Lettera al Sindaco di Firenze sulla gestione del verde urbano e delle alberature e all’attuazione di quanto previsto dalla legge 10/2013

Da oltre un anno abbiamo più volte, e con più modalità, richiesto – in applicazione di quanto previsto dalla legge 20/2013, in merito alla gestione del verde urbano e in particolare delle alberature, recentemente oggetto di consistenti abbattimenti e interventi di sostituzione – che si garantissero i principi, espressamente richiamati nella detta normativa, di trasparenza e coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni ambientaliste. Poiché riteniamo che tali richieste siano state completamente disattese, le riformuliamo in modo più puntuale, contando in una tempestiva e adeguata risposta istituzionale:

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LA BELLEZZA, LA CURA E LA TUTELA DELLE ALBERATURE URBANE: UN’INIZIATIVA PER LA “GIORNATA NAZIONALE DEGLI ALBERI”

Italia Nostra Firenze – Coordinamento Cittadino Tutela Alberi

Comunicato stampa 19/11/2018

02 comunicato stampa

In occasione delle iniziative collegate alla “Giornata nazionale dell’albero”, che la recente legge 10/2013 ha recepito e ricontestualizzato da una pluridecennale tradizione presente nel nostro paese, abbiamo aderito alla proposta avanzata dal Comitato dei Cittadini del Q4, che da anni promuove cicli di incontri “Per conoscere, amare, curare e tutelare gli alberi”, di tenere un incontro pubblico martedì 20 col programma illustrato nella locandina che alleghiamo.

Da tempo ci stiamo occupando, con tanti cittadini, della tutela del verde urbano e delle alberature dell’area metropolitana fiorentina e riteniamo che la legge 10/2013 sia una legge buona ed importante in questa direzione. Tuttavia, nonostante questa legge, ampiamente inapplicata e disattesa, noi scontiamo ancora il fatto che, da almeno 25 anni, l’amministrazione comunale di Firenze ha proceduto a ridurre le risorse finanziare e il personale destinati al verde urbano. Questa azione amministrativa ha portato anche ad un mutamento radicale dell’approccio culturale e politico al verde urbano: da bene di primaria importanza per la città contemporanea sotto il profilo estetico, ambientale, ecologico, si è arrivati a considerarlo esclusivamente come “un arredo a breve termine”, e ancora peggio una fonte di rischio e di pericolo.

Più che dei cambiamenti climatici, che pure riteniamo un problema da affrontare in sede scientifica e non come un’apodittica affermazione utilizzata per giustificare massicce pratiche di abbattimenti delle alberature urbane, siamo preoccupati di questi cambiamenti “culturali” degli amministratori e dei governanti attuali. Una tradizione antica, infatti, ci insegna che le piante sono prima di tutto esseri viventi, una risorsa primaria per la vita dell’uomo, fisica e spirituale: un bene da CURARE, CONSERVARE, TUTELARE E ARRICCHIRE CON NUOVI IMPIANTI, IN UNA PROSPETTIVA DI LUNGO TERMINE.

Per questo, nella giornata in cui si celebra l’albero, vorremmo sospendere una pratica, divenuta pantomima, di messa a dimora di nuovi alberi, e ci si concentrasse, invece, su altre azioni: come contribuire a ricostruire una coscienza diffusa fra i cittadini che le alberature urbane sono una risorsa e non un problema, sono un bene collettivo da potenziare e non da distruggere, sono un elemento che rende la città viva; e che i rischi che derivano per i cittadini sono causati solo dall’abbandono e dall’incuria, nei quali sono stati relegati da chi aveva ed ha la delega e il compito di  amministrare questo bene comune.

Per questo vi invitiamo a dare notizia dell’incontro nella bacheca degli eventi del giorno 20 ed anche a mandare un vostro inviato per illustrarne i contenuti nelle modalità che ritenete più opportuni.

Per Italia Nostra e CCTA – Leonardo Rombai 3473424056 – leonardorombai@gmail.comitalianostrafirenze@gmail.com

Crisi dell’urbanistica e salvaguardia del territorio: dove va Bagno a Ripoli? (Incontro organizzato dal Circolo Legambiente di Bagno a Ripoli, Biblioteca Comunale, 14 settembre 2018, ore 16.30)

L’esempio poco edificante del Piano Attuativo della Rievocazione Storica di Grassina

03 GrassinaOSSbube-PIANI ATTUATIVI COMPARTO Rf 9-2

1 Prologo

Il documento QUADRO DI SINTESI SULL’URBANISTICA NELL’ULTIMO BIENNIO, datato 27/8/2018 e inviatomi da Beatrice Bensi, incentrato sull’avvio della revisione del Piano Strutturale di Bagno a Ripoli alla LR urbanistica n. 65/2014 (avvio deciso dalla Giunta Comunale con delibera n. 51 dell’8.6.2017), Piano vigente che “è il frutto di un faticoso lavoro di revisione di previsioni precedenti che avevano un notevole impatto su zone di pregio ambientale e paesaggistico”, ha il merito di porre sul tappeto un problema di grande importanza che suscita anche tanta preoccupazione, nonostante le tante leggi belle (Convenzione Europea del Paesaggio, Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, Legge Urbanistica regionale 65/2014 e Piano di Indirizzo Territoriale con valenza di Piano Paesaggistico Regionale-PIT/PPR) che, sulla carta, dovrebbero tranquillizzare anche i più ipersensibili tra gli ambientalisti e i cittadini consapevoli dell’importanza vitale di salvaguardare il nostro patrimonio ambientale-paesistico-culturale.

Intanto, fino ad oggi, il Consiglio Comunale non è stato coinvolto, così come non sono state coinvolte le associazioni di tutela, e circolano notizie assai generiche e incerte sugli obiettivi che la Giunta intende raggiungere: però quando si legge, circa gli “obiettivi primari”, che occorra “ripensare l’intorno dei centri abitati”, avverto subito un cerchio pesante alla testa e un inconfondibile puzzo di zolfo…

Tanto più che il responsabile dell’Urbanistica si è preoccupato di chiarire ai portatori di interessi “che non ci potrà essere ‘consumo zero’ e che gli attuali perimetri dei centri abitati – scrive Beatrice Bensi – potrebbero essere modificati”, anche in una fase di grave crisi economica e di mercato immobiliare fermo, quale quella che stiamo attraversando da circa un decennio, e quindi al di fuori di un reale fabbisogno abitativo della cittadinanza di Bagno a Ripoli.

  1. Le pesanti preoccupazioni per gli esiti del processo che si è avviato sono del tutto giustificate da quello che sta accadendo in tante realtà locali toscane e da quanto di recente è avvenuto proprio a Bagno a Ripoli, relativamente ai Piani Attuativi della Rievocazione Storica e di Grassina Molinuzzo, due aree contigue della collina di Grassina subito fuori del perimetro urbano. Piani che hanno avuto un esito imprevedibile e per certi aspetti eversivo, che lascia sconvolto – nel merito e nel metodo – il cittadino rispettoso del patrimonio e delle normative di tutela, che legge in successione gli atti.

Mi spiego, cercando di mettere a fuoco i dettagli significativi riguardanti il risultato scandaloso relativo alla Rievocazione Storica.

Nella prima conferenza dei servizi del 4 dicembre 2017 (tenutasi ai sensi dell’art. 23 del PIT-PPR che riguarda i piani attuativi non ancora approvati ma previsti dai piani strutturali), il funzionario di zona della Soprintendenza, arch. Emanuele Masiello, si pronuncia ritenendo le diversificate previsioni del Comparto non in contrasto con la scheda di vincolo paesaggistico, solo alle condizioni “che non siano realizzate le due palazzine residenziali (di quattro piani [compresi garages interrati e mansarde] per numero otto appartamenti per complessivi mq 650 di SUL), le quali non appaiono conformi al disposto della Prescrizione 3.c.4, prima lineetta, riferita all’Obiettivo 3.a.2 del PIT-PPR, nel quale si stabilisce che gli interventi rappresentino progetti di integrazione paesaggistica. Le predette due palazzine residenziali arrecherebbero peraltro una grave ‘vulnus’ al mantenimento della integrità antropica e percettiva dell’ambito incluso entro l’area tutelata dal DM 14/2007”, dato che la scheda definisce l’area come “esempio irripetibile di eccezionale interesse paesistico ambientale, dove la profonda fusione fra natura, architettura e territorio va preservata rispettandone anche le prospettive e le vedute d’insieme”. Ancora: “Le predette due palazzine residenziali contrastano altresì con la fondamentale invariante strutturale del PIT-PPR che pone, quale obiettivo primario, la riduzione del consumo di suolo. Ai fini del superamento di tali ragioni ostative, potranno essere prese in considerazione soluzioni che prevedano la drastica riduzione delle cubature edilizie e la attenuazione degli impatti visivi”.

  1. Tale evidentemente inatteso risultato della conferenza spinge il Comune a stendere – per mano dell’arch. Antonino Gandolfo – una Nota esplicativa al verbale della conferenza dei servizi del 4/12/2017, “al fine di chiarire gli effetti amministrativi delle argomentazioni sottoscritte dal funzionario delegato dalla Soprintendenza”.

Si resta allibiti per i contenuti della Nota, per cui si afferma con totale sicurezza che il “parere espresso dal funzionario della Soprintendenza” appare “sicuramente ‘qualificato’ quanto ‘contraddittorio’ nella sostanza”: e ciò, perché, “la Soprintendenza afferma che le previsioni del Comparto Rievocazione Storica non sono in contrasto con la specifica disciplina dei beni paesaggistici a condizione che non si realizzi l’intervento relativo alle due palazzine”. Pretestuoso è il tentativo dell’arch. Gandolfo di giustificazione della pretesa contraddizione del parere della Soprintendenza, allorché si scrive che “tale asserzione … appare quanto meno sindacabile, laddove ammette il parco ma non gli edifici residenziali, nonché paradossale, visto che il piano attuativo si rende necessario per la costruzione degli edifici e non certo per la realizzazione del parco”.

In sostanza, per l’arch. Gandolfo e per il Comune di Bagno a Ripoli, nelle aree esterne ai centri abitati e paesaggisticamente vincolate tutto si può costruire e questo lo decide il Comune con il suo strumento urbanistico approvato, checché ne pensi la Soprintendenza.

Basti leggere la critica demolitrice dell’arch. Gandolfo alla motivazione negativa dell’arch. Masiello alle due palazzine: che le due palazzine possano arrecare grave danno al mantenimento dell’integrità antropica e percettiva è da ritenere asserzione “in palese carenza di motivazione” che non fa riferimento “alle prescrizioni della scheda”; e non è vero che le due palazzine contrastino con il PIT-PPR riguardo all’obiettivo primario della riduzione del consumo di suolo, perché “questo principio” può anche ritrovarsi “in qualche frase delle migliaia di pagine dedicate dal PIT-PPR alla terza invariante” [Il carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi urbani e infrastrutturali], ma “non può certo essere assunto, senza un’adeguata declinazione [NON SI SPIEGA PERO’ QUALE!], come motivazione diretta ad impedire l’attuazione di un provvedimento conforme allo strumento urbanistico approvato”.

Insomma, al di là di quello che pensano, dicono e scrivono le associazioni ambientaliste e gli spiriti eletti, l’argomento del consumo di suolo è da intendere come affermazione di principio, da trattare in dotte conversazioni di anime belle, non certamente tra gli addetti ai lavori che impiegano seriamente il loro tempo prezioso in faticose conferenze dei servizi; di conseguenza, qualsiasi previsione urbanistica comunale deve essere attuata sempre e comunque, anche in aree di pregio paesaggistico tutelate dalla legge nazionale.

Se le cose stanno veramente come si sostiene nella Nota dell’arch. Gandolfo, c’è davvero da preoccuparsi e da rimboccarsi le maniche, anche se tutto viene qui riferito ai casi vecchi – ovvero dei piani non uniformati alle nuove normative – previsti dall’art. 23 del PIT-PPR, per i quali si vincola e si limita l’esercizio del potere discrezionale sui beni paesaggistici da parte del MIBACT “alla verifica del rispetto delle precisazioni della specifica disciplina dei beni paesaggistici intendendo per specifica disciplina [ESCLUSIVAMENTE] la scheda di vincolo”.

Quindi, secondo questa interpretazione, occorre attenersi alle prescrizioni della scheda. Se la scheda non prescrive esplicito divieto di nuove edificazioni e di consumo di suolo – come a quanto so nessuna scheda relativa ad aree e paesaggi extraurbani arriva a prescrivere – bene, anzi male, allora quello che è previsto nei piani urbanistici approvati deve essere realizzato, senza intralci e opposizioni di Soprintendenza e di MIBACT!

4 Epilogo

Nonostante le risultanze della conferenza del 4 dicembre 2017, nonostante le osservazioni critiche ai Piani Attuativi (prevedenti anche alternative ragionevoli) avanzate dal Comitato per Bubè, da Italia Nostra e da altre associazioni di tutela, nonostante la Convenzione Europea del Paesaggio e il decreto legislativo sui Beni Culturali e il Paesaggio, nonostante la legge urbanistica regionale del 2014 e il PIT-PPR del 2015, il Comune di Bagno a Ripoli ha richiesto una nuova conferenza dei servizi sulla Rievocazione Storica e sul Molinuzzo, “come supplemento istruttorio … al fine di assicurare il rispetto delle specifiche disposizioni di dettaglio in merito alle scelte architettoniche dei fabbricati e degli spazi aperti, sia d’interesse pubblico che privato, con indicazioni relative ai materiali di finitura e alle scelte delle specie vegetazionali da impiegarsi nella realizzazione delle opere. Per quanto riguarda le previsioni legate ai fabbricati residenziali, dai progetti dei due lotti a sud del Comparto Rievocazione Storica è stato eliminato il piano sotto tetto, come è evidenziato nelle NTA e negli elaborati grafici, mentre nel progetto relativo a Molinuzzo sono stati spostati i parcheggi privati esterni, portandoli nel lato ovest della viabilità e schermandoli verso valle con alberature”.

Dopo un incontro preliminare, la conferenza si è poi tenuta il 1° agosto di quest’anno, con la partecipazione –, in rappresentanza della Soprintendenza –, anziché del funzionario di zona, dello stesso Soprintendente dott. Andrea Pessina.

Il carattere eversivo, nel merito e nel metodo, emerge dal risultato della conferenza medesima, che a me appare semplicemente sconvolgente e inaccettabile. Il lavoro e il giudizio motivato dell’arch. Masiello sono stati sconfessati: il parere sostanzialmente negativo del 4 dicembre è stato piegato alle pressioni politiche e modificato in modo sostanziale in favore delle richieste del Comune senza che siano emerse e addotte nuove risultanze istruttorie. In altri termini, il lettore deve purtroppo sottolineare l’acquiescenza dell’Organo di Tutela con il dott. Pessina che approva la previsione della costruzione delle due palazzine residenziali, prescrivendone una modestissima riduzione di altezza e di volumi, ossia l’eliminazione della mansarda, con “ulteriore congruo affinamento” dei “materiali di finitura  dei fabbricati”.

 

Leonardo Rombai – Italia Nostra Firenze

Firenze, 12 settembre 2018

Esposto al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze contro il Permesso per la realizzazione di un nuovo parcheggio privato nel Quartiere di Gavinana

Al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze. Esposto contro l’illegittimità del Permesso a costruire n. 2175 rilasciato dal Servizio Edilizia privata del Comune di Firenze l’11 agosto 2017, per la realizzazione di un nuovo parcheggio privato per ben n. 76 veicoli nell’area verde del c.d. “ex podere della Mattonaia”, posta in Firenze all’interno dell’isolato delimitato da Via di Ripoli – Via Caponsacchi – Via Accolti (Quartiere di Gavinana)

04 AreaperparcheggioRipoli

L’associazione Italia Nostra appoggia con piena convinzione l’esposto inoltrato da un folto gruppo di cittadini di Firenze alla Procura della Repubblica in data 27/07/2018, convinta che la realizzazione del parcheggio sia in contrasto con le normative vigenti, a partire dalle urbanistiche, oltre al fatto che esso accrescerebbe sensibilmente il traffico e il rischio di incidenti, danneggiando la qualità della vita e la salute della popolazione: e ciò, perché gli unici due accessi-uscite per la prevista area di sosta da Via Caponsacchi e da Via Ripoli, quest’ultima strada stretta e ad intensissimo flusso veicolare, sono ridottissime, appena due metri e sessanta nel primo caso e due metri e ottanta nel secondo caso. Tale misura rende oggettivamente impossibile il passaggio in contemporanea, di automobili e di persone specialmente se portatori di handicap ed auto (contrasto col D.M. LL.PP. 14 giugno 1989 n. 236 e D.P.G.R. 29 luglio 2009 n. 41r in materia di abbattimento delle barriere architettoniche, normativa che prevede dimensioni minime inderogabili per gli spazi riservati al passaggio pedonale, che qui non sarebbero rispettate).

Oltre a ciò, la realizzazione del parcheggio sarebbe lesiva dei diritti dei proprietari delle unità immobiliari facenti parte dello stabile di Via di Ripoli n. 55-57. In particolare, il portone di ingresso del condominio e 4 finestre di civili abitazioni sono prospicienti al resede individuato quale vialetto di accesso pedonale e carrabile da Via di Ripoli al parcheggio; i condomini sono tutti titolari di servitù, di passo e carrabile sugli accessi al parcheggio da Via di Ripoli e da Via Caponsacchi; i proprietari delle unità immobiliari al piano terreno sono titolari di diritto di trasformare in porte delle finestre prospettanti sul passaggio.

E ancora, stante l’allineamento di Via di Ripoli e di Via Caponsacchi, l’ingresso e l’uscita dal parcheggio avverrebbero non in via diretta ma angolare, ciò che richiederebbe più manovre con conseguente rallentamento e aumento del traffico.

Tali motivi oggettivamente ostativi alla realizzazione del parcheggio furono per tempo (il 26 luglio 2016) esplicitati dall’avvocato dei condomini Luca Righi al Servizio edilizia privata, quindi gli Uffici sapevano e di conseguenza il permesso a costruire n. 2175/2017 parrebbe viziato per abuso.

In ogni caso, per tutte queste ragioni, in data 15/11/2017 alcuni cittadini, presentarono al Comune una istanza di annullamento/revoca, in via di autotutela, predisposta dall’Avv. Nicola Fortuna. L’istanza ebbe accoglienza favorevole, tanto che il Dirigente del Settore Edilizia Privata, con disposizione n. 296/2018 del 14.2.2018, avviò formale procedimento finalizzato alla “revoca/annullamento del permesso a costruire n. 2175/17″, disponendone cautelarmente la sospensione dell’efficacia, evidenziando la sussistenza di “gravi ragioni”  quanto alla legittimità del medesimo permesso a costruire in riferimento ai profili evidenziati dai ricorrenti ed esponenti ed in particolare quanto alla violazione dell’art. 15 della N.T.A. del R.U. e “carenza di valutazione, tra l’altro, sui seguenti aspetti: 1) corretta accessibilità dalla strada pubblica; 2) rispetto delle norme sull’abbattimento delle barriere architettoniche; 3) presenza di servitù di passaggio … e di una servitù <non aedificandi>”. Questo procedimento – grazie ai documenti forniti dai cittadini all’Amministrazione – ha altresì evidenziato elementi “nuovi e divergenti rispetto alle prospettazioni rese in fase istruttoria da parte dei richiedenti il permesso a costruire”.

Purtroppo, nonostante quanto sopra, il procedimento di “revoca/annullamento” non ha di fatto avuto, dopo il suo avvio, nessun seguito, non essendosi neppure provveduto a svolgere da parte degli Uffici alcun accertamento (tanto meno con i necessari sopralluoghi sul posto) al fine di verificare concretamente la sussistenza del requisito della “corretta accessibilità alla strada pubblica”  imposto dall’art. 15 delle N.T.A. del R.U., né quanto alle evidenti (ed ampiamente documentate dai ricorrenti/esponenti attraverso la produzione di relazioni tecniche asseverate ed eloquente documentazione fotografica) condizioni di grave pericolosità che deriverebbero dal passaggio delle numerose  auto che utilizzerebbero il futuro parcheggio attraverso accessi di dimensioni ridottissime, oltre tutto interferenti con i portoni di ingresso di alcuni dei Condominii contermini (specialmente quello di Via di Ripoli 55), comunque privi delle dimensioni minime richieste per consentire il contemporaneo passaggio di veicoli e pedoni, nonché a maggior ragione di garantire l’accesso a persone disabili.

L’inazione recente dell’Amministrazione ha reso vana la sospensione dell’efficacia del permesso a costruire della durata di gg. 90, cosicché la scadenza di tale termine, avvenuta in data 20.5.2018, ha consentito ai titolari del permesso a costruire di presentare comunicazione di avvio dei lavori.

Stante tale incresciosa situazione, Italia Nostra sottolinea il fatto che l’avvocato Luca Righi – per conto del condominio di Via di Ripoli n. 55 – pochi giorni fa abbia inoltrato al Dirigente del Servizio Edilizia privata del Comune di Firenze “Notifica sospensione dell’efficacia del permesso di costruire n. 2175/17 e avvio del procedimento di revoca d’ufficio [Pratica 622/2014]”: affermando:

che, essendo stato formalmente avviato il procedimento di “revoca/annullamento”, ne è obbligatoria la conclusione (qualunque sia l’esito cui esso perverrà), con l’adozione di un provvedimento espresso e motivato;

che il diverso comportamento tenuto dagli Uffici – che dopo aver avviato il procedimento in questione, non vi hanno incomprensibilmente e contraddittoriamente dato seguito alcuno, tanto da lasciarlo “pendente” senza addivenire ad alcuna decisione finale quanto ai profili posti a base della disposizione n. 296/2018 del Dirigente in indirizzo – costituisce violazione dei più elementari principi in materia di procedimento amministrativo, con particolare riferimento all’obbligo di conclusione di cui all’art. 3 della L. n. 241/1990;

che, oltre tutto, l’inerzia segnalata favorisce evidentemente di per sé i titolari del permesso a costruire che, non per nulla, scaduta la sospensione originariamente disposta e non avendo il Comune portato a termine il procedimento avviato, né sostanzialmente avendo dato seguito al medesimo, sono oggi in condizione – come hanno già comunicato – di avviare i lavori: senza peraltro che sia stato verificato dall’Amministrazione alcunché quanto alle “gravi ragioni” (comportanti grave pericolo per la sicurezza di persone e cose) che pure hanno originato l’avvio del procedimento in autotutela; e senza che nel frattempo sia stata fornita alcuna informazione agli esponenti/ricorrenti e al loro legale in proposito.

Tutto quanto considerato, Italia Nostra chiede rispettosamente alla Procura di voler verificare la legittimità del permesso a costruire il parcheggio di cui all’oggetto.

Cordiali saluti.

 

Lettera al Sostituto Procuratore Dottor Paolo Barlucchi di Firenze sulla Relazione peritale del Geom. Stefano Morandi, Consulente Tecnico per la Procedura n. 16995/16 (abuso edilizio in località Monteoriolo – Impruneta)

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L’incarico affidato dalla Procura della Repubblica al CT consiste nella redazione di una cronistoria dei fatti, prendendo “visione degli atti”, ed eventualmente di eseguire sopralluoghi sul posto (“esperito eventuale sopralluogo”), al fine di verificare la conformità dello stato dei luoghi in rapporto alla fondatezza o meno dell’ordinanza n. 95/2016 e agli illeciti presenti nel complesso edilizio di via Imprunetana per Pozzolatico nc. 92-94-96 in loc. Monteoriolo di proprietà Massimo Aragiusto.

Dalla documentazione acquisita in Comune emerge quanto segue:

Ia. Il 14.4.1994 l’Aragiusto compra da Naldini G. il complesso immobiliare composto da:

  1. A) al nc. 96 un quartiere terra tetto, ex fienile
  2. B) una serra, una porcilaiaed un magazzino il tutto per complessivi mq. 60; tutti dichiarati essere stati realizzati prima del 1.9.1967

Nell’atto di compra vendita non viene precisato se sono stati deruralizzati, però risultano ricadere in zona agricola e non accatastati alla data di entrata in vigore della L.R.T. 19.12.79 n.10, pertanto sono da considerarsi immobili rurali, solo successivamente, in fase di ristrutturazione, viene proceduto a fare il cambiamento di destinazione d’uso.

Ib. Il 22.2.2000 viene rilasciata la concessione edilizia n. 6784/D per ristrutturare, mediante demolizione e ricostruzione, del fabbricato rurale e trasformazione in civile abitazione al nc. 92 (con riferimento alla prat. Edil. 223/1999); su tale concessione risulta esserci il parere della Soprintendenza.

Si tratta sostanzialmente di trasformare un fabbricato rurale (ex annessi agricoli di cui sopra) in un appartamentino; viene dichiarata una superficie preesistente di mq. 65,36 ed un volume di mc. 179,21, in realtà però la superficie coperta del fabbricato derivante dalla ristrutturazione dichiarata è di mq. 74,24 con un volume di mc. 178,56; analizzando le planimetrie il computo metrico risulterebbe errato e pertanto la superficie coperta è da quantificarsi giusta in mq. 67,24.

Con questa operazione viene rilasciata una concessione edilizia per opere di “ristrutturazione” anche modificando la sagoma e cambiamento di destinazione d’uso da rurale a civile abitazione (n.d.s. si concorda con CT nel sostenere che questi lavori rientrino fra quelli di ristrutturazione urbanistica e quindi soggetti ad altre procedure, pertanto il provvedimento è da ritenersi illegittimo).

I.c. In data 6.10.2000 viene rilasciata la conc. edil, n. 6784/E, a variante della n. 6784/D, con tale provvedimento è autorizzato un piano totalmente interrato con una altezza di ml. 2,40 e destinazione garage-cantina ricalcando la situazione planimetrica del piano terreno.

Per il piano terreno ad uso residenziale viene indicata una superficie coperta di mq. 67,66, mentre per il sottosuolo è dichiarata mq.74,20 per uso accessori.

Giustamente il CT fa osservare che il volume dichiarato in progetto del piano interrato in corso di costruzione è inferiore a quello del piano residenziale nonostante la superficie utile sia maggiore di quella dichiarata, riscontra inoltre che le strutture in cemento armato dell’intero complesso risultano essere collegate fra loro; è pertanto evidente che il piano interrato è stato edificato in precedenza, ovvero prima della conc. edil. n. 6784/D, per utilizzare le stesse strutture in cemento armato e realizzare successivamente il piano primo (quindi siamo in presenza di dichiarazione mendace e di un piano studiato in priori a tavolino! Impossibile infatti costruire al contrario!).

Di conseguenza è palesemente configurabile un edificio ex novo, in contrasto con tutte le norme urbanistiche.

Id. Con determinazione n. 469 del 4.7.2003 il Comune annulla le concessioni edilizie n. 6784/D e 6784/E; infatti dai rilievi ed accertamenti fatti soltanto poco prima si evidenzia che la “serra” (ex concimaia) era stata edificata abusivamente negli anni 1976-1986 come pure nel 1965 non esisteva il “porcile 2” come dimostrato dal volo aereo del 1975, diversamente da quanto falsamente dichiarato dall’Aragiusto.

I due volumi pertanto non potevano essere recuperati e trasformati in civile abitazione, così come disponeva l’art. 118/B del Regol. Edil. Comunale.

Ie. Dopo molte vicende amministrative il provvedimento viene prima annullato e poi definitivamente confermato dal TAR con sentenza n. 1577 del 25.11.2015 (interessanti sono le motivazioni di questa sentenza); si evince pertanto che tutto quanto realizzato è da ritenersi abusivo e quindi dovrebbe scattare il provvedimento di demolizione di tutti manufatti.

If. Il 9.4.2002 viene rilasciata la concessione edilizia n. 150 per costruire un box interrato usufruendo dei benefici di cui alla L.122/89, in quanto facente parte del contiguo antico complesso edilizio – senza specificare di quale –, al quale viene allegato un atto di vincolo di pertinenza, facendo riferimento alla pratica edilizia n.114/2001.

Precedentemente al rilascio di tale concessione edilizia, il tecnico rilascia una dichiarazione al Comune che il box “…non ha nessuna attinenza strutturale a quella dell’edificio adiacente e non influenza in alcun modo la costruzione…” (è da tenere bene a mente questa dichiarazione in quanto palesemente in contrasto con la descrizione riportata nella premessa del dispositivo dell’ordinanza n. 95/2016).

Il garage viene realizzato adiacente al vecchio edificio già colonico, diverso da quello licenziato con Conc. Edil. 6784/E, poi annullata, ovvero in aderenza allo scannafosso e con l’edificio in corso d’opera non essendo stato comunicato il “fine lavori” (si deve osservare che i box pertanto risultano due: uno licenziato con il recupero dei volumi preesistenti ex conc. edil. 6774/E e l’altro applicando la L.122/89).

Sostanzialmente i due box vengono realizzati nel rispetto di quanto licenziato; nel contempo i proprietari stipulano con il Comune un atto obbligazionario di destinazione d’uso dei due box di pertinenza dell’unità immobiliare di una determinata particella catastale.

Di fatto, all’immobile, avente una volumetria di mc. 281,86 (si osserva che, essendoci una disponibilità del 10% per la L. 122/89, dovevano essere realizzati mc. 28,16), viene edificato un box di mc. 33,30, cioè mc. 5,14 in più: pertanto è da considerarsi abuso edilizio e quindi reato per aver modificato la sagoma ed aumentato il volume rispetto a quello licenziato, nonché soggetto ad altro provvedimento sanzionatorio amministrativo da parte del Comune.

Ig. Con ordinanza n. 67 del 14.7.2015 emessa in seguito al rapporto del C.F.S. di San Casciano V.P. viene ordinata all’Aragiusto la demolizione delle opere abusive contestate in via Imprun. Pozzol. 96 e conseguentemente la rimessa in pristino dello stato dei luoghi entro 90 gg., incaricando la Polizia Municipale di vigilare sull’osservanza di tale provvedimento.

Le opere di che trattasi sono di modesta entità, ma non possono essere sanate in quanto fra l’altro ricadenti nell’annullamento delle precedenti conc. edil. n. 6784/D e 6784/E. Nella stessa ordinanza non viene riportato se tali opere sono utilizzabili o se sono pertinenze o accessori di altri immobili, né tantomeno se sono stati eseguiti controlli periodici sull’ottemperanza dell’atto da parte della P.M. (con ciò si ravvisano ancora omissioni d’atti come avvenuto all’inizio della vicenda, quando cioè non venne eseguito il sequestro del cantiere).

Ih. Il Dirigente arch. Corsinovi L. emette ordinanza n. 95 in data 26.5.2016 con la quale viene erogata all’Aragiusto una sanzione pecuniaria per le opere eseguite abusivamente in via Imprun.  Pozzol. N. 92; in tale atto viene specificato che i criteri adottati sono stati predisposti dall’Ufficio edilizia comunale ed il pagamento integrale della sanzione, in luogo della rimessa in pristino, produce lo stesso effetto del permesso a costruire in sanatoria.

In precedenza, però, l’Aragiusto aveva richiesto tramite il proprio tecnico (arch. Barbarossa) una sanatoria consistente in un pagamento di una sanzione pecuniaria, sostenendo che i manufatti di che trattasi non potevano essere demoliti in quanto avrebbero compromesso la stabilità dell’immobile; il Dirigente Corsinovi accoglie le ragioni addotte (si osserva la mendacità della dichiarazione quando invece, precedentemente, in fase di progettazione dei box, era stato dichiarato l’opposto!!!). Lo stesso Dirigente afferma che il garage interrato, di cui alla conc. edil. n.150 del 9.4.2002, costituisce parte integrante della struttura dell’edificio residenziale e pertanto la demolizione comprometterebbe la stabilità di tutto l’edificio (si osserva che in questo box, in precedenza, era stato riscontrato aumento di volume e modifiche alla sagoma, per cui non era possibile un provvedimento in sanatoria, anzi, doveva scattare la denuncia alla Proc. della Rep. c/o Pretura Circ. per abuso edilizio!!!). Il Dirigente sostiene inoltre che riportando il tutto allo stato dei luoghi si verificherebbero situazioni peggiorative sotto l’aspetto antisismico ed altro (si osserva che attualmente esistono tecniche e materiali per ridurre i rischi sismici senza contrastare l’assetto complessivo e lo stile dell’edificio, basti pensare agli interventi apportati agli edifici storici, senza per altro che agli altri edifici interessati risultino essere state apportate le norme antisismiche).

Sempre in questo provvedimento viene specificato che la sanzione dovrà essere irrorata solo nella parte riguardante gli illeciti e quantificata sulla base del valore venale secondo i principi del Regol. Com. di cui alla delibera della G.M. n. 99 del 12.12.2008 (qui vengono elencati i valori) e non su quanto potrebbe valere sul mercato.

E’ doveroso osservare: che l’ordinanza n. 95/2016 è stata emessa dopo l’annullamento delle concessioni edilizie e che il Dirigente Corsinovi, firmatario di tale provvedimento, facendo proprie tutte le considerazioni addotte dal tecnico (arch. Barbarossa) dell’Aragiusto, ovvero con valutazioni palesemente di comodo, fin dal 16.3.2016, applica una sanzione pari ad € 76.775,21 se pur nel rispetto dei parametri di cui sopra, secondo una interpretazione soggettiva di fatto, ma in realtà suggerita dall’arch. Barbarossa sugli illeciti dallo stesso ritenuti oggetto del contesto (non vi è dubbio pertanto che la sanzione è stata applicata a tavolino e fuori dagli ambienti comunali!!!).

L’art. 209 L.R.T. n. 65/2014, peraltro richiamato nell’ordinanza n.95/2016, prescrive che le sanatorie edilizie sono ammissibili solo quando le opere realizzate rispecchino la conformità delle norme urbanistiche/edilizie e, poiché non è stata chiesta la sanatoria, questa norma non può trovare applicazione, quindi l’immobile deve essere demolito.

Anche l’art. 204 della legge ora richiamata non trova accoglimento nella parte in cui nell’ordinanza viene restituita la somma di € 1.936,39 versata in precedenza dall’Aragiusto per i contributi corrispondenti alle opere eseguite. Tale somma non deve essere restituita se non è stata eseguita la rimessa in pristino dello stato dei luoghi.

Ii. In seguito a rapporto n. 82 del 29.8.2017 della Polizia Municipale, il Segretario Generale dr.ssa Arcangeli, che sostituisce momentaneamente il Dirigente Corsinovi andato in quiescenza, in data 21.3.2018 (dopo ben sette mesi!) emette l’ordinanza n. 48 con la quale viene intimato all’Aragiusto la demolizione delle opere abusive realizzate, ivi compresi tutti gli impianti del garage in via Imprun. Pozzol. Nc. 96/A e la rimessa in pristino dello stato dei luoghi nel rispetto delle leggi vigenti in materia di smaltimento di rifiuti speciali.

Tale provvedimento interessa i lavori realizzati al fabbricato residenziale e sue pertinenze: resede esterno e fabbricato, e comunque trattasi prevalentemente di modesti lavori riguardanti la pavimentazione e recinzione esterna, le aiuole, le rampe, i tramezzi interni, ecc. oltre alla sagoma del fabbricato al piano terra ed a quello seminterrato che ha determinato un aumento di superficie di mq. 2,22 e 3,14 rispettivamente, nonché di un vano tecnico per gli impianti tecnologici e di una piscina di m. 4,70 x 2,00, ma anche lo sbancamento riguardante i locali dei servizi igienici e cantina che ha permesso di realizzare il piano fuori terra, con conseguente aumento di volume di circa mc. 23,00 rispetto a quello autorizzato.

Il. Come detto in precedenza con la conc. edil. n.150/2002 veniva autorizzata la realizzazione di un garage interrato e contemporaneamente veniva stipulata una convenzione d’obbligo fra il Comune e l’Aragiusto. Risultano invece essere state eseguite opere diverse da quelle licenziate che, mediante tramezzature, hanno permesso una diversa destinazione d’uso del volume con la realizzazione di un bagno con sauna e di un ripostiglio, mentre nella restante superficie sono state apportate finiture diverse da quelle di un normale garage: tanto da presupporre una diversa destinazione d’uso, e comportando di conseguenza un aumento di volume di mc. 78,96. Inoltre, la parte superiore è stata lastricata/pavimentata e destinata a terrazza, con esecuzione di altre modifiche (tettoia ed altro) mediante uno sbancamento del terreno, in maniera tale da modificare le quote rispetto al progetto.

IIa. Queste sostanzialmente sono le opere descritte nell’ordinanza n. 48/2018 che, confrontata con l’ordinanza n. 95/2016, fa rilevare numerose incongruenze: in maniera tale da non dare chiarezza sulle opere legittimate o meno, evidenziando però che essendoci una diversa destinazione d’uso (avallata dalla convenzione d’obbligo) possano ritenersi tutte abusive e non soggette a sanatoria in assenza dei requisiti necessari per essere destinati a civile abitazione, mentre le opere esterne sono soggette al vincolo paesaggistico (L. 1497/1939 e L. 431/1985.

IIb. Riassumendo, con la conc. edil.  n. 6784/D viene autorizzata la ristrutturazione all’edificio di via Impr. Pozzol. n. 92 accorpando gli annessi agricoli per realizzare un appartamento per civile abitazione, sebbene le planimetrie discordino con la realtà e siano in contrasto con le norme urbanistiche per cui la concessione è da ritenersi illegittima. In seguito a ciò, subentra la variante n. 6784/E che autorizza un piano totalmente interrato con destinazione garage-cantina; anche qui si trovano discordanze sulle volumetrie e superfici ed inoltre si evidenzia che il piano interrato è stato costruito prima del rilascio della concessione, come dimostrano fra l’altro i collegamenti delle strutture in cemento armato.

Entrambe le concessioni di cui sopra vengono annullate con determinazione n. 469 del 4.7.2003; i due volumi non potevano essere recuperati (si deve rilevare l’assenza di accertamenti preventivi e l’assenza di ordinanza di sospensione lavori e di riferimento all’Autorità Giudiziaria: gravi omissioni!!!).

Dopodiché viene rilasciata conc. edil. n. 150 il 9.4.2002 per la realizzazione di un garage completamente interrato, usufruendo dei benefici della L.R.T. n. 122/1989; l’Aragiusto nella circostanza dichiara che tale manufatto non ha alcuna attinenza strutturale con l’edificio adiacente e non influisce in alcun modo sulla costruzione).

I garage pertanto sono due: uno fuori terra – ex conc. edil. n. 6784/E – ed uno interrato – conc. edil. n.150/2002 -, entrambi con superfici e volumetrie discordanti; nonostante ciò, non vengono eseguiti sopralluoghi né tantomeno depositate denunce di reato per gli abusi edilizi riscontrati dalle planimetrie.

Il C.F.S. di San Casciano Val di Pesa riscontra altri abusi edilizi in via Imprun. Pozzol. nc. 96 e deposita la notizia di reato all’A.G., notiziando nel contempo anche il Sindaco, per cui viene emessa ordinanza n. 67 il 14.7.2015, molto vaga nei contenuti, per la demolizione e rimessa in pristino dello stato dei luoghi; non sono opere molto rilevanti, fra cui anche la piscina, ma non c’è la possibilità urbanistica per poterle sanare. Non risulta che sia stato dato riscontro a sopralluoghi da parte della P.M. incaricata per verificare quanto intimato.

Il Dirigente Corsinovi emette ordinanza n. 95 il 26.5.2016 per gli abusi edilizi in via Imprun. Pozzol. nc. 92 ovvero quelli di cui alle conc. edil. 6784/D – 6784/E -150/2002, tutte annullate come detto in precedenza, erogando una sanzione di € 76.775,21, adottando i criteri già narrati in precedenza ed assecondando in toto le valutazioni presentate dal tecnico dell’Aragiusto, nonché l’impossibilità della rimessa in pristino dello stato dei luoghi, adducendo motivazioni illogiche e certamente incoerenti con quanto affermato in atti precedenti ed altresì senza prendere in considerazione l’obbligazione assunta dall’Aragiusto di destinazione d’uso di garage-cantina (vedasi conc. edil. n. 150/2002).

Secondo la L.R.T. n. 65/2014 per tali opere non è possibile il rilascio di una concessione in sanatoria e pertanto devono essere demolite, con la rimessa in pristino dello stato dei luoghi.

Il Segretario Generale emette il 21.3.2018 ordinanza n. 48 in seguito al rapporto n. 82 della P.M. con la quale viene intimata la demolizione delle opere abusive in via Imprun. Pozzol. n.96/A e la rimessa in pristino dei luoghi. Trattasi in parte di opere esterne di modesta entità, ma si parla anche di lavori interessanti la sagoma e le volumetrie di un fabbricato al piano terra ed al piano seminterrato. Si osserva qui che non si riesce a capire a quali lavori ci si riferisca, in quanto quelli sopra hanno già avuto un loro “percorso” e quindi dovrebbe trattarsi di altre e nuove costruzioni, perché l’ubicazione è diversa. Si deve rilevare il fatto che, nonostante tutti gli abusi riscontrati, ancora non sia stato eseguito un sequestro dell’intera area!!!

IIc. Concludendo, si ritiene la Perizia del CT Morandi ben scritta e complessivamente chiarificatrice, pur non essendo state completamente utilizzate le rispondenze presenti nelle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato e sebbene non abbia rispecchiato in toto quanto previsto nel quesito del Magistrato, ovvero il sopralluogo eventualmente da esperire. Si ha ragione di credere che se il CT avesse eseguito un sopralluogo sul posto – un atto necessario data la complessità delle situazioni stratificatesi in oltre quindici anni di tempo – sarebbe certamente meglio emersa la realtà e sarebbero stati dissipati i dubbi che restano anche dopo la lettura della relazione.

Cordiali saluti.

Il Presidente Prof. Leonardo Rombai

Firenze 31 luglio 2018

Le Gualchiere di Remole. Fortuna e destino di Firenze, lunedì 26 giugno 2017, ore 17 Circolo Vie Nuove, Viale Giannotti 13, Firenze Gualchiere di Remole: 700 anni di storia, 50 anni di progetti, un mese per venderle Leonardo Rombai (testo scritto con Marco Piccardi) – Italia Nostra

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Cenni storici

Le Gualchiere di Remole sono un opificio monumentale primo-trecentesco situato a circa 10 km a monte della città di Firenze (cui si arriva mediante la strada provinciale 34 di Rosano), ubicato sulla riva sinistra d’Arno che fronteggia gli abitati di Le Falle e Le Sieci, che si susseguono sulla riva opposta.

Secondo l’Istituto e Museo di Storia della Scienza, le Gualchiere“costituiscono uno dei pochi esempi di opificio industriale di epoca tardomedievale esistenti ancora oggi in Italia, documentando, al tempo stesso, lo sviluppo raggiunto dalla manifattura laniera fiorentina. L’intero complesso delle opere idrauliche è rimasto sostanzialmente inalterato […]. Si tratta di un complesso reso suggestivo ed unico dalla presenza di due torri, l’assenza di discontinuità nella struttura muraria dell’edificio prospiciente l’Arno, e la successione seriale degli ambienti. Come dimostra la bibliografia allegata, pochi monumenti fiorentini e toscani hanno attratto così tanto interesse da parte degli studiosi e delle tesi di laurea dell’Università di Firenze. Per tutte queste ragioni dal 2013 è inserito negli elenchi dei beni di interesse storico-artistici e architettonici di cui alla legge nazionale n. 44/2004.

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