicione dalla facciata della Biblioteca Nazionale a causa delle piogge dei giorni scorsi. “Il Ratto delle Sabine, il Battistero, la facciata della Biblioteca Nazionale, venuti alla ribalta in questi giorni per i danni causati da agenti atmosferici uniti allo smog – si legge in una nota di Rete NoSmog Firenze – sono solo la punta dell’iceberg di una situazione che si aggrava sempre più, basta guardare i nostri monumenti con un occhio un po’ più attento. Gli inquinanti atmosferici, soprattutto anidride carbonica (CO2), anidride solforosa (SO2) e polveri che si originano dalle combustioni, collegate soprattutto al traffico e agli impianti di riscaldamento e condizionamento, rappresentano un attentato continuo non solo alla nostra salute ma anche a marmi e pietre di cui sono fatti nostri monumenti, scatenando inarrestabili reazioni chimiche che li disgregano sempre più velocemente”.

Per il danno che lo smog sta creando a Firenze la denuncia parte da lontano. Siamo nel 2010 quando Mariarita Signorini lancia l’allarme dalla pagine della Nazione:

Sono dovuti passare quasi 4 anni perchè si desse ascolto alle denunce sollevate dalla Rete “No Smog” e si pensasse alla musealizzazione del Ratto delle Sabine:

Fonte: Ansa, 11/11/2014

Ratto Sabine,’si deve spostare in museo’

Musealizzare il Ratto delle Sabine del Giambologna, collocato sotto la Loggia dei Lanzi a Firenze, per impedire che gli agenti atmosferici facciano sì “che il degrado già constatato” aumenti. Ne è convinta la ex sovrintendente del Polo museale fiorentino Cristina Acidini. Il problema è noto da tempo: “Siamo andati avanti con i monitoraggi finché è stato possibile, ma adesso non ci sono più alternative – ha detto Acidini -. Pur con rammarico credo la strada giusta sia” la musealizzazione.

Fonte: Corriere Fiorentino, 11/11/2014
Di: Antonio Passanese

Monitoraggio completato: il Ratto delle Sabine andrà agli Uffizi

«Il Ratto delle Sabine» del Giambologna – attualmente esposto sotto la Loggia dei Lanzi – dovrà essere musealizzato. Questa la conclusione a cui è giunto il pool di ricercatori che undici anni fa aveva dato il via, sotto la spinta dell’ex soprintendente Cristina Acidini, alla campagna di monitoraggio sui possibili trattamenti protettivi per salvare uno dei monumenti più rappresentativi di Firenze. Secondo gli esperti, «se il Ratto delle Sabine rimarrà dove si trova non potrà essere protetto in maniera soddisfacente». Il faldone, con tutti i risultati svolti in questi anni, è stato inviato al Mibac poco prima dell’estate, e ora si attende che il direttore generale lo prenda in visione e poi, di concerto con il ministro Dario Franceschini, decida i termini per spostare la scultura.
Agli Uffizi
L’opera del Giambologna, una volta trovati i fondi per il restauro, per il suo trasferimento e per l’allestimento della sala che dovrà contenerla, dovrebbe essere inserita negli Uffizi, probabilmente al piano terra. Ma prima di tutto questo ne dovrà essere realizzata anche una copia. La cifra “all inclusive” si aggira sul milione e mezzo di euro, ed è per questo che Cristina Acidini ha lanciato un appello affinché “a questo progetto di grande importanza, e oneroso, partecipino dei partner privati”. I problemi riscontrati sulla scultura sono legati all’esposizione all’aperto, e dunque a fattori climatici come pioggia, vento e grandine, e all’inquinamento. Le indagini dei ricercatori hanno misurato l’efficacia dei protettivi per quanto concerne la “reversibilità e il cambiamento cromatico. Si è cercato di contrastare le azioni di deterioramento, ma l’unica soluzione, se vogliamo salvare questo monumento è il suo trasferimento in un luogo chiuso e protetto”.

Fonte: Firenze Today, 20/11/2013

Il Ratto delle Sabine potrebbe essere spostato dalla Loggia del Lanzi
Il trasloco non sarebbe imminente. L’architetto degli Uffizi ha spiegato che “ad autorizzazioni effettuate potrebbero volerci comunque alcuni anni”

Il Ratto delle Sabine potrebbe cambiare ‘casa’. Dalla Loggia dei Lanzi alla Galleria degli Uffizi. L’intento è stato esplicitato ieri mattina durante la presentazione dell’intervento di recupero del Perseo di Benvenuto Cellini. Lo scopo sarebbe quello di proteggere dall’erosione la preziosa statua, che verrebbe sostituita con una copia.
L’ipotesi del trasloco è stata confermata dalla stessa soprintendenza per il polo museale fiorentino. Sovrintendenza che ha voluto precisare come “un eventuale ricovero della scultura all’interno degli Uffizi potrà essere predisposto solo alla fine del percorso delle necessarie valutazioni e autorizzazioni”.
Il trasferimento però non sarebbe però previsto nell’immediato. Il Ratto, ha spiegato l’architetto degli Uffizi Antonio  Godoli, verrebbe prima sottoposto ad una operazione di restauro protettivo (l’ultimo risale ad alcuni anni fa), quindi verrebbe trasferito al pian terreno degli Uffizi, ed al suo posto, all’ombra della Loggia, sarebbe collocata una copia. Già sarebbero stati effettuati, a quanto trapela, alcuni studi preliminari sulla realizzazione della replica. Complessivamente, si tratterebbe comunque di una operazione lunga e costosa. “Ad autorizzazioni effettuate – conclude Godoli – potrebbero volerci comunque alcuni anni”.

I giornali che riportano la notizia data dall’Ansa:

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