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Approvato il PIT: comunicato stampa di Italia Nostra

Comunicato stampa di Italia Nostra

Esprimiamo solidarietà all’assessore Marson per la condizione di estremo stress in cui ha dovuto operare, ci congratuliamo con lei per aver condotto in porto il Piano Paesaggistico e siamo contenti che sia stato alla fine approvato. Il rischio che venisse rimandato era effettivo dato che venerdì sera il Consiglio Regionale ha concluso alle ore 21: ed era il penultimo giorno di legislatura.
Italia Nostra ha senza dubbio avuto un ruolo fondamentale di traino del mondo ambientalista e culturale con le innumerevoli azioni svolte a sostegno del lavoro dell’assessore e del suo staff. Abbiamo raggiunto, rispetto al Piano pesantemente emendato dalla stessa maggioranza di governo della Toscana (che l’avrebbe distrutto e svuotato dai contenuti) risultati positivi, riguardo all’agricoltura, alla tutela dei centri storici e delle coste, grazie anche all’azione del Mibact.
Restano criticità sulle Apuane, ma l’introduzione di una commissione di controllo regionale sulle quantità di prelievo del marmo e sulle sue modalità ci danno qualche garanzia in più rispetto a quanto fatto finora.
In ogni caso vigileremo perchè il Piano Paesaggistico sia davvero cogente.
Mariarita Signorini, consigliere nazionale di Italia Nostra nazionale e vicepresidente di Firenze

Energia alternativa – sentenze Tar su nuove centrali

Fonte: Italia Nostra, Ufficio Stampa 06/03/2015

Biomasse: il Tar della Toscana boccia la centrale di Castiglion Fiorentino, il Tar dell’Emilia Romagna autorizza invece la centrale di Russi, a due passi da una delle più belle e imponenti residenze nobiliari estive di tutta la Romagna. Il Tar del Lazio ferma la costruzione della centrale a carbone a Saline Joniche in Calabria.

Castiglion Fiorentino (Arezzo)

Questa è la distanza e la vista della centrale (ora sono gli edifici dell’ex zuccherificio Sadam) che sarà costruita a 150 m da Villa San Giacomo

Italia Nostra accoglie con grande soddisfazione la sentenza con cui il TAR Toscana ha bloccato il progetto di un mega-impianto a biomasse da 55 MW nel Comune di Castiglion Fiorentino da parte della PowerCrop del gruppo Maccaferri nell’ex-zuccherificio Eridania Sadam. Nelle motivazioni della sentenza il Giudice si è soffermato sugli aspetti riguardanti l’impatto ambientale dell’intervento, mettendone in risalto la criticità con riferimento particolare all’aspetto paesaggistico, al consumo del territorio e al rendimento energetico, tutti di tale rilevanza da rendere impossibile la realizzazione dell’intervento. Il Giudice Amministrativo ha rigettato anche le ulteriori contestazioni relative alla presunta qualità degradata delle aree interessate dall’intervento nonché all’utilità dell’impianto: quanto a quest’ultimo aspetto, il TAR ha infatti chiaramente affermato la complessiva irrazionalità della scelta di localizzazione in un’area che avrebbe richiesto la necessità di ulteriori linee elettriche, rendendo aleatoria, appunto, l’utilità dell’impianto di teleriscaldamento. Italia Nostra nazionale, che ha messo a disposizione l’avvocato per patrocinare il comune di Castiglion Fiorentino contro il ricorso della PowerCrop presso il TAR della Toscana, La la sezione di Castiglion Fiorentino di Italia Nostra, supportata dal consiglio regionale con Maria Rita Signorini, la Provincia di Arezzo e cittadini, sottolineano l’importanza dell’azione svolta da quanti, sin dal primo momento, si sono battuti contro un progetto che niente aveva a che fare con la bellezza di queste colline, classificate come aree agricole di grande pregio.

Russi di Romagna (Ravenna)
Di segno contrario, purtroppo, è la sentenza del TAR Emilia Romagna che ha rigettato il ricorso presentato contro la Direzione Regionale per impedire la costruzione di un’altra mega-centrale a biomasse di 30MW a Russi di Romagna in provincia di Ravenna, nell’ex zuccherificio Eridana sempre della PowerCrop del gruppo Maccaferri. Il ricorso è stato presentato a tutela del complesso architettonico “Villa Rasponi e Chiesa di San Giacomo”, una delle più belle e imponenti residenze nobiliari estive di tutta la Romagna, costruito per volere dei conti Rasponi di Ravenna, fra il XVI e il XViI secolo.
Il ricorso puntava a scongiurare la costruzione e l’esercizio del Polo energie rinnovabili in un’area limitrofa (150 metri!!) al complesso monumentale, ottenendo delle misure di tutela indiretta più rigorose e stringenti. Ebbene, con un certo disappunto siamo costretti a prendere atto che il Giudice Amministrativo ha ritenuto legittimo l’operato dell’Amministrazione (“esasperando” forse il principio della discrezionalità amministrativa) e in particolare il radicale ridimensionamento delle prescrizioni di tutela, di fatto consentendo la realizzazione dell’impianto bio-gas e biomasse a ridosso del complesso.
Italia Nostra vuole, nell’occasione, sottolineare come nel nostro Paese la costruzione di centrali a biomasse registri una forte crescita a causa degli ingenti incentivi riservati a questa produzione, con il meccanismo dei certificati verdi, essendo state incluse le biomasse tra le fonti energetiche rinnovabili per una presunta riduzione delle emissioni di gas serra, se queste sono usate come combustibile. Accurati studi scientifici, invece, dimostrano che l’immissione nell’ambiente di quantità non trascurabili di numerosi macro e micro inquinanti prodotti dalle centrali non solo hanno effetti potenzialmente pericolosi per la salute della popolazione esposta ma possono anche, in modo rilevante, ridurre la produzione agricola ed essere incompatibili con gli obiettivi di una produzione agricola e alimentare di alta qualità.

Saline Joniche (Reggio Calabria)
Il pronunciamento del TAR Lazio, che ha accolto il ricorso proposto da Italia Nostra, dopo quelli presentati dalla Regione Calabria e da varie associazioni ambientaliste, contro il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e la valutazione d’impatto ambientale per la costruzione della centrale a carbone a Saline Joniche, perché viziato da evidenti irregolarità e forzature, rappresenta un passo importante verso la scrittura della parola fine sulla vicenda relativa alla costruzione della centrale elettrica a carbone a Saline Joniche, terra già oltraggiata dalle vergognose vicende della “Liquichimica” e delle “Officine grandi riparazioni”.
Dopo lo scampato pericolo di inquinamento di un area a forte vocazione turistica e ambientale la nostra associazione, concordemente con il Touring Club e FAI Reggio Calabria, ritiene che sia adesso necessario progettare interventi che mirino al rilancio dell’area stessa come attrattore turistico e naturalistico di prima grandezza. A tal fine invita il comune di Motta San Giovanni, l’Amministrazione provinciale di Reggio Calabria e la Regione Calabria ad aprire un tavolo tecnico per l’avvio di tutte le attività finalizzate all’individuazione di un progetto complessivo per l’intera area, che ponga particolare attenzione al grave e preoccupante fenomeno di erosione delle coste che interessa il litorale Jonico della Provincia di Reggio Calabria, anche attingendo ai fondi comunitari 2014 – 2020.

Comunicato stampa sulla confisca delle Cascine di Tavola: tutela e valorizzazione

Cascine di Tavola, ora procedura d’urgenza per mettere in sicurezza il complesso e un grande progetto di valorizzazione.
Italia Nostra: questo luogo può trasformarsi in una “fattoria modello” per l’intero Paese come eredità di Expo

Un progetto devastante dei proprietari, con avallo della Soprintendenza, che Mariarita Signorini per Italia Nostra Firenze, Andrea Abati e Fulvio Batacchi per la sezione di Prato, hanno denunciato già nel 2006 alla Procura della Repubblica. Irregolarità nel procedimento di approvazione dell’intervento di recupero, atti di vandalismo e furti durante i lavori, mancata tutela del bene durante il sequestro disposto dalla Magistratura: sono le cause che hanno ridotto un gioiello architettonico del Rinascimento voluto da Lorenzo il Magnifico ed esempio di tenuta agricola modello, a monumento in rovina. Una battaglia che si combatte nelle aule dei tribunali e giunge a un primo traguardo con la confisca del bene, disposta dal Giudice, che lo mette ora nelle mani dello Stato. L’iter giudiziario non è finito, ma quel luogo non può più aspettare.
I danni provocati prima da una destinazione d’uso incompatibile con la natura storica del complesso (trasformata in appartamenti di lusso), poi dall’incuria dei proprietari (nel frattempo falliti), e ancora dalle intemperie e dalla mancata tutela di chi avrebbe dovuto garantirla, sono già gravissimi. Dopo le denunce, Italia Nostra chiede alle Istituzioni preposte – Ministero per i Beni Culturali e Ministero delle Politiche Agricole, Regione Toscana, Provincia, Comuni di Prato e di Poggio a Caiano – di predisporre una procedura d’urgenza e destinare fondi straordinari che permettano di realizzare subito gli interventi necessari per la messa in sicurezza del bene. Non c’è altro tempo da perdere altrimenti i danni saranno irreversibili. “Strappato al degrado e a un destino ignobile, questo luogo straordinario deve avere un futuro degno delle sue origini e come annesso della vicina Villa di Poggio a Caiano, deve poter entrare di diritto a far parte del Patrimonio Unesco che, ricordiamo, due anni fa, ha tutelato quale sito seriale ben 14 Ville Medicee- riconoscendo il carattere unitario di tale sistema – dice Mariarita Signorini a nome di Italia Nostra nazionale -. Si tratta di un’occasione da non perdere che potrà dare anche l’accesso a fondi europei destinati al restauro di beni culturali la cui rilevanza valica i confini nazionali. Cascine di Tavola è senz’altro una delle prime aziende sperimentali d’Europa (1470). Perciò chiederemo l’intervento e l’aiuto anche di Europa Nostra”.
Quale occasione migliore di EXPO, di trasformare le Cascine di Tavola una “Fattoria Modello”, un grande luogo di sperimentazione, di innovazione e di promozione dell’agricoltura italiana? Proprio qui, dove la lungimiranza di Lorenzo il Magnifico diede avvio a molteplici attività agricole e di allevamento, alla produzione di formaggio, alla coltivazione di orti e frutteti, all’allevamento di api e bachi da seta, fino all’introduzione della coltivazione sperimentale di riso, (la prima in Toscana), questo luogo un tempo di grande fascino potrebbe trovare il proprio riscatto e diventare un polo di grande attrazione per il Paese capace di creare numerosi posti di lavoro.

Italia Nostra Ufficio Stampa, Maria Grazia Vernuccio mariagrazia.vernuccio@gmail.com

Consiglio di Stato: stop all’inceneritore di Scarlino

Fonte: Il Tirreno, 20/01/2015
Di: Francesca Ferri

I giudici danno ragione agli ambientalisti: la Provincia di Grosseto ha autorizzato l’impianto senza valutare bene l’impatto sulla salute degli abitanti della zona

L’inceneritore di Scarlino è la fonte che produce diossina e altri inquinanti, come idrocarburi e policiclici aromatici, in maniera significativa; la popolazione esposta a questa diossina presenta già un incremento pregresso (dal 2000 al 2009) di tumori, nascite premature e linfomi; questo livello di esposizione non è stato “valutato e considerato adeguatamente in sede di rilascio dell’Aia” per l’inceneritore. E per questo l’autorizzazione rilasciata dalla Provincia alla Scarlino Energia, proprietaria dell’impianto, è annullata.
Così ha deciso stamani, martedì 20 gennaio, il Consiglio di Stato, chiamato a pronunciarsi sul ricorso presentato dal Comune di Follonica, difeso dall’avvocato Massimo Luciani, e dalle associazioni ambientaliste Forum Ambientalista, il Comitato per il no all’inceneritore di Scarlino e Wwf Italia, rappresentate dall’avvocato Sergio Nunzi, contro la Provincia di Grosseto (avvocato Paolo Carrozza) che nel 2009 ha rilasciato alla Scalino Energia (avvocati Mario Pilade Chiti e Giuseppe Le Pera) l’autorizzazione a realizzare l’inceneritore. La società aveva chiesto di ammodernare la centrale elettrica, alimentandola con le biomasse e il cdr, il combustibile ricavato bruciando i rifiuti, esattamente sette anni fa, il 25 gennaio 2008.
Le ragioni degli ambientalisti sono semplici: la piana di Scarlino è già inquinata da una attività industriale chimica ultradecennale. Le bonifiche non sono state fatte, non sono completate e quelle portate a termine non convincono gli ambientalisti. Su un ambiente così compromesso, per gli ambientalisti è fuori ogni logica costruire un impianto come l’inceneritore, che naturalmente nella sua attività produce inquinanti, prima fra tutte la diossina.
Partono i ricorsi al Tar, che nel 2011 conferma le tesi degli oppositori e blocca l’impianto. Scarlino Energia e Provincia fanno ricorso al Consiglio di Stato e ancora una volta perdono: nell’ottobre 2012 i giudici romani danno ragione agli ambientalisti e bocciano definitivamente le procedure seguite dalla Provincia di Grosseto per autorizzare l’impianto, accentuando addirittura la gravità dei rilievi mossi in primo grado dal Tar.
A distanza di una settimana, però, il colpo di scena: la Provincia di Grosseto rilascia una nuova autorizzazione e l’inceneritore prosegue la sua attività. Contro questa decisione il Comune di Follonica e gli ambientalisti interpellano di nuovo il Tar che, però, non si pronuncia: nel frattempo, infatti, la Scarlino Energia cambia ragione sociale, e tanto basta ai giudici fiorentini per dichiarare il ricorso improcedibile.
A questo punto Comune e ambientalisti fanno appello al Consiglio di Stato e qui si arriva alla sentenza del 20 gennaio 2015. Il Consiglio di Stato non solo reputa che la scissione della società non cambi di fatto la natura delle sue attività, ma entra anche nel merito dell’inquinamento contestato dagli ambientalisti e riconosce alcune mancanze della Provincia al momento di concedere l’autorizzazione.
Ecco alcuni stralci della sentenza “Lo stato di salute delle popolazioni coinvolte e le condizioni dei corpi idrici presenti nell’area interessata dallo stabilimento in questione non (sono) state convenientemente disaminate e considerate, con conseguente sussistenza al riguardo dei dedotti vizi di difetto di istruttoria e di motivazione”, scrivono i giudici. E ancora: “A pagina 18 della relazione del Comune si afferma che – con riferimento al carico corporeo di PCB diossina – il raffronto con quanto disponibile presso il Center for Disease Control di Atlanta, ossia il laboratorio mondiale per l’analisi di sostanze dioxin like, consente di acclarare che per i teq totali i valori della popolazione di Follonica e di Scarlino arrivano a oltre 45 ppt contro i 6,7 della popolazione femminile della popolazione degli Stati Uniti. Questo dato – pur non avendo acquisito un rilievo oggettivo sulla base di disposizioni di legge – ha comunque un rilievo sotto il profilo procedimentale, poiché ragionevolmente evidenzia un consistente livello di esposizione della popolazione coinvolta dall’impianto per cui è causa, livello di esposizione che non è stato, di per sé, valutato e considerato adeguatamente in sede di rilascio dell’Aia”.
Il Consiglio di Stato mette anche un punto fermo su quale sia la fonte di questi inquinanti: “Da elementi ben più recenti e parimenti acquisiti agli atti dei procedimenti di primo grado (nota dell’Azienda Usl) consta che “gli inquinanti che sono stati emessi in maniera significativa dalle industrie presenti sul territorio risultano … idrocarburi, policiclici aromatici e diossine, la cui sorgente emissiva industriale più importante è l’inceneritore di Scarlino Energia”. Pertanto, a fronte delle numerose e documentate circostanze di sforamento dei vari valori di riferimento per l’inquinamento, sia dell’aria che dei corpi idrici presenti in loco, l’affermazione di carattere generale del soggetto proponente l’iniziativa… doveva essere seguita da una specifica attività istruttoria, in ordine agli effettivi agenti inquinanti già presenti e alla potenziale incidenza che su di essi si sarebbe potuta riscontrare a seguito dello svolgimento dell’attività, oggetto delle istanze della società”.
I giudici romani riconoscono che è mancato, da parte della Provincia, uno “previo e puntuale studio epidemiologico dell’area interessata dalla realizzazione dell’impianto”. Scrivono: “I dati alquanto risalenti nel tempo elaborati dal proponente non adeguatamente possono raffrontarsi, al fine di pervenire ad un apprezzamento della situazione concretamente in essere, con quelli ricavabili dall’indagine specificamente svolta al riguardo dalla medesima Azienda Usl 9, comprendenti il periodo 2000 – 2009: indagine che la stessa Usl definisce peraltro non ottimale e dalla quale si rileva che nel lasso di tempo considerato sussisterebbe un incremento dl 36% dei tumori alla vescica per la popolazione maschile e del 117% per quella femminile, oltreché un sensibile incremento di nascite premature e di ricoveri per linfoma non-Hodgkin”. Insomma, con una percentuale così alta di tumori era necessario approfondire meglio l’impatto di un altro impianto inquinante sul territorio.
In sostanza, “tutta l’istruttoria relativa alle condizioni del Canale Solmine va rifatta considerata inadeguata, stante la rilevata concentrazione ab origine di PCDD e PCDF dei fanghi dell’impianto di trattamento di scarico in misura superiore di almeno due ordini di grandezza rispetto a quella rilevata per gli altri scarichi presenti nel canale emissario da parte dell’Arpat, nonché le parimenti rilevate concentrazioni di idrocarburi policiclici aromatici in misura comunque superiori a quelle consentite e le morie di pesci (1° dicembre 2012) determinate dalla mancanza di ossigenazione e dall’aumento della temperatura dell’acqua, ragionevolmente incrementabile – quest’ultima – per effetto dell’apporto dato dall’inceneritore”.
Il Consiglio di Stato, dunque, accoglie e ricorso e annulla tutte le autorizzazioni all’impianto.

Battistero e Biblioteca Nazionale malati di smog‏, Firenze si sgretola. Il Ratto delle Sabine verso la musealizzazione

Rete No Smog Firenze
Città Ciclabile
Italia Nostra
Medici per l’Ambiente
Medicina Democratica
sTraffichiamo Firenze
Terra!

Prima il Ratto delle Sabine, poi il Battistero, ora anche la Biblioteca Nazionale: marmi e pietre sempre più attaccati dagli agenti atmosferici e dallo smog

Comunicato stampa, Firenze 22 Novembre 2014

Il Ratto delle Sabine, il Battistero, la facciata della Biblioteca Nazionale, venuti alla ribalta in questi giorni per i danni causati da agenti atmosferici uniti allo smog, sono solo la punta dell’iceberg di una situazione che si aggrava sempre più, basta guardare i nostri monumenti con un occhio un po’ più attento. La Rete NoSmog Firenze, costituita da Città Ciclabile, Italia Nostra, Medici per l’Ambiente, Medicina Democratica, sTraffichiamo Firenze e Terra! ricorda che gli inquinanti atmosferici – soprattutto anidride carbonica (CO2), anidride solforosa (SO2) e polveri che si originano dalle combustioni, collegate soprattutto al traffico e agli impianti di riscaldamento e condizionamento – rappresentano un attentato continuo non solo alla nostra salute ma anche a marmi e pietre di cui sono fatti nostri monumenti, scatenando inarrestabili reazioni chimiche che li disgregano sempre più velocemente.

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Importante sentenza del TAR che dice no alla “grande puzza tra i balsami del Parco Regionale della Maremma’

Comunicato stampa di Italia Nostra Toscana
Di: Michele Scola, Presidente della Sezione di Grosseto, vice Presidente di Italia Nostra Toscana

Importante sentenza del TAR che dice no alla “grande puzza tra i balsami del Parco Regionale della Maremma’
Il progetto di centrali a biogas deve essere respinto “considerando che la particolare valenza ambientale dell’area appare destinata a prevalere, nella comparazione d’interessi propria della fase cautelare, sulla pretesa del ricorrente, caratterizzata dall’esclusiva valenza patrimoniale”.

Italia Nostra aveva organizzato un partecipatissimo convegno ad Alberese la scorsa estate per denunciare il progetto!

Tranne rare eccezioni, peraltro presenti e ben visibili anche in Maremma, le speculazioni selvagge a danno dell’ambiente hanno sovente acquisito caratteri più sfuggenti e insidiosi, hanno colpito nei settori apparentemente più rassicuranti, per esempio nel campo delle energie cosiddette verdi. Un tipico esempio sono le centrali a biomasse e a biogas, che a sentirle descrivere dai loro sostenitori sembrerebbero il non plus ultra delle energie pulite e alternative, dei risparmi energetici, dell’eliminazione dei rifiuti, nella lotta all’inquinamento atmosferico, nella difesa della salute umana, e così via favoleggiando, Non credetegli…da quei camini non esce, come vorrebbero farvi credere, aria di alta montagna, E’ impossibile bruciare materiali infiammabili di qualunque genere senza produrre residui volatili in grado di propagarsi nell’aria circostante, nel terreno e nell’acqua e l’efficacia del filtraggio dei fumi è sempre relativa, le polveri sottili riescono sempre, anche in minima parte, a inquinare l’aria circostante. Salvo gravi incidenti, che pure sono sempre possibili, è molto improbabile che l’inquinamento sul breve periodo sia realmente dannoso, Si fissano dei parametri di sicurezza per i diversi veleni presenti nelle polveri sottili immesse nell’ambiente, ma nessuno può calcolare l’effetto prodotto sulla salute umana dall’accumulo nel tempo, giorno per giorno, dei residui prodotti da questi impianti.
C’è poi, nel nostro Paese, un problema di carattere politico-culturale: chi si può più fidare dell’efficacia e dell’affidabilità, che devono essere assolute, dei controlli effettuati dalle nostre istituzioni pubbliche? Hanno dimostrato, in molti, in troppi casi, di essere “permeabili”, di rilasciare nulla osta e concessioni con eccessiva facilità, di essere sorde nei confronti delle proteste della gente. L’affarismo serpeggia e si nasconde fra le scartoffie burocratiche con estrema facilità, di questi tempi bui.
Un’altra temibile insidia che si cela in queste centrali brucia-tutto ormai capillarmente diffuse è la loro capacità di smaltire di tutto, e la loro dimensione limitata, che ne rende possibile la gestione da parte di piccoli o medi imprenditori agricoli.
E infatti, come si poteva prevedere, questi impianti, che, utilizzati in modo serio e nei luoghi adatti, potrebbero essere utili, qui da noi sono una minaccia per la salute pubblica e non si tratta certo di pregiudizi. Viviamo, come si diceva, in un Paese dove è arduo avere fiducia nelle istituzioni pubbliche. Vi immaginate che fiducia potremmo avere negli speculatori privati? Come potremmo essere garantiti che impianti simili non siano utilizzati per la combustione di materiali pericolosi? E che dire delle mafie e delle camorre, che da tempo hanno messo le mani nel business dei rifiuti?
Ma in questi giorni, occorre dirlo, proprio dalle istituzioni pubbliche, per la precisione dal Tar della Toscana, cioè dal Tribunale Amministrativo Regionale, è arrivata a tutti noi una boccata di aria fresca.
Uno stravagante imprenditore, infatti, proprietario di un’azienda agricola all’interno del Parco della Maremma, aveva avuto tempo fa l’idea di organizzare un impianto a biomasse alimentato da “liquami zootecnici e biomasse vegetali” il tutto nel bel mezzo di un meraviglioso territorio protetto.
Ma benedetto uomo, verrebbe voglia di dirgli, possiedi un’azienda agricola in un paradiso naturale, oltre che turistico, e non ti viene in mente niente di meglio che produrre, favorito dalla fama e dalla bellezza del luogo dove lavori, qualche impagabile specialità alimentare che Farinetti, il mago di Eataly, ti potrebbe poi vendere in tutto il mondo? Non ti va di affaticarti, immagino., Molto più conveniente bruciare milioni di metri cubi di gas puzzolenti e vendere elettricità a prezzi che solo i contributi pubblici permettono di incassare. E ai turisti che da tutto il mondo vorrebbero venire a visitare quell’ultimo angolo di paradiso, gli facciamo annusare le tue travolgenti puzze? Bravo!
Ma dal Tar della Toscana, per una volta, il linguaggio ufficiale della giustizia amministrativa, solitamente oscuro, si è fatto chiaro come il sole. Ha scritto, infatti il Tar che il progetto della Grande Puzza fra i balsami del Parco doveva essere respinto “considerando che la particolare valenza ambientale dell’area appare destinata a prevalere, nella comparazione di interessi propria della fase cautelare, sulla pretesa del ricorrente, caratterizzata dalle esclusiva valenza patrimoniale”. .
Parole sante. Questa volta, signori del Tar, vi meritate un sonoro applauso!

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